Eppure malgrado un ostacolo sì tenace, e sì invincibile in apparenza,

parmi oggi dimostrato, che i progressi dell'istruzione avevano già

eccitati a' nostri giorni spontaneamente una discreta frazione di ebrei

a segregare dalla loro inveterata legge, non meno scritta che orale le

instituzioni essenziali al loro Culto, da quelle che non sono che

accessorie meramente e suscettibili di innovazioni nello stato politico,

e civile; alcuni di essi pervenuti essendo a sopprimere omai le tante

inutilità delle quali gli scritti de' Rabbini sono pieni, che ad altro

non servono, come provammo, che ad oscurare i veri pregj della tersa

Religione, senza renderne migliori gli osservanti; e tanto fu questa una

verità chiaramente riconosciuta da' medesimi Israeliti che nell'Anno

1800, una Società di ebrei olandesi pubblicò una deliberazione di non

riconoscere in avvenire che la Religione pura, e consolante di Mosè, e

di rigettare onninamente tutte quelle istituzioni che fino a quell'epoca

erano denominate, _Leggi Talmudiche_ (Vedi _Racc. degli Atti

dell'Assembl. degli Israeliti p. 72_); e in fatti questa benemerita

società avea già attirati un'affluenza considerabile d'Israeliti; indi

nel 1801, fu progettato di convocare un congresso generale, ad oggetto

di richiamare in Luneville i rappresentanti di tutti gli ebrei dispersi

nelle differenti regioni dell'Europa, affine di sanzionare, e rendere

più amplia, e più autorevole la previa motivata Riforma: è bene da

congetturarsi con ogni fondata sicurezza, quale potesse essere

effettivamente il vero scopo fondamentale di sì fatto congresso; questo

non tendeva, in une parola, che al disegno identico medesimo che ci

siamo noi proposti, cioè, di sostituire una sana, e metodica Religione,

alle pratiche superstiziose, degradanti, e antisociali, che al massimo

detrimento della medesima, se ne facea sostenere il carattere, e le

veci.

Or perchè mai una disposizione sì provvida per se stessa, e sì salutare,

non ha essa potuto ritrovare in alcun tempo nel grembo della chiesa

giudaica solo che pochissimi partigiani, e imitatori? L'unica, e la vera

cagione di simile deficienza ripetere solo noi la possiamo giustamente

dal non essersi ritrovato giammai qualche individuo Israelita fermo, e

zelante a quel punto dell'onore, e de' solidi vantaggi della propria sua

nazione, fino a ridurre in sistema le teorie necessarie per condurla con

propizio successo all'arduo desiderato intento di una perpetua

indefettibile rigenerazione, non meno per tutto ciò che ha un immediato

rapporto colla credenza professata da quella, che relativamente a' suoi

costumi, così pure che all'istruzione. Ma con quel fronte immaginarne la

difficile impresa, e chi mai di altronde azzardatone avrebbe fra gli

uomini una pronta esecuzione senza grave rovinoso pericolo (168)?

Malgrado che una sì triste verità rendasi pur troppo innegabile ad ogni

esperimento, e che que' numerosi esempi da noi opportunamente riportati,

contestino ad evidenza quale funesto guiderdone l'ebreo filosofo aspetti

dalle benemerite sue cure consacrate ad illuminare il traviato popolo a

cui esso appartiene, ciò non per tanto io che da lungo tempo avvezzo ad

affrontare con baldanzosa fermezza gli assalti proditorj del settario

furore de' miei connazionali, e che a superare io pervenni sovente con

successo, cimentarli mi accinsi nuovamente in questo giorno, animato da

una speranza lusinghiera di poterne in certa guisa riportare del pari

una solida vittoria equipollente in vantaggio eternamente memorabile del

corpo universale degl'illusi figli d'Israel.

Ma in seguito di tuttociò, parmi quì oltremodo necessario di avvertire,

che qualunque siasi utilità che risultare potesse in vantaggio del

popolo ebreo dall'esito felice del mio intrapreso assunto, esso non

potrà mai completamente risentirla fino a tanto che non venga dal

medesimo riconosciuta (nel modo che in chiari accenti fu già da noi

significato altrove) l'urgenza indispensabile cui trovasi per tante

parti ridotto di lumi sufficienti, d'istruzioni, e disinganno, affine di

potere giugnere e bene intendere una volta essere evidentemente

impossibile che le pratiche assurde, gli usi contraddittorj, e le

stravaganti cerimonie delle quali fu esso fatalmente imbevuto, dopo un

sì lungo periodo di secoli, debbino costituire le base inconcussa, e

radicale delle Religione destinata e professarsi da un consorzio di enti

dotati di un'anima ragionevole, di pensiere, e di riflessione, siccome

pare che l'ebreismo lo abbia immaginato erroneamente fino ad ora con la

più pertinace asseveranza.

