CAPITOLO VI[51]

O Colonnesi, o figlioli de Marte,[52] [L. c. 18]

Toccaste ’l celo con l’armata mano,

Che sempre sonarà per onne parte.

Subita spada con gigliato grido

Faravve onnora nel terren romano

Tenere all’inimici lo becc’ al nido.

De gente in gente pur la terza foglia

De la colonna serà posta in croce.

Tornando el celo ne la prima doglia

Non perderà la gloria del so nome, [C. c. 16 t.]

Pur resurgendo di tenebre a luce:

Qui non è loco de dirvi come.

O figurati[53] de la forte donna,

Firmi e constanti ne li tempi pravi,

Senza temere sta vostra colonna,

La qual pur vignirà nel degno merto,

Aprendo el celo con le iuste clavi

De dirne qui del quando non sum certo.

Dal Marte vene la fortezza umana,

Quando se mostra soa benigna luce,

Che sotto l’Ariete s’entana.

Omo desposto dal soperno lume

Legeramente a lo ben s’adduce,

Se non l’offende el paternal costume.

Che la villana natura paterna,

Che passa nel fiol naturalmente,

Repugna a l’influenzia superna.

Pono ch’ensceme sian doi creati:

L’uno è gentile, l’altro è de vil gente,

Sotto una spera, in un grado nati.

Mostre el celo che debia conseguire

Ciascun de dignitate la corona:

Ciò ben serà secondo ’l me sentire

De nato de l’exelso re Roberto,

Che ’n gentilezza molto l’un sperona,

A conseguir lo cel che l’ha coverto. [L. c. 18 t.]

Serà questo altro sopra so legnaggio.

Sì como rege fra li vili parenti,

Chè cel non po’ levar plù so coraggio.

Cosa desposta fa nel celo aiuto,

Se deversi effecti te rammenti;

L’acqua lercera desecca e fa luto.

Fortezza non è altro diffinita

Ch’animo constante de paura

In ne l’avverse cose de la vita.

Non è vertute prodezza sforzata, [C. c. 17]

Quando de morte vedem la figura,

Se l’alm’è in soa defensa donata.

Maior prodezza tegno lo fuggire

Quando abesogna, che noe lo stare

Sol per ’vitare l’acerbo morire.

Sempr’è fortezza col iusto temere.

Ma chi che vole la vita abandonare,

Già non è forte: dico, in mio vedere.

Ma alla fortezza, tegno, vertuosa,

Che per tre modi l’om s’abandona,

Che fa nel mondo la vita famosa:

Prima, per non recever desenore,

Ne le so cose pone la persona

E per soa terra conservando onore;

Ma li occhi mei ben se ne son accorti,

Che pochi son nel mondo questi forti.

L'Acerba · 第 43 / 144 题