signor Guidolfi.
LOLOTTE
_(di dentro)_ Ma che cos'è quest'etichetta? Che novità stupide! Io posso
entrare da per tutto. _(Sulla soglia, voltandosi indietro)_ Tu no, tu
non puoi.
_(Il servo esce.)_
GUIDOLFI
_(di dentro)_ Scusa, tu entri da per tutto perchè sei in casa del duca
di Vallenza; ed io entro da per tutto perchè sono in casa di Livia
Blanchardt. _(Entrando e scorgendo Livia)_ Eccola lì, difatti. Ne avevo
sentito l'odore.
IL DUCA
Siete due _blagueurs_!
GUIDOLFI
_(va a stringere la mano a Livia.)_
LOLOTTE
_(è una donnina molto graziosa, dal viso capricciosetto, un po' avariato
e un po' imbellettato. Ha una_ toilette _ricca e gaia. Il suo_ décolleté
_rivela che la sua primavera tramonta.) (Corre verso il Duca.)_ Duchino
mio, come stai? Da quanto tempo non ci vediamo! È un secolo! Hai fatto
bene, sai, a invitarmi. Meriti un bacino e te lo do.
GUIDOLFI
_(a Livia:)_ Ed io lo do a te. _(Sta per darglielo.)_
LIVIA
_(scansandosi)_ No.
GUIDOLFI
Oh, oh! Che aria da duchessa!
LOLOTTE
_(al Duca:)_ Ma come sei sciupato, duchino! Hai una faccia pallidissima,
sai! Dunque non era un _canard_. Me lo avevano detto, sai, che eri stato
tanto male.
IL DUCA
Ho una malattia inguaribile, mia cara Lolotte.
LOLOTTE
Dio mio, quale?
IL DUCA
Invecchio. _(E siede come stanco.)_
LOLOTTE
Che mi dici!! Invecchi?... Livia, tu senti?... E non lo smentisci?...
All'epoca mia, sai, io avrei potuto attestare della sua gioventù.
GUIDOLFI
Aveva dodici anni di meno.
LOLOTTE
Ma tu sei pazzo! Io non l'ho mica conosciuto dodici anni fa. Dodici anni
fa io portavo ancora le vesti corte, sai!
GUIDOLFI
Sfido io: facevi la ballerina!
LOLOTTE
Avevo tredici anni ed ero una ragazzina onesta, capisci!
GUIDOLFI
Onesta sei anche adesso, almeno con me. Non mi costi niente.
LOLOTTE
Dovresti vergognartene.
GUIDOLFI
Io sono superiore a certi pregiudizi. E poi, visto che le donne si
affaticano a diventare uomini, è giusto che gli uomini ne profittino per
fare delle economie.
LIVIA
_(è in disparte, biecamente assorta.)_
LOLOTTE
Duchino, tu non la pensavi così. Sei ancora un galantuomo, tu, con le
donne.
GUIDOLFI
È lui che guasta la piazza!
LOLOTTE
_(al Duca:)_ Se ti ripescassi, duchino?
IL DUCA
_(celiando)_ Tenta.
GUIDOLFI
Per me, accomodatevi pure. Ma bisogna fare i conti con Livia Blanchardt.
LOLOTTE
Che ne dici, Livia?
LIVIA
Niente.
LOLOTTE
_(al Duca:)_ È di cattivo umore?
IL DUCA
_(che sinora è stato con le spalle volte a Livia, torce il collo per
vederla)_ Forse. _(Nota l'atteggiamento pensoso e sinistro di lei.)_
LIVIA
No, tutt'altro! Ascolto volentieri.
LOLOTTE
Sei proprio mutata, sai. Una volta eri più matta di me. Già, intendo.
Oramai, è diverso. Anzi, a proposito, _(al Duca e a Livia:)_ è poi vero
che vi sposate? Dopo tutto, sarebbe una cosa di spirito.
