_Uscita di Tanger. — Viaggio a Mequinez, ed a Fez._
Avendo tutto disposto per il mio viaggio, impiegai il giorno di martedì
25 ottobre a far sortire il mio equipaggio da Tanger. Si dispose il
campo a cento tese all'ouest dalle mura, ove aveva fatte riunire le mie
genti ed ogni mia cosa.
Dopo fatta la mia preghiera nella moschea, ed abbracciati i miei amici,
sortii di casa a cavallo alle cinque ore della sera, accompagnato dal
kadi, ch'era pure a cavallo, da tutti gli altri fakih e talbi della
città, ed alcuni domestici ne seguivano a piedi. Arrivai con questo
seguito fino al luogo del mio campo, ove mi lasciarono solo affinchè
potessi riposarmi.
Prima ch'io sortissi di casa un fakih mi prese l'indice della mano
diritta, e lo girò sopra una parete della camera, facendomi formare
certi caratteri misteriosi per ottenere buon viaggio e felice ritorno.
La notte era già fatta quando il kadi e gli altri fakih ritornarono alla
mia tenda. Presero meco il tè, e m'inbandirono una squisita cena.
Vennero pure a trovarmi i principali santi, e tutti ritiraronsi per
entrare in città, prima che si chiudessero le porte.
Il giorno fu bello; e la mattina il barometro segnava 28 pollici e due
linee e mezzo. La notte fu serena e tranquilla, e la luna risplendeva di
tutto il suo lume. Le mie genti eransi accampate sopra un'altura; la mia
tenda aveva alla sua base diciotto piedi di diametro, e tredici alla sua
sommità: aveva un doppio ordine di cortine ermeticamente chiuse,
illuminata da due fanali. Il termometro marcava alle nove ore della sera
15° 1′, e l'igrometro 85°.
_Mercoledì 26 ottobre._
La mattina si levò il campo, e quando stavo per montare a cavallo, il
kadi e tutti i fakih tornarono per l'ultima volta. Essi mi posero in
mezzo, e facemmo due preghiere all'Eterno perchè renda felice il mio
viaggio, e dopo i più teneri abbracciamenti, ci separammo colle lagrime
agli occhi: erano le sette ore e mezzo del mattino.
Appena rimasi solo caddi in un profondo pensiero.
Diffatti allevato com'ero io in varj paesi dell'Europa civilizzata, mi
trovava per la prima volta alla testa d'una carovana, viaggiando in un
paese selvaggio senz'altra garanzia per la mia individuale sicurezza,
che le mie proprie forze. Partendo dalla costa N. dell'Africa, ed
internandomi verso il mezzodì, dicevo a me medesimo: sarò io in ogni
luogo ben ricevuto?... quali vicende m'aspettano?... quale sarà l'esito
delle mie imprese?.... Sarò io la sventurata vittima di qualche
tiranno?.... Ah no! no senza dubbio.... Il sommo Dio che dall'alto del
suo trono vede la purità delle mie intenzioni, mi darà il suo appoggio.
Uscito da questo stato di turbamento, ne dedussi questa conseguenza:
poichè Dio colla sua mano onnipotente mi ha felicemente condotto fin qui
a traverso di tanti pericoli, mi condurrà colla medesima prosperità sino
al fine.
La mia carovana era composta di diecisette uomini, di trenta bestie, e
di quattro soldati di scorta. La tenda destinata alla mia sola persona,
aveva per mobili un letto, alcuni tappeti e guanciali, uno scrittojo, e
due casse contenenti i miei strumenti, i miei libri e le mie biancherie
per uso giornaliero. Tre altre tende erano occupate dal mio equipaggio,
dalla mia scorta e dalla mia cucina.
Si viaggiò verso il S. ¼ S. E. fino alle undici ore del mattino che si
piegò al S. O. Ad un'ora dopo mezzogiorno si prese la direzione del S. ¼
S. O. fino alle ore tre e mezzo che si fece alto. Quel giorno viaggiando
si passò in vicinanza di cinque _dovar_[8], due de' quali formati di
case fabbricate di fango e di pietre, e gli altri tre di semplici tende.
