D'ordinario uno dei mezzi più sicuri per farsi odiare da una persona,
è quello di comportarsi bene in un'occasione in cui quella persona s'è
comportata male.
Fortunatamente Malluch faceva eccezione alla regola.
L'incidente di cui era stato testimonio aveva anzi aumentata la sua
stima per Ben Hur rivelatogli uomo coraggioso e destro.
Se ora avesse potuto apprendere qualche cosa della storia del giovane
avrebbe, pensava egli, un'interessante rapporto della giornata da
sottoporre all'ottimo messer Simonide.
Intanto due fatti gli constavano già. Il suo compagno era Ebreo e
figlio adottivo di un celebre Romano. Un altro pensiero germogliava
nella sua mente. Messala ed il figlio del duumviro non dovevano essere
estranei l'uno all'altro. Di qual natura erano i loro rapporti? Come
venirne in chiaro?
Per quanto ei si lambiccasse il cervello, non riusciva a trovare
un'addentellato per entrare in argomento, e già rassegnavasi a
rinunciare ad ogni tentativo quando Ben Hur stesso venne in suo
soccorso.
Egli prese Malluch per un braccio e con lui si scostò dalla folla la
quale ormai volgeva di nuovo la propria attenzione al vecchio sacerdote
ed alla mistica fontana.
— «Buon Malluch,» — chiese Ben Hur arrestandosi, — «può un'uomo
dimenticare la propria madre?» —
Questa domanda, fatta a bruciapelo e senza applicazione diretta, non
poteva a meno d'imbarazzare l'interrogato, il quale, guardando il
compagno come per leggergli in volto il vero significato delle sue
parole, vi scorse invece tali segni di sincera emozione da sentirsene
scosso.
— «No,» — rispose con calore. — «No, mai,» — indi, ripreso
completamente possesso di se stesso soggiunse con calma: — «mai s'egli
è Israelita. Una delle prime lezioni ch'io imparai alla Sinagoga fu la
venerazione pei genitori, poichè, come disse il figliuolo di Sirach: —
«Venera tuo padre con tutta l'anima e non dimenticare le sofferenze di
tua madre.» —
Il volto di Ben Hur si fece più acceso. — «Quelle parole,» — disse con
voce commossa, — «mi richiamano alla mente la mia infanzia ed esse mi
provano pure che tu sei un buon Ebreo. Tu m'ispiri fiducia.» —
Abbandonò il braccio, al quale sin qui s'era tenuto stretto, e con ambe
le mani compresse le pieghe della veste che gli copriva il petto, quasi
a soffocare un'acuto dolore che lo straziava, indi proseguì:
— «Mio padre, portava un nome distinto e godeva di non poca
considerazione a Gerusalemme ov'egli abitava. Mia madre, alla morte
di lui, era ancora nel fiore dell'età, e io non saprei davvero trovar
parole per descrivere quanto buona ella fosse e bella. Io aveva
anche una sorellina, e noi tre componevamo la famiglia, una famiglia
così felice da giustificare le parole del vecchio Rabbi: — «Dio non
potendo essere da per tutto, creò le madri.» — Un giorno una disgrazia
accidentale toccò ad un'alto funzionario romano, mentre passava davanti
alla nostra casa accompagnato da una coorte; i legionarii abbatterono
la porta, si precipitarono in casa e ci arrestarono. Da quel giorno non
ho riveduto mia madre e mia sorella. Non posso dire s'esse siano vive o
morte e non so che cosa sia avvenuto di esse. Ma, Malluch, quell'uomo,
laggiù nel cocchio, era presente alla nostra separazione; fu egli
stesso che ci consegnò ai soldati, sogghignando barbaramente, mentre
mia madre, invocante pietà pei suoi figli, veniva trascinata a viva
forza. Non ti saprei dire se in me prevalga l'odio o l'amore. Oggi lo
riconobbi da lontano e — qui riafferrò il braccio dell'altro — Malluch,
quell'uomo conosce il segreto ch'io darei la mia vita per scoprire; sì,
egli potrebbe dirmi ove trovansi le poverette, se siano vive, ed ove,
se morte, io potrei ritrovare le loro ossa.» —
— «E non vuol parlare?» —
— «No.» —
— «Perchè?» —
— «Perchè io sono Ebreo ed egli è Romano.» —
— «Ma i Romani hanno pure una lingua e gli Ebrei, per quanto
disprezzati, dispongono di mezzi efficacissimi.» —
— «Non per casi di questo genere. Trattasi d'un segreto di Stato. Devi
sapere che tutti i beni di mio padre furono confiscati e divisi fra i
nostri nemici.» —
Malluch chinò il capo come per significare che comprendeva
perfettamente tutta la forza del ragionamento; poscia domandò: — «Ti ha
egli riconosciuto?» —
— «Non gli era possibile. Fui condannato alle galere in vita e da gran
tempo sono creduto morto.» —
— «Mi stupisce che tu non l'abbia ucciso» — fece Malluch cedendo ad un
momentaneo impeto di sdegno.» —
— «Se lo avessi ucciso lo avrei messo nell'impossibilità di servirmi.
