DONNA COSTANZA

E tu la piglierai dormendo con questo cieco malaticcio, in questo angolo

di vicolo oscuro e solitario, in questa scatola umida, dove, se non si

sta con la porta spalancata, si crepa per mancanza d'aria e di luce, e

dove, per non farti guardare, quando ti spogli e ti vesti, da qualche

straccione vizioso che viene apposta a passare davanti alla tua porta,

hai dovuto appendere queste belle drapperie _(indicando la cortina

composta di luridi brandelli)_, che farebbero rivoltare lo stomaco

perfino a un cenciaiuolo. Se due anni fa la figlia di Filomena Carrese

avesse sentito i consigli miei, a quest'ora sarebbe bella e fresca come

una rosa di maggio. Ma volle fare la scrupolosa, ed ecco che se ne muore

sopra un materasso di paglia. Ha presa la mala salute nella tintoria? Sì

sì! È la miseria! È la miseria!

PAOLINA

Per me, la miseria non è niente. Ci sono nata dentro.

DONNA COSTANZA

Bella ragione! Ma intanto il veleno cammina per il corpo e te lo

infracida. È un peccato mortale! La Provvidenza ti ha dati questi tesori

che hai sulla faccia, e tu, ingrata, ti metti a vivere con un uomo che

non può guardarti nemmeno!

PAOLINA

Questo è vero, ma che ne sapevo, io?

DONNA COSTANZA

Di gente che ti può guardare ce n'è quanta ne vuoi!

PAOLINA

Donna Costanza, voi siete peggio del diavolo tentatore.

DONNA COSTANZA

Non ci pensare più. Vieni con me. Che aspetti? Di farti vecchia?

PAOLINA

Voi mi tentate, e io lo so che farei bene a venire con voi; ma Nunzio

come potrei lasciarlo? Mi ci sono affezionata, oramai. Io e lui siamo

una sola persona. Io campo perchè c'è lui; ed egli campa perchè ci sono

io.

DONNA COSTANZA

Senza di te, camperà ugualmente. E se combina una società con altri

suonatori ambulanti, il professore mette tavola sera e mattina. Che

ragione hai di sacrificarti tanto, cuore mio?

PAOLINA

Mi ha insegnate tante cose.

DONNA COSTANZA

Per utile suo.

PAOLINA

Mi ha preso dalla strada ch'ero una pezzente, senza madre nè padre....

DONNA COSTANZA

Gli faceva comodo di avere la cantante, che chiama danaro, e la femmina

in casa.

PAOLINA

Ma il pane non mi manca.

DONNA COSTANZA

_(incalzando)_ E vorresti che ti lasciasse anche morire di fame? _(Con

affettuosità lusingatrice)_ Tu non l'hai capito ancora quello che

meriti.

PAOLINA

_(provando una sensazione nuova di vanità sciocca)_ E che merito, io?

DONNA COSTANZA

Quando lo vedrai, ne riparleremo.

PAOLINA

Ma ditemi più o meno.

DONNA COSTANZA

Per esempio, una casa come ce l'hanno i signori: una casa con gli

specchi, con i divani, con i tappeti....

PAOLINA

La mamma mi diceva d'averne vista una ch'era la più bella di tutte!

DONNA COSTANZA

E poi,... il pranzo cucinato ogni giorno,... la pettinatrice per questa

gioia di capelli che paiono velluto,... abiti di costo come quelli che

porta in carrozza la moglie di don Gennaro Streglia quando va alla festa

di Montevergine....

PAOLINA

_(ascoltando, ha negli occhi dei barbagli di desiderio incosciente.)_

DONNA COSTANZA

_(aprendo l'involto sulla tavola)_ Guarda.... Per oggi ho già qualche

cosa per non farti sembrare una malata che puzzi ancora di ospedale.

Sarebbe una rovina! Se ti vedessero per la strada così vestita insieme

con me, lo scorno sarebbe mio. E cattive figure io non sono abituata a

farne. Prendi. Questa è una bella sottana di seta a righe. Questa è la

gonnella....

PAOLINA

_(animandosi)_ Tutta celeste!

