degenerare dalla sua purità primitiva, da che il popolo d'Israel
contrasse un Commercio cogli stranieri, quello divenne molto maggiore, e
più frequente dopo le conquiste di Alessandro, di ciò che lo era
antecedentemente, e questo fu in particolare cogli Egizj ch'essi
vincolarono de' rapporti di società, e di affari, specialmente in tempo
che i Re di Egitto furono padroni della Giudea. Non si prese dagli Egizj
i loro idoli; ma il loro metodo stravagante di trattare la Teologia, e
la religione: Quindi è (come lo pensa uno scrittore illustre) che i
dottori ebrei trasportati, o nati in quel paese, si gettarono nelle
interpretazioni allegoriche; ed ecco ciò che dette occasione a due
partiti di cui parla Eusebio di formarsi, e di dividere la Nazione.
(_Hist. des dogm. et opin. Philosoph. T. 2. p. 220_)
(115) Alla testa di questi due partiti de' quali abbiamo poco avanti
ragionato erano allora _Hillel_ e _Sciamaj_, che gli rendevano più
luminosi, e di qualche considerazione. I Rabbanisti però danno il torto
a Sciamaj, il quale era, com'essi dicono, un'uomo impetuoso, e violente;
essi sostengono che la loro divisione in altro non verteva che intorno a
tre soli riti di non molta importanza. Ma il sentimento parziale di
pochi Dottori, non può avere forza bastante di abrogare ciò
che si legge in chiari sensi, e nel Talmud,
e altrove che la disputa si riscaldò si violentemente che non era tanto
agevole di calmarla in veruna maniera: ciascuno di quelli eresse una
scuola pubblica, un giorno determinato si adunarono entrambe; ma se
queste si accordarono sopra varj articoli, ne rimase, per altre, un
maggior numero sul quale restarono esse totalmente inconciliabili;
Hillel sostenne con calore la tradizione (_Misnah. 5_) pretendendo
asseverantemente esservi stata una Legge la quale fosse passata da bocca
in bocca, come da un telegrafo ad un altro, benchè più lentamente, da
_Mosè_ fino ad _Esdra_, e di questi fino ad esso: Sciamai, al contrario,
insisteva di doversi tenere scrupolosamente attaccato alla sola Legge
scritta, riguardando tutte le parafrasi, o appendici che alla medesima
si fossero aggiunte, come estranee onninamente alla tersa religione di
un vero Israelita, a cui riescono il più delle volte indifferenti,
sovente perniciose, ma sempre inutili. Quindi il pregiudizio degli ebrei
Talmudisti, che attribuiscono il torto a Sciamai, conferma la quasi
positiva certezza del testè riportato sentimento cioè, che questi fosse
avverso alla tradizione.
Ciò che d'altronde, non pare in alcuna maniera supponibile si è, che i
Caraiti si attribuissero un origine odiosa, o menzognera (come
assurdamente lo pensarono alcuni de' loro oppositori) se i medesimi non
fossero completamente persuasi che quella ch'essi vantano è la vera;
frattanto uno de' più eruditi di questa setta, dice in termini formali
che i Caraiti sono assolutamente sortiti dalla casa di Sciamai (Vedi
_Mosè Betschitsi MS. apud Trigland, Cap. 6. p. 72 e 74_).
Ecco tutto quanto noi possiamo infatti di proposito asserire sulla
probabile fondazione originaria della _setta dei Caraiti_.
(116) Questa Setta (della quale sarà da noi accennato l'origine, ed il
sistema religioso nel Capitolo seguente) non si uniformava a' Caraiti,
se non se in quanto al prendere la scrittura alla lettera, e nel
rigettare in conseguenza qualunque siasi tradizione, ma in tutt'altro
esse erano fra di loro interamente opposte, e contradittorie, mentre i
Saducei, attaccandosi al mero senso letterale delle prescrizioni
mosaiche, ne deducevano illativamente che le medesime non gli
obbligassero già a credere ciò che i Caraiti pretendevano adottare
fermamente di proposito; quindi è ch'essi non credevano nè la
predestinazione, nè la resurrezione de' corpi, nè l'immortalità
dell'anima umana, nè l'esistenza degli angeli, o degli spiriti; mentre
di tutto ciò che i Caraiti in siffatti articoli concordi co' Talmudisti
ammettevano come irrefragabile, i Saducei gli oppugnavano senza
eccettuazione, adducendo per motivo che la scrittura non ne offre il
benchè minimo sentore, con quella esattezza però che si esigeva da'
medesimi, avendo già noi rimarcato altrove con quale evidente precisione
faccia il Pentateuco sotto intendere non meno l'esistenza di Dio, che
l'immortalità dell'anima umana (vedi le _annotazioni_ 26. e 41.) così
non erano essi ebrei che per le sole ricompense temporali, e molto
concedevano al labile piacere de' sensi. Onde si può giustamente
conchiudere che coloro i quali vollero supporre i Caraiti infetti di
Saduceismo dimostrano un imperizia crassa non meno de' principj degli
uni, che delle massime dell'altro, che quelli non solo ricusano di
ammettere, ma che tentano sempre di combattere accanitamente, e di
annientare.
