CAPRAJA sorge dirimpetto a Montelupo sopra ad un poggetto scosceso che

colle sue balze franose va lentamente precipitando nell'Arno che ne

corrode la base. Di origine remota, fu il castello, feudo di un ramo dei

Conti Alberti di Mangona che si chiamò dei Conti di Capraja, famiglia

che ebbe grande autorità ed importanza, tanto che varî individui da essa

derivanti, chiamati in Sardegna, furono Giudici o governatori della

Gallura e di Arborea. Ma a parte i diritti dei suoi conti, su Capraja

dominarono soprattutto i Pistojesi i quali nelle fiere lotte delle

fazioni, tennero costantemente ben munito quel forte castello che poteva

considerarsi come una vedetta, come una minaccia permanente a danno dei

luoghi dell'opposta riva del fiume facenti parte del contado fiorentino.

Ciò che dette ragione ai Fiorentini di edificare proprio di fronte a

Capraja, per paralizzarne l'azione, il forte castello di Montelupo.

[Illustrazione: CIBORIO DEL XV SECOLO. NELLA PIEVE DI S. IPPOLITO

PRESSO MONTELUPO.]

A Capraja, se ne togli il pittoresco aspetto della sua giacitura, nulla

attrae l'attenzione del visitatore. Nella sua pieve nessun oggetto

d'importanza, della sua rocca restano appena poche tracce

insignificanti; e dei suoi fabbricati parte sulla piaggia del monte,

parte arrampicati sulla ripida pendice o sorgenti sul piano, nessuno

presenta un interesse architettonico.

Qualche fornace che sorge sulla riva dell'Arno, coi suoi prodotti d'uso

comune e con artistiche riproduzioni, fa oggi la concorrenza a

Montelupo, quasi ad evocare il ricordo delle vecchie gare che spingevano

l'un contro l'altro gli abitanti dei due castelli, mentre ora non si

tratta che di pacifiche concorrenze industriali.

Al di là di Montelupo, oltrepassato il fiume Pesa, sorge l'Ambrogiana,

grandioso edifizio dominato da torri che sorgono su ciascuno dei suoi

quattro angoli. Fu in origine un palazzo di campagna della famiglia

Ambrogi, donde le venne il nomignolo di Ambrogiana; poi fu degli

Ardinghelli e successivamente passò fra i domini della corte Medicea.

Non fu mai un vero e proprio luogo di villeggiatura della suntuosa

famiglia toscana, ma una semplice stazione, un luogo dove facevano sosta

i Granduchi e i Principi, allorchè nelle loro pesanti e sfarzose

carrozze viaggiavano fra Firenze, Pisa e Livorno. Nelle ampie sale

terrene sedevano a mensa o riposavano i regali personaggi quando, per

romper la monotonia della lunga gita o per sfuggire alle burrasche od

alla sferza del sole, trovavano qui un comodo asilo, mentre le vaste

scuderie accoglievano le grandiose carrozze e il gallonato personale di

servizio.

[Illustrazione: MONTELUPO--CASTELLO DELL'AMBROGIANA.

(Fot. I. I. d'Arti Grafiche).]

Ma l'Ambrogiana non ebbe ne' tempi moderni il vanto di ricordare il

fasto dei secoli passati, perchè, abbandonata dagli ospiti illustri,

servì prima di carcere femminile, poi fu destinata modernamente ad

accogliere, come manicomio penale, una falange di degenerati e di

furfanti.

[Illustrazione: VILLA DELL'AMBROGIANA (DA UNA STAMPA DELLO ZOCCHI).

(Fot. I. I. d'Arti Grafiche).]

[Illustrazione: CASTELLO DI MONTE GUFONI IN VAL DI PESA

(DA UNA STAMPA DELLO ZOCCHI). (Fot. I. I. d'Arti Grafiche).]

Oltrepassati i due poggi di Montelupo e di Capraja, la valle dell'Arno

si allarga {058} nuovamente per formare la vasta pianura empolese, ai

lati della quale fanno ala le dolci e fiorenti colline e le alte

poggiate.

