La carovana, allungantesi nel deserto, presentava un aspetto molto
pittoresco; il suo muoversi sembrava lo svolgersi delle spire di un
serpente. A poco a poco quella tediosa lentezza divenne intollerabile a
Balthasar, ch'era di solito così paziente, e, dietro suo suggerimento,
la compagnia si decise di proseguire da sola.
Se il lettore è giovane, o se ancora serba un ricordo del romanticismo
della sua gioventù, s'immaginerà il piacere col quale Ben Hur,
cavalcando vicino al cammello degli Egiziani, diede un ultimo sguardo
alla lunga colonna oramai quasi scomparsa nella pianura scintillante.
La presenza di Iras esercitava un grande fascino sopra il giovane
Ebreo. S'ella lo guardava dall'alto, dal suo posto, egli si affrettava
ad avvicinarsi a lei; s'ella gli parlava, il suo cuore palpitava
violentemente. Il desiderio di compiacerla sempre divenne un
impulso costante. Gli oggetti sulla via, sebbene comuni, divenivano
interessanti allorchè ella vi rivolgeva la sua attenzione; una rondine
librantesi nell'aria, se essa la segnava a dito, sembrava sparire
in una aureola luminosa; se un pezzo di quarzo, un fiocco di mica,
luccicavano nella sabbia sotto i raggi del sole, in un lampo egli
volava a portarglieli e s'ella li gettava via in segno di delusione,
lontana dal pensare alla fatica che gli erano costati, spiacente che
fossero stati di nessun valore, egli si metteva in cerca di qualche
cosa di meglio — un rubino, o forse un diamante. Così il colore
purpureo dei monti lontani diveniva più intenso e più bello, s'ella lo
scorgeva e vi dedicava una esclamazione di lode. E quando ogni tanto
la tenda dal baldacchino si abbassava, gli sembrava che una improvvisa
oscurità scendesse dal cielo. Così disposto, cullato da quella dolce
influenza, come avrebbe potuto resistere a lungo alla malìa della bella
Egiziana, cui la solitudine del deserto accresceva la potenza pure
aumentando il pericolo?
In amore, il più debole fisicamente è spesso il più forte. L'eroe
diventa come la cera, nelle mani di una fanciulla. Iras era pienamente
conscia del potere che esercitava sull'animo di Ben Hur. Fin dal
mattino aveva estratto una reticella di monete d'oro da un ripostiglio
nel baldacchino e se l'era accomodata in modo che le frange lucenti
cadessero sulla fronte e sopra le guancie, confondendosi con l'ammasso
dei suoi capelli neri. Dal medesimo ripostiglio aveva preso alcuni
monili — anelli, orecchini, un vezzo di perle ed uno scialle ricamato
con fili d'oro — completando l'effetto del tutto con una sciarpa di
trina Indiana, artisticamente drappeggiata sopra le spalle. In questo
abbigliamento essa attirava Ben Hur con innumerevoli civetterie, con
mille lenocinî nel discorrere e nei modi; tempestandolo di sorrisi
— ridendo con un tremolìo rassomigliante a quello del flauto — per
tutto il tempo seguendolo con sguardi, ora tenerissimi, ora splendenti
di luce. Con tali furberie Cleopatra privò Antonio della sua gloria;
eppure colei che lo trascinò alla rovina, non fu più bella di questa
sua compatriota.
Rapidamente giunse per essi il mezzogiorno, e, quasi senza che se ne
avvedessero, cadde la sera. Quando il sole tramontò dietro allo sperone
del vecchio Bashan, la compagnia si fermò presso uno stagno d'acqua
limpida che la pioggia aveva accumulato in un punto del deserto. Là fu
piantata la tenda, allestita la cena e furono fatti i preparativi per
la notte.
La seconda veglia spettava a Ben Hur; ed egli stava ritto dinanzi alla
tenda con la lancia in mano, alla distanza di un braccio dal sonnolento
cammello, fissando ora le stelle sopra il suo capo, ora la distesa del
deserto che l'oscurità della notte fasciava. Il silenzio era intenso;
solo di tanto in tanto un alito caldo passava nell'aria, ma senza
disturbarlo, assorto com'era nei pensieri dell'Egiziana, della quale
enumerava i fascini, cercando di indovinare discutendo, talora il modo
in cui ella era venuta a giorno dei suoi segreti, e talora l'uso che ne
avrebbe fatto. E durante tutto il tempo della veglia lo spirito d'Iras
era vicino a lui e gli sussurrava dolci tentazioni all'orecchio.