(117) Non si può certamente di proposito negare che nel ristretto numero
di scrittori che ha prodotto la setta de' Caraiti, _Aaron Ben Josef_
debba, senza contradizione tenere il primo rango; esso vivea nel Secolo
tredicesimo, professava la medicina, ed esercitava nel tempo stesso
l'ufficio di Rabbino in Costantinopoli. Il Caraita _Mardocheo_ (altro
celebre letterato di questa setta), ce lo rappresenta come un uomo
profondamente versato nell'intelligenza del Pentateuco, nello studio
della natura, della filosofia, ed anche oltremodo perito nella
cognizione di tuttociò che la cabala racchiude di più occulto, e di più
misterioso (ved. la _versione_ e le _note_ di M.r _Wolf_ all'opera di
_Dod. mordochai_, sotto il tit. di _notit. Karæor. Cap. XI. pag. 141._)
Per altro, pare verosimile, come lo pretende lo stesso Wolf ch'essendosi
egli applicato a questa scienza chimerica, la quale non è fondata che
sopra giuochi di una immaginazione sovvertita, esso non abbia avuto
altro in mira che i indagarne meglio l'insufficienza, e convincersi per
se stesso che ben lungi dal ritrovarvi qualche solida utilità nelle
moltiplici sottigliezze che ne costituiscono l'usanza, quelle non sono
ad altro idonee che a corrompere lo spirito; e ciò è tanto più
probabile, quanto che restaci chiaro dimostrato dalle veementi
espressioni ch'esso usa, allorchè imprende a confutare certe parafrasi
allegoriche, o cabalistiche riportate dal medesimo nel suo מובחר
(mubhar) _Il Scelto_ (che è un Commentario sul Pentateuco) opera che lo
stesso _Abenesdra_ non potè in molte parti non approvare. È in essa dove
il rinomato nostro _Aaron_ nel tempo medesimo ch'egli spiega tutta la
sua robusta energia per dimostrare i vantaggi sommi che ha la di lui
Setta sopra quella de' Talmudisti, non cessa di declamare contro
infiniti abusi che mirava introdotti nella sua, del tutto estranei
all'essenzialità delle sue primitive instituzioni, perchè non gli
appartenevano di sorte alcuna, ed esso vi progetta in vece i mezzi i più
pronti, ed i più efficaci, onde reprimerli, e allontanarli.
Infatti sia quanto si vuole ottimo, e proficuo lo stabilimento del
Caraismo fra gli uomini, è altresì chiaramente dimostrato che non
potrebbe andare quello pure in alcun modo esente da una riforma radicale
che ne modificasse il rigore, semplificandone le pratiche, e ne
togliesse quelle ridicole superfluità che vi s'intrusero a grado a grado
con detrimento delle sue primitive instituzioni, e che lo stesso _Ben
Josef_ non ha potuto astenersi dal riprovare, benchè tanto proclive a
consolidarne le massime, e a sostenerle.
(118) Qualunque siasi l'opinione che molti abbiano concepita per
rapporto al Caraismo, è d'uopo convenire che la loro maniera di credere
è ad ogni riguardo degna di essere imitata, come una delle più sane, e
delle più esemplari instituzioni sociali: per giudicarne con criterio
udiamone il carattere che uno scrittore insigne ci trasmise di questa
setta: _Les Caraïtes ont une idée fort simple, et fort pure de la
Divinité, car il lui donnent des attributs essentiels, et inséparables,
et ces attributs ne sont autre chose que Dieu même. Sa Providence
s'étend aussi loin que sa connoissance qui est infinie, et qui decouvre
toutes choses. Ils distinguent quatre dispositions differentes dans
l'ame, l'une de mort et de vie, l'autre de santé, et de maladie. Elle
est morte, lorsqu'elle croupit dans le péché; elle est vivante
lorsqu'elle s'attache au bien; elle est malade quand elle ne comprend
pas les vérités célestes; mais elle est saine lorsqu'elle connoit
l'enchainure des événemens et la nature des objets qui tombent sous sa
connoissance. Enfin ils croient que les ames seront recompensées, ou
punies suivant leurs actions etc._ _Hist. des Dog. Philos. V. 2. p.
