LO STRANIERO.

Chi ami di più, uomo enigmatico, dimmi, tuo padre, tua madre, tua

sorella, o tuo fratello?

Non ho nè padre, nè madre, nè sorella, nè fratello.

I tuoi amici?

Voi vi servite d’una parola il senso della quale m’è rimasto ignoto

sino a oggi.

La tua patria?

Ignoro sotto che latitudine si trovi.

La bellezza?

L’amerei volontieri, dea e immortale.

L’oro?

Lo detesto, come voi detestate Dio.

Che cos’ami allora, singolarissimo straniero?

Amo le nubi.... le nubi che passano.... laggiù.... le nubi

meravigliose!

La composizione intitolata _La Soupe et les Nuages_, secondo

ogni apparenza fu fatta per dimostrare che il poeta sa restare

incomprensibile persino alla donna amata. Eccola:

La mia cara pazzerella mi dava da desinare, e, attraverso la

finestra spalancata della sala da pranzo, io contemplavo le

mobili architetture che Dio fabbrica coi vapori, le costruzioni

meravigliose dell’impalpabile. E dicevo a me stesso durante la mia

contemplazione: “Tutte queste fantasmagorie sono belle quasi come

gli occhi della mia bella dama, la pazzerella mostruosa dagli occhi

verdi.„

A un tratto ricevetti un forte pugno nella schiena e udii una voce

roca e graziosa, una voce isterica e come velata per l’acquavite,

la voce della mia cara piccola adorata, che mi diceva: “Volete

o non volete mangiare la minestra, sudic.... d’un mercante di

nuvoli?„

Per quanto sia ricercato lo stile di questo frammento con un po’

di buona volontà si può ancora indovinare ciò che volle esprimere

l’autore; ma ve n’ha di quelli che sono assolutamente incomprensibili,

almeno per me. Adduco per esempio il _Galant tireur_, del quale mi

sfugge affatto il senso:

Mentre la carrozza traversava il bosco, egli la fece fermare presso

a un tiro a segno, dicendo che aveva gusto di tirare qualche palla

per ammazzare il tempo.

Ammazzare quel mostro, non è forse l’occupazione più comune e più

legittima di ciascuno? E da buon cavaliere offerse la mano alla

sua cara, deliziosa, esecrabile moglie, alla quale è debitore di

tanti piaceri, di tanti dolori e fors’anco d’una gran parte del suo

talento.

Parecchie palle fallirono il segno; anzi una andò a ficcarsi nel

soffitto; e poichè quella graziosa creatura rideva pazzamente

dell’incapacità di suo marito, questi si voltò bruscamente verso

di lei, e le disse: “Guardate laggiù a destra quella bambola che ha

il naso per aria, e una cera così orgogliosa. Ebbene, angelo caro,

mi figuro che siate voi„. E chiuse gli occhi, e fece scattare il

grilletto. La bambola fu decapitata di netto.

Allora egli facendo un inchino alla sua cara, deliziosa, esecrabile

moglie, alla sua Musa inevitabile e inesorabile, e baciandole

rispettosamente la mano, soggiunse: “Angelo caro, quanto vi

ringrazio della mia abilità!„

I parti poetici dell’altro (grande poeta), il Verlaine, non sono meno

affettati e incomprensibili. Udite la prima poesia della raccolta

intitolata _Ariettes oubliées_:

C’est l’extase langoureuse,

C’est la fatigue amoureuse,

C’est tous les frissons des bois

Parmi l’étreinte des brises,

C’est, vers les ramures grises,

Le chœur des petites voix.

O le frêle ot frais murmure!

Cela gazouille et susurre,

Cela ressemble au cri doux

Que l’herbe agitée expire....

Tu dirais, sous l’eau qui vire,

Le roulis sourd des cailloux.

Cette âme qui se lamente

En cette plainte dormante

C’est la nôtre, n’est-ce pas?

La mienne, dis, et la tienne,

Dont s’exhale l’humble antienne

Par ce tiède soir, tout bas?

Che cosa sia codesto _chœur des petites voix, e quel cri doux que

l’herbe agitée expire_, e che voglia dire tutta la poesia, confesso che

non sono riuscito a capirlo. Eccovi un’altra ariette:

Dans l’interminable

Ennui de la plaine,

La neige incertaine

Luit comme du sable.

Le ciel est de cuivre,

Sans lueur aucune

On croirait voir vivre

Et mourir la lune.

Comme des nuées,

Flottent gris les chênes

Des forêts prochaines

Parmi les buées.

Le ciel est de cuivre,

Sans lueur aucune.

On croirait voir vivre

Et mourir la lune.

Corneille poussive,

Et vous, les loups maigres,

Par ces bises aigres

Quoi donc vous arrive?

Dans l’interminable

Ennui de la plaine,

La neige incertaine

Luit comme du sable.

Come mai può sembrare che la luna viva e muoia in un _ciel de cuivre,

sans lueur aucune_? E come mai la neve può _luire comme du sable_?