Sulla destra, il Montalbano inalza la sua vetta maestosa che domina il

Valdarno e la pianura pistojese. Su quella vetta un delizioso casino

offre un comodo rifugio e serve di luogo d'osservazione per godere il

panorama infinito che da ogni lato attorno ad esso si distende. Di lassù

l'occhio si posa su Firenze mollemente assisa fra la deliziosa corona

dei suoi colli, si spinge fino alle vette eccelse e nevose

dell'Apennino, dopo esser passato sui caseggiati delle città di Prato e

di Pistoja; dall'opposto lato la visuale va fino ai monti di Volterra ed

al lontano Monte Amiata, per giungere, seguendo il corso dell'Arno, fino

al mare, che nei lieti tramonti estivi scintilla come un'aurea lastra,

come una linea di fuoco.

[Illustrazione: CHIESA DI S. GIUSTO SUL MONTE ALBANO.]

Sulle cime del Montalbano spiccano colle loro masse brune la torre di

Sant'Allucio che la tradizione addita come rifugio solingo di quel

romito errabondo, le rovine maestose della chiesa di S. Giusto, un

edifizio del X secolo, che fu per pochi secoli asilo di solitari monaci

e la vecchia badia benedettina di San Baronto, dove su prati

verdeggianti si festeggia annualmente, coi canti, colle danze campestri

e coi giocondi ritrovi, la venuta del maggio fiorito e ricreante.

Dalle balze di Montalbano si stacca la lunga linea di basse colline, che

popolate di paesi, di villaggi e di case fanno argine dal lato di

tramontana alla pianura solcata dall'Arno.

[Illustrazione: CHIESA DI S. GIUSTO SUL MONTE ALBANO.]

Sulla quieta riva del fiume è Limite, un villaggio popoloso che per la

sua felice giacitura, per la prosperità del commercio ha modernamente

tolto al vecchio castello di Capraja il diritto d'esser sede dell'antico

comune. Limite possiede una specialità degna di nota. Posto sulla sponda

di un fiume che non è quasi mai navigabile, esso ha un cantiere navale,

antico e riputatissimo, che vara annualmente dei piccoli bastimenti

costruiti con tutte le regole e con tutte le forme prescritte dalla

scienza marinaresca!

Sulla sinistra sponda dell'Arno altre colline, che formano l'estreme

pendici di un contrafforte che divide le due valli della Pesa e

dell'Elsa, inalzano il loro pittoresco profilo. Più alta di tutte le

altre è quella di Monte Castello, dove una villa signorile occupa il

luogo di una rocca fortissima che da otto secoli appartiene alla celebre

famiglia fiorentina de' Frescobaldi.

Giù nel piano poi, fra Montelupo ed Empoli, si succedono lungo la via

Pisana borghi e casali popolosi.

[Illustrazione: PONTORME PRESSO EMPOLI--VIA JACOPO CARRUCCI.

(Fot. I. I. d'Arti Grafiche).]

Primo: la Torre che prende nome dalla torre di un vecchio e ben difeso

mulino sull'Arno, poi Fibbiana che ha nella sua chiesa una statua di S.

Rocco di Giovanni Della Robbia, quindi Cortenova dove la chiesa di S.

Maria conserva una Annunciazione dipinta a fresco dai Gaddi e finalmente

Pontorme. Il torrente Orme che scende dai poggi di Montespertoli ed il

ponte turrito che un giorno lo attraversava, dettero il nome e lo stemma

al castello ed al comune, riuniti più tardi a quello di Empoli.

[Illustrazione: FIRENZE--PALAZZO VECCHIO--ESPUGNAZIONE DEL CASTELLO

D'EMPOLI (AFFRESCO DEL VASARI). (Fot. Alinari).]

