_Descrizione di Fez. — Governo. — Scienze. — Fabbriche. —
Pianta narcotica. — Viveri. — Clima. — Terremoto._
La città di Fez è posta al grado 34 6′ 3″ di latitudine settentrionale,
ed al 7° 18′ 30″ di longitudine occidentale dell'osservatorio di
Parigi.
Molte osservazioni astronomiche fatte con eccellenti stromenti, benchè
contrariate da un'atmosfera quasi sempre nebbiosa, il di cui termine
medio ebbe l'enunciato risultato, non mi lasciano incerto rispetto alla
loro precisione: ciò che dimostra l'erroneità delle carte
d'_Arrowsmith_, del maggior _Rennel_, di _Delille_, di _Golbewi_ e di
_Chénier_. La casa, in cui ho fatto le mie osservazioni, è posta nel
centro della città.
Fez è fabbricato sul pendio di varie colline che lo circondano da ogni
banda, fuorchè da quella di nord-nord-est. Non è possibile di conoscere
con esattezza la popolazione: si diceva, che attualmente ha cento mille
abitanti, e che ne aveva due cento mille prima della peste.
Oscurissime ne sono le strade non solo a cagione dell'essere anguste in
modo di non ammettere due uomini a cavallo di fronte, ma ancora perchè
le case, che sono altissime, hanno al primo piano delle arcate di
sostegno, il che toglie loro molta luce: inconveniente reso maggiore da
alcune gallerie, o passaggi, che danno superiormente accesso dall'una
all'altra casa: devonsi a ciò aggiungere le muraglie traforate a guisa
d'archi, che di tratto in tratto servono d'appoggio alle case dei due
lati della strada. È questa un'usanza che trovai ugualmente stabilita a
Tetovan e ad Alcassar. Tali arcate chiudonsi in tempo di notte, di modo
che la città trovasi allora divisa in quartieri, che non possono
comunicare gli uni cogli altri.
La sua posizione sopra piani inclinati, ed il declive di quasi tutte le
strade, che non sono selciate, ne rendono il soggiorno disagiato,
specialmente in tempo delle pioggie, duranti le quali non si può
camminare senza imbrattarsi di fango fino al ginocchio. Pure quando non
piove sono abbastanza proprie, perchè gli abitanti non vi lasciano
immondezze; ma disaggradevole ne è sempre la vista, come nelle altre
città dell'Affrica, perchè chiuse entro l'altissime muraglie delle case,
che tutte sembrano minacciare rovina. Molte sono senza finestre, o con
finestre della grandezza d'un foglio di carta ordinaria, e comunemente
chiuse con griglie. Anche le porte sono anguste e meschine.
Dietro questi gran muri trovansi alcune case internamente abbastanza
belle: ma generalmente parlando l'usanza del paese richiede, che un
alloggio abbia un cortile fiancheggiato da colonne e da pilastri che
sostengono le arcate e formano i portici a pian terreno, e ne' piani
superiori. Da questi corritoj si entra nelle attigue camere, che per lo
più non ricevono lume che dalla porta, cui si ha l'avvertenza di dare
una grande apertura. Le camere sono assai lunghe e strette come quelle
di Tanger; il palco fatto di tavole è altissimo, e d'ordinario senza
verun ornamento; ma in alcune case ed i palchi e le porte delle camere e
le arcate del cortile sono ornate dei rabeschi in basso rilievo, coperti
a varj colori, ed anche con oro ed argento. I pavimenti delle camere e
del cortile sono di mattoni, di majolica, e di marmi a varj colori
formanti diversi disegni nelle case de' più ricchi abitanti. Anguste
sono le scale ed i gradini troppo alti. I tetti delle case simili a
quelli di Tanger, sono coperti di terra della spessezza d'un piede;
carico immenso che ruina i muri senza garantirli dalle pioggie, i quali
siccome sono costrutti con cattivo cemento, si sfranano bentosto: onde
poche sono le case che resistano lungo tempo. In fatti vedonsi molte
muraglie con larghe fenditure, o fuor di piombo, e quasi tutte in uno
stato di estremo deperimento.
