Com'è noto, il preraffaellismo nacque in Inghilterra, ma per opera,
principalmente, di un Italiano, cioè di Gabriele Dante Rossetti,
pittore e poeta, e figliuolo di quel Rossetti che fu, prima e dopo del
'30, uno dei principali poeti e promotori della rivoluzione italiana,
e lo studio stesso dell'Alighieri volse in servigio della libertà e
della patria. Ostentando di anteporre a Raffaello, considerato quale
un pervertitore dell'arte, i predecessori suoi, e, di questi, più
stimando i più antichi, il preraffaellismo si manifestò da prima e
si affermò nella pittura, ma non tardò molto a invadere la poesia,
che meglio forse della pittura poteva piegarsi a' suoi intendimenti
senza offender troppo il gusto corrente e la tradizione; e definito,
nella stessa Inghilterra, una _rinascenza dello spirito_, o, almeno,
_del sentimento medievale_, fu in tal qualità contrapposto a quella
rinascenza dello spirito e del sentimento antico che noi denominiamo,
senz'altro, la Rinascenza. Ognuno vede quale affinità venga perciò
a palesarsi tra il preraffaellismo e il romanticismo, e, non fossero
certe differenze di cui ora dirò, altri potrebbe scambiarlo, senza più,
per un rimessiticcio del romanticismo stesso. È noto di che fervido
culto i più dei romantici onorassero il medio evo, e come parecchi
di essi sognassero di farlo rinascere. Nei primi anni del presente
secolo si videro non pochi giovani pittori, scaldata la fantasia
dagli entusiasmi romantici, rinnegare come corrotta tutta l'arte della
Rinascenza, e rimettersi, in buona fede, alla scuola di Giotto. Tra
il fatto di allora e il fatto di ora c'è dunque molta somiglianza,
e il preraffaellismo bisogna si contenti di non essere tanto nuovo
quanto s'immaginava; ma se i fatti si somigliano, la ragion dei fatti è
diversa. Per votarsi al santo medio evo il romanticismo aveva tutta una
sequela di ragioni che il preraffaellismo non ha, nè può avere: guerra
a quel classicismo di cui il medio evo era stato appunto come una gran
negazione, secolare e concreta; ritorno a quella fede di cui il medio
evo era tutto impregnato, e di cui aveva per tanti secoli vissuto;
desiderio, in Germania, di una grandezza politica di cui porgeva
indimenticabile esempio l'Impero; desiderio, in Italia, di una libertà
che, dopo i Comuni, non s'era più conosciuta. Il preraffaellismo di
queste ragioni salde e positive non ne ha neppur una. Esso nega, ma non
si può dir che combatta; vorrebbe gustare le consolazioni e le estasi
della fede, ma sente che questa fede gli manca, e non sa come fare a
procacciarsela; detesta tutti gli ordinamenti e reggimenti sociali e
politici che ci stringono intorno e ci pesano addosso, ma non ne addita
di migliori, e, in realtà, non si propone di mutarne alcuno. Esso è
l'infingardaggine nell'arte.
Se ben si guarda, si vede che il preraffaellismo nasce in gran parte da
una ragione puramente negativa, dal disgusto, cioè, della vita presente
e della presente civiltà quale in grado massimo lo sente e l'ostenta
il Ruskin[513]. Io sono ben lungi dal credere che tale disgusto sia
per sè stesso irrazionale e illegittimo, e che nasca, tutto e sempre,
come vorrebbero certi biologi e sociologi, d'insufficienza o di
perversione organica, e non altro significhi in fondo se non penuria
di quella sovrana virtù, conservatrice d'ogni vita, ch'è la virtù
dell'adattamento, ma ad ogni modo un principio puramente negativo
qual'è questo non può, quando manchino altre forze e altri ajuti,
essere un principio d'arte sicuro e fecondo; e l'arte si condanna da sè
stessa all'esaurimento e alla morte quando si diparte in tutto dalla
vita reale, dove sono, non tutte, ma le prime e le più copiose sue
fonti, e si ritrae e si sequestra nella memoria, nel desiderio, nel
sogno d'una vita che fu. Volere che l'arte non rispecchi se non ciò
ch'è presente e comune, come fu canone del naturalismo, è grave errore;
ma error non men grave è volere che l'arte rispecchi soltanto ciò che è
peregrino e remoto: ed entrambi gli errori conducono, per opposte vie,
alla menomazione dell'arte. Non nego che la distanza, sia di tempo,