DONNA COSTANZA

Già. Questa è la camicetta....

PAOLINA

_(animandosi sempre di più)_ Color di rosa! Mi piace! Che stoffa è?

DONNA COSTANZA

Non so come la chiamano, ma è di prima qualità. Questo è un pajo di

calze tutte di filo; e questo poi è un paio di scarpini di pelle fina,

così aggraziati che, quando te li metti, tu vedi i piedi di una pupa,

tal'e quale.

PAOLINA

_(prendendoli con cura e guardandoli attentamente)_ Come sono lucenti!

DONNA COSTANZA

Spìcciati dunque, chè quel cieco della malora sa anche camminare in

fretta, quando vuole.

PAOLINA

_(d'un sùbito, si rabbuia. Alla luminosità dei suoi occhi che irradiava

tutta la fisonomia, succede un'espressione di pena invincibile. Lascia

cadere sulla tavola gli scarpini. Indi, le sue labbra hanno il lieve

tremito che prelude il pianto infantile)_ No... no! Con voi non ci

vengo.

DONNA COSTANZA

Ma vuoi farmi impazzire?!

PAOLINA

_(convulsa, vibrante, quasi con l'urgenza di liberarsi da una

tentazione)_ Prendetevi questa roba.... Prendetevela....

Prendetevela.... E andatevene sùbito, donna Costanza!... Non vi voglio

più vedere!...

DONNA COSTANZA

_(inviperita)_ E mi scacci anche, adesso?

PAOLINA

_(angosciosamente, come un'allucinata, sospingendola un po' verso la

porta)_ Vi scaccio, sì, vi scaccio... vi scaccio....

DONNA COSTANZA

Non mettermi le mani addosso, chè te la faccio scontare!

PAOLINA

Non vi voglio più vedere!... Non vi voglio più vedere!... _(Continua a

sospingerla, quando a un tratto entra CIRO BARBACANE, e, alla vista di

quell'uomo, ella, perdendo quel po' di energia fittizia onde si è

ribellata alla vecchia, indietreggia con le mani sul capo, assalita dal

terrore come dinanzi ad una belva.)_ Madonna mia cara, proteggetemi voi!

BARBACANE

_(È un uomo piuttosto vecchio e piccolo, ma forte e tarchiato. Ha la

testa grossa, il collo corto, le spalle quadrate, i capelli crespi e

grigi, gli occhietti scintillanti, il naso rincagnato da_ bull-dog. _Non

porta nè barba nè mustacchi, ma ha sul viso l'ombra bluastra che

lasciano i folti ed ispidi peli rasati di fresco. Sulla fronte bassa,

una cicatrice. Veste sudicissimamente; ma gli pende dal panciotto una

grossa catenella d'oro. Ha alle mani e sui calzoni qualche macchia

rossigna.) (Calmo, freddo, semplice, sincero, addirittura bonario nel

gesto e nell'accento.) (A Paolina, dopo un silenzio.)_ E non parli più?

Non fai più la prepotente? _(Pausa.)_ Mi conosci?

PAOLINA

_(balbetta appena)_ No, non vi conosco.

BARBACANE

E, senza conoscermi, tu hai fatto come se avessi visto il diavolo?

PAOLINA

Ho avuto paura.

BARBACANE

Mi dispiace. E mi maraviglio, poi, che volevi accoppare una vecchia. Non

sta bene. Tu sei una buona ragazza. E perchè sono qua, io? Per non farti

avere seccature. Io ti voglio trattare come una figlia. Ma tu devi

ragionare. Fammi capire com'è che ti sei incaponita così.

DONNA COSTANZA

_(sorvegliando alla porta)_ Dice che non vuole lasciarlo, il cieco.

Quello è la spina.

BARBACANE

_(a Paolina:)_ E se quello è la spina, noi te la toglieremo sùbito,

perchè con lui non si faranno cerimonie.

