CAPITOLO V[49]

O guida sancta de queste altre donne

Le to belance con la spada nuda

Sono nel mondo perfecte colonne.

O desolata terra, o posta a guai,

Che toa bellezza mirando refuda, [L. c. 17]

Soa trista plaga non sanarà mai.

Verrà ’l diviso, povertate e fame, [C. c. 15 t.]

Ploverà sangue sopra campi et erbe,

Pararà che ’l celo la vendetta clame.

Seranno li iusti oppressi da tiranni,

Bagnando ’l viso de lacreme acerbe,

Per la tristezza de l’impii affanni.

Però vedemo le città deserte

Con basse mura a l’ombra di boschi,

Che già fo tempo ch’erano ben erte.

Non forno fundate ne la iusta petra

Come Pistoia, terra di Toschi,

Che peste nascerà de sua faretra.

Però diritto iudicate, o vui,

Con li volumi de Cesare Augusto,

Ch’a tutti specchio sia la pena altrui.

Non provocate ad ira li alti poli,

Ponendo man ne lo sangue iusto,

Ch’a stento caccia li nostri fioli.

Fanno nel mondo paterni peccati

E le acerbe uve de lo tempo antiquo

Plaga cadere ne li iusti nati;

Ma li occhi cechi che non vego ’l fine,

Per lo volere del disio iniquo,

Non reguardando le cose divine.

Onne peccato ha limitata pena,

E più gravosa quant’è più lontana,

Contra vertute, lasso, chi ne mena?[50]

Non altro che l’inordinata voglia,

Per qual s’attrista la natura umana

Nel tempo che del dolce sente voglia.

El iudicare con l’impii scripti,

Che fanno lacrimar li occhi innocenti

E lor fanno de povertate afflicti.

Mover da celo fa la iusta plaga,

Iustificando queste grave genti, [L. c. 17 t.]

Ciascun movendo ch’a vertù se traga,

Pe l’orfani vedoe e pupilli [C. c. 16]

Clamando deo ne l’amaro planto,

Stirpando con le mani li lor capilli.

Sì como iusto prende lor balestre,

Sedendo soli e afflicti tanto,

Como columbe ne le lor fenestre.

Ma sopra terra l’impio tenere,

O voi, con la milicia pomposa,

Faite nel mondo l’anima virtuosa.

Faite a la croce novo desplacere

Non librate chi è degno de morte

Sì che non planga ne l’eterna sorte.

Questa vertute ven dal quarto celo,

E como ’l sole illuma l’orizzonte,

Così fa questa con lo iusto zelo,

Illuma ’l mondo, dando a ciascun so merto

Et pena vendicando sopra l’onte,

Per lei el mondo sta che non è deserto.

Iusticia non è altro, a meo vedere,

A ciascun tribuendo soa rasone

Che fermo con perpetuo volere

È iusto quel che vive onestamente,

Altrui non offende nè fa lesione,

A ciascun dà so merito puramente;

E questo porta le trumfe olive

E ne l’eterna pace sempre vive.

L'Acerba · 第 42 / 144 题