Le conseguenze della perversione nell’arte; la contraffazione dell’arte.
Per il progressivo impoverirsi della sostanza, e il crescere
dall’oscurità nella forma, l’arte delle classi superiori è giunta a
spogliarsi dei caratteri elementari dell’arte, e a non essere più che
una contraffazione o falsificazione dell’arte.
Era una conseguenza facile a prevedersi. L’arte universale sorge
soltanto allorchè un uomo, tocco da una forte emozione, sente il
bisogno di trasmetterla agli altri. Ora l’arte professionale delle
classi superiori non sorge da un intimo impulso dell’artista; nasce
sovrattutto perchè le classi agiate vogliono dei divertimenti e li
pagano a dovere. Esse non domandano altro all’arte che di eccitare
in loro dei sentimenti piacevoli, e gli artisti s’ingegnano di
rispondere a tale richiesta. Ma non è cosa tanto facile, poichè i
ricchi che trascorrono la vita nell’ozio e nel lusso, pretendono
dei divertimenti sempre rinnovellati; e l’arte, anche del genere
inferiore, non si produce a piacere, ma richiede l’ispirazione. Quindi
gli artisti si trovarono forzati d’inventare metodi particolari per
ottenere certe imitazioni o contraffazioni dell’arte, e così soddisfare
indefinitamente alle esigenze delle classi sociali che davan loro di
che campare.
I metodi escogitati a quell’intento si riducono a quattro: 1.º
gl’imprestiti; 2.º gli ornamenti; 3.º gli effetti (drastici, o
energici); 4.º l’eccitamento della curiosità.
Il primo metodo consiste nel prender a prestito dalle opere d’arte
anteriori o argomenti intieri, o elementi riconosciuti poetici, e
a rimaneggiarli con qualche aggiunta in guisa da farli parer nuovi.
Siffatti prodotti ridestano nell’animo d’una certa classe di persone
la reminiscenza di sentimenti artistici già provati, vi lasciano
un’impressione che s’assomiglia a quella dell’arte, e per poco che
corrispondano ad alcune altre condizioni sono presi in buona fede per
arte da coloro che nell’arte cercano soltanto il piacere. I soggetti
presi a prestanza dalle opere antecedenti si chiamano, in generale,
soggetti poetici. I personaggi e le cose così riprodotte son detti
pure personaggi e cose poetiche. Tali sarebbero, ad esempio, leggende,
saghe, antiche tradizioni d’ogni guisa. Nell’elenco dell’arsenale
poetico sogliamo inchiudere le giovinette, i guerrieri, i pastori, i
romiti, gli angeli, i diavoli, il chiaro di luna, il tuono, i monti,
il mare, i burroni, i fiumi, le chiome lunghe, i leoni, gli agnelli, le
colombe, gli usignoli. In termini generali si considera poetico ciò che
fu rimestato più di spesso dagli artisti delle generazioni precedenti.
Mi rammento che una quarantina d’anni fa una signora, che non è più
al mondo, la quale era di mente molto ristretta, ma di grande cultura
e _ayant beaucoup d’acquis_, mi pregò d’ascoltare la lettura d’un
romanzo che essa aveva scritto. Il romanzo cominciava colla descrizione
d’un’eroina, che, vestita poeticamente di bianco, sciolta poeticamente
le lunghe chiome, leggeva dei versi presso una sorgente, in una foresta
poetica. La scena era in Russia; ma ecco che all’improvviso di dietro
i cespugli sbucava fuori l’eroe, adorno d’un cappello piumato alla
Guglielmo Tell (secondo i precisi particolari del libro) e accompagnato
da due cani bianchi, non meno poetico. Quella signora pensava d’aver
trovato un motivo sommamente poetico; e in realtà quelle pagine
potevano passare per il modello del genere se subito dopo l’eroe non
avesse dovuto appiccar discorso con l’eroina. Appena il giovane col
suo cappello alla Guglielmo Tell si fu messo a parlare colla giovine
biancovestita, io intesi chiaramente che l’autrice non aveva nulla da
far loro dire, che essa medesima non aveva nulla da dire, e che, tocca
dalla reminiscenza poetica d’altre opere, s’era imaginata che bastasse
cucire insieme alcuni brandelli di quelle opere per suscitare nel
lettore un’impressione artistica. Ora in noi non può nascere alcuna
impressione artistica, se non quando l’autore abbia provato egli
stesso in un modo suo particolare i sentimenti che ci comunica, e non
si contenti di rifriggerci i sentimenti che egli abbia accattato da
altri. Questa sorta d’imprestiti non ci commuove come opera d’arte;
al più serve a simularla, e anche solo per coloro che siano di gusto
pervertito. La signora, di cui ho detto, essendo scioccherella e senza
abilità, si capiva subito di che farina fosse la sua pasta; ma quando
questo metodo è adoperato da artisti colti, e d’ingegno, e versati
nella tecnica dell’arte loro, ci vengon fuori quelle ricopiature dal
greco, dal classico in genere, dal cristianesimo, dalla mitologia, che
ora sono così frequenti e dal pubblico sono ingenuamente riputate opera
d’arte. Un esempio specifico di siffatte contraffazioni, di tali plagi
artistici, vi sarà offerto in poesia dalla _Princesse Lointaine_ del
Rostand, lavoro tutto rubacchiato, dove non c’è la minima particella
d’arte o di poesia, cosa che non gl’impedisce di sembrar molto poetico
a un mondo di gente, e forse all’autore stesso.
