Che c'è ora in letteratura, anzi in tutta quanta l'arte, una vera
e propria reazione, la quale si va più sempre allargando, ognuno lo
può vedere, solo che giri intorno lo sguardo; che tale reazione si
esercita, con più deliberato proposito, contro il realismo e le sue
varietà, ognuno può facilmente conoscere, solo che ne consideri gli
andamenti e i caratteri generali; che essa finalmente, sia effetto
e parte di un'assai più generale reazione che si viene compiendo nel
pensiero e nella coscienza del tempo presente è cosa che si potrebbe
arguire a priori, e che l'osservazione, anche più superficiale e
affrettata, fa manifesto.
Per discorrere della reazione particolare, che diremo letteraria, in
modo adeguato del tutto, bisognerebbe prima, senza dubbio, discorrere
della reazion generale; cercarne le cagioni e le origini; determinarne
la estensione e il carattere; delinearne i procedimenti e le forme: ma
sarebbe lavoro assai lungo, da non potersi costringere in poco tempo e
poco spazio: e, da altra banda, di tal lavoro alcune parti furono già
fatte; altre non si potranno fare se non da chi, dopo noi, guarderà
questi moti essendone fuori, da lungi. Basterà qui pertanto accennare,
o rammentare, le cose e i fatti più appariscenti.
Guardata nel tutto insieme, la reazion generale appare quale un moto
avverso alla scienza positiva e al positivismo filosofico. Il secolo,
giunto al suo stremo, si riconverte, sembra, a quell'idealismo che,
accompagnando, e in parte promovendo, un'altra reazione, ne diresse
gl'inizii. Rinasce, se non propriamente la credenza, il sentimento
religioso, o almeno quell'inquieto e pungente senso del mistero che
ne fa avvertire il bisogno e lamentare la mancanza. Il misticismo
s'intrude anco una volta in quella scienza che l'aveva inesorabilmente
sbandito; tenta di adulterarne i principii; si sforza di snaturarne
i metodi e di offuscarne i fini: e molti, sdegnando gl'incerti
compromessi e i connubii illegittimi, gridano che la scienza è venuta
meno alle sue promesse, che il suo regno è finito, che la scienza è
fallita.
Non sono certo da disconoscere le molte cagioni di indole sociale e
politica, e le intricate, e spesso non belle, ragioni di opportunità e
d'interesse che concorrono a produrre quell'effetto; ma sarebbe errore
il credere ch'esse sieno sole a produrlo. Che altre pur ve ne sieno,
più recondite e men facili a scoprire e ad intendere, scaturienti dal
proprio fondo della nostra natura e, forse, della universa natura,
è fatto palese, parmi, dalla generalità stessa del moto, dalla
molteplicità, varietà e rispondenza delle singole manifestazioni sue,
e ancor più, se non erro, dal carattere stravagante e dall'insania
più che probabile di alcune di tali manifestazioni. Il teosofismo e
il magismo acquistano ogni giorno nuovi seguaci. L'alchimia ha i suoi
iniziati e promette di nuovo, con la trasmutazione dei metalli, anche
la pietra filosofale. L'astrologia torna in onore, e nella stessa
Inghilterra, patria di Bacone da Verulamio e d'Isacco Newton, dello
Stuart Mill e dello Spencer, anzi colà più che altrove, si rallegra
di numerosi cultori, porge copiosa materia a giornali ed a libri.
Credo abbia torto il Nordau, o abbia solo in parte ragione, quando nel
nuovo misticismo altro non vede se non l'effetto della degenerazione
crescente, o un avvedimento e un ripiego politico[512]. Non sono tutti
degenerati per certo i seguaci e i fautori delle nuove, o rinnovate
dottrine, e basta ricordare a questo proposito come, tra quelli che lo
spiritismo conta in grandissimo numero, ve ne sieno notoriamente alcuni
a cui la scienza va debitrice di grandi incrementi, e i nomi dei quali
godono di celebrità meritata. Quanto alle ragioni politiche, se quelle
che il Nordau viene additando possono, sino ad un certo segno, spiegare
il misticismo francese, non potrebbero spiegare egualmente l'inglese, o
l'americano.
Giova dire che la scienza stessa riaperse al misticismo la porta
il giorno in cui, acquistata più sicura coscienza di sè, veduti
meglio i proprii confini, confessò la impotenza propria in cospetto
dell'_inconoscibile_, e ridestò negli animi il senso sopito del mistero
avvolgente; il giorno ancora in cui ruppe la lega malamente stretta
col materialismo, e rivendicò la piena libertà dell'indagine, fuori
delle angustie di qualsiasi preconcetto dottrinario o settario. Giova
dire che già da parecchio tempo, in presenza di tendenze avverse,
sempre più minacciose e incalzanti, l'individualismo s'è risentito,
s'è accampato con nuovo orgoglio e con nuova arditezza, ha spinto sino
al paradosso e all'iperbole certe sue pretensioni, le quali, quanto
sono repugnanti alla scienza, che abbattendo o livellando gli orgogli
umani, disciplina, consocia ed agguaglia, sotto il giogo di una legge
ineluttabile e imprescrittibile, potenze, atti e fortune, altrettanto
sono inchinevoli a quel misticismo docile e vago che permette, anzi
favorisce, ogni intemperanza di sentimento e di fantasia, e ad ogni più
oscuro moto dell'animo dà significato come di rivelazione, e concede
ad ogni uomo di foggiarsi il mondo a sua posta; quanto contrarie al
positivismo, che ci comprime dentro e sotto la natura, altrettanto
confacevoli all'idealismo, che ci leva fuori della natura e sopra di
essa.
Di quello che negli ultimi tempi fu detto, un po' troppo
arrischiatamente e pomposamente, _spirito nuovo_, una buona parte si
può esprimere con le tre sacramentali parole: _rinascenza dell'anima_,
le quali, significando al tempo stesso un desiderio e un proposito, un
presente e un avvenire son diventate, esplicitamente o implicitamente,
la formola dell'arte nuova.