CAPITOLO VIII.

Allorchè Ben Hur scese dai gradini del podio, un arabo sorse in piedi e

disse ad alta voce a guisa di proclama:

— «Uomini d'oriente e d'occidente, statemi ad udire! — Il buon sceicco

Ilderim vi saluta. — Con quattro corsieri, figli dei favoriti di

Salomone il Sapiente, egli è venuto qui per gareggiare coi migliori

campioni. Egli ha bisogno di un auriga; grandi ricchezze aspettano chi

saprà guidare degnamente i suoi cavalli. Qui ed altrove, nella città

e nei circhi, ovunque sogliono adunarsi i forti, fate nota questa sua

offerta. Così vuole Ilderim, il generoso sceicco, mio signore.» —

L'invito sollevò un mormorio confuso nel popolo affollato sotto la

tenda. Prima di sera quell'invito sarebbe stato diffuso in tutti

i ritrovi frequentati dai dilettanti di giuochi olimpici e dai

professionisti. Ben Hur sostò un momento guardando indeciso ora

l'araldo ora lo sceicco, e Malluch credette ch'egli fosse sul punto

d'accettare l'offerta. Fu pertanto con un senso di sollievo ch'egli

lo vide invece rivolgersi a lui colla domanda: — «Buon Malluch, ove

andremo ora?» —

Rispose Malluch ridendo: — «Se volete seguire l'esempio di tutti quelli

che vengono qui per la prima volta andrete subito a farvi predire la

vostra fortuna.» —

— «La mia fortuna? Per quanto il suggerimento m'abbia un certo sapore

d'infedeltà, andiamo pure dalla Dea.» —

— «Adagio, adagio figlio d'Arrio: questi sacerdoti di Apollo non

fanno le cose così. Invece di mettervi a contatto con una Pizia o

con una Sibilla, essi vi vendono un papiro e v'invitano ad immergerlo

nell'acqua d'una certa fontana, dopo di che potrete leggere in versi il

vostro avvenire.» —

L'espressione di fugace curiosità che aveva animato il volto di Ben Hur

scomparve.

— «Vi sono creature» — osservò amaramente, — «che non hanno bisogno di

preoccuparsi del loro avvenire.» —

— «Allora preferite visitare i templi?» —

— «I templi sono Greci, nevvero?»

— «Li chiamano Greci.» —

— «Gli Elleni erano in arte maestri del bello, ma nell'architettura

essi sacrificarono la varietà alla rigidità della linea. I loro templi

si rassomigliano tutti. Come chiamate la fontana?» —

— «Castalia.» —

— «Ah! la sua fama è universale. Andiamo colà.» —

Malluch il quale osservava il suo compagno lungo il cammino, s'accorse

ch'egli s'era fatto mesto e distratto. Non guardava le persone che

gli passavano vicino e mostravasi indifferente alle meraviglie che gli

sorgevano d'intorno; camminava silenzioso, rannuvolato, a passo lento.

Il fatto si è che la vista di Messala lo perseguitava evocando dolorose

memorie. Gli pareva che sole poche ore fossero trascorse dacchè egli

era stato strappato dalle braccia della madre ed i suggelli eran stati

apposti alla casa paterna. Ripensava ai sogni di vendetta maturati

durante i lunghi anni passati nella galera, e che avevano per oggetto

principale appunto quel Messala. Poteva esservi misericordia per

Grato, ma per Messala, mai! E per raffermarsi nella sua risoluzione

egli soleva ripetere a sè stesso: — «Chi ci additò ai persecutori? e,

quando implorai soccorso, e non per me, chi mi abbandonò sogghignando?»

— Sempre il sogno terminava colle stessa terribile invocazione: — «Il

giorno ch'io m'imbatterò in lui, Dio dei miei padri, aiutami a compiere

adeguata vendetta!» —

E l'incontro era prossimo, imminente.

Forse s'egli avesse ritrovato Messala povero ed infelice, i suoi

sentimenti sarebbero stati diversi; ma così non era. Lo ritrovava più

prosperoso che mai, e più che mai insolente nella sua prosperità.

Così avvenne che mentre Malluch lo credeva distratto egli stava invece

pensando in qual modo avrebbe avuto luogo l'agognato incontro ed a

quali mezzi egli ricorrerebbe per renderlo memorabile.

Si diressero poco dopo verso un viale di quercie ove il pubblico andava

e veniva in gruppi di pedoni di cavalieri, e di donne in lettighe

portate da schiavi, e dove, di tempo in tempo, transitavano cocchi

trascinati con velocità vertiginosa da focosi cavalli. All'estremità,

del viale la strada, con lieve pendenza, scendeva fiancheggiata a

destra da un'irta scarpa di roccia grigia, ed, a sinistra, da un

vasto prato di singolare freschezza; qui si offriva alla vista dello

spettatore la famosa Fontana di Castalia.

Spintosi a forza di gomiti attraverso la folla, Ben Hur si trovò

dinanzi ad un getto d'acqua, che, dalla sommità di una roccia, si

versava in un bacino di marmo nero dove scompariva spumeggiante come in

un imbuto.