La morte costudisce un segreto più gelosamente della coscienza d'un
Romano.» —
L'uomo cui incombeva la vendetta di sì atroci offese e che nondimeno
sapeva padroneggiare se stesso al punto di rinunciare all'occasione
che gli si era presentato di compierla, doveva aver gran fiducia
nel proprio avvenire, oppure covava un piano migliore: — pertanto i
pensieri di Malluch presero un nuovo indirizzo. Egli cessò da quel
momento d'essere unicamente l'agente d'una terza persona e si sentì
attratto verso Ben Hur per conto proprio. In altre parole Malluch si
predisponeva a servirlo di tutto cuore per l'ammirazione che Ben Hur
gl'ispirava.
Dopo una breve pausa, Ben Hur riprese:
— «Non voglio togliergli la vita, buon Malluch; — contro una tale
misura estrema lo garantisce per ora il segreto che egli chiude nella
nera sua anima; ma so un modo di punirlo, e se tu vuoi aiutarmi, mi ci
proverò.» —
— «Egli è Romano,» — rispose Malluch senza esitare, — «ed io sono della
tribù di Giuda. T'aiuterò. Se vuoi da me un giuramento, prescrivimelo
pure nella forma che a te sembri più solenne.» —
— «Dammi la tua mano; questo mi basta.» —
Scambiata la stretta di mano Ben Hur, con un senso di sollievo,
proseguì: — «Ciò ch'io vorrei da te, mio buon amico, non è cosa
difficile nè tale da turbarti la coscienza. Proseguiamo il nostro
cammino.» —
Presero la via che a destra conduceva attraverso il prato cui fu già
accennato nella breve descrizione precedente l'arrivo alla fontana.
Dopo qualche istante Ben Hur ricominciò:
— «Conosci tu lo sceicco Ilderim il Generoso?» —
— «Sì.» —
— «Ove trovasi l'Orto delle Palme? o, piuttosto a che distanza è desso
dal villaggio di Dafne?» —
Malluch fu punto da un sospetto. Rievocando l'immagine della bella
fanciulla alla fontana e l'inclinazione ch'essa aveva graziosamente
dimostrata per Ben Hur, si chiese se mai il compito di colui che voleva
salvare o vendicare la propria madre, non correva il rischio di essere
dimenticato per una avventura d'amore; — ciò nonostante rispose:
— «A cavallo, l'Orto delle Palme si raggiunge in due ore, ma un buon
cammello percorre quello distanza in un'ora sola.» —
— «Grazie. Puoi dirmi ancora se agli annunzii dei giuochi di cui mi
parlasti fu data grande pubblicità e quando essi avranno luogo?» —
Le interrogazioni erano suggestive, e se non ebbero l'effetto di
riassicurare Malluch, egli è certo che ne stimolarono vivamente la
curiosità.
— «Oh, sì, i giuochi saranno splendidi. Il Prefetto è ricco e,
quantunque sia indipendente dalla carica, egli, come la maggior parte
degli uomini prosperosi, non è null'affatto insensibile all'aumento
delle sue ricchezze, per cui, non foss'altro che per farsi un'amico
a Corte, si è messo in gran faccende per festeggiare il console
Massenzio, qui atteso per ultimare i preparativi contro i Parti. I
ricchi abitanti d'Antiochia, che in questi preparativi hanno il loro
tornaconto, ottennero dal Prefetto il permesso di contribuire alle
feste. Già da un mese gli araldi proclamano l'apertura del circo per
la cerimonia. Il nome del Prefetto basterebbe da solo a garantire la
varietà e la magnificenza dei giuochi, particolarmente in oriente,
ma quando alle sue promesse si aggiungono quelle dei maggiorenti
d'Antiochia, si può esser certi che il concorso sarà straordinario. I
premi offerti sono principeschi.
— «E il Circo? mi fu detto essere secondo solo al Circo Massimo.» —
— «A quello di Roma vuoi dire. Ecco: il nostro può accogliere duecento
mila spettatori e il vostro ne accoglie settantamila di più; tanto
quello di Roma come il nostro sono di marmo e la distribuzione interna
è perfettamente eguale.» —
— «E il regolamento è esso pure eguale?» —
Malluch sorrise.
— «Se l'Antiochia osasse fare da sè, figlio d'Arrio, Roma non terrebbe
il dominio che tiene. Il regolamento del Circo Massimo è quello che
regge, anche qui, in ogni particolare salvo uno solo; a Roma ogni
singola gara è limitata a quattro cocchi; qui invece non v'è limite di
numero.» —
— «Ah, l'usanza dei Greci.» —
— «Sicuro, Antiochia è più Greca che Romana.»
— «Per cui, Malluch, io sarei libero di scegliermi il mio
cocchio?» —
— «Il tuo cocchio e i tuoi cavalli, — non v'è alcuna restrizione in
proposito.» —
Mentre rispondeva alle domande di Ben Hur, Malluch non potè a meno
d'accorgersi della crescente soddisfazione colla quale le sue parole
venivano accolte.