222._
Qual'è mai quel popolo che possa vantare sopra la terra un culto di
questo più esimio, più elevato, più salutare?
(119) Malgrado l'avversione decisa che i Caraiti hanno sempre mai
dimostrato per la Legge orale, come osservammo, non si può nulla di meno
asserire con probabilità ch'essi rigettino complessivamente per tanto,
qualunque sorta di tradizione; mentre uno de' più celebri scrittori di
quella Setta ci assicura che il principale scopo della sua credenza non
tende che ad oppugnare le false, e le assurde tradizioni, ma che, al
contrarie, i Caraiti ricevono le bene fondate, e le ragionevoli,
distinguendo così le certe, e le costanti da quelle che non sono che
ipotetiche, e dubbiose (Ved. _Mosè Eliahu aderet apud trigland Diatr. de
Karæor. P. 117. e 125._) Essi adottano ancora la _Massora_ (o la
puntuazione della Scrittura) (non ostante che faccia essa parte delle
instituzioni tradizionali, e la stessa loro Teologia non differisce da
quella degli ebrei Talmudisti, se non in quanto all'essere più concisa,
e più lontana da inutili, e superstiziose discussioni, che formano il
carattere definitivo, e principale della Teologia de' loro oppositori.
In una parola, fra le tante interpretazioni che furono applicate alla
scrittura, essi non ricevono che le sole meramente letterali, e per
conseguenza essi rigettano affatto le Glosse cabalistiche, mistiche, e
allegoriche come non avendo alcun fondamentale rapporto colla Legge
pubblicata da Mosè.
(120) Qualunque siasi digiuno comandato, ed ordinario comincia la
mattina allo spuntare dell'alba, e dura fino all'imbrunire del giorno
medesimo, eccetto che quelli di _Kipur_, e di _Av_, i quali cominciano
le sera della vigilia di questi con una perfetta astinenza di cibo, e di
bevanda fino alla sera susseguente all'apparire delle stelle nel
firmamento. Di tali digiuni dunque imposti all'Israelismo dalla Legge
orale se ne annoverano cinque:
Il primo cade il 17 di _Tamus_ (corrispondente al nostro volgare mese di
Luglio) in commemorazione delle varie disgrazie che successero altre
volte in simile giorno entro Gerusalem; e perchè in quello stesso giorno
accadde che Mosè ruppe le prime tavole della Legge a cagione del vitello
d'oro fatto dal Popolo ebreo dimorante nel deserto, nell'intervallo
della di lui assenza sulla vetta di Sinai.
Il secondo è quello che porta il nome di תשעה באב Tisngha Beav) cioè,
_nove del mese di Av_, che cade nell'Agosto, quale digiuno è da'
Settatori Talmudisti più rigorosamente osservato degli altri (dopo
quello però di Espiazione che gli supera tutti) poichè fu in quel giorno
medesimo che il Tempio venne abbruciato da' Caldei, e la Città di
Gerusalem devastata poscia interamente da Tito; in quello stesso giorno
ancora avvenne il crudele supplizio di dieci de' più insigni Rabbini
della Giudea, e la proibizione fatta da Adriano agli ebrei di mai più
rientrare ne' loro antichi recinti, e particolarmente in Gerusalem, e
neppure di ritornare verso quella parte per riguardarla. Tali sono le
cause per le quali i Talmudisti ordinarono il digiuno del nono giorno
del mese di _Av_; esso comincia la vigilia, tosto che il Sole tramonta,
e da questo momento gli ebrei cessano di mangiare, e di bere fino alla
sera susseguente; essi restano tutto questo intervallo di tempo senza
scarpe di cuojo, seggono sulla nuda terra colla massima tristezza in
continue lamentazioni, non essendo loro permesso di leggere fuorchè
Geremia, Job, ed altri libri di tal modo affliggenti, e patetici; e gli
otto giorni che lo precedono, si astengono dal radersi la barba, e dal
cibarsi di qualunque siasi carne, eccettuatone il Sabato, dove questi
divieti non hanno luogo.
