_(pigramente)_ Fece bene. Provvide a parer bello anche sul cataletto.

IL PARRUCCHIERE

_(ride)_ Ah, ah, ah! _(Pausa.) (Indi, serio)_ E Vostra Eccellenza non

penserebbe a....

IL DUCA

A che? A morire?

IL PARRUCCHIERE

Vostra Eccellenza deve campare mill'anni! _(Abbassando un po' la voce)_

Volevo dire che... per questi pochi capelli bianchi si potrebbe....

IL DUCA

Pochi?

IL PARRUCCHIERE

Pochissimi.

IL DUCA

Va là che sono parecchi.

IL PARRUCCHIERE

Io avrei da proporre a Vostra Eccellenza....

IL DUCA

Lascia andare. Non sono i capelli bianchi che mi dànno noia. Altro che

capelli bianchi!

IL PARRUCCHIERE

Vostra Eccellenza vuole scherzare. La malattia di questi giorni è stata

una cosa da nulla. Oggi Vostra Eccellenza sta benissimo. Ha una cera di

giovinotto!...

IL DUCA

Sì sì. _(Cava di tasca un portasigarette e ne piglia una.)_ Beppe, un

po' di fuoco.

BEPPE

_(prende un cerino da un portafiammiferi e rispettosamente glielo porge

acceso.)_

IL PARRUCCHIERE

_(zelantissimo, mette fuori contemporaneamente la sua scatoletta di

cerini e ne accende uno.)_

IL DUCA

_(si serve del cerino portatogli da Beppe, e caccia il fumo dal naso.)_

IL PARRUCCHIERE

_(dopo aver dato un ultimo colpo di spazzola ai capelli del duca, gli

toglie di dosso l'accappatoio.)_ Servito, signor Duca.

IL DUCA

Beppe, il frac.

BEPPE

_(prende l'accappatoio ed esce a sinistra.)_

GAETANO

_(in livrea stringata, entra dalla porta a destra.)_ Eccellenza, c'è

l'avvocato Bartoletti.

IL DUCA

Venga, venga. Fallo entrare qui.

GAETANO

_(quasi timidamente)_ E c'è anche il sarto.

IL DUCA

A quest'ora viene il sarto?

GAETANO

Aspetta da un pezzo, Eccellenza.

IL DUCA

Perchè non me l'hai detto?

GAETANO

Ecco.... io l'ho annunziato, ma....

IL DUCA

_(turbandosi un po')_ È vero, sì.... Non me ne ricordavo.... Entri anche

il sarto.

GAETANO

_(esce.)_

IL PARRUCCHIERE

Ha comandi da darmi il signor Duca?

IL DUCA

No.

IL PARRUCCHIERE

Servo, Eccellenza. _(Striscia una riverenza, e via dalla destra.)_

BEPPE

_(rientra col frac.)_

IL DUCA

Metti lassù, e va di là.

BEPPE

_(pone il frac sopra una sedia e sta per andare.)_

IL DUCA

Ehi, Beppe! Verrà la signora Blanchardt. L'aspetto qui, e non c'è

bisogno di annunziarla. Gli altri, nel salottino _Pompadour_. E chiudi

quella porta.

BEPPE

_(s'inchina ed esce dal fondo, chiudendo.)_

GAETANO

_(introduce prima l'avvocato Bartoletti, poi il sarto, e va via.)_

IL SARTO

_(porta sul braccio della roba avvolta in un panno scuro.)_

BARTOLETTI

_(un uomo sui sessantacinque anni, dall'aspetto severo e dignitoso)_

Sono ai suoi ordini, Duca.

IL DUCA

Grazie, caro Bartoletti.

BARTOLETTI

Ho ricevuto stamane la sua lettera con quel foglio... e i documenti

espositivi che ella ha creduto utile mandarmi, e naturalmente l'ho

servita senza por tempo in mezzo. Tuttavia....

IL DUCA

Un momentino, se non vi dispiace.

BARTOLETTI

Prego. _(Riordina e leggiucchia qua e là alcune carte che ha in mano.)_

IL DUCA

_(al sarto:)_ Cosa c'è?

IL SARTO

Il _paletot_, Eccellenza.

IL DUCA

Quale _paletot_?

IL SARTO

Lo provammo una sola volta, Eccellenza, prima della sua malattia.

IL DUCA

_(turbandosi di nuovo)_ Ah... già!

