III.

Questo ravvedimento ha una occasione immediata e una preparazione

remota.

L'occasione immediata la porge la vista di Lucia, _rannicchiata in

terra... raggomitolata nel cantuccio, col viso nascosto tra le mani, e

non movendosi, se non che tremava tutta_; la porgono quel suo rizzarsi

inginocchioni, e quel giunger le mani, e quelle semplici parole: _son

qui: m'ammazzi_; lo spettacolo doloroso della debolezza innocente, che,

sopraffatta ed offesa dalla violenza, non insorge, non impreca, ma si

umilia, e chiedendo misericordia, perdona. A quella vista, a quelle

parole, il fiero uomo non può non avvedersi di una come sproporzione

mostruosa, ch'è tra la forza adoperata da lui, e la condizione di

colei contro cui l'ha adoperata. E quella sproporzione deve apparirgli

come una viltà, tanto più spiacente al suo orgoglio, quanto il suo

orgoglio è più rigido e il suo coraggio più schietto; quel coraggio,

che per addimostrarsi nella forma sua più risoluta e più piena aveva

bisogno del _pericolo vicino_ e del _nemico a fronte_. Forse per

la prima volta in sua vita egli sente in confuso che la violenza

rimpicciolisce l'uomo, sebbene, a primo sguardo, paja ingrandirlo;

sente che la generosità è ancor essa una forma della forza, anzi è la

forma più magnifica; sente come una mal definita vergogna, naturale in

uomo nobile e d'alti spiriti, d'inferocire contro chi non è in grado

nè di offendere, nè di difendersi, simile a quella da cui avrebbe

potuto esser colto un cavaliere antico in sull'atto d'assaltare con

l'armi un inerme. E di quella vergogna nasce una certa esitazione,

come un leggiero smarrimento, che gli traspare dal volto, che gli

stempera il suono della voce, e di cui Lucia ben s'avvede. In cospetto

di un nemico forte e superbo egli sarebbe rimasto l'uomo di prima e

di sempre; al che accenna egli stesso, quando di Lucia va dicendo tra

sè: «Oh perchè non è figlia d'uno di que' cani che m'hanno bandito!

d'uno di que' vili che mi vorrebbero morto! che ora godrei di questo

suo strillare; e in vece...» In vece, in cospetto di quella povera

creatura che mai non l'offese, e contro cui non ha, egli, nè può avere,

ragione d'odio o di sdegno alcuna, l'uomo violento si sente disarmato,

perplesso, e come involto in un viluppo mal cognito di pensieri e di

sentimenti, nel quale più non sa rinvenirsi. E più debbono crescere la

irresolutezza e la vergogna di lui l'angosciosa instanza e la sommessa

fiducia con cui la poveretta gli si raccomanda, ricordandogli ch'e'

può ordinar ciò che vuole e dispor come vuole, e che tutto dipende da

un suo cenno; scongiurandolo di non soffocare una buona ispirazione;

mostrandosi persuasa ch'egli ha buon cuore, che sentirà compassione

di lei, che non vorrà farla morire. Qui segue un fatto psichico

delicatissimo, ma pressochè necessario, data la natura dell'uomo,

nobile intimamente, e non intimamente ribalda. Egli è uso a concedere

ajuto a chi ne lo chiede. Un segno della sua potenza, di quella

potenza ch'è manifestazione ed esplicazione della volontà sua e del suo

orgoglio, fu sempre la prontezza con cui concesse altrui la protezione

invocata. Ne soccorse tanti, a ragione o a torto, in sua vita! perchè

proprio a Lucia dovrebbe ora ricusar la sua grazia? Forse per rispetto

all'impegno preso con Don Rodrigo? Ma, dirà egli stesso, chi è Don

Rodrigo? E l'uomo forte e superbo si sentirà naturalmente inclinato

ad imporre la volontà propria piuttosto al potente che al debole. Fare

stare a segno i potenti e i prepotenti era una sua passione antica.

Lucia ha prodotto nell'animo dell'Innominato una impressione profonda

e nuova. L'immagine di lei lo persegue, non lo lascia prender sonno:

a un certo punto egli grida: «Non son più uomo, non son più uomo!»

Ma s'inganna così pensando e dicendo. Egli è uomo ancora, e, nella

sostanza, è lo stesso uomo di prima. Lucia non ha fatto se non

isconnettere e dissestare alquanto la compagine dello spirito di lui,

in guisa che vi si possa inserire alcun che di nuovo, e gli elementi

del carattere possano stringersi in nuova coordinazione[90].

