_Ne-Ne-Hofra discese il Nilo in una galera tutta oro e gemme,
scortata da una flotta di barche variopinte. Tutta la Nubia e
l'Egitto, miriadi di persone dalle terre dei Monti della Luna, erano
accorse alle sponde del fiume per veder passare il corteo._
_Attraverso un'allea di sfingi e una doppia fila di leoni alati,
essa fu portata dinanzi al trono d'Orete. Egli la rialzò, la fece
sedere al suo fianco, le cinse il braccio con l'ureo, la baciò e la
fece sua regina._
_Ciò non bastava al saggio Orete; egli voleva l'amore, e che la
regina fosse felice nell'amor suo. Quindi la trattò con grande
dolcezza, le mostrò tutti i suoi beni, città, popoli, palazzi, i
suoi eserciti e le sue flotte; la condusse attraverso i sotterranei
dove erano ammucchiati i suoi gioielli, dicendo: — «O Ne-Ne-Hofra!
Dammi un bacio d'amore, e tutto questo è tuo.» — _
_Ed essa, pensando che se non lo amava allora, avrebbe potuto
amarlo in seguito, lo baciò non una, ma tre volte, nonostante i suoi
centodieci anni._
_Il primo anno fu felice, e sembrò assai breve; il terzo anno fu
molto infelice, e le sembrò assai lungo. Allora comprese che ciò
che essa credeva fosse amore per Orete, non era che ammirazione
per la sua potenza. La gioia si partì dal suo cuore, lacrime
sgorgavano continuamente dai suoi occhi e le rose delle sue guance
s'incenerirono; essa languiva ed appassiva lentamente. Alcuni
dissero che le Erinni la perseguitavano per la sua crudeltà contro
qualche amante; altri, che era colpita dall'invidia di un dio,
geloso di Orete. Qualunque fosse la ragione, tutti i rimedi degli
astrologhi e dei maghi, riuscirono vani; Ne-Ne-Hofra era condannata
a morire._
_Orete scelse una cripta nella montagna, dove erano le tombe delle
regine, e avendo chiamato i primi artefici di Menfi, ordinò loro di
costruire un sepolcro più magnifico dei Mausolei dei Re._
_ — «O mia regina, bellissima come ator!» — diceva il re, a cui i
centotredici anni non avevano spento le fiamme d'amore. — «Dimmi, ti
prego, il male di cui soffri. Tu muori davanti ai miei occhi!» — «Tu
non mi amerai di più se io te lo dicessi» — essa rispose tremando di
paura._
_ — «Non amarti? Io ti amerò ancor di più! Io lo giuro per i genii
di Amente e per l'occhio di Osiride! Parla!» — egli disse con la
passione di un amante, con l'autorità di un re._
_ — «Ascolta allora,» — essa rispose. — «In una caverna presso
Essuan vive un anacoreta, il più vecchio e il più santo della sua
classe. Egli si chiama Menofa, e fu mio maestro ed amico. Chiamalo,
Orete, ed egli ti dirà ciò che tu desideri sapere; egli ti aiuterà
parimenti a trovare un rimedio al mio male.» — _
_Orete si dipartì giubilante: Gli pareva di aver cento anni di
meno._