Ed egli chinò il capo riverente, come davanti ad uno che gli parlasse.
Intanto sulla sommità del poggio il lavoro continuava. Una guardia
tolse le vesti al Nazareno, dimodochè rimase nudo al cospetto
dei milioni di spettatori assiepati sul Golgota. I segni della
flagellazione che aveva ricevuto quella mattina rosseggiavano
sanguigni sulla sua schiena; nondimeno fu brutalmente gettato a terra
e disteso sulla croce, e le braccia aperte sulla sbarra trasversale;
i chiodi erano acuti, e in pochi colpi furono cacciati attraverso le
scarne palme; quindi gli alzarono le ginocchia fin che le piante dei
piedi riposavano sull'albero della croce, indi sovrapposero un piede
all'altro, e con un chiodo li fissarono entrambi al legno. Il sordo
rumore dei martelli si udiva a grande distanza, in quel terribile
silenzio, e anche coloro che non l'intesero ma vedevano il martello
sollevarsi e cadere, ebbero un brivido di paura. E con tutto ciò non
un grido, non un lamento, non una parola d'ira o di dolore sfuggì al
paziente; nulla per cui un nemico potesse beffeggiarlo, nulla che un
suo fedele potesse rimpiangere.
— «Da che parte vuoi che lo si rivolga?» — chiese un soldato
bruscamente. — «Verso il Tempio» — rispose il pontefice. — «Ch'egli
veda morendo la santa casa che egli ha voluto profanare.» —
Gli operai sollevarono la croce e la portarono di peso sul luogo dove
doveva esser piantata. Ad un cenno del pontefice, la lasciarono cadere
nella buca; e il corpo del Nazareno cadde anch'egli pesantemente, e
rimase appeso alle mani sanguinanti. Ma neppure allora gli sfuggì un
grido, solo la frase sublime:
— «Padre, perdona ad essi, perchè non sanno quello che fanno.» —
La croce, innalzata sopra tutti gli altri oggetti vicini, risaltava
nera contro lo sfondo del cielo, e al suo apparire fu accolta con un
urlo di gioia selvaggia. Tutti quelli che potevano vedere e leggere
l'inscrizione sull'asse, sopra il capo del Nazareno, la ripetevano ad
alta voce, e passando di bocca in bocca fino agli estremi confini della
folla, tosto, tutta l'aria risuonò del grido beffardo e fatidico — «Re
degli Ebrei! Salve, Re degli Ebrei!» —
Il pontefice, con più fine intuito, comprese quale significato si
sarebbe potuto dare all'iscrizione, e protestò affinchè la levassero,
ma invano. Così il Re, col titolo che gli era dovuto, guardò con gli
occhi moribondi la città dei suoi padri, tranquillamente stesa ai suoi
piedi, essa — che con tanta ignominia lo aveva cacciato e rinnegato.
Il sole era già alto in cielo, e i suoi raggi ardenti tingevano d'oro
le sommità delle colline, e di porpora le vette delle montagne lontane.
Nella città, i templi, i palazzi, le torri, le guglie ed i pinnacoli
sembravano sollevarsi orgogliosamente verso il cielo, consci del loro
splendore e della loro inarrivabile magnificenza. Improvvisamente
un leggiero velo sembrò scendere dall'alto e avviluppare la terra,
dapprima come un impercettibile svanire del giorno, indi come un
crepuscolo precoce; poi si fece più denso e cominciò ad attirare
l'attenzione degli spettatori, sì che tacquero le grida e si spensero
le risa, e gli uomini, dubitando dei loro sensi, si fissavano in viso
l'un l'altro; poi guardarono di nuovo il sole, poi le montagne che
sembravano allontanarsi, e il cielo che l'ombra cominciava a coprire,
poi la collina dove si svolgeva il triste dramma. Dall'uno all'altro
oggetto si volgevano i loro sguardi, attoniti, pieni di una ignota
paura.
— «Non è che un po' di nebbia, o una nube passeggiera» — disse
Simonide, cercando di calmare Ester, che s'era spaventata. — «Passerà
quanto prima.» —
Ben Hur la pensava diversamente.
— «Non è nebbia, nè una nuvola» — egli disse. — «Gli spiriti dell'aria,
i santi ed i profeti, cercano di nascondere l'obbrobrio di questa
scena. Io ti dico, o Simonide, che com'è vero che esiste Dio, quello
che pende colà è il figlio di Dio.» —
E mentre Simonide rifletteva, stupito, sopra quelle parole, Ben Hur
si avvicinò a Balthasar, inginocchiato lì presso, e gli pose una mano
sulla spalla.
— «O saggio Egiziano, ascolta! Tu solo avevi ragione! Il Nazareno è
davvero il Figlio di Dio.» —
Balthasar rispose con voce fioca: — «Io lo vidi tenero fanciullo nella
greppia; non è strano ch'io l'abbia riconosciuto prima di te. Ma perchè
doveva io vedere questo giorno? Oh se fossi morto come i miei compagni!
Felice Melchiorre! Felice Gaspare!» —
— «Ti conforta!» — disse Ben Hur. — «Senza dubbio anch'essi sono
qui.» —
L'oscurità si faceva d'istante in istante più fitta, senza che perciò
il lavoro sul poggio venisse interrotto. Uno dopo l'altro, i due ladri
vennero inchiodati sulle loro croci, e queste infisse nel terreno.
Quindi la guardia si ritirò, e il popolo, come un'onda che salga e
converga da tutte le parti, si spinse fin sotto le croci. Risa di
scherno e motteggi beffardi salivano contro il Nazareno.