Pervenuti che noi siamo ad un punto sì essenziale non meno che salutare,

molto agevole impresa ci riuscirà di assicurarci che gli errori, ne'

quali miransi precipitare gli uomini sì di frequente, altro non sono che

le conseguenze necessarie della loro ignoranza, che la loro caparbia

credulità macchinale, non è che il seguito immediato dell'inesperienza

de' medesimi, della loro scarsa riflessione, e di quell'accidia inerte

dalla quale vengono essi per la massima parte eccessivamente predominati

nella guisa medesima appunto, che il trasporto al cervello, od il

letargo sono gli effetti risultanti da quelle siffatte malattie, che gli

anatomici distinguono col carattere di _Epilessia_. Quindi è che un

pensatore, anonimo del nostro secolo disse molto sensatamente: _La

vérité, l'expérience, la refléxion, la raison sont des remedes propres à

guerir l'ignorance, le fanatisme, et les folies, de même que la saignée

est propre à calmer le transport au cerveau._

Ma se alcuno avido di sottilizzare le cose ad oggetto di meglio

svilupparle, si facesse quì per accidente ad interrogarci,

coll'esperienza infallibile alla mano, perchè mai la verità non produce

essa in ogni tempo questo effetto salutare sopra le innumerabili teste

orribilmente attaccate da tale perniciosa infermità? A questi,

rispondere in massima si potrebbe, che siccome v'ha delle malattie che

resistono con gran forza e qualunque siasi rimedio; così precisamente

riesce affatto impossibile di sanare quegl'infermi ostinati all'eccesso

di rigettare per sino quegli antidoti medesimi i quali avrebbero tutta

l'attività, e l'efficacia di liberarli dal grave malore che gli assale.

Quindi non senza fondata ragione pertanto, il celebre _Fontenelle_ solea

dire: _Quand même je tiendrais toutes les vérités renfermées dans ma

main, je me garderais bien de l'ouvrir pour les montrer aux hommes_;

mentre, se la scoperta di una semplice proficua verità (nel modo che

l'ho io rimarcato in altro luogo, Ved. _l'annot. 47_ al T. I. delle

_Not. Camp. p. 130_) fece trascinare crudelmente l'impareggiabile

Galilei nella cadente età di settant'anni entro le orride carceri del

feroce _S. Uffizio_, quali tormenti laceranti non dovrebbe mai

aspettarsi colui che tutte si cimentasse a rivelarle? È ben vero però

che se un novello Galilei oggi risorgesse fra i viventi ad istruirci di

qualche altra scoperta egualmente sublime, positiva, e interessante di

quella che due secoli avanti l'ammirabile filosofo Toscano trasmise alla

posterità non avrebbe certamente adeguato soggetto di paventare una

procedura sì strana, e sì spietata; ma egli dovrebbe essere d'altronde

presso che certo di attirarsi _religiosamente_, senza traccia di

rifugio, l'odio inesorabile de' fanatici, degli ignoranti, e de' più

creduli Settarj i quali tutti d'accordo col versetto 12 del Cap. X, di

Josuè alla mano, sfuggire non lascerebbero l'opportuno incontro di

perseguitarlo come apostata, e deciso contraddittore delle Scritture;

siccome appunto mirasi da questi di continuo brutalmente inferocire

contro quei genj, che diretti delle più assidue e profonde meditazioni,

tentano di estrarre delle cose ostensibili alle umane cognizioni, ciò

che possono le medesime racchiudere di vero, di proficuo, e di

essenziale per la specie dell'uomo.

Sebbene che da quanto l'esperienza medesima ci contesta, niuno essere

umano sulla terra sia veramente interessato a perpetuare l'errore, il

quale tosto, o tardi trovasi costretto di cedere alla verità, giacchè

come lo pensa _Agostino_; _occultari potest ad tempus veritas, vinci non

potest_, pure, nulla di meno, il fatto concorre a dimostrarci per altra

parte, che molti con ogni possibile sforzo, lo tentarono sovente, ma

indarno, poichè la menzogna, non ha che un tempo assai rapido, e

perentorio; e che la verità solo è capace di resistere, al torrente

impetuoso de' secoli, sopravvivere ad ogni età del mondo, e sempre

intatta conservarsi dall'infezione letale di quella sua implacabile

nemica, indefessamente occupata dalla sua corruzione, del suo

sterminio (169).