IL SARTO

L'ho terminato.

IL DUCA

Potevate consegnarlo al mio cameriere.

IL SARTO

Se il signor Duca permette, io vorrei rivederglielo un po' addosso.

IL DUCA

Come vi piace. _(Sbottona la giacca per togliersela.)_

IL SARTO

Tenga questa giacca, Eccellenza. Possiamo provare benissimo.

IL DUCA

_(parla con Bartoletti, mentre il sarto gl'infila il_ paletot _e mentre

dinanzi allo specchio glielo aggiusta sul corpo e glielo guarda da tutti

i lati)_ Dunque, avvocato, io non devo abusare del vostro tempo. Diciamo

subito quello che è necessario. Io vi ho incomodato perchè il Codice non

lo conosco che ad orecchio e _(con un lieve sorriso)_ temevo che la

forma della mia prosa non fosse abbastanza esplicita e non escludesse

con certezza gli equivoci e le contestazioni.

BARTOLETTI

Io ho letto mal volentieri, ma attentamente.... _(guardando, il sarto,

esita.)_

IL DUCA

Parlate pure.

BARTOLETTI

_(continuando)_... le sue... disposizioni testamentarie.

IL DUCA

Perchè poi _mal volentieri_?

BARTOLETTI

Prima di tutto perchè quella dei testamenti non è la lettura che io

preferisco, specie se ne sono autori persone per le quali nutro una

devota amicizia....

IL DUCA

Che idee!

BARTOLETTI

E anche perchè, francamente, quella decisione mi è parsa una... come ho

da dire?

IL SARTO

Le va, Eccellenza, questa larghezza di petto? C'è dello _chic_, ma forse

è un po' troppa.

IL DUCA

_(dandogli retta per ostentazione)_ No, no, non è troppa. Piuttosto,

quelle spalle... non so....

IL SARTO

Ma ecco: il signor Duca, oggi, si curva un tantino. Non è la sua

abitudine. Se ha la pazienza di stare diritto....

IL DUCA

_(subito si drizza.)_

IL SARTO

Lo vede? Non c'è più niente.

IL DUCA

Difatti, mi curvavo un poco. Ora, va perfettamente.

IL SARTO

Eppure, dico la verità, non è di mia piena sodisfazione. E

_(togliendogli il_ paletot_)_ se il signor Duca mi concede ancora

qualche minuto, gliene vorrei mostrare un altro che ho imbastito.

IL DUCA

Ho ordinato anche questo?

IL SARTO

No, ma avendo ricevuto in questi giorni dalla Casa Scholt di Londra un

_overcoat_ per campione, io mi son detto: voglio tagliarne uno identico

per il signor Duca. Che se poi non le piacesse....

IL DUCA

_(stanco di stare in piedi e distratto)_ Vediamo. _(Siede.)_

IL SARTO

Vuole che torni domani?

IL DUCA

No. Perchè? _(Si alza.) (A Bartoletti:)_ Dunque, dicevamo, vi è parsa

proprio una stravaganza la mia decisione? Cioè, voi stavate per

chiamarla... una follia.

BARTOLETTI

Non lo nego. Del resto, c'è sempre tempo di distruggere una carta.

IL DUCA

_(sottolineando tristemente)_ Sempre, no.

IL SARTO

_(infilandogli l'_overcoat _imbastito, col bavero provvisorio di

fodera)_ È un modello di una eleganza straordinaria. Guardi come veste!

IL DUCA

_(a Bartoletti:)_ E dite, avvocato, avete fatto delle modificazioni o

era tutto in regola?

IL SARTO

_(fa dei segni col talco sul dorso, presso il bavero.)_

BARTOLETTI

Ho soltanto scritte qui _(mostrando un foglietto)_ due clausole da

aggiungere in ultimo, per maggiore chiarezza.

IL DUCA

_(stendendo la mano verso Bartoletti, che è alle sue spalle)_ Volete

compiacervi?

BARTOLETTI

_(gli porge il foglietto.)_

IL DUCA

_(lo prende e legge.)_

BARTOLETTI

E ripongo sullo scrittoio i documenti riguardanti la tenuta di

Sant'Angelo, che ho consultati. _(Esegue.)_

IL SARTO

Voglio che la spalla faccia questo. _(Pizzica l'abito sulla spalla come

per esperimentare la correzione.)_ Il resto, non lo tocco. Sarà molto

inglese. Ha nulla da osservare il signor Duca?