Presso al bacino, sotto un piccolo porticato scavato nel sasso, stava

seduto un sacerdote vecchio, barbuto, grinzoso ed incappucciato, un

vero tipo d'eremita. Dal contegno del pubblico sarebbe stato difficile

l'indovinare quale fosse la principale attrattiva, per esso: se la

fontana o il suo custode. Egli udiva, osservava ed era osservato, ma

non parlava mai.

Di quando in quando qualche devoto gli porgeva una moneta. Con un

rapido e scaltro luccicar degli occhi egli la pigliava e dava in cambio

un foglio di papiro.

Subito il devoto immergeva il papiro nel bacino, poi, alzatolo e

guardandolo contro i raggi del sole, vi leggeva un verso. Pare che la

fama della Fontana non avesse a soffrire per la povertà dei versi.

— Prima che Ben Hur potesse a sua volta consultar l'oracolo, altri

visitatori s'avanzarono, il cui aspetto eccitò la sua curiosità non

meno di quella dei suoi compagni.

Precedeva un cammello altissimo e completamente bianco, condotto da un

uomo a cavallo che lo teneva per la briglia. L'_houdah_, o sedile, sul

dorso del cammello era straordinariamente grande e rivestito di porpora

e d'oro. Due altri cavalieri seguivano il cammello, armati di lancie.

— «Che cammello meraviglioso!» — esclamò uno degli astanti.

— «Qualche principe venuto da lontano,» — osservò un altro.

— «Forse un Re.» —

— «I Re sono portati da elefanti e non da cammelli.» —

— «Un cammello, e per di più un cammello bianco!» fece un terzo.

— «Per Apollo, vi dirò io di che si tratta. Coloro che voi vedete non

sono nè Re nè principi; sono donne.» —

E qui la discussione fu troncata dall'arrivo della comitiva. Il

cammello, visto da vicino, non ismentì l'impressione destata da

lontano. Nessuno dei presenti aveva mai veduto un'animale più alto e

più maestoso. Che occhi neri! Come era fine e morbido quel suo pelo

bianco! Come armonizzava bene colle bardature dorate! Un tintinnio di

campanelli d'argento lo accompagnava ed egli si moveva come inconscio

del peso che portava. — Ma chi erano l'uomo e la donna sotto il

baldacchino dell'_houdah_? Ogni sguardo era rivolto su di essi. Se

l'uomo era un principe bisognava proprio convenire dell'imparzialità

del tempo, che non fa distinzione fra potenti ed umili, poichè

l'aspetto del vecchio che nulla rivelava circa la sua nazionalità, era

quello di una mummia: i curiosi radunati alla fontana non trovarono

nulla da invidiargli all'infuori del ricco sciallo che ne avvolgeva la

persona.

La donna se ne stava seduta secondo il costume orientale fra finissimi

veli e merletti. Al dissopra dei gomiti portava braccialetti in

forma di serpentelli uniti con catenelle d'oro ad altri braccialetti

ai polsi. Salvo questi ornamenti le braccia erano nude e di forma

oltremodo seducente, cui facevano degno complemento due manine

quasi infantili, una delle quali scintillava pei numerosi anelli

che l'adornavano. Il velo o reticella che le copriva il capo era

tempestato di bacche di corallo e legato con una filza di monete, in

parte accerchiantile la fronte, in parte scendentile sulle spalle,

confuse in una folta massa di capelli neri. Dal suo seggio elevato essa

contemplava il pubblico con curiosità ed apparentemente senz'accorgersi

della curiosità ch'essa stessa destava. Il più singolare poi si era

che, contrariamente al costume delle signore, essa aveva il viso

scoperto.

Ed era veramente bello quel viso, bello per la giovanile freschezza,

per la forma ovale, per la carnagione trasparente, per gli occhi

grandi, per le labbra coralline e pei bianchissimi denti. A queste

attrattive aggiungasi la distinzione di una testolina classicamente

modellata e d'un volto aristocratico, che le davano un'aria veramente

regale.

Cosichè fosse rimasta soddisfatta dell'esame del luogo e delle persone,

la vaga creatura diede un ordine al servo, un tarchiato etiope,

nudo sino alla cintola, il quale avvicinò il cammello alla fontana e

l'obbligò a piegare le ginocchia. Poscia, ricevuto dalle mani della

sua signora una coppa, stava per riempirla, allorchè un forte rumor di

ruote e uno scalpitar di cavalli al galoppo venne a rompere l'incanto

prodotto dall'apparizione della bella straniera e, con un grido

d'allarme, il pubblico si sbandò per lasciar libero il passo.

— «Quel Romano pare che voglia travolgerci, badate a voi!» — gridò

Malluch a Ben Hur, spiccando un salto per porsi in salvo.

Quest'ultimo si volse, e vide Messala che, a gran carriera, dirigeva

il suo cocchio sulla folla. Questa, sbandandosi, lasciò scoperto il

cammello, il quale, o inconscio o incurante del pericolo, non si mosse.

