(72) Quelli che con asprezza maggiore vollero tenacemente infierire

contro i principj che servono di base al cristianesimo, si prevalsero di

quelle tante predizioni che l'apocalisse di Giovanni ci rappresenta come

infallibili, e molto prossime a succedere, e che realizzare frattanto

mai non si videro, che non si disse intorno a quella nuova Gerusalem di

mille anni di cui è fatta menzione nel Cap. 21? La sua forma dovea

essere quadrata, la sua lunghezza larghezza, e sommità dovevano essere

di dodici mila stadi (500 leghe di francia) per conseguenza le case

dovevano avere così pure 500 leghe di ertezza: se così è dovea riuscire

di non poco incomodo per coloro a' quali fosse toccato di abitare

l'ultimo piano: e quella enorme bestia simbolica di sette teste, e dieci

corna col pelo di leopardo, i piedi dell'orso, l'esofago del leone, la

forza del drago; ebb'essa un successo migliore della prima? e la caduta

delle stelle dal Cielo sulla terra, e che col contatto che quelle fecero

col sole, e colla luna il loro passaggio restarono entrambe oscurate

nelle tre parti? E quel sì fatto libro che l'Angelo fece mangiare

all'Autore dell'apocalisse, qual libro riusciva dolce nel palato, e

amaro nello stomaco? se riflettiamo alla stravaganza di sì fatte

predizioni non dovremo certamente più stupirci, se i numerosi commentarj

fatti sopra di esse parvero consolidare le invettive che furono sovente

lanciate contro l'apocalisse, ed aggiugnere efficaci motivi agli

avversari di esso onde riguardarlo come apocrifo, e mendace.

(A) (_Ved. Ghem. Tratt. Sciab. et Pesah. fol. 6 7 8._)

CAPITOLO X.

Le glose moltiplici, e le diffuse parafrasi aggiunte da' Rabbini al

codice Mosaico, non solo ne adombrarono la primitiva purità edificante,

ma oltremodo gravosa, ed opprimente ne resero l'osservanza.

È cosa renduta omai troppo evidente, al detto universale de' filosofi,

che una causa non produce mai il suo analogo effetto, se non se allora

quando essa non è interrotta, nel progresso della di lei azione, da

altre cause più forti, e più insistenti, che per allora indeboliscono

l'azione della prima, e la rendono inutile: è ben vero pur troppo

rendersi presso che impossibile assolutamente di fare adottare de' sani,

de' metodici, degli utili principj ad uomini eccessivamente inveterati

negli assurdi prevenuti in favore de' medesimi, che ricusano di

riflettere, e quali nuovi etiopi schivano la luce, e inclinano a vivere

sepolti nelle tenebre; ma comunque siasi è d'altronde oltremodo

necessario che la verità disinganni le anime illibate proclive alla

ragione che la ricercano di buona fede, guidati dal commendevole disegno

di ritrovarla (73). La verità è una causa; essa produce direttamente il

suo effetto analogo allora quando la sua impulsione non è in verun modo

nè alterata, nè intercetta da ostacoli che sospendino il corso regolare

de' suoi effetti. Una prova infallibile di tutto quanto sostenghiamo si

è, che la causa dalla quale partiva il culto che i posteri di Abramo

hanno per molti secoli conosciuto, e praticato non potea essere più

ragionevole, ne più giusta, nè migliore, e gli effetti omogenei che

risultare si videro per lunga serie di anni chiaro ad evidenza lo

dimostrano: ma l'errore funesto che baldanzoso fecesi avanti a

soggiogare il cuore umano, indebolì enormemente l'azione salutare della

prima, ne tenne allora le sole veci, ne formò l'unico scopo, e la rese

come affatto inutile per l'Israelita de' secoli a noi più vicini, o

almeno come accessoria a' di lui urgenti bisogni.