IL DUCA

No.

IL SARTO

_(comincia a levargli di dosso l'_overcoat. _Tira la manica sinistra. E

poi, avendo il Duca nella mano dell'altro braccio il foglietto che

legge, il Sarto aspetta.)_

IL DUCA

_(se ne accorge, passa il foglietto alla mano sinistra, e, continuando a

leggere, commenta:)_ Così è chiarissimo.

IL SARTO

_(tirando l'altra manica)_ Per dopo domani sarà pronto. Valgo a

servirla, signor Duca?

IL DUCA

Addio.

IL SARTO

I miei rispetti.... _(Portando via l'abito imbastito, esce a destra.)_

IL DUCA

_(a Bartoletti, sorridendo:)_ Me l'avete sempre storpiato il nome di

Livia Blanchardt.

BARTOLETTI

Non l'ho fatto apposta. Vuol dire... che questo nome non era molto

simpatico alla mia penna.

IL DUCA

La vostra penna ha avuto torto, perchè Livia Blanchardt è una donna

deliziosa.

BARTOLETTI

Evidentemente.

IL DUCA

Dunque, non mi resta a fare altro che copiare queste due clausole....

BARTOLETTI

E firmare.

IL DUCA

Niente notai?

BARTOLETTI

Per il testamento olografo non ce n'è bisogno. Il testatore può

conservare egli stesso il suo testamento. E sarà bene fare così.

Avendolo sott'occhio, le sarà più facile di distruggerlo. Le auguro...

di averne l'ispirazione.

IL DUCA

_(freddamente)_ Intanto... io copio e firmo. _(L'aria si è man mano

rabbuiata. Egli volta la chiavetta della luce elettrica e due o tre

lampadine risplendono. Siede presso la piccola scrivania e si accinge a

scrivere.)_

BARTOLETTI

Pare che abbia fretta la signora Livia Blanchardt.

IL DUCA

Ho fretta io, mio caro avvocato. _(Scrive.)_

BARTOLETTI

_(lo contempla, scrollando il capo.)_

SCENA II.

_Il_ DUCA, _l'avvocato_ BARTOLETTI, LIVIA BLANCHARDT.

LIVIA

_(dal fondo, restando di là dall'uscio e aprendone un po' i battenti per

sporgere la testa)_ Io entro?

IL DUCA

_(voltandosi)_ Vi aspettavo.

LIVIA

_(oltrepassa la soglia, e richiude l'uscio.)_ Lo so. _(Ella è tutta

avvolta in un gran mantello ricchissimo. Ha un'aria di sfinge, e mette

nell'ambiente la nota, non gaia, bensì quasi fatale, della sua eleganza

squisita, della sua grazia serpentina e del suo raccoglimento pensoso.)

(Avanzandosi)_ Quando m'invitate a pranzo, è il solo caso in cui io

possa permettermi di credere che mi aspettiate. Disturbo?

IL DUCA

Tutt'altro. _(Senza alzarsi, accennando a Bartoletti)_ È il mio avvocato

ed anche una vecchia conoscenza di casa: il signor Bartoletti.

BARTOLETTI

_(s'inchina lievemente.)_

IL DUCA

Si parlava di affari. Ma abbiamo finito. _(A Bartoletti, presentando:)_

La signora Livia Blanchardt.

BARTOLETTI

_(fa un altro lieve inchino)_ Domando scusa alla signora se io vado via

proprio quando ella arriva; ma....

IL DUCA

_(a Livia, indicando Bartoletti:)_ Le donne lo hanno sempre messo in

fuga.

BARTOLETTI

Questo non è esatto, signora. Mia moglie è madre di otto figliuoli; e li

ho fatti io. Ma gli è che l'ora del desinare è giunta anche per me.

IL DUCA

_(con un sorriso scherzoso)_ Volete pranzare con noi, avvocato? Sarete

in buonissima compagnia. Molte belle donnine. Dateci una prova di essere

ancora un cultore del gentil sesso.

BARTOLETTI

Alla mia età....

IL DUCA

Garantisco che ringiovanirete.

BARTOLETTI

Non garentisca, Duca. Per fare un dottor Faust, ci vuole per lo meno una

Margherita; e non credo che.... Con permesso, signor Duca. Con permesso,

signora.

IL DUCA

Senza complimenti?