E chi mai fra tutte le nazioni dell'universo potrebbe ciò autenticare

con una convinzione più esplicita, e più chiara di quella che sentire

dovrebbe le prosapia d'Israel di nostra età? Se una gran parte di quelle

pervenne a fruire per qualche breve istante de' solidi perenni vantaggi

che risultano da questa verità; se i Greci hanno motivo sufficiente di

vantare i loro _Aristidi_, e i loro _Socrati_, che sì perfidamente

ricompensarono; se i loro _Ciceroni_, e i loro _Augusti_ orgogliosi

rammentano i Latini, con quante più imponenti ragioni dee felicitarsi,

ed esultare il popolo ebreo dell'aureo secolo di _Napoleone_ il

_Grande_, che in tante guise differenti degna fargliene gustare i

salutari ammirabili effetti? I tempi avventurosi degli _Alessandri_,

ecco il trionfo de' Macedoni, l'età felice de' _Marc'Aurelj_, ecco il

fasto de' Romani, l'epoca eternamente memorabile dell'esemplare,

_Gallo-Italo Monarca_, ecco la gloria nostra; ma noi poco interessati,

od anche indifferenti a conservarla per nostro indelebile conforto,

l'orgoglio, l'ignoranza, e il fanatismo ci rimergono pur troppo nel

vortice immenso delle tenebre, senza speranza di liberarcene giammai, nè

di vederle in alcun tempo rischiarate.

Quale forsennato pensiero, può mai trasportare un'ente ragionevole a

rinunziare di proposito deliberato all'intero possesso del maggiore de'

beni, che gli offre l'eterna previdenza, quale sarebbe quello, s'egli lo

conoscesse di restituirlo al pristino culto eccelso de' suoi avi, e ad

un tempo medesimo purificare i suoi costumi, e illuminare la sua

ragione? E che; tutte le magnanime cure paterne che all'Augusto

benefattore d'Israel piacque di richiamare in favore di questo popolo,

non tendono esse forse onninamente a questo provvido edificante disegno?

Quelle forse non sono che attualmente porgono ad esso i mezzi i più

pronti, e i più sicuri, onde possa egli pervenire, senza ostacolo, alla

meta felice di tutte le sue intense brame? E quale individuo fra voi

supporre in verun modo si potrebbe a tal'eccesso folle o ingrato, fino a

rigettarli, o ad esserne insensibile? O figli dell'abbandonata Sionne!

Non vi accorgete voi forse, che sotto l'apparente opera umana

l'ineffabile consiglio di un Dio prodigiosamente si asconde? L'alto

sonante gloria, di cui l'eco universale fastosamente contraddistingue

sopra la terra ogni azione, ogni gesto, qualunque impresa di NAPOLEONE

l'incomparabile, non indica esse un parziale favore dell'Essere Supremo,

non dimostravi l'effetto immediato del suo braccio onnipossente; non vi

annunzia esse con evidenza che l'organo assoluto della volontà di un

Dio, Cesare divenne, della cui profonda saggezza ei si prevale per

punire i malvaggi, ricompensare i giusti, proteggere gl'innocenti,

sollevare gli oppressi? Or in seguito di ciò, chi non vedrebbe, che

mostrandoci recelcitranti alle auguste disposizioni del nostro _Ciro_,

sì bene affetto al Creatore, sarebbe la cosa medesima che mostrarci

ribelli all'eterna volontà di Dio stesso?