Infatti come mai accordare un ammasso spaventevole di chimere, di usi

insensati, e di fanatici esercizj che ripugnano il buon senso, colla

pretta religione che dee essere guidata dalla sola verità, e formare il

più grato alimento di ogni anima sensibile, di ogni cuore ingenuo, e

riconoscente? Le pratiche superstiziose sono alla religione, dice un

dotto scrittore moderno, ciò che i germogli inutili sono a' vegetabili;

essi ne corrodono lo spirito, e il suco, lasciano il tronco scevro di

umore prolifico, e l'impediscono di pullulare alcun frutto; le

moltiplici differenti credenze che dividono il mondo ci fanno

sensibilmente conoscere che quelle appunto le quali sono le più

aggravate di cerimonie superstiziose, o di riti stravaganti sono

regolarmente le meno praticate con quella integrità, ed esattezza che

richiedono, nè si veggono mantenute giammai nell'essenziale (74). Un

ebreo talmudista, un cattolico romano trasgrediranno i comandamenti

dell'Essere Supremo dieci volte il giorno, e sembra, ch'essi riserbino

entrambi tutta la loro più austera devozione, il primo ad alcune

pratiche ridicole del sabato, o della pasqua, e l'altro all'uso

stravagante delle vigilie, o della confessione; ve n'ha fra quelli chi

commetterà tranquillamente una frode, un adulterio, e che non si indurrà

giammai a bere il vino premuto da un goi, nè vorrà in alcuna guisa

tagliare il pane col coltello di costui (75): siccome avvene parimente

fra questi chi non si farà il minimo scrupolo di rubare, di commettere

delle infamie, ed anche, degli attentati i più crudeli, mentre non

vorrebbe perdere la benedizione del prete, o la messa di un solo

giorno (76).

Tale è il destino di quelle religioni che impongono un giogo

insopportabile, ed un ammasso enorme di pratiche futili; esse cadono

nell'inconveniente pernicioso di doversi mancare nell'essenziale, e di

non essere osservate ne' punti, che più sarebbe urgente di conoscere, e

mantenere, intanto che quelli che sono per loro stessi indifferenti si

mirano difendere coll'entusiasmo il più fervido, e il più deciso. Ma

l'uomo nato con una intelligenza libera, e con un declivio che lo porta

a conservarla tale; spezza finalmente quelle truci catene che tentano a

renderla illaqueata, togliendo ad essa, per tante parti, l'uso

commendevole per cui il Supremo Creatore l'avea in origine destinata.

Un disordine cotanto pregiudicevole noi lo dobbiamo senza contrasto

all'enorme affluenza di glose, commenti e tradizioni aggiunte al codice

antico specialmente sul quale era basato il culto primitivo che il

popolo ebreo ha un tempo esercitato col più felice successo, e laddove

questo, già di soverchio aggravante, per se stesso, rendeva spossate le

forze per sostenerlo, quelle le opprimono interamente, e le annientano,

senza avere giammai sortito il loro intento, e con massimo scapito

irreparabile dell'umana ragione.

E quale mai sarebbe lo stupore de' Patriarchi de' Mosè, de' Jesuè, de'

