CAPITOLO III.

L'incontro di cui sopra avvenne nell'anno di Roma 747. Si era nel mese

di dicembre e l'inverno regnava sopra tutte le regioni orientali del

Mediterraneo.

Quelli che attraversano il deserto in questa stagione non possono

proseguire molto tempo senza sentirsi presi da un grande appetito.

La compagnia sotto la piccola tenda non faceva certo eccezione alla

regola. Aveva molta fame e quindi mangiava di gusto; dopo che fu

mesciuto il vino i tre principiarono a discorrere.

— «Nulla riesce di più gradito ad un viaggiatore del sentirsi chiamare

per nome da un amico in paese sconosciuto» — disse l'Egiziano che aveva

voluto esser l'anfitrione del pasto.

«Resteremo molti giorni insieme e sarebbe ora d'incominciare a

conoscerci. Così, se vi aggrada, l'ultimo venuto sarà il primo a

parlare.»

Principiando pian piano, come un individuo prudente, il Greco

incominciò:

— «Quello ch'io ho da dire, fratelli, è così strano che non so proprio

donde principiare e in qual guisa parlar correttamente. Io non capisco

ancora me stesso. Son tanto sicuro che ciò che sto facendo, sia ciò che

vuole il maestro, che il servirlo è per me una costante estasi. Quando

penso allo scopo cui debbo adempiere provo una gioia così grande che

riconosco essere ciò il volere divino.»

Il buon uomo si fermò, incapace di proseguire, mentre gli altri, come

lui, abbassarono gli occhi.

— «Nel lontano Occidente — proseguì — vi è un paese che non potrà mai

esser dimenticato. Il mondo gli deve troppo ed il potersi sdebitare è

cosa che arreca all'uomo un grande piacere. Non parlerò di belle arti,

di filosofia, d'oratoria, di poesia, di guerra. O miei fratelli, la

gloria è quella che splenderà luminosamente, e, per mezzo di essa,

Colui che noi cerchiamo sarà conosciuto su tutta la terra. Il paese

di cui vi parlo è la Grecia. Io sono Gaspare, figlio di Cleonte,

ateniese. I miei antenati si dedicarono interamente allo studio,

e da essi io ho ereditata la stessa inclinazione. Due dei nostri

filosofi, i maggiori, insegnano, l'uno, che esiste un'anima in ogni

uomo, e ch'essa è immortale, l'altro che vi è un Dio solo il quale

è infinitamente giusto. Io scelsi fra le molte teorie quelle dei due

filosofi come le sole degne di attenzione, giacchè mi pareva che vi

potesse essere un legame sconosciuto fra Dio e l'anima. Su questo tema

la mente può discutere fin ad un certo punto ma poi trova una barriera

insormontabile, giunti alla quale si è obbligati a chieder aiuto. Così

feci ma non ebbi alcuna risposta. Disperato mi allontanai dalle scuole

e dalle città.» —

A queste parole l'Indiano ebbe un sorriso di approvazione.

— «In Tessaglia, verso settentrione, — continuò il Greco — v'è una

catena di montagne famosa per esser riputata dimora degli Dei, chiamata

l'Olimpo, dove Zeus, ch'era considerato il sommo di essi dai miei

compatrioti, abitava. — Andai sulla vetta di quelle montagne. Trovai

una caverna nel monte, dove la catena, che principia ad occidente,

piega a sud-est, e là mi fermai abbandonandomi a meditare, anzi no, mi

abbandonai attendendo, sapendo che ogni sospiro era una preghiera, una

rivelazione. Credendo in Dio, invisibile ma supremo, credevo anche che,

qualora io mi fossi commosso, egli avrebbe avuto compassione di me e mi

avrebbe risposto.»

— «Ed egli rispose! ed egli rispose!» — esclamò l'Indiano alzando le

mani dalla pezza di seta che teneva sulle ginocchia.

