alle nuove instituzioni che volevano propalare fra di essi, facevano
eglino credere di possedere il dono soprannaturale di tutte le arti, di
tutte le scienze, di tutte le virtù possibili, mediante le continue
divine intuizioni delle quali dicevano essere quelli suscettibili;
_Osiris_ facendo supporre di avere acquisito dal Cielo l'arte
dell'agricoltura, in sommo grado, divenne col mezzo di tale inganno, il
Legislatore, l'arbitro, e il Dio dell'Egitto; _Licurgo_, e _Solone_
dicevano di essere secondati dagli oracoli; _Zeleuco_, e _Pitagora_
vantavano entrambi d'accordo di essere inspirati da _Minerva_; _Romulo_
sosteneva di essere guidato dal Dio _Consus_; _Zoroastro_ governò i
Persiani in nome di _Oromaze_; e _Brama_ faceva suppone di avere
ottenuta dall'invisibile monarca dell'universo la dottrina che ha esso
propalato nell'_Indostan_; _Thor_ e _Odin_ legislatori de Visigoti
davano ad intendere di essere essi medesimi due numi discesi dal Cielo;
qualunque delirio nel _fondatore dell'Islamismo_, e per sino gli accessi
epilettici de' quali, seguendo l'Alcorano, era egli suscettibile
sovente, portavano presso i suoi Settarj, un impronta sovrumana.
_Gengiskan_ facevasi riguardare figlio unigenito del Sole, e come tali
si annunziavano parimenti a' Peruviani _Manco Capak_, _Coja mama Oello
huaco_ sua sorella, e sua moglie.
Ecco finalmente come da un confine all'altro del globo tutti i suoi
abitatori, senza forse eccettuarne alcuno hanno piegata la cervice sotto
il giogo ignominioso del fanatismo. _Confucio_ è forse il solo fra tutti
i Legislatori antichi, che abusato non abbia della credulità de' suoi
Chinesi.
(156) Le sole sacre pagine sono l'unico, ed il più solido appoggio che
noi abbiamo per autenticare con qualche fondamento, la verità de'
miracoli; esse ci offrono ad ogni tratto lo riprove le più convincenti
della certezza de' medesimi; ma siccome i miscredenti non fanno un gran
caso delle scritture, non si saprebbe a qual efficace partito
appigliarsi per confonderli: quindi è che noi non abbiamo che limitarci
a credere, e a desiderare ch'essi credano con quella medesima
sommissione che noi crediamo.
(157) Infatti l'ignoranza della quale parliamo ci trascina sovente nel
baratro degli smarrimenti i più pericolosi, ed i più materiali; quante
volte si è veduto, e mirasi tuttodì prendere dal volgo per miracoli i
fenomeni della natura i più triviali, ed anche il risultato
dell'esperimento di qualche scienza? La chimica curiosa ha delle
trasmutazioni, detonazioni, esplosioni, fosfori, pirofori, combustibili,
terremoti, ed infinite altre supposte meraviglie da fare gelare di
stupore il volgo ignaro che le osservasse: _Datemi dell'olio di Gajac,
con discreta dose di spirito di nitro, ed io vi faccio de' prodigi
sorprendenti_, diceva l'eloquente _Wolston_.
Non v'ha che le gesta meravigliose che possano fare credere le cose che
hanno l'apparenza di soprannaturali, mentre questo non potranno essere
giammai a sufficienza contestate dalla sola testimonianza degli uomini.
_Jesué_, e tutta la di lui armata crederono,
d'accordo, che il Sole si arrestasse in _Gabaon_, perchè (come
giustamente lo riflette un dotto fisico moderno) ignoravasi generalmente
a que' tempi, che la grandine di cui l'atmosfera trovasi pregna potea
fare allora una refrazione de' raggi del Sole assai maggiore
dell'ordinario: _Jsaia_ non conosceva la natura de' _parelj_,
allorch'egli sosteneva ad _Ezechia_ che il Sole avea retrogradato nel
quadrante della Corte. Non era mai possibile allora di avere solo che
una certezza morale di tuttociò che asserivano i Divinizzatori, ed i
Profeti, come certo, e dimostrato, atteso che i segni naturali erano del
tutto generalmente sconosciuti. Per quanti secoli si è riguardato
l'_Iride_ nel mondo come un vero miracolo, avanti che la fisica
c'istruisse delle proprietà intrinseche della luce, e prime che si fosse
pervenuti a conoscere, che le semplici refrazioni, e reflessioni de'
raggi del Sole nelle goccie sferiche di pioggia formavano unicamente
questo vago fenomeno? Non più che soli due secoli da noi distante non si
vide annoverare fra i prodigi gli ecclissi, e le apparizioni delle
Comete? (_Bayle Pens. sur la Com._) Gli storici che hanno scritto in
que' tempi ne fanno delle descrizioni sì terribili, e sì ampollose che
se noi fossimo ignari della natura di simili fenomeni, dovremmo
impallidire leggendo ciò ch'essi ne dicono. Il vero si è che da quando
si ha l'immaginazione alterata da fantasmi, e da chimere, più non si
scorge negli oggetti che ci percuotono niente di ordinario, nè di
comune: tutto diventa straordinario, grande, e sorprendente.
