(155) Molti Legislatori ancora intenti a rendere i popoli più rassegnati

alle nuove instituzioni che volevano propalare fra di essi, facevano

eglino credere di possedere il dono soprannaturale di tutte le arti, di

tutte le scienze, di tutte le virtù possibili, mediante le continue

divine intuizioni delle quali dicevano essere quelli suscettibili;

_Osiris_ facendo supporre di avere acquisito dal Cielo l'arte

dell'agricoltura, in sommo grado, divenne col mezzo di tale inganno, il

Legislatore, l'arbitro, e il Dio dell'Egitto; _Licurgo_, e _Solone_

dicevano di essere secondati dagli oracoli; _Zeleuco_, e _Pitagora_

vantavano entrambi d'accordo di essere inspirati da _Minerva_; _Romulo_

sosteneva di essere guidato dal Dio _Consus_; _Zoroastro_ governò i

Persiani in nome di _Oromaze_; e _Brama_ faceva suppone di avere

ottenuta dall'invisibile monarca dell'universo la dottrina che ha esso

propalato nell'_Indostan_; _Thor_ e _Odin_ legislatori de Visigoti

davano ad intendere di essere essi medesimi due numi discesi dal Cielo;

qualunque delirio nel _fondatore dell'Islamismo_, e per sino gli accessi

epilettici de' quali, seguendo l'Alcorano, era egli suscettibile

sovente, portavano presso i suoi Settarj, un impronta sovrumana.

_Gengiskan_ facevasi riguardare figlio unigenito del Sole, e come tali

si annunziavano parimenti a' Peruviani _Manco Capak_, _Coja mama Oello

huaco_ sua sorella, e sua moglie.

Ecco finalmente come da un confine all'altro del globo tutti i suoi

abitatori, senza forse eccettuarne alcuno hanno piegata la cervice sotto

il giogo ignominioso del fanatismo. _Confucio_ è forse il solo fra tutti

i Legislatori antichi, che abusato non abbia della credulità de' suoi

Chinesi.

(156) Le sole sacre pagine sono l'unico, ed il più solido appoggio che

noi abbiamo per autenticare con qualche fondamento, la verità de'

miracoli; esse ci offrono ad ogni tratto lo riprove le più convincenti

della certezza de' medesimi; ma siccome i miscredenti non fanno un gran

caso delle scritture, non si saprebbe a qual efficace partito

appigliarsi per confonderli: quindi è che noi non abbiamo che limitarci

a credere, e a desiderare ch'essi credano con quella medesima

sommissione che noi crediamo.

(157) Infatti l'ignoranza della quale parliamo ci trascina sovente nel

baratro degli smarrimenti i più pericolosi, ed i più materiali; quante

volte si è veduto, e mirasi tuttodì prendere dal volgo per miracoli i

fenomeni della natura i più triviali, ed anche il risultato

dell'esperimento di qualche scienza? La chimica curiosa ha delle

trasmutazioni, detonazioni, esplosioni, fosfori, pirofori, combustibili,

terremoti, ed infinite altre supposte meraviglie da fare gelare di

stupore il volgo ignaro che le osservasse: _Datemi dell'olio di Gajac,

con discreta dose di spirito di nitro, ed io vi faccio de' prodigi

sorprendenti_, diceva l'eloquente _Wolston_.

Non v'ha che le gesta meravigliose che possano fare credere le cose che

hanno l'apparenza di soprannaturali, mentre questo non potranno essere

giammai a sufficienza contestate dalla sola testimonianza degli uomini.

_Jesué_, e tutta la di lui armata crederono,

d'accordo, che il Sole si arrestasse in _Gabaon_, perchè (come

giustamente lo riflette un dotto fisico moderno) ignoravasi generalmente

a que' tempi, che la grandine di cui l'atmosfera trovasi pregna potea

fare allora una refrazione de' raggi del Sole assai maggiore

dell'ordinario: _Jsaia_ non conosceva la natura de' _parelj_,

allorch'egli sosteneva ad _Ezechia_ che il Sole avea retrogradato nel

quadrante della Corte. Non era mai possibile allora di avere solo che

una certezza morale di tuttociò che asserivano i Divinizzatori, ed i

Profeti, come certo, e dimostrato, atteso che i segni naturali erano del

tutto generalmente sconosciuti. Per quanti secoli si è riguardato

l'_Iride_ nel mondo come un vero miracolo, avanti che la fisica

c'istruisse delle proprietà intrinseche della luce, e prime che si fosse

pervenuti a conoscere, che le semplici refrazioni, e reflessioni de'