Infinito è il numero delle moschee di Fez, che da alcuni si portano a
più di dugento. La principale chiamasi _Il Caroubin_; nella quale
contansi più di trecento pilastri, ma la sua costruzione è pesante, e
senza gusto. L'architettura e gli ornati l'avvicinano assai a quella di
Tanger, se non che ha un assai maggior numero d'arcate, molte porte, e
due belle fontane nel cortile. Non pertanto questo grande edificio così
celebre, non può per alcun rispetto pareggiarsi alla cattedrale che vidi
a Cordova in Ispagna, assai più magnifica e grandiosa. Generalmente
parlando tutte le moschee da me vedute nel paese si rassomigliano: tutte
hanno un cortile circondato da un portico, e dalla banda di mezzogiorno
un quadrato o parallelogramo coperto e sostenuto da più ordini di
arcate. In mezzo alla muraglia del fondo, che guarda al sud, o al
sud-est trovasi _El-Mehreb_, ossia la nicchia, in cui si pone _l'Iman_
per dirigere la preghiera; al lato sinistro vedesi la piccola scala, e
la tribuna detta _El-Monbar_ per la predica del venerdì. Tutte queste
cose trovansi pure nella cattedrale di Cordova; lo che prova, a mio
credere, evidentemente essere questo un edificio religioso fabbricato
dai mori, e non già un'opera Romana destinata ad un mercato, come
credono alcuni abitanti di Cordova, probabilmente tratti in tale
opinione dalle colonne di quel tempio, che altra volta appartenevano ad
opere costrutte da quei padroni del mondo. E ciò che viene ad appoggiare
maggiormente la mia asserzione, sono le arcate del parallelogramo
rivolte al cortile di questa chiesa, che sono state modernamente chiuse:
in Affrica le moschee le hanno semplicemente scoperte, come quelle dei
tre altri lati del cortile; e tali erano pure quelle di Cordova prima
che servisse al culto cristiano.
Il _Caroubin_, come tutti i monumenti di tal genere, non ha alcuno
ornamento di pittura, ed il suolo è coperto di stuoje, come nelle altre
moschee. Gl'inservienti custodiscono nella torre tre cattivi orologi a
pendolo per regolare le ore della preghiera; e sonovi sul terrazzo due
piccoli gnomoni o quadranti solari orizzontali per conoscere il punto
del mezzogiorno. Prima del mio arrivo erano talmente disorientati, che
marcavano il punto indicato quattro in cinque minuti prima; insegnai
loro la maniera di rettificarli, ed ebbi il conforto d'udire annunciarsi
la preghiera del mezzogiorno nell'istante conveniente.
Conservasi inoltre nella torre una sfera armillare, ed un globo celeste,
fatti ambedue in Europa da più d'un secolo; e perchè i mussulmani non
sanno adoperarli, questi stromenti sono colà abbandonati all'umidità,
alla polvere, ai topi; di modo che non si possono quasi più vedere, non
che leggere o conoscere i caratteri e le figure. Un'altra sala contiene
una raccolta di libri egualmente trascurata, ed esposta agli stessi
infortunj. Non ho mancato di fare le più diligenti indagini per scoprire
il famoso codice delle storie di _Tito Livio_ compiute, che supponevasi
essere in questo luogo, ma tutte le mie ricerche tornarono vane, e niuno
di coloro che io interpellai su tale oggetto, sapeva che avesse mai
esistito in questa libreria. Avrei per altro spinte più avanti le mie
ricerche, se avessi potuto farlo senza rendermi sospetto, e dar luogo a
svantaggiose prevenzioni contro di me.
La moschea di Fez ha una cosa singolare, una camera chiusa destinata
alle donne che vogliono intervenire alla preghiera pubblica. Niun'altra
moschea, ch'io sappia, ne è provveduta, perciocchè avendo il nostro
santo Profeta escluse le femmine dal paradiso, i musulmani
ragionevolmente le hanno pure dispensate dall'obbligo d'intervenire alla
pubblica preghiera.
Avvi pure un'altra nuova moschea terminata dall'attuale Sultano _Muley
Solimano_, fatta con maggiore eleganza che le altre, avendo le arcate
più svelte, ed i pilastri proporzionati, comecchè rispetto alla forma
non differisca dalle altre.
La sola moschea di Fez affatto diversa dalle altre, ad in pari tempo la
più frequentata, è quella dedicata al Sultano _Muley Edris_ fondatore di
Fez, e per conseguenza venerato come un santo. Le sue ceneri riposano in
questo santuario, entro un mausoleo posto alla diritta della nicchia
dell'Imam, e coperto d'una tela screziata a varj colori resa succida
dalla devozione degli adoratori. Molte lumiere di vetro e di cristallo
sono sospese nell'interno della sala quadrata, che questa moschea ha sul
davanti invece del portico coperto. Ai due lati del sepolcro vedonsi due
grandi coffani per ricevere le offerte pecuniarie, che per la grazia di
Dio moltiplicandosi dai fedeli, fruttano assai più che le miniere
scavate dai cristiani.
