divieti col lauto banchetto che la _Genesi_ ci descrive (_Cap. 27. v.
9._) preparato da Abramo ai tre angeli, che in sembianza di ospiti umani
si presentarono al suo sguardo? Quì troppo chiaro si scorge che l'uso
delle carni, ed i latticinj nel medesimo convito, ben lungi dall'essere
vietato, siccome lo è attualmente presso i Settatori Talmudisti, era il
solo cibo usitato quotidianamente dagli stessi primi fondatori della
credenza d'Israel; e tanto è ciò vero, quanto che nella suddetta mensa
disposta da Abramo a' suoi mistici viandanti eravi preparato un vitello,
e gran profusione di latte, e di butirro che servì loro di nutrimento,
senza che il testo accennato faccia di sorte alcuna menzione d'altro
cibo.
Nè giova il dire che a' tempi del patriarca non essendo tutta via
promulgato il Pentateuco di Mosè un siffatto precetto non potea essere
in vigore, poichè la stessa preparazione è sotto intesa egualmente
contenere (_Sam. II. Reg. I._) i rinfreschi ricevuti da David in
differenti circostanze da Abigail, da Berzelai, ed altri, e nelle
vettovaglie che seco portarono coloro i quali vennero a ritrovarle in
Hebron; siccome ancora nello sfarzoso banchetto dato da Salomone di lui
figlio alla Regina Siba, che da' propri suoi stati accorsa era
espressamente per ammirare da vicino i fasti, e la saggezza di questo
monarca ebreo, che allora facea lo stupore dell'universo, ciò che
formava il corredo migliore di simili conviti, secondo l'uso
generalmente seguitato in quei tempi, per quanto apparisce dalla
Scrittura medesima altro certamente non era che una grande affluenza di
frutti, di legumi, di latte, di carni, e di butirro in una mensa stessa;
quindi è che altro che tali trattamenti possono avere dati, e ricevuti
que' sovrani di Israel, malgrado che la Legge di Mosè fosse da entrambi
perfettamente conosciuta. Si avrà forse il delirio di riprovare que'
benemeriti antichi per avere praticato un simile uso, preferendo loro di
moderni che se ne astengono?
(91) Nel Codice Misnico (_Trat. Holim. Cap. 8. §. IV._) il Rabbino
_Jossè Agalili_ sembra convenire, in qualche modo, colla stessa nostra
opinione, relativamente al precetto di cui parliamo, se non per
abrogarlo del tutto, almeno per restrignerne l'osservanza; riducendolo
al primitivo suo senso letterale, cioè al solo divieto di cuocere
l'agnello unicamente entro il latte di sua madre, volendo in tale
maniera escludere affatto da questa prescrizione gli animali volatili,
qualunque siano, le madri de quali si riconoscono scevre onninamente di
questo fluido (_Ibid._).
(92) Se riescono stravaganti oltremodo quelle tante prescrizioni
tradizionali da noi fin quì sovente rimarcate, quanto non dovranno mai
apparire all'eccesso ridicole, e affliggenti quelle che impongono i
Rabbini all'occasione di nascite, di nozze, di esequie pe' defunti? Non
abbiamo che percorrere i prolissi trattati, fatti sopra tali propositi
(Ved. _Sciulh. Ngharuh Trat. Milah, Kidushim & Abel._) per restare
intimamente persuasi, che tali appunto, quali distinti furono da noi,
debbono sembrarci in ogni senso quelle prescrizioni che vi sono
racchiuse, relativamente a' tre indicati soggetti, senza che io mi
diffonda di soverchio a tesserne il dettaglio, che d'altronde un lavoro
questo sarebbe inutile del pari che annojante.
(93) Per viemaggiormente restare quanto è duopo convinti di questa
verità di fatto, noi non abbiamo che richiamare quanto da noi fu già
esposto altrove, relativamente allo scrupolo smodato che si fa l'uomo
ignorante, a qualunque setta ch'esso appartenga, d'interrogare se stesso
intorno quegli articoli che un'abitudine grossolana e macchinale fece al
medesimo un giorno riguardare come sacri, e inviolabili, e quelli pure
d'altronde, i quali forniti di lumi sufficienti per elevarsi fino alla
contemplazione della verità delle cose, predominati, del pari, dallo
smarrimento deplorabile medesimo, si tendono, ad un tale riguardo, così
pure incapaci onninamente di raziocinio, e di riflessione; perchè lo
scrupolo dell'esame, a questo soggetto, non è niente dissimile da quello
degli altri, l'educazione e la coltura de' medesimi non avendo avuto
attività bastante di superare la barriera fatale de' pregiudizj
religiosi imbevuti nell'infanzia.
