— «Alcuni giorni or sono io sedeva nella mia casa sulle sponde del
Nilo, e pensava. Un uomo di trent'anni, — dissi a me stesso — dovrebbe
già avere arato il suo campo e piantati i suoi semi; altrimenti il
tempo della maturanza o del raccolto è troppo breve.
Il fanciullo ha ora ventisette anni, — il tempo di operare deve esser
vicino per lui.
Io mi feci la medesima domanda, o mio figlio, e venni a questo luogo,
quale tappa opportuna per recarmi alla terra dei tuoi padri.
Dove, infatti, dovrebbe egli apparire se non nella Giudea e in
quale città se non in Gerusalemme? Quali saranno i primi a ricevere
le benedizioni che egli porta, se non i figli di Abramo, Isacco e
Giacobbe? i diletti del Signore?
Se io dovessi cercarlo, frugherei nei villaggi e nelle capanne sulle
falde dei monti di Giudea e Galilea, che prospettano ad Oriente la
valle del Giordano. Egli è là in questo momento.
Fermo sulla soglia di una porta o sopra il vertice di una collina, egli
ha veduto questa sera scendere il sole dietro le montagne; un altro
giorno è passato, e si avvicina il tempo in cui egli medesimo sarà la
luce del mondo.» —
Balthasar tacque, con la mano alzata e il dito teso in direzione della
Giudea.
Tutti i suoi uditori, anche i servi intorno al divano, furono tocchi
dal suo fervore, e trasalirono come se una maestosa figura fosse
improvvisamente apparsa nella tenda.
Per lungo tempo la sensazione rimase; i tre, seduti intorno al tavolo,
stavano muti e pensierosi. Finalmente Ben Hur ruppe il silenzio:
— «O Balthasar,» — egli disse, — «io vedo che tu sei stato
singolarmente favorito. Io vedo ancora che tu sei davvero un uomo
saggio. Non è nelle mie forze poterti esprimere la riconoscenza
che ti porto per tutto quanto mi hai detto. Tu mi hai avvertito
dell'appressarsi di un grande avvenimento; hai trasfusa la tua fede
nel mio petto. Completa l'opera, ti prego, e palarmi della missione di
Colui che aspetti, cosicchè possa anch'io d'ora innanzi aspettare con
la fede e la pazienza di un figlio di Israele. Tu dicesti che Egli sarà
un Salvatore; non dovrà essere anche Re degli Ebrei?» —
— «Figliuol mio,» — disse Balthasar, col suo fare benigno, — «la Sua
missione è ancora in grembo a Dio. Tutto ciò che io ne penso l'ho
dedotto da quanto mi disse la voce in risposta alla mia preghiera. Devo
ripeterti ciò che mi disse?» —
— «Siimi Maestro.» —
— «La ragione che mi spinse a predicare in Alessandria e nei villaggi
del Nilo, che mi cacciò nella solitudine donde mi trasse lo spirito, fu
la misera condizione in cui erano caduti gli uomini per aver smarrito,
io credo, la retta conoscenza di Dio.
Io m'accorai dei dolori dei miei simili — non di una classe, ma di
tutti.
In così basso luogo erano caduti che non mi pareva esistesse salvezza
per loro se Dio stesso non tendesse loro la mano, e io pregai ch'egli
venisse, e ch'io potessi vederlo. — «Le tue buone opere hanno vinto.
La Redenzione verrà; tu vedrai il Salvatore.» — Così disse la Voce,
e con essa che mi risuonava nelle orecchie, andai a Gerusalemme. E
per chi dev'essere la Redenzione? Per tutto il mondo! E in che modo
si manifesterà? Fortifica il tuo spirito, mio figlio! Io so che gli
uomini credono che non vi sarà gioia sulla terra finchè Roma non sarà
rasa dai suoi colli; che cioè i mali che ci affliggono non derivano,
come io credo, dall'ignorare il Vero Dio, ma dal malgoverno dei
principi. Ma non sappiamo noi che tutti i governi sono sempre cattivi,
sprezzatori di Dio e della religione? Quanti Re conosci i quali furono
miglior dei loro sudditi? Ah no! La Redenzione non può avvenire con
intenti politici, per abbattere governanti e potenze, gettare statue
da piedestalli che saranno tosto occupati da altre! Se fosse così la
sapienza di Dio non sarebbe più miracolosa e insuperscrutabile. Io vi
dico, quantunque io sia un cieco che parla a ciechi, che la Redenzione
significa la venuta di Dio sulla terra, per migliorare e riscattare le
anime di tutti.» —
La disillusione era scolpita Sul volto di Ben Hur — il suo capo si
chinò, ma, quantunque non fosse convinto, non si trovò capace di
combattere l'opinione dell'Egiziano. Per Ilderim fu un'altra cosa.