La torre, comecchè non lo sembri, per essere situata in luogo basso, è
la più alta di Fez. Presso alla torre trovasi una gentile abitazione
formata di varie camere, di dove la vista si perde in un estesissimo
orizzonte. In una delle camere conservansi molti orologi a pendolo, due
de' quali bellissimi. Ritengasi che questi sono fatti in Europa, giacchè
in Affrica, non solo non se ne fanno, ma neppure si sa raccomodarli, o
nettarli. Mi fu mostrato un vecchio orologio assai guasto, che si diceva
fatto da un moro; ma non tardai a convincermi della falsità di tale
asserzione.
Questo santuario è facilmente il più rispettato asilo dell'impero,
poichè il maggior delinquente, fosse anche reo di lesa maestà e di alto
tradimento, può rimanervi tranquillo, che niuno oserebbe arrestarlo.
Le altre moschee sono piccole e meschine, tranne quella che ritrovasi
nel palazzo del Sultano. Questo palazzo è composto di un grande numero
di cortili, alcuni non terminati che per metà, altri mezzo rovinati, i
quali servono d'ingresso agli appartamenti da me non veduti. Anche nel
primo cortile trovansi guardie e porte chiuse, che vengono aperte
soltanto agl'impiegati, ai domestici della casa, o alle persone
particolarmente privilegiate.
Nel terzo cortile trovasi una casuccia di legno, somigliante a quella
dei gabellieri in Europa, e vi si sale per quattro scaglioni. In sul
davanti è coperta da una tela dipinta, ed il suolo da un tappeto. In
faccia alla porta vedesi un letto con cortine; da un lato un soffà, e
dall'altra un piccolo matterasso.
Questo gabinetto non ha più di quindici piedi quadrati; ed è il luogo in
cui il Sultano, seduto sul soffà o steso sul letto, riceve le persone
che hanno ottenuta la grazia d'essergli presentate, e che non
s'avvanzano mai al di là della porta. Entranvi soltanto i favoriti, e
siedono sul matterasso; parziale distinzione a me sempre accordata.
Nello stesso cortile trovasi una cappella, o piccola moschea dove il
Sultano fa la sua preghiera giornaliera, fuorchè il venerdì, in cui
recasi alla grande moschea del palazzo, che viene aperta al pubblico per
mezzo di una porta che comunica colla strada.
Nel cortile trovasi la camera del ministro. È questa collocata in luogo
basso ed umido a canto d'una piccola scala e può avere cinque piedi di
larghezza, e sei di lunghezza; le pareti sono affatto annerite; e non
sonovi altri mobili fuorchè un vecchio tappeto che copre il suolo.
D'ordinario il ministro si sta accovacciato in un angolo di questo
miserabile camerino con un calamajo di corno a lato, poche carte entro
un fazzoletto di seta, ed un piccolo libro per annotarvi le cose di
maggiore importanza. Quando sorte chiude il suo calamajo, avvolge nel
fazzoletto le carte ed il libro, che si pone sotto il braccio, e porta
seco, partendo, tutti i suoi archivj.
Il palazzo è situato sopra un'eminenza in un quartiere del sobborgo, che
chiamasi la _nuova Fez_. I Giudei sono costretti di abitare in questo
istesso quartiere, ove vengono chiusi in tempo di notte.
Del rimanente Fez non ha altri distinti edifici; perciocchè anche le
case di _Muley Abdsulem_ e di altri principali personaggi niente hanno
al di fuori che le distingua da quelle del popolo, nè l'interno è troppo
migliore, ove se ne eccettui il giardino. Il Sultano ha il suo presso al
palazzo, il quale non è che un orto regolare con alcuni alberi, e
qualche edificio che ne formano il principale ornamento.
Il fiume di Fez attraversa il palazzo, indi entrando nella città
dividesi in due rami, dai quali derivasi l'acqua nelle moschee e nelle
case; cosicchè quasi non trovasi casa che non abbia una fontana, e due
ed anche più tutti i pubblici edificj. Sonovi nell'interno della città
varj mulini ad acqua.
Se si dovesse calcolare la popolazione dalle botteghe si darebbero a Fez
più di trecento mila abitanti. Ma conviene riflettere che questa
quantità di botteghe forma una specie di fiera continua, ove gli
abitanti de' vicini paesi, divisi in piccoli villaggi senza botteghe ed
officine di alcuna sorte, devono prendere giornalmente tutto ciò che
loro abbisogna.
