contro i principj che servono di base al cristianesimo, si prevalsero di
quelle tante predizioni che l'apocalisse di Giovanni ci rappresenta come
infallibili, e molto prossime a succedere, e che realizzare frattanto
mai non si videro, che non si disse intorno a quella nuova Gerusalem di
mille anni di cui è fatta menzione nel Cap. 21? La sua forma dovea
essere quadrata, la sua lunghezza larghezza, e sommità dovevano essere
di dodici mila stadi (500 leghe di francia) per conseguenza le case
dovevano avere così pure 500 leghe di ertezza: se così è dovea riuscire
di non poco incomodo per coloro a' quali fosse toccato di abitare
l'ultimo piano: e quella enorme bestia simbolica di sette teste, e dieci
corna col pelo di leopardo, i piedi dell'orso, l'esofago del leone, la
forza del drago; ebb'essa un successo migliore della prima? e la caduta
delle stelle dal Cielo sulla terra, e che col contatto che quelle fecero
col sole, e colla luna il loro passaggio restarono entrambe oscurate
nelle tre parti? E quel sì fatto libro che l'Angelo fece mangiare
all'Autore dell'apocalisse, qual libro riusciva dolce nel palato, e
amaro nello stomaco? se riflettiamo alla stravaganza di sì fatte
predizioni non dovremo certamente più stupirci, se i numerosi commentarj
fatti sopra di esse parvero consolidare le invettive che furono sovente
lanciate contro l'apocalisse, ed aggiugnere efficaci motivi agli
avversari di esso onde riguardarlo come apocrifo, e mendace.
(A) (_Ved. Ghem. Tratt. Sciab. et Pesah. fol. 6 7 8._)
CAPITOLO X.
Le glose moltiplici, e le diffuse parafrasi aggiunte da' Rabbini al
codice Mosaico, non solo ne adombrarono la primitiva purità edificante,
ma oltremodo gravosa, ed opprimente ne resero l'osservanza.
È cosa renduta omai troppo evidente, al detto universale de' filosofi,
che una causa non produce mai il suo analogo effetto, se non se allora
quando essa non è interrotta, nel progresso della di lei azione, da
altre cause più forti, e più insistenti, che per allora indeboliscono
l'azione della prima, e la rendono inutile: è ben vero pur troppo
rendersi presso che impossibile assolutamente di fare adottare de' sani,
de' metodici, degli utili principj ad uomini eccessivamente inveterati
negli assurdi prevenuti in favore de' medesimi, che ricusano di
riflettere, e quali nuovi etiopi schivano la luce, e inclinano a vivere
sepolti nelle tenebre; ma comunque siasi è d'altronde oltremodo
necessario che la verità disinganni le anime illibate proclive alla
ragione che la ricercano di buona fede, guidati dal commendevole disegno
di ritrovarla (73). La verità è una causa; essa produce direttamente il
suo effetto analogo allora quando la sua impulsione non è in verun modo
nè alterata, nè intercetta da ostacoli che sospendino il corso regolare
de' suoi effetti. Una prova infallibile di tutto quanto sostenghiamo si
è, che la causa dalla quale partiva il culto che i posteri di Abramo
hanno per molti secoli conosciuto, e praticato non potea essere più
ragionevole, ne più giusta, nè migliore, e gli effetti omogenei che
risultare si videro per lunga serie di anni chiaro ad evidenza lo
dimostrano: ma l'errore funesto che baldanzoso fecesi avanti a
soggiogare il cuore umano, indebolì enormemente l'azione salutare della
prima, ne tenne allora le sole veci, ne formò l'unico scopo, e la rese
come affatto inutile per l'Israelita de' secoli a noi più vicini, o
almeno come accessoria a' di lui urgenti bisogni.