Il secondo metodo adoperato a dar l’aspetto dell’arte a quello che non
è arte consiste in ciò che si chiama ornamentazione. Esso si propone di
ubbriacare i lettori, gli spettatori e gli uditori colle impressioni
più gradevoli ingannandoli sul conto dell’arte. In letteratura, se si
tratta di poesia il metodo sta nell’adoperare i ritmi più cadenzati, le
rime più sonore e le espressioni più eleganti; se si tratta di prosa,
risulta dall’aggiungere spicco alle descrizioni. Nelle produzioni
teatrali vuole che si eccitino i sensi degli spettatori collo sfoggio
degli attori, e sopratutto colla bellezza delle attrici, vestite di
abiti ricchissimi, e collo splendore delle decorazioni di scena.
In pittura, importa la scelta di modelli atti a eccitare i sensi,
e l’esagerazione del colore. Nella musica il metodo consiste nel
moltiplicare i _passaggi di tono_, e le _fioriture_, e le modulazioni,
e nell’introdurre strumenti nell’orchestra, ecc. Tutti codesti
ornamenti hanno raggiunto al presente un tal grado di perfezione,
che le classi superiori sono arrivate a prenderli per l’arte stessa,
aiutate in ciò anche dalla dottrina corrente che considera la bellezza
come fine dell’arte.
Un terzo metodo sta nell’agire sulla nostra sensibilità, di sovente
con procedimenti affatto materiali fisici. In tal caso si dice
che le opere d’arte sono _saisissantes_, o _pleines d’effet_. Gli
effetti che esse producono in tutte le arti sono quasi unicamente di
contrasto, in quanto si associa il terribile e il tenero, il brutto
e il bello, la dolcezza e la forza, la luce e l’ombra, il comune e
lo straordinario. Inoltre nella letteratura agli effetti d’antitesi
se ne aggiungono degli altri ricavati dal descrivere cose non mai
prima descritte. Saranno di solito dei particolari pornografici atti a
stimolare l’istinto sessuale, o ragguagli minuziosi di sofferenze e di
agonie rivolti a farci innorridire; per esempio, mentre si descrive un
assassinio, ci si presenterà una vera perizia medica intorno ai tessuti
lacerati, all’odore, alla quantità e al colore del sangue.
Nella pittura e nella scultura un contrasto ora assai pregiato sta nel
finire con gran cura qualche particolare, lasciando al resto l’aspetto
sommario d’un abbozzo; senza contare l’abuso che si fa del chiaroscuro.
In teatro, non vediamo quasi più che quadri di pazzia, d’omicidio,
di morte; e non muore un personaggio senza che ci si faccia assistere
a tutte le fasi della sua agonia. In musica, gli effetti più in voga
sono: un _crescendo_ repentino per cui si passa dai suoni più leggeri
ai più violenti; una ripetizione delle medesime note _arpeggiate_
in tutte le ottave e dai diversi strumenti; oppure anche una fuga
d’armonie, di toni e di ritmi diversi affatto da quelli che dovrebbero
naturalmente scaturire dall’idea musicale, e tali da colpirci
colla sorpresa. Per giunta la musica moderna abusa di quell’effetto
puramente fisico che consiste nel far sempre maggior fracasso di quanto
abbisogni.
Alla stessa categoria appartiene pure un altro effetto, oggi comune
a tutte le arti; e sta nel voler forzare un’arte a esprimere quanto
spetta a un’altra. Per esempio, si pretende (come vorrebbe fare la
musica _descrittiva_ del Wagner e dei suoi successori) che la musica
ci descriva azioni e anche _paesaggi_. Oppure, secondo la maniera dei
decadenti, si costringono la pittura, il dramma, la poesia a evocare in
noi per _suggestione_ certi pensieri.
Il quarto metodo infine consiste nell’eccitare la curiosità sì da
impedire alla nostra mente di accorgersi della mancanza dell’arte vera.
