CAPITOLO X.

Passato il villaggio, il terreno si presentava ondulato e coltivato

con gran cura; esso era infatti l'Orto d'Antiochia ove d'ogni palmo di

terra si faceva tesoro. Gl'irti fianchi delle colline erano tagliati a

terrazzi, e persino le alte siepi rallegravano la vista colle viti che

vi erano allacciate, dalle quali pendevano bellissimi grappoli d'uva

porporina. — Al di là d'innumerevoli letti di poponi, e di boschetti

d'aranci e limoni, si scorgevano le bianche dimore degli affittaiuoli.

Ovunque si girava lo sguardo, si vedeva l'Abbondanza, sorridente

figliuola della Pace, vestita dei suoi più lieti ed attraenti colori.

Di tempo in tempo poi le accidentalità del terreno lasciavano

intravvedere qualche punto del Tauro e del Libano, fra i quali l'Oronte

placidamente seguiva il proprio corso.

I nostri viaggiatori arrivarono al fiume e lo costeggiarono seguendone

le sinuosità, ora vincendo rapide salite, ora scendendo in qualche

valle, a traverso terreni segnati come aree per costruzione di ville.

Ora si godeva l'ombra piacevole proiettata dalle fronde delle quercie,

dei siccomori e dei mirti, ed ora il profumo delle piante aromatiche.

Alla poesia dell'ambiente contribuiva poi in particolar modo la

vicinanza del fiume nel quale specchiavansi gli obliqui raggi del sole.

Innumerevoli navi e navicelle solcavano le acque in ogni senso, emblemi

e veicoli di vita, ricchi di suggestioni ed evocanti immagini di città

lontane, di popoli stranieri e di commerci.

I due amici proseguirono in silenzio la loro via, finchè arrivarono

ad un lago formato dal rigurgito del fiume e di cui l'acqua era

limpida, profonda ed immobile. Un vecchio palmizio dominava l'angolo

dell'insenatura, e Malluch, girando a sinistra dell'albero, battè le

mani e gridò: — «Guarda, guarda, ecco l'Orto delle Palme.» —

La scena che si offrì ai loro sguardi avrebbe solo potuto avere

riscontro in qualche oasi favorita d'Arabia o in qualche fattoria sulle

sponde del Nilo. — Ben Hur trovò innanzi a sè una vasta pianura coperta

d'un tappeto verde di rara freschezza.

Gruppi di palme secolari, di mole colossale, dai rami regolari, dalle

fronde piumate, e come modellate in cera, spiccavano contro il cielo

azzurro.

Il lago, fresco e limpido, alimentava con le sue acque vitali le radici

dei vecchi alberi. Era forse una ripetizione del Bosco di Dafne? — Le

palme, come se avessero indovinato il pensiero di Ben Hur e volessero a

loro modo sedurlo, sembravano agitarsi al suo passaggio e spruzzarlo di

fresca rugiada.

La via correva parallela alla riva del lago dalla quale si vedeva

la sponda opposta ombreggiata parimenti da palme; ogni altra qualità

d'alberi era esclusa.

— «Guarda quel dattero» — esclamò Malluch, additando una gigantesca

palma. — «Ogni anello sul suo tronco segna un'anno di vita. Contali

dalla radice fino alla cima, e se lo sceicco ti dice che il bosco fu

piantato prima che in Antiochia si conoscessero i Seleucidi, tieni per

certo ch'egli ti dice il vero.» —

Non è possibile contemplare una palma rigogliosa senza sentirsi

penetrati dalla sottile suggestione che emana questo superbo vegetale,

il quale sembra trasformarsi agli occhi del contemplatore, e infondere

un senso di compiacimento e di ammirazione.

Così si spiega gli omaggi prodigati alla palma da tutto l'oriente,

incominciando dagli artefici dei primi Re, i quali non seppero trovare

miglior modello per i pilastri dei loro palazzi e dei loro templi. Ben

Hur chiese:

— «Allorchè oggi vidi Ilderim allo stadio ei mi fece l'effetto d'un

uomo comunissimo, che i nostri Rabbini di Gerusalemme avrebbero

disprezzato siccome un cane di Edom. Come mai venne egli in possesso

dell'Orto e come fa egli a salvarsi dall'avidità dei governatori

Romani?» —

— «Se il tempo nobilita il sangue» — rispose con calore Malluch, — «il

vecchio Ilderim, o figlio d'Arrio, è un uomo nel miglior senso della

parola, quantunque un Edomita non circonciso. I suoi padri furono tutti

sceicchi. Uno di essi, vissuto in non so quale epoca prestò soccorso

una volta ad un Re, che molti nemici inseguivano.