— «Ascoltatemi, fratelli» — disse il Greco calmandosi con difficoltà —

La porta del mio eremitaggio guardava verso il mare sopra il golfo di

Thermaic. Un giorno vidi cader da un battello che navigava non molto

lontano, un uomo. Egli nuotò verso la riva. Io lo raccolsi e ne presi

cura. Era un Ebreo, sapiente nella storia e nella legge del suo popolo;

da lui appresi come esistesse davvero il Dio delle mie preghiere e

come avesse composto le sue leggi e fosse stato per secoli padrone e re

degli Ebrei. Ciò non era forse la Rivelazione di cui avevo sognato? La

mia fede mi aveva fruttato. Iddio mi aveva risposto.» —

— «Com'Egli risponde a tutti quelli che lo implorano con tale fede!» —

disse l'Indiano.

— «Ma ahimè! esclamò l'Egiziano, vi son pochi saggi abbastanza per

capire quando egli risponda!» —

— «Questo non è tutto — continuò il Greco. — L'uomo che mi è stato

inviato mi ha detto di più. Disse che i profeti, che nell'epoca

che seguì la prima Rivelazione passeggiavano e parlavano con Dio,

dichiararono ch'egli sarebbe ritornato. Mi diede i nomi dei profeti

e dei libri sacri e mi citò le loro parole. Mi disse anche che

la seconda venuta era vicina ed attesa da un momento all'altro in

Gerusalemme.» —

Il Greco si fermò e il suo viso si rabbuiò.

— «È vero — disse dopo una breve pausa — è vero che l'uomo mi ha detto

che come Dio e la Rivelazione di cui mi parlava erano stati solo per

gli Ebrei così lo sarebbero ancora questa volta. — «E non avverrà nulla

pel resto del mondo? — chiesi — «No — fu la risposta che mi diede con

voce altera. — «No, noi siamo il suo popolo preferito.» — La risposta

però non mi scoraggiò. Perchè dovrebbe un simile Dio limitare il suo

amore e la sua beneficenza ad un regno solo e ad una sola razza? Mi

ripromisi di venir a capo d'ogni verità. Penetrai il suo orgoglio e

trovai che i suoi padri erano stati tutti servi eletti per mantenere la

Verità in vita perchè il mondo imparasse a conoscerla e fosse salvato.

Quando l'Ebreo se ne fu andato, e mi ritrovai solo ancora, innalzai

al cielo una nuova preghiera! cioè che mi fosse permesso di vedere il

Re al suo arrivo e di imparare ad idolatrarlo. Una notte mi sedetti

sulla soglia della porta della mia camera cercando di avvicinarmi ai

misteri della mia esistenza, conoscendo ciò che significa conoscere

Dio; tutto ad un tratto, nel mare ch'era sotto di me, o piuttosto

nell'oscurità che copriva la sua superficie, vidi una stella che

cominciava a brillare; lentamente essa spuntò; si avvicinò e si

fermò sopra la collina e sopra la mia porta, di guisa che la sua luce

splendeva pienamente su di me. Io caddi a terra, mi addormentai e udii

in sogno una voce che mi diceva: — «O Gaspare! La tua fede ha vinto!

Che tu sia benedetto! con due altre persone venute dalle estreme parti

del mondo, vedrai Colui che deve venire, sarai testimonio della sua

venuta, e, in qualsiasi occasione potrai testimoniare in suo favore. Di

buon mattino alzati e va ad incontrarlo, fidandoti dello Spirito che ti

guiderà.» —

Di buon mattino mi destai sentendo in me lo Spirito e provando una luce

in me assai maggiore di quella del sole.

Mi tolsi il vestito da eremita e mi abbigliai da vecchio, levando da un

nascondiglio il denaro che mi ero portato dalla città.

Una nave passò poco lontana; le feci cenno d'arrestarsi, fui accolto a

bordo, e mi feci sbarcare ad Antiochia. Là acquistai un cammello colle

relative bardature. Fra i giardini e gli orti che coprono le spiaggie

dell'Oronte soggiornai a Emesa, a Damasco, a Boston, a Filadelfia;

quindi venni a questa volta. E così, o fratelli, voi conoscete la mia

storia per intero. Ora lasciate che io ascolti la vostra.» —

Ben Hur: Una storia di Cristo · 第 12 / 155 题