Questo ravvedimento ha una occasione immediata e una preparazione
remota.
L'occasione immediata la porge la vista di Lucia, _rannicchiata in
terra... raggomitolata nel cantuccio, col viso nascosto tra le mani, e
non movendosi, se non che tremava tutta_; la porgono quel suo rizzarsi
inginocchioni, e quel giunger le mani, e quelle semplici parole: _son
qui: m'ammazzi_; lo spettacolo doloroso della debolezza innocente, che,
sopraffatta ed offesa dalla violenza, non insorge, non impreca, ma si
umilia, e chiedendo misericordia, perdona. A quella vista, a quelle
parole, il fiero uomo non può non avvedersi di una come sproporzione
mostruosa, ch'è tra la forza adoperata da lui, e la condizione di
colei contro cui l'ha adoperata. E quella sproporzione deve apparirgli
come una viltà, tanto più spiacente al suo orgoglio, quanto il suo
orgoglio è più rigido e il suo coraggio più schietto; quel coraggio,
che per addimostrarsi nella forma sua più risoluta e più piena aveva
bisogno del _pericolo vicino_ e del _nemico a fronte_. Forse per
la prima volta in sua vita egli sente in confuso che la violenza
rimpicciolisce l'uomo, sebbene, a primo sguardo, paja ingrandirlo;
sente che la generosità è ancor essa una forma della forza, anzi è la
forma più magnifica; sente come una mal definita vergogna, naturale in
uomo nobile e d'alti spiriti, d'inferocire contro chi non è in grado
nè di offendere, nè di difendersi, simile a quella da cui avrebbe
potuto esser colto un cavaliere antico in sull'atto d'assaltare con
l'armi un inerme. E di quella vergogna nasce una certa esitazione,
come un leggiero smarrimento, che gli traspare dal volto, che gli
stempera il suono della voce, e di cui Lucia ben s'avvede. In cospetto
di un nemico forte e superbo egli sarebbe rimasto l'uomo di prima e
di sempre; al che accenna egli stesso, quando di Lucia va dicendo tra
sè: «Oh perchè non è figlia d'uno di que' cani che m'hanno bandito!
d'uno di que' vili che mi vorrebbero morto! che ora godrei di questo
suo strillare; e in vece...» In vece, in cospetto di quella povera
creatura che mai non l'offese, e contro cui non ha, egli, nè può avere,
ragione d'odio o di sdegno alcuna, l'uomo violento si sente disarmato,
perplesso, e come involto in un viluppo mal cognito di pensieri e di
sentimenti, nel quale più non sa rinvenirsi. E più debbono crescere la
irresolutezza e la vergogna di lui l'angosciosa instanza e la sommessa
fiducia con cui la poveretta gli si raccomanda, ricordandogli ch'e'
può ordinar ciò che vuole e dispor come vuole, e che tutto dipende da
un suo cenno; scongiurandolo di non soffocare una buona ispirazione;
mostrandosi persuasa ch'egli ha buon cuore, che sentirà compassione
di lei, che non vorrà farla morire. Qui segue un fatto psichico
delicatissimo, ma pressochè necessario, data la natura dell'uomo,
nobile intimamente, e non intimamente ribalda. Egli è uso a concedere
ajuto a chi ne lo chiede. Un segno della sua potenza, di quella
potenza ch'è manifestazione ed esplicazione della volontà sua e del suo
orgoglio, fu sempre la prontezza con cui concesse altrui la protezione
invocata. Ne soccorse tanti, a ragione o a torto, in sua vita! perchè
proprio a Lucia dovrebbe ora ricusar la sua grazia? Forse per rispetto
all'impegno preso con Don Rodrigo? Ma, dirà egli stesso, chi è Don
Rodrigo? E l'uomo forte e superbo si sentirà naturalmente inclinato
ad imporre la volontà propria piuttosto al potente che al debole. Fare
stare a segno i potenti e i prepotenti era una sua passione antica.
Lucia ha prodotto nell'animo dell'Innominato una impressione profonda
e nuova. L'immagine di lei lo persegue, non lo lascia prender sonno:
a un certo punto egli grida: «Non son più uomo, non son più uomo!»
Ma s'inganna così pensando e dicendo. Egli è uomo ancora, e, nella
sostanza, è lo stesso uomo di prima. Lucia non ha fatto se non
isconnettere e dissestare alquanto la compagine dello spirito di lui,
in guisa che vi si possa inserire alcun che di nuovo, e gli elementi
del carattere possano stringersi in nuova coordinazione[90].