PAOLINA

_(assalita di nuovo dal terrore, spalanca gli occhi.)_

BARBACANE

Se fosse per me, non gli torcerei un capello, e gli direi: «Tieniti la

ragazza, chè io non so che farmene.» Non è per disprezzare, no. Avessi

tu le bellezze del sole, per me, sarebbe lo stesso. Che me ne importa

delle femmine? Io ho bottega di macelleria, e ho bisogno di altro

bestiame. Ma c'è alle mie spalle chi mi comanda e ha il diritto di

comandarmi, e io sono nè più e nè meno che come il soldato che va alla

guerra. Se proprio non vuoi venire, il cieco, poveretto,... è

condannato. E, per quanto è vero che mi chiamo Ciro Barbacane, ne avrei

una pena che non ti so dire a pigliarmela con quel disgraziato che non

ha neppure gli occhi per vedere come sono fatto.

PAOLINA

_(oscillando in tutto il corpo come per freddo, scoppia a piangere

disperatamente, e, senza gridare, ripete ancora:)_ Madonna mia cara,

proteggetemi voi!

BARBACANE

Ma le tue lagrime non acconciano niente, oggi, e non faranno risuscitare

il morto, domani. Desideri veramente di salvargli la pelle? A te sta.

Pensa bene a quello che fai, e concludiamo.

PAOLINA

Madonna mia cara, proteggetemi voi!

BARBACANE

_(con le braccia incrociate, tranquillamente, aspetta.)_

_(Giunge dalla strada il suono cadenzato d'un campanello: due tocchi ed

una pausa, due tocchi ed una pausa. Indi, insieme col suono ritmico, un

salmodiare sommesso che si ode appena come un fioco mormorìo monotono.)_

DONNA COSTANZA

_(che è presso la porta, s'inginocchia con la faccia volta alla strada,

sospirando:)_ Ah, povera giovane!

BARBACANE

Che è?

DONNA COSTANZA

È il Viatico per Assunta la tintora. Ci è andato passando per i gradini

del Rosariello, e ora se ne torna per il vicolo della Tofa.

BARBACANE

_(si accosta a Donna Costanza, si toglie il berretto, si inginocchia

come lei con la faccia volta alla strada, col capo chino come sotto un

peso invisibile.)_

DONNA COSTANZA

_(vedendo con la coda dell'occhio che Paolina è in piedi, le si rivolge

severamente:)_ E inginòcchiati anche tu, scomunicata!

PAOLINA

_(cade ginocchioni, piegandosi nella vita, stendendo le braccia a terra,

toccando la terra con la bocca.)_

_(Si odono ora solamente i singhiozzi di PAOLINA, il suono del

campanello e il mormorìo fiochissimo.)_

_(Nella strada, alcune femminucce sgusciate dai loro tuguri e qualche

viandante col capo scoperto fanno gruppo, genuflessi e raccolti: si

direbbero quasi accasciati. Il tintinnìo cadenzato e le salmodie si

allontanano, si allontanano, e si perdono nel silenzio. BARBACANE e

DONNA COSTANZA si levano. Il gruppo della strada dilegua. PAOLINA resta

a terra, con le braccia distese, lagrimando.)_

BARBACANE

_(andandole vicino)_ Dunque?

PAOLINA

_(sollevando la testa, parlando angosciosamente nel pianto dirotto ed

infrenabile)_ Va bene, va bene.... Farò quello che volete voi.... Ci

verrò... ci verrò....

BARBACANE

E non piangere più, chè ti consumi gli occhi e diventi brutta come un

accidente!

DONNA COSTANZA

_(che è sempre all'uscio)_ Eccolo, eccolo!

BARBACANE

Il cieco?

DONNA COSTANZA

Sì. Ma s'è fermato davanti alla porta di Filomena Carrese.

BARBACANE

_(tranquillamente)_ Be', io me ne vado. _(A Paolina:)_ A rivederci,

amica. _(Esce.)_

PAOLINA

_(con uno sforzo istantaneo, trattiene le lagrime restando ancora

ginocchioni, abbattuta, annientata.)_

DONNA COSTANZA

_(corre a lei, come per dirle: «andiamo».)_

PAOLINA

Fatemi la carità.... Datemi almeno una mezz'ora di tempo. Fra mezz'ora,

mi troverete nella Piazza del Carmine....