Cessiamo per tanto di più lungamente tormentarci per ridicole chimere di

nostra sovvertita immaginazione, rispettosi adorando nell'opera terrena

gli arcani profondi del Superno abitatore de' Cieli, che con un mezzo sì

eccelso e sì potente degna oggi rinnovare quegli antichi favori medesimi

de' quali furono gli avi nostri un giorno profusamente colmati; e vuole

renderci ad un tempo convinti, che da noi soli dipende unicamente lo

spezzare que' terribili ceppi degradanti che i nostri smarrimenti

decorsi avevano in tante fogge costruiti a nostro perpetuo danno

irreparabile; egli è per questa unica via che noi possiamo pervenire a

meritarli, e ad elevarci (se oso dirlo) alla sublime cognizione del

Culto puro, veridico, ed esimio, che il sommo Dio de' patriarchi esige

dalla posterità dei medesimi; e distinguendo sensibilmente allora la

religione vera, metodica, e sana, dall'apparente, superstiziosa, e

irregolare, noi riconosceremo quali ragguardevoli moltiplici vantaggi

risente dalla prima lo spirito che sa discernerla nel fulgido chiarore

di sua magnificenza, e della sua vera grandezza; vedremo non esservi

solo che quella che possa rischiarare l'intelligenza umana, elevare il

genio al di sopra di se stesso, e farlo, per così dire, lanciare fuori

de' lumi prescritti a tutto ciò che riguarda la natura, o l'indole

umana: è dessa che dilata al grado massimo tutte le sfere; sola ha il

dono di tutto vivificare, in qualunque siasi posizione in cui l'uomo si

ritrovi, purchè abbia per guida la sua fiaccola eterna, può essere con

sicurezza garantito di non deviare giammai dall'ameno retto sentiere di

quella verità sì proficua, e sì essenziale alla sua specie: e così per

ultimo ci ridurremo a convincerci necessariamente per ogni parte, che

non avvi che questa unica eccelsa Religione, capace d'imprimere a tutti

i talenti, così pure che a tutte le virtù il suggello indelebile del

soprannaturale, e del divino, e che a quella solo spetta di creare il

filosofo saggio senza orgoglio, nella guisa che appartiene ad essa

unicamente di formare l'uomo pio senza fanatismo.

Ecco, in una parola, il vero Culto sublime che l'Augusto Rigeneratore

d'Israel esige da questo popolo; ecco la Credenza consolante che i

nostri Belgici fratelli, non ha gran tempo si proposero; e tale è

precisamente la sola edificante Religione che risultare vedremmo con

ammirabili successi dal nostro fissato piano di Riforma, se l'intera

nazione alla solida utilità della quale esso è propriamente rivolto,

potesse giugnere, d'accordo, a sentirne l'urgenza, a calcolarne l'intimo

valore, persuasa restando colli evidente certezza che desso gli offre,

che nè l'essenzialità del vero suo Culto resta lesa da quello, nella

benchè minima sua parte, nè opinare osammo giammai di creare con esso

nuovi principj Teologici, ovvero costruire col suo mezzo nuove basi

religionarie, straniere al suo antico sistema, e sconosciute dalla

medesima fino al presente; ma tutti i nostri sforzi altresì tenderono,

in complesso, a edificare sopra quegli stessi fondamenti radicali, che

secondo l'autenticità indefettibile di una gran parte della specie

umana, furono in origine gettati dalla Divinità medesima; questo è tutto

ciò che può l'essere intelligente promettersi, con qualche esito

probabile sopra la terra; bene convinti d'altronde, pienamente col

sensato _Harrington_ (_Aphor. Polit. Chap. 2. Aphor. 85_) non potere in

verun modo appartenere, nè agli uomini, nè alle nazioni, nè alle Leggi

umane di trarre dal nulla dei principj, o senza questi costruire de'

fondamenti, a meno che non prefiggasi di edificare delle macchine appese

nell'ambiente, ciò che non può, senza delirio, cadere in mente umana. Ma

la condotta però da noi tenuta, relativamente alla Rigenerazione del

Culto Israelitico, troppo in chiari sensi giustifica, non avere quella

per oggetto, che lo stabilimento permanente, e la grandezza luminosa del

solo Codice Mosaico, che fissammo come base fondamentale della vera,

genuina credenza del Popolo d'Israel, e come stabile punto centrale,

dove tuttociò che rapportasi alla mera essenzialità del suo Culto, dee

avere un diretto immediato concorso, riguardando assolutamente tutte le

altre massime, usi, Cerimonie, e Instituzioni, come affatto eterogenee

alla sua eccelsa natura, e indegno onninamente del carattere venerabile

del suo primo fondatore.

Tale fu realmente per se stesso il primario scopo salutare di tutte le

mie ponderate applicazioni decorse fino ad ora, nel modo appunto che

ogni mio più serio, e assiduo riflesso verrà in seguito richiamato a

dimostrare con _Longino_ (_Trat. del Subl. Cap. 29_) a' miei

connazionali non solo; ma a qualunque siasi altro individuo umano, che

l'opifice onnisciente non ha già creato l'uomo per essere un animale

automata, e spregevole, ma esso lo ha collocato in questo vasto

universo, come nel centro di una moltitudine immensa, affine di esservi

spettatore di tutte le cose che vi accadono; esso lo ha introdotto,

dico, in questo gran torneo, come un intrepido atleta; il quale non dee

respirare solo che la gloria quindi è perchè desso ha, per così dire,

scolpito nelle anime nostre un intenso recondito declivio per tuttociò

che apparisce ammirabile, e divino al di là della nostra limitata

percezione; ecco (dottamente aggiugne l'allegato scrittore) ciò che fa

che il mondo intero pare che non basti alla profondità, e all'estensione

di alcuni umani talenti i quali molto sovente oltrepassano i confini

medesimi che gli circondano.

