Un cielo pallido, sul mondo che basisce di decrepitezza, pare
voglia farla finita in un colle nuvole; i brandelli della
porpora logora dei tramonti si stingono in un fiume, che dorme
all’orizzonte sommerso nei raggi e nell’acqua. Gli alberi
s’annoiano, e sotto il loro fogliame imbiancato (più dalla polvere
del tempo, che non da quella della strada) s’innalza la casa di
tela del Mostratore delle Cose Passate. Molti fanali attendono
il crepuscolo e ravvivano i visi d’una folla disgraziata, vinta
dalla malattia immortale e dal peccato dei secoli; d’uomini
accanto alle loro gracili complici, incinte dei frutti miserabili
coi quali perirà la terra. Nel silenzio inquieto di tutti gli
occhi supplicanti laggiù il sole, che, sott’acqua, si sprofonda
colla disperazione d’un grido, ecco il semplice avviso: “Nessuna
insegna vi fa dono dello spettacolo interiore, poichè ora non c’è
alcun pittore capace di darne un’ombra triste. Io vi reco viva (e
conservata attraverso gli anni dalla scienza sovrana) una Donna
d’altri tempi. Una certa follia, originale e ingenua, un’estasi
d’oro — non so che! — detta da essa la sua capigliatura, si piega
col garbo delle stoffe intorno a un viso illuminato dalla nudità
sanguigna delle sue labbra. Invece del vestito vano ella ha un
corpo; e gli occhi — simili alle pietre preziose! non offuscano
lo sguardo che esce dalla sua carne felice; le mammelle alzate,
come se fossero piene d’un latte perpetuo, la punta verso il
cielo, le gambe liscie che conservano il sale del mare primitivo.„
Rammentando le loro povere spose, calve, frolle, e piene d’orrore,
i mariti s’accalcano; anch’esse per curiosità, malinconiche,
vogliono vedere.
Quando tutti avranno contemplata la nobile creatura, vestigio
di qualche epoca già maledetta, gli uni indifferenti perchè
non avranno avuto la forza di capire; ma altri, angosciati e le
palpebre umide di lacrime rassegnate, si guarderanno; mentre i
poeti di questi tempi, sentendosi ravvivare gli occhi spenti,
s’avvieranno verso la loro lampada, col cervello ebbro per un
istante d’una gloria confusa, assediati dal Ritmo, e dimentichi
d’esistere in un’età che sopravvive alla bellezza.
Ed ecco una canzone di Maeterlinck, altro scrittore celebre della
giornata:
“Quand il est sorti
(J’entendis la porte)
Quand il est sorti
Elle avait souri....
“Mais quand il entra
(J’entendis la lampe)
Mais quand il entra
Un autre était là....
“Et j’ai vu la mort
(J’entendis son âme)
Et j’ai vu la mort
Qui l’attend encore....
“On est venu dire
(Mon enfant, j’ai peur)
On est venu dire
Qu’il allait partir....
“Ma lampe allumée
(Mon enfant, j’ai peur)
Ma lampe allumée
Me suis approchée....
“A la première porte
(Mon enfant, j’ai peur)
A la première porte
La flamme a tremblé....
“A la seconde porte
(Mon enfant, j’ai peur)
A la seconde porte
La flamme a parlé....
“A la troisième porte
(Mon enfant, j’ai peur)
A la troisième porte
La lumière est morte....
“Et s’il venait un jour
Que faut-il lui dire?
— Dites-lui qu’on l’attendit
Jusqu’à s’en mourir....
“Et s’il demande où vous êtes
Que faut-il répondre?
— Donnez-lui mon anneau d’or
Sans rien lui répondre....
“Et s’il m’interroge alors
Sur la dernière heure?
Dites-lui que j’ai souri
De peur qu’il ne pleure....
“Et s’il m’interroge encore
Sans me reconnaître?
— Parlez-lui comme une sœur,
Il souffre peut-être....
“Et s’il veut savoir pourquoi
La salle est déserte?
— Montrez-lui la lampe éteinte
Et la porte ouverte....„