Nuovi prodigj.
Nessuna azione maravigliosa era difficile ai maghi, ognuno lo
sente. Non dirò di Merlino e di Atlante, de' quali parlano i poeti
romanzeschi; ricorderò alcuni del secolo XIII, e più recenti.
Guido Bonato, troppo famoso per le opere sue e per le arti con cui
seppe volgere a proprio talento l'animo d'Ezzelino da Romano, scuotendo
la magica bacchetta, operava quanto gli talentava; ergeva edifizj,
distruggeva monumenti, infondea vita nelle cose inanimate e reggea la
fortuna de' lontani avvenimenti. Sovente Bonato aveva soccorso alla
pericolante fortuna di Ezzelino, ed allorché il conte di Montefeltro
usciva da Forlì a campo cogli altri popoli di Romagna, il mago salito
sulla torre di san Mercuriale, col tocco della campana dirigeva il
principe nella battaglia, quantunque fosse delle miglia ben molte
lontano, e quindi riescì più volte troppo fatale ai Bolognesi.
[Illustrazione: Il mago di Scozia fa tremare Parigi]
Ma la magìa venuta a parte della diplomazia, operò in que' secoli
un grande prodigio per mezzo di Michele di Scozia. Fu data a costui
commissione dalla sua patria di andare in ambasciata in Francia, per
ottenere risarcimento di alcune piraterìe commesse sulle coste di
Scozia dai marinaj francesi; l'ambasciatore non volle altro seguito
che un suo demone famigliare che tramutò in cavallo; ma come giunse
a Parigi, il re di Francia tenne di poco conto un messo sì male
in arnese; e accolta con disprezzo la fattagli domanda, era ormai
vicino a rimandarlo senza che nulla gli concedesse. Allora il mago
il pregò perchè innanzi di definire ogni cosa, concedesse che il suo
cavallo percuotesse colla zampa il suolo; il re non seppe negargli sì
mite richiesta; lo Scoto toccò della sua verga il ronzino. Sentite
meraviglia: al primo battere della fatale zampa, tremarono tutte
le torri di Parigi e suonarono tutte le campane; al secondo si fe'
più fiero il terremoto e caddero tre cupole della corte. Il re che
vide questa piccola bagattella, spaventato, pregò l'ambasciatore
facesse sospendere il terzo colpo, a cui già innalzava il piede il
temuto cavallo. Così apprese che conveniva aver maggior riguardo agli
ambasciadori in qualunque forma apparissero; accordò al mago quanto
richiese, nè si tenne sicuro finchè nol vide partire.
Nel secolo XIII vi furono molti maghi oltre al Bonato che visse fino
al 1300; un Riprandino veronese, un arabo che denominavasi il nuovo
Barlaamo, Giovanni da Paria e Gherardo da Sabionetta cremonese, erano
in molta riputazione, usavano alle corti, e teneano dimestichezza coi
grandi. Nè fu allora solo che costoro salirono a tanto potere, ma nel
secolo che seguì, il duca Giovanni Maria Visconti non si conduceva a
operare la più piccola cosa, ove non avesse consultato il suo mago e
le stelle; e abbiamo da Schiller che quel valente soldato il quale in
tempi più recenti capitanò la guerra dei trent'anni, solea sovente aver
consulta coi maghi.