Il castello di Pontorme, ai ricordi della sua storia interessante fin

dai tempi della dominazione feudale e soprattutto nelle vicende delle

lotte fra le repubbliche toscane, unisce il vanto di essere stato culla

di un geniale artista del XVI secolo, Jacopo Carrucci, che dal nome del

loco natìo volle chiamarsi il Pontormo. A lui appartengono due tavole

rappresentanti S. Giovanni Evangelista e S. Michele Arcangelo che

adornano un altare della chiesa principale del vecchio castello, S.

Michele Arcangelo, chiesa che conserva pure un dipinto ritenuto del

Cardi da Cigoli, un altro del Macchietti e un caratteristico fonte

battesimale del XIV secolo collo stemma del Comune.

Pontorme, che non possiede più nè il suo ponte turrito, nè le sue torri,

nè le mura, distrutte da una piena dell'Orme, è oggi un popoloso e

industrioso sobborgo della vicina terra di Empoli.

[Illustrazione: EMPOLI--FACCIATA DELLA COLLEGIATA DI S. ANDREA.

(Fot. Alinari).]

EMPOLI.

Vi fu un tempo nel quale Empoli fu il centro commerciale più importante

di tutto il contado fiorentino. Posta nel mezzo della Toscana, dove

convergono gli stradali che la valle dell'Arno mettono in comunicazione

colle contrade più popolose e più ricche della nostra regione,

circondata da campagne feracissime e da luoghi popolosi, la terra

d'Empoli fu come una grande stazione, un immenso deposito di tutti i

prodotti del suolo, di tutte le merci che servivano ai bisogni di una

gran parte della città e dei paesi di Toscana. Forse da questa sua

qualità di _emporio_ di commercio, fiorentissimo fino dall'epoca lontana

de' feudi imperiali ne' quali era qui un notissimo _mercatale_, deve

rintracciarsi l'origine del nome di Empoli.

[Illustrazione: EMPOLI--GALLERIA DELLA COLLEGIATA--DOSSALE

D'ALTARE DEL XV SECOLO. (Fot. Alinari.)]

La sua storia sarebbe lunga e difficile a riassumersi, perchè si

connette agli avvenimenti più importanti della storia generale della

regione nostra.

[Illustrazione: EMPOLI--GALLERIA DELLA COLLEGIATA--DOSSALE D'ALTARE.

(Fot. Alinari).]

Certo fu qui un vico e forse di un certo interesse, anche ne' tempi

Romani, a giudicarlo dai molti frammenti di marmoree decorazioni scavati

nel suolo rialzato dalle alluvioni dell'Arno ed impiegati anche nella

costruzione della facciata della pieve, una delle più antiche e più

famose di Toscana. E fu dinanzi a questa pieve {065} quel mercatale

ricordato fin da' tempi in cui, protetti dall'autorità imperiale,

dominavano sui luoghi vicini i Conti Guidi, i Conti Cadolingi ed i Conti

di Capraja, mentre attorno ad essa, lungo la grande strada Pisana, si

formava un popoloso borgo che fu il primo nucleo del nascente castello.

[Illustrazione: EMPOLI--GALLERIA DELLA COLLEGIATA--ANGELI DIPINTI

DAL BOTTICINI, NEL DOSSALE D'ALTARE. (Fot. Alinari).]

Liberata con pertinaci ed ardite intromissioni, colla forza delle armi e

coi trattati, questa plaga del Valdarno dalla prepotenza audace dei

signorotti, la Repubblica di Firenze dedicò ogni sua cura a dar largo

sviluppo a questo luogo che doveva esser per lei e per il suo commercio

centro di prosperità e di forza, e dopo averlo munito di mura gagliarde,

di torrioni e di fossati, dette forma e regolarità all'interno

fabbricato, traendo dall'esempio delle antiche colonie Romane quel tipo

regolare, adottato successivamente nella costruzione di tutti i castelli

del contado fiorentino.

Lotte, assedî, scorrerie, invasioni, saccheggi non mancano di essere

registrati nella storia del castello di Empoli, il quale, come fu

oggetto di grandi premure per parte dei Fiorentini, così fu

costantemente mèta delle ambizioni e dei desiderî delle altre

repubbliche rivali e di quella di Pisa in ispecie.

