_ — «Parla!» — disse Orete a Menofa, nel palazzo di Menfi._
_E Menofa rispose: — «Potentissimo sovrano, se tu fossi giovine io
non ti risponderei, perchè mi preme ancora la vita; così invece ti
risponderò che la regina, come ogni altro mortale, paga il fio di un
delitto.» — _
_ — «Di un delitto!» — urlò il re._
_Menofa si inchinò profondamente._
_ — «Si, un delitto contro se stessa.» — _
_ — «Non sono d'umore di sciogliere enigmi.» — _
_ — «Ciò che dico non è un enigma. Ne-Ne Hofra crebbe sotto i miei
occhi, e confidava ogni particolare della sua vita a me, fra gli
altri che essa amava un tale Barbec, figlio del giardiniere di suo
padre.» — _
_La fronte di Orete si rasserenò._
_ — «Con quell'amore in petto, o re, essa venne alle tue braccia. Di
quell'amore sta per morire.» — _
_ — «Dove è il figlio del giardiniere?» — chiese Orete._
_ — «Ad Essuan.» — _
_Il re uscì ed impartì due ordini. A un ufficiale disse: — «Va ad
Essuan e conducimi qui un giovine di nome Barbec. Lo troverai nel
giardino del padre di Ne-Ne Hofra.» — _
_e costruisci per me nel lago Chemmis un'isola con un tempio,
un palazzo, e un giardino pieno di fiori e alberi, che galleggi
liberamente dove il vento la sospinge. Costruisci l'isola, e che
essa sia finita al tempo della luna piena.»_
_Poi disse alla regina:_
_«Rallegrati. Io so tutto, e ho mandato a chiamare Barbec.»_
_Ne-Ne Hofra gli baciò le mani._
_ — «Tu lo avrai tutto per te sola un anno intiero, e nessuno
disturberà i vostri amori.» — _
_Essa gli baciò i piedi; egli la rialzò, le diede un bacio. Le rose
tornarono sulle guancie, lo scarlatto alle labbra, il riso al suo
cuore._