GUIDOLFI
Specialmente per lui!
_(Un lungo silenzio imbarazzante.)_
GUIDOLFI
A che ora si pranza?
IL DUCA
Alle sette. Prendi un _vermouth_?
GUIDOLFI
No, grazie.
IL DUCA
E tu, Lolotte?
LOLOTTE
Nemmeno io. Prima di pranzo preferisco di fumare, per non avere appetito
a tavola. Se mangio, ingrasso; e allora, come si fa?
IL DUCA
Lassù ci sono delle sigarette.
LOLOTTE
No, no. Ne offro io a te. _(Cava fuori un portasigarette e lo porge al
Duca.)_ Sono deliziose.
IL DUCA
_(ne prende una.)_
_(Fumano il DUCA e LOLOTTE.)_
GUIDOLFI
Gliele ha regalate a Nizza, Mister Colbin, ex Presidente degli Stati
Uniti.
IL DUCA
Quando è che gli Stati Uniti hanno avuto per Presidente un Colbin?
GUIDOLFI
Mai; ma non importa. Nei viaggi che fa senza di me, Lolotte ha sempre
l'occasione di respingere la corte di un re spodestato o di un ex
presidente di repubblica. Lei me lo racconta e io mi guardo bene dal
contraddirla. In fondo, ciò sodisfa il mio amor proprio.
LOLOTTE
Sei molto banale, sai.
IL DUCA
Vieni qua, Lolotte. Di' a me: come è andata questa faccenda dell'ex
Presidente degli Stati Uniti? _(Le circonda la vita col braccio, e la fa
sedere sul bracciolo della poltrona.)_
LOLOTTE
Mister Colbin era un ex Presidente che mi faceva una corte spietata.
Questa è la pura verità. Aveva una moglie splendida, sai. E quando io
gli facevo osservare che sua moglie era un ostacolo, egli mi rispondeva
di no, e diceva che, essendo io e lei di due generi diversi, l'uno non
escludeva l'altro.
GUIDOLFI
Ecco gli Stati Uniti!
LOLOTTE
_(al Duca:)_ Ma io ritirai i ponti....
GUIDOLFI
_(rifacendola)_... sai!
IL DUCA
Lasciala parlare. _(A Lolotte:)_ Perchè ritirasti i ponti?
LOLOTTE
Perchè di questa vitaccia ne ho abbastanza. A lungo andare, ci si
stanca. Non è così, Livia?
LIVIA
È proprio così.
IL DUCA
_(torcendo il collo, nota di nuovo il contegno di Livia e un chiodo gli
si mette nel cervello.)_
GUIDOLFI
Lolotte vuole maritarsi.
LOLOTTE
_(con festevolezza)_ E avere dei bambini!
IL DUCA
Una bella idea!
LOLOTTE
Perchè no? Io sarei una madre eccellente.
IL DUCA
Non ne dubito. Ma, a trovarlo un marito!
LOLOTTE
Ti garantisco che lo trovo. Ho la mia dote, sai. E me la son fatta da
me.
GUIDOLFI
Questo è innegabile.
IL DUCA
_(a Guidolfi:)_ Io poi dico: sposala tu, giacchè il matrimonio sembra
anche a te una cosa spiritosa.
LOLOTTE
Ah! Lui sì che vorrebbe.
IL DUCA
Ebbene?
LOLOTTE
Sono io che non voglio. Sposarlo addirittura, sarebbe troppo!
GUIDOLFI
Mi piacerebbe di sapere chi è che vuoi per marito.
LOLOTTE
Un uomo per bene.
GUIDOLFI
Ma gli uomini per bene non sposano più neanche le fanciulle!
LOLOTTE
La mia amica Zizì d'Arnau non sposò forse un conte vero?
GUIDOLFI
Che c'entra! Quello lì era un imbecille.
LOLOTTE
Ma un imbecille per bene, sai.
