la resurrezione de' corpi dopo le morte, e l'esistenza degli angeli, e
con più forti ragioni si sarebbero scherniti di quella bizzarra opinione
sostenuta dal _Ben Dior_ (Vedi _Sefer Jezirah_, ovvero _libro della
creazione_) quali era quella, di sostenere che ogni patriarca,
cominciando da Adamo, avesse un Angelo per suo inseparabile sorvegliante
o precettore (130). Essai opinavano che non può esistere giammai altra
essenza incorporea, o spirituale fuori che Dio, e che que' dati esseri
che noi chiamiamo col nome di _Angeli_, non si debbono intendere che
sotto il carattere di altrettante _virtù_, che marcano assolutamente la
volontà, e la possanza infinita dell'Essere Supremo, od anche
accessoriamente i mezzi da esso lui impiegati per la pronta
indefettibile esecuzione de' suoi eterni Decreti.
Tali sono i principj generali de' Saducei, relativamente alla Religione
che professavano; e se da quelli prescindendo gettare vorremmo uno
sguardo sulla loro morale, e su' loro costumi, noi ritroveremmo non meno
gli uni che l'altra irreprensibili ad ogni esperimento; le azioni de'
medesimi alla verità non ismentivano il nome che portavano צדיק (Tzadik)
_giusto_ צדק (Tzedek) _Rettitudine_: i Saducei procedenti, come
osservammo, da צדוק Tzadok facevano professione di una integrità
esemplare, e di una giustizia edificante; elogio che loro venne
generalmente compartito da tutti i più austeri critici dell'antichità,
che non gli hanno d'altronde risparmiati, allorquando trattavasi
d'inveire contro le loro cerimonie insopportabili, o condannare le
assurde interpretazioni ch'essi davano al Pentateuco di Mosè, non meno
che a tutti gli altri libri della Scrittura.
Ma de' Saducei, e della loro Setta avendone parlato quanto era
sufficiente a farcela conoscere, ora passiamo a ragionare degli _Esseni_
de' quali si è cotanto decantata la virtù, e l'inusitata rigidezza de'
costumi.
_Filone_ ha distinto due ordini di _Esseni_ (_Phil. de vitae contemp._);
gli uni si attaccavano alla pratica, e gli altri, che si nominano
_Terapeuti_, alla contemplazione: questi ultimi erano così pure della
setta degli Esseni; Filone dandone loro il nome, non gli distingue dal
primo ramo di quella Setta, se non se da qualche grado di perfezione.
Gli Esseni erano precisamente ciò che i viaggiatori ci descrivono essere
i _Dunkari_ nella Pensilvania, cioè, una specie di religiosi, benchè la
maggior parte di essi fosse ammogliata, il Celibato essendo in orrore
massimo a quei tempi, siccome l'ho io dimostrato altrove (Vedi le annot.
66 e 119, del T. II. alle _Not. Camp. p. 23 e 180_) anche presso le
persone consecrate al servizio dell'altare; volontariamente assoggettati
alle più austere prescrizioni, vivendo tutti in comune per lo più fra
gli eremi deserti, distribuendo il loro ozio quotidiano fra la
preghiera, e la fatica, avendo interamente proscritto dal loro consorzio
qualunque sentimento di disparità, o di preferenza, siccome ancora ogni
ambizioso disegno di proprietà; schivavano l'incontro del resto degli
uomini, non comunicando che solo con coloro che riconoscevano aderenti
alla loro Setta, ed uniformi ne' costumi, poichè siccome quelli
reputavano la loro religione più sana, e più elevata di quella degli
altri uomini, quindi è perchè dessi sfuggivano qualunque specie di
relazione coi medesimi, così è, dice _Bayle_, che la fierezza segue per
l'ordinario le devozioni particolari; egli è di tali Settarj che
_Plinio_ il naturalista, e _Solim_ dissero _Gens aeterna, in qua nemo
nascitur_. (_Hier. Lib. V. Cap. 17 et Sol. Cap. 35._ _p. 47_) falsamente
supponendoli d'accordo proclivi al Celibato.
In quanto poi all'origine degli Esseni, moltiplici, e divise, al solito,
sono le opinioni degli antichi, non meno che de' recenti scrittori: R.
