Questi negavano ad un tempo medesimo la spiritualità delle anime umane,

la resurrezione de' corpi dopo le morte, e l'esistenza degli angeli, e

con più forti ragioni si sarebbero scherniti di quella bizzarra opinione

sostenuta dal _Ben Dior_ (Vedi _Sefer Jezirah_, ovvero _libro della

creazione_) quali era quella, di sostenere che ogni patriarca,

cominciando da Adamo, avesse un Angelo per suo inseparabile sorvegliante

o precettore (130). Essai opinavano che non può esistere giammai altra

essenza incorporea, o spirituale fuori che Dio, e che que' dati esseri

che noi chiamiamo col nome di _Angeli_, non si debbono intendere che

sotto il carattere di altrettante _virtù_, che marcano assolutamente la

volontà, e la possanza infinita dell'Essere Supremo, od anche

accessoriamente i mezzi da esso lui impiegati per la pronta

indefettibile esecuzione de' suoi eterni Decreti.

Tali sono i principj generali de' Saducei, relativamente alla Religione

che professavano; e se da quelli prescindendo gettare vorremmo uno

sguardo sulla loro morale, e su' loro costumi, noi ritroveremmo non meno

gli uni che l'altra irreprensibili ad ogni esperimento; le azioni de'

medesimi alla verità non ismentivano il nome che portavano צדיק (Tzadik)

_giusto_ צדק (Tzedek) _Rettitudine_: i Saducei procedenti, come

osservammo, da צדוק Tzadok facevano professione di una integrità

esemplare, e di una giustizia edificante; elogio che loro venne

generalmente compartito da tutti i più austeri critici dell'antichità,

che non gli hanno d'altronde risparmiati, allorquando trattavasi

d'inveire contro le loro cerimonie insopportabili, o condannare le

assurde interpretazioni ch'essi davano al Pentateuco di Mosè, non meno

che a tutti gli altri libri della Scrittura.

Ma de' Saducei, e della loro Setta avendone parlato quanto era

sufficiente a farcela conoscere, ora passiamo a ragionare degli _Esseni_

de' quali si è cotanto decantata la virtù, e l'inusitata rigidezza de'

costumi.

_Filone_ ha distinto due ordini di _Esseni_ (_Phil. de vitae contemp._);

gli uni si attaccavano alla pratica, e gli altri, che si nominano

_Terapeuti_, alla contemplazione: questi ultimi erano così pure della

setta degli Esseni; Filone dandone loro il nome, non gli distingue dal

primo ramo di quella Setta, se non se da qualche grado di perfezione.

Gli Esseni erano precisamente ciò che i viaggiatori ci descrivono essere

i _Dunkari_ nella Pensilvania, cioè, una specie di religiosi, benchè la

maggior parte di essi fosse ammogliata, il Celibato essendo in orrore

massimo a quei tempi, siccome l'ho io dimostrato altrove (Vedi le annot.

66 e 119, del T. II. alle _Not. Camp. p. 23 e 180_) anche presso le

persone consecrate al servizio dell'altare; volontariamente assoggettati

alle più austere prescrizioni, vivendo tutti in comune per lo più fra

gli eremi deserti, distribuendo il loro ozio quotidiano fra la

preghiera, e la fatica, avendo interamente proscritto dal loro consorzio

qualunque sentimento di disparità, o di preferenza, siccome ancora ogni

ambizioso disegno di proprietà; schivavano l'incontro del resto degli

uomini, non comunicando che solo con coloro che riconoscevano aderenti

alla loro Setta, ed uniformi ne' costumi, poichè siccome quelli

reputavano la loro religione più sana, e più elevata di quella degli

altri uomini, quindi è perchè dessi sfuggivano qualunque specie di

relazione coi medesimi, così è, dice _Bayle_, che la fierezza segue per

l'ordinario le devozioni particolari; egli è di tali Settarj che

_Plinio_ il naturalista, e _Solim_ dissero _Gens aeterna, in qua nemo

nascitur_. (_Hier. Lib. V. Cap. 17 et Sol. Cap. 35._ _p. 47_) falsamente

supponendoli d'accordo proclivi al Celibato.

In quanto poi all'origine degli Esseni, moltiplici, e divise, al solito,

sono le opinioni degli antichi, non meno che de' recenti scrittori: R.