Una volta si ricorreva per questo all’_intreccio_ ben complicato;
ora codesto artifizio va fuori di moda, ed è sostituito dalla
_documentazione_, cioè dalla pittura particolareggiata d’un periodo
storico, o d’un ramo della vita contemporanea. Così per assorbire
l’attenzione del lettore i romanzieri gli descrivono da cima a fondo
la vita degli Egiziani o dei Romani, la vita dei minatori oppure
dei commessi d’un gran magazzino. La curiosità si può solleticare
anche solo colla scelta delle espressioni, e codesto mezzo acquista
sempre più pregio. Versi e prose, drammi, quadri, sinfonie, tutto ciò
è disposto in guisa che se ne debba indovinare il senso come nelle
sciarade; il pubblico si scuote, cerca d’indovinare, si distrae, e
prova l’illusione d’aver ricevuto un’impressione artistica.
E voi udirete spesso ripetere che un’opera d’arte è eccellente,
perchè è poetica, o bella, o sorprendente, o interessante; ma in
realtà nessuno di quei quattro attributi serve a misurare l’eccellenza
d’un’opera d’arte, e nemmeno ha da far nulla coll’arte vera.
Il dire che un’opera è poetica equivale a dire ch’è presa a
prestito. Tutti i prestiti ridestano nel pubblico vaghe reminiscenze
d’impressioni artistiche prodotte da opere anteriori; ma non ci possono
mai trasmettere i sentimenti dell’artista medesimo. Un’opera fondata
sui prestiti, per esempio il _Fausto_ del Goethe, può essere bene
eseguita, piena di brio e anche veramente bella; ma non può produrre
una schietta impressione artistica, mancando essa del carattere
principale d’un’opera d’arte, cioè dell’unità, di quell’armonia
intima tra la forma e la sostanza che vale a trasmettere i sentimenti
provati dall’artista. L’opera di seconda mano non fa che ridestare il
sentimento infuso in essa dall’opera iniziale; perciò ogni imprestito
di soggetti, di scene, di situazioni, di descrizioni non è che il
riflesso dell’arte, la sua contraffazione, ma non l’arte. Pretendere
che un’opera d’arte di questo genere sia buona perchè è poetica è come
pretendere che una moneta di piombo sia buona solo perchè si assomiglia
a una d’argento.
Nemmeno gli ornamenti, vantati dai nostri estetici sotto il nome di
bellezza, possono servire di misura per l’eccellenza d’un’opera d’arte.
Infatti il carattere essenziale dell’arte consiste nel trasmettere agli
altri la commozione provata dall’artista; e la commozione artistica non
solo non coincide sempre colla bellezza, ma spesso le è in opposizione.
La vista delle sofferenze più ributtanti ci può commuovere con un forte
sentimento di compassione, di tenerezza e d’ammirazione per l’anima
grande di chi soffre; come d’altro lato ci accade di non sentir nulla
dinanzi a una statua di cera anche bellissima. Giudicare d’un’opera
d’arte secondo la bellezza è assurdo quanto il fare stima della
fecondità d’un terreno fondandosi sulla sua graziosa giacitura.
Il terzo metodo di contraffazione consiste nell’accumulare gli
effetti gagliardi, ed è anche esso estraneo all’arte vera; poichè
l’effetto, sia esso poi di novità o di contrasto o d’orrore, non è
mai l’espressione d’un sentimento, ma semplicemente un’azione sui
nostri nervi. Quando un pittore rappresenta con esattezza perfetta
una ferita che sanguina, la vista della ferita mi colpisce, ma non è
arte. Una nota tenuta a lungo sopra un organo ci produce l’impressione
di stringere il cuore e può giungere fino a farci piangere; ma in
quel fatto non c’è musica, perchè non c’è l’espressione di alcun
sentimento. Tuttavia tali effetti fisiologici vengono ogni giorno presi
per dell’arte dalle persone della nostra società, e ciò non soltanto
nella musica, ma nella poesia, nella pittura, nel dramma. Non c’è in
verità nessuna facezia più amara di quella che consiste nel dire che
l’arte del nostro tempo si “raffina.„ Al contrario l’arte non ha mai
seguito tanto l’effettaccio volgare, non è mai stata più grossolana.
L’Europa intera ammira e acclama un nuovo dramma, com’è per esempio la
_Hannele_ di Gh. Hauptmann, in cui l’autore s’è proposto d’intenerirci
a proposito d’una ragazza perseguitata. Per eccitare in noi questo
sentimento col mezzo dell’arte, poteva o incaricare uno de’ suoi
personaggi d’esprimere la sua pietà per la ragazza in un modo che ci
commovesse, o descrivere con verità i sentimenti della ragazza. Invece
egli, non potendo o non volendo servirsi di questo mezzo, ne ha scelto
un altro più difficile per chi deve mettere in scena il lavoro, ma
infinitamente più facile per l’autore. Ci ha fatto vedere la ragazza
morente sulla scena; e per accentuar meglio l’effetto fisiologico di
questa agonia sui nostri nervi, ha fatto spegnere l’illuminazione della
sala, lasciando l’uditorio nelle tenebre. Tra le note d’una musica
sinistra, ci ha fatto vedere la ragazza perseguitata e battuta dal
padre ubbriacone. La fanciulla si lascia cadere, geme, sospira e muore.