(94) Una volta che i prestigj del fanatismo sieno giunti ad
impossessarsi dello spirito umano, riesce presso che impossibile di
sradicarli al segno che più non accorrino a funestarlo nè a cospirare la
sua perdita estrema, e se per fortuita combinazione gli parrà di vederli
allontanati, ciò non seguirà che per qualche breve intervallo; passato
questo gli vedrà riprendere tosto sopra di esso un impero più assoluto,
e più consistente; inutile vedrà ogni suo sforzo, allora per tentarne lo
scampo; questo nemico crudele lo perseguita ovunque; non vi vuole altro
meno, che una opima dose di sana filosofia; e di solida coltura, onde
pervenire e distruggerlo per sempre, senza timore che ritorni mai più a
funestare la specie umana: _Il n'est d'autre remède à la maladie
épidémique du fanatisme, que l'esprit Philosophique, qui répandu de
proche adoucit enfin les mœurs des hommes, et que prévient les accès du
mal; car dès que ce mal fait des progrès il faut fuir, et attendre que
l'air soit purifié_ _Volt. Dict. Philos. T. V. p. 513._
CAPITOLO XII.
La pretta credenza trasmessa dal legislatore Mosè al Popolo ebreo poco
varierebbe da quella professata da Socrate, da Platone, e da Confucio,
se si eccettua le molteplici instituzioni misniche, e Talmudiche
aggiuntivi ad essa.
Donde dunque verosimilmente procede, udiamo taluno interrogarci di
proposito sovente, che quasi tutta la specie umana persuasa in
apparenza, che la religione è la cosa la più vantaggiosa per essa, e
sotto qualunque siasi aspetto che si riguardi, riconosciuta la più
seria, la più decisiva, ed importante, mentre che questo è frattanto
l'oggetto che gli uomini si permettono il meno d'investigare con
criterio, di approfondire con diligenza, e precisione? Laonde se si
tratta di contrarre un affare qualunque, di vendere qualche oggetto, di
acquistarlo, si prende le precauzioni le più accurate si bilica ogni
termine, si pondera ogni frase dello scritto che ne racchiude le
condizioni, e ciascuno fa, in somma, ogni sforzo possibile per mettersi
al riparo da qualunque male intelligenza, frode, o sorpresa: or, perchè
mai, argomentano, con impudenza, certuni, non avviene appunto così della
religione, e specialmente orale, che resta il più delle volte adottata
ciecamente sulle asserzioni altrui, senza che alcuno prendasi un benchè
minimo pensiere di esaminarla (95)? Io non dirò già (come qualche
filosofo incredulo erroneamente opina) che le massime religionarie degli
uomini di ogni setta di qualunque angolo del mondo sono i monumenti
antichi e permanenti dell'ignoranza, della credulità, de' terrori, e
della stupida buona, fede de' loro mali accorti antenati; io rigetto
questa opinione come assurda, eterodossa, e onninamente destituita di
base, di ragione, e forse ancora di buon senso; ma per altro,
l'esperienza, che rare volte inganna, mi ha in ogni tempo sensibilmente
dimostrato che in proposito di religione, e sopra tutto tradizionale gli
uomini non sono a sufficienza tutta via illuminati, quanto il loro
pressante bisogno lo richiede, onde potere essere garantiti solidamente
della verità, e della ragione di tutto ciò ch'essi ammettono come
supposto vero, e ragionevole.
Ma da quale altra contaminata sorgente dobbiamo noi fondatamente
ripetere sì deplorabile sciagura, se non se dalle insensate sottigliezze
tradizionali, che soggiogarono sempre, a grado a grado, tutte le
nazioni, tutte le sette dell'universo, le quali ne risentono pur troppo
tuttavia la gravezza lacerante, e il danno incalcolabile, senza speme di
sollievo, nè di compenso (96)?
Gli Ebrei, i Cristiani, i Musulmani, e gl'idolatri tutti hanno delle
supposte intuitive tradizioni, che sostengono fervidamente d'accordo,
emanate dal Cielo, compilate dallo Spirito Santo, e identiche, e
uniformi alla più esatta inalterabile verità; esse sono tutte
interamente appoggiate ad un punto medesimo di centro, che insieme
racchiude l'antichità, e il fanatismo religioso (97).