La leggenda narra ch'egli gli prestasse a sua difesa mille cavalieri,

cui erano noti tutti i sentieri e nascondigli del deserto. Essi tennero

celato il Re finchè l'occasione si presentò di distruggere il nemico e

di rimettere il monarca sul trono. — Questi, per riconoscenza diede al

figlio del deserto questo luogo delizioso, per sè e suoi successori,

in perpetuo. Nessuno pensò mai di turbarne il possesso. I governatori

trovano che è del loro interesse il mantenere buone relazioni con

una tribù alla quale Iddio ha accordato uomini, cavalli, cammelli

e ricchezze, rendendola così padrona di molte fra le arterie che

collegano Antiochia con le altre città; — poichè è dal buon volere di

questi uomini che dipende la libertà di passaggio e la sicurezza delle

strade. Persino il Prefetto si reputa felice ogniqualvolta Ilderim,

soprannominato il Generoso pei molti suoi atti di liberalità, si reca a

fargli visita in compagnia delle sue donne, dei suoi figli o dei suoi

dipendenti, tutti montati su cammelli e cavalli, come solevano fare i

nostri padri Abramo e Giacobbe.

— «Come spieghi adunque» — chiese Ben Hur che aveva ascoltato con

vivo interessamento, senza accorgersi della lentezza dei dromedarii —

«ch'egli oggi si strappava la barba dalla rabbia e malediva sè stesso

per aver prestato fede ad un Romano? Se Cesare l'avesse udito avrebbe

avuto ragione di dire: «Non amo tali amici, liberatemene.» —

— «E non avrebbe sbagliato di certo» — rispose Malluch sorridendo.

— «Ilderim non ama Roma, ed ha un motivo di lagnarsene. Tre anni fa

i Parti catturarono una carovana sulla strada da Bozza a Damasco, la

quale portava, fra l'altro, il tributo d'un intiero distretto. Essi

uccisero tutti gli uomini della carovana, ciò che i censori a Roma

avrebbero facilmente perdonato purchè i denari imperiali fossero stati

rispettati. Gli appaltatori delle tasse, chiamati a rispondere del

danno, ricorsero a Cesare il quale tenne responsabile Erode. Questi se

ne indennizzò sequestrando dei valori di Ilderim col pretesto ch'egli

avrebbe dovuto invigilare la sicurezza delle strade imperiali. Lo

sceicco si appellò a Cesare e Cesare gli diede una risposta degna in

tutto della sfinge. D'allora in poi il vecchio si strugge di rabbia e

non manca mai un'occasione di darvi sfogo.» —

— «Ciò non gli serve a nulla, Malluch.» —

— «Questo» — continuò l'altro — «richiede un'altra spiegazione che

ti fornirò, se ti accosterai; ma, parliamo sottovoce; — l'ospitalità

dello sceicco ha già principio, guarda quelle fanciulle che ti

parlano.» —

I dromedarii si fermarono e Ben Hur guardando giù, vide alcune bambine

vestite alla foggia delle contadine siriache, che gli offrivano

canestri di datteri. La frutta era stata appena colta e non poteva

venir rifiutata. Egli si abbassò, ne prese, ed in quell'istante un

uomo, accovacciato sull'albero presso il quale le bestie s'erano

fermate, gridò: — «La pace sia con voi e siate i benvenuti.» — Dopo

aver ringraziato le due fanciulle i due amici continuarono per la loro

strada.

— «Devi sapere» — proseguì Malluch, interrompendosi di tanto in tanto

per mostrare un dattero — «che Simonide, il negoziante, mi onora della

sua fiducia, e ch'egli, qualche volta, si degna consigliarsi meco,

per cui, frequentando io la sua casa, feci la conoscenza di molti

suoi amici, i quali sapendo di questa nostra domestichezza, parlarono

liberamente in mia presenza. Fu in questo modo ch'io entrai in qualche

intimità collo sceicco Ilderim.» —

Per un istante l'attenzione di Ben Hur divagò. Alla sua mente

s'affacciò l'immagine pura, gentile e supplichevole d'Ester. Gli occhi

neri della fanciulla, risplendenti di quella luce caratteristica delle

donne Ebree, si fissarono modestamente sui suoi; — gli parve d'udire

il fruscio delle vesti e la melodiosa sua voce mentre gli porgeva la

coppa di vino. Ricordò con compiacenza la pietà del suo sguardo più

espressivo di qualunque parola e si beò di quel ricordo. La visione,

piena d'ineffabile dolcezza, sparì come d'incanto allorchè egli si

volse verso Malluch.