Or per disingannarci di tali grossolani errori, che denigrano oltremodo
la dignità dell'uomo, non abbiamo che studiare diligentemente il Codice
ammirabile della natura, e noi resteremo allora sorpresi dalle infinite
risorse ch'ella ci offre, e ad un tempo medesimo convinti delle tante
mostruose illusioni colle quali noi sembravamo un giorno
inseparabilmente collegati; ma la base fondamentale delle nostre
ponderate asserzioni non è già quì solo che noi possiamo rinvenirla; io
mi dispongo a metterla nel più chiaro giorno, mediante le dimostrazioni
evidenti che mi emergerà di fare sopra questo soggetto nella
progressione del presente Capitolo.
(158) Tutti i religionarj, a qualunque setta che appartengono,
sostengono unanimi che Dio non permetterà giammai, che l'uomo profano
faccia de' miracoli, ad oggetto di rendere più accreditati i propri
errori. Tale è per se stesso il principio generale su di cui ogni
religione si appoggia per rigettare i miracoli vantati da un'altra setta
differente, e fare solo valere quelli che la medesima decanta; ma con
quali mezzi pervenire a conoscere in simile caso il vero miracolo da
quello che non lo è, come fra i tanti che ogni popolo si fabbrica, e di
cui non solo gli ebrei, ed i Cattolici ma tutto il gentilesimo n'è
pieno, come, dico, potremo noi giugnere a discernere il divino, dal
diabolico, il sacro dal profano? A quale spinoso imbarazzo non ci
esporrebbe mai un semplice confronto? Mosè percuotendo un sasso colla
sua verga ne fa scaturire una sorgente di acqua viva (_Exod. Cap. 18. v.
5_) Maometto, per quanto assicurano i suoi Settarj, faceva stillare
l'acqua dalla estremità delle proprie sue dita (_Echell. Ist. P. III.
Cap. 20_) _Bacco_ ha operato il medesimo prodigio mediante la supposta
virtù del suo _tirso_ (_Diod. Sicu. L. IV. Nonn. Dion. Plin. Lib. XIV_,
e tutti i mitologici). _Jesuè_ arresta il sole in _Gabaon_ (_Giud. Cap.
X. v. 12_), presso i Pagani si fa parimenti arrestare quest'Astro, e
retrogradare per non essere testimonio dell'azione orribile di _Astrea_,
contro i figli di _Tieste_ suo fratello (_Hist. Poet. Bann. Dict. art.
Astrée_); ed il Cristianesimo pretende che il Sole siasi pure arrestato
nel suo corso (conforme l'opinione astronomica di que' tempi) l'anno
1547, in favore di Carlo V., per dare alla sua armata il tempo di
sconfiggere il Duca di Sassonia, e le falangi Protestanti (_Maimb. Hist.
du Luther. T. II. pag. 164_). _Eliseo_ resuscitò un bambino morto, sanò
un infermo di Lebbra (_Reg. II. Cap. 4 e 5_) _S. Giovanni_ asserisce che
Cristo resuscitò Lazzaro, e vari altri dopo morti, sanò degli ammalati;
_Filostrato_ ci assicura che _Apollonio Tianeo_, non solo resuscitò una
fanciulla morta il medesimo giorno de' di lei sponsali, ma che si
resuscitò egli stesso (_Phil. in vit. Apoll._) E quante malattie credute
disperate non guarirono _Esculapio_, _Ippocrate_, _Galeno_, ed
_Apollonio_ medesimo? Chi inclinasse d'innoltrarsi vieppiù in simile
confronto, non ha che percorrere assiduamente _Tucidide_, _Tito Livio_,
_Plinio_, _Tacito_, _Valerio Massimo_, _Suetonio_, e alcuni altri.
