CAPITOLO IV.

La carovana, allungantesi nel deserto, presentava un aspetto molto

pittoresco; il suo muoversi sembrava lo svolgersi delle spire di un

serpente. A poco a poco quella tediosa lentezza divenne intollerabile a

Balthasar, ch'era di solito così paziente, e, dietro suo suggerimento,

la compagnia si decise di proseguire da sola.

Se il lettore è giovane, o se ancora serba un ricordo del romanticismo

della sua gioventù, s'immaginerà il piacere col quale Ben Hur,

cavalcando vicino al cammello degli Egiziani, diede un ultimo sguardo

alla lunga colonna oramai quasi scomparsa nella pianura scintillante.

La presenza di Iras esercitava un grande fascino sopra il giovane

Ebreo. S'ella lo guardava dall'alto, dal suo posto, egli si affrettava

ad avvicinarsi a lei; s'ella gli parlava, il suo cuore palpitava

violentemente. Il desiderio di compiacerla sempre divenne un

impulso costante. Gli oggetti sulla via, sebbene comuni, divenivano

interessanti allorchè ella vi rivolgeva la sua attenzione; una rondine

librantesi nell'aria, se essa la segnava a dito, sembrava sparire

in una aureola luminosa; se un pezzo di quarzo, un fiocco di mica,

luccicavano nella sabbia sotto i raggi del sole, in un lampo egli

volava a portarglieli e s'ella li gettava via in segno di delusione,

lontana dal pensare alla fatica che gli erano costati, spiacente che

fossero stati di nessun valore, egli si metteva in cerca di qualche

cosa di meglio — un rubino, o forse un diamante. Così il colore

purpureo dei monti lontani diveniva più intenso e più bello, s'ella lo

scorgeva e vi dedicava una esclamazione di lode. E quando ogni tanto

la tenda dal baldacchino si abbassava, gli sembrava che una improvvisa

oscurità scendesse dal cielo. Così disposto, cullato da quella dolce

influenza, come avrebbe potuto resistere a lungo alla malìa della bella

Egiziana, cui la solitudine del deserto accresceva la potenza pure

aumentando il pericolo?

In amore, il più debole fisicamente è spesso il più forte. L'eroe

diventa come la cera, nelle mani di una fanciulla. Iras era pienamente

conscia del potere che esercitava sull'animo di Ben Hur. Fin dal

mattino aveva estratto una reticella di monete d'oro da un ripostiglio

nel baldacchino e se l'era accomodata in modo che le frange lucenti

cadessero sulla fronte e sopra le guancie, confondendosi con l'ammasso

dei suoi capelli neri. Dal medesimo ripostiglio aveva preso alcuni

monili — anelli, orecchini, un vezzo di perle ed uno scialle ricamato

con fili d'oro — completando l'effetto del tutto con una sciarpa di

trina Indiana, artisticamente drappeggiata sopra le spalle. In questo

abbigliamento essa attirava Ben Hur con innumerevoli civetterie, con

mille lenocinî nel discorrere e nei modi; tempestandolo di sorrisi

— ridendo con un tremolìo rassomigliante a quello del flauto — per

tutto il tempo seguendolo con sguardi, ora tenerissimi, ora splendenti

di luce. Con tali furberie Cleopatra privò Antonio della sua gloria;

eppure colei che lo trascinò alla rovina, non fu più bella di questa

sua compatriota.

Rapidamente giunse per essi il mezzogiorno, e, quasi senza che se ne

avvedessero, cadde la sera. Quando il sole tramontò dietro allo sperone

del vecchio Bashan, la compagnia si fermò presso uno stagno d'acqua

limpida che la pioggia aveva accumulato in un punto del deserto. Là fu

piantata la tenda, allestita la cena e furono fatti i preparativi per

la notte.

La seconda veglia spettava a Ben Hur; ed egli stava ritto dinanzi alla

tenda con la lancia in mano, alla distanza di un braccio dal sonnolento

cammello, fissando ora le stelle sopra il suo capo, ora la distesa del

deserto che l'oscurità della notte fasciava. Il silenzio era intenso;

solo di tanto in tanto un alito caldo passava nell'aria, ma senza

disturbarlo, assorto com'era nei pensieri dell'Egiziana, della quale

enumerava i fascini, cercando di indovinare discutendo, talora il modo

in cui ella era venuta a giorno dei suoi segreti, e talora l'uso che ne

avrebbe fatto. E durante tutto il tempo della veglia lo spirito d'Iras

era vicino a lui e gli sussurrava dolci tentazioni all'orecchio.

