PRERAFFAELLITI, SIMBOLISTI ED ESTETI[511]

Che c'è ora in letteratura, anzi in tutta quanta l'arte, una vera

e propria reazione, la quale si va più sempre allargando, ognuno lo

può vedere, solo che giri intorno lo sguardo; che tale reazione si

esercita, con più deliberato proposito, contro il realismo e le sue

varietà, ognuno può facilmente conoscere, solo che ne consideri gli

andamenti e i caratteri generali; che essa finalmente, sia effetto

e parte di un'assai più generale reazione che si viene compiendo nel

pensiero e nella coscienza del tempo presente è cosa che si potrebbe

arguire a priori, e che l'osservazione, anche più superficiale e

affrettata, fa manifesto.

Per discorrere della reazione particolare, che diremo letteraria, in

modo adeguato del tutto, bisognerebbe prima, senza dubbio, discorrere

della reazion generale; cercarne le cagioni e le origini; determinarne

la estensione e il carattere; delinearne i procedimenti e le forme: ma

sarebbe lavoro assai lungo, da non potersi costringere in poco tempo e

poco spazio: e, da altra banda, di tal lavoro alcune parti furono già

fatte; altre non si potranno fare se non da chi, dopo noi, guarderà

questi moti essendone fuori, da lungi. Basterà qui pertanto accennare,

o rammentare, le cose e i fatti più appariscenti.

Guardata nel tutto insieme, la reazion generale appare quale un moto

avverso alla scienza positiva e al positivismo filosofico. Il secolo,

giunto al suo stremo, si riconverte, sembra, a quell'idealismo che,

accompagnando, e in parte promovendo, un'altra reazione, ne diresse

gl'inizii. Rinasce, se non propriamente la credenza, il sentimento

religioso, o almeno quell'inquieto e pungente senso del mistero che

ne fa avvertire il bisogno e lamentare la mancanza. Il misticismo

s'intrude anco una volta in quella scienza che l'aveva inesorabilmente

sbandito; tenta di adulterarne i principii; si sforza di snaturarne

i metodi e di offuscarne i fini: e molti, sdegnando gl'incerti

compromessi e i connubii illegittimi, gridano che la scienza è venuta

meno alle sue promesse, che il suo regno è finito, che la scienza è

fallita.

Non sono certo da disconoscere le molte cagioni di indole sociale e

politica, e le intricate, e spesso non belle, ragioni di opportunità e

d'interesse che concorrono a produrre quell'effetto; ma sarebbe errore

il credere ch'esse sieno sole a produrlo. Che altre pur ve ne sieno,

più recondite e men facili a scoprire e ad intendere, scaturienti dal

proprio fondo della nostra natura e, forse, della universa natura,

è fatto palese, parmi, dalla generalità stessa del moto, dalla

molteplicità, varietà e rispondenza delle singole manifestazioni sue,

e ancor più, se non erro, dal carattere stravagante e dall'insania

più che probabile di alcune di tali manifestazioni. Il teosofismo e

il magismo acquistano ogni giorno nuovi seguaci. L'alchimia ha i suoi

iniziati e promette di nuovo, con la trasmutazione dei metalli, anche

la pietra filosofale. L'astrologia torna in onore, e nella stessa

Inghilterra, patria di Bacone da Verulamio e d'Isacco Newton, dello

Stuart Mill e dello Spencer, anzi colà più che altrove, si rallegra

di numerosi cultori, porge copiosa materia a giornali ed a libri.

Credo abbia torto il Nordau, o abbia solo in parte ragione, quando nel

nuovo misticismo altro non vede se non l'effetto della degenerazione

crescente, o un avvedimento e un ripiego politico[512]. Non sono tutti

degenerati per certo i seguaci e i fautori delle nuove, o rinnovate

dottrine, e basta ricordare a questo proposito come, tra quelli che lo

spiritismo conta in grandissimo numero, ve ne sieno notoriamente alcuni

a cui la scienza va debitrice di grandi incrementi, e i nomi dei quali

godono di celebrità meritata. Quanto alle ragioni politiche, se quelle

che il Nordau viene additando possono, sino ad un certo segno, spiegare

il misticismo francese, non potrebbero spiegare egualmente l'inglese, o

l'americano.

Giova dire che la scienza stessa riaperse al misticismo la porta

il giorno in cui, acquistata più sicura coscienza di sè, veduti

meglio i proprii confini, confessò la impotenza propria in cospetto

dell'_inconoscibile_, e ridestò negli animi il senso sopito del mistero

avvolgente; il giorno ancora in cui ruppe la lega malamente stretta

col materialismo, e rivendicò la piena libertà dell'indagine, fuori

delle angustie di qualsiasi preconcetto dottrinario o settario. Giova

dire che già da parecchio tempo, in presenza di tendenze avverse,

sempre più minacciose e incalzanti, l'individualismo s'è risentito,

s'è accampato con nuovo orgoglio e con nuova arditezza, ha spinto sino

al paradosso e all'iperbole certe sue pretensioni, le quali, quanto

sono repugnanti alla scienza, che abbattendo o livellando gli orgogli

umani, disciplina, consocia ed agguaglia, sotto il giogo di una legge

ineluttabile e imprescrittibile, potenze, atti e fortune, altrettanto

sono inchinevoli a quel misticismo docile e vago che permette, anzi

favorisce, ogni intemperanza di sentimento e di fantasia, e ad ogni più

oscuro moto dell'animo dà significato come di rivelazione, e concede

ad ogni uomo di foggiarsi il mondo a sua posta; quanto contrarie al

positivismo, che ci comprime dentro e sotto la natura, altrettanto

confacevoli all'idealismo, che ci leva fuori della natura e sopra di

essa.

Di quello che negli ultimi tempi fu detto, un po' troppo

arrischiatamente e pomposamente, _spirito nuovo_, una buona parte si

può esprimere con le tre sacramentali parole: _rinascenza dell'anima_,

le quali, significando al tempo stesso un desiderio e un proposito, un

presente e un avvenire son diventate, esplicitamente o implicitamente,

la formola dell'arte nuova.

Foscolo, Manzoni, Leopardi: saggi Aggiuntovi preraffaelliti, simbolisti ed esteti e letteratura dell'avvenire · 第 52 / 72 题