Abram Zachut (nel suo più volte citato _Juhassim_) assegna loro per
padre, e fondatore _Judah Galilei_; alcuni, ed _Epifanio_, e _Petit_ fra
questi, gli annoverano fra gli eretici _Samaritani_ (de' quali sarà da
noi fatta in seguito rapida menzione); essi gli appellano _Jesseni_,
immaginando erroneamente, che avessero quelli preso questo nome da
_Jesse_ padre di David. Fuller ha creduto _Miscell. Sacr. Lib. IV. Cap.
IV. p. 2392_) che gli Esseni fossero gli stessi dei Baitosei, perchè
questo vocabolo significa _Casa di guariti_, nome che conviene alle
persone che si distinguono col carattere di _Terapeuti_, cioè a dire,
_Medici_ benchè in seguito questo autore variasse di opinione. _Nilo_
unitamente a vari critici moderni, gli vuole discendenti da _Jonadab_
(_Ascet. Cap. 3_). I cristiani poi abbagliati delle austere
mortificazioni di questi Settarj, hanno tentato di toglierli agli ebrei,
e di farne degli eremiti, o i primi frati del vangelo (131); ed Eusebio
ha loro conferito il cristianesimo, così straniero ad essi, quanto dovea
esserlo a _Pitagora_, che ridicolmente alcuni pretesero di fare
Carmelitano (132). Essi compariscono nell'Istoria di Flavio sotto
_Antigono_, poichè fu allora che si vide (per quanto esso ci dice Lib.
III. Cap. XII) quel Profeta Esseno nominato _Iudah_, il quale avea
predetto che Antigono sarebbe ucciso un tale dato giorno nella _Torre di
Straton_; e infatti Antigono è stato ucciso, quel giorno stesso
vaticinato, in un luogo che chiamavasi la _Torre di Straton_; era con sì
fatte predizioni, che gli Esseni, ei Terapeuti si distinguevano nel
mondo.
Quante disparate contraddittorie opinioni, senza esservene forse una
sola giustamente fondata. Malgrado però che dobbiamo sempre confessare
di non riconoscere nel suo vero fondo la vera origine primitiva di
questa Setta, la congettura di _Drusio_ riportata dal _Basnage_ (_Hist.
des Juifs. T. 1. Lib. 2. Cap. 12_) sembra la più verosimile, e la meno
prossima all'errore di tutte quante ritroviamo noi prodotte fino al
presente.
Questo autore dunque asserisce, che gli Esseni sono quelli i quali
essendo perseguitati da _Ircano_ si ritirarono ne' Deserti, e che la
necessità gli astrinse allora ad accostumarsi ad un genere di vita molto
austero ed in cui essi perseverarono in seguito arbitrariamente; e tale
rigoroso sistema di vita si è sempre creduto da varj Autori che fosse
loro comune co' già menzionati Terapeuti, sebbene questa opinione sia da
molti altri contrastata, colla differenza però che quelli si dividevano
in molte società diverse, che diramavansi senza però fissare un
domicilio permanente, quando gli ultimi, al contrario, erano tutti
concentrati nell'Egitto, per quanto narra, _Filone_ il quale vivea fra
di essi, dediti sempre alla campagna, come un soggiorno più ovvio alla
meditazione, e più omogeneo alla vita comtemplativa che conducevano.
Per quanto riguarda la religione professata da tali Settarj, essa era
limitata a livello dei loro bisogni, ma altrettanto severa del pari che
i loro costumi, essi avevano un profondo rispetto per la Divinità, alla
quale attribuivano un potere assoluto, e illimitato sopra tutti gli
avvenimenti mondani, sostenendo fermamente che niente si opera
nell'universo, se non se coll'immediata influenza de' suoi eterni
Consigli: il Sole era da' medesimi considerato come una delle più
stupende produzioni tratte del suo braccio onnipossente (133). _Flavio_
(_De_ _Bel. Iud. Lib. II. C. 7_), e vari altri suppongono che essi
davano tutto al destino, ma questi medesimi autori gli hanno in seguito
giustificati aducendo che tanto gli Esseni quanto i Terapeuti
intendevano per destino la provvidenza, che dirige tutte le creature
conformemente alle loro intime affezioni, e che non impone giammai
alcuna necessità all'uomo, nè attenta in verun modo alla sua propria
libertà. Gli Esseni onoravano Mosè come il primo Legislatore, erano
molto attaccati alla Scrittura, e rigettavano interamente le tradizioni;
essi sostenevano l'Immortalità dell'anima umana contro i Saducei, benchè
questo dogma venisse in seguito alterato da false interpretazioni, come
si può espressamente rimarcarlo in Flavio (idem), ed in Porfirio. (_apud
Civil. contr. Iul. L. IV. p. 7_) pretendendo erroneamente che le
medesime non discendevano da un aria molto sottile ne' corpi, se non se
perchè desse vi erano attirate da un certo incanto naturale che
concepire giammai noi non possiamo.