David, de' Salomon, e de' Profeti se attualmente risorgessero fra i

viventi, e che potessero trasferirsi in tutti gli angoli della terra

dove la prosapia d'Israel è a' tempi nostri diramata, senza però essere

prevenuti delle strane peripezie alle quali fu essa per tante volte

soggetta, dal secolo in cui essi vissero fino all'età nostra? Questi

sani credenti opinerebbero, senza dubbio, di ritrovare tutta via intatto

sulla terra l'eccelso culto da essi un tempo conosciuto, e praticato, e

lo vedrebbero involto dal fosco velo di parafrasi diffuse, oscure, ed

annojanti; alle semplici, e nitide verità sulle quali reggevesi

fondatamente la loro pretta credenza essi vi troverebbero surrogate le

visioni deplorabili, e le mistiche allegorie di certi uomini proclivi a

controvertere ogni minimo punto contestato; in vece dei limpidi

sacrificatori che estolleveno le glorie dell'Eterno, ed offrivano le

vittime al venerabile altare della verità, per espiazione de' falli che

commessi erano dal Popolo, essi vedrebbero una caterva insana di

sedicenti כהנים (_Cohanim_) _Sacerdoti_, senza meriti, e senza causa

baldanzosi pretendere al grado, vantare i requisiti, ed imitare, in gran

parte, le ingerenze che unicamente erano imposte, per divino comando,

alla sola prosapia di Aaron (77); se ricercassero di visitare il loro

בית המדרש (_Beth Amedrash_) _casa d'interpretazione_ (78) vi si

farebbero spettatori delle questioni le più insulse non solo, ma le più

detestabili per diffinire se con fiaccola di sego, di cera, ovvero di

olio debbasi accendere il lampadario del sabato (79), se l'anima di

Adamo passasse nella spoglia corruttibile di Seth, e da questa entro il

Corpo di Mosè; se David sarebbe nato un aborto senza il dono gratuito di

anni settanta fatto ad esso dal primo ente ragionevole creato (80); Se

Dio si pentisse di avere distrutto Gerusalemme; se egli se ne

attristasse, in che passa egli il suo tempo, ed altre inezie simili, ed

esecrabili bestemmie (81); se informare si volessero de' progressi

luminosi che la religione del popolo d'Israel ha fatti da 1600 anni a

questa parte, loro si mostrerebbe il codice mosaico trasformato in un

ammasso enorme di pratiche, di usi, e di cerimonie, tanto stranamente

ridicole per essi, quanto riescono all'eccesso tiranniche, insoffribili

per noi; essi vi scorgerebbero imposte nuove instituzioni, nuovi digiuni

comandati, nuovi cibi vietati, altre lunghissime devote rassodie; e

reiterate jaculatorie prescritte che erano del tutto sconosciute nei

tempi andati (82); se la loro curiosità gli eccitasse finalmente ad

investigare gli avanzamenti solidi, e proficui, che il popolo d'Israel

fece, dopo un epoca immemorabile, nelle arti, nelle scienze, e nei

costumi, loro si porrebbe da una parte sotto gli occhi uno sciame

spregievole di sordidi, ed insensibili usuraj ontosamente impinguati

colla desolazione del prossimo (ved. l'annot. anteced. 37.) alcuni

chirurgi, pochi medici, molti commercianti, e niun artefice; mirare si

farebbe loro dall'altra l'espresso divieto dello studio delle scienze

(nomate follemente profane) sotto comminatorie fulminanti di eterna

dannazione contro di colui che avesse osato applicarvisi, o farne

pubblico esercizio (83); e convincersi, per ultimo, essi dovrebbero più

oltre che i costumi vanno fra noi al graduato livello dell'ignoranza,

prescritta come utile, e necessaria all'eterna salute del popolo

d'Israel (84).

Ecco l'abominevole confronto che risultare per ogni parte vedrebbero

quegli uomini benemeriti dell'Israelismo fra la pura inalterata credenza

professata un giorno da' medesimi, e le moltiplici ributtanti cerimonie,

che sotto l'imponente viluppo di religione praticare osserverebbero fra

noi.