Infatti come mai accordare un ammasso spaventevole di chimere, di usi
insensati, e di fanatici esercizj che ripugnano il buon senso, colla
pretta religione che dee essere guidata dalla sola verità, e formare il
più grato alimento di ogni anima sensibile, di ogni cuore ingenuo, e
riconoscente? Le pratiche superstiziose sono alla religione, dice un
dotto scrittore moderno, ciò che i germogli inutili sono a' vegetabili;
essi ne corrodono lo spirito, e il suco, lasciano il tronco scevro di
umore prolifico, e l'impediscono di pullulare alcun frutto; le
moltiplici differenti credenze che dividono il mondo ci fanno
sensibilmente conoscere che quelle appunto le quali sono le più
aggravate di cerimonie superstiziose, o di riti stravaganti sono
regolarmente le meno praticate con quella integrità, ed esattezza che
richiedono, nè si veggono mantenute giammai nell'essenziale (74). Un
ebreo talmudista, un cattolico romano trasgrediranno i comandamenti
dell'Essere Supremo dieci volte il giorno, e sembra, ch'essi riserbino
entrambi tutta la loro più austera devozione, il primo ad alcune
pratiche ridicole del sabato, o della pasqua, e l'altro all'uso
stravagante delle vigilie, o della confessione; ve n'ha fra quelli chi
commetterà tranquillamente una frode, un adulterio, e che non si indurrà
giammai a bere il vino premuto da un goi, nè vorrà in alcuna guisa
tagliare il pane col coltello di costui (75): siccome avvene parimente
fra questi chi non si farà il minimo scrupolo di rubare, di commettere
delle infamie, ed anche, degli attentati i più crudeli, mentre non
vorrebbe perdere la benedizione del prete, o la messa di un solo
giorno (76).
Tale è il destino di quelle religioni che impongono un giogo
insopportabile, ed un ammasso enorme di pratiche futili; esse cadono
nell'inconveniente pernicioso di doversi mancare nell'essenziale, e di
non essere osservate ne' punti, che più sarebbe urgente di conoscere, e
mantenere, intanto che quelli che sono per loro stessi indifferenti si
mirano difendere coll'entusiasmo il più fervido, e il più deciso. Ma
l'uomo nato con una intelligenza libera, e con un declivio che lo porta
a conservarla tale; spezza finalmente quelle truci catene che tentano a
renderla illaqueata, togliendo ad essa, per tante parti, l'uso
commendevole per cui il Supremo Creatore l'avea in origine destinata.
Un disordine cotanto pregiudicevole noi lo dobbiamo senza contrasto
all'enorme affluenza di glose, commenti e tradizioni aggiunte al codice
antico specialmente sul quale era basato il culto primitivo che il
popolo ebreo ha un tempo esercitato col più felice successo, e laddove
questo, già di soverchio aggravante, per se stesso, rendeva spossate le
forze per sostenerlo, quelle le opprimono interamente, e le annientano,
senza avere giammai sortito il loro intento, e con massimo scapito
irreparabile dell'umana ragione.