[Illustrazione: EMPOLI--GALLERIA DELLA COLLEGIATA--LORENZO

MONACO: MADONNA E SANTI. (Fot. I. I. d'Arti Grafiche).]

De' molti avvenimenti che alla storia empolese si riferiscono, due

specialmente meritano d'esser rammentati: il celebre consiglio che i

Ghibellini vittoriosi a Montaperti tennero qui nel 1260 e nel quale

sarebbe stata inesorabilmente deliberata la totale distruzione di

Firenze, se Farinata degli Uberti con nobile e fiera arditezza non

avesse difesa la patria _a viso aperto_; l'altro la espugnazione del

castello per parte delle truppe mercenarie che muovevano ai danni di

Firenze, avvenuta il 29 maggio del 1530, più che per valore di nemici o

per impotenza degli assediati, per debolezza e forse per tradimento di

due degeneri cittadini di Firenze.

La caduta d'Empoli, che il Guicciardini chiamò il granajo della

Repubblica di Firenze, fu il colpo più fatale per la minacciata città,

la quale, stretta da ogni parte, impotente a rifornirsi di vettovaglie,

dovette cedere e rinunziare per sempre alla sua gloriosa libertà.

[Illustrazione: EMPOLI--GALLERIA DELLA COLLEGIATA--ANNUNCIAZIONE,

ATTRIBUITA AL BOTTICINI. (Fot. Alinari).]

Empoli non è oggi meno importante di quel che fosse in antico per il suo

movimento commerciale, per numero di abitanti, per le industrie che vi

prosperano, e si potrebbe annoverare fra le città considerevoli della

Toscana, se qualche decreto degli antichi sovrani le avesse concesso

questo titolo in luogo di quello precedentemente assegnatole di _terra

nobile_.

[Illustrazione: EMPOLI--GALLERIA DELLA COLLEGIATA--S. BIAGIO.

(Fot. Alinari).]

Ben fabbricata, ricca di chiese e di palazzi che sorgono sulle vaste e

decorose piazze e lungo le vie ampie e dritte, Empoli va di continuo

allargando il suo caseggiato, tanto dalla parte della ferrovia, quanto

da quella dell'Arno, dove sono sorti nuovi ed eleganti quartieri, resi

più gai da vaghi giardini e da ombrosi viali.

[Illustrazione: BOTTICINI (?): SETTE ANGELI CHE SUONANO.

(Fot. Alinari).]

[Illustrazione: EMPOLI--GALLERIA DELLA COLLEGIATA.

MINO DA FIESOLE: LA MADONNA COL FIGLIO. (Fot. Alinari).]

Degli edifizi empolesi il più importante è la chiesa collegiata di S.

Andrea che gli storici fanno risalire al V secolo e che nel corso degli

anni subì innumerevoli trasformazioni, suggerite dallo svolgersi del

gusto e del sentimento artistico. La parte più antica dell'edificio è la

sezione inferiore della facciata, incrostata di marmi bianchi e neri

disposti in forma identica a quella di altre chiese di Firenze e del suo

{070} territorio, come S. Salvatore del Vescovo, S. Miniato al Monte, la

Badia Fiesolana. Una iscrizione incisa nel fregio superiore, determina

l'epoca della costruzione, l'anno 1093. L'interno, che doveva essere

d'aspetto grandioso e solenne, diviso in tre navate coperte da tettoje a

cavalletti, fu ridotto nel secolo XVIII allo stato presente

dall'architetto Ruggeri, il quale volle pur completare la facciata

deturpandola con una goffa imitazione delle parti originarie. Della

primitiva struttura del tempio non restano che poche tracce. Ciò che

sussiste e che dà al monumentale edifizio un'altissima importanza è la

ricchezza non comune delle opere d'arte che adornano la chiesa e che

costituiscono il ricco corredo di una Pinacoteca, modernamente raccolta

ed ordinata nell'ampia cappella di S. Sebastiano ed in altri locali

attigui.