— «Per lo splendore di Dio!» — egli gridò impulsivamente, — «Il cammino
del mondo è prestabilito, e non può essere mutato. In ogni comunione di
individui vi deve essere un capo visibile, rivestito di piena autorità,
altrimenti ogni riforma è vana.» —
Balthasar rispose con gravità.
— «La tua sapienza, buon sceicco, è mondana; e tu dimentichi che
appunto dagli errori del mondo noi dobbiamo essere redenti. L'uomo,
quale soggetto, obbedisca ai suoi Re; ma l'anima e la salvezza sua
appartengono a Dio.» —
Ilderim, tacque, e scosse il capo. Ben Hur continuò per lui.
— «Padre, se così ti posso chiamare» — egli disse. — «Di chi chiedesti
alle porte di Gerusalemme?» —
Lo sceicco gli rivolse uno sguardo riconoscente.
— «Mi fu ordinato di domandare al popolo,» — disse Balthasar
tranquillamente — «dove è quegli che è nato Re degli Ebrei?» —
— «E tu lo vedesti nella caverna presso Betlemme?» —
— «Lo vedemmo, lo adorammo, e ciascuno di noi gli diede regali,
Melchiorre, oro; Gaspare, incenso; ed io, mirra.» —
— «Quando tu parli di fatti, o padre, intenderti e credere sono
una cosa sola» — disse Ben Hur, — «ma quanto ad opinioni, io non
posso capire che sorta di Re tu vorresti far diventare il Bambino;
io non posso separare un principe dai suoi doveri e dalla sua
autorità.» —
— «Mio figlio» — disse Balthasar — «noi vediamo meglio le cose piccole
e vicine che non le grandi e lontane. Tu non guardi che al titolo —
_Re degli Ebrei_; se alzerai gli occhi e guarderai oltre il mistero,
l'ostacolo sparirà. Una parola riguardo al titolo. Il tuo Israele
ha visto giorni più felici, giorni in cui Dio chiamò la tua gente
suo popolo, e parlò con esso per bocca dei profeti. In quei giorni
egli promise il Salvatore che io vidi, chiamandolo _Re degli Ebrei_;
l'apparenza deve concordare con la promessa, se non altro per amore
della parola. Perciò chiesi di lui sotto questo nome alla porta di
Gerusalemme. Ma passiamo oltre. Forse pensi alla dignità del fanciullo;
se è così rifletti, che è poco gloria essere il successore d'Erode.
Iddio può far meglio per i suoi diletti: se il Padre Onnipotente avesse
avuto bisogno di un titolo e si fosse chinato a raccoglierlo fra le
vanità degli uomini, oh perchè non scelse la corona di Cesare, e perchè
non mi impose di cercare il Redentore sotto quel nome? Pensa piuttosto
alla sostanza, o mio figlio, e chiediti di che cosa sarà Re colui che
aspettiamo. Questa è la chiave del mistero.» —
Balthasar sollevò devotamente gli occhi al cielo.
— «Vi è un regno sulla terra, ma che non è della terra, — un regno
che trascende i confini del mondo. La sua esistenza è un fatto, che,
invisibile a noi ci circonda dalla culla alla morte. Nessun uomo lo
vedrà prima ch'egli abbia conosciuto la propria anima, perchè quel
regno non è per lui ma per la sua anima. Davanti alla gloria di quel
regno i più grandi imperi del mondo sono tenebre e silenzio.» —
— «Ciò che tu dici, padre» — disse Ben Hur — «è un enigma per me. Io
non intesi mai parlare di un simile regno.» —
— «Neppur io» — disse Ilderim.
— «Io non posso spiegarmi più oltre,» — soggiunse Balthasar, abbassando
umilmente gli occhi. — «Ciò che esso sia, e come ci si possa arrivare,
nessuno saprà prima che il Bambino ne abbia preso possesso. Egli reca
la chiave dell'invisibile porta, ed egli la schiuderà per gli eletti,
che lo avranno amato, e questi soli saranno i redenti.» —
Dopo queste parole vi fu un lungo silenzio, che Balthasar interpretò
come la fine della conversazione.
— «Buon sceicco,» — egli disse, colla sua voce tranquilla, — «domani, o
dopo domani io andrò in città per qualche tempo. Mia figlia desidera di
vedere i preparativi dei giuochi. In quanto a te, mio figlio, ti vedrò
ancora. A voi tutti pace e buona notte.» —
Essi si alzarono in piedi. Lo sceicco e Ben Hur contemplarono
l'Egiziano finchè la cortina cadde dietro di lui.
— «Sceicco Ilderim,» — disse Ben Hur. — «ho udito strane cose questa
sera. Permettimi, ti prego, che io cammini lungo le sponde del lago,
affinchè possa meditarci sopra.» —
— «Va pure; ti seguirò fra breve.» —
Si lavarono nuovamente le mani; dopo di che, a un segno del padrone, un
domestico portò i sandali di Ben Hur, il quale uscì dalla tenda.