CAPITOLO X.

Quando la comitiva — Balthasar, Simonide, Ben Hur, Ester e i due fedeli

Galilei — giunse sul luogo della crocifissione, Ben Hur ne era alla

testa e la guidava. Come aveva potuto farsi strada attraverso la densa

calca del popolo agitato, egli non seppe mai; e neppure seppe quale

strada avesse seguito. Camminava in uno stato di completa incoscienza,

senza vedere, senza udire, senza un pensiero per ciò che avveniva

intorno a lui, senza la minima traccia di un proposito nella sua mente.

Un fanciullo non avrebbe potuto fare di meno per impedire il terribile

delitto a cui egli doveva assistere. Le intenzioni di Dio ci sono

sempre oscure e spesso incomprensibili, e tali sono i mezzi con cui

sono messi in attuazione.

Ben Hur si arrestò; coloro che lo seguivano fecero lo stesso. Come

si alza il sipario davanti agli spettatori, così la malìa di quel

dormiveglia lo abbandonò, ed egli riebbe la chiara percezione delle

cose.

Sulla sommità della collina, arrotondata come un teschio, era uno

spazio aperto, arido, polveroso, senza traccia di vegetazione. Limitava

questa radura una fitta siepe umana, urtata di dietro da una folla

tumultuante e curiosa. Una schiera di soldati Romani, disposti in

quadrato, teneva a distanza questo muro esterno. Un centurione vegliava

sui soldati.

Contro a questo muro rigido Ben Hur era stato sospinto, ed ora sostava,

col viso rivolto ad occidente. Quella collina era il Golgota degli

antichi Caldei, Calvario in latino e in italiano.

Il suo pendìo, con tutti gli avallamenti e tutte le sporgenze del suolo

presentavano uno strano spettacolo. Dovunque Ben Hur girava gli occhi,

non un palmo di terra, non una roccia, non un filo d'erba, ma solo un

mare sterminato di visi umani. Erano i volti di tre milioni d'uomini,

e tre milioni di cuori battevano nei loro petti. Ogni occhio era

rivolto con appassionato interessamento verso la scena che si svolgeva

sulla collina. Indifferenti, quanto ai ladri, tutti erano intenti alla

figura del Nazareno, oggetto di odio, di paura e di curiosità. — Egli

che tutti li abbracciava col suo affetto e che stava per morire per

essi. —

Lo spettacolo di una grande assemblea di persone ha lo stesso fascino

straordinario che esercita su di noi il mare agitato; ma Ben Hur

degnò la folla di un solo sguardo passeggiero, tutta la sua attenzione

essendo attratta a ciò che avveniva nello spazio vuoto prima descritto.

Sulla collina, più alto del muro vivente che lo circondava, attorniato

da un gruppo di dignitari, stava il primo sacerdote, distinto dagli

altri per la sua mitra, le sue ricche vestimenta e il portamento

orgoglioso. Più alto ancora, si scorgeva il Nazareno, curvo e

sofferente, ma silenzioso. Una guardia beffarda aggiungendo l'ironia

alla corona di spine, gli aveva messo in mano una verga, a guisa

di scettro. Il clamore di quelle miriadi di persone giungeva a lui

come fiotti di mare che si abbattono ad uno scoglio. Risa, urla,

maledizioni, piovevano da ogni parte, e tutti gli occhi erano rivolti a

lui.

Fosse la pietà che lo commoveva, o un altro sentimento, Ben Hur si

avvide che un mutamento avveniva nel suo interno. Più chiara e più

nitida di mano in mano che vi pensava, cominciava ad albeggiare nella

sua mente la percezione di qualche cosa di più grande e migliore di

questa vita, di qualche cosa di tanto elevato, che poteva dare ad un

corpo debole la forza di sopportare le maggiori agonie sì morali che

fisiche, e tali da rendere fine la morte accetta — forse un'altra

vita più pura di questa, forse quella vita spirituale a cui Balthasar

credeva. Questo concetto si faceva strada in lui, insieme all'altro suo

corollario, che, dopo tutto, la missione del Nazareno era quella di

una guida attraverso il confine che separava i suoi fedeli dal regno

celeste. Allora, come un ricordo che sorga indistinto da dimenticate

profondità, gli parve di udire nell'aria il detto del Nazareno.