Altro per tanto all'uomo non resta più a fare che esaminare

ponderatamente il circolo della sua propria esistenza, facciasi egli

dunque a considerare attentamente quanto esso in se medesimo racchiude

di magnifico, e di sublime; ed egli allora potrà discernere bentosto

agevolmente per quali piaceri, e per quali oggetti l'Autore Supremo

della natura lo destinò sopra la terra.

_Fine del Tomo Primo._

(165) Alcuni filosofi del secolo ritrovano straordinario di vedere che

la Divinità, seguitando la tradizione, siasi rivelata di una maniera sì

poco uniforme nelle diverse regioni del nostro globo, che in proposito

di religione gli uomini si riguardano gli uni gli altri cogli occhi

dell'odio, o del disprezzo (ved. _annot._ 97.), ciò che rende i fautori

delle differenti sette mutuamente reprensibili: i misteri i più

rispettati in una Religione, sono altrettanti oggetti di scherno per un

altra. Dio avendo tanto fatto (aggiungono essi) di rivelarsi egli

uomini, avrebbe almeno dovuto loro parlare una medesima lingua,

dispensando a tutti così il loro debole spirito della molesta confusione

di ricercare quale può essere la religione emanata veramente da esso

lui, e quale è il Culto il più grato, alla sua eterna volontà, ed il più

accetto alla sua Divina ineffabile Onnipotenza.

(166) Quasi tutti i popoli dell'universo hanno adorato Dio, come fu da

noi accennato altrove sotto varie appellazioni differenti; ogni nazione

gli ha dato de' nomi, e degli attributi particolari, ma questi Dei, di

cui la moltitudine è incalcolabile, sieno quanto si vuole inorpellati,

essi rassomigliano tutti o al Dio del filosofo, o al Dio del popolo. Il

Dio del filosofo e stato in ogni tempo il primo, e il più perfetto degli

Esseri, l'anima della natura. Infatti v'ha egli qualche cose di più

energico, e di più sublime in tutto ciò che i Metafisici, ed i Teologi

di ogni secolo hanno detto dell'Essere Supremo dell'inscrizione

ritrovata incisa sopra una statua di _Osiris_ nell'alto Egitto? _Io sono

tutto ciò che è stato, ciò ch'è, e ciò che sarà, e non avvi un mortale

capace di allontanare il folto velo che mi asconde agli sguardi peribili

de' viventi_. Il Dio del Volgo fu sempre un essere superiore all'uomo

suscettibile delle medesime passioni, ma infinitamente più potente di

noi. Tutte le Religioni che conosciamo non sono che un risultato più o

meno avventuroso della filosofia, confuso con alcuni pregiudizj

nazionali. I pregiudizj ne sono stati ora la base, or la conseguenza, ed

ora lo scopo; più sovente forse l'immagine, o il velo.

(167) Ma siccome o più oggi non trovasi fra noi chi abbia coraggio

sufficiente di cimentarsi ad illuminare i suoi simili, o se alcuno, per

accidente, ve n'ha, questi non si ascolta, si disprezza, e non si cura,

ne viene che gli uomini restano così miseramente abbandonati alla loro

natìa ignoranza, vittime delle chimere di cui la tradizione è una

sorgente feconda, e inesauribile; la loro cecità in tale stato diviene

tanto più forte, ch'essi sembrano odiare la ragione e pare che temino di

essere illuminati: così Cicerone dice, che la filosofia si contenta di

pochi giudici, ch'essa odia il volgo, e che n'è odiata, e riguardata

come sospetta e nemica, aggiugnendo che coloro i quali la condannano, e

la disprezzano si attraggono l'approvazione dalla moltitudine: _Est enim

Philosophia paucis contenta judicibus, multitudinem consulto ipsa

fugiens, eique ipsi et suspecta et invisa, ut vel si quis universam

velit vituperare, secundo id populo possit facere_. _Tuscul. II. fol.