[Illustrazione: EMPOLI--GALLERIA DELLA COLLEGIATA--DELLA

ROBBIA: DOSSALE D'ALTARE CON LA VERGINE E SANTI. (Fot. Alinari).]

Tanta dovizia ci costringe, data l'indole di questa illustrazione, ad un

fugace e semplice accenno delle opere più rilevanti.

[Illustrazione: EMPOLI--GALLERIA DELLA COLLEGIATA--DELLA

ROBBIA: DOSSALE D'ALTARE CON S. ANSELMO E SANTI. (Fot. Alinari).]

[Illustrazione: EMPOLI--GALLERIA DELLA COLLEGIATA--DELLA

ROBBIA: MADONNA COL FIGLIO. (Fot. Alinari).]

Principale adornamento della Galleria Empolese, costituita fin dal 1859,

è il dossale d'altare che accoglie nella nicchia centrale la vaghissima

statua di S. Sebastiano, squisitamente scolpita da Antonio Rossellino e

che è posta in mezzo a due tavole con angeli dipinti da Francesco di

Giovanni Botticini. Delicatissime sono le storiette del gradino, mentre

le decorazioni ornamentali in legno, di una eleganza e di un gusto

delicato, sono opera del legnajuolo fiorentino Cecco Bravo. Un altro

dossale è pure di grande interesse: lo scolpì lo stesso intagliatore

valentissimo e le due tavole nelle quali sono effigiati S. Andrea

Apostolo e S. Giovanni Battista sono dello stesso Botticini, uno dei più

fedeli e valenti discepoli del Verrocchio. Di quest'opera egli ebbe

commissione nel 1484; ma la morte lo colpì prima d'averla compiuta,

talchè il lavoro dovette esser finito dal figlio di lui Raffaello, pur

esso artefice di alto ingegno. Lorenzo Monaco degli Angeli è

rappresentato in {074} questa raccolta dall'ancona nella quale si vede

la Vergine col bambino Gesù seduta fra i santi Pietro, Giovanni

Battista, Domenico e Antonio Abate, e fors'anche nel trittico

proveniente dalla Pieve di Monterappoli e in due altri laterali di

trittico. Oggetto di vive discussioni fra i critici è stata la tavola

raffigurante l'Annunciazione, nella quale a taluni sembra veder la mano

di Filippino Lippi, ad altri quella dello stesso Botticini; al quale si

attribuisce pure una tavoletta con varî angeli danzanti deturpata da

barbarici restauri. Altre opere di pittura si additano come cose di

Bicci di Lorenzo, di Pier Francesco fiorentino, di Lorenzo di Credi, di

Fra Bartolommeo. Varî dipinti sono fra le opere certe di due pittori,

diremo così locali, l'Empoli ed il Cigoli. Copiosa è poi la raccolta di

tavole della maniera giottesca, tantochè si potrebbe dire che la piccola

Pinacoteca di Empoli, nei dipinti che la costituiscono, riassume

rapidamente lo svolgimento dell'arte fiorentina dal XIV al XVII secolo.

[Illustrazione: EMPOLI. BATTISTERO. MASOLINO DA PANICALE: PIETÀ.

(Fot. Alinari).]

[Illustrazione: EMPOLI--GALLERIA DELLA COLLEGIATA--PILA.

(Fot. Alinari).]

Notevoli sono pure diversi lavori di scultura e di plastica. Una Madonna

col bambino, gentile lavoro di schiacciato rilievo, è, non senza

ragione, attribuita a Mino: di terrecotte invetriate, oltre al gruppo

della Vergine col bambino Gesù che stava già all'esterno del Palazzo

Pretorio e che fu perciò vandalicamente deturpato, è da attribuirsi ad

Andrea Della Robbia anche un tondo colla mezza figura dell'Eterno Padre.