GUIDOLFI
Il marito imbecille non fa a' casi tuoi. E la ragione è semplice. Tu hai
questa particolarità: se l'uomo che ti sta accanto non si accorge delle
infedeltà che gli commetti, tu sei profondamente infelice. Con me sei
felicissima. Ma perchè? Perchè io me ne accorgo.
LOLOTTE
_(alzandosi)_ Non sempre, sai!
IL DUCA
_(ride ostentatamente)_ Parola d'onore, siete più divertenti del solito.
LIVIA
_(va alla finestra.)_
GUIDOLFI
Il che non impedisce alla duchessa... Livia di essere lugubre come non
l'ho vista mai.
IL DUCA
Non tormentarla. _(Con finta credulità)_ In fondo, è preoccupata per la
mia salute.
GUIDOLFI
Preoccupata per la tua salute? Che gentile pensiero!
LIVIA
_(in un falso tono di gaiezza)_ Vengono in comitiva tutti gli altri. Una
vera carovana! Io vado, Paolo.
IL DUCA
Sì, fate gli onori di casa intanto che io metto il frac _(Si leva.)_ Vi
raggiungo subito. E... compiacetevi, Livia, di ordinare che il pranzo
sia servito alle sette precise. Guidolfi ha fame. _(La segue con lo
sguardo.)_
LIVIA
_(senza affrettarsi, esce dalla destra.)_
LOLOTTE
_(andando allegramente alla finestra)_ Vediamo chi altro hai invitato,
duchino. _(Guardando attraverso le invetriate, con uno scatto di
entusiasmo)_ C'è anche Riccardo Dalgas! _(In fretta, abbracciando il
Duca)_ Duchino, tu sei un angelo! _(Esce correndo dalla destra.)_
IL DUCA
_(a Guidolfi:)_ E tu non vai? _(È agitatissimo, impaziente,
angosciosamente cogitabondo.)_
GUIDOLFI
_(osservando dalla finestra gl'invitati che giungono, risponde al
Duca.)_ Preferisco di arrivare dopo l'incontro di Dalgas e Lolotte. Che
vuoi! Dalgas è il più timido dei miei rivali, ed io ho per lui una
speciale considerazione.
IL DUCA
_(senza averlo ascoltato, ansimando)_ Fammi un favore, Guidolfi. Prega
Livia di venire qui immediatamente.
GUIDOLFI
Che hai?
IL DUCA
Nulla, nulla. Non è altro che una curiosità... una semplice curiosità.
GUIDOLFI
_(esce.)_
SCENA V.
_Il_ DUCA, _poi_ LIVIA. _E poi le voci di_ GUIDOLFI, _di_ LOLOTTE _ed
altre_.
_(Nelle stanze attigue, un po' di cicaleccio.)_
IL DUCA
_(Come per difendersi dall'indiscrezione, chiude l'uscio di fondo con la
chiave. Cerca di concretare il suo pensiero. Cerca di riflettere, e
conclude fermamente:)_ Voglio sapere quello che nasconde nel suo
silenzio!
LIVIA
Vi sentite male, Paolo?
IL DUCA
_(padroneggiandosi, scrutandola acutamente)_ Sì, appunto, mi era parso
di non sentirmi bene!
LIVIA
Volete un medico?
IL DUCA
No, grazie. Sto già meglio. E, in verità, non per questo vi ho fatto
chiamare.
LIVIA
Avete da dirmi qualche cosa?
IL DUCA
Precisamente!
LIVIA
Parlate, dunque! Ma presto, perchè di là ci aspettano, e....
IL DUCA
Livia, io esigo che voi, guardandomi in faccia, rispondiate alla domanda
che vi ho rivolta pocanzi!
LIVIA
_(in tono dissimulatore)_ A quale domanda?
IL DUCA
Quando qui, qui, dieci minuti fa, io vi ho parlato della tentazione di
risparmiare a me stesso il martirio di un'agonia tremenda, mi avete voi
esortato sinceramente a non affrettare la mia fine?