BARTOLETTI

Senza complimenti. _(Esce a destra.)_

SCENA III.

_Il_ DUCA _e_ LIVIA.

IL DUCA

_(scrivendo)_ Finisco subito, sapete.

LIVIA

Cos'è? Lavorate?

IL DUCA

Un poco. E lavoro per voi.

LIVIA

Per me? _(Sarebbe tentata di avvicinarsi per guardare; ma si trattiene.)

(Un lungo silenzio.) (Ella sguscia dal suo mantello, che lascia cadere

sopra una poltrona.) (È_ décolleté, _in gran_ toilette, _piuttosto

severa, ma splendida, d'un gusto sopraffino: il suo corpo si delinea

snello e flessuoso, promettitore di voluttà morbosamente acri.)_

IL DUCA

_(alzando un po' gli occhi)_ Siete magnifica!

_(Ancora un breve silenzio.)_

LIVIA

Avete invitata molta gente?

IL DUCA

Non molta. I nostri amici.

LIVIA

Lolotte?

IL DUCA

Sì, ma con lui. _(Pausa.) (Firmando)_ Ecco fatto. _(Lacera la bozza

dell'avvocato e la getta in un cestino. Ripone in un cassetto dello

scrittoio la carta scritta e chiude a chiave.)_

LIVIA

_(segue attentamente con la coda dell'occhio tutti i movimenti di lui.)_

E questo pranzo, perchè?

IL DUCA

_(alzandosi)_ È la mia festa. Oggi, cinquant'anni. E poi, un po' di

nostalgia. Era da tanto tempo che non vedevo più nessuno!

LIVIA

Neanche me.

IL DUCA

Questo, per colpa vostra.

LIVIA

Sono stata in casa, aspettandovi, venti giorni. Ho inviato ogni mattina

il mio servo a chiedere notizie della vostra salute. Mi avete fatto

rispondere che stavate bene e... nient'altro. _(Si aggira con

disinvoltura intorno allo scrittoio guardando, indagando.)_

IL DUCA

Se invece d'inviare il vostro servo, foste venuta voi stessa, ne avrei

avuto molto piacere.

LIVIA

Dimenticate le mie abitudini. In casa vostra non sono mai venuta senza

che voi mi abbiate chiamata.

IL DUCA

Per un orgoglio alquanto esagerato.

LIVIA

Per un'esagerata umiltà, se mi permettete. O, almeno, per una speciale

delicatezza. C'è già chi crede che io tenti di raggirarvi.

IL DUCA

_(sdraiandosi in una poltrona)_ Per far che? Non vi preoccupate. Si sa

perfettamente che tutte le sciocchezze che ho commesse ho voluto sempre

commetterle io. E, d'altronde, raggirar me! Adesso? Non ne varrebbe la

pena.

LIVIA

_(stendendosi tutta sopra una_ dormeuse_)_ Si dice perfino che io cerchi

di diventare vostra moglie.

IL DUCA

Si dice questo?

LIVIA

Sì, sì.

IL DUCA

_(tranquillissimo)_ È una calunnia che potete completamente

disprezzare... tanto più che non diventerete mia moglie. I fatti vi

daranno ragione. Del resto, sono sicuro che ciò non vi sorriderebbe.

LIVIA

O Dio, per una donna come me sarebbe, dopo tutto, una graziosa vittoria

svegliarsi un bel giorno duchessa di Vallenza. Ma, visto che il Duca di

Vallenza siete voi, non è il caso. Con voi non ho ambizioni.

IL DUCA

Ah!?... Mi amate?

LIVIA

Se pure vi amassi, non saprei nè come convincerne voi, nè come

convincerne me stessa. Ma mi sento legata a voi più che non mi sia

sentita legata ad altri. Questo è più semplice, ed è più convincente.

IL DUCA

È più convincente, difatti, perchè, senza dubbio, qualche cosa di simile

sento io per voi.

LIVIA

Sul serio?

IL DUCA

Sul serio. E, anzi, a questo proposito vi voglio dare una notizia che...

potrà interessarvi. Mi sono deciso a fare il mio testamento.

LIVIA

_(ha una scossa quasi impercettibile.)_

IL DUCA

Non l'avreste immaginato.

LIVIA

_(dissimulando bene una pungente curiosità)_ Ma me lo spiego. Siete in

un quarto d'ora di _spleen_.