Abram Zachut (nel suo più volte citato _Juhassim_) assegna loro per

padre, e fondatore _Judah Galilei_; alcuni, ed _Epifanio_, e _Petit_ fra

questi, gli annoverano fra gli eretici _Samaritani_ (de' quali sarà da

noi fatta in seguito rapida menzione); essi gli appellano _Jesseni_,

immaginando erroneamente, che avessero quelli preso questo nome da

_Jesse_ padre di David. Fuller ha creduto _Miscell. Sacr. Lib. IV. Cap.

IV. p. 2392_) che gli Esseni fossero gli stessi dei Baitosei, perchè

questo vocabolo significa _Casa di guariti_, nome che conviene alle

persone che si distinguono col carattere di _Terapeuti_, cioè a dire,

_Medici_ benchè in seguito questo autore variasse di opinione. _Nilo_

unitamente a vari critici moderni, gli vuole discendenti da _Jonadab_

(_Ascet. Cap. 3_). I cristiani poi abbagliati delle austere

mortificazioni di questi Settarj, hanno tentato di toglierli agli ebrei,

e di farne degli eremiti, o i primi frati del vangelo (131); ed Eusebio

ha loro conferito il cristianesimo, così straniero ad essi, quanto dovea

esserlo a _Pitagora_, che ridicolmente alcuni pretesero di fare

Carmelitano (132). Essi compariscono nell'Istoria di Flavio sotto

_Antigono_, poichè fu allora che si vide (per quanto esso ci dice Lib.

III. Cap. XII) quel Profeta Esseno nominato _Iudah_, il quale avea

predetto che Antigono sarebbe ucciso un tale dato giorno nella _Torre di

Straton_; e infatti Antigono è stato ucciso, quel giorno stesso

vaticinato, in un luogo che chiamavasi la _Torre di Straton_; era con sì

fatte predizioni, che gli Esseni, ei Terapeuti si distinguevano nel

mondo.

Quante disparate contraddittorie opinioni, senza esservene forse una

sola giustamente fondata. Malgrado però che dobbiamo sempre confessare

di non riconoscere nel suo vero fondo la vera origine primitiva di

questa Setta, la congettura di _Drusio_ riportata dal _Basnage_ (_Hist.

des Juifs. T. 1. Lib. 2. Cap. 12_) sembra la più verosimile, e la meno

prossima all'errore di tutte quante ritroviamo noi prodotte fino al

presente.

Questo autore dunque asserisce, che gli Esseni sono quelli i quali

essendo perseguitati da _Ircano_ si ritirarono ne' Deserti, e che la

necessità gli astrinse allora ad accostumarsi ad un genere di vita molto

austero ed in cui essi perseverarono in seguito arbitrariamente; e tale

rigoroso sistema di vita si è sempre creduto da varj Autori che fosse

loro comune co' già menzionati Terapeuti, sebbene questa opinione sia da

molti altri contrastata, colla differenza però che quelli si dividevano

in molte società diverse, che diramavansi senza però fissare un

domicilio permanente, quando gli ultimi, al contrario, erano tutti

concentrati nell'Egitto, per quanto narra, _Filone_ il quale vivea fra

di essi, dediti sempre alla campagna, come un soggiorno più ovvio alla

meditazione, e più omogeneo alla vita comtemplativa che conducevano.

Per quanto riguarda la religione professata da tali Settarj, essa era

limitata a livello dei loro bisogni, ma altrettanto severa del pari che

i loro costumi, essi avevano un profondo rispetto per la Divinità, alla

quale attribuivano un potere assoluto, e illimitato sopra tutti gli

avvenimenti mondani, sostenendo fermamente che niente si opera

nell'universo, se non se coll'immediata influenza de' suoi eterni

Consigli: il Sole era da' medesimi considerato come una delle più

stupende produzioni tratte del suo braccio onnipossente (133). _Flavio_

(_De_ _Bel. Iud. Lib. II. C. 7_), e vari altri suppongono che essi

davano tutto al destino, ma questi medesimi autori gli hanno in seguito

giustificati aducendo che tanto gli Esseni quanto i Terapeuti

intendevano per destino la provvidenza, che dirige tutte le creature

conformemente alle loro intime affezioni, e che non impone giammai

alcuna necessità all'uomo, nè attenta in verun modo alla sua propria

libertà. Gli Esseni onoravano Mosè come il primo Legislatore, erano

molto attaccati alla Scrittura, e rigettavano interamente le tradizioni;

essi sostenevano l'Immortalità dell'anima umana contro i Saducei, benchè

questo dogma venisse in seguito alterato da false interpretazioni, come

si può espressamente rimarcarlo in Flavio (idem), ed in Porfirio. (_apud

Civil. contr. Iul. L. IV. p. 7_) pretendendo erroneamente che le

medesime non discendevano da un aria molto sottile ne' corpi, se non se

perchè desse vi erano attirate da un certo incanto naturale che

concepire giammai noi non possiamo.

