Passato il villaggio, il terreno si presentava ondulato e coltivato
con gran cura; esso era infatti l'Orto d'Antiochia ove d'ogni palmo di
terra si faceva tesoro. Gl'irti fianchi delle colline erano tagliati a
terrazzi, e persino le alte siepi rallegravano la vista colle viti che
vi erano allacciate, dalle quali pendevano bellissimi grappoli d'uva
porporina. — Al di là d'innumerevoli letti di poponi, e di boschetti
d'aranci e limoni, si scorgevano le bianche dimore degli affittaiuoli.
Ovunque si girava lo sguardo, si vedeva l'Abbondanza, sorridente
figliuola della Pace, vestita dei suoi più lieti ed attraenti colori.
Di tempo in tempo poi le accidentalità del terreno lasciavano
intravvedere qualche punto del Tauro e del Libano, fra i quali l'Oronte
placidamente seguiva il proprio corso.
I nostri viaggiatori arrivarono al fiume e lo costeggiarono seguendone
le sinuosità, ora vincendo rapide salite, ora scendendo in qualche
valle, a traverso terreni segnati come aree per costruzione di ville.
Ora si godeva l'ombra piacevole proiettata dalle fronde delle quercie,
dei siccomori e dei mirti, ed ora il profumo delle piante aromatiche.
Alla poesia dell'ambiente contribuiva poi in particolar modo la
vicinanza del fiume nel quale specchiavansi gli obliqui raggi del sole.
Innumerevoli navi e navicelle solcavano le acque in ogni senso, emblemi
e veicoli di vita, ricchi di suggestioni ed evocanti immagini di città
lontane, di popoli stranieri e di commerci.
I due amici proseguirono in silenzio la loro via, finchè arrivarono
ad un lago formato dal rigurgito del fiume e di cui l'acqua era
limpida, profonda ed immobile. Un vecchio palmizio dominava l'angolo
dell'insenatura, e Malluch, girando a sinistra dell'albero, battè le
mani e gridò: — «Guarda, guarda, ecco l'Orto delle Palme.» —
La scena che si offrì ai loro sguardi avrebbe solo potuto avere
riscontro in qualche oasi favorita d'Arabia o in qualche fattoria sulle
sponde del Nilo. — Ben Hur trovò innanzi a sè una vasta pianura coperta
d'un tappeto verde di rara freschezza.
Gruppi di palme secolari, di mole colossale, dai rami regolari, dalle
fronde piumate, e come modellate in cera, spiccavano contro il cielo
azzurro.
Il lago, fresco e limpido, alimentava con le sue acque vitali le radici
dei vecchi alberi. Era forse una ripetizione del Bosco di Dafne? — Le
palme, come se avessero indovinato il pensiero di Ben Hur e volessero a
loro modo sedurlo, sembravano agitarsi al suo passaggio e spruzzarlo di
fresca rugiada.
La via correva parallela alla riva del lago dalla quale si vedeva
la sponda opposta ombreggiata parimenti da palme; ogni altra qualità
d'alberi era esclusa.
— «Guarda quel dattero» — esclamò Malluch, additando una gigantesca
palma. — «Ogni anello sul suo tronco segna un'anno di vita. Contali
dalla radice fino alla cima, e se lo sceicco ti dice che il bosco fu
piantato prima che in Antiochia si conoscessero i Seleucidi, tieni per
certo ch'egli ti dice il vero.» —
Non è possibile contemplare una palma rigogliosa senza sentirsi
penetrati dalla sottile suggestione che emana questo superbo vegetale,
il quale sembra trasformarsi agli occhi del contemplatore, e infondere
un senso di compiacimento e di ammirazione.
Così si spiega gli omaggi prodigati alla palma da tutto l'oriente,
incominciando dagli artefici dei primi Re, i quali non seppero trovare
miglior modello per i pilastri dei loro palazzi e dei loro templi. Ben
Hur chiese:
— «Allorchè oggi vidi Ilderim allo stadio ei mi fece l'effetto d'un
uomo comunissimo, che i nostri Rabbini di Gerusalemme avrebbero
disprezzato siccome un cane di Edom. Come mai venne egli in possesso
dell'Orto e come fa egli a salvarsi dall'avidità dei governatori
Romani?» —
— «Se il tempo nobilita il sangue» — rispose con calore Malluch, — «il
vecchio Ilderim, o figlio d'Arrio, è un uomo nel miglior senso della
parola, quantunque un Edomita non circonciso. I suoi padri furono tutti
sceicchi. Uno di essi, vissuto in non so quale epoca prestò soccorso
una volta ad un Re, che molti nemici inseguivano.