Ecco le due barriere fatali che opponendo un'ostacolo tenace, ed a molti
riguardi considerato come ineluttabile all'esame de' sentimenti
religiosi che ci furono inspirati nell'infanzia, immergono tutti i
popoli ciecamente nella credenza grossolana de' più malefici, e
degradanti pregiudizj; e senza diffondermi soverchiamente sulle altre
sette che ingombrano ambo gli emisferi, non abbiamo che applicare
costantemente le stesse impotenti basi che servono di rilievo
fondamentale alle tradizioni del popolo d'Israel, per vederne risultare
direttamente i funesti disordini eguali a quelli di tutte le altre
nazioni, che l'Istoria ci fa conoscere, e scorgervi, ad un tempo, con
indelebili marche, l'impronta stabile uniforme della menzogna che le
caratterizza tutte quante (98),
Suppongasi, per mera ipotesi, che un Settatore di Socrate, di Platone, o
di Confucio, od anche questi tre filosofi medesimi in persona, ignari
affatto delle tante sette o religioni, che coprono attualmente ambo gli
emisferi de' nostri secoli, sieno eccitati da una mera curiosità di
trasferirsi fra noi per osservarle ocularmente; una fortuita
combinazione favorisca i loro disegni, e compia le loro brame; un giorno
di venerdì si trovino avere per commensali un ebreo talmudista, un
cattolico romano, ed un settatore di Maometto; io non posso usare dei
vostri arnesi, farebbe a dire l'ebreo, nè debbo mangiare la carne avanti
il cacio, nè condire con questo veruna specie di carnaggio, nè mi è
permesso di gustare i vostri cibi, di sorte alcuna, siccome ancora mi è
vietato di bere il vino premuto, da coloro che professano una credenza
differente da quella che la mia tradizione da lunga serie di anni già
trasmise agli avi miei (99): e pregovi di congedarmi avanti che il sole
trammonti nell'occaso, giacchè se le festa, del sabato quì mi ritrovasse
in tale momento, non solo io commetterei un oltraggiante villanìa di
lasciare i miei ospiti celesti scevri di quegli omaggi consueti che sono
ad essi meritamente dovuti (ved. ann. 87.), ma incorrere altresì io
potrei nel grave irremissibile delitto di dovere meco portare il
fazzoletto che tengo per mio semplice uso, l'orologio, non meno che il
sottile bastone che per mero piacere io porto fra le mie mani (ann. 72);
ed a me, soggiugnerebbe il cattolico romano è severamente vietato di
cibarmi di qualunque siasi carne in questo giorno, poichè in esso fu
condannato all'ultimo supplizio il mio Dio; quello è il giorno per me
terribile in cui il redentore del mondo terminò fra due ladroni sopra un
infame patibolo i giorni suoi; ad una sì lugubre commemorazione io sono
in dovere di consecrare quest'astinenza durante l'intero periodo della
mia vite, e tutto ciò che da voi, e da me si opera fedelmente riferire
io debbo all'orecchio di colui che l'arbitro depositario degli arcani
del mio cuore, e l'assoluto direttore delle mia coscienza, può a suo
piacere cancellare ogni mia colpa, confessandola ad esso, e ad un tempo
medesimo rendermi il più venturoso fra i mortali, ovvero condannarmi
inevitabilmente a gemere ne' cupi abissi dell'inferno, ommettendo di
eseguirlo (100); ed io, conchiuderebbe finalmente il musulmano, sarei
per tutti i secoli dannato, se volessi bere del vino, o vi ascoltassi
parlare di scienza di morale, e di buon senso, mentre io debbo essere
astemio tutto il corso della mia vita, e marcire nell'ignoranza tutto il
tempo ch'essa dura (101), e siccome in questo giorno io debbo celebrare
l'ascensione al cielo del mio sommo Profeta (102), associarmi non posso
nel vostro conciliabolo profano a meno di non rendermi indegno della
ricompensa che mi ha esso garantita, qual è quella di farmi godere
nell'altra vita i soavi amplessi delle più avvenenti femmine del mondo,
preparate per eterna delizia de' giusti entro un vastissimo serraglio,
nelle incontaminate regioni celesti, o di cui Dio è l'arbitro
disponitore, e Maometto il soprastante (103).