Ma lasciamo pure gli Esseni, e i Terapeuti colle loro frenesìe

religiose, ed entriamo ad esaminare i _Farisei_, presso i quali ne

ritroveremo forse delle altre non meno pericolose che stravaganti.

(124) Coloro che dell'indole umana formarono la prima base delle loro

filosofiche applicazioni, possono avere rimarcato come lo spirito nostro

suole più agevolmente attaccarsi alla rappresentazione fisica di una

cosa, di ciò che sia all'indagine di essa, ovvero alla semplice

narrazione che può essercene fatta; questa opinione è autorizzata

dall'esperienza, essa è quella parimente dell'ameno poeta Orazio _De

Arte Poet. v. 180_.

_Segnius irritant animos demissa per aures,_

_Quam quae sunt oculis commissa fidelibus._

(125) Molti scrittori, d'altronde accreditati, hanno asseverantemente

sostenuto, che Sadok e Baithos, entrambi discepoli di Antigono, avessero

fondata ciascuno di essi una Setta differente; ma coloro che in sì fatta

guisa opinarono, sembrami che si sieno materialmente ingannati; la Setta

dei Saducei, e quella de' Baithosei altro infatti non erano insieme che

una sola, e medesima Setta disegnata ora sotto il nome dell'uno, ora

sotto quello dell'altro; ma Zadok essendo più ardente del suo Collega a

sostenere il partito che dessi aveano formato, il di lui nome (come lo

rimarca _Bayle T. III, p. 2510._) servì sovente più di quello di Baithos

a distinguere i fautori di questa Setta.

Non per tanto si adduce da taluni un altra efficace ragione di simile

preferenza, voluta da tali Settatori di essere chiamati Saducei in vece

di _Baithosei_ (Vedi _Scalig. Elench. Trihaer et Sim. Hist. Crit. du

Vieux Test._) ed è che siccome Baithos, secondo quello che asseriscono i

Rabbini, era bastardo, temevano che questa macchia poco onorifica, non

dovesse attirare sopra dei medesimi qualche spiacevole improperio dalla

parte de' loro inesorabili avversari; tanto questa uniformità della

quale parliamo è per se stessa indubitabile, quanto che non avvi alcuno

il quale abbia potuto scuoprire giammai in quale punto i Saducei si

differenziassero da' Baithosei; Il celebre _Maimonide_ (_Comment. in

Pirkè Avoth, apud Willeme. Dissert. de Saduc. p. 8_) espone in chiari

sensi, che questi non erano che due nomi significanti una sola, e

medesima cosa; benchè molti Rabbini, e vari Critici ancora sieno in

simile assunto intieramente discordi; così lo pensano egualmente molti

altri accreditati scrittori ebrei de' tempi a noi più recenti.

(126) Per altro, non mi sembra inutile quì di avvertire, che sebbene,

per quanto apparisca da varj monumenti antichi, i Saducei non

ammettessero fra tutti que' libri, che riguardare dobbiamo propriamente

canonici, che il solo Pentateuco di Mosè; non per tanto anche di questo

sopprimevano molti passaggi, e ciò che di peggio si è, senza mai addurre

niun motivo efficace, e convincente di tutte quelle abrogazioni che male

a proposito si permettevano di fare confusamente in detti Libri.