Dei tre dossali d'altare con altorilievi in terracotta colorita, senza

invetriate, provenienti dalla chiesa di S. Maria a Ripa, due presentano

qualità che li farebbero ragionevolmente attribuire alla maniera di

Giovanni Della Robbia. Generalmente però, si davano come lavori di

Giovanni Gonnelli detto il Cieco da Gambassi, mentre per uno solo vi

sarebbero caratteri approssimativi per giustificare cotesta

attribuzione. Del resto è abbastanza noto che in altri tempi, come si

davano per cose di Luca Della Robbia tutti i lavori di terracotta

invetriata, così si battezzavano col nome del Cieco da Gambassi tutte le

terrecotte colorite e mancanti d'invetriato; naturalmente, più tardi, la

critica ha pensato a metter le cose a posto.

[Illustrazione: EMPOLI--CAPPELLA DELLA MISERICORDIA IN

S. STEFANO--BERNARDO ROSSELLINO: L'ANNUNCIAZIONE. (Fot. Alinari).]

La chiesa di S. Andrea, per quanto spogliata a profitto della

Pinacoteca, non è restata del tutto priva di opere d'arte; una tavoletta

fa pensare a Cimabue; vi sono dei frammenti di affreschi giotteschi, un

dipinto del Ligozzi, una piletta della maniera di Donato Benti, un

caratteristico leggìo di bronzo, mentre nella cappella del Battistero

l'attenzione del visitatore è attratta dall'affresco murale che la

critica giudica unanimemente come opera di Masolino da Panicale, da due

statue di legno colorite del XV secolo e dall'elegante e originale fonte

battesimale che si vuole della scuola di Michelozzo.

[Illustrazione: EMPOLI--CHIESA ALLA MADONNA DEL POZZO O DI FUORI.

(Fot. Alinari).]

La chiesa di S. Andrea a Empoli ha un bel campanile di stile ogivale del

XV secolo, quel campanile dal quale, seguendo uno strano e ridicolo uso,

si faceva annualmente «volare» sulla sottostante piazza--abbandonandolo

lungo una corda tesa, in declivio--un povero somaro nobilitato

dall'appendice di due ali dorate.

Dopo la Collegiata, l'altra chiesa più importante di Empoli è quella di

S. Agostino, già di S. Stefano, che serba tracce della sua struttura del

XIV secolo. In essa pure sono degne di nota alcune opere d'arte: la

tavoletta di S. Niccolò da Tolentino del Bicci, una lunetta colla

Vergine, il bambino e due angioli di Masolino, e, pregevoli soprattutto

come esempi geniali d'arte decorativa, gli ornamenti di legname

intagliato e dorato di due altari del XVII secolo.

[Illustrazione: EMPOLI--PORTA PISANA.

(Fot. I. I. d'Arti Grafiche).]

La Cappella dell'Annunziata, oggi sede dell'Arciconfraternita della

Misericordia, ha sull'altare le due figure in marmo di tutto rilievo

dell'Annunciazione, scolpite da Bernardo Rossellino.

Più moderna è la chiesa della Madonna del Pozzo o di fuori, ridotta alla

forma presente nel 1621 dal _Fracassa_, architetto empolese, il quale

seppe darle un aspetto gajo, armonioso e correttissimo di forme.

Porta Pisana, celebre pei ricordi dell'assedio, trasformata da Cosimo I

de' Medici per ragioni di difesa, il palazzo Martelli dove vuolsi che si

adunasse il celebre consiglio dei Ghibellini dopo Montaperti e che ha la

facciata adorna di affreschi della fine del XVI secolo, i resti della

Rocca, incorporati nella fabbrica dello Spedale, la grandiosa fontana

scolpita dal Giovannozzi, sono le altre cose che attraggono l'attenzione

di chi visita questa terra che ai ricordi gloriosi della sua storia

accoppia le eleganti e gaje manifestazioni della vita moderna.

[Illustrazione: EMPOLI--BATTISTERO--PARTICOLARE DEL FONTE

BATTESIMALE. (Fot. Alinari).]

III.

DA EMPOLI A PONTEDERA.