— «Ah, ah! Salvati, se sei Re degli Ebrei!» — gridò un soldato.
— «Sì» — disse un sacerdote — «se egli discenderà ora, noi gli
crederemo.» —
Altri crollarono il capo sapientemente, dicendo: — «Egli potrebbe
distruggete il Tempio e riedificarlo in tre giorni, ma non può salvar
sè stesso.» —
Nessuno ha mai saputo valutare l'oscura potenza del pregiudizio. Il
Nazareno non aveva mai fatto male al popolo, anzi lo aveva aiutato in
più d'un caso; molti lo vedevano allora per la prima volta, eppure,
strana contraddizione! lo colmavano di insulti e di maledizioni, e
compiangevano invece i due ladri.
Le tenebre, che scendevano sempre più dense, spaventarono Ester, come
atterrivano le altre migliaia di spettatori, più coraggiosi e più forti
di lei.
— «Andiamo a casa» — essa supplicò due, tre, volte. — «Questa è la
minaccia di Dio, padre. Chi sa che terribili cose potranno accadere? Io
ho paura.» —
Simonide era ostinato. Parlava poco, ma appariva assai agitato.
Osservando che sulla fine della prima ora la calca intorno alle croci
era alquanto diminuita, suggerì che la comitiva si avvicinasse alla
sommità. Ben Hur offrì il braccio a Balthasar, ma l'Egiziano compì
la salita senza difficoltà. Dalla loro nuova posizione, il Nazareno
non era chiaramente visibile, scorgendosi solo un'indistinta figura
sospesa. Ma lo potevano udire, udivano i suoi sospiri che rivelavano un
esaurimento maggiore che non quello dei suoi compagni, i quali di tanto
in tanto riempivano l'aria di lunghi gemiti ed urli.
La second'ora passò come la prima. Per il Nazareno furono ore di
contumelie, di provocazione e di lenta morte. Egli non parlò che una
sola volta in questo intervallo. Alcune donne vennero ad inginocchiarsi
ai piedi della sua croce. Fra di esse egli riconobbe sua madre in
compagnia del proprio discepolo favorito.
— «Donna,» — egli disse alzando il capo — «guarda tuo figlio!» — E al
discepolo: — «Guarda tua madre!» —
Giunse la terza ora e ancora il popolo s'assiepava intorno al colle,
attratto da una forza misteriosa. Ma era più tranquillo ora; solo
ad intervalli si udiva nell'oscurità qualche grido. Avvicinandosi al
Nazareno passavano in silenzio, e in silenzio lo fissavano negli occhi.
Questo cambiamento s'era esteso anche alle guardie, che solo poco tempo
prima avevano giuocato a sorte le vesti del crocifisso; soldati ed
ufficiali stavano ora in un piccolo gruppo in disparte, vigili più di
quell'uno condannato, che non di tutta la moltitudine; se un sospiro
gli sfuggiva dalle labbra, se in un parossismo di dolore, moveva la
testa, erano subito all'erta. Più meraviglioso di tutti era il mutato
portamento del Primo Sacerdote e del suo seguito, i dottori che lo
avevano assistito nel giudizio notturno ed erano stati i più zelanti
persecutori della vittima. Quando cadde l'oscurità, cominciarono a
smarrirsi d'animo. V'erano fra essi alcuni, profondamente versati
in astronomia e famigliari coi fenomeni celesti in quei tempi così
terribili alle masse; gran parte della loro scienza era ad essi discesa
dai loro padri remoti, vissuti prima ancora della Cattività, e nel
servizio del Tempio avevano avuto spesso occasione di applicarla.
Questi, quando il sole cominciò a spegnersi e le montagne ed i colli si
dileguarono alla vista, si raccolsero in gruppo intorno al Pontefice,
discutendo sul fenomeno. — «La luna è piena,» — dicevano — «e questa
non può essere un eclissi.» — Poi, non potendo nessuno rispondere
alla domanda che tutti li agitava, non riuscendo nessuno a spiegare
la crescente oscurità, nel secreto dei loro cuori cominciarono a
connetterla col Nazareno, e un grande terrore li prese. Rannicchiati
dietro ai soldati, intenti ad ogni movimento e spiando ogni parola
del Nazareno, dicevano a bassa voce: — «Quell'uomo potrebbe essere il
Messia, e allora...» —
Nel frattempo, Ben Hur, cui quel nuovo sentimento di pace non aveva
abbandonato, pregava a che la fine si accelerasse. Egli comprendeva lo
stato d'animo di Simonide, in cui la fede lottava col dubbio; vedeva la
grande fronte corrugata nello sforzo del pensiero, lo vedeva gettare
sguardi interrogativi al sole, come se cercasse la ragione di quelle
tenebre. E neppure gli sfuggiva la sollecitudine con cui Ester lo
guardava, cercando di soffocare i suoi timori per accondiscendere ai
desideri del padre.
— «Non aver paura» — diceva Simonide a lei, — «ma sta attenta con me.
Tu potrai vivere due volte la durata della mia vita, ma tu non vedrai
mai una meraviglia maggiore. Fermiamoci sino alla fine, forse verranno
altre rivelazioni.» —
Quando la terza ora era trascorsa a metà, alcuni uomini, miserabili
della più bassa specie, abitatori delle tombe fuori della città,
vennero a piantarsi davanti alla croce centrale.
— «Eccolo» — disse uno — «ecco il nuovo Re degli Ebrei.» —