raggi del Sole nelle goccie sferiche di pioggia formavano unicamente

questo vago fenomeno? Non più che soli due secoli da noi distante non si

vide annoverare fra i prodigi gli ecclissi, e le apparizioni delle

Comete? (_Bayle Pens. sur la Com._) Gli storici che hanno scritto in

que' tempi ne fanno delle descrizioni sì terribili, e sì ampollose che

se noi fossimo ignari della natura di simili fenomeni, dovremmo

impallidire leggendo ciò ch'essi ne dicono. Il vero si è che da quando

si ha l'immaginazione alterata da fantasmi, e da chimere, più non si

scorge negli oggetti che ci percuotono niente di ordinario, nè di

comune: tutto diventa straordinario, grande, e sorprendente.

Or per disingannarci di tali grossolani errori, che denigrano oltremodo

la dignità dell'uomo, non abbiamo che studiare diligentemente il Codice

ammirabile della natura, e noi resteremo allora sorpresi dalle infinite

risorse ch'ella ci offre, e ad un tempo medesimo convinti delle tante

mostruose illusioni colle quali noi sembravamo un giorno

inseparabilmente collegati; ma la base fondamentale delle nostre

ponderate asserzioni non è già quì solo che noi possiamo rinvenirla; io

mi dispongo a metterla nel più chiaro giorno, mediante le dimostrazioni

evidenti che mi emergerà di fare sopra questo soggetto nella

progressione del presente Capitolo.

(158) Tutti i religionarj, a qualunque setta che appartengono,

sostengono unanimi che Dio non permetterà giammai, che l'uomo profano

faccia de' miracoli, ad oggetto di rendere più accreditati i propri

errori. Tale è per se stesso il principio generale su di cui ogni

religione si appoggia per rigettare i miracoli vantati da un'altra setta

differente, e fare solo valere quelli che la medesima decanta; ma con

quali mezzi pervenire a conoscere in simile caso il vero miracolo da

quello che non lo è, come fra i tanti che ogni popolo si fabbrica, e di

cui non solo gli ebrei, ed i Cattolici ma tutto il gentilesimo n'è

pieno, come, dico, potremo noi giugnere a discernere il divino, dal

diabolico, il sacro dal profano? A quale spinoso imbarazzo non ci

esporrebbe mai un semplice confronto? Mosè percuotendo un sasso colla

sua verga ne fa scaturire una sorgente di acqua viva (_Exod. Cap. 18. v.

5_) Maometto, per quanto assicurano i suoi Settarj, faceva stillare

l'acqua dalla estremità delle proprie sue dita (_Echell. Ist. P. III.

Cap. 20_) _Bacco_ ha operato il medesimo prodigio mediante la supposta

virtù del suo _tirso_ (_Diod. Sicu. L. IV. Nonn. Dion. Plin. Lib. XIV_,

e tutti i mitologici). _Jesuè_ arresta il sole in _Gabaon_ (_Giud. Cap.

X. v. 12_), presso i Pagani si fa parimenti arrestare quest'Astro, e

retrogradare per non essere testimonio dell'azione orribile di _Astrea_,

contro i figli di _Tieste_ suo fratello (_Hist. Poet. Bann. Dict. art.

Astrée_); ed il Cristianesimo pretende che il Sole siasi pure arrestato

nel suo corso (conforme l'opinione astronomica di que' tempi) l'anno

1547, in favore di Carlo V., per dare alla sua armata il tempo di

sconfiggere il Duca di Sassonia, e le falangi Protestanti (_Maimb. Hist.

du Luther. T. II. pag. 164_). _Eliseo_ resuscitò un bambino morto, sanò

un infermo di Lebbra (_Reg. II. Cap. 4 e 5_) _S. Giovanni_ asserisce che

Cristo resuscitò Lazzaro, e vari altri dopo morti, sanò degli ammalati;

_Filostrato_ ci assicura che _Apollonio Tianeo_, non solo resuscitò una

fanciulla morta il medesimo giorno de' di lei sponsali, ma che si

resuscitò egli stesso (_Phil. in vit. Apoll._) E quante malattie credute

disperate non guarirono _Esculapio_, _Ippocrate_, _Galeno_, ed

_Apollonio_ medesimo? Chi inclinasse d'innoltrarsi vieppiù in simile

confronto, non ha che percorrere assiduamente _Tucidide_, _Tito Livio_,

_Plinio_, _Tacito_, _Valerio Massimo_, _Suetonio_, e alcuni altri.

