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ROBERTO BRACCO
TEATRO
VOLUME QUARTO
IL DIRITTO DI VIVERE — UNO DEGLI ONESTI —
=SPERDUTI NEL BUIO=
3ª edizione riveduta.
REMO SANDRON — Editore
Libraio della Real Casa
MILANO — PALERMO — NAPOLI
Copyright, 1911.
PROPRIETÀ LETTERARIA
_I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per tutti i
paesi, non escluso il Regno di Svezia, quello di Norvegia e l'Olanda._
È assolutamente proibito di rappresentare queste produzioni senza il
consenso scritto dell'Autore _(Art. 1 del Testo Unico 17 Settembre
1882.)_
OFF. TIP. Sandron — 15 — I — 030311.
SPERDUTI NEL BUIO
_Dramma in tre atti_
Rappresentato per la prima volta al Teatro _Verdi_ di Trieste dalla
Compagnia TALLI-GRAMATICA-CALABRESI nel dicembre del 1901.
PERSONAGGI:
PAOLINA
NUNZIO
PAOLO ROVIGLIANI, DUCA DI VALLENZA
LIVIA BLANCHARDT
FRANZ CARDILLO
EMILIA, _sua moglie_
MILONE
DONNA COSTANZA
CIRO BARRACANE
LOLA BERNARDI
GUIDOLFI
L'AVVOCATO BARTOLETTI
ELVIRA
IDA
DON LORENZINO
DON ACHILLE
LUIGI CARDONE
_Due marinai_
_Un forestiere_
_Altri tre avventori del «Nuovo egiziano»_
_Ed altri ancora, uomini e donne_
_Un parrucchiere_
_Un sarto_
_Il cameriere_ BEPPE
_Il servo_ GAETANO
FILOMENA CARRESE
_Femminucce del volgo e viandanti._
La scena è in Napoli — _Epoca attuale_.
ATTO PRIMO.
_La scena rappresenta un piccolo ritrovo di infimo ordine, tenuto da
Franz Cardillo. È qualche cosa tra il bar e la birraria, con una tinta
di caffè concerto in miniatura allo stato primordiale. Ha un aspetto
d'intimità alquanto sinistra. La porta d'entrata, quasi nel mezzo della
parete in fondo, è poco ampia: i vetri dell'uscio che s'apre in dentro
sono opachi: un po' di tappezzeria, che adorna i muri coperti d'una
carta grigiastra piuttosto chiara, è la solita stoffa alla turca, molto
sbiadita. Sulla porta, un orologio. La sala è irregolare. Si compone di
due piccolissime sale tra le quali si è demolito quasi tutto un muro. La
parte di esso non demolita si allarga in su ad arco per sostenere il
soffitto, e forma come un gran pilastro attaccato alla parete destra
nascondendo agli spettatori uno spigolo del primo compreso che si trova
venendo dalla strada. Alla parete sinistra è la porticina ogivale, senza
uscio, del retrobottega. Da per tutto tavolini tondi e sedioline.
Accanto alla porticina del retrobottega, una credenza. Verso la destra,
vicino alla ribalta, una breve pedana di legno con sopra un vecchio
pianoforte verticale. Accanto alla porta d'entrata, il_ comptoir _assai
alto, dietro cui è appesa alla parete la grande scansia sulla quale si
ripongono le bottiglie di liquori, i biscotti, le leccornie. Qua e là,
qualche specchio coperto da una garza color di rosa. Nel mezzo della
sala pende dal soffitto un immenso cartellone bianco, orlato di rosso,
su cui è stampato a lettere nere cubitali:_
AL NUOVO EGIZIANO
TENUTO DA FRANZ CARDILLO
CONCERTO DI VARIETÀ
IN CUI SI AUMENTANO 5 CENTESIMI
SULLE CONSUMAZIONI.
DA MEZZANOTTE IN POI
MUSICA SEMPLICE DI PIANOFORTE
CON PERMESSO DI DANZA
_Di là dal pilastro, nel primo compreso, una scaletta a chiocciola
conduce alla stanza superiore abitata da Franz Cardillo e da sua
moglie[1]._
[1] Questa scaletta, guardata dallo spettatore, si perde dietro
la curva che dal pilastro va al soffitto.
SCENA I.
FRANZ, NUNZIO, EMILIA, LUIGI CARDONE, DON LORENZINO, DON ACHILLE, IDA,
ELVIRA, _qualche altra donna, due_ MARINAI, _un_ FORESTIERE, _altri
avventori_.
_È notte. Sono accesi tre o quattro becchi a gas, EMILIA è al comptoir.
È vestita con pretensiosa civetteria volgare. Molto ben pettinata, porta
un nastro rosso nei capelli. Le pende dalla vita una borsetta di cuoio
come alle chellerine, di cui non ha il grembiule e da cui si
distinguerebbe anche per la sua aria da padrona. NUNZIO è al pianoforte,
seduto sopra un sediolino tondo che può girare su sè stesso. Intorno ai
tavolini, figure di vario genere, di ceto piuttosto basso: qualche
fisonomia losca, qualche sbarbatello, qualche ometto attempato. Si
notano due MARINAI, alcune donnine equivoche — tra cui IDA ed ELVIRA —
imbellettate, vestite un po' bizzarramente, con una cura che dissimula
la povertà. Portano dei cappelli abbastanza fantastici e molto piumati.
Presso il_ comptoir, _in piedi, LUIGI CARDONE, un giovanotto inelegante
ed effeminato, con baffetti arricciati, parlotta con EMILIA e sorseggia
una bibita. FRANZ CARDILLO, un uomo sulla cinquantina, dai capelli
fulvi, dal volto lentigginoso, non brutto, ma antipatico, col suo_ fez
_in testa, il quale rosseggia nell'ambiente grigio, va e viene con
ostentato zelo: entra nel retrobottega, ne esce con le mani ingombre,
gira di qua e di là e fa conversazione con gli avventori nel suo
linguaggio goffamente spropositato e tronfio_.
_NUNZIO suona una polchetta. Il tocco incerto denunzia l'inesperienza o
la svogliatezza. Nel poco spazio disponibile tra i tavolini, ballano,
alla men peggio, due coppie. Una è formata da ELVIRA — che è la più
graziosa delle donnine — e da un MARINAIO. L'altra è formata da due
uomini: DON LORENZINO e DON ACHILLE. Il primo è smunto, magro,
miserello, di età ambigua: un aspetto da scaccino; il secondo ha
un'impronta di buona salute, una bella barba, un aspetto d'uomo serio
che contrasta con la sua smania di ballerino. DON LORENZINO ha una
vocetta fievole come se gli mancasse il respiro: e DON ACHILLE ha una
voce quasi femminea che non pare esca da quel corpo abbastanza
imponente._
_Il ballo continua per un po', sciatto e disordinato, al ritmo
zoppicante della polchetta, nell'angustia dello spazio, mentre FRANZ
stura delle bottiglie di gazosa o di birra e gli altri cianciano o
guardano, sorbendo le loro bibite._
ELVIRA
_(dopo aver fatti alcuni giri di polca, si ferma, staccandosi dal suo
cavaliere)_ È impossibile! Il suonatore non va a tempo!
IDA
_(con significato)_ Senti a me, Elvira: tempo perduto!
ELVIRA
Eh, lo so.
IL 1º MARINAIO
_(ad Elvira:)_ Ancora un po'. Andiamo!
_(Intanto, la coppia degli uomini danza con serietà, affaticandosi a
secondare la musica.)_
ELVIRA
_(al marinaio:)_ Non c'è gusto. _(Di malavoglia si lascia condurre.)_
FRANZ
_(a Nunzio, da lontano:)_ Ohè, cieco! Lo hai sentito sì o no che non vai
a tempo?