Ma io non finirei sì tosto, se tutti riportare io quì dovessi
gl'innumerabili altri straordinari prodigi che servono di appoggio a
tutte le sette odierne, e che posti al confronto con quelli che ci offre
l'intero paganesimo, si troverebbero in valore equivalenti, benchè in
numero di gran lunga inferiori.
Or quale dunque di questi, replico, avrà mai per assoluta sua causa
immediata l'Essere Supremo che adoriamo, e quale avrà tratta primitiva
sorgente dalle altre indicare cause più comuni, e secondarie? Questo è
il gran problema più di ogni altro interessante che sarebbe oltremodo
necessario di sciogliere cautamente onde confondere, e ammutolire i
filosofi increduli i quali appoggiati alle loro scienze esperimentate,
osano insieme tutti rigettarli ciecamente, persuasi di poterne ritrovare
le cagioni efficienti o nell'arte raffinata, ovvero nella natura; ma
questo sarà sempre mai un arcano impenetrabile per il volgo, di cui la
tradizione gli comanda di credere senza esame, di abdicare alla ragione,
di condiscendere, e tremare.
(159) Allorchè gli autori antichi parlarono di un miracolo (come
giustamente riflette l'illuminato autore della _Philosophie du Bon sens
T. I. Reflex. I. p. 65_) attribuendogli qualche avvenimento
considerabile, sarebbe da desiderarsi ch'essi avessero sviluppato in
quale guisa era stato il medesimo prodotto, indagando se un simile fatto
era accaduto in seguito di una causa soprannaturale, ovvero mediante una
ordinaria, e regolare, cagionata dall'idea, e dall'impressione di un
miracolo sullo spirito ammaliato de' popoli. Ad alcuni, per altro è
sembrato che molti di essi non abbiano presa cura di compilare tanti
prodigj, che o affine di rendere le loro Istorie più rispettabili, o ad
oggetto di uniformarsi ai tempi ne' quali erano essi cotanto in voga fra
le nazioni, siccome fecero _Erodoto_, _Tito Livio_, e vari altri i quali
ritrovando le Istorie precedenti piene di sì fatte estraordinarie
visioni, essi non avrebbero potuto sopprimere le loro, senza
scandalizzare i popoli che non erano meno superstiziosi a' loro tempi di
ciò che lo fossero quelli de' secoli antecedenti; si potrebbero sopra
tale proposito asserire con un profondo Inglese che: _The mistakes of
our ancestors are the rising of ours: and the ours will increase those
of our Children_ (Bolingbroek).
Presso che tutti gl'Istorici delle Nazioni che conosciamo sono pieni di
puerilità, e di pie chimere, le quali renderanno sempre mai le loro
opere in questa parte spregevoli alle menti illuminate. Gli scrittori
che ci hanno trasmesse le Istorie delle crociate (come lo rimarca il
testè preallegato autore), le hanno riempiute di tanti miracoli sì
opposti alla ragione, che si può riguardare come inutile di mostrarne la
falsità e il ridicolo: i popoli che viveano in que' secoli aveano lo
spirito abbacinato talmente d'incantesimi, di prodigj, di sortilegj, e
di supposti miracoli, che anche gli uomini più accreditati, che facevano
in quelle epoche l'ammirazione dell'universo, e la testimonianza de'
quali è riguardata con tanto rispetto, non hanno potuto resistervi, non
ebbero forza bastante per garantirsene: quindi è che _Platone_,
_Appiano_, _Pausania_, _Plutarco_, _Cicerone_, _Porfirio_, _Jamblico_,
_Sozima_, _Procopio_, _Diogene_ _Laerzio_, ed un gran numero
considerabile di altri uomini scienziati, si sentirono tutti attrarre
invincibilmente, dal meraviglioso per quelli; tutti, o furono d'accordo
testimonj oculari di gesta prodigiose, od appresero da altri a
raccontarle.
(160) Fu sovente rimarcato da qualche genio insigne, che l'uomo appena
comincia a contrarre l'abitudine del raziocinio, e della riflessione,
perviene agevolmente a disingannarsi della tradizione, a conoscerne gli
assurdi, a scoprine le stravaganze; è appunto perciò probabilmente che
coloro i quali ebbero un interesse di perpetuare sopra la terra fra gli
uomini i malefici prestigj della tradizione, non seppero come meglio
riuscirci che imponendo un eterno silenzio agli stimoli della ragione,
condannandoli come perniciosi oltremodo alla salute dell'uomo, e per
conseguenza indegni di un anima religiosa, la quale è, secondo loro, in
dovere di tutto credere macchinalmente alla rinfusa.