LIVIA
Sospettate in me un'impazienza infame!
IL DUCA
Ebbene, disgraziatamente la sospetto! Siete voi che dovete liberarmi da
questo incubo!
LIVIA
_(furibonda)_ Non c'è nessun mezzo. Dalla vostra accusa brutale, io non
debbo difendermi.
IL DUCA
_(incalzando)_ E potreste giurare in questo momento che voi mi augurate
di vivere?!
LIVIA
_(con uno scatto di fierezza crudele)_ Non è il mio augurio che può
guarire il vostro spirito più malato del vostro corpo. Forse guarirete o
crederete di guarire riprendendo quello che voi avete voluto darmi!
Fatelo. Io non vi impedisco di cercare ancora vostra figlia. Ma non
aspetterò che l'abbiate trovata. Me ne vado adesso! _(Prendendo il suo
mantello con gesto risoluto e violento)_ Addio!
IL DUCA
_(stranamente concitato, afferrandola per un braccio)_ Ah, no! Non mi
lasciare! Io della tua malvagità raffinata non dubito più.... Ne ho il
convincimento, e ne gioisco! Tu hai avuto or ora l'audacia di giuocare
tutto per tutto! Ed hai vinto. No, non cercherò più, non cercherò più
mia figlia! Io scorgo in te lo strumento perfezionato della fatalità di
cui sono stato il giocattolo e mi riprometto un piacere nuovo ed enorme:
quello che inconsciamente ho invocato ed ho aspettato, quello che sarà
l'ultimo gradino della mia abiezione: stringerti fra le braccia
sentendomi dilaniare dal rimorso! _(Traendola a sè e avvinghiandosi a
lei in uno spasimo di ebbrezza morbosa)_ E quanto più ti comprendo,
quanto più ti disprezzo, quanto più mi fai soffrire, quanto più mi fai
paura, tanto più ti desidero e ti chiedo aiuto! Sii perfida! Sii
mostruosa! Mi piaci così, e ti merito così! _(Stringendola forte)_ Non
mi lasciare!...
LIVIA
Sei mio, di', sei mio?!
IL DUCA
Come un dannato!!
_(Restano avvinti.)_
_(Giungono delle voci graziosamente allegre e scherzose, appena
distinguibili, attraverso l'uscio di fondo.)_
UNA VOCE
È finito, sì o no, quest'idillio?
UN'ALTRA VOCE
Ma si può vedere finalmente a occhio nudo questo Duca felice?
_La voce di_ LOLOTTE
Duchino, io muoio d'invidia, sai!
_La voce di_ GUIDOLFI
Ed io muoio di fame!
IL DUCA
_(a Livia, staccandosi da lei:)_ Va!
LIVIA
_(esce a destra.)_
_(Dopo un istante, si ode lieve, velata, come un'esclamazione corale)_
Oooh!
_(Silenzio profondo.)_
_La voce di_ GUIDOLFI
_(lontanissima)_ A tavola, a tavola!
IL DUCA
_(barcollando, si toglie la giacca, prende il frac, va innanzi allo
specchio. Appena infilato l'abito, porta la mano al cuore.)_ O Dio....
Che cos'è questo?!... Io soffoco... soffoco... _(Gli manca il respiro.
Gli manca la voce.) (Si sorregge a una sedia. Fa uno sforzo per
gridare.)_ Aiuto... _(La parola gli si spegne nella gola stretta.) (Ha
come un lampo di chiaroveggenza. Balbetta:)_ Il testamento!... A lei,
no... no... no... _(Cerca di trascinarsi fino alla scrivania. Ma, come
le sue braccia si stendono e le sue mani si aggrappano al cassetto, egli
è vinto dalla paralisi e cade pesantemente — morto.)_
_(Un po' di vocìo festoso giunge di nuovo a traverso l'uscio.)_
_(Sipario.)_
ATTO TERZO.