E quale mai sarebbe lo stupore de' Patriarchi de' Mosè, de' Jesuè, de'
David, de' Salomon, e de' Profeti se attualmente risorgessero fra i
viventi, e che potessero trasferirsi in tutti gli angoli della terra
dove la prosapia d'Israel è a' tempi nostri diramata, senza però essere
prevenuti delle strane peripezie alle quali fu essa per tante volte
soggetta, dal secolo in cui essi vissero fino all'età nostra? Questi
sani credenti opinerebbero, senza dubbio, di ritrovare tutta via intatto
sulla terra l'eccelso culto da essi un tempo conosciuto, e praticato, e
lo vedrebbero involto dal fosco velo di parafrasi diffuse, oscure, ed
annojanti; alle semplici, e nitide verità sulle quali reggevesi
fondatamente la loro pretta credenza essi vi troverebbero surrogate le
visioni deplorabili, e le mistiche allegorie di certi uomini proclivi a
controvertere ogni minimo punto contestato; in vece dei limpidi
sacrificatori che estolleveno le glorie dell'Eterno, ed offrivano le
vittime al venerabile altare della verità, per espiazione de' falli che
commessi erano dal Popolo, essi vedrebbero una caterva insana di
sedicenti כהנים (_Cohanim_) _Sacerdoti_, senza meriti, e senza causa
baldanzosi pretendere al grado, vantare i requisiti, ed imitare, in gran
parte, le ingerenze che unicamente erano imposte, per divino comando,
alla sola prosapia di Aaron (77); se ricercassero di visitare il loro
בית המדרש (_Beth Amedrash_) _casa d'interpretazione_ (78) vi si
farebbero spettatori delle questioni le più insulse non solo, ma le più
detestabili per diffinire se con fiaccola di sego, di cera, ovvero di
olio debbasi accendere il lampadario del sabato (79), se l'anima di
Adamo passasse nella spoglia corruttibile di Seth, e da questa entro il
Corpo di Mosè; se David sarebbe nato un aborto senza il dono gratuito di
anni settanta fatto ad esso dal primo ente ragionevole creato (80); Se
Dio si pentisse di avere distrutto Gerusalemme; se egli se ne
attristasse, in che passa egli il suo tempo, ed altre inezie simili, ed
esecrabili bestemmie (81); se informare si volessero de' progressi
luminosi che la religione del popolo d'Israel ha fatti da 1600 anni a
questa parte, loro si mostrerebbe il codice mosaico trasformato in un
ammasso enorme di pratiche, di usi, e di cerimonie, tanto stranamente
ridicole per essi, quanto riescono all'eccesso tiranniche, insoffribili
per noi; essi vi scorgerebbero imposte nuove instituzioni, nuovi digiuni
comandati, nuovi cibi vietati, altre lunghissime devote rassodie; e
reiterate jaculatorie prescritte che erano del tutto sconosciute nei
tempi andati (82); se la loro curiosità gli eccitasse finalmente ad
investigare gli avanzamenti solidi, e proficui, che il popolo d'Israel
fece, dopo un epoca immemorabile, nelle arti, nelle scienze, e nei
costumi, loro si porrebbe da una parte sotto gli occhi uno sciame
spregievole di sordidi, ed insensibili usuraj ontosamente impinguati
colla desolazione del prossimo (ved. l'annot. anteced. 37.) alcuni
chirurgi, pochi medici, molti commercianti, e niun artefice; mirare si
farebbe loro dall'altra l'espresso divieto dello studio delle scienze
(nomate follemente profane) sotto comminatorie fulminanti di eterna
dannazione contro di colui che avesse osato applicarvisi, o farne
pubblico esercizio (83); e convincersi, per ultimo, essi dovrebbero più
oltre che i costumi vanno fra noi al graduato livello dell'ignoranza,
prescritta come utile, e necessaria all'eterna salute del popolo
d'Israel (84).
Ecco l'abominevole confronto che risultare per ogni parte vedrebbero
quegli uomini benemeriti dell'Israelismo fra la pura inalterata credenza
professata un giorno da' medesimi, e le moltiplici ributtanti cerimonie,
che sotto l'imponente viluppo di religione praticare osserverebbero fra
noi.
Insensati! Essi tutti d'accordo esclamerebbero fremendo, se la religione
si crede (com'essa è, senza alcun dubbio) necessaria oltremodo a tutti
gli uomini, non è egli forse innegabile che le medesima debba essere
intelligibile per tutti? Essendo essa, (come ogni sano filosofo ne
conviene pienamente di buon grado) l'oggetto il più importante, e il più
indispensabile per la specie umana, l'eterna volontà dell'Essere Supremo
esigere non dee ch'ella sia per tutti coloro che ne fanno parte, la cosa
la più semplice, la più concisa, la più chiara, e la più dimostrata per
ogni ente ragionevole (85)? Non rendesi all'eccesso deplorabile il
vedere che questo assunto sì oltremodo urgente alla salute dei mortali,
sia precisamente quello che essi intendono il meno, e sul quale dopo
tanti secoli hanno quelli sempre disputato accanitamente senza divenire
giammai migliori, nè farne in alcun tempo resultare de' sensibili
vantaggj, che tranquillizzino lo spirito de' medesimi, e facciano loro
espressamente conoscere il retto sentiere che può con sicurezza
condurgli a quella solida felicità imperturbabile che dalla sola
incontaminata religione unicamente riconoscere possiamo (86)? Sembra,
pur troppo, che a questo essenzialissimo punto decisivo a noi pervenire
giammai non sia permesso.