(127) Varie, e contraddittorie sono le opinioni che si agitano fra i

filosofi relativamente al destino; gli uni credono che il destino sia

una cosa divina; gli altri lo riguardano un effetto meramente naturale;

fra i primi si possono annoverare _Platone_, _Zenone_, _Crisippo_,

_Aristotile_, _Seneca_, _Eraclito_, _Pitagora_, e pochi altri; fra gli

ultimi sono _Manilio_, _Empedocle_, _Democrito_, _Parmenide_,

_Leucippo_, e varj altri, che quì non giova riportare. Ma sieno quanto

si vuole disparate le loro idee, essi d'altronde sono tutti

concordemente univoci ad esclamare altamente col _Manilio_:

_Fata regunt orbem, certa stant omnia lege,_

_Largaque per certos signantur tempora cursus,_

_Nascentes morimur finisque, ab origine pendet._

(ved. l'annot. seg.)

(128) _Epicuro_, e _Cicerone_ incessantemente ripetono d'accordo che:

_anilis plenum superstitionis fati nomen_. Infatti non è egli il più

nero attentato, che si possa commettere contro la libertà delle umane

azioni, ammettendo una necessità fortuita che tutta la distrugge, senza

ritegno? Se lo spirito nostro (come lo riflette dottamente _Gassendi

Philos. T. VII. Lib. III. Cap. 2. pag. 635._) nello stato in cui si

trova, fosse condotto dal destino, e che destituito di libertà, esso

facesse tutto mediante una necessità costante e inevitabile, la maniera,

e la condotta ordinaria della vita umana perirebbero con essa, ed

inutile si renderebbe ogni specie di soccorso. Laonde qualunque cosa che

deliberata fosse dall'uomo, non succederà se non se ciò che sarà stato

decretato dal destino, così la prudenza sarà un nome vano, lo studio

della saggezza inutile, e tutti i Legislatori saranno ridicoli, o

tiranni, perchè comandano delle cose, che o noi non dobbiamo fare

assolutamente, o che noi non possiamo fare in veruna maniera; il vizio,

e la virtù non sarebbero che due chimere, così niuno meriterebbe una

ricompensa per le azioni morigerate, nè gastigo per le sue colpe;

finalmente tutte le cose andando in forza di una necessità inevitabile,

indarno farebbe l'uomo voti, o preghiere: egli non sarebbe se non se ciò

che vuole il destino a cui egli fosse assoggettato.

(129) _Ved Pirk. Av. Cap. 1. N. 3_. e _Mannon Comm. in Pir. Av p. 25

Cap. 1._

Dee recare bene sorprese massima tale adottata da un capo Settario, il

quale vivea sotto l'antica economia; poichè, come lo rimarca un dotto

(_Des opin. Philosoph. T. II. p. 209._) la legge permetteva non solo le

ricompense, ma essa parlava sovente di una felicità temporale che dovea

seguire sempre la virtù. Benchè fosse difficile di divenire

contemplativo in una religione sì carnale, nulla di meno Antigono lo

divenne: e chi avrebbe potuto mai seguirlo in una si alta elevazione?

Zadok l'uno de' suoi discepoli che non ha potuto determinarsi, nè ad

abbandonare interamente il suo maestro, nè gustare la di lui teologia

mistica, dette un'altro senso alla di lui massima, e conchiuse da ciò

che non vi era nè pene, nè ricompense dopo la morte. Esso divenne il

padre de' Saducei i quali trassero da lui, come testè osservato abbiamo,

il nome della loro Setta, il loro Dogma, ed i loro principj Teologici.

(130) Il _Cuzarì_, unito a' _Cabalisti_, dice che Adamo avea un padre il

quale servivagli anche da precettore, e questi era l'angelo _Gaziel_; il

medesimo fece dono al suo discepolo di un libro in cui erano racchiusi

tutti i più alti misteri di una scienza sublime, di cui è perlato

diffusamente nel _Zohar_. E coloro che fanno professione di sottigliezze

cabalistiche, assicurano che ogni simile patriarca dell'Israelismo, ha

avuto un'angelo per protettore che l'istruiva di tutte le più

interessanti, ed arcane cognizioni, nel tempo che lo difendeva da ogni

sinistro avvenimento. Shem per esempio, ebbe, secondo essi, per maestro,

e protettore l'angelo _Jofiel_; Abramo _Jsedekiel_; Isaak _Raffael_;

Jacob, _Peliel_; Josef _Gabriel_; Mosè _Metrathon_, David _Cerviel_ che

lo soccorse ad uccidere Golia: (ved. il citato _Bendior_.)