Insensati! Essi tutti d'accordo esclamerebbero fremendo, se la religione

si crede (com'essa è, senza alcun dubbio) necessaria oltremodo a tutti

gli uomini, non è egli forse innegabile che le medesima debba essere

intelligibile per tutti? Essendo essa, (come ogni sano filosofo ne

conviene pienamente di buon grado) l'oggetto il più importante, e il più

indispensabile per la specie umana, l'eterna volontà dell'Essere Supremo

esigere non dee ch'ella sia per tutti coloro che ne fanno parte, la cosa

la più semplice, la più concisa, la più chiara, e la più dimostrata per

ogni ente ragionevole (85)? Non rendesi all'eccesso deplorabile il

vedere che questo assunto sì oltremodo urgente alla salute dei mortali,

sia precisamente quello che essi intendono il meno, e sul quale dopo

tanti secoli hanno quelli sempre disputato accanitamente senza divenire

giammai migliori, nè farne in alcun tempo resultare de' sensibili

vantaggj, che tranquillizzino lo spirito de' medesimi, e facciano loro

espressamente conoscere il retto sentiere che può con sicurezza

condurgli a quella solida felicità imperturbabile che dalla sola

incontaminata religione unicamente riconoscere possiamo (86)? Sembra,

pur troppo, che a questo essenzialissimo punto decisivo a noi pervenire

giammai non sia permesso.

(73) _Quiconque vent s'appliquer à la recherche de la vérité_ (dice il

dotto Autore de la _Philosoph. du bon sens Tom. I. § III. Pag. 3._)

_doit éviter de prendre des principes qui puissent l'éloigner pour

toujours du bon chemin_. È per altro una cosa strana di vedere l'uomo

avido bramare l'acquisto della verità, e schivare ad un tempo la

presenza quando ella si offre all'occhio intellettuale della sua mente;

il suo splendore sembra offuscarlo, attonito pare che lo renda il suo

sembiante ed infierire ancora lo veggiamo sovente contro di colui che

glie la presenta o gliene addita il sentiere; _veritas odium parit_, è

ormai trito quanto verificato proverbio; infatti dicasi ad un uomo

qualche verità, sebbene utile per lui, ma offensiva in qualche modo al

suo amor proprio, esso la riguarda come un ingiuria e tenta di ogni

mezzo per vendicarla; e qual è mai quel settario che non riguardi con

occhio irascibile, o di positivo disprezzo colui che azzardasse di

correggere i suoi travviamenti proponendogli di sostituire alle sue

inveterate menzogne tradizionali le verità sane, religiose, ed

instruttive? E nell'uno, e nell'altro caso non abbiamo che rivolgerci

ovunque per essere colpiti ad ogni tratto da ripetuti percuotenti

esempi, efficaci a consolidare tutto ciò che di proposto asseriamo.

(74) I fanatici per la religione, della quale si dicono osservanti,

lungi dall'essere il sostegno fondamentale e permanente delle sue

massime, non ne sono che il perpetuo flagello, e i disruttori; sempre

indifferenti alle azioni oneste, essi reputansi virtuosi non già sopra

quello ch'essi fanno, ma relativamente a ciò ci essi credono; la

credulità macchinale degli uomini è secondo il torpido giudizio de'

medesimi l'unica giusta misura della stessa loro probità: _Les hommes

ignorants_ (dice un illuminato pensatore moderno) _ne jugent les

opinions des autres que par la conformité qu'elles ont avec les leurs:

ainsi ne persuade-t-on jamais les sots qui avec des sottises._ Quindi è

che un uomo dotato di lumi, e di talenti il quale abomini di secondare

le loro pratiche insensate, e i loro smarrimenti perviene difficilmente

a godere presso di quelli la riputazione di individuo integerrimo, e

probo. Infatti quante volte si ode ripetere dalla bocca di questi

miserabili automati: _oh! sarebbe pure un onest'uomo il ... Se

mortificasse al suo corpo con digiuni frequenti; se recitasse a gola

spiegata le consuete leggende quotidiane, ed altre ancora, se non si

nutrisse di altri cibi che di quelli preparati da' suoi correligionarj,

se confessasse di continuo le sue colpe e i suoi pensieri all'orecchio

di un altr'uomo, se osservasse le astinenze delle vigilie; se non ....._

ma io più non finirei allorchè riportare dovessi tutti que' se

condizionali che questi esseri abrutiti opporrebbero alla stessa probità

esemplare di un _Baile_, d'un _D'Argens_, d'un _Montesquieu_, d'un

_Rousseau_, d'un _Mirabaud_, d'un _Elvezio_, d'un _Mendelshon_, de'