Il nostro campo si pose in distanza di cento tese da un dovar di più di
sessanta tende divise in quattro gruppi, val a dire in quattro famiglie.
Le tende sono fatte di pelo di cammello, e gli sgraziati che vi dimorano
non hanno altra abilità che quella di condurre e di aver cura delle
gregge. In quel giorno la monotonia abituale del luogo era interrotta
dalla ceremonia d'un maritaggio festeggiato col romore del tamburro,
delle picche, e di pochi colpi di fucile: non s'udivano le strida delle
donne perchè quivi vanno scoperte, e vivono in società cogli uomini. Io
non saprei a cosa attribuire questa prevaricazione della santa legge del
profeta, che proibisce tale costumanza. Mi riferirono pure i miei
domestici d'averne vedute alcune mal vestite e quasi nude.
[8] _Gruppo di casuccie mal fabbricate, o di tende più o meno
grandi che servono d'abitazione ad una o più famiglie d'Arabi
Beduini._ (Nota dell'Editore)
Il suolo composto di una buona terra vegetale è coperto da una
eccellente verdura per i bestiami, ma inutile per le api e per i
botanici perchè quasi affatto priva di fiori. Io non potei raccogliere
che tre o quattro piante pel mio erbolajo.
Il paese vien circondato di colline da ogni banda: da quella dell'E.
vedesi la catena delle montagne di Tetovàn, che si prolunga nella
direzione N. S.; ma quivi s'avvanzano all'ouest in guisa che non sono
più di due leghe lontane dalla costa occidentale dell'Africa.
All'un'ora e mezzo dopo mezzogiorno attraversammo una ramificazione di
queste montagne, che prolungasi fino al mare. Vidi cammin facendo alcuni
pezzi di granito di color rosso incarnato con pochissimo feldspato.
Dalla sommità di queste montagne scoprivasi perfettamente il Capo
Spartel al N. O., ed una immensa estensione della costa. Vedemmo pure ad
una grandissima distanza due gruppi di vascelli di linea che sembravano
essere quaranta all'incirca[9].
[9] _Erano le flotte che diedero la battaglia di Trafalgar._
(Nota dell'Estensore.)
Scendendo al S. della montagna trovasi una vasta e bella pianura, lungo
la quale s'aggira il fiume _Meschavaalaschef_ abbondante di acque
quantunque diviso in due rami, che passammo a guazzo.
Il cielo era questo giorno alquanto coperto; l'aria rinfrescata da un
vento del mattino si fece assai forte dopo il mezzogiorno, in modo
d'esserci incomoda perchè accampati sopra un'altura.
Scontravansi varie sorgenti, ed una ne avevamo presso al campo
d'un'eccellente acqua.
Alle otto della sera il termometro e l'igrometro esposti all'aria aperta
segnavano, il primo 14° e l'altro 85°. Il vento N. E. era fortissimo.
Lungo la strada vidi molte mandre, unica ricchezza di quegli abitanti;
ma tutto il terreno era incolto.
_Giovedì 27._
Sì riprese il cammino a sett'ore ed un quarto nella direzione di S. E.,
e due ore dopo si piegò a S. O. fino alle dieci e tre quarti, quando
trovandomi sopra un'altura scoprii il Capo Spartel quasi esattamente al
N., alla distanza di sei leghe. Vedevasi il mare lontano due leghe e
mezzo all'O.; avevamo all'E. la catena delle montagne che dopo tre leghe
piega al S. Proseguendo a camminare tra il S. ed il S. ¼ S. O. si
perdette di vista il mare, ma non le montagne, che mantennero la stessa
apparente distanza sulla nostra sinistra fino alle quattro della sera
quando feci alzar le tende.