(161) Chi spignere volesse la propria curiosità fino a verificare la
genuina verità di tutto quanto è stato da noi fin quì esposto non ha che
percorrere _Palladio_, _Sulpizio Severo_, _Mabillon_ (vita di _S.
Bernardo_) Le gesta de' _P. P. del Deserto_, il gesuita _Gazée_ (_Pia
hilaria_); Le conformità di _S. Francesco_ con _G. Cristo_, e molte
altre istoriette di tale natura, ed caso vi ritroverà soggetto di che
conchiudere fremendo, che que' menzionati filosofi nostri accaniti
avversari (sebbene riprovabili sempre a questo solo riguardo) non aveano
certamente tutto il torto di sostenere, che le leggende di questi nuovi
operatori di miracoli, debbono fare per se stesse revocare in dubbio una
gran parte di ciò che si avea scritto degli antichi. Si dirà pur troppo
che i Talmudisti hanno accreditate delle favole mostruose, ma soggetti
non ci appariscono per certo a quei vaneggiamenti di spirito che ci
fanno raccapricciare in quelle; ed io oserei, per ultimo, insistere
colla più ferma persuasione, che vi sono più inezie, e più assurdi nella
sola vita di _S. Maria Alacoke_ ed in quella di _S. Vincenzo Ferrerio_,
che in tutte le opere immense de' rabbini dell'Israelismo, checchè ne
abbondino quelle in profusione.
Egli è così che molti riscaldati entusiasti lusingati di sostenere in
tale guisa la religione della quale si fanno essi i sostegni, e i
difensori, porgono le armi fra le mani degli avversarj che vogliono
attaccarla.
(162) Per nulla ommettere di tutto ciò che può avere qualche prossima, o
lontana analogia coll'assunto che trattiamo, non mi sembra ora
inopportuno di avvertire che anche le tante apparizioni, delle quali
tutti i codici delle Sette odierne sono ripieni, possono parimente
ritrovare il loro confronto, nel modo appunto che lo ritrovano le
operazioni straordinarie nella storia medesima dell'antichità pagana.
_Cicerone_, il di cui solo nome ne forma il chiaro elogio, dice
seriosamente che gli Dei si sono fatti vedere sovente dagli uomini, di
una maniera sensibile, ed evidente: _Præsentiam sæpe Divinam declarant,
sæpe visæ formæ Deorum_ (_De Nat. Deor._) _Plutarco_ che tutto il mondo
colto conosce, asserisce fermamente che nel territorio della Sicilia
esisteva una Città, dove la madre degli dei avea un tempio dedicato ad
Esculapio, e nel quale gli Dei e le Dee apparivano assai di frequente.
_Enquinnum Siciliæ oppidium, non magnum, sed pervetustum, et Dearum
apparitionibus nobile_ (_Phit. Tract. de Orac._)
Questo è stato realmente in ogni tempo un pregiudizio generale diffuso,
e inveterato in tutte le regioni del mondo abitato dall'uomo, che gli
Dei apparivano sulla terra, sotto una, od altra simbolica figura
differente per ricompensare o per punire; i Tartari lo assicurano di
_Foh_ (_mem. du P. le Comte_) lo dice Erodoto di _Apis_ (_Heliod Lib I.
e Mair. Saturn._); ed i Magi dell'Egitto lo asseriscono delle loro
supposte Divinità (_Voy. en Pers._). Gli abitatori dell'Isola Formosa
credevano costantemente unanime che il loro Dio si manifestasse, ora
sotto la figura di un bue, ora sotto quella di un Leone, e qualche volta
pure in sembianza di Elefante (_Taver mandes. Voy des Indes_).