DONNA COSTANZA

Non ti credo. Tornerò io stessa a cercarti con un buon pretesto.

Intanto, vèstiti come meglio puoi.... Il professore non se ne accorgerà.

PAOLINA

A casa vostra mi vestirò.

DONNA COSTANZA

E poi ritarderemo troppo. Ho data la mia parola. _(Duramente)_

Obbedisci, e zitta!

PAOLINA

Non dico più niente.

DONNA COSTANZA

Attenta chè egli è qua. _(Sgattaiolando, esce.)_

PAOLINA

_(si drizza in piedi come se temesse d'essere proprio veduta da Nunzio

in quello stato. Va difilata alla porta, poi torna, raduna la roba di su

la tavola, e, vedendo entrare Nunzio, imbarazzata, quasi che egli

potesse sorprenderla, getta tutto in un cantuccio.)_

SCENA III.

NUNZIO _e_ PAOLINA, _la voce di_ FILOMENA CARRESE.

NUNZIO

_(entra con in mano la chitarra)_ Paolina!

PAOLINA

Sono qua, Nunzio. _(Ma non osa avvicinarsi a lui.)_

NUNZIO

Dove?

PAOLINA

_(gli si accosta timidamente)_ Qua. Eccomi.

NUNZIO

Hai sentito?

PAOLINA

Che cosa?

NUNZIO

La povera Assunta... è morta.

PAOLINA

Già morta?!

NUNZIO

Or ora.

PAOLINA

Sapevo che era agli estremi.

NUNZIO

Che tristezza! _(Pausa.)_ Era una ragazza che non faceva male a nessuno.

Onesta.... Amava il lavoro....

PAOLINA

È vero.

_(Un lungo silenzio.)_

NUNZIO

_(posa la chitarra sulla tavola, si toglie il cappello e siede. Cambia

discorso, cercando di recuperare un po' di gaiezza.)_ Mastro Giuseppe

voleva vendermi una chitarra nuova. Mi diceva: «Siamo in estate, e

l'estate è la stagione dei canti e dei suoni: i suonatori ambulanti

guadagnano bene; sicchè, questa spesa potete farla allegramente. Se non

avete il danaro — aggiungeva lui — pagherete quando potrete pagare.» Ma

io non ho voluto. I debiti non mi fanno dormire. Per ora, dico io,

potremo cavarcela con quest'osso vecchio. Chè, poi, nell'estate

dell'anno venturo, _(sorridendo bonariamente)_ se il ministro delle

finanze ce lo permetterà, compreremo anche la chitarra nuova.

PAOLINA

_(comincia a sbottonarsi il corpetto.)_

NUNZIO

Non ti pare giusto?

PAOLINA

_(con gli occhi rossi, sogguardando con una espressione di paura la roba

gettata in un cantuccio)_ Mi pare giusto.

NUNZIO

Che hai?

PAOLINA

Niente ho.

NUNZIO

Niente?... Ci sono le lagrime nella tua voce.

PAOLINA

No. _(Si cava una manica.)_

_(Un viandante losco indugia con curiosità presso l'uscio. Ella se ne

avvede, raccoglie subito la roba, e si nasconde dietro la cortina.) (Il

viandante continua per la sua via.)_

NUNZIO

Non negare. Io ho capito che la notizia di Assunta ti ha impressionata.

E non hai da vergognartene. Al contrario. Questo mi consola. Tu, una

volta, non eri così. Eri una piccola selvaggia: un animaluccio

insensibile. Ma, vivendo accanto a me, ti sei mutata. Ogni giorno che

passa, tu mi somigli un poco di più. E poi forse anche tu... forse anche

tu non eri selvaggia proprio per istinto. Mi ascolti, Paolina?

PAOLINA

_(di dietro la cortina, alzando alquanto la voce per fargli credere

d'essere più vicina)_ Sì, ti ascolto.