(73) _Quiconque vent s'appliquer à la recherche de la vérité_ (dice il
dotto Autore de la _Philosoph. du bon sens Tom. I. § III. Pag. 3._)
_doit éviter de prendre des principes qui puissent l'éloigner pour
toujours du bon chemin_. È per altro una cosa strana di vedere l'uomo
avido bramare l'acquisto della verità, e schivare ad un tempo la
presenza quando ella si offre all'occhio intellettuale della sua mente;
il suo splendore sembra offuscarlo, attonito pare che lo renda il suo
sembiante ed infierire ancora lo veggiamo sovente contro di colui che
glie la presenta o gliene addita il sentiere; _veritas odium parit_, è
ormai trito quanto verificato proverbio; infatti dicasi ad un uomo
qualche verità, sebbene utile per lui, ma offensiva in qualche modo al
suo amor proprio, esso la riguarda come un ingiuria e tenta di ogni
mezzo per vendicarla; e qual è mai quel settario che non riguardi con
occhio irascibile, o di positivo disprezzo colui che azzardasse di
correggere i suoi travviamenti proponendogli di sostituire alle sue
inveterate menzogne tradizionali le verità sane, religiose, ed
instruttive? E nell'uno, e nell'altro caso non abbiamo che rivolgerci
ovunque per essere colpiti ad ogni tratto da ripetuti percuotenti
esempi, efficaci a consolidare tutto ciò che di proposto asseriamo.
(74) I fanatici per la religione, della quale si dicono osservanti,
lungi dall'essere il sostegno fondamentale e permanente delle sue
massime, non ne sono che il perpetuo flagello, e i disruttori; sempre
indifferenti alle azioni oneste, essi reputansi virtuosi non già sopra
quello ch'essi fanno, ma relativamente a ciò ci essi credono; la
credulità macchinale degli uomini è secondo il torpido giudizio de'
medesimi l'unica giusta misura della stessa loro probità: _Les hommes
ignorants_ (dice un illuminato pensatore moderno) _ne jugent les
opinions des autres que par la conformité qu'elles ont avec les leurs:
ainsi ne persuade-t-on jamais les sots qui avec des sottises._ Quindi è
che un uomo dotato di lumi, e di talenti il quale abomini di secondare
le loro pratiche insensate, e i loro smarrimenti perviene difficilmente
a godere presso di quelli la riputazione di individuo integerrimo, e
probo. Infatti quante volte si ode ripetere dalla bocca di questi
miserabili automati: _oh! sarebbe pure un onest'uomo il ... Se
mortificasse al suo corpo con digiuni frequenti; se recitasse a gola
spiegata le consuete leggende quotidiane, ed altre ancora, se non si
nutrisse di altri cibi che di quelli preparati da' suoi correligionarj,
se confessasse di continuo le sue colpe e i suoi pensieri all'orecchio
di un altr'uomo, se osservasse le astinenze delle vigilie; se non ....._
ma io più non finirei allorchè riportare dovessi tutti que' se
condizionali che questi esseri abrutiti opporrebbero alla stessa probità
esemplare di un _Baile_, d'un _D'Argens_, d'un _Montesquieu_, d'un
_Rousseau_, d'un _Mirabaud_, d'un _Elvezio_, d'un _Mendelshon_, de'
quali dovrà il mondo in ogni secolo piagnerne la perdita fatale,
