Il buon uomo tacque, e la mano che condusse la coppa alle labbra tremò.
Tanto Iras che Ben Hur si sentivano commossi, e quest'ultimo sembrava
vedere come una luce nuova e viva che rischiarasse le tenebre della sua
mente; scorgeva la possibilità di un regno immateriale, maggiore e più
importante di un impero terreno; e pensò che dopo tutto il Salvatore
che regalasse agli uomini un tal regno era più divino che non qualunque
Re.
— «È una cosa dolorosa» — riprese Balthasar — «se tu ben consideri che
l'idea della vita spirituale è una luce quasi spenta nel mondo. Qua
e là, in vero, troverai qualche filosofo che ti parlerà di un'anima,
intessendovi sopra le sue dottrine; ma siccome i filosofi non si basano
sulla fede, e non credono che l'anima sia un fatto, lo scopo di essa è
per loro avvolto nell'oscurità.
Ogni creatura animata ha una mente, la quale si può misurare dai suoi
bisogni. E non vedi tu un profondo significato nel fatto che solo
all'uomo fu data la facoltà di speculare sopra il suo futuro? A questo
segno io riconosco che Dio intese di farci comprendere che noi siamo
creati per un'altra vita migliore, essendo questo il più grande bisogno
della nostra natura. Ma ahimè! come è stato mal compreso questo supremo
bisogno del nostro Io! Gli uomini non vedono che la vita terrena, e
principi e sacerdoti nulla fanno per illuminarli o dirigerli ad una
meta più alta.
Pensa ora a quanto ci attende: per conto mio, parlando con tutta la
sincerità della fede, io non darei un'ora della mia vita spirituale per
mille anni di vita come uomo.» —
L'Egiziano sembrò dimenticarsi dei compagni, e continuò come parlando a
se stesso.
— «Questa vita ha i suoi problemi, e vi sono uomini che passano tutti
i loro giorni nello studiarli; ma che cosa dire dei problemi della
vita futura? Un solo sguardo a Dio, e tutti i misteri che tanto ci
affannano in terra splenderebbero chiari innanzi ai nostri occhi.
Tutto l'universo sarebbe spalancato davanti a me. Io sarei colmo della
sapienza divina, vedrei tutte le glorie, assaggerei ogni diletto. Al
cospetto di tutto questo, le maggiori ambizioni di questa vita, tutte
le sue gioie e le sue passioni, non sarebbero che il tinnire di vuoti
sonagli.» —
Balthasar si arrestò, come per riaversi dallo stato di estasi in cui
era caduto, e volgendosi al giovine, con un grave inchino: — «Io ti
chiedo scusa» — egli disse — «o figlio di Hur, se la visione delle
gioie future mi ha fatto deviare troppo dall'argomento. Ma, se tu
pensi alla perfezione della vita che ci attende dopo morte, e come
le passioni e l'ignoranza umana hanno offuscato la nostra intima
percezione di essa, comprenderai quanto sia necessaria la presenza di
un Salvatore, infinitamente più necessaria che non l'avvento di un Re;
e quando andrai incontro all'Uomo che attendi, dovrai sperare che tale
Egli si riveli veramente, piuttosto che un guerriero armato di spada o
scettrato monarca.
Una domanda pratica ci si presenta: — A quali indizi lo riconosceremo?
— Se tu continui nella tua credenza — che egli dovrà essere un Re come
Erode — dovrai naturalmente cercare un uomo vestito di porpora e d'oro.
D'altra parte Colui che io attendo sarà povero, umile, non diverso in
apparenza dagli altri uomini; e il segno da cui lo riconoscerò sarà
molto semplice: Egli dovrà mostrare a me ed a tutta l'umanità la via
alla vita eterna; la pura, bellissima vita dell'anima.» —
Il silenzio che seguì queste parole fu rotto di nuovo da Balthasar:
— «Alziamoci ora» — egli disse — «alziamoci e riprendiamo il cammino.
Ciò che dissi ha acuito l'impazienza di vedere Colui ch'è sempre nella
mia mente; sia questa la scusa della mia fretta presso di te, figlio di
Hur, e presso di te, figlia mia.» —
Al suo segnale lo schiavo portò del vino in un'otre, ed essi versarono
e bevvero, e dopo aver scosso i tovagliuoli, si alzarono.
Mentre lo schiavo ripose tutto nella cassa sotto al baldacchino,
e l'arabo portò i cavalli, i tre padroni si lavarono le mani nello
stagno.
In poco tempo essi ripassarono il canale, con l'intenzione di
raggiunger la carovana che li aveva preceduti.