Tutto ciò non è soltanto incomprensibile, ma colla scusa della

suggestione d’impressioni, è un tessuto di metafore scorrette e di

parole senza senso. Del resto nel Verlaine come nel Baudelaire insieme

a codeste poesie ricercate e incomprensibili, ce ne sono delle altre

facili a capirsi; ma in cambio mi paiono misere di sostanza e di forma.

Per esempio, le poesie che formano la raccolta intitolata _Sagesse_,

sono dedicate principalmente all’espressione mediocrissima dei più

volgari sentimenti cattolici e patriottici. Vi s’incontrano delle

strofe come la seguente;

Je ne veux plus penser qu’à ma mère Marie,

Siège de la sagesse et source de pardons,

Mère de France aussi, de qui nous attendons

Inébranlablement l’honneur de la patrie.

Prima di addurre dei saggi di altri poeti, non posso trattenermi

dall’insistere sulla gloria straordinaria di questi due autori,

Baudelaire e Verlaine, oggi riconosciuti in tutta l’Europa come i più

grandi ingegni della poesia moderna. Perchè mai i Francesi, che ebbero

Chénier, Lamartine, Musset, e soprattutto Vittor Hugo, che recentemente

ancora hanno avuti i Parnassiani, Lecomte de Lisle, Sully Prudhomme,

perchè mai hanno potuto dare un’importanza così smisurata e decretare

una gloria così alta a questi due poeti, così imperfetti di forma, e

così volgari e bassi nella sostanza degli argomenti? Il concetto che il

Baudelaire aveva della vita consisteva nell’erigere in teoria l’egoismo

più grossolano, e nel sostituire alla moralità un ideale discretamente

nebuloso della bellezza, e d’una bellezza affatto artificiale. Il

Baudelaire sosteneva di preferire un viso di donna imbellettato

al medesimo viso col colorito naturale; gli alberi metallici e

l’imitazione dell’acqua sulla scena gli piacevano di più che non i veri

alberi e la vera acqua. La filosofia dell’altro poeta, del Verlaine,

consisteva nella più abbietta dissolutezza, nel confessare la propria

impotenza morale, e nella più grossolana idolatria cattolica presa

come antidoto di quella impotenza. Avevano poi entrambi in comune la

mancanza assoluta di sincerità, di freschezza e di semplicità, ed erano

pieni d’affettazione, di pretensioni e di smania per l’eccentricità.

Nei loro scritti migliori troviamo sempre il signor Baudelaire o il

signor Verlaine piuttostochè l’argomento di cui sembrano occuparsi.

E dire che quei due cattivi poeti hanno fatto scuola, e si trascinano

dietro delle centinaia d’imitatori! È un fatto veramente strano: e non

ne vedo altra spiegazione che questa: cioè che l’arte di quella società

nella quale nascono produzioni simili, non è cosa seria, importante per

la vita, ma un semplice spasso. Ora ogni spasso troppo ripetuto finisce

coll’annoiare. Quindi per rendere di nuovo sopportabile un passatempo

che ci annoia, occorre rinfrescarlo.

Quando si è sazi del _boston_, si gioca a _whist_; se il _whist_ ci

ha ristucchi, ci volgiamo al _picchetto_, e dopo questo all’_écarté_,

e via dicendo. La sostanza del trastullo rimane la stessa; cambia

soltanto la forma. Così avviene per codest’arte; la materia che

le appartiene s’è ristretta a segno, che oramai agli artisti delle

classi superiori sembra che tutto sia rifritto, e non ci sia più nulla

da dire. Quindi il bisogno di cercar sempre delle forme nuove per

rinfrescare l’arte loro.

Il Baudelaire e il Verlaine inventarono per l’appunto delle forme

nuove, le condirono di particolari pornografici ai quali prima di

loro nessuno s’era degnato di abbassarsi; tanto bastò perchè fossero

salutati grandi scrittori dai critici e dal pubblico delle classi

colte.

Il successo non solo del Baudelaire e del Verlaine, ma di tutta la

scuola decadente, non si spiega altrimenti. Ci sono in particolar

modo delle poesie del Mallarmé e del Maeterlinck che, a leggerle, sono

prive di senso, e nonostante questa graziosa loro proprietà, anzi forse

per questa, si stampano a decine d’edizioni, e vengono inserite nelle

antologie delle migliori produzioni appartenenti ai giovani poeti. Si

legga per esempio questo sonetto del Mallarmé:

A la nue accablante tu,

Basse de basalte et de laves,

A même les échos esclaves,

Par une trompe sans vertu,

Quel sépulcral naufrage (tu

Le sais, écume, mais y baves),

Suprême une entre les épaves,

Abolit le mât dévêtu;

Ou cela que furibond faute

De quelque perdition haute

Tout l’abîme vain éployé

Dans le si blanc cheveu qui traîne

Avarement aura noyé

Le flanc enfant d’une sirène.

Questa poesia non è più incomprensibile di altri scritti, anche di

prosa, dello stesso autore. Citiamo per esempio:

Che cosa è l'arte? · 第 22 / 39 题