Numerosi assai sono i mercati di vettovaglia, ed abbondanti di ogni
prodotto del suolo, come quelli d'Europa. Vi ti trovano pure molte
botteghe ove si vendono vivande e manicaretti preparati, e locande come
nelle grandi città europee.
Le arti, i mestieri, e le varie specie d'oggetti venali sono divisi per
classi in separate contrade, onde se ne trovano molte in cui non vi sono
che persone occupate della medesima professione; alcune sono piene di
botteghe di drapperie, di seterie, di manifatture d'oltre mare, formando
ciò che chiamasi _El-Caïsseria_. E quest'ultimo luogo trovasi
abbondantemente provveduto di tutte le produzioni europee, di quelle del
levante e dell'interno dell'Affrica.
_El-Caïsseria_, siccome diversi altri luoghi pieni di botteghe, ha un
coperto di legno costrutto in modo che forma degli arabeschi, con
apertura o finestre di varie forme. Generalmente queste strade sono
tenute con molta politezza, quantunque siavi ogni giorno la gente
affollata come in una fiera; e si potrebbero in qualche modo paragonare
alle gallerie del palazzo reale di Parigi: vi s'incontrano ancora alcune
belle musulmane, quantunque sempre avviluppate in quei loro misteriosi
_hhaïke_, che per altro sanno opportunamente aprire.
Fez abbonda di bagni pubblici, alcuni de' quali composti di molte camere
gradatamente più calde le une delle altre; onde ognuno rimane in quella
che più gli conviene. In tutte queste sale trovansi vasche in cui scende
continuamente dalle caldaje poste al di dietro l'acqua calda, come pure
varie qualità di vasi per bagnarsi e fare le abluzioni legali. Ho di già
osservato altrove, che quando entrasi in queste sale tutto il corpo
copresi d'una sottil rugiada, per essere la loro atmosfera saturata
affatto dei vapori dell'acqua calda.
Avendo portato il termometro nell'ultima sala al migliore de' bagni
pubblici, e per conseguenza nella più calda, segnò il trentesimo grado
di Reaumur; in due sale meno rimote, ov'io mi spogliavo, ventidue gradi;
all'aria aperta nove. Nella sala esteriore avvi una fontana che getta un
grosso filo d'acqua in una vaghissima vasca di marmo. Tutte le sale sono
fatte a volta e senza finestre, e ricevono la luce da alcuni fori
praticati nella volta, e chiusi con vetri. Il suolo è lastricato di
marmi a varj colori, ed in ogni sala, riscaldata al di sotto, sonovi
diversi piccoli gabinetti per coloro che amano di rimaner soli, e farvi
le abluzioni. I bagni sono aperti tutto il giorno, e gli uomini vi vanno
la mattina, le donne dopo il mezzogiorno. Io v'andavo ordinariamente la
notte, prendendo per me tutta la casa dei bagni, onde non vi fossero
altri forestieri, ma soltanto gli amici che conducevo meco, e due miei
domestici. La prima volta che vi andai, avendo osservato ch'eranvi dei
secchi d'acqua calda simmetricamente disposti negli angoli d'ogni sala,
e d'ogni gabinetto, chiesi a qual uso servivano: non toccateli, signore,
non toccateli, mi risposero premurosamente le persone del bagno —
perchè? — Queste acque sono destinate per quelli di sotto — chi sono
questi di sotto? — I demonj che vengono a bagnarsi la notte. E qui
cominciarono a contarmi mille scioccherie su quest'argomento; ma perchè
già da qualche tempo ho dichiarato guerra ai diavoli dell'inferno, ed ai
loro _luogotenenti_ sulla terra, ebbi la soddisfazione d'impiegare nel
mio bagno l'acqua di alcuni di questi secchi, togliendo ai poveri
diavoli parte della loro provvisione.
Fez possiede un ricchissimo spedale unicamente destinato alla cura dei
pazzi. Ma ciò che v'ha di più singolare si è, che una gran parte delle
entrate fu per testamento lasciata allo spedale da persone caritatevoli
per _assistere, medicare e mantenere le grù e le cigogne ammalate_ —
Credesi che le cigogne siano uomini di certe lontanissime isole, che in
alcune stagioni dell'anno prendono la figura d'uccello per venire a Fez,
e che all'epoca conveniente tornano al loro paese, ove riprendono la
deposta forma di uomo. Dietro tale opinione è creduto colpevole
d'omicidio colui che uccide uno di questi uccelli, e si fanno a questo
proposito mille strani racconti. Utile senza dubbio è il rispetto che si
porta a questi uccelli distruggitori de' rettili, così abbondanti ne'
climi caldi, e perciò la saviezza de' nostri antenati volle che fossero
riguardati quali esseri benefici; ma l'amore del maraviglioso che ha
tanta forza sullo spirito dell'uomo, sostituì ad una cagione vera
assurde favole, che danno lo stesso risultato.