Ma io non finirei sì tosto, se tutti riportare io quì dovessi

gl'innumerabili altri straordinari prodigi che servono di appoggio a

tutte le sette odierne, e che posti al confronto con quelli che ci offre

l'intero paganesimo, si troverebbero in valore equivalenti, benchè in

numero di gran lunga inferiori.

Or quale dunque di questi, replico, avrà mai per assoluta sua causa

immediata l'Essere Supremo che adoriamo, e quale avrà tratta primitiva

sorgente dalle altre indicare cause più comuni, e secondarie? Questo è

il gran problema più di ogni altro interessante che sarebbe oltremodo

necessario di sciogliere cautamente onde confondere, e ammutolire i

filosofi increduli i quali appoggiati alle loro scienze esperimentate,

osano insieme tutti rigettarli ciecamente, persuasi di poterne ritrovare

le cagioni efficienti o nell'arte raffinata, ovvero nella natura; ma

questo sarà sempre mai un arcano impenetrabile per il volgo, di cui la

tradizione gli comanda di credere senza esame, di abdicare alla ragione,

di condiscendere, e tremare.

(159) Allorchè gli autori antichi parlarono di un miracolo (come

giustamente riflette l'illuminato autore della _Philosophie du Bon sens

T. I. Reflex. I. p. 65_) attribuendogli qualche avvenimento

considerabile, sarebbe da desiderarsi ch'essi avessero sviluppato in

quale guisa era stato il medesimo prodotto, indagando se un simile fatto

era accaduto in seguito di una causa soprannaturale, ovvero mediante una

ordinaria, e regolare, cagionata dall'idea, e dall'impressione di un

miracolo sullo spirito ammaliato de' popoli. Ad alcuni, per altro è

sembrato che molti di essi non abbiano presa cura di compilare tanti

prodigj, che o affine di rendere le loro Istorie più rispettabili, o ad

oggetto di uniformarsi ai tempi ne' quali erano essi cotanto in voga fra

le nazioni, siccome fecero _Erodoto_, _Tito Livio_, e vari altri i quali

ritrovando le Istorie precedenti piene di sì fatte estraordinarie

visioni, essi non avrebbero potuto sopprimere le loro, senza

scandalizzare i popoli che non erano meno superstiziosi a' loro tempi di

ciò che lo fossero quelli de' secoli antecedenti; si potrebbero sopra

tale proposito asserire con un profondo Inglese che: _The mistakes of

our ancestors are the rising of ours: and the ours will increase those

of our Children_ (Bolingbroek).

Presso che tutti gl'Istorici delle Nazioni che conosciamo sono pieni di

puerilità, e di pie chimere, le quali renderanno sempre mai le loro

opere in questa parte spregevoli alle menti illuminate. Gli scrittori

che ci hanno trasmesse le Istorie delle crociate (come lo rimarca il

testè preallegato autore), le hanno riempiute di tanti miracoli sì

opposti alla ragione, che si può riguardare come inutile di mostrarne la

falsità e il ridicolo: i popoli che viveano in que' secoli aveano lo

spirito abbacinato talmente d'incantesimi, di prodigj, di sortilegj, e

di supposti miracoli, che anche gli uomini più accreditati, che facevano

in quelle epoche l'ammirazione dell'universo, e la testimonianza de'

quali è riguardata con tanto rispetto, non hanno potuto resistervi, non

ebbero forza bastante per garantirsene: quindi è che _Platone_,

_Appiano_, _Pausania_, _Plutarco_, _Cicerone_, _Porfirio_, _Jamblico_,

_Sozima_, _Procopio_, _Diogene_ _Laerzio_, ed un gran numero

considerabile di altri uomini scienziati, si sentirono tutti attrarre

invincibilmente, dal meraviglioso per quelli; tutti, o furono d'accordo

testimonj oculari di gesta prodigiose, od appresero da altri a

raccontarle.

(160) Fu sovente rimarcato da qualche genio insigne, che l'uomo appena

comincia a contrarre l'abitudine del raziocinio, e della riflessione,

perviene agevolmente a disingannarsi della tradizione, a conoscerne gli

assurdi, a scoprine le stravaganze; è appunto perciò probabilmente che

coloro i quali ebbero un interesse di perpetuare sopra la terra fra gli

uomini i malefici prestigj della tradizione, non seppero come meglio

riuscirci che imponendo un eterno silenzio agli stimoli della ragione,

condannandoli come perniciosi oltremodo alla salute dell'uomo, e per

conseguenza indegni di un anima religiosa, la quale è, secondo loro, in

dovere di tutto credere macchinalmente alla rinfusa.