La leggenda narra ch'egli gli prestasse a sua difesa mille cavalieri,
cui erano noti tutti i sentieri e nascondigli del deserto. Essi tennero
celato il Re finchè l'occasione si presentò di distruggere il nemico e
di rimettere il monarca sul trono. — Questi, per riconoscenza diede al
figlio del deserto questo luogo delizioso, per sè e suoi successori,
in perpetuo. Nessuno pensò mai di turbarne il possesso. I governatori
trovano che è del loro interesse il mantenere buone relazioni con
una tribù alla quale Iddio ha accordato uomini, cavalli, cammelli
e ricchezze, rendendola così padrona di molte fra le arterie che
collegano Antiochia con le altre città; — poichè è dal buon volere di
questi uomini che dipende la libertà di passaggio e la sicurezza delle
strade. Persino il Prefetto si reputa felice ogniqualvolta Ilderim,
soprannominato il Generoso pei molti suoi atti di liberalità, si reca a
fargli visita in compagnia delle sue donne, dei suoi figli o dei suoi
dipendenti, tutti montati su cammelli e cavalli, come solevano fare i
nostri padri Abramo e Giacobbe.
— «Come spieghi adunque» — chiese Ben Hur che aveva ascoltato con
vivo interessamento, senza accorgersi della lentezza dei dromedarii —
«ch'egli oggi si strappava la barba dalla rabbia e malediva sè stesso
per aver prestato fede ad un Romano? Se Cesare l'avesse udito avrebbe
avuto ragione di dire: «Non amo tali amici, liberatemene.» —
— «E non avrebbe sbagliato di certo» — rispose Malluch sorridendo.
— «Ilderim non ama Roma, ed ha un motivo di lagnarsene. Tre anni fa
i Parti catturarono una carovana sulla strada da Bozza a Damasco, la
quale portava, fra l'altro, il tributo d'un intiero distretto. Essi
uccisero tutti gli uomini della carovana, ciò che i censori a Roma
avrebbero facilmente perdonato purchè i denari imperiali fossero stati
rispettati. Gli appaltatori delle tasse, chiamati a rispondere del
danno, ricorsero a Cesare il quale tenne responsabile Erode. Questi se
ne indennizzò sequestrando dei valori di Ilderim col pretesto ch'egli
avrebbe dovuto invigilare la sicurezza delle strade imperiali. Lo
sceicco si appellò a Cesare e Cesare gli diede una risposta degna in
tutto della sfinge. D'allora in poi il vecchio si strugge di rabbia e
non manca mai un'occasione di darvi sfogo.» —
— «Ciò non gli serve a nulla, Malluch.» —
— «Questo» — continuò l'altro — «richiede un'altra spiegazione che
ti fornirò, se ti accosterai; ma, parliamo sottovoce; — l'ospitalità
dello sceicco ha già principio, guarda quelle fanciulle che ti
parlano.» —
I dromedarii si fermarono e Ben Hur guardando giù, vide alcune bambine
vestite alla foggia delle contadine siriache, che gli offrivano
canestri di datteri. La frutta era stata appena colta e non poteva
venir rifiutata. Egli si abbassò, ne prese, ed in quell'istante un
uomo, accovacciato sull'albero presso il quale le bestie s'erano
fermate, gridò: — «La pace sia con voi e siate i benvenuti.» — Dopo
aver ringraziato le due fanciulle i due amici continuarono per la loro
strada.