— «Alcuni giorni fa» — continuò quest'ultimo — «il vecchio arabo

venne da Simonide e mi trovò da lui. Non mi sfuggì un suo certo qual

turbamento, ond'io, per deferenza, feci atto di ritirarmi, ma egli

stesso mi trattenne. — «Se sei Israelita» — disse — «fermati perchè

ho una storia strana da narrarti.» — L'enfasi colla quale accentuò

la parola _Israelita_, eccitò la mia curiosità e rimasi. Devo essere

breve, poichè ci avviciniamo alla tenda; eccoti in poche parole il

sunto della sua narrazione. — «Molti anni fa, tre stranieri convennero

alla tenda d'Ilderim nel deserto; un Indiano, un Greco, un Egiziano.

Viaggiavano su cammelli, i più grandi ch'egli avesse mai veduti e

completamente bianchi. Ilderim diede loro il benvenuto e li ospitò.

«La mattina seguente si alzarono ed intonarono una preghiera affatto

nuova per Ilderim, indirizzata a Dio ed al figliuol suo. Il loro

contegno era misterioso. Dopo rotto il digiuno, l'Egiziano spiegò chi

fossero e donde venissero. Ognuno di loro aveva veduto una stella,

dalla quale s'era fatta udire una voce che comandava loro di recarsi

a Gerusalemme e di chiedere: «_Ov'è colui che è nato Re dei Giudei?_»

— «Essi obbedirono. Da Gerusalemme la stella li guidò a Betlemme,

dove, in una grotta, trovarono un neonato ch'essi adorarono cadendo

in ginocchio davanti a lui: — compiuto quest'atto d'adorazione,

accompagnato da preziosi regali, e proclamato chi Egli fosse, essi

fuggirono coi loro cammelli e si rifugiarono presso lo sceicco, non

essendo dubbio che, se Erode, colui che era detto il Grande, li avesse

presi, li avrebbe condannati a morte. Fedele al suo costume, lo sceicco

li ricoverò e li tenne celati per un anno intero, in capo al quale,

essi partirono lasciandogli doni di gran valore, e prendendo ognuno una

direzione diversa.» —

— «È una storia meravigliosa» — esclamò Ben Hur — «Che cosa dicesti che

essi dovevano chiedere una volta arrivati a Gerusalemme?» —

«Dovevano chiedere: «Dov'è colui che è nato Re dei Giudei?» —

— «E null'altro?» —

— «V'erano altri particolari ma non li ricordo.» —

— «Ed essi trovarono il bambino?» —

— «Sì, e lo adorarono.» —

— «Malluch, quest'è un miracolo.» —

— «Ilderim è uomo posato quantunque eccitabile come tutti gli Arabi.

Egli è incapace d'una menzogna.» —

Malluch parlava con sicurezza. Dopo una pausa, di cui i dromedarii

approfittarono per pascolare, scostandosi dalla strada, Ben Hur chiese

di nuovo:

— «Non sa più nulla Ilderim dei tre uomini? Che avvenne di loro?» —

— «Ah, sì, questo fu precisamente il motivo della visita a Simonide.

Alla vigilia di quel giorno era ricomparso l'Egiziano.» —

— «Dove?» —

— «Qui all'entrata della tenda alla quale ci rechiamo.» —

— «Come lo riconobbe?» —

— «Nello stesso modo che riconoscesti oggi i cavalli; dal suo

aspetto.» —

— «Da null'altro?» —

— «Egli era in groppa allo stesso cammello bianco, e portava lo stesso

nome — Balthasar, l'Egiziano.» —

— «Sarebbe mai questo un miracolo del Signore?» — chiese Ben Hur

agitato.

— «E perchè?» — domandò a sua volta sorpreso l'amico.