malgrado che ignote fossero loro interamente quelle mostruose cerimonie
senza l'esercizio delle quali non si può in mente de' fanatici essere
onest'uomo. Impostori! forsennati! Non potrassi dunque essere onest'uomo
senza essere imbecille! Ma v'ha egli mai sopra la terra uomini più
reprobi, esseri più perniciosi di voi, che ne siete scrupolosi
osservatori fino al delirio? Mi si accenni di grazia quale è mai
quell'azione criminosa della quale non vi rendiate voi stessi o
colpevoli, o correi e danno irreparabile de' vostri propri simili? voi
odiate, senza riserva, chiunque non vi assomiglia, voi perseguitate
accanitamente quegli uomini dotati di criterio bastante per conoscervi,
e di talento efficace a smascherarvi, voi siete ambiziosi, ignoranti, e
ingannatori, ed a molti fra voi altro forse non manca per essere gran
scelerati che il coraggio, ed i talenti; ma tutto che sempre vili, ed
abrutiti nell'ignoranza, e nella superstizione non lasciate però di
essere al maggior grado protervi, e sempre funesti alla società, voi
inferocite, senza ritegno, contro chiunque tentasse d'illuminare la sua
specie costretta violentemente a prostrarsi davanti le vostre orride
follìe, come alla presenza de' _Cocodrilli sacri_ di Memfi.
(75) La superstizione degli ebrei talmudisti va fino ad un eccesso tale
in questa parte, che ve n'ha pure anche di quelli i quali non solo
resterebbero astemj tutta la loro vita piuttosto di bere il vino che non
fosse premuto da altri ebrei simili ad essi; ma se questo liquore così
manipolato, che chiamano כשר (Kascer) cioè, _ottimo_, o squisito, fosse,
per accidente rimosso da qualche גוי goy, (sotto tal nome comprendendo
tutti quelli che non sono circoncisi, o che non professano il giudaismo)
essi lo credono contaminato, e se ne astengono del pari, come se non
fosse in origine pestato dall'ebreo. Lo stesso principio superstizioso
nutrono i medesimi per rapporto a qualunque siasi vivanda preparata da
individuo non ebreo; essi non se ne ciberebbero quando ancora dovessero
soccombere all'inedia, ed al languore, ed alla morte stessa; ma di ciò
ragioneremo più diffusamente altrove; solo basti quì di sapere intanto
che gli ebrei moderni pare che abbiano rinunziato attualmente al
pregiudizio ridicolo del primo, ma essi restano altrettanto attaccati
ancora al mantenimento del secondo col più scrupoloso rigore.
(76) Tutti gli attentati esecrabili commessi religiosamente da' perfidi
_Ravaillac_, _Damiens_, _Malacrida_, e _Giacomo Clemente_ di cui ci
fanno inorridire le Istorie, furono senza dubbio, preceduti, o
accompagnati da quelle stesse benedizioni, e cerimonie colle quali si
mirarono altre volte consacrate la _S. Bartolomeo_, i _Vespri
Siciliani_, i _Regicidj_ orribili, ed i più atroci misfatti; ed io già
dimostrai di proposito altrove (Ved. le Annot. 88, e 122 del T. II delle
_Notti Campes._) che non v'ha perfidia, o intrigo di cui questa classe
inutile al mondo non abbia, in ogni tempo renduto complice un Dio, nè
azione proditoria che non venga in nome suo filtrato dal vaglio
pernicioso della sua _fraterna_ iniquità.