— «Devi sapere» — proseguì Malluch, interrompendosi di tanto in tanto
per mostrare un dattero — «che Simonide, il negoziante, mi onora della
sua fiducia, e ch'egli, qualche volta, si degna consigliarsi meco,
per cui, frequentando io la sua casa, feci la conoscenza di molti
suoi amici, i quali sapendo di questa nostra domestichezza, parlarono
liberamente in mia presenza. Fu in questo modo ch'io entrai in qualche
intimità collo sceicco Ilderim.» —
Per un istante l'attenzione di Ben Hur divagò. Alla sua mente
s'affacciò l'immagine pura, gentile e supplichevole d'Ester. Gli occhi
neri della fanciulla, risplendenti di quella luce caratteristica delle
donne Ebree, si fissarono modestamente sui suoi; — gli parve d'udire
il fruscio delle vesti e la melodiosa sua voce mentre gli porgeva la
coppa di vino. Ricordò con compiacenza la pietà del suo sguardo più
espressivo di qualunque parola e si beò di quel ricordo. La visione,
piena d'ineffabile dolcezza, sparì come d'incanto allorchè egli si
volse verso Malluch.
— «Alcuni giorni fa» — continuò quest'ultimo — «il vecchio arabo
venne da Simonide e mi trovò da lui. Non mi sfuggì un suo certo qual
turbamento, ond'io, per deferenza, feci atto di ritirarmi, ma egli
stesso mi trattenne. — «Se sei Israelita» — disse — «fermati perchè
ho una storia strana da narrarti.» — L'enfasi colla quale accentuò
la parola _Israelita_, eccitò la mia curiosità e rimasi. Devo essere
breve, poichè ci avviciniamo alla tenda; eccoti in poche parole il
sunto della sua narrazione. — «Molti anni fa, tre stranieri convennero
alla tenda d'Ilderim nel deserto; un Indiano, un Greco, un Egiziano.
Viaggiavano su cammelli, i più grandi ch'egli avesse mai veduti e
completamente bianchi. Ilderim diede loro il benvenuto e li ospitò.
«La mattina seguente si alzarono ed intonarono una preghiera affatto
nuova per Ilderim, indirizzata a Dio ed al figliuol suo. Il loro
contegno era misterioso. Dopo rotto il digiuno, l'Egiziano spiegò chi
fossero e donde venissero. Ognuno di loro aveva veduto una stella,
dalla quale s'era fatta udire una voce che comandava loro di recarsi
a Gerusalemme e di chiedere: «_Ov'è colui che è nato Re dei Giudei?_»
— «Essi obbedirono. Da Gerusalemme la stella li guidò a Betlemme,
dove, in una grotta, trovarono un neonato ch'essi adorarono cadendo
in ginocchio davanti a lui: — compiuto quest'atto d'adorazione,
accompagnato da preziosi regali, e proclamato chi Egli fosse, essi
fuggirono coi loro cammelli e si rifugiarono presso lo sceicco, non
essendo dubbio che, se Erode, colui che era detto il Grande, li avesse
presi, li avrebbe condannati a morte. Fedele al suo costume, lo sceicco
li ricoverò e li tenne celati per un anno intero, in capo al quale,
essi partirono lasciandogli doni di gran valore, e prendendo ognuno una
direzione diversa.» —
— «È una storia meravigliosa» — esclamò Ben Hur — «Che cosa dicesti che
essi dovevano chiedere una volta arrivati a Gerusalemme?» —
«Dovevano chiedere: «Dov'è colui che è nato Re dei Giudei?» —
— «E null'altro?» —
— «V'erano altri particolari ma non li ricordo.» —
— «Ed essi trovarono il bambino?» —
— «Sì, e lo adorarono.» —
— «Malluch, quest'è un miracolo.» —
— «Ilderim è uomo posato quantunque eccitabile come tutti gli Arabi.
Egli è incapace d'una menzogna.» —
Malluch parlava con sicurezza. Dopo una pausa, di cui i dromedarii
approfittarono per pascolare, scostandosi dalla strada, Ben Hur chiese
di nuovo:
— «Non sa più nulla Ilderim dei tre uomini? Che avvenne di loro?» —
— «Ah, sì, questo fu precisamente il motivo della visita a Simonide.
Alla vigilia di quel giorno era ricomparso l'Egiziano.» —
— «Dove?» —
— «Qui all'entrata della tenda alla quale ci rechiamo.» —
— «Come lo riconobbe?» —
— «Nello stesso modo che riconoscesti oggi i cavalli; dal suo
aspetto.» —
— «Da null'altro?» —
— «Egli era in groppa allo stesso cammello bianco, e portava lo stesso
nome — Balthasar, l'Egiziano.» —
— «Sarebbe mai questo un miracolo del Signore?» — chiese Ben Hur
agitato.
— «E perchè?» — domandò a sua volta sorpreso l'amico.