IL DUCA

Non si tratta di _spleen_. Al vostro servo, in questi giorni, per ordine

mio, non fu mai detta la verità. Io sono stato molto male....

LIVIA

La solita idea fissa!

IL DUCA

Già, ma io ho finalmente costretti i miei medici a non mentirmi sul

viso, e sono riuscito a carpir loro la verità, che io avevo intuita da

un pezzo. Ci siamo, mia cara! La vita che ho voluto vivere non poteva

essere più lunga di così. _(Si alza, prende una sigaretta e l'accende.)_

Certo, con le donne si passa il tempo assai bene; ma il tempo che si

passa con le donne è sempre un prestito che si contrae. Ora, la scadenza

della mia cambiale è prossima. Una scadenza bizzarra. Senza data. E

senza dilazione. Pagamento repentino. _(Risiede.)_ Pagherò.

LIVIA

Sicchè, se tutto ciò fosse vero, io sarei una di quelle che vi hanno

abbreviata l'esistenza.

IL DUCA

Siete indubbiamente quella che più me l'ha abbreviata, mia buona amica.

LIVIA

_(sempre fredda, sempre indagando)_ E allora dovreste odiarmi.

IL DUCA

Sarebbe una contraddizione. Io ho amato in voi appunto questa potenza

distruggitrice.

LIVIA

Un vampiro!

IL DUCA

No. Ma nella categoria di donne a cui appartenete, siete la più

completa. E io _(sorridendo con una vaga amarezza)_... io premio la

vostra superiorità. Non avete ancora indovinato in che modo?

LIVIA

_(eccedendo nella finzione)_ Io, no.

IL DUCA

Volete provare il godimento dell'annunzio ufficiale? E sia. Il mio

testamento è tutto a favor vostro.

LIVIA

_(non ha neppure un batter di palpebre. Tuttavia, passa sul suo volto

come un'onda luminosa.)_

IL DUCA

Lo vedete: non ve ne siete sorpresa.

LIVIA

Se lo avessi indovinato, avrei finto di sorprendermi.

IL DUCA

E non mi ringraziate?

LIVIA

Mi sembrerebbe disgustevole.

IL DUCA

Neanche un po' di curiosità?

LIVIA

_(stringendosi nelle spalle, fa appena col capo cenno di no.)_

IL DUCA

Vi ammiro. Ma io devo pur comunicarvi ciò che dite di non voler sapere.

LIVIA

_(ascolta acutamente, con la testa arrovesciata sulla breve spalliera

della_ dormeuse, _guardando il soffitto, nell'atteggiamento di chi si

rassegni mal volentieri ad ascoltare.)_

IL DUCA

Non sarete erede, aimè, d'una gran fortuna. Quello che mi resta.

Nondimeno, avrete di che vivere con discreta agiatezza. Non si sa mai!

Potreste..., potreste... anche essere stanca di avventure....

LIVIA

Possibilissimo.

IL DUCA

Sarà in tutto un patrimonio di circa settecentomila lire. Senza pesi.

Senza noie. Ma badate, non vorrei aver l'aria di quel che non sono, cioè

d'un uomo troppo generoso o troppo stravagante. Il fatto è che non ho

parenti. Non ho nessuno. In fondo, io non vi ho preferito che allo

Stato, col quale non ho mai avuto nulla di comune, e agli istituti di

beneficenza, che il più delle volte beneficano i loro amministratori. Nè

più, nè meno.

LIVIA

_(sempre guardando il soffitto)_ Ciò non diminuisce la mia gratitudine.

IL DUCA

In questo momento sono io grato a voi che non vi sia parso anco una

volta disgustevole di dirmi una parola gentile.

LIVIA

Mi accorgo che poco fa non mi avete compresa. _(Stendendogli un

braccio)_ Via, datemi la vostra mano. Sarebbe veramente una cattiva cosa

che proprio questa conversazione creasse qualche equivoco fra noi o

lasciasse qualche pena nell'animo vostro!

IL DUCA

_(andando a lei e stringendole la mano fortemente)_ Sì, Livia, avete

ragione. Io sono in una condizione di spirito... terribile!

LIVIA

Lo vedo.

IL DUCA

_(sovreccitandosi e spasimando)_ Io ho bisogno di dolcezza. Ho

bisogno... _(quasi non vorrebbe pronunziare la parola)_ ho bisogno di

bontà. Ne sono come assetato. Per quanto ciò vi possa parere un fenomeno

maraviglioso, credetemi, credetemi, Livia, ve ne prego!