Il terreno è somigliante a quello percorso nel precedente giorno. Il
paese viene formato da vaste pianure qua e là sparse di colline, e
coperte d'una verzura, che le uguaglierebbe ai prati dell'Inghilterra se
fossero coltivate. La vista di prati così belli affatto abbandonati
toccavano vivamente il mio cuore, pensando che nell'Asia e nell'Europa
gli uomini circoscritti entro piccoli spazj, periscono in parte, o
strascinano una miserabil vita: laddove qui nissuno gode dei benefizj
della natura!
Trovai lungo la strada molte sorgenti non discoste le une dalle altre, e
di un'acqua assai buona; ed inoltre due piccoli fiumi. Vidi parecchi
dovar di tende ai due lati della strada, ed alcuni pochi arabi che
aravano coi buoi; mentre da ogni banda osservavansi numerose mandre di
pecore, di capre e principalmente di animali bovini.
Le piante di questa contrada non diversificano da quelle che avevo di
già raccolte, ad eccezione soltanto di molte palme, _palma agrestis
latifolia_, e di varie felci.
Il tempo ch'era stato assai freddo al mattino a cagione d'un gagliardo
vento N. E., si fece caldissimo dopo le dieci ore in cui, calmato il
vento, e fattosi il cielo sereno, rimanevo esposto ai cocenti raggi del
sole, che mi percuotevano violentemente il capo, quantunque difeso dal
turbante, e dal capuccio del _bonruons_: onde non so comprendere in qual
maniera possano i cristiani, che viaggiano in Affrica con cappelli tanto
leggieri, resistere ai colpi di così ardente sole.
Gli abitanti d'un dovar vicino al mio campo mi donarono del latte e
dell'orzo. La notte non poteva essere migliore, essendosi mantenuta
sempre serena e placida.
Avendo prese quattro altezze del sole, trovai col cronometro la
longitudine del 23 di tempo O. da Tanger, lo che s'avvicinava assaissimo
alla mia stima geodesica: come dall'osservazione del passaggio della
luna al meridiano trovai la latitudine N. — 35° 11′ 44″.
Alle nove ore e 20 minuti della sera il termometro nella mia tenda
aperta segnava 13° e l'igrometro 64°.
Il luogo in cui eravamo accampati è consacrato ad un pubblico mercato
che vi si tiene ogni martedì quantunque non sia che una campagna aperta
senza il menomo distintivo. Il vicino Dovar chiamasi _Daraïzàna_ ed è
abitato dalla tribù _Sahhèl_. Gli abitanti mi dissero che _Laraisch_
ossia _Larache_ è posta all'O. ed assai vicina al luogo in cui mi
trovavo: se ciò è vero la sua latitudine sarebbe troppo alta nelle carte
di Chénier e di Arrowsmith.
_Venerdì 28._
Alle sett'ore ed un quarto c'incamminammo al S. O. a traverso una
macchia di quercie larga un quarto di lega, chiamata la macchia di
_Daraïzàna_. Alle nove attraversammo il fiume _Wademhàzen_, e
proseguendo la strada nella direzione di S. S. E. scopersi a dieci ore
una cappella ed alcune case di campagna, che mi fu detto essere assai
vicine a Larache, ed erano da noi lontane circa quattro leghe al N. O.
Piegando allora al S. S. O. arrivammo poco dopo il mezzodì ad
_Alcassar-kibir_.
Il paese è formato di bellissime praterie chiuse all'ouest da piccole
colline, ed all'est da una catena di monti che s'innalza a tre leghe di
distanza. Un'appendice di queste montagne sembrava staccarsi all'ouest
per prolungarsi fino al mare ad una lega al sud da Alcassar. Si
attraversarono quattro burroni non molto profondi.
Il terreno non diversifica da quelli esaminati ne' giorni antecedenti,
fuorchè sembra alquanto più arenoso. Si passò in vicinanza di tre o
quattro dovar composti di tende e di baracche, il più grande de' quali
non ne aveva più di venti. Feci mettere il campo in distanza di circa
sessanta tese da Alcassar. Essendo venerdì entrai in città per fare la
mia preghiera nella moschea, che trovai piccola, e di cattivo aspetto;
ma la sua principale facciata interna vedesi adorna di alcuni disegni
arabeschi.