Proprio nel momento in cui egli stava per cedere alla lusinga, una

mano bianca, e scintillante nell'oscurità crepuscolare, si appoggiò

leggermente sulla sua spalla. Egli trasalì al contatto e si voltò. Era

Iras.

— «Ti credevo addormentata» — egli disse dopo un momento.

— «Il sonno è per la gente vecchia e pei bambini. Io venni fuori per

vedere le mie amiche, le stelle nel sud — quelle che ora splendono sul

Nilo. Ti confessi sorpreso?» —

Egli prese la mano ch'era caduta dalla spalla e disse: — «Ebbene, sì,

ma lo sono stato da un nemico?» —

— «Oh no! L'essere nemici significa odiare, e l'odio è una malattia

che Iside tiene lontana da me. Ella mi baciò sul cuore, devi sapere,

quand'ero bambina.» —

— «Il tuo discorso assomiglia poco a quello di tuo padre. Non sei tu

della stessa sua fede?» —

— «Forse lo sarei stata» — essa disse piano, — «forse lo sarei stata

se avessi veduto ciò che vide lui. Potrò esserlo quando avrò la sua

età. Non dovrebbe esistere altra religione per la gioventù, tranne la

poesia e la filosofia; e nessuna poesia eccettuata quella inspirata dal

vino, e dall'amore, e nessuna filosofia che non insegni a giustificare

le passeggiere follìe di una stagione. Il Dio di mio padre è troppo

terribile per me. Non lo trovai nella grotta di Dafne e non credo

che esista negli atri di Roma. Ma io ho un desiderio, figlio di

Hur.» —

— «Un desiderio! Dov'è colui che potrebbe rifiutarlo?» —

— «Ti metterò alla prova.» —

— «Parla allora.» —

— «È molto semplice. Desidero di aiutarti.» —

Mentre parlava gli si fece più vicina.

Egli rise, e rispose dolcemente: — «O Egitto! — stavo per dire cara

Egitto! — non è essa la sfinge nativa del tuo paese?» —

— «Ebbene?» —

— «Tu sei uno dei suoi enigmi. Abbi compassione, e dammi la chiave che

mi faccia comprenderti. In che ho io bisogno d'aiuto? E come puoi tu

aiutarmi?» —

Ella ritirò la sua mano, e, voltandosi verso il cammello, gli parlò

amorosamente, ed accarezzò la sua testa mostruosa, come se fosse d'una

rara bellezza.

— «O tu, ultimo e più rapido e più grande degli animali di Giobbe!

Qualche volta tu pure, inciampi, perchè la via è scabrosa ed il

fardello è grave. Ma com'è che tu conosci con una parola la gentile

intenzione di chi ti guida, e sempre rispondi con gratitudine, benchè

l'aiuto venga offerto da una donna? Ti voglio baciare!» — ella si

abbassò e toccò l'ampia fronte lanosa con le sue labbra, aggiungendo —

«poichè nella tua mente non alligna ombra di sospetto!» —

Ben Hur, reprimendosi, disse tranquillamente:

— «Il tuo rimprovero non mancò di colpire nel segno, o Egitto.

Ma quand'anche avessi detto di no, non potrebbe darsi ch'io fossi

costretto da un giuramento o che dal mio silenzio dipendessero le vite

e le sorti di altri?» —

— «Potrebbe darsi?» — ella disse freddamente. — «Lo è!» —

Egli indietreggiò di un passo, e domandò, pieno di stupore.

— «Che cosa ne sai tu?» —

Ella rispose ridendo: — «Perchè gli uomini negano che i sensi delle

donne sono più acuti dei loro? Io ebbi il tuo viso sotto ai miei occhi

tutta la giornata. Non avevo che a guardarlo per leggere il peso che vi

gravava sulla mente, e per trovare il peso, cosa dovevo io fare, se non

rammentarmi le discussioni tue con mio padre? Figlio di Hur!» — ella

abbassò la voce con singolare destrezza, ed avvicinandosi a lui in modo

che il suo alito caldo gli sfiorasse la guancia, disse: — «Figlio di

Hur, colui del quale tu vai in cerca, dev'essere Re degli Ebrei, non è

vero?» —

Il cuore gli palpitò violentemente.