— «IO SONO LA RESURREZIONE E LA VITA.» —

Queste parole continuavano a ripetersi nelle sue orecchie, prendevano

forma e consistenza, ed assumevano un nuovo significato. E come gli

uomini ripetono una domanda per meglio afferrare e fissarne la portata,

egli chiese, guardando la figura sulla collina, curva sotto il peso

della croce: — «Chi è la Resurrezione? Chi è la Vita?» —

— «IO LO SONO,» —

sembrava rispondergli la figura — e subito una ineffabile pace gli si

diffuse nel cuore, una pace ch'egli non aveva mai provato — la pace che

segna il termine e lo svanire di ogni dubbio e di ogni mistero, e il

principio di una fede nuova, di una più limpida conoscenza.

Da questo stato di estasi Ben Hur fu destato dal rumore di colpi di

martello. Sul vertice del colle egli osservò ciò che prima gli era

sfuggito: — alcuni soldati ed operai che preparavano le croci. I buchi

per affondare gli alberi erano pronti, ed ora stavano inchiodando le

travi orizzontali.

— «Ordina a quegli uomini di spicciarsi» — disse il Primo Sacerdote

al centurione. — «Questi» — indicando al Nazareno — «deve esser morto

e seppellito prima del tramonto, affinchè la terra non sia profanata.

Così dice la legge.» —

Preso da un senso di compassione, un soldato si avvicinò al Nazareno e

gli offrì da bere, ma egli rifiutò la coppa. Quindi un altro andò a lui

e gli tolse dal collo l'asse con l'iscrizione, e la inchiodò all'albero

della croce. I preparativi erano completi.

— «Le croci sono pronte» — disse il centurione al pontefice, che con un

gesto della mano rispose:

— «Venga prima il bestemmiatore. Il figlio di Dio dovrebbe esser capace

di salvarsi. Vedremo.» —

Il popolo, al quale i preparativi erano chiaramente visibili, e che

fin qui aveva assalito il colle con un clamore continuo di urli e di

fischi, tacque.

La parte più terribile del supplizio stava per cominciare — gli uomini

dovevano venire inchiodati sulle croci. Quando i soldati afferrarono

il Nazareno a questo scopo, un fremito corse nella folla, e i più

abbrutiti provarono un senso di terrore. Alcuni dissero poi che l'aria

era diventata più gelida e li aveva fatti tremare.

— «Come tutto è tranquillo!» — disse Ester, cingendo il collo del padre

con le sue braccia.

Ricordando la tortura che egli stesso aveva sofferto, il vecchio si

strinse al petto la figliuola, dicendo con voce tremante:

— «Non guardare, Ester, non guardare! Forse tutti noi, spettatori

di questa scena, gli innocenti come i rei, saremo maledetti da

quest'ora.» —

Balthasar cadde in ginocchio.

— «Figlio di Hur» — disse Simonide con crescente agitazione — «figlio

di Hur, se Jeova non s'affretta a stendere la sua mano, Israele, tutti

noi siamo perduti.» —

Ben Hur rispose con calma: — «Simonide, io mi sono destato da un

lungo sonno, e, come in sogno, mi sono apparse le ragioni per cui

questo si compie, e si deve compiere. È la volontà del Nazareno, è la

volontà di Dio. Seguiamo l'esempio del buon Egiziano, e preghiamo in

silenzio.» —

E quando sollevò gli occhi verso la collina, di nuovo gli giunsero,

attraverso l'aria tranquilla, le parole:

Ben Hur: Una storia di Cristo · 第 148 / 155 题