LIVIA

_(si è alzata e gli si trova di faccia, fissandolo come per penetrarne

il pensiero e per ispirargli fiducia.)_ Vi credo.

_(Un silenzio.)_

IL DUCA

_(cercando di calmarsi)_ Io, Livia, vi farò delle confidenze. Le farò a

voi.... Siete oramai la persona a me più vicina.... Vi farò delle

confidenze strane. E sarà strano, soprattutto, che a tante ore pazze che

abbiamo passate insieme ne succedano delle altre... così diverse, così

piene di tristezza! _(I suoi sguardi errano nel vuoto. Poi, egli sorride

quasi stupidamente. Poi, si rivolge a lei con timidità)_ Volete

accogliere le mie confidenze?

LIVIA

_(fermamente)_ Sì.

IL DUCA

Per assistere un condannato a morte, sarà pur necessario che cerchiate

nel fondo del vostro cuore qualche cosa che somigli alla tenerezza. E

forse la troverete davvero. La nostra natura ha complicazioni

imprevedibili.... _(Pausa.) (Scrutando sè stesso, tutto assorto,

siede.)_

LIVIA

_(gli resta accanto, dritta in piedi.)_

IL DUCA

Io, per esempio, da quando ho cominciato a sospettare non lontana la mia

fine, ho vagamente, inconsapevolmente, cercato di mettere in pace la mia

coscienza. E quando più tardi ho potuto ascoltare la condanna sicura, ho

avuta immediatamente la consapevolezza di questo mio desiderio di pace

intima. _Io!_ Capite?... Inesplicabile! E ho rivangata tutta la mia

vita. Distinguere bene ciò che era stato biasimevole non sapevo, e non

saprei nemmeno adesso. A lungo andare se ne perde il concetto preciso.

E, inoltre, l'impossibilità assoluta di riparare suggerisce il dubbio

che quello che si chiama _pentimento_ non sia... non sia che una

burletta, molto comoda. E poi!... Pentirsi solamente è un'impotenza! E

questa impotenza è asfissiante, è umiliante!... Un uomo come me,

abituato a non vedere ostacoli dinanzi alla propria volontà, non

dovrebbe potersi soltanto pentire. Pentirsi, va bene; ma anche _fare,

fare, fare_ qualche cosa! _(Pausa.)_ E... per uno solo degli episodi

della mia vita, io ho tentato, ho insistentemente tentato di tradurre in

_fatto_ il pentimento! Ne avevo un ricordo che mi tormentava più di ogni

altro ricordo. Ai suoi tempi, quell'episodio non ebbe nessuna

importanza; ma nel ricordarmene assumeva un aspetto severo, concreto,

implacabile: un aspetto di colpa senza attenuanti.

LIVIA

_(misurando le parole)_ Probabilmente, voi ingrandite l'aspetto di

questa colpa.

IL DUCA

_(reciso)_ No, perchè io ho la sicurezza di avere una figlia!

LIVIA

_(ha un sussulto. Poi si ferma.)_ Dov'è questa figlia?

IL DUCA

Non lo so. L'ho cercata. Ma non avevo nè una traccia, nè un indizio. Sua

madre mi sembrava d'averla riveduta, una sola volta, di sera, allo

sbocco d'un angiporto sinistro della vecchia Napoli, nella penombra. Uno

dei fantasmi della prostituzione più umile. Ne avevo avuto un senso di

fastidio momentaneo. Poi, più nulla. E dimenticai. Ebbene, in questo

periodo di risveglio della mia coscienza, in quell'angiporto sono

tornato io stesso più volte. Ma erano passati altri nove anni! Nessuno

seppe darmi notizie. Quel mondo, laggiù, è un immenso mare che l'occhio

non vede e che pur trasporta di qua e di là, capricciosamente, come nel

buio, creature vive a guisa di corpi morti. Talvolta le ingoia

addirittura, tal'altra le scompone, le ricompone, le trasforma, le

nasconde, le avvolge di mistero impenetrabile. Dove sono? Che fanno? Che

sono diventate?... Impossibile sapere!

LIVIA

_(pallida, sempre più acuendo il pensiero nella sua abituale

concentrazione, si allontana, siede.)_ Devo dirvi lealmente quello che

penso?

IL DUCA

Lo desidero.