_L'abitazione di Nunzio e Paolina: una stamberga. È un pianterreno che
potrebbe servire da stalla. Non una finestra, non uno spiraglio. L'aria
entra soltanto dalla grande porta che si apre nel mezzo della parete in
fondo. Il livello del pavimento è inferiore a quello della strada,
sicchè dalla strada si accede scendendo un gradino. I muri sono
screpolati e grommati di muffa. Il soffitto basso mostra le travi
scoperte. Accosto alla parete destra, un letto per due persone, con le
scranne di ferro senza spalliera. Verso il lato sinistro della
stamberga, una tavolaccia, due o tre seggiole, una panchetta. A sinistra
della porta, un cassettone con su una statuina di Madonna, dinanzi alla
quale arde una bella lampada di ottone. Dalla stessa parte, nell'angolo,
un focolaretto, con pochi utensili da cucina, in creta. L'altro angolo,
a destra, è tutto nascosto da una gran cortina fatta di pannolini di
diversi colori, qua e là rattoppati, la quale pende da una cordicella
stesa in alto, di traverso, tra i due muri. Alla parete sinistra sono
conficcati dei chiodi in modo che vi si possa appendere qualche cosa. La
porta è tutta aperta. Si scorgono le finestre e i balconcini d'un
vicoletto angusto e bieco, illuminato dalla poca luce che penetra tra i
muri altissimi delle vecchie casupule accavalcate le une alle altre. Si
vede, molto di rado, passare per il vicoletto qualche femminuccia del
volgo affaccendata, qualche popolano, qualche figura indefinibile._
SCENA I.
PAOLINA _e_ NUNZIO, _poi_ DONNA COSTANZA.
_(PAOLINA veste un abito succinto, povero, scuro: scarpacce grosse e
sporche: capelli ravviati con semplicità. È seduta sopra il letto, con
le gambe penzoloni. — NUNZIO le sta accanto, in piedi, col violino sotto
il braccio, l'archetto in una mano, occupato ad insegnarle la canzone
del «Passero sperduto».)_
NUNZIO
Le parole, prima di tutto. Le ricordi bene?
PAOLINA
Sì. _(Ripete monotonamente le parole della canzone senza intenderne
abbastanza il significato e pur dando ad esse, involontariamente, una
vaga tinta di mestizia.)_
Un passero sperduto e abbandonato
su d'una casa bianca si posò.
Lì c'era un bambinello appena nato
che urlava tanto!... E il passero tremò.
E, vinto dal timore, il poverino
fuggì da quella casa e dal bambino.
Andò a posarsi in mezzo a una foresta
tutta frescura e tutt'erba odorosa.
Lì vide un uomo, e poi... vide una vesta,
e il passero comprese qualche cosa.
Gli disse l'uom: _Questa foresta è mia._
Il passero gettò due penne, e via!
NUNZIO
_(fa il gesto analogo.)_
PAOLINA
Più tardi si posò su di una chiesa
piena di fiori e piena di lacchè,
Un principe sposava una marchesa...
Piangevan tutti e due — chi sa perchè!
Il passero pensò: «Oh, che allegria!»...
NUNZIO _e_ PAOLINA
_(terminando insieme la strofa.)_
E andò a cercare un'altra compagnia.
PAOLINA
_(non ricorda più, e tace.)_
NUNZIO
_(dandole lo spunto.)_
Allora si fermò...
PAOLINA
Allora si fermò quand'ebbe scorta
una capanna sopra una montagna.
C'era lì dentro una vecchietta morta.
Ei mormorò: «_Questa è la mia compagna._»
Entrò, si mise accanto alla dormente,
e vi rimase in pace, finalmente!
NUNZIO
_(facendo l'eco)_ «Finalmente.» Benissimo! Adesso vediamo se ricordi la
musica.