Dopo tuttociò, quale giudizio farebbero essi mai questi tre saggi delle
varie opinioni dei loro tre Commensali? Che direbbero essi mai della
superstizione del primo? cosa opinerebbero della credulità del secondo,
e quale orrore concepirebbero essi mai del ministero infame che
l'ignoranza dell'ultimo attribuisce stolidamente al Supremo Creatore
dell'Universo?
Ma lasciamo pure all'insensato Dervigi le brighe impotenti di
giustificare la sua orrida insania, ed a settatori di Pietro gl'inutili
sforzi pure lasciamo, di palliare i loro intimi sentimenti; indarno
tenteremmo noi di disingannarli entrambi, mentre nè con l'uno, nè con
gli altri non ci sarebbe permesso giammai di avere ragione; e le nostre
ponderate ricerche arrestiamo unicamente su' delusi Israeliti
Talmudisti, i quali più di ogni altra setta debbono quì richiamare le
nostre più assidue cure, ed essenzialmente preoccuparci.
Non per tanto, se il fautore Talmudista nudare volesse l'illusoria
credenza che lo attrae dopo sedici, e più secoli, da tutti quegli ornati
mostruosi che sotto lo specioso carattere di utili _ripari_ (benchè per
loro stessi oltremodo frali pur troppo, e insussistenti) gli si fece
sempre, e ovunque rispettare come sacri, e inviolabili, e di cui sì
enormemente essa trovasi aggravata (104): Se con intima persuasione del
proprio inganno ei cercasse il mezzo il più pronto e il più sicuro di
emendarsene, spezzando risolutamente il talismano fatale della menzogna,
che lo rendeva per lo passato incapace di eseguirlo; se annientando
tutte le appendici mistiche, e paradossali, che lo fecero comparire fino
ad ora sì odioso, e degno di commiserazione alla mente perspicace del
filosofo illuminato, e distruggono i pregj che la esimia sua credenza in
se medesimo racchiude, egli soltanto si attaccasse all'utile, al puro,
al salutare; se da tutto questo, dico, prescindendo, esponesse loro
l'ebreo, che la vera sua religione solo consiste nell'ingenua credenza
indefettibile dell'Essere Supremo, unico, eterno, incommutabile che
punisce l'uomo perverso, e ricompensa il saggio, che un tale premio, ed
una tal pena (sebbene comprendere giammai noi non possiamo cosa l'uno, o
l'altro sia, nè come si compiano entrambi) sono riserbate unicamente
dopo le morte ad un essere infinitamente superiore al corpo umano; a cui
sopravvivere dovrà perpetuamente perchè semplice, non suscettibile di
morte, e intelligente; nell'amore integro di tutti coloro che
appartengono alla nostra specie, nell'obbedienza, e sommissione alle
leggi civili che governano lo stato in cui esso vive, e finalmente
nell'esercizio assiduo, e costante di una sana morale: quindi tutto ciò
che a tali essenzialissimi principj che costituiscono la base
fondamentale della primitiva religione dell'ebreo si aggiugne, altro non
è che il mero effetto dell'umano traviamento da cui furono un tempo
all'eccesso predominate certe menti entusiastiche e stravaganti, a
scapito del credulo, e troppo scaltramente sedotto popolo d'Israel.
Rapiti questi benemeriti filosofi allora dall'intensa possanza di tali
eccelse idee, attoniti restando delle sublimi verità edificanti comprese
nel dettaglio analitico che loro si fece, come potrebbero essi mai di
preposito deliberato dissimulare di non riconoscere nella religione del
vero Israelita la chiara impronta uniforme di quella professata da essi
medesimi; come supporre infine, senza delirio, che ricusare essi
volessero il pieno suffragio loro concorde, ad una sì ammirabile
credenza che riconoscerebbero in massima essere la loro, cotanto
identica a' sacri dettami della filosofia, della nature, della ragione?
Infatti qual'era mai per se stessa la base radicale dove propriamente
sostenevasi la credenza di entrambi questi due filosofi di Atene, e dove
mai fondava il filosofo Chinese quella dell'intimo suo Culto? (105) Se
prescindere vogliamo da ciò che sia propriamente sistema filosofico, che
ogni creatore, o institutore di nuova setta scientifica, immaginare
volea il suo, in nulla, o in poco differiva certamente il loro credere
da quello che veggiamo istituito da Mosè nel Pentateuco; astraendo però,
nel modo che abbiamo fatto tutte quelle ordinanze, o prescrizioni che
imposte furono da questo legislatore agli ebrei della sua età, che oggi
terrebbero del soverchio, o dell'inutile.
