VI.

Se riandiamo nel pensiero le cose dette, il simbolismo ci parrà,

credo, cosa di piccol pregio, quanto al presente, e di scarsa promessa

quanto all'avvenire. Esso non mostra nessuna delle qualità che

contraddistinguono in arte i rivolgimenti grandi, duraturi e veramente

fecondi. Di quante dottrine letterarie apparvero al mondo nessuna forse

fu più povera d'idee, più inconsistente, più incerta. I simbolisti si

propongono alcuni fini lodevoli, ma non li raggiungono, o perchè non

riescono a scorgerli chiaramente, o perchè errano circa ai mezzi che

si dovrebbero adoperare a raggiungerli. Vorrebbero restaurato il regno

della bellezza; ma si contentano di dire che la bellezza deve anteporsi

alla verità, e non si curano di sapere che sia l'una e che l'altra,

e se veramente contrastino insieme, e in qual modo e perchè. La loro

estetica è la più elementare che possa immaginarsi, e il loro idealismo

il più povero e scolorito di quanti mai se ne videro. Vorrebbero

restituire alla poesia l'antico lustro e l'antico primato, e la poesia

nelle loro mani si attenua e si estenua, si riduce dalle piene armonie

di una orchestra al poco e nudo suono di un flauto, diventa una specie

d'arte occulta, ieratica o sonnambulica, nota solo a pochi iniziati

e praticata in secreto. Vorrebbero ripristinare il concetto stesso

dell'arte offeso e menomato dal naturalismo che, consapevole o non,

ebbe l'arte in avversione, e tentò porla in discredito, come quella che

vuol essere un'azione dell'uomo sopra le cose, e una traduzione della

natura secondo lo spirito; ma non riescono se non ad instaurare un

artifizio nuovo, peggiore, sembra, di quanti mai ne furono nel passato.

Riescono a immaginare alcune (chiamiamole anche noi così) notazioni

nuove di sentimenti reconditi o strani; a suscitare talvolta negli

animi altrui una inquietudine d'impressioni indeterminate e fugaci;

a dare, di rado, della natura un senso più acuto, più doloroso, più

intimo che forse non siasi fatto sin qui; ma a fronte di questi scarsi

ed incerti guadagni, quante e quanto grandi perdite!

E già forse il moto simbolistico accenna a stremarsi, e fermarsi. Fuori

di Francia esso non si allargò molto; e se in Italia bastò a suscitare

qualcuno di quei giornaletti che nascono e muojono tutti gli anni a

dozzine; a variare un altro po' il gusto delle copertine molticolori; a

spremere da magre fantasie alcuni titoli di laboriosa invenzione; a far

nascere una piccola messe di versi giovanili che, in un paese dove così

pochi versi si leggono, non sono letti a dirittura da nessuno[526]; e

a far sì che qualche dabben credenzone accozzasse parole senza senso,

o ritentasse l'alchimia del colore delle vocali; bastò a tanto, ma

non a più, e non fece altro bene nè altro male[527]. E già in Francia

stessa nuove tendenze sorgono contrarie all'arte dei simbolisti; ed

Emanuele Signoret, nella rassegna _La Plume_, parla di una novissima

e baldanzosa generazione di poeti, i quali mettono tutti in un fascio

i miti, le tradizioni ed i simboli, e buttano ogni cosa nelle gemonie

della repubblica letteraria.

Tutto considerato e tutto sommato, si può, credo, concludere che il

simbolismo non durerà più di quanto sia durato il decadentismo, dal

quale uscì, o il romanismo, con cui è imparentato. Manca ad esso la

interna forza che sollevò, impose, diffuse il romanticismo prima, il

realismo poi. Esso dileguerà lasciando appena un residuo, simile a

liquidi volatili, che svaporando lasciano appena in fondo al vaso, che

li contenne, un po' di sostanza colorata; e il merito suo maggiore sarà

stato, come giustamente nota il Brunetière, quello di essersi ribellato

alla tirannide naturalistica[528]; e l'opera sua andrà a beneficio di

qualche nuova tendenza più sensata, più vigorosa e meglio equilibrata.

Foscolo, Manzoni, Leopardi: saggi Aggiuntovi preraffaelliti, simbolisti ed esteti e letteratura dell'avvenire · 第 58 / 72 题