Il dottor Cymbalus era seduto sopra una panca di legno con due bimbi su
le ginocchia. Sorrideva, li accarezzava e rispondeva bonariamente alle
vivaci domande di quelle due bionde testoline.
— _Domine, bona dies_ — disse Hermann dal cancello, togliendosi di capo
il berretto.
Il dottore lo riconobbe, mise a terra i due bimbi che si perdettero pei
viali, e andò ad aprire facendo con la mano un affettuoso saluto.
— Amico mio! — disse, introducendo i due arrivati. — Sono lietissimo di
rivedervi. Signore, vorrei poter soggiungere altrettanto di voi; ma, se
la memoria non mi inganna, non credo d'avervi veduto un'altra volta. Per
questo non siete meno il ben venuto in casa mia.
— William Usinger — disse Hermann.
William fece un profondo inchino. Il dottor Cymbalus gli stese la mano.
— Maestro, il mio amico ha bisogno della sua scienza — disse Hermann,
sorridendo all'Usinger.
— È ammalato?
— Più che ammalato: è deciso di ammazzarsi.
— Così giovane?
— Sì, maestro, così giovane!
— Non viene certamente da me perchè gliene fornisca il mezzo — disse il
dottore. — Ma entriamo in casa. Ragioneremo con più comodo.
Il dottore condusse i due ospiti nel suo gabinetto di studio, vero caos
di libri, di carte, di mappe, di strumenti, di boccette, di vasi, di
cranii, di preparati anatomici, di scheletri umani. L'Usinger, entrando,
sentì dei brividi per la schiena.
Il dottore sedè su la poltrona dietro il suo tavolino. I due amici gli
sedettero di faccia.
Quella figura di vecchio scienziato era dolce e serena. La fronte
spaziosa e solcata da rughe profonde, l'occhio vivo e scintillante
nonostante le veglie sostenute per mezzo secolo in pro della scienza e
dell'umanità; il labbro quasi sempre sorridente, la posatezza delle
maniere, la bontà della parola, tutto rivelava in lui una natura
elevata; di quelle che, dal sapersi più grandi delle altre, attingono la
virtù dell'umiltà che le fa venerande.
— Voi dunque volete morire? — disse il dottor Cymbalus con accento di
paterna ironia.
— Sì, o signore, — rispose Usinger freddamente.
Mentre Hermann raccontava, a grandi tratti, la dolorosa storia di
William, il dottor Cymbalus teneva bassa la testa e gli occhi socchiusi;
le sue labbra erano atteggiate a commiserazione profonda.
— Io non posso approvare la vostra risoluzione — egli disse all'Usinger
quando Hermann ebbe finito. — I miei studi m'ispirano un immenso orrore
per l'opera di rovina che voi meditate; forse, perchè mi trovo, più
d'ogni altro, nel caso di misurarne la gravità. La mia età e i miei
studi mi autorizzano a tenervi questo linguaggio. Le vostre sventure
sono grandi: però voi dimenticate che la Natura non toglie nulla senza
dar dei compensi. Nel mondo vi sono molti esseri che paiono condannati
alla perpetua servitù di altri esseri superiori; nascono, vivono,
muoiono senz'un loro apparente profitto. Fra gli uomini, nella vita
civile e in quella della intelligenza, succede lo stesso. Il genio
potrebbe dirsi una tremenda schiavitù; la scienza, un'orribile catena.
Tutta la gloria e tutte le ricchezze di questo mondo non valgono a
compensare la più piccola parte dei dolori che l'artista e lo scienziato
provano nella creazione delle loro opere e nella ricerca della verità,
che è creazione anch'essa. Voi dite di voler morire perchè vi è mancata
la consolazione degli affetti domestici; ma chi vi dice che la Natura
non v'abbia destinato ad esercitare le forze del vostro cuore e del
vostro intelletto in una sfera assai più larga di quella della famiglia?
La società si compone di tanti cerchi concentrici. La famiglia occupa il
posto di mezzo; l'umanità l'ultimo, almeno nel mondo che noi abitiamo.
Più in là della famiglia vi è la città; più in là di questa, la nazione;
più in là ancora, le nazioni; un campo immenso, fecondissimo, ove quella
piena d'affetto che vi tumultua nel cuore potrebbe trovare mille sfoghi.