(77) Molti ebrei ritengono male a proposito anche oggi il nome di
_Cohanim_, o sacrificatori, benchè le loro ispezioni in tale qualità
sieno intieramente cessate, non esistendo più a' tempi odierni, nè
tempio, nè altare, nè olocausti da offrirvici, così il vocabolo כהן
(cohen) più non è a' nostri giorni che un mero titolo supposto decoroso,
e non già un grado di vero sacrificatore, quale era esso ne' tempi
andati: ma non per tanto quelli che si fanno attualmente distinguere con
simile attributo sono all'eccesso scrupolosi nell'osservanza di que'
riti medesimi, che erano altre volte comandati a quelli che discendevano
dalla schiatta d'Aaron, colla differenza però che quelli conoscevano un
capo uffiziatore כהן גדול (cohen gadol) _Sommo Sacerdote_, che i recenti
non hanno; ma del resto tanto perciò che riguarda la purificazione per i
morti, quanto relativamente al riscatto de' primogeniti maschi un mese
dopo la loro nascita, siccome ancora per quello che rapportarsi alla
primazia che pretendono questi sostenere sul resto del popolo, in mille
ridicole cerimonie religiose, che non giova quì annoverare, i nostri
Cohanim sono le perfette Scimmie degli antichi sacrificatori, a' quali
non s'indurrebbero giammai a verun prezzo a cedere di buon grado.
(78) Queste dette altrimenti תלמוד תורה (Talmud Torah) _Instruzione
della Legge_, erano i luoghi dove s'insegnava, o spiegavasi la Legge co'
Commentarj de' Rabbini. Varie furono le Accademie di tal fatta che
gl'Israeliti eressero in diverse parti della Giudea, o altrove dopo la
distruzione del secondo tempio, ma la più ragguardevole di queste fu, al
parere de' dotti, quella stabilita in _Tiberiade_; egli è là che
insegnarono i più gran Maestri che gli ebrei venerano attualmente
_Jehudah il Santo_ (l'Autore della Misnah) _Rab. Haninah_, _Rab.
Jonathan_. È là precisamente che si compose la Misnah, e il Talmud;
finalmente si pretende da varj Autori che i Massoreti, ossia quelli che
hanno punteggiata la Bibbia insegnarono in Tiberiade. Molte altre ancora
furono erette in quelle parti dell'Oriente nelle quali gli ebrei fecero
una lunga permanenza. Essi vi installarono così pure ne' tempi a noi più
recenti alcune altre Accademie di tal fatta in Francia allorchè vi si
rifugiarono. _Beniamin di Toledo_ parla di quella di _Beaucaire_, alla
testa della quale e _Abraham Ben David_ che nutriva i suoi Scolari
quando erano bisognosi, e loro somministrava il vestiario quando ne
erano mancanti (Ved. _Ben. de Tol. Iter._)
(79) In qualunque parte di mondo dove gli ebrei hanno il domicilio
trovasi costantemente praticato questo costume, senza che alcuno
frattanto sappia rendere convincente ragione della stretta osservanza
con cui quello mirasi ovunque usato, e mantenuto. Questo dunque consiste
in un lampadario più, o meno grande, che gli ebrei tengono appeso al
palco di un salotto, ed in linea perpendicolare al centro della mensa
preparatavi per mangiare; non avvi casa, purché abitata da ebrei, di
qualunque ceto, o condizione ch'essi siano, dove non si scorga
quell'arnese nella foggia medesima che accennammo. Questo sacro
lampadario (così chiamato per l'uso a cui si fa servire) viene acceso
intieramente nel tramontare del sole di ogni venerdì, non meno che
nell'imbrunire di tutte le vigilie delle feste solenni comandate dal
Pentateuco: le sole donne maritate sogliono incaricarsi generalmente di
sì fatto ministero; esse nell'istante di eseguirlo, recitano una
benedizione compilata espressamente per quest'oggetto, e vi attaccano
un'efficacia tale, che non vi è femmina ebrea la quale non creda
fermamente di essere esente da' pericoli del parto, da contagiose
malattie, e dalle sofferenze laceranti dell'Inferno, osservando
rigorosamente le tre prescrizioni ch'elleno impongono i rabbini, una
delle quali si è quella di accendere il lampadario del sabato.