— «Un Re degli Ebrei come Erode, solamente più grande,» — ella continuò.

Egli vagò con lo sguardo lontano nella notte, fra le stelle; poi i suoi

occhi incontrarono quelli di lei e si fermarono. L'alito profumato gli

riscaldava il viso.

— «Fin dal mattino,» — ella continuò — «noi abbiamo avuto delle

visioni. Adesso se io ti racconto le mie, farai tu altrettanto? Che?

ancora taci?» —

Ella respinse la mano di lui, e fece per andarsene; ma egli l'afferrò e

disse con veemenza: — «Resta! Resta e parla!» —

Ella tornò indietro e gli si appoggiò colla mano sulla spalla; egli

le cinse la vita e se la trasse vicina, molto vicina, avendo nelle sue

carezze la promessa ch'ella domandava.

— «Parla e raccontami le tue visioni, o Egitto! Nè il Tisbita nè

il Legislatore avrebbero potuto rifiutare una tua domanda. Abbi

compassione: sii pietosa, ti prego.» —

La supplica sembrò passar inosservata, poichè, guardando verso di lui,

e cercando un rifugio nelle sue braccia, ella disse lentamente:

— «La visione che ebbi fu quella d'una splendida guerra combattuta

per terra e per mare — con clamore di armi e cozzo di eserciti, come

se Cesare e Pompeo fossero tornati in terra, e con loro Ottavio ed

Antonio. Una nube di polvere e di cenere si alzò e coperse il mondo

e Roma non si vide più; tutta la potenza ritornò all'Oriente; dalla

nube uscì un'altra razza di eroi, che si divise la terra in satrapie

più ricche di quelle di Dario e di Serse. E mentre la visione svaniva,

figlio di Hur, e dopo che se ne fu andata, io continuai a chiedermi:

— «E cosa non dovrà avere quegli il quale servì il Re per il primo, e

meglio tutti?» —

Ben Hur trasalì nuovamente. La domanda era quella stessa che l'aveva

tormentato tutto il giorno. Finalmente s'immaginava di aver trovata la

guida che gli mancava.

— «Oh! Oh!» — egli disse — «io ti capisco ora. Per ottenere le satrapie

e le corone tu mi vuoi prestare aiuto. Vedo! Vedo! E non vi fu mai

una regina come saresti tu, così sagace, così bella, così regale, mai!

Ma, ahimè, cara Egitto! La visione di cui parli promette solo i premi

da conquistarsi con le armi, e tu non sei che una donna, benchè Iside

t'abbia baciata sul cuore. Le corone son doni celesti e non scendono

sul capo di una donna, a meno che tu non conosca una via più sicura di

quella della spada. S'è così, o Egitto, mostramela e io la percorrerò,

se non altro per amor tuo.» —

Essa si svincolò da lui e disse:

— «Distendi il tuo soprabito sulla sabbia, qui, affinchè io possa

riposarmi appoggiando la testa al cammello. Mi siederò e ti racconterò

una storia nota sulle sponde del Nilo e popolare anche in Alessandria,

ove io l'appresi.» —

Egli fece quanto ella disse, piantando prima la lancia per terra, a

portata di mano.

— «Ed ora che cosa devo fare?» — egli domandò con tristezza, allorchè

ella si fu seduta. — «In Alessandria, chi ascolta usa sedersi o stare

in piedi?» —

Dal suo comodo posto, appoggiata al vecchio animale, ella rispose,

ridendo: — «Il pubblico dei cantastorie è ostinato, e di solito fa ciò

che crede.» —

Senz'altre cerimonie, egli si stese sulla sabbia, vicino a lei, e le

cinse il collo col braccio.

— «Sono pronto,» — egli disse.

— «Ecco il titolo del mio racconto,» — essa cominciò:

Ben Hur: Una storia di Cristo · 第 132 / 155 题