— «Non dicesti Balthasar?» —
— «Sì, Balthasar l'Egiziano.» —
— «Ma quello è il nome del vecchio che vedemmo oggi alla
fontana.» —
— «È vero» — proruppe vivamente Malluch, cui subito si comunicò
l'agitazione del compagno, — «il cammello era il medesimo e tu salvasti
la vita a quell'uomo.» —
— «E la donna,» — continuò Ben Hur, come parlasse fra sè, — «la donna
era sua figlia,» — e fattosi pensoso, tacque.
Non sarà difficile al lettore l'indovinare come il dialogo precedente
avesse evocato una seconda visione di donna nella quale Ben Hur rimase
più a lungo assorto che non nella prima; ma egli si sbagliarebbe se
da questa circostanza concludesse che Ben Hur ne fosse maggiormente
affascinato. La seguente domanda ch'egli rivolse a Malluch dopo una
lunga pausa, indica il procedere del suo pensiero.
— «Dimmi Malluch, dovevano quei tre chiedere dove fosse colui che
doveva essere Re dei Giudei?» —
— «Non precisamente in questi termini, ma bensì ove fosse colui _nato
per essere Re dei Giudei_. Quelle erano le parole udite dal vecchio
sceicco nel deserto, e, da quel giorno, egli attende l'avvento del Re;
e nessuno potrebbe scrollare la sua fede.» —
— «Ma.... proprio un Re?» —
— «Già. E con lui la caduta di Roma: così disse il vecchio.» —
Seguì un nuovo periodo di silenzio, di cui Ben Hur sentiva bisogno per
raccogliere le proprie idee e frenare l'agitazione dell'animo, indi
riprese:
— «Quel vecchio è uno dei molti milioni d'uomini che avranno gravi
offese da vendicare, e pertanto questa sua strana teoria, Malluch, è di
prezioso alimento alle sue speranze, visto che, durante la dominazione
di Roma, solo un Erode può essere Re dei Giudei. Udisti tu ciò che
Simonide rispose?» —
— «Se Ilderim è uomo serio, Simonide dal canto suo è uomo saggio,»
— replicò Malluch; — «udii infatti il suo parere e... ma, ascolta,
qualcuno ci segue.» —
Udivasi in fatti un rumore di cavalli e di ruote avvicinantesi
rapidamente, in breve i due Ebrei furono raggiunti da Ilderim, che,
a cavallo e seguito da un lungo corteo nel quale figuravano i quattro
cavalli arabi, ritornava dal boschetto di Dafne. La testa dello sceicco
era china sul petto come quella di una di persona accasciata, ma alla
vista dei due che l'avevano preceduto nel ritorno, il vecchio si animò
e li salutò con affabilità.
— «La pace sia con voi! ah, il mio amico Malluch! Dimmi che sei
d'arrivo e non di partenza e che mi porti qualche messaggio da parte
del buon Simonide cui auguro che il Signore dei suoi padri mantenga per
molti anni in vita. Seguitemi entrambi. Ho pane e frutta ad offrirvi, e
se meglio v'aggrada, arrack e carne di capretto. Venite.» —
Lo seguirono fino all'entrata della tenda ov'egli scese da cavallo,
e li ricevette con un vassojo sul quale stavano tre coppe riempite
d'un liquido schiumante versatovi da un'otre annerita dal fumo, appesa
all'antenna centrale. — «Bevete,» — disse cordialmente, — «bevete,
poichè questo è il talismano che garantisce l'incolumità a chi penetra
nelle tende dei figli del deserto.» —
Ognuno prese una coppa e la vuotò.
— «Entrate ora: in nome di Dio.» —
Appena entrati, Malluch chiamò da parte lo sceicco e gli parlò
sommessamente, poi andò verso Ben Hur e si scusò.
— «Ho parlato di te allo sceicco e domattina egli ti lascerà provare
i cavalli. Avendo ormai fatto tutto quanto stava in me, ti lascio la
cura del rimanente e me ne ritorno ad Antiochia. Un tale mi aspetta
questa sera, e mi è forza recarmi da lui. Ritornerò domani e farò
in modo, se tutto andrà bene, di rimaner teco finchè termineranno i
giuochi.» —
E dopo uno scambio di saluti e di benedizioni, Malluch si allontanò.