(80) Alcuni Rabbini asseriscono che Adamo, mediante la vastissima
scienza universale che gli attribuiscono infusagli prodigiosamente dal
di lui maestro, e custode _Raziel_ (di cui sarà da noi parlato altrove)
antiveggendo che alcuni secoli dopo di esso dovea nascere dalla prosapia
di Giuda un certo individuo che sarebbe nominato _David_; ma che in
forza degli alti impenetrabili arcani esso avrebbe dovuto essere nato un
aborto, e che d'altronde se si fosse prodotto nel mondo suscettibile di
lunga vita, avrebbe il medesimo formato il decoro del popolo d'Israel, e
sarebbe stato molto bene affetto all'Essere Supremo; prevedendo Adamo
dunque tale sciagura, e cercando la maniera di ripararla, aggiungono i
Rabbini, che supplicasse fervidamente la Divina Misericordia, onde
volesse togliere del lungo corso di sua vita (che prevedeva dovere
ascendere a mille anni) la somma di anni settanta, de' quali esso
inclinava fare un dono al Salmista Reale; al che Dio aderendo, senza
ostacolo, si fece l'assoluto depositario di questo dono, fino al momento
in cui fu esso fatto passare a David che ne fruì dal giorno in cui si
produsse fra i viventi fino all'estremo istante di sua carriera, che
fissò il compimento di anni settanta; passati ad esso gratuitamente dal
primo uomo (ved. _Ghem. Mas. Sanhed. Cap. VII. fol. 35._)
Oggi non si troverebbe certamente fra noi alcun notajo che defferisse
rogare un simile contratto.
(81) Hanno un bel giustificarsi quì i Rabbini ad oggetto di diminuire
l'orrore che apporta agli uomini forniti di lumi, e di buon senso il
carattere odibile ch'essi attribuiscono all'Essere Supremo, adducendo
che sì fatta loro maniera di parlare non è che al figurato, al solo
disegno di adattarla alla intelligenza limitata del volgo, come se per
farsi capire dalla classe ignara fosse permesso al terrigeno mortale di
avvilire il sommo autore della natura a questo segno: quale insania
deplorabile! Non è già così che le scuole di Socrate, di Platone, e di
Aristotile insegnavano a conoscere, a temere, e ad adorare il Dio
dell'universo; e sebbene si trovassero astrette quelle pure qualche
volta ad esternarsi a persone ignoranti, per rapporto alla vera
cognizione di questo Essere degli esseri, quelle frattanto ritrovavano
il pronto mezzo di farglielo elleno esattamente capire senza lasciarsi
trascinare dal torrente di simili eccessi.
Non v'ha certamente che il filosofo il quale possa elevarsi fino alla
sublime contemplazione di questo Essere increato, nè altri fuori di
quello può, ad ogni esperimento, con rispetto maggiore estollerne le
glorie. In fatti pretendere che Dio sia suscettibile di pentimento, di
passione, di dolore; ch'egli possa offendersi delle azioni degli uomini,
non è egli lo stesso che annientare tutte le idee che noi dobbiamo
d'altronde avere di questo Creatore Supremo? Dire che l'uomo può turbare
l'ordine dell'universo, che esso può accendere il fulmine fra le mani
del suo Dio ch'esso può frastornare i suoi progetti, non sarebbe lo
stesso che il credere, che da esso lui dipende unicamente di alterare la
sua ineffabile clemenza, di trasformarla in crudeltà? È appunto così che
la Teologia non fa che distruggere incessantemente con una mano, ciò che
desso edifica coll'altra; quindi si può opinare con giustizia, che se
ogni tradizione ora le è fondata sopra tali esecrabili principj,
dobbiamo ragionevolmente conchiudere che basate sono, per conseguenza,
tutte quante sopra una contradizione dimostrativa.