Quante vie non sono aperte alla vostra attività nell'istruzione, nella
politica, nella milizia, nel commercio, nelle arti, nelle industrie,
nelle scienze, perfino nelle occupazioni più spregevoli? Per una sublime
fatalità, ogni minima influenza del minimo atomo contribuisce, coi suoi
mezzi, al grande edificio del Progresso. La materia si trasforma e
trasforma, alla sua volta, quello che noi chiamiamo spirito, pensiero.
Vi siete mai reso conto della benefica legge del lavoro, la più perfetta
esplicazione dell'amore? No, certamente. Per vostra mala sorte, vi siete
invece concentrato in voi stesso; avete aumentato con crudele
compiacenza la forza del male; avete già iniziato, isolandovi,
quell'inconsiderata opera di distruzione che ora intendete di compire.
Forse non avete mai provato la consolazione di beneficare i vostri
simili.....
— Si, — lo interruppe Usinger. — Ma sopratutto (può darsi ch'io sia un
grande egoista) ho sempre pensato a me stesso. Io ammiro la grandezza
delle cose da lei dette, e mi addoloro di trovarle indifferenti per me,
cioè troppo elevate pel mio cuore, per la mia indole, fors'anche per la
mia stessa volontà. Ma se la sua scienza, o signore, non ha altri mezzi
per giovarmi, mi affretto a chiederle scusa di questi momenti di noia.
Li deve al mio buon amico Strauss; ma li perdoni a tutti e due.
— Maestro! — disse Hermann, stendendo le mani verso il dottore in atto
di preghiera. — Maestro, bisogna salvare, a ogni costo, quest'infermo di
mente. L'ho qui condotto con la fiducia che lei lo avrebbe salvato.
— Ma in che maniera, caro Strauss? — domandò il dottore.
— Mi son ricordato a un tratto di quella sua straordinaria scoperta,
della quale lei diceva di sentirsi atterrito; di quella scoperta che lei
vuole portar con sè nella tomba. per non mettere nelle mani della
fanciulla umanità un'arma così terribile e di così facile abuso. Ebbene,
Maestro, quella scoperta può strappare alla distruzione una vita
vigorosa, un'intelligenza potente. Non vorrà lei stender la mano per
salvare metà d'una creatura già decisa di perdersi intiera?
Il dottor Cymbalus guardava William fissamente. Questi aspettava con
calma la risoluzione dello scienziato.
— E s'io vi rispondessi che non posso far nulla?
— Mi ammazzerei.
— Ma voi ignorate senza dubbio quella che Hermann mi chiede!
— No, signore. So che si tratta d'una operazione con la quale rimarrei
freddo e insensibile come un uomo senza cuore.
— È un'operazione che qualunque meschino barbiere sarebbe capace di
fare. Ma io provo ribrezzo a stender la mano sopra una creatura perfetta
per guastarla senza riparo! Non vo' commettere un sacrilegio. Un ago,
una lancetta basterebbero per turbare la maravigliosa armonia del vostro
organismo. Qualcosa di voi perirebbe, come per incanto. Diverreste un
uomo nuovo, una creatura senz'affetti....
— Non desidero altro — interruppe Usinger. — Le mie sventure provengono
dal cuore. S'io fossi insensibile, se....
— Ah, ma un giorno voi potreste amaramente rimpiangere quello di cui ora
volete disfarvi!
— No, non è possibile; soffro troppo.
— Badate! Allora la scienza sarà impotente a darvi il minimo aiuto. È la
sua inferiorità di faccia alla natura, è la sua miseria attuale. Per
dispetto, come l'ebreo della leggenda, voi potreste buttar nell'oceano
la preziosissima gemma del vostro sentimento. Ma nessuno badate! ripeto,
nessuno potrebbe più ripescarvela. Persistete ancora nella vostra
risoluzione?
— Più che mai, mio signore!
Il dottor Cymbalus appoggiò i gomiti sul tavolino, mise la testa tra le
mani e stette a riflettere per due minuti. Hermann guardava il suo
maestro, trattenendo il respiro. William aspettava, tranquillo, facendo
girare tra le dita gli orli del suo berretto da viaggio.
— Avrei amato — disse il dottore — che più della mia scienza vi
giovassero i miei consigli. La vita è una bella cosa; credetelo a un
vecchio che non può star molto a lasciarla. Dite di no? Dio faccia che
un giorno non mi abbiate a dar ragione!
Il dottor Cymbalus scrisse una prescrizione sur un foglietto di carta e
la porse ad Hermann:
— Dopo sei giorni di questa cura, tornate qui. Tenteremo.
Hermann si precipitò su la mano del maestro e la coperse di baci.
William si sentiva stranamente commosso.