Alcassar è più grande di Tanger. Le case sono fatte di mattoni, ed i
tetti colle capriate a schiena d'asino, sono coperte di tegole come in
Europa. Vi si trovano molte botteghe di mori e molte officine in cui
lavorano gli ebrei. Questa città, quantunque ricca, mi parve trista e
monotona. Vidi varie persone signorilmente vestite: qui tutte le donne
portano le calze, e sortono come a Tanger sempre coperte con un velo.
Il cielo in questo giorno fu sempre oscuro, ed insoffribile il caldo
soffocante dell'atmosfera nebbiosa. Il governatore d'Alcassar mi fece
portare alle otto ore della sera un'abbondante cena, ed accrebbe di sei
soldati la mia scorta. Un altro ragguardevole personaggio mi mandò una
seconda cena. Il tempo coperto non mi permise di fare veruna
osservazione astronomica. Alle otto ore e mezzo il mio termometro
all'aria aperta segnava 16° 3, e l'igrometro 40°. Poco dopo incominciò
la pioggia; ma l'idrometro indicava che l'aria non era presso alla terra
carica d'umidità. Pure una terribile borrasca imperversò tutta la notte.
_Sabbato 29._
Non fu possibile di partire avanti le dieci; alcuni muli caddero in quel
terreno argilloso ed ancora molle. Attraversai varj orti, ed in seguito
si varcò il fiume _Luccos_ che scorre al sud d'Alcassar, e non già al
nord, come erroneamente lo indicano tutte le carte. Venni assicurato che
questo fiume si getta in mare presso a Larache, nel quale supposto
convien dire che piega assai verso il nord nord ouest. Nel luogo in cui
io lo varcai a non molta distanza da Alcassar scorre ad ouest ¼ nord
est; ed in tal luogo è povero d'acque, comecchè per altro si sappia che
le sue escrescenze sono terribili.
Continuammo il cammino ora in una, ora in altra direzione, ma
generalmente al sud sud est; ed al sud dalle due ore dopo mezzodì fino
alle cinque, allorchè si fece alto.
Dopo avere attraversato il fiume si trovò il paese continuamente
montuoso, e la vista era sempre circoscritta dalle sommità vicine. Ad
un'ora dopo mezzogiorno scendemmo in una bella pianura di circa una lega
di diametro, sparsa di alcuni _dovar_, e fiancheggiata di montagne,
lungo le quali si camminò fino a sera.
Il terreno era di quando in quando arenoso, ma per lo più composto d'una
terra argillosa tutta ingombra di cardi secchi assai bianchi, che
presentavano l'immagine d'un paese coperto di nevi. Osservai altresì
alcuni tratti sparsi di sassi calcarei rotolati dalle acque.
In questo giorno si videro passare sopra di noi, ma ad una sterminata
altezza nella direzione nord est immense schiere di uccelli, di cui, per
la soverchia distanza, non si potè conoscerne la specie. Una di queste
schiere di circa quattro mille individui, aveva l'apparenza d'un'armata
ordinata in battaglia.
Il cielo fu coperto di nubi, ed alle tre ore pioveva leggermente. La
notte fu simile al giorno; e mi tolse il piacere di occuparmi di qualche
operazione astronomica. Alle tre ore, essendo esposti all'aria libera,
il termometro segnava tredici gradi e sei linee, e l'igrometro 85.
_Domenica 30._
Erano sett'ore ed un quarto allorchè feci movere il campo, dirigendomi
al sud-est, indi al sud-sud est fino alle dieci ore e mezzo, che si
prese la direzione al sud-sud-ouest, ed un altr'ora dopo al sud. Arrivai
ad un'ora dopo mezzogiorno sulla sponda diritta del fiume _Sebou_, che
si attraversò con una barca per accamparsi sulla riva sinistra.