ELVIRA
Suona invece una mazurca.
DON ACHILLE
_(fermandosi un po')_ Ma dev'essere proprio voluttuosa.
NUNZIO
_(cambia subito e attacca una mazurca.)_
_(Le coppie ballano.)_
FRANZ
_(fa saltare il tappo d'una bottiglia di gazosa e ne versa nel bicchiere
d'un avventore.)_ Alla _framboise!_ Buonissima! _(A un altro avventore
vicino:)_ Suona bene, ma suona soltanto con le dita. Naturalmente, se
non fosse cieco, avrebbe un'altra scienza filosofica. Io e mia moglie lo
teniamo in casa, per farvi capire, perchè siamo nati con la
filantropia.... E questo è il nostro difetto. _(Continua a parlare
gesticolando.)_
IL 1º AVVENTORE
_(chiama — facendo tintinnare un bicchiere con i colpetti d'un
cucchiaino.)_
EMILIA
_(dal_ comptoir) Sùbito. _(Si avvicina all'avventore.)_
IL 1º AVVENTORE
Pago un _punch_ al Cognac e una _Chartreuse_. _(Le dice poi qualche
parola a voce bassa.)_
ELVIRA
È inutile: con questa musica non voglio ballare. _(Si ferma di nuovo e
lascia in asso il cavaliere. Quasi tra sè:)_ Seccatore! _(E va a sedere
accanto a un omaccione biondo dall'aspetto esotico e grossolano.)_
IL FORESTIERE
_(soddisfatto, a Elvira, con l'accento duro che rivela il nordico:)_
Siete finito con piccola danza? Bene!
_(La coppia dei due uomini, abbandonata al ballo, urta in un tavolino.)_
IL 2º AVVENTORE
_(che è uno di coloro che vi sono seduti intorno)_ E che modi son
questi!?
DON ACHILLE
Scusate.
_(DON ACHILLE e DON LORENZINO, un po' mortificati, cessano di ballare, e
siedono facendosi vento col fazzoletto.)_
_(ELVIRA e IL FORESTIERE discutono.)_
DON LORENZINO
_(a Nunzio:)_ Maestro, non c'è più bisogno.
NUNZIO
_(lascia di suonare, gira col tondo del sediolino e resta immobile,
riposando, con gli occhi vitrei rivolti al pubblico.)_
IL 1º AVVENTORE
_(a Emilia, che lo ha ascoltato serbando un contegno serio, senza
rispondergli:)_ Ma che avete? Siete di cattivo umore, stasera?
EMILIA
Forse.
IL 1º AVVENTORE
_(mettendo sul tavolino il danaro della consumazione e alzandosi)_
Quanta superbia!
EMILIA
_(pigliando il danaro, gli risponde piano, a fior di labbro:)_ Queste
donne qua, vedete, non ne hanno. Servitevi.
IL 1º AVVENTORE
_(andando via lentamente)_ Buona notte.
EMILIA
_(sdegnosa, non risponde.)_
FRANZ
_(passandole accanto, a voce bassa:)_ Ti prego di non farmi la
principessa delle Asturie con i clienti del locale.
EMILIA
_(alzando le spalle torna al_ comptoir._)_
ELVIRA
_(avvicinandosi per uscire insieme col forestiere che le si mette a
braccetto, saluta la sua amica:)_ Addio, Ida!
IDA
_(che sta sola sola, presso un tavolino)_ Io non mi chiamo Ida, io mi
chiamo: Veleno!
ELVIRA
_(indicando l'uomo con lieve cenno del capo)_ E io mi chiamo: Carestia!
_(IL FORESTIERE ed ELVIRA escono.)_
FRANZ
_(che è stato interrogato dal marinaio che dianzi ballava, gli dà delle
spiegazioni, con aria di grande importanza)_ In Egitto, con la mia prima
moglie, io aprii un caffè _chic_. Una sciccheria straordinarissima!
Altro che questa bottega miserabilissima, in questi paraggi sporchi e
democratici! Allora io maneggiavo le lire sterline. Mia moglie, per
farvi capire, non per disprezzare la presente, che anche sa comparire
bene, portava agli orecchi due perle grossissime così.
IL 1º MARINAIO
E perchè lasciaste l'Egitto, Franz?
FRANZ
Demonio cane! All'ottantadue ce ne scappammo per il bombardamento.
Gl'Inglesi cannoneggiavano, che vi posso dire?... come tante iene
musulmane. Un vituperio, amico mio! Mia moglie, che era di conformazione
più delicatissima della presente, si prese, insomma, un malore
d'intestini, e fece, immaginatevi, anche un voto alla Madonna, perchè,
riguardo a religione, era perfettissima. E, per me, io pure rifletto e
penso che è meglio avere la coscienza in legge e regola con la religione
che ci hanno data dalla natura i nostri genitori. Sentite quello che vi
dice in confidenza Franz Cardillo: la religione è quella cosa, vedete,
che poi quando viene il suo quarto d'ora vi serve immensamente. _(Si
curva sul tavolino, e continua a parlare con mistero, gesticolando più
che mai.)_
IDA
_(accostandosi a Nunzio)_ Professore, sapete suonare «Amami Alfredo»?
NUNZIO
_(senza smuoversi)_ Sì. _(Si volge di nuovo verso il pianoforte e
comincia a suonare l'aria della_ Traviata: _«Amami Alfredo». Egli suona
ora con un po' più di precisione, con una certa grazia e con molto
sentimento.)_
SCENA II.
PAOLINA _e detti_.
PAOLINA
_(entra.)_ _(È una ragazza sui quindici anni, ma l'età non ha connotati
evidenti in quella figurina di piccola zingara dalla sudicia vestetta
sbrandellata, dai piedini scalzi e infangati, dai capelli corvini e
abbondanti che le si arruffano sulla fronte, sulla nuca e sugli orecchi,
e dai grandi occhi neri estatici, pieni di una malinconia, di cui il
sorriso non luminoso dell'ignoranza bestiale, errando talvolta sulle
labbra sottili e smorte, rivela l'incoscienza. Ella, come un'ombra, si
insinua leggera tra i tavolini, atteggiando il viso a implorazione e
stendendo a qualcuno che le sembri meno distratto la sua manina di
mendicante.)_
IL 3º AVVENTORE
_(che è seduto non lontano dal_ comptoir, _si rivolge a Emilia:)_ Che
pago qua, eh? _(Pausa.) (Ancora a Emilia, che non ha sentito:)_ Dico,
signora, che pago, io?
EMILIA
_(discende e va a riscuotere.)_
_(Indi, l'AVVENTORE esce.)_
FRANZ
_(che ha continuato a far conversazione qua e là, ode la musica e
commenta:)_ Ah! Questa è una bella opera: la _Traviata_ del maestro
Verdi. Io, una volta, l'ho sentita proprio a teatro. Mi trovavo di
passaggio a Corfù. E la cantante era una grandissima celebrità. Un pezzo
di donna, per farvi capire, che al principio dell'ultimo atto, quando
stava per morire, stesa sul letto, pareva una nave corazzata.
IDA
_(tuttora vicina a Nunzio)_ Bravo, professore!
IL 2º MARINAIO
_(si accosta all'altro come per dirgli: «è ora d'andare».)_
IL 1º MARINAIO
_(guardando l'orologio che è sulla porta)_ Va bene, Franz, il vostro
orologio?
FRANZ
Va molto benissimo; ma, dico la verità, indietreggia un poco.
IL 1º MARINAIO
Caspita! Sono già le due!
_(I due MARINAI si alzano, accendendo la sigaretta, e vanno al comptoir.