Ma lasciamo pure gli Esseni, e i Terapeuti colle loro frenesìe
religiose, ed entriamo ad esaminare i _Farisei_, presso i quali ne
ritroveremo forse delle altre non meno pericolose che stravaganti.
(124) Coloro che dell'indole umana formarono la prima base delle loro
filosofiche applicazioni, possono avere rimarcato come lo spirito nostro
suole più agevolmente attaccarsi alla rappresentazione fisica di una
cosa, di ciò che sia all'indagine di essa, ovvero alla semplice
narrazione che può essercene fatta; questa opinione è autorizzata
dall'esperienza, essa è quella parimente dell'ameno poeta Orazio _De
Arte Poet. v. 180_.
_Segnius irritant animos demissa per aures,_
_Quam quae sunt oculis commissa fidelibus._
(125) Molti scrittori, d'altronde accreditati, hanno asseverantemente
sostenuto, che Sadok e Baithos, entrambi discepoli di Antigono, avessero
fondata ciascuno di essi una Setta differente; ma coloro che in sì fatta
guisa opinarono, sembrami che si sieno materialmente ingannati; la Setta
dei Saducei, e quella de' Baithosei altro infatti non erano insieme che
una sola, e medesima Setta disegnata ora sotto il nome dell'uno, ora
sotto quello dell'altro; ma Zadok essendo più ardente del suo Collega a
sostenere il partito che dessi aveano formato, il di lui nome (come lo
rimarca _Bayle T. III, p. 2510._) servì sovente più di quello di Baithos
a distinguere i fautori di questa Setta.
Non per tanto si adduce da taluni un altra efficace ragione di simile
preferenza, voluta da tali Settatori di essere chiamati Saducei in vece
di _Baithosei_ (Vedi _Scalig. Elench. Trihaer et Sim. Hist. Crit. du
Vieux Test._) ed è che siccome Baithos, secondo quello che asseriscono i
Rabbini, era bastardo, temevano che questa macchia poco onorifica, non
dovesse attirare sopra dei medesimi qualche spiacevole improperio dalla
parte de' loro inesorabili avversari; tanto questa uniformità della
quale parliamo è per se stessa indubitabile, quanto che non avvi alcuno
il quale abbia potuto scuoprire giammai in quale punto i Saducei si
differenziassero da' Baithosei; Il celebre _Maimonide_ (_Comment. in
Pirkè Avoth, apud Willeme. Dissert. de Saduc. p. 8_) espone in chiari
sensi, che questi non erano che due nomi significanti una sola, e
medesima cosa; benchè molti Rabbini, e vari Critici ancora sieno in
simile assunto intieramente discordi; così lo pensano egualmente molti
altri accreditati scrittori ebrei de' tempi a noi più recenti.
(126) Per altro, non mi sembra inutile quì di avvertire, che sebbene,
per quanto apparisca da varj monumenti antichi, i Saducei non
ammettessero fra tutti que' libri, che riguardare dobbiamo propriamente
canonici, che il solo Pentateuco di Mosè; non per tanto anche di questo
sopprimevano molti passaggi, e ciò che di peggio si è, senza mai addurre
niun motivo efficace, e convincente di tutte quelle abrogazioni che male
a proposito si permettevano di fare confusamente in detti Libri.