L'Etiope era paralizzato dal terrore. Il vecchio fece un vano tentativo

per uscire dal suo _houdah_, ma nè egli nè la donna erano più in tempo

a salvarsi. Ben Hur, balzò davanti a loro e tuonò rivolto a Messala:

— «Fermati! indietro, indietro.» —

Un sorriso illuminò il volto del patrizio.

Non vedendo altra via di scampo Ben Hur, si precipitò innanzi ed

arrestò di botto il cocchio afferrando due dei cavalli pel morso:

«Cane d'un Romano, tieni in così poco conto la vita?» gridò, mentre con

sforzi erculei obbligava i cavalli a retrocedere. — La subìta scossa

fece traballare il carro. Messala fu appena in tempo ad evitare di

cadere, ma il compiacente suo Mirtilo andò a ruzzolare lungo la via,

fra le risa di scherno degli spettatori.

L'impareggiabile disinvoltura del Romano non venne meno in

quest'occasione. Sciogliendosi dalle redini in cui era avviluppato,

le gettò da banda; fece il giro del cammello, guardò Ben Hur, e parlò

rivolgendosi al vecchio ed alla donna.

— «Chiedo venia ad entrambi: io son Messala, e per la nostra madre

terra vi giuro che non vi aveva veduti. In quanto a questa buona gente,

ho forse fatto troppo a fidanza sulla mia destrezza: voleva ridere

a loro spese e sono essi invece che ridono di me; — buon pro' lor

faccia.» —

Il sorriso bonario, lo sguardo ed il gesto indifferente col quale

s'era rivolto al pubblico s'accordavano bene con quelle parole. Tutti

tacquero in attesa di quanto egli direbbe ancora. Fatto allontanare

il cocchio di pochi passi dal buon Mirtilo, egli proseguì guardando

arditamente la fanciulla:

— «Ti prego d'intercedere per me presso questo brav'uomo il cui perdono

chiederò con maggior insistenza più tardi se ora non l'ottengo. — È tuo

padre nevvero?» —

Essa non rispose.

— «Per Pallade, sei pur bella! Bada che Apollo non ti scambii pel

suo perduto amore. Sarei curioso di sapere qual paese può vantarsi

d'averti per figlia. Non torcere lo sguardo. Il sole d'india è riflesso

nei tuoi occhi e l'Egitto ha impresso sulle tue gote i segni d'amore.

Per Polluce, non preoccuparti di colui, bella incognita, prima d'aver

perdonato a questo schiavo che prega ai tuoi piedi.» —

La giovane donna lo aveva interrotto per chiamare d'un cenno Ben Hur,

il quale le si appressò:

— «Ti prego, prendi la coppa e riempila» — gli disse — «mio padre ha

sete.» —

— «Ti servirò con piacere» — rispose il giovine, e rivolgendosi per

rendere il chiesto servizio si trovò faccia a faccia con Messala. I

loro sguardi s'incrociarono: quello dell'Ebreo era provocante, mentre

gli occhi del Romano altro non esprimevano che una beffarda bonarietà.

— «Bella straniera, altrettanto crudele quanto bella» — continuò

Messala con un saluto della mano — «se Apollo non ti rapisce nel

frattempo, mi rivedrai. Non conoscendo il tuo paese non so a qual

Dio raccomandarti, cosicchè, per tutti gli Dei! non mi resta che a

raccomandarti a me stesso.» —

Visto che Mirtilo aveva acquetati i cavalli e che li teneva pronti

per la partenza, risalì sul cocchio. La donna lo seguì collo sguardo,

nel quale invero non si leggeva alcuna espressione di risentimento,

poscia ricevette la coppa e la passò al padre che gliela restituì

dopo aver bevuto un sorso; allora anch'essa vi appressò le labbra,

e poi tendendola con un gesto pieno di grazia a Ben Hur, disse, con

ineffabile dolcezza:

— «Tienla, te ne preghiamo! essa è piena di benedizioni per te.» —

Il cammello fu fatto alzare e stava per muovere di là quando il vecchio

chiamò Ben Hur.

Questi gli si avvicinò rispettosamente.

— «Tu hai oggi reso un gran servigio a uno straniero» — disse.

— «Non v'è che un Dio solo e nel suo santo nome io ti ringrazio. Mi

chiamo Balthazar, l'Egiziano. Nel grande Orto delle Palme, oltre il

villaggio di Dafne, lo sceicco Ilderim il Generoso ha piantate le

proprie tende e noi siamo suoi ospiti. Vieni colà a chiedere di noi. Vi

troverai il benvenuto della riconoscenza.» —

Ben Hur rimase meravigliato della voce chiara e della dignità di quel

vecchio venerando.

Mentre stava osservando la partenza della comitiva vide di nuovo

Messala.

Il Romano allontanavasi come era venuto, ridendo con indifferenza

beffarda.

Ben Hur: Una storia di Cristo · 第 59 / 155 题