PAOLINA
La musica unita con le parole?
NUNZIO
S'intende.
PAOLINA
Ma falla tu pure col violino.
NUNZIO
La faccio pure io. _(Si mette in posizione per suonare.)_
PAOLINA
_(discende dal letto, e, in un atteggiamento di riflessione, gli occhi
rivolti in su, le mani unite sulla schiena, canta con la sua vocetta un
po' tremula ma intonata e toccante, quasi macchinalmente, la prima
strofa della canzone.)_
NUNZIO
_(l'accompagna, all'unisono, col violino, portando la battuta col
piede.)_
_(È un canto semplice e gentile: è una musica piana che semplicemente
racconta.)_[1]
PAOLINA
_(cantando:)_
Un passero sperduto e abbandonato
su d'una casa bianca si posò.
Lì c'era un bambinello appena nato
che urlava tanto!... e il passero tremò.
E, vinto dal timore, il poverino
fuggì da quella casa e dal bambino[3].
[3] _Musica_ a pag. 369: Numero I.
NUNZIO
Lo vedi che va bene?
PAOLINA
E come fa il ritornello?
NUNZIO
Non c'è ritornello. Invece, a ogni strofetta, c'è la risposta del
violino, che è dolce assai: dolce come se fosse una voce di consolazione
per il povero passero vagabondo. Senti se ti piace. _(Suona. La sua
inesperienza non impedisce che le note della breve e lenta melodia si
effondano teneramente soavi.)_[4]
[4] _Musica_ a pag. 369: Numero II.
PAOLINA
_(quando si è perduta l'ultima nota, resta assorta, tacendo, quasi
udisse ancora, nell'aria, la melodia.)_
NUNZIO
_(animandosi)_ Come ti pare?
PAOLINA
È bella.
NUNZIO
_(posando sul letto l'archetto ed il violino)_ E quando ti accompagnerai
tu stessa con la chitarra, e quando io suonerò meglio di così, sentirai
che effetto! _(Con giocondità)_ La gente ce ne dovrà dare dei soldi!
PAOLINA
Ma è difficile accompagnarsi con la chitarra.
NUNZIO
A poco a poco, imparerai. Anche per me è ancora difficile suonare il
violino. Ma per questo dobbiamo studiare. _(Gaiamente)_ I maestri non
mancano, perchè il maestro tuo sono io, e il maestro mio è l'orecchio.
_(Ridendo un po')_ E dànno lezione gratis tutt'e due.
PAOLINA
La chitarra, intanto, ce l'ha mastro Giuseppe.
NUNZIO
Ce l'ha per accomodarla. Era già così vecchia quando la comperammo!
PAOLINA
Sì, ma dico: se l'è presa sin da stamattina. Aveva promesso di
riportarcela in giornata.
NUNZIO
Non avrà avuto ancora il tempo di venire. Andrò io da lui. Meglio che
non venga.
PAOLINA
Perchè?
NUNZIO
No, per niente. Dammi, dammi il cappello e il bastone. Ci vado sùbito,
anzi.
PAOLINA
E solo vuoi andarci?
NUNZIO
Che novità! Cammino rasentando il muro a destra, e piano piano ci
arrivo. Oramai, sono pratico. E, d'altronde, è bene che mi abitui a
camminar solo. _(Come un'ombra gli passa sul volto.)_ Non si sa mai....
PAOLINA
_(va a prendere il bastone, che è in un angolo, e il cappello, che è
appeso al muro.)_
DONNA COSTANZA
_(attraversa la strada. Indugia un po' dinanzi alla porta e guarda
dentro, tossendo lievemente.)_
PAOLINA
_(le fa un gesto sgarbato, come per dirle: «vattene, non mi seccare».)_
DONNA COSTANZA
_(si allontana.)_
NUNZIO
Chi è che tossiva presso la porta?