(163) Io già feci altrove dimostrativamente conoscere, come nostro
malgrado confessare dobbiamo che dopo di avere dedicate tutte le nostre
ponderate ricerche agli studj i più profondi, pervenire con certezza mai
non potremo ad une fisica dimostrazione della benchè minima verità
speculativa. È ben vero, per altro, che l'autore Supremo dell'Essere
nostro, permettere non volle che l'uomo fosse possessore di un sapere
dimostrativo al di là di un limitato confine; ma d'altronde non si può
immaginare senza errore, che abbia esso perciò lasciata la specie nostra
immersa nell'ignoranza universale delle cose, giacchè, al contrario,
veggiamo quali chiare vestigia, e quali segni evidenti ha esso accordati
alla medesima, onde con essi possa quella giugnere al discernimento di
certe verità che sono ad essa più necessarie. Ma l'orgoglio umano crede
tutto abbracciare, tutto lusingasi di conseguire con queste deboli
traccie, e l'uomo frattanto, circoscritto dalla più tenebrosa ignoranza,
superbo esulta di una chimerica dottrina; esso crede che niente di tutto
ciò che si offre alla sua mente sia sufficiente a pascolarla; esso tutto
intraprende, tutto combatte, e poco egli conosce, nulla conchiude;
qualunque oggetto basta per confonderlo, per atterrirlo, e se
l'ambizione sua interroghiamo di qualche assunto, per es. _Cos'è mai
l'uomo?_ Di spirito, e di materia è l'uomo composto, esso risponde; ma
in quale modo, replico, dimostrare fisicamente si potrebbe sì prodigiosa
unione? Come due sostanze cotanto fra di esse opposte diametralmente,
possono a vicenda unirsi per farne quindi risultare un corpo che agisca,
un essere pensante? L'intima natura qual'è di quest'essere agente? E
cose di tale guisa gli ricerchiamo, sventurato! Ecco ciò che mette il
colmo al di lui estremo smarrimento, ecco lo spirito suo illuso
miseramente vaneggiare nell'infinito (ved. _l'ann. 14. del T. 1. delle
Notti Camp. p. 53._)
(164) È molto più sicuro, o commendevole per l'uomo, dice un'illustre
antico (benchè non fosse questi dotato di altri lumi fuorchè di quelli
della propria sua ragione) di credere le operazioni della Divinità, che
di volerle approfondire: _Sanctius est, ac reverentius de actis Deorum
credere, quam scire_ (_Tacit. de morib. Germanor._) Infatti a quale
smarrimento deplorabile non si mirano soggetti coloro che tentano
d'investigare gli arcani che Dio volle rendere incomprensibili alla
frale intelligenza rimane? V'ha egli follia più orribile per un essere
limitato di quella di volere penetrare ciò che di gran lunga osservasi
eccedere la sfera circoscritta delle umane cognizioni? Questa è una
taccia che la temerità di vari filosofi antichi ha debitamente meritata.
_Platone_ dicea non istimare atto religioso quello di esaminare le opere
dell'Essere Supremo, nè di fare uno studio profondo sulle natura delle
cose (_De Legib. Lib. VII._)
CAPITOLO XX.
Istruzioni generali preparatorie per sistemarci solidamente su'
fondati principj da noi fino ad ora stabiliti in proposito di Culto, o
di Religione.
S'è vero, come fermamente lo pretende il _Macchiavelli_ (_Lib. III.
Disc. I. sulla Deca di Tito Livio_) che se si vuole che una setta, od
una Religione qualunque, mantengasi lungamente sopra la terra, è
necessario ritirarla molto sovente verso la sua primitiva origine;
l'assunto già da noi esaurito il primo, che riguarda un tale importante
soggetto, e che tende precisamente ad un sì ottimo fine, ben lungi
dall'oscurare gli alti pregj che il mondo ha in ogni tempo giustamente
ammirati nella credenza edificante professata da' primi Patriarchi del
popolo d'Israel, e tutt'altro che diminuirne il valore in faccia di
esso, come assurdamente opinare si potrebbe da taluni, il medesimo non
si aggira che a ridurla con ogni possibile chiarezza tale precisamente
per se stessa, quale appunto conosciuta, e praticata l'ebbero un giorno
felicemente i suoi primi institutori, ed a renderne il prezzo, senza
comparazione, assai più inestimabile, e più raro di ciò ch'esso lo era
ne' tempi odierni.
E s'è d'altronde indubitato, siccome infinite riprove concorrono ad
autorizzarlo, che la stessa religione, altro per se medesima non è, che
una malattia dell'intelletto laddove manchi ad essa le guida infallibile
della ragione, e sempre che non riconosca per suo appoggio primo, ed
essenziale il buon senso, e l'istruzione; la materia, che noi entriamo
successivamente a trattare nel secondo volume di quest'opera, dovrà
tanto più interessante riuscire, quanto che si prefigge per iscopo di
dimostrare quest'urgente verità col chiarore dell'evidenza.