quali dovrà il mondo in ogni secolo piagnerne la perdita fatale,

malgrado che ignote fossero loro interamente quelle mostruose cerimonie

senza l'esercizio delle quali non si può in mente de' fanatici essere

onest'uomo. Impostori! forsennati! Non potrassi dunque essere onest'uomo

senza essere imbecille! Ma v'ha egli mai sopra la terra uomini più

reprobi, esseri più perniciosi di voi, che ne siete scrupolosi

osservatori fino al delirio? Mi si accenni di grazia quale è mai

quell'azione criminosa della quale non vi rendiate voi stessi o

colpevoli, o correi e danno irreparabile de' vostri propri simili? voi

odiate, senza riserva, chiunque non vi assomiglia, voi perseguitate

accanitamente quegli uomini dotati di criterio bastante per conoscervi,

e di talento efficace a smascherarvi, voi siete ambiziosi, ignoranti, e

ingannatori, ed a molti fra voi altro forse non manca per essere gran

scelerati che il coraggio, ed i talenti; ma tutto che sempre vili, ed

abrutiti nell'ignoranza, e nella superstizione non lasciate però di

essere al maggior grado protervi, e sempre funesti alla società, voi

inferocite, senza ritegno, contro chiunque tentasse d'illuminare la sua

specie costretta violentemente a prostrarsi davanti le vostre orride

follìe, come alla presenza de' _Cocodrilli sacri_ di Memfi.

(75) La superstizione degli ebrei talmudisti va fino ad un eccesso tale

in questa parte, che ve n'ha pure anche di quelli i quali non solo

resterebbero astemj tutta la loro vita piuttosto di bere il vino che non

fosse premuto da altri ebrei simili ad essi; ma se questo liquore così

manipolato, che chiamano כשר (Kascer) cioè, _ottimo_, o squisito, fosse,

per accidente rimosso da qualche גוי goy, (sotto tal nome comprendendo

tutti quelli che non sono circoncisi, o che non professano il giudaismo)

essi lo credono contaminato, e se ne astengono del pari, come se non

fosse in origine pestato dall'ebreo. Lo stesso principio superstizioso

nutrono i medesimi per rapporto a qualunque siasi vivanda preparata da

individuo non ebreo; essi non se ne ciberebbero quando ancora dovessero

soccombere all'inedia, ed al languore, ed alla morte stessa; ma di ciò

ragioneremo più diffusamente altrove; solo basti quì di sapere intanto

che gli ebrei moderni pare che abbiano rinunziato attualmente al

pregiudizio ridicolo del primo, ma essi restano altrettanto attaccati

ancora al mantenimento del secondo col più scrupoloso rigore.

(76) Tutti gli attentati esecrabili commessi religiosamente da' perfidi

_Ravaillac_, _Damiens_, _Malacrida_, e _Giacomo Clemente_ di cui ci

fanno inorridire le Istorie, furono senza dubbio, preceduti, o

accompagnati da quelle stesse benedizioni, e cerimonie colle quali si

mirarono altre volte consacrate la _S. Bartolomeo_, i _Vespri

Siciliani_, i _Regicidj_ orribili, ed i più atroci misfatti; ed io già

dimostrai di proposito altrove (Ved. le Annot. 88, e 122 del T. II delle

_Notti Campes._) che non v'ha perfidia, o intrigo di cui questa classe

inutile al mondo non abbia, in ogni tempo renduto complice un Dio, nè

azione proditoria che non venga in nome suo filtrato dal vaglio

pernicioso della sua _fraterna_ iniquità.