Il governo di Fez ha la stessa forma di quello delle altre città
dell'impero. Il kaïd, ossia governatore, che è il luogotenente del
sovrano, vi esercita il potere esecutivo; il kadi vi amministra la
giustizia; un ministro detto _almotassèr_ determina i prezzi delle
vettovaglie, e giudica gli affari relativi a questo ramo di pubblico
servizio. Il governatore ha pochi soldati ai suoi ordini; ed alle porte
della città ed a quelle di alcune strade non vidi mai guardie, ma
soltanto i portinaj.
Vastissime mura circondano la città; ma essendo antiche assai trovansi
in pessimo stato: circondano, oltre la città, la nuova Fez, e molti ampi
giardini. Sulle due eminenze che stanno all'est ed all'ouest vedonsi due
vecchissimi castelli composti di un semplice quadrato di muraglie di
circa sessanta piedi per ogni lato; e si dice esservi delle strade
coperte che vanno dalla città ai castelli. In occasione di ammutinamento
del popolo vi si collocano cent'uomini con alcuni pezzi di cannone,
meschinissima difesa.
Questa città è provveduta di molte scuole, delle quali le più
ragguardevoli sono quelle delle moschee del _Caroubin_ e di _Muley
Edris_ in una piccola casa e moschea detta _Emdarsa_, o accademia. Il
lettore si figuri un uomo seduto in terra colle gambe incrocicchiate,
che mette spaventose grida, o salmeggia in tuono lugubre: lo circondano
quindici o venti giovanetti seduti in circolo intorno a lui coi loro
libri, o con il calamajo in mano ripetendo quasi simultaneamente al
maestro le acute grida, o la salmodia con una perfettissima dissonanza:
il lettore, com'io dicevo, figurisi questo grottesco quadro, ed avrà una
perfetta idea di tali scuole. Rispetto alle cose che vi s'insegnano,
posso assicurare, che quantunque sotto diversi nomi, non vi s'insegna
che una sola cosa; _la morale e la legislazione_ identificate _col culto
e coi dommi_; o per dir meglio, che tutti gli studi si ristringono al
solo _Corano_, ed agli spositori del medesimo, ad alcune superficiali
regole di grammatica e di dialettica, indispensabile a chi vuol leggere
ed intendere alcun poco il divin testo. Per quanto ho potuto osservare,
i commentatori sogliono d'ordinario affogare in un mare di sottigliezze,
o di pretese dottrine metafisiche i loro ragionamenti, che non intendono
essi medesimi, e nascondendo la loro ignoranza con intralciati
argomenti, quando non sanno più trovar via per uscire dal geneprajo,
chiamano in loro soccorso la predestinazione, e l'assoluta volontà di
Dio.
Questi dotti sono eterni disputatori in _verba magistri_: perchè non
intendendo punto la tesi che hanno presa a difendere, s'appoggiano alla
parola del maestro, o del libro, che citano a dritto ed a rovescio. E
siccome non v'è ragione che possa bilanciare l'autorità del rispettivo
maestro, o la sentenza del proprio libro, così le loro dispute non si
possono in verun modo conciliare.
Molti de' più principali eruditi di Fez venivano frequentemente alla mia
conversazione; e perciò fui più volte testimonio delle nojose, ed
interminabili loro dispute. In vista di che, approfittando della
opinione di cui godeva, li riducevo al silenzio; ma desiderando di
conseguire un maggiore e più utile effetto, risolsi di rendere sospette
le dottrine insegnate dai loro maestri e dai loro libri; ed infatti con
tale preliminare io aprivo a costoro una nuova carriera, la di cui
perfettibilità veniva paralizzata da questa specie di stagnazione
spirituale.
Adottata tale massima entravo frequentemente nelle loro dispute, e
quando con evidentissimi argomenti otteneva di ridurli al silenzio, e
che per rispondermi erano costretti di citarmi la sentenza che
appoggiava la loro opinione; io gli chiedevo: chi scrisse questo? — Un
tale — chi è quest'uomo? — Un uomo come gli altri. — Dietro la vostra
confessione, soggiungevo loro, io non presterò fede ai suoi detti quando
lasci d'essere ragionevole; io l'abbandonerò all'istante ch'egli
s'allontani dalla verità per vendere sofismi.