Non v'ha certamente quanto i Cabalisti, che si sieno segnalati con

entusiastico ardire ad inventare de' nomi differenti, che loro è

piaciuto di appropriate ad un immensa quantità di angeliche

intelligenze; essi sono anche pervenuti e moltiplicarle all'infinito,

col mezzo di non so quali regole chimeriche, o fallaci, quanto si scorge

essere pur oltremodo assurda l'arte della quale parliamo, e da cui

partono. (ved. _C. Agrip. de occul. Philosoph. Lib. III. Cap. 27 pag.

311_, et seg.) È da essi positivamente che noi tenghiamo i nomi

stravaganti di moltissimi altri angeli, così difficili a comprendersi

quanto a pronunziarsi, e che inutile non solo, ma oltremodo pericoloso

riuscirebbe di allegare, giacchè secondo' i cabalisti proferendo i nomi

serafici di quelle beatifiche intelligenze, risultare si vedrebbe

inevitabilmente una morte subitanea, nello stesso momento di

pronunziarli; quindi è appunto perciò, che noi stimiamo conveniente di

astenerci a farne quì particolare menzione.

(131) Questa Setta (come lo rimarca un'illustre antico), che Filone ha

dipinta in un trattato ch'esso ha fatto espressamente, affine di farne

onore alla sua nazione, come i Greci che vantavano la morale, e la

purità de' loro filosofi, è sembrata sì santa che i cristiani hanno ad

essi invidiato la gloria delle loro austerità. I più moderati volendo

togliere assolutamente alla Sinagoga l'onore di averli formati, e

nutriti nel suo seno, hanno almeno sostenuto, ch'essi avevano

abbracciato il Cristianesimo dal momento che S. Marco lo predicò in

Egitto, e che cambiando di religione senza cambiare di vita, essi

divennero i padri, ed i primi istitutori della vita monastica: questo

sentimento è stato parimente sostenuto con calore da _Eusebio_, da _S.

Girolamo_, e dal P. _Montfaucon_. Non è mancato per altro, chi gli

confutasse, e dimostrasse loro l'assurdità di siffatte opinioni.

(132) Alcuni scrittori del secolo passato si fecero inconsideratamente a

sostenere che Pitagora avendo viaggiato nella Giudea, ed essendosi fatto

Esseno, andò a fondare i Terapeuti in Egitto; questo non e già tutto;

essi aggiungono che essendo ritornato in Samos vi si fece Carmelitano,

almeno i Carmelitani stessi ne furono per lungo tempo convinti, e per

quanto ci rapporta _Basnage_ (_Hist. des Juifs L. 3. c. 7._) Essi hanno

sostenuto nell'anno 1682, varie tesi pubbliche in Beziers, nelle quali

pretesero di provare, contro qualunque argomentante, che Pitagora era un

frate del loro ordine.

In proposito di ciò non abbiamo che leggere la lettera dell'Ab. _Faydit_

sul monachismo, ed il Carmelitanismo preteso di Pitagora, e noi vi

troveremo questo filosofo trasformato in Carmelitano: molti scrittori di

quest'ordine lo sostengono tuttavia con calore, senz'altro appoggio che

le vaghe asserzioni di pochi fanatici predecessori: oh fenomeno

inaudito, e strano! Ecco dunque, non saprei per opera di quale

ammirabile prodigio, Pitagora cristiano religioso, e di più dell'ordine

Carmelitano, dieci secoli almeno avanti che il Cristianesimo esistesse

sopra la terra.

(133) A torto alcuni critici hanno imputati gli Essenj, del pari che i

Terapeuti, di essere adoratori del Sole, attesa la somma venerazione

ch'essi aveano per questo luminare, che lo aspettavano con impazienza,

indirizzandoli de' voti per affrettare il suo arrivo; essi non osavano

trattare nè proporre alcun affare fino alla comparsa del medesimo;

temevano di profanare, o denigrare il suo splendore colle impurità che

escono dal corpo, e perciò nel momento di soddisfare a questo bisogno

urgente della natura si occultavano ne' latiboli i più oscuri; ed il

_Porfirio_ ha confermato questo pensiere; ma esso è per altro, smentito

da infiniti esempi i quali provano ad evidenza, che non solo gli Essenj,

e i Terapeuti, ma tutti quelli altresì discendenti dalla prosapia

d'Israel non riconoscevano che un solo Dio a cui unicamente

indirizzavano i loro voti, e le loro preghiere. Ma se gli Esseni fossero

stati ancora predominati da sì fatta superstizione, chiaramente espressa

dagli antichi, essi l'avevano, senza dubbio, presa da' Pagani; poichè

_Esiodo_ assicura che i gentili riguardavano come un grave delitto di

lesa Divinità di rivolgersi alla parte del Sole allorchè soddisfacevano

a' loro bisogni corporali, e questo sentimento rispettoso era

universale, per guanto abbiamo dall'istoria, presso tutti i popoli del

mondo antico.