Questo fiume nel luogo in cui io lo varcai è molto grande, e mi si disse
essere formato da due fiumi il _Verga_ che viene dall'est, ed il _Sebou_
dal sud. Al luogo in cui trovasi la barca riceve un altro fiume poco
considerabile chiamato l'_Ardat_.
La larghezza del Sebou mi sembrò di circa cento ottanta piedi: è
profondo e rapido assai. Il suo letto forma una vasta fossa in mezzo a
due coste quasi perpendicolari, alte ventisei piedi sopra il livello
dell'acqua, che corre all'ouest; e le rive sono d'una terra
argilloso-arenosa. Tutt'i fiumi ed i ruscelli attraversati in questo
viaggio hanno i loro letti tagliati nella stessa maniera, e siccome
attraversano il paese da levante a ponente, dalla catena delle montagne
fino al mare, possono riguardarsi come fossero fatti dalla natura per
difesa, renduta ancora più facile dagli angoli assai frequenti delle
rive opposte.
Fino alle undici ore si camminò per un paese montuoso, e finalmente ci
si aperse innanzi un vastissimo orizzonte, ed allora scoprimmo la catena
delle montagne ad otto o nove leghe di distanza all'est. Un'alta
montagna isolata, al di cui piede mi fu detto trovarsi la città di Fez,
non sembravami essere a maggior distanza di dodici leghe al sud-est.
L'orizzonte veniva chiuso all'ouest da una linea di collinette, ed una
vasta pianura occupava lo spazio intermedio. Alle dieci ore costeggiai
alcuni piccoli laghi abbondantissimi di tartarughe.
Il terreno è argilloso nelle montagne ed in qualche parte del piano; il
rimanente arenoso misto di terra calcarea. Alle undici ore ed un quarto
eravamo a fianco d'un picco isolato di pietra calcarea primitiva,
composto di strati quasi verticali. Lo strato di argilla che ricopre il
paese è rotto, e scosceso, come si può vedere negli smottamenti e nei
letti dei fiumi, ed è formato di depositi orizzontali. Io inclino a
credere che questi immensi strati siano prodotti da eruzioni vulcaniche
sotto-marine accadute in remotissimi secoli.
Tutti i terreni argillosi vedonsi interamente coperti di cardi secchi;
come gli arenosi sono sparsi di palme, di lecci, e d'alcune altre
piante; ma in questa stagione non avevano nè fiori, nè frutto.
In questo giorno vidi molti dovar, in uno de' quali festeggiavasi un
matrimonio. Secondo la costumanza di questo paese, lo sposo uscì tutto
coperto da capo ai piedi di una gran tela, ed alcuni Arabi che lo
accompagnavano chiesero alle persone del mio seguito qualche piccola
cosa, compensandoli con una grande quantità di radici secche. È cosa
straordinaria che quest'usanza non produca verun abuso, e conviene darne
merito alla buona fede di questi popoli. Osservavo con piacere
l'innocenza e la semplicità de' costumi dipinte sul loro volto, ed
indicate ancora dai loro abiti.
Si consumarono tre ore nel passaggio del fiume, perchè oltre
l'imbarrazzo dello scaricare, e caricare i muli, non essendovi veruna
tavola per agevolare l'entrata e l'uscita dalla barca, le bestie
adombravansi, ed era duopo farle entrare e sortire a forza di braccia, e
sempre con molta difficoltà. La fatica delle mie genti fu resa ancor
maggiore da una orribile borrosca accompagnata da continui tuoni e da
una dirotta pioggia.
S'alzò il campo presso ad un dovar, il di cui capo mi regalò un montone
molto eccellente orzo e latte.
Il cielo sempre coperto di nubi non mi permise di fare le consuete
dimostrazioni astronomiche. Alle otto ore della sera il termometro, e
l'igrometro posti all'aria aperta, segnavano il primo 12° 5, l'altro
100. La terra e l'aria erano saturati d'acqua.
_Lunedì 31 ottobre._
Ci rimettemmo in cammino alle sett'ore ed un quarto dirigendoci al sud
ouest fino alle undici che si piegò al sud-est, ed in appresso al sud ¼
sud-est, finchè si arrivò ad un'ora e mezzo dopo mezzo giorno sulla riva
destra del fiume _Ordom_, che si costeggiò per qualche tratto.