Riusciva loro così nuova questa maniera di parlare, che le prime volte
rimanevano stupidi ed interdetti, guardandosi vicendevolmente. Dopo
alcun tempo li avvezzai a ragionare (cosa affatto trascurata nella loro
educazione) ed a scordarsi a poco a poco di quelle insulse risposte, di
cui facevano in addietro così frequente uso. Non tardai per altro ad
avvedermi, che questi dottori cadevano in un altro non meno grave
inconveniente, ed era quello di citare nelle loro dispute i miei detti;
mostrando così d'aver cambiato bandiera, ma non il consueto modo di
combattere.
Io andavo loro le mille volte ripetendo, che non dovevano giammai
sostenere una quistione qualunque coll'argomento _lo ha detto Ali Bey_;
ma che dovevano prima d'entrare in disputa spassionatamente esaminare,
se la tale o tale altra opinione poteva essere vera; e che soltanto nel
caso affermativo, era permesso d'entrare in disputa. Finalmente ne
ottenni il desiderato effetto; sicchè posso, senza millanteria
lusingarmi, che questa scintilla di luce produrrà a lungo andare presso
que' popoli una felice rivoluzione nel sistema scientifico.
Essi rispettano la geometria d'_Euclide_, che mi fu presentata in due
grandi volumi in foglio assai corrosi, perchè niuno ha il coraggio di
leggere, meno poi di trascrivere, tranne le prime dodici o quindici
pagine. La cosmogonia è quella del _Corano_ figlia del _Pentateuco_; e
la cosmografia è quella di _Tolomeo_ chiamato _B-tlàïmous_. La scienza
astronomica è circoscritta a pochi principj necessarj per determinare
con astrolabj assai grossolani le ore del sole. Rispetto alle
_matematiche_ essi non conoscono che la soluzione di pochissimi
problemi. Nulla dirò della _geografia_, che non si studia, e della
_fisica aristotelica_ studiata superficialmente. La sola _metafisica_ è
il campo di battaglia in cui si esercitano continuamente, anzi dirò
meglio, dove i dottori consumano tutte le loro forze morali. Presso
questi popoli, che pure hanno qualche nozione dell'_alchimia_, e tra'
quali trovansi alcuni miserabili adepti, non esiste ancora la _chimica_.
La religione ha interamente sbandita _l'anatomia_ in opposizione alla
purità legale, alle idee intorno ai morti, alla separazione dei sessi
ec. Lo studio della _medicina_ si limita a quello di alcuni libri
empirici ignorando quasi perfino l'esistenza de' grandi maestri antichi;
onde la terapeutica è sempre accompagnata da procedure crudeli, e da
pratiche superstiziose. I medesimi ostacoli che impediscono lo studio
dell'anatomia, non permettono pure d'applicarsi alla storia naturale. È
noto a tutti che la legge proscrive le statue e le dipinture d'oggetti
animati; e che la gravità musulmana abbandona alle femmine ed alle
ultime classi del popolo la musica e la danza; e per tal modo si privano
delle belle arti, e delle aggradevoli occupazioni che ne derivano.
Lo studio dell'astronomia confondesi con quello dell'astrologia, e
perciò coloro che osservano il cielo per saper l'ora, o scoprire la
nuova luna, vengono del popolo riputati astrologhi, indovini, che
predicono la sorte futura del re, dell'impero, dei privati. Possedono
varj libri d'astrologia, e coloro che si applicano a questo vano studio
sono assai riputati, e facilmente ottengono le principali cariche di
corte per l'influenza che si crede esercitarsi dall'astrologia sugli
affari pubblici e privati. Siccome avevo dichiarato aperta guerra
all'astrologia ed all'alchimia, incominciavo ad averne alcuni felici
effetti; ed a forza di regionamenti non solo ottenni di abbattere, ma
ancora di convincere alcuni dalla vanità e dell'impostura degli
astrologi e degli alchimisti.