Il terzo è quello che viene il primo giorno dopo la solennità del nuovo
anno, ovvero il terzo giorno del mese di _Tisrì_ (che combina in
Settembre); gli ebrei Talmudisti digiunano dallo spuntare dell'aurora
fino all'imbrunire di quel giorno medesimo, attesochè, in esso fu ucciso
_Godolia_ figlio di _Ahikam_ (_Gerem. cap. 41._) uomo integerrimo e di
esemplari costumi, il quale era restato solo per conservare i dispersi
avanzi del Popolo d'Israel, la di cui sorte cominciava fino di allora a
periclitare: Or siccome questo dì fa parte de' dieci giorni penitenziali
(con tal nome distinguendo la prima decade di Tisrì) gli ebrei
Talmudisti prendono pertanto un adeguato motivo di fare ad un tempo
medesimo la commemorazione di questo giusto; egli è dunque perciò che
questo digiuno porta il nome di צום גדליה (Zzom Ghedaliah) _Digiuno di
Godolia_; indi segue il gran Digiuno _Kipur_, o di Espiazione, che tutta
la comunione d'Israel, senza eccettuazione alcuna di setta, nè di
partito, celebra il 10 di Tisrì, il solo comandato da Dio per organo di
Mosè, e di cui essendo stato, quanto basta, ragionato a suo luogo, ed
avendolo noi per tale indispensabile riguardo adottato nel nostro nuovo
piano di riforma, ci siamo dispensati di comprenderlo fra questi.
Il quarto è quello del 10 _Tebeth_ il quale corrisponde, per lo più al
Decembre, ordinato da' Rabbini in rimembranza del primo assedio fatto da
Nabucodonosor in Gerusalem, che in seguito la prese.
Il quinto, ed ultimo digiuno finalmente, è quello che i Settatori
Talmudisti fanno il giorno 13 del mese di _Adar_ che rapportasi al marzo
in memoria d'Ester, la quale digiunò nell'occasione dell'infortunio in
cui trovavasi l'ebreismo de' suoi tempi involto, attesa la crudele
perfidia di _Amano_ vice-re di Media e Persia, che macchinava
l'esecrabile progetto di sterminarlo dalla terra; questa commemorazione
denominasi פורים _Purim_, dall'etimologia del vocabolo פור _Pur_, che
significa _Sorte_, alludendo all'estrazione fatta dallo stesso Amano per
diffinire in qual mese dell'anno dovea un sì truce sterminio
effettuarsi, e la sorte cadde sul mese di Adar, il più climaterico di
tutti gli altri, attesa la morte repentina di Mosè, che pretendesi
accaduta entro questo mese.
Ecco quali sono realmente i digiuni comandati a rigore da' Rabbini
(prescindendo però dall'ultimo instituito da Ester); e se altri, eccetto
i testè menzionati, miransi osservare da' più devoti fra gli ebrei
Talmudisti, essi sono meramente arbitrari, o contingenti, e propriamente
particolari ad ogni singolo corpo separato che fa parte di questa
medesima Nazione, come agli ebrei Orientali, ai Tedeschi, e ad alcuni
Italiani; ma siccome questi digiuni si sono moltiplicati presso gli
ebrei quasi all'infinito, così senza che ci diffondiamo inutilmente a
riportarli, può osservarsene il dettaglio circostanziato nella dotta
dissertazione del Rabbino _Leon di Modena_ e nel Bustorfio. (_Syn. Ind.
Cap. 25._)
(121) Io intendo per tali punti essenziali della Religione l'esistenza
dell'Essere Supremo, l'immortalità dell'Anima umana, e quindi le
ricompense, e le punizioni della medesima nella vita futura, ed in
qualche parte ancora l'osservanza delle solennità principali, nella
guisa, precisamente che accennammo.
Peraltro, non mi sembra inutile affatto quì di rimarcare col Seldeno
(_uxor. Hebr. Lib 1. Cap. III._) che avendo i Rabbini fissate tre
maniere differenti d'investigare, e scuoprire le verità moltiplici
racchiuse in vari luoghi della scrittura, cioè il _testo_, la _ragione_,
e l'_autorità_ degli antichi, regole quasi comuni a tutte le sette che
esistono sulla terra; i Caraiti vanno pienamente d'accordo co'
Rabbanisti nelle due sole prime, considerandole come urgenti, ed
oltremodo indispensabili; e se rare volte adottano anche l'ultima, non è
già perchè s'impongano un dovere, siccome praticano gli altri, di
crederla o seguirla alla rinfusa; ma essi vi si sottomettono in
proporzione che la ritrovano esatta, ed in ogni punto consentanea allo
spirito genuino della scrittura.