Attraversammo una piccola montagna, e dopo avere passato due volte il
fiume, feci alzar le tende a quattr'ore e tre quarti della sera.
Da principio il paese presentò vaste pianure chiuse da ogni lato da
piccole colline, scoprendosi di quando in quando sopra quelle a sinistra
le sommità delle montagne dell'est distanti dieci in dodici leghe. Si
seguì per una mezza lega all'incirca la sinistra del _Sebon_ che aveva
sempre la medesima larghezza. Il fiume Ordom, che si costeggiò pure
lungo tratto, è largo e profondo assai; ma guadabile in varj luoghi, non
però senza qualche difficoltà a motivo del suo rapido corso. I suoi
margini sono argillosi, e tagliati quasi a picco come quelli degli altri
fiumi. Attraversando la montagna che occupa la vista dell'orizzonte al
sud, si scopre un vasto paese terminato all'est ed al sud da una seconda
linea di montagne, ed all'ouest da bassi colli.
Il suolo tutto argilloso e fino ad una certa distanza coperto di cardi
secchi, presentava qua e là alcuni tratti calcarei ed arenosi sparsi
d'arboscelli spinosi ugualmente secchi, e pochi tratti di terra lavorata
e seminata. La montagna che noi attraversammo era di una roccia
calcarea, avvicinandosi nel totale al tessuto dell'ardesia con strati
obliqui.
Vidi molti dovar, e feci far alto in vicinanza dell'ultimo. Trovammo
pure lungo la strada alcune cappelle o eremitaggi, ove si fece la
preghiera.
Il giorno era cupo e piovoso, e la notte fu uguale al giorno, ma senza
vento. Alle tre ore all'aria libera il termometro era al 12° 5,
l'igrometro al 34°.
_Martedì primo novembre._
Si partì alle sette ed un quarto prendendo la direzione ora verso il
sud-sud-est ora verso il sud-sud-ouest a motivo dell'ineguaglianza del
terreno, che si forzava a mutare direzione ad ogni istante. Alle otto
ore si attraversò per l'ultima volta il fiume Ordom, che in questo luogo
scorre colla medesima rapidità all'ouest. Alle undici e tre quarti
passai per la paralella di Fez, che ci stava all'est in distanza di sei
o sette leghe; lo che rettificava altre inesatte nozioni che mi erano
state date negli antecedenti giorni. Ad un'ora dopo mezzo giorno si
attraversò un piccolo fiume che scorre all'est, e di là salendo sopra
una vicina altura, ci trovammo sopra Mequinez, che vedevasi
perfettamente distante in retta linea soltanto un quarto di lega.
Essendo finalmente scesi dal monte si passò il fiume di Mequinez e
salito un basso poggio, s'entrò alle due e mezzo della sera in una
cappella vicinissima alla porta della città.
Il paese veduto jeri, e che al primo aspetto pareami una vasta pianura,
lo trovai formato di un laberinto di colline rotonde, e d'un uguale
altezza, tra le quali serpeggiano l'Ordom, ed alcuni altri minori fiumi.
La catena delle montagne all'est mostrava ancora le sue sommità ad una
considerabile distanza.
Piccola è l'altura su cui è fabbricata Mequinez, ed un triplice muro
forma un circuito capace di contenere, oltre la popolazione, una grande
armata. Queste mura hanno quindici piedi di altezza, e tre di spessezza
con alcune aperture di tratto in tratto. La città veduta dall'alto
presenta colle sue torri un'imponente prospettiva: i suoi contorni sono
coperti di ortaglie e di ulivi.