Proprio nel momento in cui egli stava per cedere alla lusinga, una
mano bianca, e scintillante nell'oscurità crepuscolare, si appoggiò
leggermente sulla sua spalla. Egli trasalì al contatto e si voltò. Era
Iras.
— «Ti credevo addormentata» — egli disse dopo un momento.
— «Il sonno è per la gente vecchia e pei bambini. Io venni fuori per
vedere le mie amiche, le stelle nel sud — quelle che ora splendono sul
Nilo. Ti confessi sorpreso?» —
Egli prese la mano ch'era caduta dalla spalla e disse: — «Ebbene, sì,
ma lo sono stato da un nemico?» —
— «Oh no! L'essere nemici significa odiare, e l'odio è una malattia
che Iside tiene lontana da me. Ella mi baciò sul cuore, devi sapere,
quand'ero bambina.» —
— «Il tuo discorso assomiglia poco a quello di tuo padre. Non sei tu
della stessa sua fede?» —
— «Forse lo sarei stata» — essa disse piano, — «forse lo sarei stata
se avessi veduto ciò che vide lui. Potrò esserlo quando avrò la sua
età. Non dovrebbe esistere altra religione per la gioventù, tranne la
poesia e la filosofia; e nessuna poesia eccettuata quella inspirata dal
vino, e dall'amore, e nessuna filosofia che non insegni a giustificare
le passeggiere follìe di una stagione. Il Dio di mio padre è troppo
terribile per me. Non lo trovai nella grotta di Dafne e non credo
che esista negli atri di Roma. Ma io ho un desiderio, figlio di
Hur.» —
— «Un desiderio! Dov'è colui che potrebbe rifiutarlo?» —
— «Ti metterò alla prova.» —
— «Parla allora.» —
— «È molto semplice. Desidero di aiutarti.» —
Mentre parlava gli si fece più vicina.
Egli rise, e rispose dolcemente: — «O Egitto! — stavo per dire cara
Egitto! — non è essa la sfinge nativa del tuo paese?» —
— «Ebbene?» —
— «Tu sei uno dei suoi enigmi. Abbi compassione, e dammi la chiave che
mi faccia comprenderti. In che ho io bisogno d'aiuto? E come puoi tu
aiutarmi?» —
Ella ritirò la sua mano, e, voltandosi verso il cammello, gli parlò
amorosamente, ed accarezzò la sua testa mostruosa, come se fosse d'una
rara bellezza.
— «O tu, ultimo e più rapido e più grande degli animali di Giobbe!
Qualche volta tu pure, inciampi, perchè la via è scabrosa ed il
fardello è grave. Ma com'è che tu conosci con una parola la gentile
intenzione di chi ti guida, e sempre rispondi con gratitudine, benchè
l'aiuto venga offerto da una donna? Ti voglio baciare!» — ella si
abbassò e toccò l'ampia fronte lanosa con le sue labbra, aggiungendo —
«poichè nella tua mente non alligna ombra di sospetto!» —
Ben Hur, reprimendosi, disse tranquillamente:
— «Il tuo rimprovero non mancò di colpire nel segno, o Egitto.
Ma quand'anche avessi detto di no, non potrebbe darsi ch'io fossi
costretto da un giuramento o che dal mio silenzio dipendessero le vite
e le sorti di altri?» —
— «Potrebbe darsi?» — ella disse freddamente. — «Lo è!» —
Egli indietreggiò di un passo, e domandò, pieno di stupore.