CAPITOLO XVI.

Continuazione del medesimo soggetto.

L'origine, ed il tempo in cui la setta de' _Farisei_ si è manifestata la

prima volta nel mondo, ci è del tutto sconosciuta; se si prestasse fede

alla tradizione ordinaria, si troverebbe essere stato _Illel_ il suo

primo capo, e fondatore, benchè si faccia, nulladimeno, esistere da

alcuni sotto _Erode_ il grande (_D. Gantz Cronol. p. 83_) frattanto

rimarcasi che i Farisei erano già sufficientemente potenti nel popolo

sotto Alessandro _Janneo_, e lungo tempo avanti Erode: se i Farisei

stessi ascoltiamo, noi gli udiremo altamente esclamare che l'origine

positiva della loro setta parte direttamente dallo stesso Mosè; dalla di

cui bocca i medesimi vantano, e non so sopra quale solida base, di avere

ricevuta la tradizione (134).

Ma piuttosto, che divagare col pensiere intorno delle chimere, che altro

non fanno che rendere più oscure le cose che pretendono rischiarare, io

preferirei meglio di abbandonare l'investigazione dell'origine di questa

Setta, che ricercarlo inutilmente; e siccome i Farisei pretendono

ripetere la loro primitiva derivazione, come si disse, fino da' tempi di

Mosè, poichè è dalla propria sua bocca che quelli vantano di avere

ricevuta la tradizione orale di cui vogliono essere i depositarj, e gli

interpreti, così molti hanno creduto di potere in questo senso

riguardare come farisei tutti gli ebrei de' nostri tempi, eccettuato

però le Sette delle quali abbiamo fino ad or ragionato, se pure

n'esistono ancora.

Che l'inerenza costante per le tradizioni fosse antichissima, non è

certamente da dubitarne, e noi già dimostrammo, parlando dei Caraiti,

che un simile declivio si dee unicamente alle Teologiche accanite

dissenzioni di _Illel_ e di _Sciamaj_, i quali sembra essere stati,

senza dubbio, i primi a dividersi, con qualche strepito, sopra questa

materia. I fautori del partito tradizionale aggiunsero enormemente nuove

austerità oltre quelle già prescritte dalle antiche tradizioni affine di

offuscare lo spirito del popolo, e confondere, ad un tempo, con maggiore

successo, i loro nemici, che opponevano un pertinace contrasto allo

stabilimento delle nuove instituzioni orali; ma siccome la

contraddizione non va presso che mai disgiunta della divozione, così è

che mentre ostentavano essi le più rigide pratiche in proposito di

religione, distruggevano, o erano almeno indifferenti sopra quanto

racchiude in se medesima la Legge di urgente ad osservarsi, e di

essenziale a praticare; ma il popolo sempre facile a condursi, e presso

che impossibile a disingannare, percosso dal loro esteriore

simulatamente mortificato, e stupito dalle apparenze illusorie della

loro fattizia devozione, gli riguardava come persone inspirate, dedite

onninamente al Creatore, ed a quanto v'ha di più sacro nella

creazione (135); orgogliosi degli omaggi striscianti, e degli atti

rispettosi che vedevano prestarglisi dal popolo, inebriati del fastoso

nome che si erano baldanzosamente attribuiti colla tanto vantata loro

antichità, essi disponevano, senza ritegno, dello spirito del giudaismo

a loro capriccio (136); a cui tanto più facilmente rendevano sommesso,

quanto più agevole riusciva loro di sedurlo colla vana pompa che

facevano delle mistiche parabole, e tradizionali allegorie delle quali

accompagnavano l'esteriore contristato, che con fattizia umiltà

prendevano interesse di manifestare agli sguardi ottenebrati degli

uomini (137).

Progetto filosofico di una completa riforma del culto e dell'educazione politico-morale del popolo ebreo, Tomo I · 第 17 / 23 段