(161) Chi spignere volesse la propria curiosità fino a verificare la

genuina verità di tutto quanto è stato da noi fin quì esposto non ha che

percorrere _Palladio_, _Sulpizio Severo_, _Mabillon_ (vita di _S.

Bernardo_) Le gesta de' _P. P. del Deserto_, il gesuita _Gazée_ (_Pia

hilaria_); Le conformità di _S. Francesco_ con _G. Cristo_, e molte

altre istoriette di tale natura, ed caso vi ritroverà soggetto di che

conchiudere fremendo, che que' menzionati filosofi nostri accaniti

avversari (sebbene riprovabili sempre a questo solo riguardo) non aveano

certamente tutto il torto di sostenere, che le leggende di questi nuovi

operatori di miracoli, debbono fare per se stesse revocare in dubbio una

gran parte di ciò che si avea scritto degli antichi. Si dirà pur troppo

che i Talmudisti hanno accreditate delle favole mostruose, ma soggetti

non ci appariscono per certo a quei vaneggiamenti di spirito che ci

fanno raccapricciare in quelle; ed io oserei, per ultimo, insistere

colla più ferma persuasione, che vi sono più inezie, e più assurdi nella

sola vita di _S. Maria Alacoke_ ed in quella di _S. Vincenzo Ferrerio_,

che in tutte le opere immense de' rabbini dell'Israelismo, checchè ne

abbondino quelle in profusione.

Egli è così che molti riscaldati entusiasti lusingati di sostenere in

tale guisa la religione della quale si fanno essi i sostegni, e i

difensori, porgono le armi fra le mani degli avversarj che vogliono

attaccarla.

(162) Per nulla ommettere di tutto ciò che può avere qualche prossima, o

lontana analogia coll'assunto che trattiamo, non mi sembra ora

inopportuno di avvertire che anche le tante apparizioni, delle quali

tutti i codici delle Sette odierne sono ripieni, possono parimente

ritrovare il loro confronto, nel modo appunto che lo ritrovano le

operazioni straordinarie nella storia medesima dell'antichità pagana.

_Cicerone_, il di cui solo nome ne forma il chiaro elogio, dice

seriosamente che gli Dei si sono fatti vedere sovente dagli uomini, di

una maniera sensibile, ed evidente: _Præsentiam sæpe Divinam declarant,

sæpe visæ formæ Deorum_ (_De Nat. Deor._) _Plutarco_ che tutto il mondo

colto conosce, asserisce fermamente che nel territorio della Sicilia

esisteva una Città, dove la madre degli dei avea un tempio dedicato ad

Esculapio, e nel quale gli Dei e le Dee apparivano assai di frequente.

_Enquinnum Siciliæ oppidium, non magnum, sed pervetustum, et Dearum

apparitionibus nobile_ (_Phit. Tract. de Orac._)

Questo è stato realmente in ogni tempo un pregiudizio generale diffuso,

e inveterato in tutte le regioni del mondo abitato dall'uomo, che gli

Dei apparivano sulla terra, sotto una, od altra simbolica figura

differente per ricompensare o per punire; i Tartari lo assicurano di

_Foh_ (_mem. du P. le Comte_) lo dice Erodoto di _Apis_ (_Heliod Lib I.

e Mair. Saturn._); ed i Magi dell'Egitto lo asseriscono delle loro

supposte Divinità (_Voy. en Pers._). Gli abitatori dell'Isola Formosa

credevano costantemente unanime che il loro Dio si manifestasse, ora

sotto la figura di un bue, ora sotto quella di un Leone, e qualche volta

pure in sembianza di Elefante (_Taver mandes. Voy des Indes_).