LIVIA

Io non so capire come il genere di donna a cui avete accennato possa

darvi la sicurezza che vi tormenta così. Che cos'era, infine, questa

donna?

IL DUCA

Che cos'era?... Niente. Era un misero corpicino umano, insignificante,

inerte. La più completa assenza di volontà. La più completa assenza del

discernimento di qualsiasi diritto. Un istinto di umiltà e di

sottomissione da innocua bestiolina domestica. Un povero cervello

d'idiota smarrita nella folla. Diciotto anni. Due occhi assai belli. E

una verginità scampata, per caso, alla curiosità degli uomini. Ecco

quello che era.

LIVIA

E voi...?

IL DUCA

Io non ebbi altro scopo che d'impiegare in una qualunque brutalità nuova

dieci minuti d'una giornata noiosa! _(Breve pausa)_ Questa piccola

operaia senza lavoro, che era venuta a chiedermi non so quale

raccomandazione, uscì di casa mia con un po' di denaro, baciandomi le

mani e benedicendomi. Mi promise di non darmi nessuna noia, e mantenne

la promessa per circa un anno. Ma un giorno, la trovai dinanzi alla mia

casa. Lattava una bambina bruna. Mi disse timidamente, tremando: —

Eccellenza, questa bambina è vostra. — Finsi di non credere. Mi

sottrassi a lei con uno sgarbo disdegnoso. Per mezzo d'un servo le

mandai ancora del danaro e l'ordine preciso di non farsi più vedere.

Ella volle che il servo mi riferisse le parole della sua

riconoscenza.... E non la vidi più.

_(Un silenzio.)_

LIVIA

_(stentando a mostrarsi calma)_ Sicchè, se le ricerche da voi tentate

non fossero riuscite infruttuose, voi avreste raccolta e riconosciuta

come vostra la figlia di quella sciagurata?

IL DUCA

Certamente.

LIVIA

Anche se l'aveste trovata già nella perdizione, già nel fango, già in un

lupanare?

IL DUCA

_(si alza esaltandosi)_ In tal caso l'avrei raccolta con una più grande

gioia, perchè mi sarebbe parso di compendiare nello sforzo della

riparazione tutti i sacrifizi necessari a ripagarmi la tranquillità. E

di questa tranquillità io sento l'urgenza, Livia!

LIVIA

È un'aberrazione!

IL DUCA

È una febbre, è una febbre atroce, che mi possiede e che cresce di

minuto in minuto. Io, vedete, non solo vorrei trovare mia figlia ma

vorrei pure... vorrei pure scorgerla attraverso un ostacolo da superare,

attraverso un pericolo, attraverso le fiamme di un incendio per poter

giungere a lei dopo essermi gettato in quelle fiamme, dopo aver sentito

nella carne viva le scottature più dilanianti, le trafitture delle

piaghe più profonde! _(Cade abbattuto sopra una poltrona.)_

_(Un breve silenzio.)_

LIVIA

_(col volto contratto dall'interno rodìo)_ Continuate a cercare, e...

chi sa!

IL DUCA

Non ne avrò più il tempo!... Ne sono così persuaso che se mi facessi

saltare le cervella o ingoiassi un veleno, non mi parrebbe di compiere

un suicidio, ma soltanto mi parrebbe di evitare a me stesso il fastidio

dell'agonia.

LIVIA

_(ha un lampo passeggiero negli occhi.)_

IL DUCA

Ci pensate voi all'agonia d'un uomo come me? _(Rabbrividisce.)_ Ci

pensate all'agonia spasmodica di quest'uomo, che ha solamente goduto e

non lascia nessuna traccia di bene e non vede intorno a sè che il

vuoto... il vuoto o le ombre delle vittime fatte dal suo egoismo? Ci

pensate, voi, Livia? Ci pensate a tutto questo?

LIVIA

_(fissandolo negli occhi)_ Ma... voi non commetterete nessuna follia?!

IL DUCA

_(anch'egli in piedi, fissando lei alla sua volta)_ E siete sincera

esortandomi a non commetterla?

LIVIA

_(ha un moto di sdegno e di asprezza felina che tradisce la sfinge.)_

SCENA IV.

_Il servo_ GAETANO, _il_ DUCA, LIVIA, LOLOTTE, GUIDOLFI.

_Il servo_ GAETANO

Sperduti nel buio: Dramma in tre atti · 第 2 / 4 段