(77) Molti ebrei ritengono male a proposito anche oggi il nome di

_Cohanim_, o sacrificatori, benchè le loro ispezioni in tale qualità

sieno intieramente cessate, non esistendo più a' tempi odierni, nè

tempio, nè altare, nè olocausti da offrirvici, così il vocabolo כהן

(cohen) più non è a' nostri giorni che un mero titolo supposto decoroso,

e non già un grado di vero sacrificatore, quale era esso ne' tempi

andati: ma non per tanto quelli che si fanno attualmente distinguere con

simile attributo sono all'eccesso scrupolosi nell'osservanza di que'

riti medesimi, che erano altre volte comandati a quelli che discendevano

dalla schiatta d'Aaron, colla differenza però che quelli conoscevano un

capo uffiziatore כהן גדול (cohen gadol) _Sommo Sacerdote_, che i recenti

non hanno; ma del resto tanto perciò che riguarda la purificazione per i

morti, quanto relativamente al riscatto de' primogeniti maschi un mese

dopo la loro nascita, siccome ancora per quello che rapportarsi alla

primazia che pretendono questi sostenere sul resto del popolo, in mille

ridicole cerimonie religiose, che non giova quì annoverare, i nostri

Cohanim sono le perfette Scimmie degli antichi sacrificatori, a' quali

non s'indurrebbero giammai a verun prezzo a cedere di buon grado.

(78) Queste dette altrimenti תלמוד תורה (Talmud Torah) _Instruzione

della Legge_, erano i luoghi dove s'insegnava, o spiegavasi la Legge co'

Commentarj de' Rabbini. Varie furono le Accademie di tal fatta che

gl'Israeliti eressero in diverse parti della Giudea, o altrove dopo la

distruzione del secondo tempio, ma la più ragguardevole di queste fu, al

parere de' dotti, quella stabilita in _Tiberiade_; egli è là che

insegnarono i più gran Maestri che gli ebrei venerano attualmente

_Jehudah il Santo_ (l'Autore della Misnah) _Rab. Haninah_, _Rab.

Jonathan_. È là precisamente che si compose la Misnah, e il Talmud;

finalmente si pretende da varj Autori che i Massoreti, ossia quelli che

hanno punteggiata la Bibbia insegnarono in Tiberiade. Molte altre ancora

furono erette in quelle parti dell'Oriente nelle quali gli ebrei fecero

una lunga permanenza. Essi vi installarono così pure ne' tempi a noi più

recenti alcune altre Accademie di tal fatta in Francia allorchè vi si

rifugiarono. _Beniamin di Toledo_ parla di quella di _Beaucaire_, alla

testa della quale e _Abraham Ben David_ che nutriva i suoi Scolari

quando erano bisognosi, e loro somministrava il vestiario quando ne

erano mancanti (Ved. _Ben. de Tol. Iter._)

(79) In qualunque parte di mondo dove gli ebrei hanno il domicilio

trovasi costantemente praticato questo costume, senza che alcuno

frattanto sappia rendere convincente ragione della stretta osservanza

con cui quello mirasi ovunque usato, e mantenuto. Questo dunque consiste

in un lampadario più, o meno grande, che gli ebrei tengono appeso al

palco di un salotto, ed in linea perpendicolare al centro della mensa

preparatavi per mangiare; non avvi casa, purché abitata da ebrei, di

qualunque ceto, o condizione ch'essi siano, dove non si scorga

quell'arnese nella foggia medesima che accennammo. Questo sacro

lampadario (così chiamato per l'uso a cui si fa servire) viene acceso

intieramente nel tramontare del sole di ogni venerdì, non meno che

nell'imbrunire di tutte le vigilie delle feste solenni comandate dal

Pentateuco: le sole donne maritate sogliono incaricarsi generalmente di

sì fatto ministero; esse nell'istante di eseguirlo, recitano una

benedizione compilata espressamente per quest'oggetto, e vi attaccano

un'efficacia tale, che non vi è femmina ebrea la quale non creda

fermamente di essere esente da' pericoli del parto, da contagiose

malattie, e dalle sofferenze laceranti dell'Inferno, osservando

rigorosamente le tre prescrizioni ch'elleno impongono i rabbini, una

delle quali si è quella di accendere il lampadario del sabato.

