O Bolognesi, anime de foco,
A picciol tempo veneriti al punto,
Che caderà Bologna a poco a poco.
Or ve ricordi como el divin arco
Onne peccato con la pena giunto
Et aspectando assai plù se fa carco.
De voi me dol che spero de venire
Al nido che è fondà sotto la chioccia
De le globate stelle, al mio parere.
E po’ me doglio e piango de Fiorenza,
Che, lagrimando, scordarasse Doccia,[73]
Facendo li Lucchesi nova offenza.
Or piangi Pisa con li sospir dolenti,
Quando ’l triunfo de Montecatino
E del francesco sangue te rammenti:
El to valor conven che pur se spegna
E caggia nel iudicio divino,
Lassando ’l freno de la tua Sardegna. [L. c. 27]
O Siena, posta sotto ’l bel sereno
Conven che piangi per l’opposte case
Guastandose el to dolce terreno;
E tempo venirà che la Toscana
Sentirà pena con le bocche passe [C. c. 25]
Per lo despecto de natura umana.
Tenete la luxuria vostra dea,
E fate nel fattor le piaghe nove,
Plù che non fece la setta iudea.
Or reguardate alquanto pietate
Che sovra voi le lagreme plove,
Veggendo como ’l ben divin lassate.
Destrugge le ricchezze e le persone
La gola, la luxuria e le guerre
Le femene con li occhi in ciò se pone.
Consuma ’l corpo e l’aneme se manduca,
Per lei me pare che ’l cel se serre
E in desdegno l’alto Deo conduca.
E l’enimico de l’umana gente
Più che de l’altri vicii se gode,
Facendose ’l peccato carnalmente.
Et è rason che questo non po’ fare,
Per soa natura non se po’ dar lode
Ma tutti l’altri ben ponno operare.
Lo spirito, che ten la vita, invola
Offende e tolle vertuosa fama
Che desonesta per lo mondo vola.
Destrugge ’l senno, corrumpe la legge,
Fa ne la mente de desio brama,
Conturba sovra ’l cel che tutto regge.
Da lui descende fera servitute
Che legge impone a cui donna comanda,
Stando subiecto a la carnal salute.
O servi tristi, o companati schiavi, [C. c. 25 t.]
Perchè l’atto carnal così ve affanna
Che contra Dio ve fa cotanto pravi? [L. c. 27 t.]
Deh! non credete a femena sciocca
E non v’accenda soa finta bellezza,
Ma resguardate como dentro fiocca.
Miri la mente con li occhi cerveri,
Che allora prenderete la vaghezza
De lei, mirando li sciocchi misteri.
E li occhi falsi, come l’ammaestra
Nel pianto per formar maior obiecto
Tragendo guai, li sospiri addestra,
O quanto è ceco chi a femena crede!
O quanto nasce pena da delecto
Passando ’l tempo che lo ben non vede!
Si como el fuoco non se po’ celare,
Tenendolo celato nel so seno,
Così non po’ mai l’omo conversare
Con femena che non sia delitto;
Chè sempre ha ’l core de malicia pleno,
E ciò demostra ne lo sguardo fitto.
Lo foco, le femene e la terra
L’abisso, l’inferno, dicon, non le basta,
Ma senza fine l’appetito sferra.
Ma se la fine del disio carnale
Considera, serà la mente casta,
Veggendo senza fructo lo gran male.
Incesto, adulterio e fornicare
Et anche far despecto a la natura,
Luxuria se po’ in ciò divisare.
Col simel sangue se commette incesto, [C. c. 26]
Ma chi de matrimonio ten figura,
Commette l’adolterio manifesto,
Orribel vizio che natura prende.
O anime diffidate sodomite
O quanto per questo a Dio s’offende!
Cercate amor, ove amor non regna.
O menti ceche da lo ben partite,
De vostra vita l’air se desdegna! [L. c. 28]
Or ve ricordi como le nude ossa
Remaneranno ne l’oscura tomma,
E como a tutti morte dà percossa.
Abbandonate donqua lo vil acto,
Che se voi fate de rason la somma,
Negota s’acquista, po’ che s’è desfacto.
L’omo carnale con lo senno acerbo
E quando vince perde l’om soperbo.