NUNZIO

Già, hai ragione. Io ti parlo sempre troppo... _difficile_. Per te

dev'essere una fatica l'ascoltarmi. Tuttavia, verrà il tempo in cui tu

intenderai tutto e mi ascolterai volentieri. _(Una nube gli passa sul

volto)_ Che vuoi! Io t'ho detto mezz'ora fa: «Tu te ne andrai,

Paolina....» Ma la verità è che qualche volta io lo credo veramente e mi

pare che per te sarebbe una fortuna, e qualche altra volta, invece, non

lo credo affatto e mi pare che se tu te ne andassi sarebbe una sventura

per te come per me. E sai quando mi pare che sarebbe una sventura?

Quando vedo intorno a me peccati e sofferenze d'ogni sorta. Allora penso

che noi due siamo più forti e migliori degli altri solamente perchè

siamo uniti; e penso che, continuando a vivere insieme, possiamo andare

sempre un poco più su, sempre un poco più su, come abbiamo fatto finora.

_(Con vivace gaiezza umoristica mista di malinconia)_ Che ci sarebbe di

meraviglioso, in sostanza, se un giorno diventassimo tu una cantante sul

serio e io un violinista coi fiocchi? Della stessa creta sono fatti i

pupazzi più diversi!... E dunque, che ne sappiamo noi di quel che

potremo essere un giorno? _(Pausa.)_ Tu non mi ascolti, Paolina?

PAOLINA

Sì, Nunzio, t'ascolto.

NUNZIO

Che fai lì dietro?

PAOLINA

_(infilando la camicetta viene fuori sùbito come per rassicurarlo. Ha

tuttora gli occhi gonfi di lagrime, il volto terreo, i capelli

scarmigliati, il passo mal fermo, il petto ansimante, tutto il corpicino

corso dai brividi.)_ Io... metto un po' d'ordine.

NUNZIO

_(con un sorriso d'ironia mite)_ Eh! Ne vale la pena!

PAOLINA

_(ha già indossata la breve sottana a righe, che lascia scoperti i

garetti, e già i suoi piedini paiono trasformati nelle calze ben tirate

e negli scarpini di pelle nera lucidissima.) (Smuove qualche seggiola

per fare un po' di rumore.)_

NUNZIO

_(si alza.)_

PAOLINA

_(nel vederlo alzare ha un sussulto violento)_ Vuoi qualche cosa?

NUNZIO

_(celiando)_ No... metto un po' d'ordine anch'io.

NUNZIO

_(appende al muro il cappello e la chitarra.)_

PAOLINA

_(si abbottona la camicetta, e va a tirare la gonnella fuori della

cortina.)_

NUNZIO

Il violino dov'è?

PAOLINA

Eccolo qua. _(S'affretta e gli porge il violino e l'archetto con la mano

tremante, mentre nell'altra mano ha la gonna.)_ Era sul letto.

NUNZIO

_(prendendo)_ Ih, che tremarella! Temevi di romperlo? Una bestia così

delicata non è.

PAOLINA

_(infila adesso la gonna, davanti a Nunzio, seguendo ogni movimento di

lui con gli sguardi imploranti.)_

NUNZIO

_(accostandosi alla tavola)_ Piuttosto, è traditore. Questo sì! _(Quasi

ridendo)_ E quando, poggiato sulla spalla, pare che stia per baciarti,

all'impensata, ti tradisce, e mette fuori una nota che è un castigo di

Dio! Vuoi sentire? _(Si dispone a suonare.)_

_La voce di_ FILOMENA CARRESE

_(dalla strada, in lontananza, in un tono di disperazione pazza)_ Ho

perduta la figlia mia! Ho perduta la figlia mia!

NUNZIO

_(rabbrividendo, abbandona sulla tavola il violino.)_

_La voce di_ FILOMENA CARRESE

_(sempre più lontana)_ Meglio se avesse gittato il suo onore in mezzo

alla strada!

NUNZIO

_(mormora:)_ Che tristezza! Che tristezza! _(Siede, avvilito.)_

SCENA ULTIMA.

DONNA COSTANZA, PAOLINA, NUNZIO.

DONNA COSTANZA

_(dal fondo)_ È permesso?