(163) Io già feci altrove dimostrativamente conoscere, come nostro

malgrado confessare dobbiamo che dopo di avere dedicate tutte le nostre

ponderate ricerche agli studj i più profondi, pervenire con certezza mai

non potremo ad une fisica dimostrazione della benchè minima verità

speculativa. È ben vero, per altro, che l'autore Supremo dell'Essere

nostro, permettere non volle che l'uomo fosse possessore di un sapere

dimostrativo al di là di un limitato confine; ma d'altronde non si può

immaginare senza errore, che abbia esso perciò lasciata la specie nostra

immersa nell'ignoranza universale delle cose, giacchè, al contrario,

veggiamo quali chiare vestigia, e quali segni evidenti ha esso accordati

alla medesima, onde con essi possa quella giugnere al discernimento di

certe verità che sono ad essa più necessarie. Ma l'orgoglio umano crede

tutto abbracciare, tutto lusingasi di conseguire con queste deboli

traccie, e l'uomo frattanto, circoscritto dalla più tenebrosa ignoranza,

superbo esulta di una chimerica dottrina; esso crede che niente di tutto

ciò che si offre alla sua mente sia sufficiente a pascolarla; esso tutto

intraprende, tutto combatte, e poco egli conosce, nulla conchiude;

qualunque oggetto basta per confonderlo, per atterrirlo, e se

l'ambizione sua interroghiamo di qualche assunto, per es. _Cos'è mai

l'uomo?_ Di spirito, e di materia è l'uomo composto, esso risponde; ma

in quale modo, replico, dimostrare fisicamente si potrebbe sì prodigiosa

unione? Come due sostanze cotanto fra di esse opposte diametralmente,

possono a vicenda unirsi per farne quindi risultare un corpo che agisca,

un essere pensante? L'intima natura qual'è di quest'essere agente? E

cose di tale guisa gli ricerchiamo, sventurato! Ecco ciò che mette il

colmo al di lui estremo smarrimento, ecco lo spirito suo illuso

miseramente vaneggiare nell'infinito (ved. _l'ann. 14. del T. 1. delle

Notti Camp. p. 53._)

(164) È molto più sicuro, o commendevole per l'uomo, dice un'illustre

antico (benchè non fosse questi dotato di altri lumi fuorchè di quelli

della propria sua ragione) di credere le operazioni della Divinità, che

di volerle approfondire: _Sanctius est, ac reverentius de actis Deorum

credere, quam scire_ (_Tacit. de morib. Germanor._) Infatti a quale

smarrimento deplorabile non si mirano soggetti coloro che tentano

d'investigare gli arcani che Dio volle rendere incomprensibili alla

frale intelligenza rimane? V'ha egli follia più orribile per un essere

limitato di quella di volere penetrare ciò che di gran lunga osservasi

eccedere la sfera circoscritta delle umane cognizioni? Questa è una

taccia che la temerità di vari filosofi antichi ha debitamente meritata.

_Platone_ dicea non istimare atto religioso quello di esaminare le opere

dell'Essere Supremo, nè di fare uno studio profondo sulle natura delle

cose (_De Legib. Lib. VII._)

CAPITOLO XX.

Istruzioni generali preparatorie per sistemarci solidamente su'

fondati principj da noi fino ad ora stabiliti in proposito di Culto, o

di Religione.

S'è vero, come fermamente lo pretende il _Macchiavelli_ (_Lib. III.

Disc. I. sulla Deca di Tito Livio_) che se si vuole che una setta, od

una Religione qualunque, mantengasi lungamente sopra la terra, è

necessario ritirarla molto sovente verso la sua primitiva origine;

l'assunto già da noi esaurito il primo, che riguarda un tale importante

soggetto, e che tende precisamente ad un sì ottimo fine, ben lungi

dall'oscurare gli alti pregj che il mondo ha in ogni tempo giustamente

ammirati nella credenza edificante professata da' primi Patriarchi del

popolo d'Israel, e tutt'altro che diminuirne il valore in faccia di

esso, come assurdamente opinare si potrebbe da taluni, il medesimo non

si aggira che a ridurla con ogni possibile chiarezza tale precisamente

per se stessa, quale appunto conosciuta, e praticata l'ebbero un giorno

felicemente i suoi primi institutori, ed a renderne il prezzo, senza

comparazione, assai più inestimabile, e più raro di ciò ch'esso lo era

ne' tempi odierni.

E s'è d'altronde indubitato, siccome infinite riprove concorrono ad

autorizzarlo, che la stessa religione, altro per se medesima non è, che

una malattia dell'intelletto laddove manchi ad essa le guida infallibile

della ragione, e sempre che non riconosca per suo appoggio primo, ed

essenziale il buon senso, e l'istruzione; la materia, che noi entriamo

successivamente a trattare nel secondo volume di quest'opera, dovrà

tanto più interessante riuscire, quanto che si prefigge per iscopo di

dimostrare quest'urgente verità col chiarore dell'evidenza.