(127) Varie, e contraddittorie sono le opinioni che si agitano fra i
filosofi relativamente al destino; gli uni credono che il destino sia
una cosa divina; gli altri lo riguardano un effetto meramente naturale;
fra i primi si possono annoverare _Platone_, _Zenone_, _Crisippo_,
_Aristotile_, _Seneca_, _Eraclito_, _Pitagora_, e pochi altri; fra gli
ultimi sono _Manilio_, _Empedocle_, _Democrito_, _Parmenide_,
_Leucippo_, e varj altri, che quì non giova riportare. Ma sieno quanto
si vuole disparate le loro idee, essi d'altronde sono tutti
concordemente univoci ad esclamare altamente col _Manilio_:
_Fata regunt orbem, certa stant omnia lege,_
_Largaque per certos signantur tempora cursus,_
_Nascentes morimur finisque, ab origine pendet._
(ved. l'annot. seg.)
(128) _Epicuro_, e _Cicerone_ incessantemente ripetono d'accordo che:
_anilis plenum superstitionis fati nomen_. Infatti non è egli il più
nero attentato, che si possa commettere contro la libertà delle umane
azioni, ammettendo una necessità fortuita che tutta la distrugge, senza
ritegno? Se lo spirito nostro (come lo riflette dottamente _Gassendi
Philos. T. VII. Lib. III. Cap. 2. pag. 635._) nello stato in cui si
trova, fosse condotto dal destino, e che destituito di libertà, esso
facesse tutto mediante una necessità costante e inevitabile, la maniera,
e la condotta ordinaria della vita umana perirebbero con essa, ed
inutile si renderebbe ogni specie di soccorso. Laonde qualunque cosa che
deliberata fosse dall'uomo, non succederà se non se ciò che sarà stato
decretato dal destino, così la prudenza sarà un nome vano, lo studio
della saggezza inutile, e tutti i Legislatori saranno ridicoli, o
tiranni, perchè comandano delle cose, che o noi non dobbiamo fare
assolutamente, o che noi non possiamo fare in veruna maniera; il vizio,
e la virtù non sarebbero che due chimere, così niuno meriterebbe una
ricompensa per le azioni morigerate, nè gastigo per le sue colpe;
finalmente tutte le cose andando in forza di una necessità inevitabile,
indarno farebbe l'uomo voti, o preghiere: egli non sarebbe se non se ciò
che vuole il destino a cui egli fosse assoggettato.
(129) _Ved Pirk. Av. Cap. 1. N. 3_. e _Mannon Comm. in Pir. Av p. 25
Cap. 1._
Dee recare bene sorprese massima tale adottata da un capo Settario, il
quale vivea sotto l'antica economia; poichè, come lo rimarca un dotto
(_Des opin. Philosoph. T. II. p. 209._) la legge permetteva non solo le
ricompense, ma essa parlava sovente di una felicità temporale che dovea
seguire sempre la virtù. Benchè fosse difficile di divenire
contemplativo in una religione sì carnale, nulla di meno Antigono lo
divenne: e chi avrebbe potuto mai seguirlo in una si alta elevazione?
Zadok l'uno de' suoi discepoli che non ha potuto determinarsi, nè ad
abbandonare interamente il suo maestro, nè gustare la di lui teologia
mistica, dette un'altro senso alla di lui massima, e conchiuse da ciò
che non vi era nè pene, nè ricompense dopo la morte. Esso divenne il
padre de' Saducei i quali trassero da lui, come testè osservato abbiamo,
il nome della loro Setta, il loro Dogma, ed i loro principj Teologici.
(130) Il _Cuzarì_, unito a' _Cabalisti_, dice che Adamo avea un padre il
quale servivagli anche da precettore, e questi era l'angelo _Gaziel_; il
medesimo fece dono al suo discepolo di un libro in cui erano racchiusi
tutti i più alti misteri di una scienza sublime, di cui è perlato
diffusamente nel _Zohar_. E coloro che fanno professione di sottigliezze
cabalistiche, assicurano che ogni simile patriarca dell'Israelismo, ha
avuto un'angelo per protettore che l'istruiva di tutte le più
interessanti, ed arcane cognizioni, nel tempo che lo difendeva da ogni
sinistro avvenimento. Shem per esempio, ebbe, secondo essi, per maestro,
e protettore l'angelo _Jofiel_; Abramo _Jsedekiel_; Isaak _Raffael_;
Jacob, _Peliel_; Josef _Gabriel_; Mosè _Metrathon_, David _Cerviel_ che
lo soccorse ad uccidere Golia: (ved. il citato _Bendior_.)