(122) Siccome i Caraiti hanno in orrore tuttociò che rapportasi alla
tradizione, così essi rigettano con isdegno tutte quelle instituzioni
orali che i Talmudisti si prescrivono con tanto scrupolo, e
riservatezza; ma se quasi tutte le cerimonie religiose praticate da
questi si rendono annojanti per l'affluenza considerabile delle inutili
parafrasi aggiunte alle medesime, quelle seguitate da' Caraiti sono ad
ogni riguardo insopportabili per la loro soverchia ristrettezza, o per
l'austerità dell'osservanza di esse; egli è perciò che io considero come
inutile di fare quì specifica menzione di tutti i loro riti stravaganti
per rapporto ad altri assunti morali, politici, e civili. Chi bramasse
esserne edotto con esattezza maggiore può rivolgersi agli scrittori di
questa Setta, da noi per varie volte citati.
(123) Malgrado che infinite riprove concorrano a convincerci pienamente
di questa verità incontrovertibile, pure non ostante, v'ha de'
forsennati fra gli ebrei Talmudisti de' nostri tempi all'eccesso
riprovabile l'anteporre la loro propria credenza mistica, e tenebrosa
alla purità edificante di quella degli antichi, sebbene ad evidenza ne
conoscano i superiori salutari vantaggi, e non esitino un'istante a
convenirne; ed i soli Caraiti che potrebbero in qualche modo, se non
completamente pareggiarla, almeno più degli altri approssimarsene, sono
fuori della situazione di riuscirvi, per averla voluto troppo
sottilizzare, colla strana idea forse di sorpassare quelli nella vera
pratica di essa; se gli ultimi sono degni di rimprovero, lo sono
certamente i primi, ad ogni riguardo, di eterna ripugnanza, e
d'improperio.
CAPITOLO XV.
Delle altre Sette differenti derivate dal grembo della Comunione
dell'Israelismo; cioè Saducei, Essenj, Terapeuti, Farisei, e Samaritani;
la loro origine, i loro dogmi, le loro Cerimonie, ed i loro sistemi di
Religione.
Due Cause principali, dice un ingegnoso critico moderno, sembrano
cospirare a gara per mantenere, e alimentare negli uomini la ripugnanza,
e l'incuria ch'essi nutrono scrupolosamente, tutte le volte che trattasi
di ponderare, o discutere le loro opinioni tradizionali; la prima si è
la difficoltà insormontabile, e l'impotenza estrema nella quale si
trovano di penetrare le dense tenebre, di cui le tradizioni hanno pur
troppo avviluppata la religione dai suoi primi fondamentali elementi;
argini molto adeguati ad opprimere ed a stancare gli spiriti limitati,
ed accidiosi, che incapaci di elevarsi colla forza del raziocinio fino
alla contemplazione della verità, non iscorgendovi che un Caos
terribile, e informe, la giudicano forse assolutamente impossibile ad
esaminare, ed approfondire, e paghi ne restano di seguitarla tale quale
se la rappresentano macchinalmente (124): ecco la sola e vera cagione, a
cui tutto concorre a convincerci che possono dovere l'origine, presso
che tutte le Sette scaturite dal grembo del giudaismo antico, e
partitamente di quella de' _Farisei_, della quale ci disponghiamo in
seguito a parlare.
La seconda di tali cause, può dirsi quella di non lasciarci troppo
soggiogare da precetti severi, mistici, o poco intelligibili, che tutto
il mondo ammira nella teoria, e pochissime persone si curano di
praticare con esattezza; tale è la sorgente della quale scaturirono
probabilmente il Caraismo di cui testè abbiamo esaurita la materia, non
meno che tutte le altre Sette delle quali ora, entriamo ad occuparci di
proposito.
Che la Teologia mistica, producesse per se medesima la Setta de'
_Saducei_, sembra che niuno abbia fino ad ora fondatamente dubitato,
siccome apparisce altresì egualmente incontestabile, che le orali
allegorie formassero quella de' Farisei.