sia di spazio, non accresca poesia alle cose, perchè sarebbe negare
un fatto reale, conosciuto universalmente, e più che sufficientemente
spiegato dalla natura dello spirito e dalle leggi che lo governano;
ma dico che la opinione comune di coloro i quali negano esser poesia
nelle cose famigliari e vicine, e che s'hanno tuttodì davanti agli
occhi e, per dir così, sotto mano, nasce, più che da un giusto vedere,
e dal non saper vedere e dal non saper collegare con la vita passata
la vita presente e la vita futura: nel che parmi appunto che stia
uno degli offici più alti che possano all'arte assegnarsi. Credo che
un animo forte e operoso tenda di sua natura, quando abbia troppo in
dispetto il presente, piuttosto verso il futuro che verso il passato,
e se verso il passato, verso quello soltanto ch'egli immagini potere e
dovere rioperar sul presente, e sia davvero, o almeno appaja, maggior
del presente. Quando i primi umanisti cominciarono a volger gli occhi
all'antichità, e ad accendersi tutti dell'amore di quella, cominciò un
grande rivolgimento nel mondo; perchè essi non si lasciarono sopraffare
dal disgusto della conosciuta barbarie, nè anneghittirono nello sterile
rimpianto della civiltà perduta; anzi con indimenticabile entusiasmo,
vogliosi, non già di disertare la vita, ma sì bene di più altamente
vivere, diedero opera a ricondurre quella civiltà per entro a quella
barbarie, e a rifar col passato il presente: e tale fu l'impeto e
la forza e l'intima virtù del moto, che travolse persino que' Papi e
quella Chiesa che più avrebbero dovuto avversarlo.
I preraffaelliti non pongono così alta la mira. Essi hanno grande
avversione al rinascimento classico, ma non isperano un vero
rinascimento medievale, contro cui troppe forze, e irresistibili, si
troverebbero collegate. L'esempio dei romantici deve averli ammoniti;
e ciò che non potè avvenire dopo il 1815, quando si trovava un Giuseppe
De Maistre per iscrivere il famoso libro _Du Pape_, molto meno potrebbe
avvenire ora. I preraffaelliti, del resto, non cercano nel medio
evo, mal conosciuto e peggio rassettato, se non un rifugio che li
ripari dalla ingiuria de' tempi; una specie di cenobio intellettuale
e sentimentale, ove a bell'agio possano, se non appagare, accarezzare
quel vago e tenero bisogno d'idealità e di fede che gli affanna e
gl'inquieta, e sognare in pace i loro sogni. Il caso loro somiglia
per più rispetti al caso di quei raffinati del XVI e XVII secolo,
che sazii e fastiditi di cortigianeria e d'artificio, cercarono nuovo
sentimento di schiettezza e illusione d'ingenuità nelle pastorellerie.
Se non che la semplicità mal riesce ai raffinati. I preraffaelliti,
checchè possan credere o dire, sono di animo affatto diversi da quei
modelli a cui vorrebbero rassomigliarsi. L'ingenuità, perduta che sia,
più non si racquista; e chi, a bello studio, manometta in un quadro
le regole della prospettiva, o introduca in un componimento poetico
immagini e locuzioni troppo disformi dal sentire e dal favellar nostro,
con l'opinione di riuscir semplice e schietto, non riesce in fatto nè
schietto nè semplice, ma solamente ridicolo. E poi, messo una volta
il piede su questo sdrucciolo, non è quasi più possibile fermarsi:
giacchè se a Raffaello sono da anteporre frate Angelico, Taddeo Gaddi
e Giotto, perchè a questi non sarà da anteporre Cimabue, e a tutti,
come più schietti ancora, e più veramente primitivi, i bizantini?
Quando per arte semplice s'intende arte insufficiente, ciò non è punto
difficile; ed è perciò che noi vediamo ora, dietro i passi dei pittori
preraffaelliti, muovere una schiera di pittori che si potrebbero dir
pregiottiani, i quali, intenti a rinnovare in tutto il suo rigore la
tradizion bizantina, offrono agli attoniti sguardi de' contemplanti,
stecchite figure di vergini, di asceti e di martiri, senza espressione,
senza sangue, senza carni, con tale una ostentata (ma non in tutto
ostentata) ignoranza dell'anatomia, del drappeggiamento, del colore e
di ogni cosa, da fare o strabiliare, o sorridere.