— «Ancora una cosa, Malluch, quando avrà luogo la solennità?» —
— «Ah, sì, me ne era scordato,» — s'affrettò a dire l'interrogato, «se,
per dirla in istile romano, gli Dei del mare sono propizii, di qui a
sei giorni comincieranno i giuochi.» —
— «Il tempo è breve Malluch, ma mi basta;» — queste ultime parole
vennero pronunciate con forza; — «pei profeti d'Israele! riprenderò le
redini; però, un momento! Come possiamo noi essere sicuri che Messala
sarà fra i concorrenti?» —
Malluch vide d'un tratto il piano escogitato per umiliare il
Romano, e, da degno discendente di Giacobbe, dimenticando ogni altra
considerazione, corse subito col pensiero a valutarne le probabilità
pro e contro. La sua voce ebbe quasi un tremito, quando domandò: — «Sei
tu abbastanza addestrato?» —
— «Non temere, amico mio. — Da tre anni i vincitori del Circo Massimo
devono i loro allori unicamente alla mia condiscendenza. Chiedilo
a loro stessi e ti diranno ch'io non esagero. Alle ultime gare
l'Imperatore in persona mi offrì la sua particolare protezione a patto
ch'io guidassi i suoi cavalli.» —
— «E tu non accettasti?» — chiese con vivo interesse Malluch.
— «Io,» — proseguì Ben Hur, e qui la sua voce si fece esitante, — «io
sono Ebreo e non osai, quantunque portassi un nome romano, assumermi
professionalmente un'ufficio che avrebbe suonato onta al nome di mio
padre nei chiostri e nelle corti del Tempio. — Nulla mi vietava di
addestrarmi nelle palestre, ma il circo mi avrebbe disonorato, e se qui
faccio un'eccezione, Malluch, ti giuro che non è per il premio o per la
mercede riservata al vincitore.» —
— «Fermati, non giurare così,» — lo interruppe Malluch, — «la mercede è
di diecimila sesterzi, una fortuna per tutta la vita.» —
— «Non per me, quand'anche il Prefetto la triplicasse cinquanta
volte. Io voglio ben altro; voglio ciò che vale più di tutti i redditi
imperiali dal primo anno dell'impero a tutt'oggi. Voglio umiliare il
mio nemico. Tu sai che la vendetta è permessa dalla legge.» —
Con un sorriso d'approvazione, come volesse dire, «Benissimo,
benissimo, fra noi Ebrei c'intendiamo» Malluch rispose: — «Messala
correrà, non dubitarne. Egli si è già troppo impegnato annunciando
il suo concorso in tutti i pubblici ritrovi, e d'altronde il
suo nome figura sulle tavolette di tutti i giovani giuocatori
d'Antiochia.» —
— «Il suo nome è impegnato in scommesse, dici tu?» —
— «Sicuro, ed ogni giorno egli viene qui con ostentazione ad
esercitarsi.» —
— «Ah! quello adunque è il cocchio e quelli sono i cavalli di cui si
servirà? Sta bene; sii ringraziato buon Malluch. Tu m'hai già reso un
gran servigio ed io ho di che rallegrarmene. Ora siimi guida all'Orto
delle Palme e presentami allo sceicco Ilderim il Generoso.» —
— «Quando?» —
— «Oggi stesso. Domani i suoi cavalli potrebbero essere già affidati ad
altri.» —
— «Ti piacciono tanto?» —
Ben Hur rispose con entusiasmo: — «Li vidi dal podio per un solo
istante, poichè subito sopraggiunse Messala, e non potei più veder
altro, ma quello sguardo mi bastò per riconoscerli d'un sangue che è la
meraviglia e la gloria del deserto. Non vidi esemplari di quella razza
fuorchè nelle stalle di Cesare, ma, veduti una volta, si riconoscono
sempre. Se domani per esempio t'incontrassi, Malluch, quantunque tu
non mi salutassi, io ti riconoscerei al tuo viso, alla tua figura,
ai tuoi modi. Ebbene, colla stessa certezza ed alli stessi segni io
riconoscerei quei cavalli. Se è vero la metà di quanto si dice di loro
e io riesca a piegarli alla mia volontà, potrò...» —
— «Vincere i sesterzi?» — interrogò Malluch ridendo.» —
— «No,» — rispose vivamente Ben Hur, — «farò quello che meglio s'addice
ad un figlio di Giacobbe: umilierò il mio nemico in pubblico. Ma,
soggiunse impaziente, noi perdiamo tempo. In qual modo possiamo con
tutta sollecitudine raggiungere la tenda dello sceicco?» —
Malluch riflettè un momento.
— «Il meglio si è d'andar diritto al villaggio che fortunatamente è qui
vicino; se possiamo trovare due buoni cammelli non avremo che un'ora di
viaggio.» —
— «Andiamo dunque.» —
Il villaggio era formato da palazzi circondati da giardini, con qua
e là dei Khan, o alberghi, principeschi. Non fu difficile trovare due
dromedarii, e, montati su di essi, i due Ebrei s'avviarono alla volta
dell'Orto delle Palme.