_Per un anno Ne-Ne-Hofra e Barbec il giardiniere, galleggiarono in
balìa degli zefiri sull'azzurro lago di Chemmis. L'isola era una
meraviglia, e per un anno, un anno intero, vi dimorarono come in
paradiso, non vedendo nessuno. Poi la regina ritornò al palazzo di
Menfi._
_ — «Chi ami tu di più, ora?» — chiese il re._
_Essa gli baciò la guancia e disse: — «Riprendimi, buon re, io sono
risanata.» — _
_Orete rise, malgrado i suoi centoquattordici anni._
_ — «Dunque Menofa aveva ragione» — egli disse. — «Ah, ah! Il
rimedio per l'amore è l'amore.» — _
_ — «Così è» — essa rispose._
_Tutto ad un tratto la sua fronte si corrugò e la sua voce divenne
terribile:_
_ — «Io non lo trovai così» — disse._
_Essa lo guardò atterrita._
_ — «Donna rea!» — egli continuò — «La tua offesa ad Orete l'uomo,
io perdono; ma la tua offesa ad Orete il re, deve esser punita.» — _
_Essa gli si prostrò ai piedi._
_ — «Silenzio,» — egli disse: — «Tu sei morta!» — _
_Egli battè le mani, e una terribile processione sfilò nella stanza,
una processione di parachisti, o imbalsamatori, ciascuno con qualche
strumento della sua arte disgustosa._
_Il re indicò Ne-Ne Hofra._
_ — «Essa è morta. Fate il vostro dovere.» — _
_Dopo settantadue giorni, Ne-Ne-Hofra, bella come Ator, fu condotta
nella cripta per lei scelta l'anno prima, e messa a dormire insieme
alle sue regali campagne. Ma nessun funebre corteo in suo onore
attraversò il sacro lago._
Alla conclusione del racconto, Ben Hur era seduto ai piedi
dell'Egiziana, e la mano con cui essa guidava il timone era stretta
nella sua.
— «Menofa aveva torto,» — egli disse.
— «Perchè?» —
— «L'amore vive amando.» —
— «Dunque non vi è rimedio contro di esso?» —
— «Sì, Orete lo trovò.» —
— «Quale?» —
— «La morte.» —
— «Tu sei un buon ascoltatore, o figlio di Arrio.» —
E così conversando e raccontando favole e novelle ingannarono le ore.
Quando scesero a terra, essa disse:
— «Domani andiamo in città.» —
— «Ma ti troverai ai giuochi?» — egli chiese.
— «Oh, sì.» —
— «Ti manderò i miei colori.» —
E così si divisero.