Ma il ravvedimento, cui porge immediata occasione Lucia, ha pure una

qualche preparazione remota. Per essere esatti, bisogna dire che da

Lucia la compagine psichica dell'Innominato riceve un colpo sodo e

repentino; ma che, già da più tempo, quella compagine aveva cominciato

ad allentarsi leggermente, in virtù di un lavorio sordo e profondo,

non avvertito per altro segno che per un po' di stanchezza e un po'

d'inquietudine. Se ne ha la prova nella precipitazione con cui egli

aveva accettato di far rapire Lucia per conto di Don Rodrigo, e in

quel porsi subito nella condizione di non potere più dare addietro,

di dover mantenere a ogni costo l'impegno, come usa far l'uomo che

cominci a dubitare di sè, e a sè stesso non voglia mancare. Già

aveva cominciato «a provare, se non rimorso, una cert'uggia delle sue

scelleratezze»; già queste opprimevano d'un peso incomodo, se non la

sua coscienza, almeno la sua memoria. Data a Don Rodrigo la parola che

lo legava, aveva provato, non pentimento, chè ancora questo non gli

poteva entrare nell'animo, ma dispetto. «Una certa ripugnanza provata

ne' primi delitti, e vinta poi, e scomparsa quasi affatto, tornava

ora a farsi sentire. Ma in que' primi tempi, l'immagine d'un avvenire

lungo, indeterminato, il sentimento d'una vitalità vigorosa, riempivano

l'animo d'una fiducia spensierata: ora all'opposto, i pensieri

dell'avvenire erano quelli che rendevano più noioso il passato. —

Invecchiare! morire! e poi?» — Cominciava ad avere _certi momenti

d'abbattimento senza motivo, di terrore senza pericolo_, nei quali

quel Dio che egli non s'era mai curato nè di riconoscere nè di negare,

gli gridava dentro: _Io sono_. Cominciava a sentirsi come perduto in

una gran solitudine muta ed oscura, senza famiglia, senza amici veri,

senz'alcuna dolcezza, con troppo passato dietro di sè, con troppo poco

avvenire dinanzi. La fibra corporea è salda ancora e vigorosa; ma la

fibra morale è spossata un tantino; ed egli se ne potrebbe avvedere

dallo sforzo che gli costa il volersi in tutto serbar quel di prima e

dal non potervi riuscire.

Questa poca spossatezza (chè molta ancora non è) ci lascia

intendere come quell'animo, già così saldo e quadrato, possa

aprirsi a impressioni e ad influssi che appena appena, in altri

tempi, l'avrebbero tocco e sfiorato. Le nature forti, ch'è quanto

dire le nature autonome, non cedono alla suggestione, la quale,

considerata sotto certo aspetto, è, come fu notato acconciamente,

una trasmutazione, mercè la quale un organismo meno attivo tende ad

armonizzarsi con un organismo più attivo. Or ecco che noi vediamo

l'animo dell'Innominato lasciarsi penetrare alquanto dalla suggestione,

a far manifesto che la sostanza sua non è più così intera e compatta

come fu innanzi. Quel duro metallo è come serpeggiato di screpolature

sottili. Il Nibbio ha confessato al padrone d'aver sentita pietà di

Lucia, quella pietà che, _se uno la lascia prender possesso, non è

più uomo_. E la pietà di quel _bestione_ del Nibbio divien suggestiva

pel padrone, che vi ripensa vegliando, e ripensandovi, ripete le

parole di quello: _uno non è più uomo; è vero, non è più uomo!_ Così

quelle parole della povera Lucia: _Dio perdona tante cose per un'opera

di misericordia!_ tornano, nel silenzio della notte, a sonargli

all'orecchio, non _con quell'accento d'umile preghiera, con cui erano

state proferite, ma con un suono pieno d'autorità, e che insieme

induceva una lontana speranza_.

Sciocchezze come quelle che allora gli tolgono il sonno, già altre

volte, egli dice, gli erano passate pel capo, e s'erano poi dileguate,

senza lasciar segno del loro passaggio; ma quelle di ora non si

dileguano, perchè Lucia ha dato loro occasione di ficcarsi più

addentro nell'anima turbata, e di far quasi un nodo da non potersi più

sciogliere. Una nuova coscienza era già spuntata in quell'anima, e già

due volte aveva fatto udir la sua voce, quando, alla risoluzione che

l'Innominato stava per prendere, di porre senz'altro Lucia nelle mani

di Don Rodrigo, aveva opposto un no preciso e imperioso. Con rapido,

irresistibile processo, quella coscienza si slarga, si rafforza,

s'illumina; nello spazio di una notte essa appare organata e compiuta,

perchè gli elementi tutti onde doveva formarsi preesistevano già,

sebbene oppressi e dispersi, nello spirito entro a cui si produce.

Allora essa si fa incalzante e leva alta e paurosa la voce. Che ne può,

che ne deve seguire?

Foscolo, Manzoni, Leopardi: saggi Aggiuntovi preraffaelliti, simbolisti ed esteti e letteratura dell'avvenire · 第 24 / 72 题