In quanto poi all'epoca precisa in cui la Setta Saducea si rendesse
manifesta fra gli ebrei, l'opinione la più adottata da' critici si è che
_Zadok_, discepolo di _Antigono Socheo_ fosse il primo, e il vero
fondatore della Setta de' Saducei, duecento e quarant'anni avanti l'Era
volgare; senza attenerci però a ciò che opinano vari dotti scrittori
antichi, cioè che l'eresia de' Saducei fosse molto più remota,
sostenendo che la medesima nacque dalla sinistra interpretazione che si
è da quelli attribuita al Cap. 37 di _Ezechiello_, mentre studiavasi
ciascuno di comprenderne il vero senso; altri ne fissano un origine
assai differente facendola rimontare fino ad Esdra (_Leghtf. Flor. Heb.
ad Mat. III. ζ. opp. Tom. II._).
Ma prescindendo da tutte queste troppo ambigue, e tenebrose congetture,
che lungi dal condurci alla verità, non fanno che aumentare i nostri
dubbj e allontanarci dal retto sentiere che potrebbe indirizzarvici, noi
stabiliremo _Antigono_ per assoluto capo creatore di questa Setta, e
_Zadok_ e _Baithos_ suoi discepoli, come gli organi, ed i propalatori
delle sue nuove instituzioni, non meno che del sistema religioso che
serve alle medesime come di base inconcussa, è fondamentale (125).
In origine, per quanto apparisce, i Saducei non si distinsero dalla
Comunione generale dell'Israelismo, che col semplice rifiuto meramente
di riconoscere, e adottare le autorità delle instituzioni tradizionali.
Alcuni pretendono così pure, che tutti que' Settatori proferissero il
Pentateuco di Mosè a tutti gli altri libri, considerati generalmente
come sacri, e canonici, i quali non erano da essi riguardati che come
opere composte da certe persone venerabili a cagione della loro santità,
e de' loro esemplari costumi (126). Essi leggevano i Profeti, aderivano
che si studiassero con accuratezza, e che fossero autorevolmente citati
tutte le volte che l'urgenza lo esigesse, e volevano, in somma che
aggregati quelli fossero nel Canone, benchè molte volte rigettavano i
loro scritti, nel modo stesso appunto che inveivano pertinacemente
contro le tradizioni de' Dottori, ed in particolare contro quelle de'
Farisei, ai quali essi erano per tante ragioni opposti onninamente; ma i
Farisei restavano, d'altronde, persuasi, che la Legge fosse l'unico, ed
il più solido fondamento della Religione, e la sola regola direttrice
della credenza de' medesimi e che per conseguenza tutto ciò che
prescritto non era da Mosè, non doveasi mai adottare in verun modo.
In seguito di quanto Flavio assicura (_Lib. XX. pag. 465_) pare che i
Saducei negassero assolutamente l'influenza dell'Essere Supremo sulle
azioni umane, stabilendo soltanto la libertà assoluta dell'uomo; ed essi
toglievano a Dio qualunque ispezione sul male, ed ogni sorta d'ingerenza
anche sul bene, perchè opinavano essi, che l'Essere Eterno avesse
collocato il bene, e il male sotto gli occhi dell'uomo, lasciandogli un
amplia facoltà di seguitare l'uno, o di schivare l'altro; ed è appunto
per questa medesima ragione che i Saducei negavano, senza riserva il
potere del destino, riguardandolo unicamente come una bizzarra
illusione, solo degna di occupare la mente abbacinata degl'idioti, e
degl'inesperti (127); sostenendo, al contrario, che tutte le nostre
azioni dipendono sì direttamente da noi, che noi siamo i soli, ed i veri
autori di ogni bene, siccome pure di qualunque siasi male che ci
sopraggiunge, secondo che noi seguiamo il retto sentiere della virtù, o
la carriera tortuosa della depravazione (128). Non erano già essi
guidati da verun disegno di ricompensa nelle azioni meritorie che
esercitavano, animati dalla sola grata soddisfazione di eseguirle; essi
ritenevano presente ognora ciò che _Antigono_ loro capo, e fondatore
solea ripetere incessantemente a' suoi Discepoli e seguaci: _non siate
come gli schiavi, che obbediscono al loro padrone col disegno di trarne
ricompensa; obbedite senza sperare_ _alcun frutto dalle vostre fatiche,
e che il timore dell'eterno sia sopra di voi_ (129).