PAOLINA

_(si sente mancare il respiro.)_

NUNZIO

Chi è?

DONNA COSTANZA

Sono io, donna Costanza.

NUNZIO

Oh, donna Costanza? Da quanto tempo?... Favorite.

DONNA COSTANZA

_(restando sotto l'arco della porta)_ No, grazie, non serve. Volevo

pregare Paolina....

NUNZIO

Dite pure....

DONNA COSTANZA

.... Là, in casa della Carrese, c'è bisogno di qualcheduno. Quella

povera mamma si dispera e si strappa i capelli, e farà così per tre

giorni e per tre notti. Ma, intanto, si ha da pensare alla morta.... Io

sola non posso, e....

NUNZIO

Capisco. Va, va, Paolina. Non si può dire di no. È carità cristiana....

_La voce di_ FILOMENA CARRESE

_(lontanissima)_ Gente correte! Gente non mi abbandonate!...

DONNA COSTANZA

_(dà un sospiro.)_

PAOLINA

_(scoppia di nuovo a piangere.)_

NUNZIO

_(che ode quei singhiozzi mal repressi, si commuove anche lui.)_ Tu

piangi, Paolina?... È vero, sì, è uno strazio!... E se proprio non hai

il coraggio.... _(Ha le lagrime agli occhi.)_

DONNA COSTANZA

_(fissa su Paolina gli sguardi terribili.)_

PAOLINA

_(cercando, invano, di soffocare il pianto, esce precipitosamente.)_

DONNA COSTANZA

_(senza profferir parola, segue con cupidigia la sua preda.)_

_(Una breve pausa.)_

NUNZIO

Donna Costanza? _(Aspetta. Indi fa un lieve gesto come per dire: non c'è

più. Ripensa al caso di Assunta. Con profonda commozione, scrolla il

capo, assai compassionevolmente, e conclude:)_ Così è; e può essere

anche peggio di così!... _(Tentando di sottrarsi ai pensieri lugubri, si

alza e ripiglia il violino.)_ Dunque, dicevamo.... _(Accenna appena con

la voce, tra i denti, lo spunto della risposta melodica alle strofe del

«Passero sperduto». Poi la esegue tutta intera col violino, cercando di

perfezionare la cavata e di raddolcire il suono. Ora le note fluiscono,

difatti, più sicure, più flebili, più carezzose.)_[5]

[5] _Musica_ a pagina 369: Numero II.

PAOLINA

_(comparisce nella strada, come uno spettro. Si ferma, diritta, un

istante, in mezzo al vano della porta. Si leva gli scarpini. Li lascia

sulla soglia. E, mentre Nunzio è assorto nella melodia, ella entra

camminando sulla punta dei piedi, smorza la lampada dinanzi alla

Madonna, e fugge.)_

NUNZIO

_(torna da capo, e continua a suonare.)_

_(Sipario.)_

FINE DEL DRAMMA.

Numero I.

[Illustrazione: Musica.

Un passero sperduto e abbandonato

Su d'una casa bianca si posò.

Lì c'era un bambinello allora nato

che urlava tanto e il passero tremò.

E vinto dal timore il poverino

fuggì da quella casa e dal bambino.]

Numero II.[6]

[Illustrazione: Musica per violino.]

[6] _All'ultima scena del 3º atto, quando cioè PAOLINA smorza la

lampada e fugge; NUNZIO suona questa frase due o tre volte e non

cessa se non quando il sipario è calato._

(La musica della canzone del _Passero sperduto_ è del maestro

Enrico de Leva.)

OPERE DI ROBERTO BRACCO

PUBBLICATE DALLA CASA EDITRICE REMO SANDRON

TEATRO

_(Raccolta completa di tutta la produzione teatrale)_

VOLUME I.

NON FARE AD ALTRI. — Commedia in un atto.

LUI, LEI, LUI. — Commedia in un atto.

DOPO IL VEGLIONE, O VICEVERSA. — Scenette.

UN'AVVENTURA DI VIAGGIO. — Commedia in un atto.

LE DISILLUSE. — Fiaba in un atto.