Ma un'occasione clamorosa mi si presentò per convincermi che
l'astronomia era del tutto confusa coll'astrologia, quando il primo
astronomo di Fez mi chiese caldamente di dargli la longitudine e la
latitudine di tutti i pianeti il primo giorno dell'anno, onde formarne
il suo calcolo, e predire se l'anno sarebbe buono o cattivo, ec. Io gli
risposi francamente, non doversi profanare la scienza presso che divina
dell'astronomia coi sogni e colla ciarlataneria dell'astrologia; gli
parlai con estremo disprezzo della divinazione, facendogli sentire che
l'arbitrario incominciamento dell'anno ne' differenti calendarj non
poteva avere il menomo rapporto colla natura; e terminai l'arringa,
dimostrandogli colla ragione, e col _Corano_ medesimo, che l'_esercizio
dell'astrologia è un delitto_: la quale sentenza proclamata da molti
dottori o fakih, mi fece salutare loro fratello.
Siccome questa scena ebbe luogo in presenza di molte persone; ed
altronde non si pubblicò in Fez dagli astronomi l'annuale predizione, in
vece della quale pubblicai io il mio calcolo dei giorni in cui doveano
vedersi le nuove lune; lo che diviene sommamente importante per
conoscere il cominciamento dei mesi arabi, le pasque, e le cinque
preghiere giornaliere, che marcai di cinque in cinque giorni per tutto
l'anno, come pure gli eclissi, ed altri fenomeni, tutte cose non
eseguibili da quegli astronomi; fu questo un colpo di fulmine che
atterrò l'astrologia, e cuoprì di disprezzo i suoi seguaci di modo, che
molti ciarlatani apostatarono, altri più tenaci delle loro opinioni, si
ridussero al silenzio, in aspettazione, senza dubbio, che passi la
burrasca, e che il popolo, che vuol essere ingannato, torni alle antiche
abitudini.
Sonovi nell'imperio alcuni storiografi che scrivono la storia del paese
e della nazione, ignorando perfettamente quella degli altri popoli, ma
le loro opere trovano pochisimi lettori.
Estremo è il decadimento della lingua. Essi non hanno stamperie; e la
somma imperfezione della scrittura procede dal confondere frequentemente
le lettere, i punti, e gli accenti: ecco un ammasso di cause riunite per
distruggere affatto le poche cognizioni scientifiche che ancora
rimangono in quest'impero, talchè gli abitanti non s'intendono spesse
volte tra di loro. Finalmente il disordine è ridotto a tal segno, che
spesse volte una lettera non può intendersi che da quello che la
scrisse. Ciò rende ragione perchè quando il celebre orientalista
Cristiano _Golius_ venne in questo paese, non potè intendere una sola
parola araba, e fu costretto di valersi di un interprete.
Tale imperfezione della lingua e della scrittura gli sforza a legger
sempre cantando, cosa che confonde il senso delle frasi, altronde non
distinte dai segni ortografici, ma soltanto per ritornelli, o cadenze;
dando così tempo al lettore d'intendere la parola scritta, che non
intenderebbe leggendo correntemente. Se vedonsi alcuni leggere con
rapidità il _Corano_, o altro libro, è perchè lo sanno a memoria. Lo
asserisco dopo averne più volte fatta la prova: facendo sospendere la
lettura, il lettore, quantunque avesse il libro sotto gli occhi come se
l'avesse letto, esso non poteva più continuare nè riconoscere sulla
pagina il luogo in cui aveva lasciato di leggere; cosicchè si può dire
che costoro leggono come pappagalli; ad altro non servendo il libro che
tengonsi innanzi agli occhi, che a dar loro un'aria di sapere o
d'importanza. A questo termine sono ridotte le scienze a Fez, città che
può risguardarsi, se mi si permette quest'espressione, come l'Atene
dell'Affrica, per l'infinito numero de' dottori sedicentisi dotti, e per
le scuole frequentate da due mille scolari per volta.
Questa città può avere circa due mille famiglie ebree che abitano nel
sobborgo della nuova Fez. Tale è l'avvilimento, a cui sono ridotti,
tanto il disprezzo del popolo per questa gente, che non è loro permesso
di scendere in città siano uomini siano donne, che a piedi nudi. E nel
loro quartiere, e nella campagna quand'incontrano l'ultimo de' soldati,
o il più miserabile nero della famiglia del re, sono obbligati di
cavarsi le loro pappuzze. A fronte di tanto avvilimento, e dei continui
disgusti che loro proccurano i mori, io vidi in Fez moltissime belle
Giudee riccamente abbigliate, e molti Giudei ugualmente ben addobbati;
lo che non mi accadde di vedere a Tanger: indubitata prova, che non sono
a Fez così poveri come a Tanger. Hanno nel loro quartiere diverse
sinagoghe, un mercato ben provveduto, e tutti sono o mercanti, o
artigiani.