— «Non dicesti Balthasar?» —

— «Sì, Balthasar l'Egiziano.» —

— «Ma quello è il nome del vecchio che vedemmo oggi alla

fontana.» —

— «È vero» — proruppe vivamente Malluch, cui subito si comunicò

l'agitazione del compagno, — «il cammello era il medesimo e tu salvasti

la vita a quell'uomo.» —

— «E la donna,» — continuò Ben Hur, come parlasse fra sè, — «la donna

era sua figlia,» — e fattosi pensoso, tacque.

Non sarà difficile al lettore l'indovinare come il dialogo precedente

avesse evocato una seconda visione di donna nella quale Ben Hur rimase

più a lungo assorto che non nella prima; ma egli si sbagliarebbe se

da questa circostanza concludesse che Ben Hur ne fosse maggiormente

affascinato. La seguente domanda ch'egli rivolse a Malluch dopo una

lunga pausa, indica il procedere del suo pensiero.

— «Dimmi Malluch, dovevano quei tre chiedere dove fosse colui che

doveva essere Re dei Giudei?» —

— «Non precisamente in questi termini, ma bensì ove fosse colui _nato

per essere Re dei Giudei_. Quelle erano le parole udite dal vecchio

sceicco nel deserto, e, da quel giorno, egli attende l'avvento del Re;

e nessuno potrebbe scrollare la sua fede.» —

— «Ma.... proprio un Re?» —

— «Già. E con lui la caduta di Roma: così disse il vecchio.» —

Seguì un nuovo periodo di silenzio, di cui Ben Hur sentiva bisogno per

raccogliere le proprie idee e frenare l'agitazione dell'animo, indi

riprese:

— «Quel vecchio è uno dei molti milioni d'uomini che avranno gravi

offese da vendicare, e pertanto questa sua strana teoria, Malluch, è di

prezioso alimento alle sue speranze, visto che, durante la dominazione

di Roma, solo un Erode può essere Re dei Giudei. Udisti tu ciò che

Simonide rispose?» —

— «Se Ilderim è uomo serio, Simonide dal canto suo è uomo saggio,»

— replicò Malluch; — «udii infatti il suo parere e... ma, ascolta,

qualcuno ci segue.» —

Udivasi in fatti un rumore di cavalli e di ruote avvicinantesi

rapidamente, in breve i due Ebrei furono raggiunti da Ilderim, che,

a cavallo e seguito da un lungo corteo nel quale figuravano i quattro

cavalli arabi, ritornava dal boschetto di Dafne. La testa dello sceicco

era china sul petto come quella di una di persona accasciata, ma alla

vista dei due che l'avevano preceduto nel ritorno, il vecchio si animò

e li salutò con affabilità.

— «La pace sia con voi! ah, il mio amico Malluch! Dimmi che sei

d'arrivo e non di partenza e che mi porti qualche messaggio da parte

del buon Simonide cui auguro che il Signore dei suoi padri mantenga per

molti anni in vita. Seguitemi entrambi. Ho pane e frutta ad offrirvi, e

se meglio v'aggrada, arrack e carne di capretto. Venite.» —

Lo seguirono fino all'entrata della tenda ov'egli scese da cavallo,

e li ricevette con un vassojo sul quale stavano tre coppe riempite

d'un liquido schiumante versatovi da un'otre annerita dal fumo, appesa

all'antenna centrale. — «Bevete,» — disse cordialmente, — «bevete,

poichè questo è il talismano che garantisce l'incolumità a chi penetra

nelle tende dei figli del deserto.» —

Ognuno prese una coppa e la vuotò.

— «Entrate ora: in nome di Dio.» —

Appena entrati, Malluch chiamò da parte lo sceicco e gli parlò

sommessamente, poi andò verso Ben Hur e si scusò.

— «Ho parlato di te allo sceicco e domattina egli ti lascerà provare

i cavalli. Avendo ormai fatto tutto quanto stava in me, ti lascio la

cura del rimanente e me ne ritorno ad Antiochia. Un tale mi aspetta

questa sera, e mi è forza recarmi da lui. Ritornerò domani e farò

in modo, se tutto andrà bene, di rimaner teco finchè termineranno i

giuochi.» —

E dopo uno scambio di saluti e di benedizioni, Malluch si allontanò.

Ben Hur: Una storia di Cristo · 第 61 / 155 题