Il cielo era coperto di nubi, e piovve pure a varie riprese. Eranvi
lungo la strada alcuni _dovar_. Aveva fino alle due del mattino spedito
un domestico con una lettera a _Sidi Mohamed Salaovi_ per avvisarlo
della mia venuta, per cui mezza lega fuori di Mequinez trovai un
ufficiale del palazzo, che d'ordine del Sultano veniva ad incontrarmi, e
che dopo avermi fatto riposare nella cappella sopra accennata, mi
accompagnò col mio equipaggio alla casa preparatami.
Appena giuntovi venne a trovarmi il sopr'intendente del tesoro; il
quale, dopo i mutui complimenti, s'informò di tutto quanto poteva
abbisognarmi, avendo ordine di pagare senza eccezione tutte le spese per
me, per la mia famiglia e per le mie bestie. Alle nove della sera _Sidi
Mohamed Salaovi_ mi mandò una magnifica cena.
_Mercoledì 2._
La mattina mi recai a far visita al ministro il quale alle quattro dopo
mezzogiorno mi fece portare a casa uno squisito pranzo. Rimasi quel
giorno in casa, aspettando gli ordini per presentarmi al sovrano. Non
potendo montare sul terrazzo della mia casa, ed appena per l'altezza
delle case contigue potendo dall'inferior parte della mia vedere il
cielo, non feci le consuete osservazioni astronomiche.
_Giovedì 3._
Nulla di nuovo fuorchè l'ordine di presentarmi all'indimani al sultano.
_Venerdì 4._
Vennero a prendermi a mezzogiorno, e fui condotto nella moschea del
palazzo; ove un istante dopo entrò il sultano: perchè era giorno di
venerdì vi fu predica, e la consueta preghiera.
Soddisfatti i doveri della religione, mi presentai al sultano, con cui
ebbi una conferenza assai amichevole. Mi disse che in breve partiva alla
volta di Fez, e soggiunse di parlarne con _Salaovi_.
Dalla moschea andai direttamente a trovar _Salaovi_, che mi pregò
caldamente a chiedergli quanto mi abbisognava per partire all'indomani
alla volta di Fez ove sarei alloggiato e mantenuto in casa di _Muley
Edris_, che è un grandissimo e veneratissimo santo. Perciò, di ritorno
alla mia casa, disposi ogni cosa per la partenza.
_Sabbato 5._
Dietro gli ordini dati da _Salaovi_, mi furono la mattina condotti i
muli necessarj al trasporto del mio equipaggio, e cinque soldati a
cavallo che dovevano unirsi alla mia scorta.
Sortii da Mequinez alle tre del mattino, camminando quasi costantemente
all'E. ¼ N. E., ed all'E. N. E. Alle dieci ore si attraversò il fiume di
Mequinez; a mezzogiorno un ramo dell'Ordom, ed un altro ramo dallo
stesso fiume un'ora dopo. Alle tre finalmente si varcò l'_Emkèz_, fiume
assai ragguardevole, e si entrò in Fez verso le sette della sera.
Il paese attraversato è composto da vaste pianure che all'E. perdonsi
nell'orizzonte; ed è circoscritto al N. da una linea di alte montagne, e
le colline dell'O. vedonsi a grandissima distanza.
Il suolo tutto calcareo-arenoso, qua e là misto di argilla, è tutto
coperto di palme e non vi si vedono coltivati che pochi ulivi dalla
banda di Mequinez. Ad un quarto di lega da questa città trovansi due
_dovar_ presso alle montagne.
Il giorno fu cupo, ed avanti notte si fece oscurissimo: la pioggia ed il
vento gagliardo mi accompagnarono fino all'alloggio che mi era stato
preparato.
Alcune ore prima avevo ordinato a due soldati di precedermi, portando a
Fez l'ordine del ministro onde non si chiudessero le porte della città
prima del mio arrivo; e tanto si fece. — In tal modo si terminò
felicemente il mio primo viaggio nell'Affrica.
Dalle osservazioni ch'io feci risultò, che la caravana da Tanger
percorse press'a poco 2125 tese per ora; ma che da Mequinez a Fez si
faceva una lega nello stesso spazio di tempo.