Non v'ha certamente quanto i Cabalisti, che si sieno segnalati con
entusiastico ardire ad inventare de' nomi differenti, che loro è
piaciuto di appropriate ad un immensa quantità di angeliche
intelligenze; essi sono anche pervenuti e moltiplicarle all'infinito,
col mezzo di non so quali regole chimeriche, o fallaci, quanto si scorge
essere pur oltremodo assurda l'arte della quale parliamo, e da cui
partono. (ved. _C. Agrip. de occul. Philosoph. Lib. III. Cap. 27 pag.
311_, et seg.) È da essi positivamente che noi tenghiamo i nomi
stravaganti di moltissimi altri angeli, così difficili a comprendersi
quanto a pronunziarsi, e che inutile non solo, ma oltremodo pericoloso
riuscirebbe di allegare, giacchè secondo' i cabalisti proferendo i nomi
serafici di quelle beatifiche intelligenze, risultare si vedrebbe
inevitabilmente una morte subitanea, nello stesso momento di
pronunziarli; quindi è appunto perciò, che noi stimiamo conveniente di
astenerci a farne quì particolare menzione.
(131) Questa Setta (come lo rimarca un'illustre antico), che Filone ha
dipinta in un trattato ch'esso ha fatto espressamente, affine di farne
onore alla sua nazione, come i Greci che vantavano la morale, e la
purità de' loro filosofi, è sembrata sì santa che i cristiani hanno ad
essi invidiato la gloria delle loro austerità. I più moderati volendo
togliere assolutamente alla Sinagoga l'onore di averli formati, e
nutriti nel suo seno, hanno almeno sostenuto, ch'essi avevano
abbracciato il Cristianesimo dal momento che S. Marco lo predicò in
Egitto, e che cambiando di religione senza cambiare di vita, essi
divennero i padri, ed i primi istitutori della vita monastica: questo
sentimento è stato parimente sostenuto con calore da _Eusebio_, da _S.
Girolamo_, e dal P. _Montfaucon_. Non è mancato per altro, chi gli
confutasse, e dimostrasse loro l'assurdità di siffatte opinioni.
(132) Alcuni scrittori del secolo passato si fecero inconsideratamente a
sostenere che Pitagora avendo viaggiato nella Giudea, ed essendosi fatto
Esseno, andò a fondare i Terapeuti in Egitto; questo non e già tutto;
essi aggiungono che essendo ritornato in Samos vi si fece Carmelitano,
almeno i Carmelitani stessi ne furono per lungo tempo convinti, e per
quanto ci rapporta _Basnage_ (_Hist. des Juifs L. 3. c. 7._) Essi hanno
sostenuto nell'anno 1682, varie tesi pubbliche in Beziers, nelle quali
pretesero di provare, contro qualunque argomentante, che Pitagora era un
frate del loro ordine.
In proposito di ciò non abbiamo che leggere la lettera dell'Ab. _Faydit_
sul monachismo, ed il Carmelitanismo preteso di Pitagora, e noi vi
troveremo questo filosofo trasformato in Carmelitano: molti scrittori di
quest'ordine lo sostengono tuttavia con calore, senz'altro appoggio che
le vaghe asserzioni di pochi fanatici predecessori: oh fenomeno
inaudito, e strano! Ecco dunque, non saprei per opera di quale
ammirabile prodigio, Pitagora cristiano religioso, e di più dell'ordine
Carmelitano, dieci secoli almeno avanti che il Cristianesimo esistesse
sopra la terra.
(133) A torto alcuni critici hanno imputati gli Essenj, del pari che i
Terapeuti, di essere adoratori del Sole, attesa la somma venerazione
ch'essi aveano per questo luminare, che lo aspettavano con impazienza,
indirizzandoli de' voti per affrettare il suo arrivo; essi non osavano
trattare nè proporre alcun affare fino alla comparsa del medesimo;
temevano di profanare, o denigrare il suo splendore colle impurità che
escono dal corpo, e perciò nel momento di soddisfare a questo bisogno
urgente della natura si occultavano ne' latiboli i più oscuri; ed il
_Porfirio_ ha confermato questo pensiere; ma esso è per altro, smentito
da infiniti esempi i quali provano ad evidenza, che non solo gli Essenj,
e i Terapeuti, ma tutti quelli altresì discendenti dalla prosapia
d'Israel non riconoscevano che un solo Dio a cui unicamente
indirizzavano i loro voti, e le loro preghiere. Ma se gli Esseni fossero
stati ancora predominati da sì fatta superstizione, chiaramente espressa
dagli antichi, essi l'avevano, senza dubbio, presa da' Pagani; poichè
_Esiodo_ assicura che i gentili riguardavano come un grave delitto di
lesa Divinità di rivolgersi alla parte del Sole allorchè soddisfacevano
a' loro bisogni corporali, e questo sentimento rispettoso era
universale, per guanto abbiamo dall'istoria, presso tutti i popoli del
mondo antico.