Ma il ravvedimento, cui porge immediata occasione Lucia, ha pure una
qualche preparazione remota. Per essere esatti, bisogna dire che da
Lucia la compagine psichica dell'Innominato riceve un colpo sodo e
repentino; ma che, già da più tempo, quella compagine aveva cominciato
ad allentarsi leggermente, in virtù di un lavorio sordo e profondo,
non avvertito per altro segno che per un po' di stanchezza e un po'
d'inquietudine. Se ne ha la prova nella precipitazione con cui egli
aveva accettato di far rapire Lucia per conto di Don Rodrigo, e in
quel porsi subito nella condizione di non potere più dare addietro,
di dover mantenere a ogni costo l'impegno, come usa far l'uomo che
cominci a dubitare di sè, e a sè stesso non voglia mancare. Già
aveva cominciato «a provare, se non rimorso, una cert'uggia delle sue
scelleratezze»; già queste opprimevano d'un peso incomodo, se non la
sua coscienza, almeno la sua memoria. Data a Don Rodrigo la parola che
lo legava, aveva provato, non pentimento, chè ancora questo non gli
poteva entrare nell'animo, ma dispetto. «Una certa ripugnanza provata
ne' primi delitti, e vinta poi, e scomparsa quasi affatto, tornava
ora a farsi sentire. Ma in que' primi tempi, l'immagine d'un avvenire
lungo, indeterminato, il sentimento d'una vitalità vigorosa, riempivano
l'animo d'una fiducia spensierata: ora all'opposto, i pensieri
dell'avvenire erano quelli che rendevano più noioso il passato. —
Invecchiare! morire! e poi?» — Cominciava ad avere _certi momenti
d'abbattimento senza motivo, di terrore senza pericolo_, nei quali
quel Dio che egli non s'era mai curato nè di riconoscere nè di negare,
gli gridava dentro: _Io sono_. Cominciava a sentirsi come perduto in
una gran solitudine muta ed oscura, senza famiglia, senza amici veri,
senz'alcuna dolcezza, con troppo passato dietro di sè, con troppo poco
avvenire dinanzi. La fibra corporea è salda ancora e vigorosa; ma la
fibra morale è spossata un tantino; ed egli se ne potrebbe avvedere
dallo sforzo che gli costa il volersi in tutto serbar quel di prima e
dal non potervi riuscire.
Questa poca spossatezza (chè molta ancora non è) ci lascia
intendere come quell'animo, già così saldo e quadrato, possa
aprirsi a impressioni e ad influssi che appena appena, in altri
tempi, l'avrebbero tocco e sfiorato. Le nature forti, ch'è quanto
dire le nature autonome, non cedono alla suggestione, la quale,
considerata sotto certo aspetto, è, come fu notato acconciamente,
una trasmutazione, mercè la quale un organismo meno attivo tende ad
armonizzarsi con un organismo più attivo. Or ecco che noi vediamo
l'animo dell'Innominato lasciarsi penetrare alquanto dalla suggestione,
a far manifesto che la sostanza sua non è più così intera e compatta
come fu innanzi. Quel duro metallo è come serpeggiato di screpolature
sottili. Il Nibbio ha confessato al padrone d'aver sentita pietà di
Lucia, quella pietà che, _se uno la lascia prender possesso, non è
più uomo_. E la pietà di quel _bestione_ del Nibbio divien suggestiva
pel padrone, che vi ripensa vegliando, e ripensandovi, ripete le
parole di quello: _uno non è più uomo; è vero, non è più uomo!_ Così
quelle parole della povera Lucia: _Dio perdona tante cose per un'opera
di misericordia!_ tornano, nel silenzio della notte, a sonargli
all'orecchio, non _con quell'accento d'umile preghiera, con cui erano
state proferite, ma con un suono pieno d'autorità, e che insieme
induceva una lontana speranza_.
Sciocchezze come quelle che allora gli tolgono il sonno, già altre
volte, egli dice, gli erano passate pel capo, e s'erano poi dileguate,
senza lasciar segno del loro passaggio; ma quelle di ora non si
dileguano, perchè Lucia ha dato loro occasione di ficcarsi più
addentro nell'anima turbata, e di far quasi un nodo da non potersi più
sciogliere. Una nuova coscienza era già spuntata in quell'anima, e già
due volte aveva fatto udir la sua voce, quando, alla risoluzione che
l'Innominato stava per prendere, di porre senz'altro Lucia nelle mani
di Don Rodrigo, aveva opposto un no preciso e imperioso. Con rapido,
irresistibile processo, quella coscienza si slarga, si rafforza,
s'illumina; nello spazio di una notte essa appare organata e compiuta,
perchè gli elementi tutti onde doveva formarsi preesistevano già,
sebbene oppressi e dispersi, nello spirito entro a cui si produce.
Allora essa si fa incalzante e leva alta e paurosa la voce. Che ne può,
che ne deve seguire?