PAOLINA
Non ho visto. _(Gli si avvicina e posa sulla tavola il cappello e il
bastone.)_
NUNZIO
Pensavo: quanti progressi abbiamo fatti da che fuggimmo insieme! Sette
anni fa, io non potevo dare un passo nella strada senza che qualcuno mi
conducesse. E tu! Che cosa eri allora? Eri cieca anche tu. Più cieca di
me. E come eravamo perseguitati, maltrattati, battuti!
PAOLINA
_(ha un brivido per tutto il corpo.)_
NUNZIO
Che ne sarà stato di coloro che ci maltrattavano tanto? _(Si stringe
nelle spalle.)_
PAOLINA
_(presa da un timor panico)_ Ci voglio venire anch'io da mastro
Giuseppe.
NUNZIO
No, Paolina, no.... Quel vecchio è diventato non so come.... E nella sua
bottega, poi, si riuniscono sempre dei giovinastri impertinenti, che,
quando mi vedono con te, mi punzecchiano, si divertono; e questo mi dà
fastidio.
PAOLINA
La sera andiamo per i caffè e per le osterie. Non è lo stesso?
NUNZIO
Non è lo stesso. Se si burlano di me nei caffè e nelle osterie, non me
lo fanno capire, perchè, in certo modo, ci devono rispettare. Eppure, da
un certo tempo in qua, accade qualche cosa che non mi fa piacere.
PAOLINA
Che accade?
NUNZIO
Non so... ma, quando tu vai attorno col piattino per raccogliere i soldi
dagli avventori, io mi mortifico.... E in quel momento vorrei poter
suonare cento chitarre e cento violini insieme per farmene rintronare il
suono nelle orecchie.
PAOLINA
_(abbassa gli occhi, e sente come se le si piegassero le ginocchia.)_
NUNZIO
Sì, Paolina,... quella notte, sette anni fa, prima che noi ci
decidessimo a fuggire, tu mi dicesti una bugia.
PAOLINA
_(sinceramente)_ Che bugia ti dissi?
NUNZIO
Io ti domandai: «Come sei tu, Paolina? Come sei?» E tu mi rispondesti:
«Io sono brutta.» _(Breve pausa.)_ Non era vero. _(La cerca con le
mani.)_
PAOLINA
_(gli si avvicina per farsi trovare.)_
NUNZIO
_(le tocca la fronte, gli occhi, i capelli, le guance, le labbra. Indi,
con dolcezza:)_ Non era vero. Io me ne sono accorto da un pezzo. E se
pure non me ne fossi accorto io stesso? La sera, appunto come ti dicevo,
quando vai attorno, io capisco, capisco tutto, e afferro ora un
mormorìo, ora un complimento, ora una celia.... E poi, già, è inutile:
io lo sento nell'aria, ecco, lo sento nell'aria!...
PAOLINA
_(con le lacrime agli occhi e il pianto nella gola)_ Che colpa ne ho io
se non sono tanto brutta come credevo di essere?
NUNZIO
Che colpa? Non si tratta di colpa. Anzi. E se potessi togliermi dagli
occhi questa cortina nera almeno per un momento, almeno per vederti una
volta sola, io sarei felice di trovarti diversa da come mi avevi detto e
te ne ringrazierei anche, perchè di quel solo momento io riempirei tutto
il ricordo degli anni in cui non sei stata che mia!
PAOLINA
E dunque?
