CAPITOLO XVI.

— «Oh se io potessi rispondervi!» — disse Balthasar col suo fare

semplice e devoto. — «E se io sapessi dov'egli si trova come volontieri

lo raggiungerei! Nè mari nè montagne mi saprebbero dividere da

lui!» —

— «Avete dunque tentato di trovarlo?» — chiese Ben Hur.

Un sorriso fugace illuminò il volto dell'Egiziano.

— «Il primo compito al quale attesi dopo aver lasciato il rifugio

del deserto.» — Balthasar rivolse uno sguardo pieno di gratitudine ad

Ilderim — «fu di sapere ciò che era avvenuto del fanciullo.

Ma un anno era passato a pena, ed io non ardiva recarmi nuovamente in

Giudea, perchè Erode il sanguinario vi regnava tuttora.

In Egitto, al mio ritorno, raccontai la storia del miracolo ad

alcuni amici, i quali vi credettero e non si stancarono mai di udirla

ripetere.

Questi andarono per mio conto in traccia del fanciullo. Prima si

portarono a Betlemme e trovarono il Khan e la caverna; ma il custode, —

che sedeva accanto al cancello la notte in cui apparì la stella, — era

sparito.

Il Re lo aveva mandato a chiamare ed egli non era più stato

veduto.» —

— «Ma trovarono qualche prova, certamente,» — disse Ben Hur.

— «Sì, prove scritte nel sangue — un villaggio in lutto; madri che

piangevano i loro bambini. Voi dovete sapere che quando Erode ebbe

certezza della nostra fuga, ordinò ai soldati di uccidere i più

giovani fra i fanciulli di Betlemme. Non uno scampò. I miei messaggeri

tornarono credenti più di prima, ma annunziandomi che il Bambino era

morto, ucciso con gli altri innocenti.» —

— «Morto!» — esclamò Ben Hur, atterrito. — «Hai detto morto?» —

— «No, mio figlio, non ho detto così. Io ho detto che i miei

messaggeri, mi riportarono che il Bambino era morto. Io non vi prestai

fede allora; io non vi credo ora.» —

— «Comprendo. Hai avuto qualche notizia posteriore.» —

— «No,» — disse Balthasar, abbassando gli occhi. — «Lo Spirito non

doveva guidarci che fino al fanciullo. Quando uscimmo dalla caverna,

dopo aver veduto il neonato e depositato ai suoi piedi i nostri regali,

cercammo subito la stella, ma era sparita.

L'ultima ispirazione dell'Altissimo, di cui mi ricordo, fu quella che

ci mandò ad Ilderim, per cercare la salvezza.» —

— «Sì,» — disse lo sceicco, lisciandosi nervosamente la barba: — «Voi

mi diceste che uno Spirito vi mandava a me. Mi ricordo.» —

— «Io non ho avuta alcuna notizia posteriore» — continuò l'Egiziano,

osservando lo scoraggiamento di Ben Hur; — «ma, figlio mio, ho

riflettuto molto sulla cosa, e la mia fede nella sua esistenza è così

ferma oggi come lo fu nell'ora in cui lo Spirito mi chiamò sulle sponde

del lago. Se volete ascoltarmi, vi dirò perchè credo che il Bambino sia

in vita.» —

Ilderim e Ben Hur chinarono il capo in atto di assenso, e chiamarono a

raccolta tutte le forze dell'intelletto per intendere.

Anche i domestici furono presi dalla medesima curiosità e si

avvicinarono trepidanti al divano. Un silenzio profondo regnava nella

tenda.

— «Noi tre crediamo in Dio.» —

Balthasar chinò il capo dicendo queste parole:

— «Ed egli è la Verità» — continuò. — «I monti potranno crollare nella

polvere, i mari potranno disseccarsi; ma la sua parola sarà, perchè

essa è la verità.» — Il tono della sua voce era oltremodo solenne e il

suo dire conciso.

La sua voce che mi parlò sulla sponda del lago, disse: — «Benedetto

sei tu, figlio di Mizraim! La Redenzione verrà. Con due altre persone

provenienti da diverse parti del mondo, tu vedrai il Salvatore.» —

Io ho veduto il Salvatore, ma la prima parte della promessa non si è

ancora avverata. Comprendi ora? Se il Bambino è morto, la Redenzione

non può avvenire, la promessa è vana, e Dio... no, io non oso

pensarlo!» —

Sollevò le mani raccapricciando.

— «La Redenzione è il compito per cui nacque il Bambino; e finchè dura

la promessa nemmeno la morte può frapporsi e dividerlo dal suo lavoro,

finchè non è terminato. Questa è la ragione della mia fede.» —

Il buon uomo fece una pausa.

— «Non vuoi bere? Il vino è qui, guarda,» — disse Ilderim

rispettosamente.

Balthasar accostò le labbra alla coppa, poi continuò.

— «Il Salvatore, ch'io vidi era nato dal grembo di una donna, ed era

soggetto come noi a tutte le malattie della carne, anche alla morte.

Considera ora il compito che lo attendeva: non è questa un'opera che

richiede un uomo, un uomo nel pieno vigore delle sue forze, saggio,

fermo, discreto? Per diventar tale Egli, doveva crescere come cresciamo

noi. Rifletti quanti pericoli correva l'intervallo fra la sua infanzia

e la sua maturità: Erode gli era nemico; non meno nemica gli sarebbe

stata Roma; e quanto ad Israele, l'affetto, e la fede del popolo in

lui, sarebbe stata una ragione di più perchè i tiranni lo avessero

ad uccidere. Tu vedi dunque, che il miglior mezzo per proteggere i

deboli anni della sua adolescenza si era quello di tenerlo celato

nell'oscurità. Quindi io dico a me ed alla mia fede ch'Egli non è

morto, ma solo perduto, e ch'Egli verrà ancora, perchè il suo compito

lo richiede. Queste sono le mie ragioni. Non sono esse buone?» —

I piccoli occhi neri di Ilderim scintillarono d'intelligenza, e Ben

Hur, sollevato dal suo abbattimento, disse con fermezza e cordialità: —

«Io almeno non le combatterò. Continua, ti prego.» —

— «Bene,» — continuò in tono più calmo l'Egiziano, — «vedendo che il

Bambino viveva e che era la manifesta volontà di Dio che Egli fosse

ritrovato, mi armai di pazienza, ed attesi. Io aspetto ancor oggi.

Egli vive, celando in sè il suo grande segreto. Che mi importa se io

non posso andare a Lui, o ignoro la valle e la parte del mondo ove

dimora? Egli vive; come credo nella promessa di Dio e nell'esistenza

dell'Altissimo: Egli vive.» —

Un fremito scosse Ben Hur. Le ultime traccie di dubbio erano svanite.

— «Dove credi tu ch'egli si trovi?» — chiese a voce bassa ed esitando,

come chi sente sulle sue labbra l'oppressione di un sacro silenzio.

Ben Hur: Una storia di Cristo · 第 69 / 155 题