Le fabbriche di Fez somministrano hhaïk di lana, cinture e fazzoletti di
seta o pappuzze di cuoio, _bournou_, pantoffole, berrette rosse, cattiva
tela di lino, eccellenti tappeti, ch'io trovo preferibili a quelli di
Turchia rispetto alla morbidezza, ma inferiori assai per conto del
disegno, cattiva majolica, armi, sellerie, ed altri articoli di rame.
Sonovi ancora molti orefici; ma perchè la legge non permette oro ed
argento negli abiti, e perchè sotto un governo dispotico ognuno teme di
far pompa di soverchio lusso, le arti mancano d'incoraggiamento, e
rimangono molto al di sotto di quelle d'Europa, ad eccezione delle
acconciature de' cuoi, e delle manifatture dei tappeti, e dei _hhaïk_.
Sanno inoltre lavorar bene le cere e le armi.
Sane e saporite sono le vettovaglie di Fez. Il _concoussou_ forma la
base della sussistenza del popolo. Vi si mangia molta carne, e pochisimi
legumi ed erbaggi. Nella carne preferiscono il grasso o il sevo, ch'essi
mangiano avidamente, bevendo tosto grandissimi bicchieri d'acqua, lo che
talvolta è cagione di malattie; ma generalmente parlando essendo il
clima molto sano, vi si gode ottima salute.
Questo paese dà un abbondante raccolto d'una pianta narcotica chiamata
_kiff_. Essendo una pianta della primavera non potei vederla che
disseccata e quasi ridotta in polvere. Per farne uso si pone intiera in
un vaso di terra con molto buttiro, indi si fa bollire per lo spazio di
dodici ore, poi si feltra il buttiro, che serve ad acconciare le
vivande, o si mischia colle confetture, o vien mangiato semplicemente in
pillole. La sua virtù ha tanta energia, che in qualunque modo si prenda
non lascia di produrre il suo effetto: alcuni fumano le foglie di questa
pianta come il tabacco. Mi fu detto che la sua virtù non è altrimenti
quella d'ubbriacare, ma bensì di rallegrare la fantasia con ridenti
immagini. Confesso di non essere mai stato tentato di farne la prova.
Essendomi trattenuto a Fez in tempo d'inverno, non vidi quasi altri
frutti, che aranci e limoni dolci di eccellente qualità. I dattili di
varie sorti provengono dalla banda del mezzodì, da Taffilet. La carne di
montone è migliore di quella di vacca e di bue. I mercati abbondano di
pollami in modo, che se ne può comperare una dozzina con quattro o
cinque franchi; e per lo stesso prezzo si hanno venti libbre di carne.
Quantunque il pane de' fornai sia assai buono, quasi tutti gli abitanti
usano di farlo in casa; onde si vedono per le strade piccoli ragazzi
portare al forno sopra una tavola cinque o sei pani che si danno loro in
ogni casa, e riportarli dopo cucinati a quella cui appartengono.
Universale è il costume di bere il latte agro, ma io non potei
avvezzarmi a tale bevanda.
Durante la mia dimora in Fez il clima fu assai dolce; ma fui assicurato
che nella state vi si soffre un caldo soffocante. Nell'inverno io vi
provai il freddo d'Europa, benchè il termometro di _Reaumur_ non
scendesse mai oltre il quarto grado sotto lo zero; ed il termine medio
del barometro è presso a pocco di 27 pollici. L'abbondanza delle acque
mantiene l'atmosfera in un alto grado d'umidità, e quasi sempre con una
tale abbondanza di vapori, che giungono essi soli ad impedire le
osservazioni astronomiche nelle giornate più serene. Il 13 gennajo si
sentì a Fez quel tremuoto, che cagionò tanta rovina a Motril su la costa
di Spagna, e che fu sensibile anche a Madrid. Incominciò a cinque ore e
trentanove minuti precisi della sera, durò venti secondi, e fece trenta
oscillazioni, assai forti le prime quattro o sei, le successive
abbastanza sensibili: la sua direzione ondulatoria sembrava da levante a
ponente. Io sono di sentimento, che il suo centro fosse sotto lo stretto
di Gibilterra, e si stendesse otto gradi in latitudine al Nord ed al
sud. Molti giorni avanti e dopo questo tremuoto, il barometro, il
termometro, e l'igrometro soffrirono piccolissime variazioni, e
l'atmosfera fu, come al solito, senza apparente cambiamento.
I pesi, le misure, le monete, qui ed in tutto l'impero sono come quelle
descritte all'articolo di Tanger.