NUNZIO
Ma io ho parlato d'un miracolo che non posso fare; e, se tu sei bella,
Paolina,... questo bene non sarà mai per me. _(Pausa.) (Egli prende di
su la tavola il cappello ed il bastone.)_
PAOLINA
_(interdetta, confusa, vorrebbe protestare e non ne ha il coraggio, nè
la chiaroveggenza. Con gli occhi bassi, gli sguardi erranti, le mani
aggrappate tra loro, si torce le dita cercando qualche parola e qualche
idea.)_
NUNZIO
_(continuando)_ Purtroppo, se tu sei bella, un giorno o l'altro, te ne
andrai. Te ne andrai per la tua via. Io sono il tuo destino..., e io
stesso te l'avrò preparata. Ma non la conosco. Non la vedo. Te ne
andrai, e sarà giusto. Tanto, adesso, sono in condizioni di poter tirare
avanti la vita da me. Questo, te l'assicuro. Ma — giacchè siamo a tale
discorso — io ti chiedo un favore. Quando starai per andartene, non me
lo dire. No, perchè, naturalmente, anche non volendo, io riuscirei a
trattenerti, e ti farei forse del male, o crederei di fartene, e ne
avrei uno scrupolo di coscienza sino alla morte. No, non me lo dire,
Paolina. Soltanto, affinchè io non ti aspetti tante ore, tante ore,
inutilmente, con una vana speranza nel cuore, sai in che modo devi
avvertirmi?... Come il vento smorzò la candela — ti ricordi? — nella
notte in cui fuggimmo insieme, così tu, prima d'andartene, smorzerai
quella lampada dinanzi alla Madonna.... Sempre che tu non sei in casa,
io ho l'abitudine di accostarmi molte volte a lei, e sento sulla faccia
il calore della lampada accesa. Ebbene, quando non sentirò più quel
calore, io penserò: «Se n'è andata!» _(Le lacrime gli rigano il volto.
Si mette il cappello e, facendo precedere ai piedi la punta del bastone,
lentamente esce.)_
SCENA II.
PAOLINA, DONNA COSTANZA, BARBACANE.
PAOLINA
_(resta stranamente impressionata, immobile. A vederla, sembrerebbe
pensosa, ma il suo cervello non sa veramente pensare. Esso è soltanto
attraversato da impressioni, le quali non sono soccorse dal
discernimento. In quel cervello, le idee spuntano, in uno stato quasi
formale, per la concatenazione dei ricordi recenti e non per una vera
cogitazione di essere pensante. Ora, nel succedersi dei ricordi recenti,
quello della canzone del passero, testè imparata, ha un qualche rilievo.
Ed ella, sempre immobile, ne ripete, senza le parole, con la bocca
chiusa, lieve lieve, la cantilena.)_
_(Compariscono, in fondo, nel vicoletto, DONNA COSTANZA e CIRO
BARBACANE, confabulando.)_
DONNA COSTANZA
_(sottovoce, a Barbacane:)_ No, non vi fate vedere, voi. Se capisce che
sono spalleggiata, crederà che voglio farle del male.
BARBACANE
_(sottovoce anche lui)_ Ma, a ogni buon fine, io resto di guardia qui
dietro.
DONNA COSTANZA
Va bene.
BARBACANE
_(sparisce.)_
DONNA COSTANZA
_(è una vecchia popolana, brutta, dall'aspetto bieco; ma nella voce ha
qualche cosa d'insinuante che rivela come ella agisca in piena buona
fede. — Porta sul braccio un involto. Si accosta a Paolina senza
fargliene accorgere e le sussurra alle spalle:)_ L'uccello che sta in
gabbia non canta per amore, canta per rabbia.
PAOLINA
_(voltandosi spaurita)_ Un'altra volta venite a seccarmi?
DONNA COSTANZA
Stupida!
PAOLINA
Lasciatemi in pace.
DONNA COSTANZA
Stupida! Stupida! Vuoi morire qua dentro come sta morendo poco lontana
di qua la figlia di Filomena Carrese?
PAOLINA
La figlia di Filomena Carrese sta morendo?! _(Con un atto di
desolazione)_ Oh!
DONNA COSTANZA
È agli estremi. Adesso ci andava anche il Viatico. Passando, ho voluto
vederla. Che pietà!
PAOLINA
Ma poi, come c'entra? Assunta ha presa la mala salute nella tintoria.