IL ROMANTICISMO DEL MANZONI[12]

Alessandro Manzoni passò sempre, in Italia e fuori d'Italia, per

caposcuola del romanticismo italiano. E non senza ragione, di sicuro,

chi consideri che nella lettera allo Chauvet sulle unità drammatiche

noi abbiamo il documento più cospicuo di quella letteratura polemica;

nella lettera a Cesare D'Azeglio il catechismo, per così dire, di

quella dottrina; nei _Promessi Sposi_, nelle tragedie, negl'inni sacri,

quanto di meglio quella letteratura produsse in Italia. Se non che,

dal tenere, così senz'altro, e in modo, direi, assoluto, il Manzoni

capo di quella scuola, possono nascere, e nacquero infatti, e nascono

tuttavia, alcune pregiudicate opinioni che, specie se spalleggiate

da un po' di avversione o di predilezione istintiva, non lasciano

rettamente intendere l'uomo, nè l'opera sua, nè quella scuola stessa di

cui si vorrebbe vedere in lui l'espressione più sicura e più piena. Il

Manzoni fu romantico, senza dubbio; ma non quel romantico che molti si

dànno ad intendere; e capo del romanticismo italiano egli non può esser

detto senza accompagnare quel titolo periglioso di molte avvertenze,

distinzioni e restrizioni, che ne scemano d'assai la portata, o ne

mutano non poco il carattere. I giudizii sommarii non valgono nulla,

neanche in letteratura. Del resto il Manzoni, come il Lamartine,

ricusò sempre il nome, l'ufficio e le brighe del caposcuola; e se il

Pieri, una volta, lo chiamò dispettosamente _corifeo del romanticismo

italiano_; e se altri dopo il Pieri, gli diedero quello stesso, o

altro simile titolo; ebbe pur sempre ragione il Mamiani di dire che il

presunto e acclamato _capitano procedette sempre solo_[13]. E di ciò si

ha, fra tant'altre, una prova nel fatto che il Manzoni favorì bensì il

_Conciliatore_, ma non vi scrisse; astensione che per un caposcuola del

romanticismo non lascia d'essere un po' curiosa.

Foscolo, Manzoni, Leopardi: saggi Aggiuntovi preraffaelliti, simbolisti ed esteti e letteratura dell'avvenire · 第 8 / 72 题