Non perciò vorrò dire che il preraffallismo non abbia prodotto qua
e là un qualche effetto buono. In pittura esso ha indubitabilmente
contribuito ad affinare novamente il gusto, che s'era un po' troppo
ingrossato alla scuola del naturalismo; a risollevare e riconfortare la
fantasia che da quella scuola era stata depressa e mortificato un po'
più del dovere; a ridare il luogo che gli si compete a quell'elemento
ideale senza di cui l'arte a breve andare s'intorbida e s'invilisce. Nè
ciò soltanto; chè trasfondendo, senza quasi avvedersene, un sentimento
moderno nelle forme e nelle immaginazioni del medio evo, esso ha
talvolta prodotto _motivi_ di una venustà rara ed arcana, di una
insuperabile acuità d'impressione, e ottenuto trasfigurazioni veramente
singolari e potentemente emblematiche della persona umana, e raggiunto
in certe composizioni di bizzarra, florida, taumaturgica fantasia tale
una fusione della realtà e del sogno quale non credo siasi mai veduta
innanzi, nè possa ottenersi maggiore.
In letteratura i suoi meriti mi pajon minori, ma non minori i demeriti.
Sembra ch'e' non osi staccarsi dalla poesia e avventurarsi nella prosa,
nè che della poesia osi trattar tutti i temi e le forme; e Gabriele
Dante Rossetti, del cui valore noi non abbiamo ora a discutere,
rimane pur sempre il maggiore de' suoi poeti. Ciò nondimeno, a chi
ami l'arte non parrà picciol merito la sollecitudine viva e devota
adoperata in restituire l'antico grado e gli antichi onori a quella
poesia che dai naturalisti fu tanto sdegnata, e di cui lo Zola osava
scrivere: «J'assigne simplement à la poésie un rôle d'orchestre; les
poètes peuvent continuer à nous faire de la musique pendant que nous
travaillerons»[514]. Anzi i preraffaelliti passarono il segno quando
pretesero racquistare alla poesia quel primato che le condizioni
presenti della cultura e della vita più non le consentono. Ma di questo
più oltre.
Che il preraffaellismo dovesse trovare anche in Italia ammiratori e
seguaci, come da molto tempo ve li trovano tutte le novità forestiere,
è cosa che non si poteva, sembra, evitare. A tacer dell'effetto che
se ne vide in pittura, basterà ricordar quello che se ne vide in
poesia, quando su pei giornali letterarii cominciarono a comparire
sonetti e canzoni e ballatette e sestine e none rime, rifatte sugli
esemplari del Dugento e del Trecento, con atteggiamenti di stile, con
impostature e cadenze di versi, con suoni di rime, tratti a grande
studio da quell'arte; e insiem con le forme si riaffacciaron que' temi;
e la donna angelicata rifece capolino, tutta soave e leggiadra, fra
il corriere delle mode e l'articoletto di cronaca; e gli spiritelli
d'amore diguazzaron le alucce tra i ghirigori e i cincigli della stampa
cortesemente provveduti dal proto; e parve quasi di riudire la voce di
Guido Orlandi chiedere con devozione:
Onde si move ed onde nasce Amore?
Qual è 'l su' proprio loco ov'e' dimora?
e Guido Cavalcanti, un po' accigliato, rispondere:
In quella parte dove sta memora, ecc.:
cosa da ricevere con sollazzo e con riso, se, più che da una
perversione del gusto, non nascesse da scioperataggine di mente e da
grande impoverimento delle facoltà creative. Ma il preraffaellismo,
benchè iniziato, si può dire, da un Italiano, e dietro esempii
italiani, non sembra che possa avere fortuna in Italia, dove, se alcuna
tendenza è che più direttamente derivi dall'indole della nazione, e
si confaccia al costume, e li significhi entrambi, quella è dessa per
certo che, contrastando allo spirito de' tempi di mezzo, sortì nel
Rinascimento il proprio fine e il proprio trionfo: e già per le usanze
e gl'ideali di questo vediam rinnovarsi in Italia un'ammirazione e un
amore contro cui la dolce mania medievale del preraffaellismo non è
possibile che prevalga.
Nè v'è ragione di credere che fuori d'Italia esso abbia a vivere
rigoglioso e durare a lungo. Troppe forze lo premono, delle quali è
grande errore l'immaginare che sien vicine a dissolversi e a perdersi.
Esse anzi acquistano, d'ora in ora, maggior gagliardia, e tutte
congiunte ci trascinano sempre più lungi dagli esempii e dai termini di
una età alla quale un repentino ripiegar della via può solo per picciol
tratto far credere che noi ci andiam raccostando. Nella grande, torbida
e impetuosa corrente del pensiero moderno, il preraffaellismo (e altro
con esso) non segnerà se non un breve e passeggiero ringorgo. Se non
ingannano i segni che del futuro si vedono, esso si dileguerà tra non
molto, e il suo nome sarà il nome di una piccola increspatura, non
quello di un grande rivolgimento dell'arte.