Pagano, escono.)_
IL 2º AVVENTORE
_(al suo vicino:)_ Sentite come s'illanguidisce il cieco!
FRANZ
_(all'avventore, che ha parlato:)_ Ma bisogna dirlo francamente: questo
pezzo lo suona magnifico!
CARDONE
_(si accomiata da Emilia, e, scambiando con lei occhiate e sorrisi,
esce.)_
_(Cessa la musica.)_
IL 2º AVVENTORE
_(a Paolina, che gli ha stesa la mano in silenzio:)_ E non seccate!
Neanche qui si sta tranquilli!
PAOLINA
_(con vocetta lamentosa, quasi cadenzata)_ Un soldo. Per voi non è
niente. Me ne compro pane.
FRANZ
_(a Paolina:)_ Va via, _sacrebleu_! Lo sai che qui dentro non ti ci
voglio!
IDA
_(facendo un cenno alla piccola mendicante)_ Vieni qua.
PAOLINA
_(le si accosta sogguardando Franz.)_
IDA
_(dolcemente)_ Come ti chiami?
PAOLINA
Paolina.
IDA
Prendi. _(Le mette qualche soldo nella mano.)_
FRANZ
E scappa subito, se no, con un calcio, per farti capire, ti mando dritto
all'ospedale dei Pellegrini! _(La insegue minaccioso.)_
PAOLINA
_(fugge di qua e di là fra i tavolini e le sedie sempre inseguìta da
Franz, e poi sparisce.)_
_(Gli avventori cominciano ad andarsene. — Un po' di cicaleccio confuso.
— EMILIA, dal_ comptoir, _piegando il capo, saluta con sussiego coloro
che se ne vanno. Da qualcuno, nondimeno, si lascia stringere la mano.)_
FRANZ
_(seguitando a ciarlare, s'interrompe, strisciando riverenze e salutando
ossequiosament.)_ Io, l'elemosina, la comprendo e ci sto. Il mendicante
lo rispetto per legge e regola e l'ho rispettato anche all'estero, dove
l'accattone, per farvi capire, è un cittadino come tutti gli altri e non
si distingue neppure dal vestito.... _(A qualche avventore che se ne
va:)_ Servo, signore! Buon riposo!... _(Seguitando a discutere)_ Ma come
esercente di pubblico locale, io ho la responsabilità dinanzi ai
bravissimi galantuomini che mi onorano della loro consumazione. Il
pubblico locale, capite bene, è la casa umilissima dei consumatori, ed
io, che sono il padrone, sono l'ultimo di tutti, e me ne vanto.... _(A
qualche altro che va via:)_ Buona notte, signore! Grazie e a ben
rivederla. _(Indicando un avventore che aspetta in piedi)_ Emilia, vedi
qua che paga.
EMILIA
_(svogliatamente esegue.)_
DON ACHILLE
Professore, un galoppo finale non ce lo regalate?
NUNZIO
_(immediatamente attacca un galoppo.)_
DON ACHILLE
_(al suo amico:)_ Ci siete, voi, don Lorenzino?
DON LORENZINO
Sì, ci sarei, ma, mio caro don Achille, è tardi.
DON ACHILLE
Appena le due.
DON LORENZINO
E alle sette in punto devo trovarmi al Cimitero: sono di guardia io alla
sala di deposito.
DON ACHILLE
Un giretto solamente.
_(NUNZIO suona stringendo il tempo. I due uomini, un po' per la musica
vertiginosa, un po' per gli urti della gente che se ne va, si confondono
in tentativi vani.)_
FRANZ
_(al 2º AVVENTORE, che s'avvia per uscire:)_ I miei complimenti,
signore. E non dubiti, chè mendichi qua non faranno più apparizione.
Già, se io fossi il governo, con la debita civiltà e considerazione, li
impiccherei tutti!... A rivederli, signori.... Buon riposo!...
IDA
_(che è l'ultima ad uscire ed è sola, passando per vicino la coppia,
batte lievemente con la mano sulla spalla di Don Lorenzino)_ A
rivederci, don Lorenzino!
DON ACHILLE
Maestro! Maestro!... _(Va verso il Cieco per insegnargli il tempo,
cadenzandolo con le mani.)_
NUNZIO
_(s'interrompe.)_
DON LORENZINO
_(a Ida:)_ Io non vi conosco.
IDA
Non importa. Può essere che mi rivedrete presto.
DON LORENZINO
E dove?
IDA
_(uscendo)_ Al Cimitero: nella sala di deposito.
DON LORENZINO
Be'!
NUNZIO
_(riattacca il galoppo.)_
DON ACHILLE
_(riafferrando per la vita Don Lorenzino e cercando di prendere l'aire)_
Questo è il momento: taran, taran, taran....
FRANZ
_(a mezza voce, assestando un pugno sul dorso di Nunzio)_ E finiscila,
che non c'è più nessuno!
NUNZIO
_(cessando di suonare)_ M'era parso che....
FRANZ
_(bruscamente)_ Che t'era parso, imbecillissimo?!
DON ACHILLE _e_ DON LORENZINO
_(non sentendo più la musica, siedono, aspettando che ricominci.)_
NUNZIO
_(discende dalla pedana, e resta con gli occhi spalancati, senza
sguardi, senza colore, senza lucentezza, con l'espressione vaga e tetra
di due simboli del vuoto.)_
EMILIA
_(sul_ comptoir, _sonnecchia.)_
FRANZ
_(non si cura dei due uomini e comincia in fretta a sbarazzare i
tavolini, riunendo bicchieri e bottiglie vuote sulla credenza, posando
qualche bottiglia di liquore, qualche piatto di pasticcini sul_
comptoir.) Così non si può marciare in avanti. Si scombussola tutto il
macchinario, e l'onore del locale diventa schifosissimo! Parlo con te,
professore dei miei stivali! L'avventore paga il suo denaro, e vuole
trovarci il suo tornaconto, che è nostro dovere di fornire.
EMILIA
_(in tono pigro, sbadigliando)_ Se non hai amor proprio tu, ne abbiamo
noi.
NUNZIO
_(umile)_ Le canzonettiste le ho accompagnate sempre abbastanza bene.
FRANZ
Le canzonettiste cantano con le gambe, e ognuno è buono ad accompagnarle
con qualunque sinfonia. Ma la musica danzante? Là si vede il cervello
del maestro! E tu la musica danzante non la sai maneggiare. E mi lasci
anche il pianoforte aperto, animale! Non lo sai che se ci entra l'aria,
si sfiata e perde ogni particolarità?
NUNZIO
_(rimonta sulla pedana, chiude il pianoforte e ridiscende.)_
FRANZ
_(ora smorza i lumi, lasciandone solo uno acceso. Si toglie la giacca e
mette le sedie sui tavolini per poi spazzare.)_
DON ACHILLE
_(che è rimasto finora stupidamente imbambolato)_ Dunque, professore,
questo galoppo?
FRANZ
_(pone una sedia capovolta sul tavolino presso cui sono seduti i due
uomini.)_
DON ACHILLE
_(a Franz:)_ Che c'è?
FRANZ
_(continuando a sollevare seggiole)_ Si fa pulizia e poi si va a cuccia.
DON ACHILLE
Non c'è più musica?
FRANZ
Sicuro! _(Affaccendatissimo)_ Domani sera.
DON ACHILLE
Curioso! _(A Don Lorenzino:)_ Dobbiamo andare?
DON LORENZINO
Per forza.
DON ACHILLE
_(mettendosi lentamente il cappello a tuba e una breve mantellina a
pipistrello)_ E il nostro professore non viene?
FRANZ
Il professore resta qui.