Or sebbene quanto fu da noi significato estesamente fino ed ora, perciò

che rapportasi alla prima in particolare, prescindendo, per il momento,

da quello che l'ultima concerne, di cui ci disponghiamo a ragionare

partitamente nella prima opportuna circostanza, parrebbe escludere

qualunque ulteriore osservazione che aggiugnere si potesse in proposito

di quella; ma sul riflesso troppo contestato dall'esperienza, che in

siffatte materie specialmente l'affluenza delle prove, lungi dal

riuscirvi intempestiva, o recarne un pregiudizio, essa contribuisce a

renderle più nitide, e farne chiaro spiccare i veri pregj, e in una

parola, a richiamarle a quel grado luminoso di perfezione di cui possono

quelle essere suscettibili; così ho stimato un oggetto alquanto utile, e

conveniente di corredare i fondati principj da noi esposti di quelle

istruzioni che a me sembrarono le più ovvie, e le più necessarie, onde

basare da una parte sopra fondamenti durabili, ed inconcussi la

propostaci Riforma religiosa del Popolo d'Israel; dissipare dall'altra

quella taccia odiosa di miscredenza, o di temerità che mi potesse essere

malignamente imputata da qualche fanatico settario; e convincere, per

ultimo, quella stessa nazione alla quale sono le medesime onninamente

dirette, dell'integerrima rettitudine delle mie fraterne intenzioni a

suo riguardo, non meno che dell'intensa profonda venerazione che ho per

moltiplici volte, con intimo senso protestato nutrire per l'eccelso

inalterato Culto unicamente al quale mi felicito, con vera esaltazione,

di appartenere io pure. Ma passare, ci è ora d'uopo a convincercene,

senza, mistero coll'esplicita, ed esatta esposizione delle medesime.

Molti pensatori profondi si fecero ed opinare, che l'affluenza di

tradizioni delle quali trovasi ogni Setta eccessivamente avviluppata,

forma una solida presunzione che sono tutte basate sopra deboli appoggi,

e sopra de' sistemi erronei oltremodo, e inconseguenti (165); infatti,

se fosse vero che per il solo mezzo di quelle Dio avesse voluto fare

generalmente conoscere il vero Culto che gli esseri umani debbono

prestargli, ne verrebbe per assoluto corollario che questo Culto non ci

comparirebbe sì alterato; e sovente sì deforme per opera unicamente

della stessa tradizione, siccome fu già da noi per tante volte

opportunamente dimostrato, e questa dovrebbe essere altresì per tutti

eguale, poichè le cose indispensabili per tutti gli enti ragionevoli

debbono essere necessariamente identiche, e uniformi; sia di ciò la

verità, che tutte le nazioni civilizzate del mondo riconoscono un Essere

Supremo, perchè i principj della ragione universale sono in ogni senso

comuni a tutte quante; dal che illativamente deducono i filosofi, che

questa cognizione è per se stessa il resultato di una verità positiva, e

irrefragabile (166); ma siccome ognuna di quelle sette riconosce, e

sostiene una tradizione differente non solo, ma bene di frequente anche

opposta a quella di un'altra (nel modo che lo abbiamo noi più volte

rimarcato) esse debbono dunque conchiudere fermamente che avendo

efficace inoppugnabile ragione di conoscere, e adorare un Dio Supremo,

esse hanno grave torto di ammettere tutto ciò che immaginarono

ciecamente oltre questo confine per ogni motivo consolante, e

indispensabile.

Quando ancora taciuti stati fossero da noi que' tanti altri motivi, quì

all'emergenza riportati, che concorrono ad estenuare onninamente quella

supposta forza prodigiosa, che ogni popolo della terra, come lo abbiamo

altrove osservato, pretende superiormente attribuire alle sue vantate

particolari tradizioni, l'efficace conseguenza testè riportata, che i

filosofi ne traggono, forse non sarebbe quella sola sufficiente per

abbatterla interamente, per annientarla? Ma per sciagura universale i

popoli, e Israel fra questi, bene lontano dal restarne quanto basta

intimamente penetrati, e convinti, sembrami, al contrario, che a gran

passi retrogradi, arretrino d'accordo senza posa verso la culla fatale

de' loro vetusti acquisiti smarrimenti, ed il peggio si è, con troppo

debole speranza di potere giugnere a sottrarneli giammai (167).

Progetto filosofico di una completa riforma del culto e dell'educazione politico-morale del popolo ebreo, Tomo I · 第 21 / 23 段