Compaiono degli angeli che la conducono via. E gli uditori, che durante
tutta questa faccenda non hanno potuto far a meno di provare un certo
eccitamento, se ne vanno convinti d’aver provato un vero sentimento
artistico. Ora non c’è nulla d’artistico in un eccitamento di questo
genere, ma solo il miscuglio d’una vaga pietà per altri, e del piacere
di pensare che non s’ha noi stessi a soffrire di dolori simili.
L’effetto che ci producono delle opere di questo genere è della stessa
natura di quello che ci produce la vista d’un’esecuzione capitale, o di
quello che producevano sui Romani i supplizi del circo.
La sostituzione dell’_effetto_ ai sentimenti artistici si riconosce
oggigiorno particolarmente nella musica, avendo quest’arte per la
propria natura un’azione fisiologica immediata sui nervi. In luogo
d’esprimere per mezzo di una melodia, rivestita d’armonie appropriate,
i sentimenti che ha provato, il compositore della nuova scuola accumula
e complica le sonorità; ora rinforzandole, ora di nuovo attenuandole;
produce sull’uditorio un effetto particolare, d’eccitazione nervosa. E
il pubblico prende quest’effetto fisiologico per un effetto artistico.
Il quarto metodo, quello della curiosità, è pure di solito confuso
coll’arte. Quante volte non udiamo noi dire non solo d’un poema,
d’un romanzo, d’un quadro, ma anche d’un’opera musicale, che essa
è “interessante?„ E ciò che cosa può significare? Dire che un’opera
d’arte è interessante, è dire o che essa ci offre del nuovo, o che noi
non ne indoviniamo il senso che a poco a poco, e che ci divertiamo a
dover indovinare. Ora, nè in un caso nè nell’altro l’interesse ha nulla
di comune coll’impressione artistica.
L’oggetto dell’arte è di farci provare dei sentimenti provati
dall’artista; ma lo sforzo d’intelligenza di cui abbisogniamo per
assimilarci la nuova informazione che ci reca un lavoro, o per
indovinare gli enigmi che esso contiene, questo sforzo distraendo la
nostra mente dall’emozione espressa, c’impedisce di provarla; talchè
non solo il fatto d’essere “interessante„ non contribuisce per nulla
al valore artistico d’un’opera d’arte, ma anzi è piuttosto un ostacolo
alla vera impressione artistica.
Parecchie condizioni debbono convergere perchè un uomo possa produrre
una vera opera d’arte. Quest’uomo deve, in primo luogo, trovarsi
al livello dei più alti concetti religiosi del suo tempo; inoltre
deve provare dei sentimenti e avere il desiderio e la capacità di
trasmetterli ad altri; e deve finalmente avere, per una delle diverse
forme dell’arte, quella capacità speciale che si chiama il talento.
Ora è molto raro che un uomo riunisca in sè tutte queste condizioni. Ma
per produrre senza posa quelle contraffazioni dell’arte, che passano al
presente per arte vera e la produzione delle quali è pagata così bene,
occorre semplicemente aver talento, cosa corrente e senza alcun valore.
Intendo per “talento„ l’abilità; in letteratura, l’abilità a esprimer
facilmente i propri pensieri e le proprie sensazioni, a notare e a
ricordare i particolari tipici; in pittura, a discernere e a ricordare
le linee, le forme e i colori; in musica a distinguere gl’intervalli, a
capire e a ricordare la successione dei suoni.
E basta che un uomo possegga oggi siffatto talento, e sappia scegliere
qualche specialità, perchè con l’aiuto dei metodi di contraffazione
che ho detti, possa indefinitamente fabbricare delle opere destinate a
soddisfare al bisogno di divertimento delle nostre classi superiori.
In tutti i rami dell’arte esistono delle regole o ricette definite
che permettono di produrre delle opere di questo genere senza provare
nessun sentimento. E così l’uomo di talento, essendosi assimilate le
regole del suo mestiere, può ad ogni istante produrre a freddo delle
opere che passeranno poi come arte.
E oggi si produce una quantità così immensa di codeste opere, che si
trovano degli uomini che conoscono centinaia e migliaia d’opere così
dette artistiche, e non hanno mai veduta una sola opera d’arte vera, e
non sanno neppure da che cosa si riconosca questa vera arte.