DON LORENZINO
_(con la stessa calma di Don Achille si mette un cappelluccio floscio e
un lungo paltò.)_
DON ACHILLE
_(a Franz:)_ Già, intendo... _(Si tocca gli occhi con un dito come per
indicare d'aver capito che Nunzio è cieco.)_ Voi fate una
bell'azione!... Bravo! Bravo!... _(Si avvia.)_
DON LORENZINO
_(mettendo una mano sulla spalla di Nunzio con curiosità gaia)_ Cieco
nato?
NUNZIO
_(con un cenno della testa risponde di no.)_
DON LORENZINO
_(seguendo Don Achille)_ Eh eh! Quanti brutti scherzi fa la natura!
DON ACHILLE _e_ DON LORENZINO
_(passando dinanzi ad Emilia si tolgono il cappello)_ Signora! —
Signora!
EMILIA
_(dorme.)_
DON ACHILLE
Buona notte, Franz.
DON LORENZINO
Buona notte, Franz.
FRANZ
_(abbreviando)_ Buona passeggiata! Buona passeggiata!
_(I due escono.)_
SCENA III.
FRANZ, NUNZIO, EMILIA.
FRANZ
Che si possano rompere le gambe! _(Apre in dentro l'uscio di vetro della
bottega, e socchiude dal di fuori i battenti di legno.)_ Nunzio, vattene
a letto. _(Accende due mozziconi di steariche in due piccoli candelieri
che sono sul_ comptoir. _Si rivolge intanto a Emilia:)_ E tu, non lo
vedi che sto sfacchinando come al solito? Metti almeno a posto sulle
scansie questi liquori, questi pasticcini; lavami quei bicchieri....
EMILIA
Ho sonno. Sono stanca.
FRANZ
Di che? Se non fai mai niente!
EMILIA
Secondo te.
FRANZ
_(portando in giro uno dei due mozziconi accesi procede alla pulizia.
Cava fuori dal retrobottega una scopa, un recipiente d'acqua e una
manata di segatura.)_ Stai di giorno e di notte su questo pulpito come
un pappagallo sulla pappagalliera.
EMILIA
Lo vuoi tu che io ci stia.
FRANZ
Non sei buona che a pettinarti e metterti il negrofumo sotto gli occhi.
EMILIA
_(senza alterarsi, mollemente)_ E anche questo serve alla bottega! Non è
forse per la bottega che ti sei ammogliato un'altra volta?
FRANZ
_(con brutalità)_ Mi sono ammogliato per... Uhm! _(Battendo la bocca con
la mano, ingoia il resto. Indi, a Nunzio, irritandosi della sua presenza
e scuotendolo)_ Ma tu che fai qui come un palo?
NUNZIO
_(con estrema mitezza)_ Ve lo dissi ieri: ora che è inverno, in quel
retrobottega non ci posso dormire. È umido come una grotta. Per questo
ci tenete i vini.
FRANZ
_(spargendo a terra la segatura e l'acqua)_ Ma che vuoi andare a dormire
al Grand Hôtel? O vorresti accomodarti qua sopra _(indicando il
soffitto)_ con me e con la mia signora, maledetto il diavolo,
nell'unicissima stanza che abbiamo per dimorare?
NUNZIO
Con pochi soldi potrei andare a dormire fuori.
FRANZ
E chi ti ci accompagnerebbe, di nottetempo? Io?... E in conclusione,
dopo lo sbattimento della bottega, io dovrei fare il servitore a te come
lo faccio a tant'altra canaglia. I soldi dovrei sborsarli anch'io, e
così sempre in avanti allegramente. Mi costi già troppo e molto, pezzo
d'asino! Gli occhi per vedere non li hai; ma la bocca per mangiare sì.
Essere cieco! Un mestiere bellissimo! Mangiare, bere e dormire con la
borsa degli altri! Non c'è moralità, sangue di Bacco, non c'è moralità!
NUNZIO
_(sempre più mite)_ E dunque io non voglio più esservi di peso. Datemi
licenza, e ognuno per sè, Dio per tutti.
FRANZ
Ma che bestemmi? Sei ubbriaco o scherzi?
NUNZIO
Ubbriaco non sono.... E vi sembra che proprio io possa scherzare?
FRANZ
Tu, come una bestia tartaruga, non puoi fare da solo nemmeno due passi,
e avresti poi lo stomaco di metterti a vagabondeggiare per il mondo?
NUNZIO
La Provvidenza forse mi aiuterebbe....
FRANZ
_(scoppiando)_ Ah, farabutto ingrato! _(Rivolgendosi a Emilia e dando
al_ comptoir _un colpo con la scopa:)_ Hai sentito che cosa si fa uscire
dall'anima questo melenso traditore?
EMILIA
_(si sveglia di soprassalto e discende dal_ comptoir_)_ Che ha detto?
Che ha detto?
FRANZ
Eh già, tu avevi la testa a Pechino!
EMILIA
Io m'ero addormentata, ecco! Si può sapere che ha detto?
FRANZ
Ha detto che egli ci disprezza!
EMILIA
Ci disprezza?!
NUNZIO
Ma no: questo non l'ho detto.
FRANZ
Ci disprezza, sì, ci disprezza e se ne impipa di noi! Se ne vuole
andare!
EMILIA
Ben ti sta. Chi se l'è cresciuta in casa questa vipera? Io ce l'ho
trovata. Vuole andarsene? Per me, padronissimo. Io gliel'aprirei subito
la porta.
FRANZ
_(facendole un gesto affinchè ella non continui)_ Tu gliel'apriresti
subito la porta, ma io no, perchè sono troppo perfetto e quando ho
stabilito per legge e regola nella mia coscienza di fare una buonissima
azione, io la faccio per marciare sempre dritto in avanti a fronte
altissima. _(S'avvicina a Nunzio, gli calca un braccio sulla nuca in
segno d'autorità e gli dice cupamente:)_ Io poi, per farti capire, ti
consiglio di non inalberare tanta presunzione, perchè dàgli e dàgli, il
sangue mi si mette in ebollizione e non so quello che può succedere!
NUNZIO
Ahi! Ci avete le spine nel braccio!
FRANZ
Pochi discorsi per conchiudere, e va a letto, marmotta! _(Gli dà uno
spintone.)_
NUNZIO
_(camminando incerto, a tentoni, entra nel retrobottega.)_
SCENA IV.
EMILIA _e_ FRANZ.
EMILIA
_(scrollando il capo)_ Bel mobile!
FRANZ
_(avvicinandosi a lei ed ammonendola a voce bassa)_ Ma un altro
suonatore di pianoforte a tutte le ore, meno di cinque o sei lire al
giorno non ci costerebbe. _(Continuando a spazzare e accumulando man
mano la segatura bagnata fuori dell'uscio)_ Ricòrdati questo, e rispetta
l'essenziale del bilancio, che è la prima particolarità dell'esercizio.
EMILIA
_(alzando un po' la gonna e sollevandosi sulla punta dei piedini ben
calzati per iscansare quella poltiglia)_ Bada che m'insudici.
FRANZ
Potresti risparmiare tutto questo lusso buffonesco di scarpe e di calze
per la bottega. I piedi nessuno te li vede.
EMILIA
Li vedono, li vedono! _(Piglia una sedia e siede dove il pavimento è già
pulito.)_
FRANZ
Ma è gentaccia che non se ne intende. In Egitto, sì che se ne
intendevano.
EMILIA
Non cominciare ad affliggermi, adesso, con la tua prima moglie!
FRANZ
Ne sei gelosa?
EMILIA
Neanche se fosse viva!
FRANZ
Era più bella di te, per Satanasso!
EMILIA
Sì, ma... molti anni di navigazione!
FRANZ
Quando la conobbi io al Cairo, era perfettissima.
EMILIA
Me l'immagino!
FRANZ
Con me si maritò per sentimento amoroso, e per di più mi portò i
quattrini.
EMILIA
_(accennando col dito pollice della destra verso il retrobottega)_ Ti
portò anche un figlio, bello e fatto!
FRANZ
_(lascia la scopa e corre a metterle una mano sulla bocca, guardandola
ferocemente e parlandole con una voce rabbiosa e sommessa)_ Che scopo
c'è, pettegola maligna, di far sentire al cieco queste porcherie? Mi
faresti venire il prurito maledettissimo di ammaccarti la faccia.
EMILIA
_(cercando di parlare sotto la stretta della mano)_ Fàllo, fàllo!
FRANZ
_(in un impulso bestiale)_ Invece, no: per dispetto, te la voglio
baciare.
EMILIA
_(sottraendosi al bacio e respingendolo)_ Questo poi non lo voglio io!
SCENA V.
FRANZ, EMILIA, PAOLINA, MILONE _e la voce di_ NUNZIO.
PAOLINA
_(entrando di corsa affannosamente)_ Mi vogliono prendere! Mi vogliono
prendere! Mi vogliono bastonare! Fatemi nascondere!...
FRANZ
Chi ti vuol prendere?
PAOLINA
Mi vogliono prendere quelli della polizia.
FRANZ
Io non permetto il ricovero dei malviventi mascalzoni in casa mia.
Fuori! Fuori!
MILONE
_(un uomo robusto, ma agile, mustacchi alla militare, zigomi sporgenti,
occhi incavati, calzoni e giacca neri — entra anche lui correndo e,
tranquillo, si ferma di botto a poca distanza da Paolina, in un
atteggiamento più da burlone che da poliziotto)_ Credevi di essermi
sfuggita, credevi?... Vi saluto, Franz! Vi saluto, signora!
FRANZ
Servo vostro, brigadiere!
MILONE
_(a Paolina:)_ Ma io ci vedo anche all'oscuro, come i gatti. E qui
dentro sei in trappola, malandrina!
PAOLINA
_(tremando tutta, si rimpicciolisce come se volesse sparire e cerca il
riparo di qualche sedia o di qualche tavolino.)_
EMILIA
Voleva che la nascondessimo noi, la sciocca!
PAOLINA
Io non so niente! Io non ho visto niente! Lasciatemi andare....
MILONE
Dove vuoi andare? In galera? _(Sulla soglia della bottega, rivolto alla
strada, ordina:)_ Non vi movete di qui voi due. Ora sapremo qualche cosa
di preciso. _(Chiude l'uscio di legno e torna a Paolina.)_ Dunque,
facevi il _palo_[2] allo sbocco del vico Ronciglio quando quei due
manigoldi che sono scappati consumavano la grassazione. Il signore che è
stato derubato e che ha avuto anche un colpo di mazza alla regione
frontale — ferita guaribile dopo il quinto giorno — dieci minuti fa,
all'ospedale dei Pellegrini, ha dichiarato che... «nel mentre due
sconosciuti lo aggredivano, una ragazza scalza, che poco prima gli aveva
domandata l'elemosina, era fermata sotto il fanale all'angolo del
vicolo.»
[2] _Fare il palo_ equivale a «stare alla vedetta».
FRANZ
Santo Dio! Dove siamo arrivati!
MILONE
_(a Paolina:)_ Che tu bazzicassi con una combriccola di malfattori, lo
sospettavo.
EMILIA
_(siede nel mezzo della bottega per ascoltare.)_
FRANZ
_(ostentando di non interessarsi alla cosa per discrezione, continua a
pulire e a mettere in assetto bicchieri, bottiglie ed altro.)_
MILONE
Ma che già facessi il _palo_ ai grassatori della combriccola, l'ho
saputo in questa occasione e ne ho piacere, perchè ti tengo nelle mani
e, se non mi dici chi erano quei due galantuomini, ti tiro il collo come
a una gallina.
PAOLINA
Io non so niente, non so niente! Non ho visto niente.
MILONE
_(alzando il grosso bastone nodoso)_ Pensa a quello che fai, ragazzina!
PAOLINA
E se mi battete, sempre lo stesso è. Io sono una povera pezzentella. Da
me, che ne volete?
MILONE
_(rivolgendosi un po' a Franz e a Emilia:)_ E poi il torto è nostro, e
si dice che maltrattiamo la gente, che facciamo le sevizie, che
commettiamo abusi, che questo, che quello....
EMILIA
_(a Paolina:)_ Ma non essere così cocciuta! È anche una vergogna alla
tua età! Digli ciò che vuole sapere, e lui te ne manda subito per i
fatti tuoi. _(Guardando Milone, fa una smorfietta significativa come per
dire: «lasciateglielo credere».)_
FRANZ
_(autorevolmente)_ Zittisci tu, Emilia! Non t'introdurre in faccende che
non riguardano l'esercizio del locale.
EMILIA
Ma questo è nostro domicilio, mio caro.
FRANZ
Il domicilio è una cosa e la giustizia è un'altra! _(Dall'alto del_
comptoir, _ripone sulla scansia pasticcini e liquori.)_
MILONE
_(a Emilia:)_ Scusate, signora, mi sbrigo subito.
FRANZ
_(a Milone:)_ Procedete innanzi comodamente con la legge in mano e non
vi fate scomporre dalle circostanze.
MILONE
_(a Paolina:)_ Tu approfitti perchè sei femmina e sei ragazza, ma se
credi che non ti faccia sputare quello che hai in corpo, significa che
non hai capito bene chi sono io. _(Le afferra i polsi, li riunisce e
glieli stringe in una sola mano come in una morsa.)_
PAOLINA
Mi fate male! Mi fate male!
MILONE
_(tenendole sempre i polsi e facendola retrocedere, alza il bastone come
per essere pronto a colpirla.)_ Parla, dunque.
PAOLINA
Abbiate compassione! Mi fate male!
MILONE
Parla! Come si chiamano i due grassatori? Parla! Parla! _(La incalza,
spingendola fin dietro il pilastro.)_
_(Spariscono tutti e due. Si odono i gridi di lei.)_
_La voce di_ NUNZIO
Che è accaduto? Chi è che strilla così?
FRANZ
_(che è tutt'ora intento alla bisogna)_ Dormi tu, ficcanaso! Dormi!
PAOLINA
_(di dietro il pilastro)_ Parlerò! Parlerò! Ma non mi fate morire! Si
chiamano Pasquale Icardi e Ignazio Tucci.
MILONE
Finalmente!
PAOLINA
_(vien fuori, spinta con violenza da Milone. È tutta indolenzita ed
affranta. Stringe le braccia incrociate sul corpicino malconcio)_ Che
dolore! Che dolore! Un poco d'acqua.... Voglio bere.... Un poco d'acqua.
EMILIA
Aspetta che ci penso io. _(Versa in un bicchiere il fondo di una
bottiglia di gazosa.)_ Così, un'altra volta imparerai a rispettare le
autorità. _(Offrendo)_ Prendi. Bevi. Questo è meglio dell'acqua. Noi
siamo gente di cuore.
PAOLINA
_(beve.)_
FRANZ
Dare a bere agli assetati!
MILONE
_(dopo aver segnato in un taccuino i due nomi)_ Ed ora, se non ne vuoi
ancora, _(fa il gesto delle busse)_ rispondi svelta.
EMILIA
Svelta, svelta, ragazza, chè il tempo costa caro.
FRANZ
_(a Emilia:)_ Tu, vieni a fare i conti della serata, se non è troppo
incomodo anche questo. Noiosa, noiosissima! Senza educazione e senza
etichetta!
EMILIA
Hai voglia di litigare, stanotte.
FRANZ
E tu, no?
_(EMILIA riprende posto sul_ comptoir, _e gli conta il denaro e gli dà
chiarimenti. Egli, con un registro aperto, segna e riscontra.)_
MILONE
_(a Paolina:)_ Dunque, Pasquale Icardi e Ignazio Tucci devono
appartenere all'associazione detta del «_Mare Morto_».
PAOLINA
Questo, giuro che non lo so.
MILONE
Lo so io. In che luogo si sono andati a rimpiattare dopo l'aggressione?
PAOLINA
Non capisco.
MILONE
Dove si sono andati a nascondere? In casa di chi?
PAOLINA
Non me l'hanno detto.
MILONE
_(mostrando il bastone)_ Rispondi.
PAOLINA
Pasquale Icardi ha la sua innamorata al Vicolo Terzo Duchesca.
MILONE
Numero?
PAOLINA
Numero sette.
MILONE
_(piglia nota nel taccuino.)_
FRANZ
_(a Emilia:)_ Ma non te l'ho forse decretato che qui non si fa credenza,
demonio cane, nemmeno allo _Zar_ di Russia? La consumazione si paga al
momento, e anche prima!
EMILIA
Luigino Cardone è borsa sicura.
FRANZ
È un bellimbusto effemminatissimo, che ti fa gli occhi di triglia,
sfacciata che sei!
EMILIA
_(freddamente)_ Già, ma se pagasse il doppio, non mi chiameresti più
sfacciata.
FRANZ
Silenzio!
MILONE
_(a Paolina:)_ E di': quando fai il _palo_, che compenso hai?
PAOLINA
Non capisco.
MILONE
Insomma: che cosa guadagni?
PAOLINA
Che ho da guadagnare? Ignazio Tucci, il compagno di Pasquale Icardi, mi
protegge.
MILONE
Contro di chi ti protegge?
PAOLINA
Eh! Se fosse stato qua lui!
MILONE
Se fosse stato qua?...
PAOLINA
Non le avrei avute tante mazzate.
MILONE
Ne sei sicura?
PAOLINA
_(convinta)_ Sissignore. E proteggeva anche mamma mia!
MILONE
Dove sta mamma tua?
PAOLINA
Al camposanto sta.
MILONE
E chi era? Che nome aveva?
PAOLINA
Maria Fiore si chiamava.
MILONE
Mendicante?
PAOLINA
Nossignore.
MILONE
Operaia?
PAOLINA
Nossignore.
MILONE
... Ho capito....
PAOLINA
Sissignore.
_(Breve pausa.)_
MILONE
E per quali strade si aggirava? Per quali strade si poteva incontrare?
PAOLINA
Che vi posso dire? Io stavo a casa.
MILONE
Con chi?
PAOLINA
Con nessuno. Stavo sola.
MILONE
E dove era questa casa?
PAOLINA
Lontano. A Pontenuovo era.
MILONE
Ed è là che veniva qualche volta Ignazio Tucci?
PAOLINA
Sissignore.
MILONE
_(piglia nota nel taccuino.)_
FRANZ
_(a Emilia:)_ È inutile, sangue di Giuda! Sempre diciassette soldi
mancano!
EMILIA
E vuoi che me li sia mangiati? _(Si alza e va ad ascoltare.)_
MILONE
E adesso dove abita, lui?
PAOLINA
_(tremando)_ Che vi posso dire?
MILONE
Ricominciamo da capo?
PAOLINA
Ma io... io... _(prorompe fervidamente)_ io gliel'ho promesso dinanzi
alla Madonna, nella chiesa di Santa Chiara....
MILONE
Che gli hai promesso?
PAOLINA
_(quasi piangendo)_ Che non avrei detto mai niente di lui, mai niente,
mai niente!...
FRANZ
_(riponendo il registro nel cassetto del_ comptoir, _ripete tra sè:)_
Sempre diciassette soldi mancano!
MILONE
_(a Paolina:)_ Ma tu lo sai come ti faccio parlare, io!
PAOLINA
_(ribellandosi con audacia ingenua)_ Non parlo, no, no. Non parlo! Non
parlo! Non parlo!
MILONE
E va bene! Lo vedremo. _(A Franz:)_ Sentite Franz, io vado per ora a
pizzicarmi Pasquale Icardi. Quello là so dove trovarlo, e ho fretta.
Voglio capitargli addosso prima dell'alba. Ma voi dovete farmi un
favore.
FRANZ
Comandate.
MILONE
Tenetevi questa vagabonda. All'alba, verrò a pigliarmela. Se adesso
badassi a condurre lei all'ufficio, mi scapperebbe quell'altro. Con me,
non ho che due uomini, e ho bisogno di tutti e due.
FRANZ
Vi siete manifestato perfettissimamente.
EMILIA
_(borbottando:)_ «Al Nuovo Egiziano: carceri per minorenni.»
FRANZ
_(a Emilia:)_ Tu sei un'ignorante matricolata che non sai neppur qual'è
la tua mano diritta.
MILONE
Se poi la signora non vuole....
FRANZ
Non date retta. Per me, è sempre un onore bellissimo, per farvi capire,
di essere il complice della giustizia. Andate a prendere il delinquente,
chè qui garantisco io.
MILONE
Chiudete bene la porta, vi raccomando. _(Poi, a Paolina:)_ Tu, domani
mattina, parlerai. Buon sonno a voi, signora Emilia. Grazie, caro Franz!
_(Gli stringe la mano.)_
FRANZ
_(cerimonioso, lo precede, e apre l'uscio)_ Oh, corpo del diavolo! Che
ventaccio cane! E il cielo è tutto abbondantissimo di nuvole! _(A
Milone:)_ Voi non avete ombrello? Aspettate che vi do il mio.
MILONE
No, no, sono abituato.
_(Si ode sibilare il vento e si vede un po' lampeggiare.)_
FRANZ
Lasciatevi servire. _(Piglia l'ombrello che è appoggiato alla scaletta)_
Quando c'è la comodità!... Ecco....
MILONE
_(prendendo l'ombrello)_ E allora accetto. Di nuovo, buon sonno, e
grazie di tutto.
FRANZ
Buona fortuna a voi, e congratulazioni anticipate. _(Chiudendo
accuratamente con la chiave la porta di strada, sottovoce ammonisce
Emilia:)_ Io non so che criterio hai nella tua testa di stoppa! Dovresti
capire che per noi esercenti è una cosa stupendissima avere amicizia con
quel briccone. Quando imparerai a vivere una buona volta nella civiltà?
_(Si caccia la chiave in saccoccia. Indi, a Paolina:)_ A te,
canaglietta: _(toglie il sediolino di su la pedana)_ se hai sonno, puoi
stenderti qua. Per legge e regola, la carità prima di tutto.
PAOLINA
Io non ho sonno.
FRANZ
Crepa. _(Smorza l'ultimo lume a gas; smorza anche uno dei due mozziconi
di steariche, e prende l'altro.)_ Questa è la gratitudine! Staresti
meglio sotto la pioggia a quest'ora? Ma domani viene la grandine! _(Le
si accosta e le grida in tono di comando:)_ Mettiti là seduta e non ti
muovere.
PAOLINA
_(obbedisce e si accoccola sulla pedana.)_
FRANZ
_(cominciando a salire la scaletta, a Emilia che è rimasta giù colle
braccia piegate:)_ Andiamo. Monta. A chi pensi? A Luigi Cardone?
EMILIA
_(cinicamente, seguendolo)_ Non mi piace Luigi Cardone.
FRANZ
E chi è che ti piace?
EMILIA
Vorresti pure che te lo dicessi?
FRANZ
Buffona!
_(Spariscono nel soffitto. Le loro voci si allontanano. Le ombre
s'allargano dense.)_
EMILIA
Sì, sì, continua a seccarmi tu e vedrai!
FRANZ
Mi fai ridere!
EMILIA
Aspetta ancora per ridere.
FRANZ
Buffona! Buffonissima!
SCENA VI.
PAOLINA _e_ NUNZIO. _Le voci di_ FRANZ _e di_ EMILIA.
_(Buio e silenzio. — Di tanto in tanto, il vento fischia
sinistramente.)_
PAOLINA
_(resta un poco raggomitolata sulla pedana. Le viene un'idea. Cerca fra
gli stracci che la coprono. Ne cava qualche fiammifero. Ne accende uno.
Guarda attorno. Scorge sul_ comptoir _il mozzicone di stearica.
Camminando con circospezione va ad accenderlo. Poi si arrampica sul_
comptoir. _Stende un braccio. Prende un pasticcino.)_
NUNZIO
_(appare nel vano della porticina del retrobottega. Più col fiato che
con la voce, chiama:)_ Paolina!
PAOLINA
_(sussultando)_ Chi è?
NUNZIO
Sono io: il cieco.
PAOLINA
_(distinguendolo appena tra le ombre)_ Quello che suona il pianoforte?
NUNZIO
Sì. Che facevi? Che fai?
PAOLINA
Non parlare, oh!, che ci sentono.
NUNZIO
_(percorrendo il cammino che conosce, sino alla pedana, aguzza l'udito
con curiosità.)_
PAOLINA
_(leggera e guardinga, discende dal_ comptoir._)_
NUNZIO
Che fai?
PAOLINA
_(contemplando il pasticcino)_ Non si saranno ancora addormentati. Taci.
_(Il vento scroscia.)_
NUNZIO
C'è il vento che urla e fa anche brontolare le invetriate. Se parliamo
ben sottovoce, coi rumori che ci sono nell'aria, non ci possono udire.
Io però, poco fa, ho udito.
PAOLINA
Non dormivi?
NUNZIO
Dormivo... per obbedienza; ma le orecchie vegliavano.
PAOLINA
_(contempla ancora il pasticcino.)_
NUNZIO
All'alba, tornerà quell'uomo e dovrai parlare.
PAOLINA
Non parlerò.
NUNZIO
Ti stritolerà, ti strapperà le carni di dosso.
PAOLINA
Se parlassi, sarebbe forse peggio, perchè Ignazio Tucci me la farebbe
pagare.
NUNZIO
Già!
_(Un silenzio.)_
PAOLINA
Intanto, per questa notte sono al caldo come te.
NUNZIO
Eh!
_(Un silenzio.)_
PAOLINA
_(addenta il pasticcino.)_
NUNZIO
E le altre notti, vai alla locanda?
PAOLINA
_(prima di parlare, inghiotte il boccone.)_ Alla locanda non mi
ricevono. _(Addenta ancora.)_
NUNZIO
Perchè?
PAOLINA
Perchè sono minorenne. Hanno paura.
NUNZIO
Che mangi?
PAOLINA
Pane.
NUNZIO
Chi te l'ha dato?
PAOLINA
Ho comprato un soldo di pane.
NUNZIO
No. Tu mangi una cosa buona. Un pasticcino. Lo hai rubato al mio
padrone?
PAOLINA
_(supplicando)_ Non glielo dire, non glielo dire!
NUNZIO
Non glielo dico.
_La voce di_ FRANZ
_(piena di sdegno pettegolo)_ Io ti ho tolto dalla miseria,
spudoratissima baldracca!
_La voce di_ EMILIA
Non vedo l'ora di lasciare questo buco che puzza di muffa!
_La voce di_ FRANZ
Vattene! Vattene!
_La voce di_ EMILIA
E senza di me, puoi chiudere bottega!
_La voce di_ FRANZ
Vattene!
_La voce di_ EMILIA
Vecchio imbecillito!
_La voce di_ FRANZ
Donna fetidissima!
_(Un sibilo di vento.)_
PAOLINA
_(tutta smarrita)_ Madonna mia! Come facciamo? Adesso discenderà la
signora!
NUNZIO
_(a voce bassissima)_ Non temere. Non se ne va mai. Fanno quasi ogni
notte così. _(Un silenzio.)_ Ecco: è finito. _(Un silenzio.)_ Vieni qua.
Accòstati più vicino.
PAOLINA
_(con incosciente disdegno)_ Che vuoi?
NUNZIO
Niente voglio. Che ho da volere? Discorriamo un poco. _(Siede sulla
pedana.)_
PAOLINA
_(accostandosi)_ Qua sono.
NUNZIO
Dimmi una cosa. Tu, come sei?
PAOLINA
_(senza capire)_ Come sono!?
NUNZIO
Dico: come sei? Sei bella, o sei brutta?
PAOLINA
Non so.
NUNZIO
Non sai? Non ci avrai mai pensato, questo sì. Ma pensaci ora. Guardati
nello specchio. Come ti pare di essere?
PAOLINA
_(attraverso le ombre si guarda un po' nello specchio, di sbieco.)_
Brutta.
NUNZIO
_(col viso irradiato)_ Ah? _(Riflette.)_ Ma... _(esita)_ la mamma tua,
Maria Fiore, non era brutta come te.
PAOLINA
Che domande! Lei non poteva essere brutta. E che te ne importa di sapere
come sono io? Tu non mi vedi.
NUNZIO
Appunto per questo.
PAOLINA
E ti dispiace quello che hai saputo?
NUNZIO
No, no, anzi! _(Pausa.)_ Di': ti ha fatto molto male quell'uomo quando
ti ha battuta?
PAOLINA
Sì, sento come se mi avesse rotte le ossa.
NUNZIO
Anch'io, qualche volta, l'ho provato.
PAOLINA
E chi è che ti batte?
NUNZIO
Il padrone.
PAOLINA
E il padrone non è papà tuo?
NUNZIO
No.
PAOLINA
_(siede sulla pedana accanto a lui.)_
NUNZIO
Egli dice che la sua prima moglie mi prese all'ospizio dei trovatelli,
perchè aveva fatto un voto. Tu già, non sai che cos'è l'ospizio dei
trovatelli.... E non è necessario di saperlo. Io, intanto, non credo a
quello che dice il padrone. Io credo, invece, che la sua prima moglie
era la mamma mia, prima che egli la conoscesse. Essa aveva una religione
diversa dalla nostra. Come poteva fare questo voto? Dunque, il padrone,
quando io era bambino, mi nudriva bene, mi faceva studiare, perchè egli
sperava che io poi, diventando istruito, lo arricchissi. Ma, a dodici
anni, io perdetti la vista, e allora egli maledisse il denaro che aveva
speso e cominciò a trattarmi peggio di un cane rognoso. Per fortuna, mi
era piaciuta la musica. Avevo imparato a pestare il pianoforte, chè un
pianoforte, nel suo caffè, ci è sempre stato. E così, anche cieco, io
gli sono stato utile. Per me, il padrone risparmia più di cinque lire al
giorno. E questa è la ragione per cui mi tengono qui a forza, come uno
schiavo, come una macchinetta. Mi capisci tu? _(Pausa.)_ No, non mi
capisci.
PAOLINA
_(un po' intontita)_ Almeno, tu mangi.
NUNZIO
Meglio non mangiare che vivere come vivo io.
PAOLINA
Perchè perdesti la vista?
NUNZIO
Eh, la perdetti! Ci sono tanti malanni! Dicono che certe volte il figlio
ha i malanni del padre. E dicono pure che il figlio può scontare i
peccati del padre. Chi sa poi chi era mio padre!... _(Pausa.)_ Tu lo sai
chi era il tuo?
PAOLINA
Mamma mia mi diceva che era un signore: un signore nobile.
NUNZIO
_(con un accento di serenità semplice ed ascetico)_ La verità è soltanto
sotto gli occhi di Dio. _(Pensa. Si gratta in capo. Esita. Indi, in uno
stato di latente concitazione, si decide)_ Paolina, mi è venuto un
pensiero.
PAOLINA
Che pensiero?
NUNZIO
Ti faccio una proposta. Vuoi venire con me?
PAOLINA
Dove?
NUNZIO
Dove! Il più lontano che sia possibile. In un altro quartiere della
città.... Magari in un'altra città addirittura.... Lontano dai miei
padroni, lontano da Ignazio Tucci, lontano da quell'uomo che t'ha
battuta, lontano, insomma, da tutti quelli che ci stanno addosso come il
lupo sulle pecore. Io ho fatto cento progetti; ma, solo, non ho potuto,
e non potrei. E da quando ho udito che quell'uomo sarebbe tornato
all'alba, io ho cominciato a pensare che potremmo fuggire tu ed io
insieme. In due sarebbe tutt'altro! _(Animandosi molto)_ Senti, senti,
Paolina.... In due, noi ci aiuteremmo scambievolmente. Tu mi condurresti
per mano finchè io non avessi imparato a camminare col bastone come
fanno i ciechi che non sono schiavi di nessuno, e mi assisteresti sempre
un poco, ed io assisterei te ed anche t'insegnerei qualche cosa.
T'insegnerei... t'insegnerei, per esempio, a cantare. Insieme, vedi,
andremmo in giro per guadagnarci il pane, e, se proprio avessimo la mala
sorte, insieme chiederemmo l'elemosina. Non ti pare un bel progetto
questo? _(Pausa.)_ Che rispondi?
PAOLINA
_(stordita, senza rendersi conto di niente)_ E mi vorresti poi bene, tu?
NUNZIO
Io ti vorrei bene, perchè tu saresti per me... quello che per gli altri
è la vista degli occhi.
PAOLINA
E tu per me che saresti?
NUNZIO
_(con una strana dolcezza nella voce)_ Il destino è cieco come sono io.
E dunque io sarei il tuo destino. Non mi capisci?
PAOLINA
No.
NUNZIO
E che rispondi?
PAOLINA
_(semplicemente)_ Sì, andiamo. _(Si alza.)_
NUNZIO
_(con gioia)_ Davvero?
PAOLINA
Ma sùbito, perchè più tardi potremmo essere afferrati!
NUNZIO
_(alzandosi anche lui)_ Sì, sì, sùbito! Hai ragione. Coraggio! Sùbito!
PAOLINA
E come si esce? La porta è chiusa con la chiave.
NUNZIO
_(misteriosamente)_ Io ho una chiave nascosta. Il padrone ne aveva due:
una per lui, un'altra per la signora. Riuscii a rubarne una. La speranza
di potermene servire l'ho avuta sempre. Il momento è giunto.... Sia
ringraziato il Signore! _(Fruga sotto il panciotto, ne cava una
chiave.)_ Piglia.
PAOLINA
_(Prende la chiave.)_
NUNZIO
Aspetta. _(Resta intento a origliare. Pausa.)_ Essi dormono.
PAOLINA
E se non dormono?
NUNZIO
Dormono. Attraverso il soffitto odo bene il respiro affannoso del loro
sonno. Apri piano piano.
PAOLINA
_(ficca la chiave nella serratura.)_
NUNZIO
Sai fare?
PAOLINA
Sì. _(Apre un po' l'uscio.)_ Come piove! _(Guarda il cielo.)_
_(Il vento tace. Si ode il rumor cupo della pioggia e il gorgoglìo della
lava sul lastricato. Lampeggia un poco.)_
PAOLINA
E il vento ha rotto il fanale dirimpetto.
NUNZIO
Sotto la scansia, dove hai preso il pasticcino, deve esserci il mio
cappello.
PAOLINA
Va bene. _(Trova il cappello, e va a darglielo.)_
_(Una ventata smorza la candela. Il buio fitto invade la bottega. La
strada è nera. In questo momento, nessun lampo.)_
PAOLINA
Ohè! La candela si è smorzata. Io non vedo più niente.
NUNZIO
_(con un certo orgoglio)_ Fino alla strada, ti conduco io. _(Le piglia
la mano e la conduce lentissimamente. Arrivano alla porta.)_
_(Adesso, al chiarore d'un lampo succede lo scroscio d'un tuono. L'acqua
cade a torrenti.)_
_(NUNZIO e PAOLINA escono.)_
_(Sipario.)_
ATTO SECONDO.
_Il_ boudoir _intimo del duca di Vallenza. Un'impronta di raffinatezza
aristocratica nella eleganza e nel_ comfort. _Una_ dormeuse, _delle
sedie a sdraio, delle poltrone. Verso il lato sinistro della stanza, un
grande specchio da_ toilette. _Verso il lato destro, uno scrittoio
civettuolo, ma ben solido. Alla parete di fondo, un'ampia porta a due
battenti. Alla parete destra, un'altra porta. Alla parete opposta, un
flnestrone, molto visibile. Ninnoli, fiori, cimelii dappertutto._
SCENA I.
_Il_ DUCA, _il_ PARRUCCHIERE, _il cameriere_ BEPPE, _indi, il servo_
GAETANO _e l'avvocato_ BARTOLETTI.
_(È l'ora del tramonto. La porta in fondo è spalancata. Si vede un_
fumoir _e, dopo il_ fumoir, _una sala da pranzo. La tavola è imbandita
per molti commensali. Qualche cameriere vi si aggira intorno,
apparecchiando.)_
_(IL DUCA è seduto dinanzi allo specchio con sulle spalle quella specie
di accappatoio di lino bianco che i parrucchieri fanno adoperare per la_
toilette. _Egli è pallido, sofferente, di una sofferenza
indeterminabile, piena di malinconia dissimulata. Ha i calzoni e il
panciotto dell'abito nero, colletto all'ultima moda, cravatta bianca, e
indossa una giacca da camera, molto semplice e di buon gusto. IL
PARRUCCHIERE, atteggiato a devozione untuosa, lo pettina assai
accuratamente. Il cameriere BEPPE — capelli grigi, brevi fedine, in
frac, ma non in livrea: figura di cameriere esperto e correttissimo —
resta in fondo alla scena, diritto, a ricevere ordini.)_
IL PARRUCCHIERE
_(dopo un lungo silenzio, pettinando)_ Eppure, Eccellenza, poco fa mi
sono sbagliato. Adesso ricordo bene. La tintura che adoperava il conte
Argenti, buon'anima sua, non era francese, era americana. Tintura...
_(pronunziando la parola come è scritta)_ Milley.
IL DUCA
Si pronunzia _Millé_, non _Millei_.
IL PARRUCCHIERE
Eccellenza, io poi non conosco la lingua... americana. Era una tintura
ottima. E si disse che la tintura lo aveva fatto impazzire. Ma tutte
storie inventate per scansare la concorrenza. Il primo _flacon_ lo portò
lui stesso, il signor conte, da Nuova York, quando si decise a tingersi
i capelli.
IL DUCA
Lui si tingeva anche prima.
IL PARRUCCHIERE
E da quanto tempo, Eccellenza?
IL DUCA
Che so? Quello lì era nato tinto.
IL PARRUCCHIERE
_(ride)_ Ah, ah, ah!... E morì tinto! Egli fece chiamare il suo
parrucchiere tre ore prima di morire.
IL DUCA