Trent'anni sono trascorsi da quando Gregorovius scrisse la storia del
Tevere ed un altro capitolo sarebbe da aggiungere: le belle sponde, tra
le quali scorreva libero ed indomito il _Pater Tiberinus_ sono scomparse
e solo a ricordarle ci restano gli acquerelli del Roesler Franz; hanno
preso il loro posto i muraglioni ed i lungo-tevere tanto paventati dal
Gregorovius che sono quasi compiuti ed il simulacro di Garibaldi, che ne
fu il propugnatore indefesso, sta a contemplarli dall'alto del
Gianicolo.
Questi giganteschi lavori hanno già dato decisivi risultati e la città è
ormai al sicuro dalle inondazioni che prima la invadevano
periodicamente; intanto si stanno riprendendo i progetti per assicurare
la navigabilità da Roma al mare e quella interna fino al confluente
della Nera.
Non fu possibile conservare alla città il suo aspetto tradizionale, ma a
giustificazione ripetiamo col GEFFROY:
«Si è sempre visto il periodo nascente infliggere a quello che lo ha
preceduto qualcuno di quei danni che i contemporanei, attaccati alla
tradizione, hanno tenuto come sacrilegi, in attesa che altri monumenti
ed altri ricordi acquistino essi pure la dignità che viene dall'età e
cadano finalmente alla lor volta, sospinti dalle nuove generazioni. E'
la legge della vita».