Non avvi alcuno che ignori a quale prezzo aggravante Socrate acquistasse
il sublime piacere d'istruire l'ingratissima sua patria, dell'esistenza
indelebile del Dio di verità, e la soddisfazione di renderla edatta
della scienza la più esimia, la più utile, e la più importante per il
genere umano (106).
E chi mai fra tutti gli uomini scienziati dell'antichità, si è in alcun
tempo elevato col pensiere fino alla contemplazione dello stesso Autore
Supremo della natura, e dell'anima umana, con maggiore successo di
quello che i fasti filosofici concordi ci narrano di Platone? Non
abbiamo che applicarci assiduamente nel suo ammirabile _Timeo_, oltre le
tante altre sue produzioni metafisiche, e contemplative, per restarne
convinti, e sorpresi ad un'istante (107).
E quale morale potrà essere giammai posta al confronto con quella che
Confucio introdusse fra i Chinesi, quali instruzioni più dotte, più
salutari di quelle che questo popolo apprese da sì venerabile maestro,
che da oltre venti secoli non cessa di rispettarlo come tale, ed
essergli riconoscente come suo benefattore? (108)
Da un confronto sì esatto, e sì uniforme in ogni parte, chi non vedrebbe
mai resultare quella pura fondamentale religione, la sola oltremodo
necessaria, e indispensabile all'Ente ragionevole sulla terra, già da
esso conosciuta, e praticata col più felice successo per tanti secoli
nella vetusta età della sue specie? E quale altra mai fuori di questa,
per confessione unanime di tutti i popoli era la credenza dell'antico
Israelismo, non escludendo Mosè che ne fu il promulgatore? Ma le illuse
generazioni che ne successero nulla premurose di conservarla, corsero
per elleno medesime a precipitarsi nel baratro funesto della più
grossolana superstizione e di una stupida ignoranza in cui la loro
macchinale credulità dovea, senza scampo inconsideratamente trascinarle.
Quindi senza lesione della verità conchiudere illativamente quì si
potrebbe che se la religione dei primi benemeriti patriarchi del Popolo
d'Israel è vera, quella che professano gli ebrei moderni è nella massima
sua parte opposta a quella diametralmente, e in conseguenza apocrifa, e
assurda, e ciò per le tante valide ragioni da noi opportunamente
riportate, e per le molte altre che ci si offriranno nel progresso delle
nostre osservazioni; ma tale è pur troppo la condizione deplorabile
dell'uomo, come lo riflette un pensatore filosofo, che il vero non gli è
sempre vantaggioso, ed i lumi della ragione non furono in tutti i tempi
sufficienti abbastanza, nè, quanto è d'uopo, efficaci a rischiarare le
dense tenebre nelle quali esso vive per folle arbitrio, miseramente
sepolto.
(95) tali sono appunto gli stravaganti riflessi che dettero adito in
ogni tempo alla temeraria miscredenza di alcuni pensatori liberi, onde
conchiudere assurdamente che i principj su' quali si fonda la religione
(tuttochè da' sani filosofi giudicati, e riconosciuti sempre
incontrastabili), altro non sono che ipotesi azzardate, immaginate
dall'ignoranza, propalate dalla credulità, adottate dalla speranza, e
venerate dal timore: _Les uns_, aggiugne Montagne, _font à croire au
monde qu'ils croient ce qu'ils ne croient pas, les autres en plus grand
nombre se le font à croire à eux mêmes, ne sachant pas pénétrer ce que
c'est que croire._ _Ess. IV._
(96) Si consultino le tradizioni di tutti i popoli che conosciamo, si
percorrino quelle ad una, ad una minutamente, quale bene ci mostreranno
avere esse recato agli uomini che possa, in qualche parte almeno,
ricompensarci degl'innumerabili mali che ci hanno le medesime in tante
guise differenti, e in ogni tempo cagionati sopra la terra? Ma ci
faranno esse vedere come accesero per tutto le fiaccole
dell'intolleranza, come hanno empiute crudelmente ovunque le pianure di
cadaveri, abbeverate le campagne di sangue umano, incendiate le Città
devastati gl'Imperi, senza che abbiano renduti mai gli uomini più umani;
nè più saggi, nè migliori: La bontà de' medesimi è l'opera unicamente di
una pura morale, o d'una vera Religione.