— «Che cosa ne sai tu?» —
Ella rispose ridendo: — «Perchè gli uomini negano che i sensi delle
donne sono più acuti dei loro? Io ebbi il tuo viso sotto ai miei occhi
tutta la giornata. Non avevo che a guardarlo per leggere il peso che vi
gravava sulla mente, e per trovare il peso, cosa dovevo io fare, se non
rammentarmi le discussioni tue con mio padre? Figlio di Hur!» — ella
abbassò la voce con singolare destrezza, ed avvicinandosi a lui in modo
che il suo alito caldo gli sfiorasse la guancia, disse: — «Figlio di
Hur, colui del quale tu vai in cerca, dev'essere Re degli Ebrei, non è
vero?» —
Il cuore gli palpitò violentemente.
— «Un Re degli Ebrei come Erode, solamente più grande,» — ella continuò.
Egli vagò con lo sguardo lontano nella notte, fra le stelle; poi i suoi
occhi incontrarono quelli di lei e si fermarono. L'alito profumato gli
riscaldava il viso.
— «Fin dal mattino,» — ella continuò — «noi abbiamo avuto delle
visioni. Adesso se io ti racconto le mie, farai tu altrettanto? Che?
ancora taci?» —
Ella respinse la mano di lui, e fece per andarsene; ma egli l'afferrò e
disse con veemenza: — «Resta! Resta e parla!» —
Ella tornò indietro e gli si appoggiò colla mano sulla spalla; egli
le cinse la vita e se la trasse vicina, molto vicina, avendo nelle sue
carezze la promessa ch'ella domandava.
— «Parla e raccontami le tue visioni, o Egitto! Nè il Tisbita nè
il Legislatore avrebbero potuto rifiutare una tua domanda. Abbi
compassione: sii pietosa, ti prego.» —
La supplica sembrò passar inosservata, poichè, guardando verso di lui,
e cercando un rifugio nelle sue braccia, ella disse lentamente:
— «La visione che ebbi fu quella d'una splendida guerra combattuta
per terra e per mare — con clamore di armi e cozzo di eserciti, come
se Cesare e Pompeo fossero tornati in terra, e con loro Ottavio ed
Antonio. Una nube di polvere e di cenere si alzò e coperse il mondo
e Roma non si vide più; tutta la potenza ritornò all'Oriente; dalla
nube uscì un'altra razza di eroi, che si divise la terra in satrapie
più ricche di quelle di Dario e di Serse. E mentre la visione svaniva,
figlio di Hur, e dopo che se ne fu andata, io continuai a chiedermi:
— «E cosa non dovrà avere quegli il quale servì il Re per il primo, e
meglio tutti?» —
Ben Hur trasalì nuovamente. La domanda era quella stessa che l'aveva
tormentato tutto il giorno. Finalmente s'immaginava di aver trovata la
guida che gli mancava.
— «Oh! Oh!» — egli disse — «io ti capisco ora. Per ottenere le satrapie
e le corone tu mi vuoi prestare aiuto. Vedo! Vedo! E non vi fu mai
una regina come saresti tu, così sagace, così bella, così regale, mai!
Ma, ahimè, cara Egitto! La visione di cui parli promette solo i premi
da conquistarsi con le armi, e tu non sei che una donna, benchè Iside
t'abbia baciata sul cuore. Le corone son doni celesti e non scendono
sul capo di una donna, a meno che tu non conosca una via più sicura di
quella della spada. S'è così, o Egitto, mostramela e io la percorrerò,
se non altro per amor tuo.» —
Essa si svincolò da lui e disse:
— «Distendi il tuo soprabito sulla sabbia, qui, affinchè io possa
riposarmi appoggiando la testa al cammello. Mi siederò e ti racconterò
una storia nota sulle sponde del Nilo e popolare anche in Alessandria,
ove io l'appresi.» —
Egli fece quanto ella disse, piantando prima la lancia per terra, a
portata di mano.
— «Ed ora che cosa devo fare?» — egli domandò con tristezza, allorchè
ella si fu seduta. — «In Alessandria, chi ascolta usa sedersi o stare
in piedi?» —
Dal suo comodo posto, appoggiata al vecchio animale, ella rispose,
ridendo: — «Il pubblico dei cantastorie è ostinato, e di solito fa ciò
che crede.» —
Senz'altre cerimonie, egli si stese sulla sabbia, vicino a lei, e le
cinse il collo col braccio.
— «Sono pronto,» — egli disse.
— «Ecco il titolo del mio racconto,» — essa cominciò: