O Roma, capo de l’acti possenti, [C. c. 23 t.]
Quando retornerai nel primo stato,
Serà la borsa giunta a li bisenti.
Tenesti già lo fren de l’universo,
Se te ricordi del tempo passato,
Sì como del to segno dice el verso.
Ma consequendo la superba vita,
Li toi fioli t’han conduct’a tanto,
Che par la toa memoria finita.
Non serà mai boschi toa sancta terra,
Ben sentirai de l’amaro planto;
Ciò mostra ’l cel che sotto lui deserra.
Per li peccati de la toa Romagna,
Bagnato de lo sangue peregrino,
El iusto cerchio sovra voi se lagna.
Ma in poco tempo venirà ’l diviso,
Che cacciarà el francesco lo latino,
Per la soperbia nota del so viso.
L’omo soperbo non po’ abitare
In terra, e nel cel non po’ salire;
Sempre demora nel gravoso affare.
Consuma la soperbia le persone,
Da lei procede el subito morire,
Seguendo pur l’aspra opinione. [L. c. 26]
Tre sonno le persone da spiacere:
Lo povero soperbo et arrogante,
Lo matto vecchio senza senno avere,
Bugiardo ricco con soa onesta vista
Che par che paternostri sempre cante.
A Deo despiace troppo questa lista.
Questa è radice de tutti peccati [C. c. 24]
E fo dal primo, volendo la Sede,
Quilli maligni spirti dampnati.
Però plobe in terra questa iniqua secta,
Da cui el male e inganno procede,
E fan la vista de lo ben sospecta.
Soperbia non è altro che volere
Sovra de tutti esser tenuto,
E quel che l’om non è volse tenere,
Entrando ’nanti a ciascun omo bono;
E pare a lui che non sia descaduto.
Ten per negota che de gracia ha dono
E differenzia de la gloria vana[71]
Che questa dentro ten l’acerba norma
Sovra de tutte tense la sovrana.
Ma quisti, che del van son gloriosi,
Voglion de laude manifesta torma:
Mostrando forte, sonno desiosi.
Essere ingrato da soperbia vene,
Per questo se destrugge pietate;
Chè non ha a mente lo passato bene.
L’omo ch’ha vertute, se nel cor te poni,
Como se spoglia de sua libertate,
Tenendo a mente li passati doni.
Deh! quanto nasce mal da l’omo ingrato,
Che guasta per altrui l’om liberale,
E per desdegno fa cader in peccato.
Questa è la pena con sanguigno dolo,
Quando per bene l’om receve male;
El dolce patre parte dal fiolo. [L. c. 26 t.]
Ma l’altrui male lo to ben non guaste, [C. c. 24 t.]
El vizio la toa vertù desperga,
Quando tu senti le soperbe taste;
Che combattendo l’omo acquista onore.
O quanto è degno che ’l soperbo merga,
E senta pena de novo dolore.
Che l’om soperbo deguasta le terre;
Per lui ven piaga con l’accese guerre.