Or sebbene quanto fu da noi significato estesamente fino ed ora, perciò
che rapportasi alla prima in particolare, prescindendo, per il momento,
da quello che l'ultima concerne, di cui ci disponghiamo a ragionare
partitamente nella prima opportuna circostanza, parrebbe escludere
qualunque ulteriore osservazione che aggiugnere si potesse in proposito
di quella; ma sul riflesso troppo contestato dall'esperienza, che in
siffatte materie specialmente l'affluenza delle prove, lungi dal
riuscirvi intempestiva, o recarne un pregiudizio, essa contribuisce a
renderle più nitide, e farne chiaro spiccare i veri pregj, e in una
parola, a richiamarle a quel grado luminoso di perfezione di cui possono
quelle essere suscettibili; così ho stimato un oggetto alquanto utile, e
conveniente di corredare i fondati principj da noi esposti di quelle
istruzioni che a me sembrarono le più ovvie, e le più necessarie, onde
basare da una parte sopra fondamenti durabili, ed inconcussi la
propostaci Riforma religiosa del Popolo d'Israel; dissipare dall'altra
quella taccia odiosa di miscredenza, o di temerità che mi potesse essere
malignamente imputata da qualche fanatico settario; e convincere, per
ultimo, quella stessa nazione alla quale sono le medesime onninamente
dirette, dell'integerrima rettitudine delle mie fraterne intenzioni a
suo riguardo, non meno che dell'intensa profonda venerazione che ho per
moltiplici volte, con intimo senso protestato nutrire per l'eccelso
inalterato Culto unicamente al quale mi felicito, con vera esaltazione,
di appartenere io pure. Ma passare, ci è ora d'uopo a convincercene,
senza, mistero coll'esplicita, ed esatta esposizione delle medesime.
Molti pensatori profondi si fecero ed opinare, che l'affluenza di
tradizioni delle quali trovasi ogni Setta eccessivamente avviluppata,
forma una solida presunzione che sono tutte basate sopra deboli appoggi,
e sopra de' sistemi erronei oltremodo, e inconseguenti (165); infatti,
se fosse vero che per il solo mezzo di quelle Dio avesse voluto fare
generalmente conoscere il vero Culto che gli esseri umani debbono
prestargli, ne verrebbe per assoluto corollario che questo Culto non ci
comparirebbe sì alterato; e sovente sì deforme per opera unicamente
della stessa tradizione, siccome fu già da noi per tante volte
opportunamente dimostrato, e questa dovrebbe essere altresì per tutti
eguale, poichè le cose indispensabili per tutti gli enti ragionevoli
debbono essere necessariamente identiche, e uniformi; sia di ciò la
verità, che tutte le nazioni civilizzate del mondo riconoscono un Essere
Supremo, perchè i principj della ragione universale sono in ogni senso
comuni a tutte quante; dal che illativamente deducono i filosofi, che
questa cognizione è per se stessa il resultato di una verità positiva, e
irrefragabile (166); ma siccome ognuna di quelle sette riconosce, e
sostiene una tradizione differente non solo, ma bene di frequente anche
opposta a quella di un'altra (nel modo che lo abbiamo noi più volte
rimarcato) esse debbono dunque conchiudere fermamente che avendo
efficace inoppugnabile ragione di conoscere, e adorare un Dio Supremo,
esse hanno grave torto di ammettere tutto ciò che immaginarono
ciecamente oltre questo confine per ogni motivo consolante, e
indispensabile.
Quando ancora taciuti stati fossero da noi que' tanti altri motivi, quì
all'emergenza riportati, che concorrono ad estenuare onninamente quella
supposta forza prodigiosa, che ogni popolo della terra, come lo abbiamo
altrove osservato, pretende superiormente attribuire alle sue vantate
particolari tradizioni, l'efficace conseguenza testè riportata, che i
filosofi ne traggono, forse non sarebbe quella sola sufficiente per
abbatterla interamente, per annientarla? Ma per sciagura universale i
popoli, e Israel fra questi, bene lontano dal restarne quanto basta
intimamente penetrati, e convinti, sembrami, al contrario, che a gran
passi retrogradi, arretrino d'accordo senza posa verso la culla fatale
de' loro vetusti acquisiti smarrimenti, ed il peggio si è, con troppo
debole speranza di potere giugnere a sottrarneli giammai (167).