254._

(168) In tutte le età non si può senza un pericolo eminente, e

inevitabile allontanarsi da' suoi pregiudizi, che l'opinione avea

renduti sacri; nè fu in alcun modo permesso di fare delle utili scoperte

in verun genere; tutto ciò che gli uomini illuminati hanno potuto fare

ad un tale riguardo è stato di parlare in termini coperti, e palliati, e

sovente con una vile compiacenza, alleare vergognosamente ancora la

menzogna alla verità. Molti ebbero una doppia dottrina l'una pubblica, e

l'altra occulta, la chiave di quest'ultima essendosi perduta, i loro

sentimenti genuini divengono per lo più inintelligibili, e per

conseguenza inutili per noi.

Or come dunque i filosofi moderni a' quali, sotto pena di essere

perseguitati della maniera la più crudele, si gridava di rinunziare alla

ragione per sottometterla a' prestigj del fanatismo; come, dico, uomini

sì fattamente illaqueati avrebbero essi mai potuto dare un libero

slancio al loro genio, perfezionare la ragione, accelerare la marcia

dello spirito umano? Non fu che tremando, che i più grandi uomini del

mondo travvidero la verità, rarissime volle essi ebbero il coraggio di

annunziarla; coloro che hanno osato di farlo, sono stati severamente

puniti della loro temerità; merce la superstizione non fu giammai

permesso di fare uso del proprio pensiere, o di combattere i pregiudizj

de' quali fu l'uomo in ogni tempo la vittima, o lo scherno.

(169) La menzogna serve poco, dice Seneca (_Lett. 79. T 2._); il

colorito superficiale di un ornato esterno, non ne impone che molto

debolmente a poche persone senza esperienza, e senza talenti. La verità

in ogni parte, e sotto qualunque siasi aspetto che riguardare si voglia,

è sempre la stessa; la falsità non ha consistenza, la menzogna è

trasparente, e per poco che vi si attenda facile riesce di riguardarne

attraverso, dimostrarne il pericolo al mondo, e smascherarla.

Nota di trascrizione

Questa trascrizione è stata preparata sulla base di quella che per lungo

tempo è stata ritenuta l'unica copia superstite del libro, conservata

alla Biblioteca Universitaria di Francoforte. Le immagini di questo

esemplare sono disponibili all'indirizzo

http://sammlungen.ub.uni-frankfurt.de/freimann/content/titleinfo/407990.

L'esemplare di Francoforte è rilegato insieme al manifesto che annuncia

l'opera, qui trascritto in testa; principalmente il manifesto ed in

minima parte il testo contengono annotazioni e correzioni probabilmente

autografe dell'autore. In questa trascrizione si riproduce solo il

paragrafo manoscritto che segue il manifesto, che racconta della

distruzione dell'edizione, e si omettono le correzioni proposte, non

tutte leggibili, e non sostanziali, fatta eccezione per Giudici → Josuè

a p. 287.

Una ulteriore copia di riferimento, senza il manifesto, è quella

dell'Università della California, digitalizzata da Google. La

riproduzione è disponibile all'indirizzo

https://books.google.com/books?id=j-s7AQAAMAAJ.

L'ortografia, l'accentazione e la punteggiatura originale del testo sono

state mantenute fedelmente, anche in presenza di varianti arbitrarie

degli stessi termini (p. es. _pensiere_/_pensiero_), di punteggiatura

incostante e di sintassi astrusa.

In particolare gli apostrofi dopo l'articolo _un'_ seguito da vocale,

che non sebrano seguire la regola del genere del sostantivo successivo,

sono stati mantenuti ove presenti ed omessi ove mancanti. Similmente il

pronome _qual_ seguito da vocale a volte compare senza apostrofo. Il

testo inoltre usa spesso ma non costantemente il pronome _li_ per la

terza persona singolare, e _gli_ per la terza plurale.

Refusi ovvi e banali, come accenti e apostrofi superflui o mancanti,

lettere mancanti, _u_ ed _n_ capovolte, punteggiatura non allineata alla

riga, sillabe ripetute nella spezzatura a capo delle parole, puntini

mancanti nelle abbreviazioni, punti e virgola evidentemente al posto di

virgole, corsivi mancanti nelle citazioni, ecc., sono stati corretti

senza ulteriore commento. Così pure sono state aggiunte le _yod_

dimenticate nella parola בית.

Progetto filosofico di una completa riforma del culto e dell'educazione politico-morale del popolo ebreo, Tomo I · 第 22 / 23 段