Il giorno dopo, senza perdere tempo, me ne andai a trovare la mia buona
Tizia.
Me ne andai sola (qualche volta, nelle grandi occasioni, ho questo
coraggio da leone); ma non fui molto fortunata. Avevo immaginato di
trovare il babbo ancora all’uffizio e l’amica sola: invece tutto il
contrario. Diego Corona era tornato prima dell’ora e sua figlia era
uscita appena con la fantesca per fare una scelta sapiente.
Diego Corona sorrideva.
— Allora chi sa quanto tarderà!
— Sarà qui a momenti: la scelta sapiente non è altro che di un buon
cappone, che sia giovine e grasso, e non ci costi troppo, per domani
che è festa. Lei si accomodi qui un momentino, qui accanto a me. Oh!
che miracolo veder qui lei tutta sola! Quale fortuna è la mia!
— E si può sapere, continuava, la ragione che l’ha fatta uscire di
casa, sola, all’ora che il babbo sta per tornare dall’uffizio?...
Non si può sapere. Bisogna sempre rispettare i bei segretuzzi delle
fanciulle belle. Piuttosto le posso domandare se ha ricevuto una
visita...
— Che visita? esclamai prontamente.
— Il signor Egidio Merula non è venuto da lei?
— Oh! Dio! Ma, caro signore, non le pare che basti?
Il signor Diego Corona rimase perplesso.
— Sì, continuai, il babbo mi ha detto tutto; io le sono riconoscente,
ma non stia a mandarmi più altri candidati.
Ripetei: — Non le pare che basti?
— Eh! eh! se pare a lei... balbettò.
— Sì, sì, a me pare. Quel suo Prudenziano Barbotti, dove lo è andato a
stanare? E quell’altro? Non ricordo più il nome.
— Sono eccellenti partiti, non troppo giovani veramente, perchè nel
matrimonio la troppa gioventù è un pericolo. L’uomo (queste cose lei
non le può sapere, e perciò se le lasci dire da me), l’uomo fino a
trent’anni è un fringuello; dopo i quaranta, quando non è una volpe, è
un cane fedele.
— E dopo i cinquanta? domandai ingenuamente.
— È un bue, spesso, ma in ogni caso è una buona bestia da fatica, un
animale di casa e può fare un buon marito. Ma è sempre meglio, per fare
un buon marito, che non abbia passato i cinquanta.
— Credo anch’io.
Vedevo venire la dichiarazione minacciata dal babbo e non avevo paura.
Avremmo riso volentieri insieme.
Diego Corona era benissimo avviato; parve distrarsi un momento, si
toccò i capelli che aveva abbondanti, appena appena brizzolati, si
lisciò la barba, e non trovando parole per quello che mi voleva dire,
finalmente rise molto senza dir nulla.
— Perchè ride così?
— Rido perchè or ora faccio ridere anche lei; il babbo non le ha detto
nulla?... Ma sì, deve averle detto, e se le ha detto tutto...
— Mi ha detto tutto, risposi ridendo.
— E?...
— E?...
Diego Corona rise un’altra volta con abbondanza. Forse perchè l’idea,
guardata ora da vicino, pareva buffa anche a lui?
No, tutt’altro.
— Gli uomini pigliano moglie a tutte le età, e ho visto sempre che i
più vecchi scelgono le spose giovanissime; la natura vuole così; se non
fosse, tante ragazze non si presterebbero.
Non mi guardava in faccia per non leggere un sorriso canzonatorio, che,
come se lo vedessi, si era messo da sè fra le mie labbra.
— Quanti anni mi dà lei? Cioè, rettifico; io non ho bisogno che lei
me ne dia nemmeno uno, perchè quelli che ho sul groppone mi pesano
assai... Ma dica un po’ quanti?
Volli consolarlo.
— Quarantasette, quarantotto... dico così, perchè Tizia ne ha
ventiquattro... ma lei non li dimostrerebbe nemmeno, tanto si è saputo
conservare....
— Questo sì, rispose con entusiasmo, io mi sono conservato bene; ho
preso moglie giovanissimo per non fare le solite pazzie; e se da otto
anni non fossi vedovo, e afflitto... e solo, mi sarei conservato anche
meglio.
Gli parve venuto il momento di sparare la pistolettata.
— Io ho quarantanove anni... a cinquanta non sono arrivato... e
perciò....
— Perciò... non stia a mandarmi altri candidati; quando il babbo mio
sposerà Tizia, io sposerò lei, se mi vuole. È contento?