Empoli giace in mezzo ad uno dei tratti più ampi ed aperti del Valdarno

Inferiore. Appoggiata da un lato all'argine dell'Arno, ha

tutt'all'intorno un estesissimo raggio di pianura. Le colline che

corrono parallele al corso del maggior fiume toscano par che in questo

punto si siano tratte indietro per costituire come un contr'argine o,

meglio ancora, un immenso anfiteatro. All'estremità di questo anfiteatro

s'inalzano come tante vedette, Montalbano e il Monte Pisano da un lato,

Monte Castello e il poggio di San Miniato dall'altro.

[Illustrazione: EMPOLI--CHIESA DI S. MARIA A RIPA--DELLA

ROBBIA: S. LUCIA. (Fot. Alinari).]

Sulla linea delle basse colline, ogni prominenza è occupata da un grosso

paese, da un castello, da un villaggio. Sulla destra del fiume, Vinci,

Vitolini, Lamporecchio, Larciano, Cerretoguidi, Petrojo, Fucecchio, S.

Maria a Monte, Montecalvoli, Montecchio; sulla sinistra, Samontana, il

Cotone, Monterappoli, la Bastia, San Miniato, Cigoli, Montopoli, Marti.

A tramontana par che la linea di colline si sia abbassata per permetter

la vista de' poggi leggiadri della Valdinievole, sui quali si adagiano

Monte Vettolini, Monsummano alto, Montecatini, Massa, Cozzile, Colle,

Stignano, Buggiano, Uzzano. E dietro a questa doppia barriera di colli,

inalzano le maestose e frastagliate vette gli Apennini Pistojesi, i

monti di Lucca e lontano lontano i picchi delle Alpi Apuane

biancheggianti, ora per i marmi che spuntano da' fianchi squarciati

dalle mine, or per le nevi che vi si addensano sfidando la potenza del

sole estivo.

Nei piani feraci per i rigogliosi vigneti e per gli orti fecondi, sono

di tanto in tanto densi aggruppamenti di case dai quali spiccano le

vette aguzze dei campanili delle chiese di antica origine, deturpate

tutte, più o meno, dalla meschina manìa di modernità, ma quasi tutte

rallegrate dal fascino di qualche prodotto del genio artistico,

prodigiosamente sfuggito all'avidità ed all'incuria.

[Illustrazione: EMPOLI--CHIESA DI S. MARIA A RIPA--LA VERGINE

IN GLORIA, DI GIOV. ANT. SOGLIANI. (Fot. Alinari).]

_S. Maria a Ripa_, un antico convento francescano sorto per la

munificenza degli Adimari di Firenze presso al luogo dove fu il borgo di

Empoli Vecchio, ebbe un giorno ricchezza straordinaria di opere di

plastica soprattutto; e alla soppressione delle corporazioni religiose,

molte di esse andarono ad accrescere la nascente pinacoteca della

Collegiata d'Empoli. Però altre ne rimasero che valgono a conservare

tuttora alla graziosa chiesa una importanza artistica non comune. Basta

ricordare la statua di S. Lucia, una delle figure più realistiche, più

animate che siano state immaginate da Giovanni Della Robbia, un

bassorilievo robbiano attribuito al Cieco da Gambassi, una tavola della

maniera di Fra Bartolommeo rappresentante l'Assunzione ed i Santi Marco

e Bartolommeo e diverse vetrate dipinte del XV secolo. Nell'annessa

compagnia, è una bella Concezione copiata da un quadro del Vasari con lo

stesso soggetto, del Chimenti detto l'Empoli.

[Illustrazione: EMPOLI--CHIESA DI S. MARIA A RIPA--LA CONCEZIONE,

DEL CHIMENTI. (Fot. Alinari).]

Altre opere d'arte si osservano in diverse chiese vicine: ad _Avane_ una

Madonna col bambino della maniera di Andrea del Sarto, a _Riottoli_ un

ciborio dei Della Robbia, a _Pagnana_ una tavoletta di Agnolo Gaddi, a

_Marcignana_ una croce giottesca ed una grandiosa ghirlanda robbiana.

Il Valdarno da Firenze al mare · 第 3 / 6 段