IV.

Una settimana dopo, Hermann e William picchiavano al cancello della

villetta.

In un angolo della camera larga ed ariosa era preparato il letto pel

paziente. Sopra il tavolino rotondo posto nel centro, si vedevano due

boccette con liquidi rossi e nerastri, fasce ripiegate, filacce e una

piccola borsa chirurgica.

William guardò questi apparati con occhio indifferente.

Il dottor Cymbalus gli ordinò di mettersi a letto, poi gli somministrò

il cloroformio.

Mentre Hermann, aiutato dal servo del dottore, rivoltava bocconi il suo

povero William reso insensibile, il dottore cavava fuori dalla borsina

due aghi e una lancetta, preparava due fasce e stendeva sopra cuscinetti

di filacce un po' di quei liquidi rossi e nerastri delle boccette, che

sùbito si rapprendevano.

Era soprappensiero.

— Lasciatemi solo — egli disse — e non entrate prima che io suoni.

Trascorsero dieci minuti; durante i quali Hermann, che origliava dietro

l'uscio, non sentì altro nella camera che il passo affrettato del

Dottore dal letto al tavolino e dal tavolino al letto. Benchè non

dubitasse minimamente della riuscita, era agitatissimo. Tremava, non

vedeva l'ora che l'uscio della stanza di William fosse stato aperto.

Il dottore suonò,

— Tenetevi pronti — disse, vedendo entrare Hermann e il servitore. —

Appena si sveglierà, le sue convulsioni saranno tremende.

Un lento mugolìo annunziava da lì a poco il ritorno ai sensi

dell'Usinger.

Le filaccie, trattenute da due fasce nel mezzo della spina dorsale e

all'occipite, indicavano il posto dove l'operazione aveva avuto luogo,

non vi si scorgeva traccia di sangue.

William stirò le braccia con moto convulsivo, poi le lasciò cadere come

sfinite. Tentò svoltarsi, ma non riuscì. Lo lasciarono fare. Il dottore

aveva raccomandato di intervenire soltanto nel caso che quello cercasse

di strapparsi le fasce.

Il mugolìo diventava a poco a poco un urlo prolungato. William mordeva i

cuscini, tormentava con le mani le lenzuola e le materasse, si agitava

con tutta la persona, e urlava:

— Ahi! ahi! La morte! La morte! Ahi! Ahi!

Quando videro che tentava di strapparsi le fasce, Hermann e il servo lo

afferrarono pei polsi. Era livido, con la fisonomia contratta, gli occhi

terribilmente spalancati.

— Ahi! ahi! — continuava ad urlare. — La morte! La morte!

— Vi è da temere, maestro? — domandò Hermann ansioso.

— Tutto va bene — rispose il dottore con la sodisfazione dello

scienziato che ha ottenuto una vittoria.

William restò per alcuni minuti come un corpo inerte. Il dottor Cymbalus

gli tastava il polso.

— Le convulsioni ricominciano; saranno le ultime, ma più violente.

L'accesso riprese appena il dottore aveva terminato di parlare, ma non

durò molto. William ricadde spossato.

— Lasciamolo riposare — disse il dottor Cymbalus. — Già si sviluppa la

febbre. È la Natura che si solleva contro la violazione delle sue leggi!

William dormì tranquillamente quattr'ore di fila. Quando si svegliò, i

suoi occhi smarriti si fissavano su le persone e gli oggetti

intentamente, come per riconoscerli bene; poi passava via, senza lasciar

capire se li avesse o no riconosciuti. Le sue mani brancicavano nel

vuoto, sfregavano le coperte; poi si tastava il viso, il petto, lo

stomaco, e tornava a brancicare qualcosa invisibile. La sua voce era un

lamentìo basso, interrotto, una specie di singhiozzo. Durò così due

giorni. Al terzo riconobbe Hermann e gli strinse la mano; sorrise al

dottore.

— Soffro molto — diceva; — soffro molto qui. — E indicava il petto.

— Non è nulla — rispondeva il dottor Cymbalus. — Passerà.

Quando questi gli tolse le fasce, Hermann vide su la spina dorsale e su

l'occipite di William due piccolissime cicatrici, due graffiature nere;

niente altro.

William si sentiva uscire a poco a poco da un profondo sbalordimento. Le

idee gli erravano per la mente, gli sfuggivano, gli tornavano innanzi

come nuvoloni sballottati da un temporale; poi cominciarono ad ordinarsi

simili a una folla di persone entrate confusamente in una sala che

riescano in fine a trovar tutte il loro posto. Capiva che doveva essere

accaduto qualcosa di straordinario dentro di lui; provava un vuoto

immenso e un benessere ineffabile, ma non si ricordava bene; credeva

d'aver sognato.

Hermann, il dottor Cymbalus, il letto, la stanza, l'operazione subita

non erano fantasmi creati dalla sua fantasia delirante? Si era forse

ucciso, e quello stato di calma era la sua nuova esistenza in un mondo

migliore?

Finalmente ebbe la certezza della realtà.

— _Consumatum est!_ — gli disse il dottor Cymbalus scotendo la testa

tristamente.

— Ella è il genio del bene! — rispose William.

— Dite piuttosto il genio del male, capace di distruggere e non di

edificare!

— Ah, dottore, come son lieto di non aver ascoltato i suoi consigli! Io

gusto una pace, una felicità che non credevo possibili sulla terra!

Il nemico è in noi · 第 22 / 28 题