UNA DONNA. — Dramma in quattro atti.

in-16, pagg. VIII-348 — L. 3,50.

VOLUME II.

MASCHERE. — Dramma in un atto.

INFEDELE. — Commedia in tre atti.

IL TRIONFO. — Dramma in quattro atti.

_2ª edizione riveduta._

Un volume in-16, pagg. 364 — L. 4.

VOLUME III.

DON PIETRO CARUSO. — Dramma in un atto.

LA FINE DELL'AMORE. — Satira in quattro atti.

FIORI D'ARANCIO. — Idillio in un atto.

TRAGEDIE DELL'ANIMA. — Dramma in tre atti.

_2ª edizione riveduta._

Un volume in-16, pagg. 382 — L. 4.

VOLUME IV.

IL DIRITTO DI VIVERE. — Dramma in tre atti.

UNO DEGLI ONESTI. — Commedia in un atto.

SPERDUTI NEL BUIO. — Dramma in tre atti.

_3ª edizione riveduta._

Un volume in-16, pagg. 370 — L. 4.

VOLUME V.

MATERNITÀ. — Dramma in quattro atti.

IL FRUTTO ACERBO. — Commedia in tre atti.

_2ª edizione riveduta._

Un volume in-16, pagg. 336 — L. 3.

VOLUME VI.

LA PICCOLA FONTE. — Dramma in quattro atti.

FOTOGRAFIA SENZA.... — Scherzetto.

NOTTE DI NEVE. — Dramma in un atto.

LA CHIACCHIERINA. — Monologo.

Un volume in-16, pagg. 282 — L. 4.

VOLUME VII.

I FANTASMI. — Dramma in quattro atti.

NELLINA. — Dramma in tre atti.

Un volume in-16, pagg. 308 — L. 4.

IL PICCOLO SANTO

DRAMMA IN CINQUE ATTI

_Un vol. in-16, pagg. 304, in edizione speciale_ — L. 3,50.

SMORFIE GAIE

(Seconda Edizione)

FALSA PARTENZA

SUL MARCIAPIEDE

UN COLPO DI RIVOLTELLA

IL PRIMO CONVEGNO

AMORE BENDATO

CONFESSORE IN IMBARAZZO

POLITICA INTERNA

UN «MODUS VIVENDI»

UN PESSIMO AFFARE

TELEFONO NAPOLI-ROMA

INTERMEZZO: IL GIGANTE

STASERA: UGONOTTI

IL SUCCESSORE

L'IDEALE DELLE FANCIULLE

UNA TAZZA DI TÈ

TUTTE E DUE

CINQUE MINUTI DI FERMATA

L'ORLO DEL BICCHIERE

IN FUMO

UN BACIO AL BUIO

UNA MANO LAVA L'ALTRA

LA PRINCIPESSA

_2ª edizione riveduta._

Un elegante volume in-16, di pagg. 304

L. 3,50.

SMORFIE TRISTI

(Seconda Edizione)

LA CANZONETTA DELL'ALBA

UN MURO

LA PICCOLA LADRA

LA SARTA DELLA SIGNORA «ZULIA»

IL SORTEGGIO

IL NEONATO

NELLA NEBBIA

LA RIVALE

NELL'OMBRA

LA PRIMA FINZIONE

IL FIDANZATO

PICKMANN

IL NOTTAMBULO

LEIT-MOTIV

«IN MANUS TUAS»

IL TESTIMONE

TRAMONTO

L'ARTICOLO OTTAVO

IL MOSTRO

L'ULTIMA LEZIONE

LA LOTTA

_2ª edizione riveduta._

Un elegante volume in-16, di pagg. 328

L. 3,50.

SCRITTI VARII — VOL. I.

VECCHI VERSETTI

CON PREFAZIONE DELL'AUTORE NOTE DELL'EDITORE E GLOSSARIO

_Un volume in-16, di pagg. 180_ — L. 3.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le

grafie alternative (Fallo/Fàllo, subito/sùbito e simili), correggendo

senza annotazione minimi errori tipografici.

Sperduti nel buio: Dramma in tre atti · 第 4 / 4 段