(97) Se prescindere vogliamo un solo istante dalle follie deplorabili
che le numerose tradizioni de' popoli gentili hanno fino a noi
tramandate, a che si ridurrebbero mai senza di quelle tutte le immense
pratiche, o cerimonie delle sette che ci si offrono a' tempi odierni?
Quelle dell'Israelismo furono, a tempo debito, da noi evidentemente
contraddistinte; e quelle coltivate dalle altre, senza dubbio, a poca
cosa. Ma ciò che reca stupore si è di vedere, come tutte le nazioni,
senza eccettuarne alcuna, vanno esattamente concordi, e nel deciso
fervore con cui ciascuna di esse pretende fare valere la sua, e nella
sorgente incontaminata dalla quale vogliono tutte farle direttamente
scaturire.
Per altro, io ricercherei di proposito a tutti questi settarj, come
pervenire a provare quale fra queste tradizioni potrà dirsi giustamente
la vera, in mezzo alle moltiplici contraddizioni ch'esse ci offrono
insieme, ed alla ripugnanza che ogni popolo dimostra costantemente per
le tradizioni di un altro popolo? Le nove incarnazioni di _Wistnou_ sono
religione nelle Indie, e favola in Pietroburgo; l'_Eucaristia_, è un
sacramento presso i Cristiani, è un idolatria in Costantinopoli, nella
guisa che le gesta di _Maometto_ venerate da' Musulmani come altrettante
intuizioni divine, sono riguardate da' Seguaci di Cristo, come l'effetto
dell'impostura, e dell'insania; e tuttociò finalmente che gli altri
popoli apprezzano come sacro, e inviolabile, è dagli ebrei riguardato
come degno di abominio, e di esecrazione; nella guisa che una gran parte
degli usi, e cerimonie religiose praticate da questi, persuasi che
procedino dallo spirito santo, o dal portentoso _Batkol_, di cui fu già
da noi parlato altrove, formano l'oggetto dell'improperio, e della
derisione degli altri popoli.
Or in mezzo a tante fluttuanti opinioni, sostenute da ogni parte col più
fervido entusiasmo, come mai rintracciare la meno assurda, la più ovvia,
la migliore? Per altro, il servigio il più rimarcabile che rendere si
potrebbe a tutti i popoli dell'universo, quello sarebbe, senza dubbio,
di fare ed essi conoscere l'illusione, e il nocumento delle loro
stravaganti opinioni a tale riguardo, ma niuno fino ad ora ci ha pensato
giammai, e sembra che nè pure vi abbia avuta l'idea d'intraprenderlo, nè
il coraggio sufficiente di eseguirlo.
(98) _Lucrezio_ ha detto, è ormai venti, e più secoli, che tutto il
genere umano, fino da' suoi tempi, era oppresso miseramente sotto la
soma lacerante della superstizione:
_Humana ante oculos fœde cum jacere,_
_In terris oppressa gravi sub Religione._ _L. I. v. 63. 64._
Che direbbe mai Lucrezio, se risorgere ei potesse a' tempi nostri? Molti
l'hanno parimente ripetuto con eguale veemenza, dopo di lui; infiniti
altri benemeriti scrittori se ne lagnano ancora; ma frattanto esistere
si mirano tuttavia ovunque, e la superstizione, e i suoi detestabili
fautori.
(99) Tutti questi, ed altri sì fatti deplorabili smarrimenti de' quali
fu da vari secoli suscettibile il popolo Ebreo, come osservammo, possono
datare dall'Era lacrimevole delle propalazione delle tradizionali follìe
di cui si ebbe la scaltrezza d'imbevere lo spirito umano,
delineandogliele come altrettante prescrizioni divine, l'esatta
osservanza delle quali rendevasi assolutamente indispensabile all'eterna
salute d'Israel, nella guisa medesima che la trasgressione lo ridurrebbe
periclitante, senza scampo, vittima delle più orribili calamità, e di un
perpetuo infortunio.
Dopo tutto ciò stupiremo ancora di vedere accreditare, ed ammettere con
tanta venerazione dagli uomini tali mostruosi principj? Agevole riesce
di far credere agli uomini ciò che lusinga il loro amor proprio, ed
alimenta i pregiudizj di cui sono imbevuti.