CAPITOLO XVI.
Continuazione del medesimo soggetto.
L'origine, ed il tempo in cui la setta de' _Farisei_ si è manifestata la
prima volta nel mondo, ci è del tutto sconosciuta; se si prestasse fede
alla tradizione ordinaria, si troverebbe essere stato _Illel_ il suo
primo capo, e fondatore, benchè si faccia, nulladimeno, esistere da
alcuni sotto _Erode_ il grande (_D. Gantz Cronol. p. 83_) frattanto
rimarcasi che i Farisei erano già sufficientemente potenti nel popolo
sotto Alessandro _Janneo_, e lungo tempo avanti Erode: se i Farisei
stessi ascoltiamo, noi gli udiremo altamente esclamare che l'origine
positiva della loro setta parte direttamente dallo stesso Mosè; dalla di
cui bocca i medesimi vantano, e non so sopra quale solida base, di avere
ricevuta la tradizione (134).
Ma piuttosto, che divagare col pensiere intorno delle chimere, che altro
non fanno che rendere più oscure le cose che pretendono rischiarare, io
preferirei meglio di abbandonare l'investigazione dell'origine di questa
Setta, che ricercarlo inutilmente; e siccome i Farisei pretendono
ripetere la loro primitiva derivazione, come si disse, fino da' tempi di
Mosè, poichè è dalla propria sua bocca che quelli vantano di avere
ricevuta la tradizione orale di cui vogliono essere i depositarj, e gli
interpreti, così molti hanno creduto di potere in questo senso
riguardare come farisei tutti gli ebrei de' nostri tempi, eccettuato
però le Sette delle quali abbiamo fino ad or ragionato, se pure
n'esistono ancora.
Che l'inerenza costante per le tradizioni fosse antichissima, non è
certamente da dubitarne, e noi già dimostrammo, parlando dei Caraiti,
che un simile declivio si dee unicamente alle Teologiche accanite
dissenzioni di _Illel_ e di _Sciamaj_, i quali sembra essere stati,
senza dubbio, i primi a dividersi, con qualche strepito, sopra questa
materia. I fautori del partito tradizionale aggiunsero enormemente nuove
austerità oltre quelle già prescritte dalle antiche tradizioni affine di
offuscare lo spirito del popolo, e confondere, ad un tempo, con maggiore
successo, i loro nemici, che opponevano un pertinace contrasto allo
stabilimento delle nuove instituzioni orali; ma siccome la
contraddizione non va presso che mai disgiunta della divozione, così è
che mentre ostentavano essi le più rigide pratiche in proposito di
religione, distruggevano, o erano almeno indifferenti sopra quanto
racchiude in se medesima la Legge di urgente ad osservarsi, e di
essenziale a praticare; ma il popolo sempre facile a condursi, e presso
che impossibile a disingannare, percosso dal loro esteriore
simulatamente mortificato, e stupito dalle apparenze illusorie della
loro fattizia devozione, gli riguardava come persone inspirate, dedite
onninamente al Creatore, ed a quanto v'ha di più sacro nella
creazione (135); orgogliosi degli omaggi striscianti, e degli atti
rispettosi che vedevano prestarglisi dal popolo, inebriati del fastoso
nome che si erano baldanzosamente attribuiti colla tanto vantata loro
antichità, essi disponevano, senza ritegno, dello spirito del giudaismo
a loro capriccio (136); a cui tanto più facilmente rendevano sommesso,
quanto più agevole riusciva loro di sedurlo colla vana pompa che
facevano delle mistiche parabole, e tradizionali allegorie delle quali
accompagnavano l'esteriore contristato, che con fattizia umiltà
prendevano interesse di manifestare agli sguardi ottenebrati degli
uomini (137).