(80) Alcuni Rabbini asseriscono che Adamo, mediante la vastissima

scienza universale che gli attribuiscono infusagli prodigiosamente dal

di lui maestro, e custode _Raziel_ (di cui sarà da noi parlato altrove)

antiveggendo che alcuni secoli dopo di esso dovea nascere dalla prosapia

di Giuda un certo individuo che sarebbe nominato _David_; ma che in

forza degli alti impenetrabili arcani esso avrebbe dovuto essere nato un

aborto, e che d'altronde se si fosse prodotto nel mondo suscettibile di

lunga vita, avrebbe il medesimo formato il decoro del popolo d'Israel, e

sarebbe stato molto bene affetto all'Essere Supremo; prevedendo Adamo

dunque tale sciagura, e cercando la maniera di ripararla, aggiungono i

Rabbini, che supplicasse fervidamente la Divina Misericordia, onde

volesse togliere del lungo corso di sua vita (che prevedeva dovere

ascendere a mille anni) la somma di anni settanta, de' quali esso

inclinava fare un dono al Salmista Reale; al che Dio aderendo, senza

ostacolo, si fece l'assoluto depositario di questo dono, fino al momento

in cui fu esso fatto passare a David che ne fruì dal giorno in cui si

produsse fra i viventi fino all'estremo istante di sua carriera, che

fissò il compimento di anni settanta; passati ad esso gratuitamente dal

primo uomo (ved. _Ghem. Mas. Sanhed. Cap. VII. fol. 35._)

Oggi non si troverebbe certamente fra noi alcun notajo che defferisse

rogare un simile contratto.

(81) Hanno un bel giustificarsi quì i Rabbini ad oggetto di diminuire

l'orrore che apporta agli uomini forniti di lumi, e di buon senso il

carattere odibile ch'essi attribuiscono all'Essere Supremo, adducendo

che sì fatta loro maniera di parlare non è che al figurato, al solo

disegno di adattarla alla intelligenza limitata del volgo, come se per

farsi capire dalla classe ignara fosse permesso al terrigeno mortale di

avvilire il sommo autore della natura a questo segno: quale insania

deplorabile! Non è già così che le scuole di Socrate, di Platone, e di

Aristotile insegnavano a conoscere, a temere, e ad adorare il Dio

dell'universo; e sebbene si trovassero astrette quelle pure qualche

volta ad esternarsi a persone ignoranti, per rapporto alla vera

cognizione di questo Essere degli esseri, quelle frattanto ritrovavano

il pronto mezzo di farglielo elleno esattamente capire senza lasciarsi

trascinare dal torrente di simili eccessi.

Non v'ha certamente che il filosofo il quale possa elevarsi fino alla

sublime contemplazione di questo Essere increato, nè altri fuori di

quello può, ad ogni esperimento, con rispetto maggiore estollerne le

glorie. In fatti pretendere che Dio sia suscettibile di pentimento, di

passione, di dolore; ch'egli possa offendersi delle azioni degli uomini,

non è egli lo stesso che annientare tutte le idee che noi dobbiamo

d'altronde avere di questo Creatore Supremo? Dire che l'uomo può turbare

l'ordine dell'universo, che esso può accendere il fulmine fra le mani

del suo Dio ch'esso può frastornare i suoi progetti, non sarebbe lo

stesso che il credere, che da esso lui dipende unicamente di alterare la

sua ineffabile clemenza, di trasformarla in crudeltà? È appunto così che

la Teologia non fa che distruggere incessantemente con una mano, ciò che

desso edifica coll'altra; quindi si può opinare con giustizia, che se

ogni tradizione ora le è fondata sopra tali esecrabili principj,

dobbiamo ragionevolmente conchiudere che basate sono, per conseguenza,

tutte quante sopra una contradizione dimostrativa.

Progetto filosofico di una completa riforma del culto e dell'educazione politico-morale del popolo ebreo, Tomo I · 第 11 / 23 段