È parimente comandato agli ebrei (_Deut. cap. 6 v. 8. e cap. 11 v. 18._)

di dovere sempre avere nella mano, e sulla fronte ciò che la Scrittura

denomina _Totaffoth_, e che gli ebrei distinguono per _Teffilin_ תפילין

che i Greci chiamano _Phylacteros_; frattanto per non essere derisi dal

Popolo sopra un arnese che dee essere in tanta venerazione presso gli

ebrei, questi ai contentano di usarli durante il tempo delle preghiere

del mattino. Questi Teffilin che in Caldeo, ed in ebreo rabbinico è come

chi direbbe in latino _Precatoria_, perchè gli ebrei si servono di

quelli nelle loro sacre orazioni, sono fatti nella maniera seguente.

Sopra due pezzi di pergamena sono scritti con dell'inchiostro fatto

espressamente in lettere quadrate, e con molte esattezza gli appresso

quattro testi in ciascuno de' medesimi, come è indicato dalla Scrittura

1. _Audi Israel etc._ (_Deut. cap. VI. v. 4._) 2. _Si ergo obedieritis

mandatis mei etc._ (_Ibid. Cap. XI. v. 13._) 3. _Sanctifica mihi omne

primogenitum etc._ (_Exo. Cap. XIII. v. 1._) 4. _Cumque introduxerit te

Dominus etc._ (_Ibid. v. 11._). Queste due pergamene sono rotolate

insieme in forma di un viluppo acuminato che si racchiude nella pelle di

vitello nera, indi si colloca sopra un pezzo quadrato da cui pende una

coreggia della stessa pelle larga un dito, e circa un braccio e mezzo

lunga; questi Teffilin sogliono mettersi nella piegatura del braccio

sinistro, rivolgendo la coreggia (dopo di avere fatto un piccolo nodo a

foggia di _Yod_), intorno il braccio in linea spirale, che viene a

terminare nell'estremità del dito medio della mano: Questi vengono

denominati תפילין של יד _Teffilin Scel Yad_ (cioè, Teffilin della mano).

In quanto poi agli altri, gli stessi menzionati quattro testi sono in

essi vergati egualmente sopra quattro pezzi di pergamena di cui formasi

un quadrato sul quale viene a rilevarsi le lettera ש _Scin_, e da un

altro quadrato che restavi annesso, vengono a sortire due altre coregge

di lunghezza, e larghezza presso a poco simile alle prime; e sono questi

chiamati תפילין של ראש _Teffilin scel rosc_, cioè, _Teffilin della

testa_.

Ecco dunque i _frontali_ che gli ebrei mettono unitamente al Taleth,

durante la preghiera soltanto de' giorni feriali, giacchè le solennità,

e il Sabato non usano che il semplice Taleth sugli omeri, come si disse,

benchè molti, e specialmente i Rabbini, lo mettino in testa, e se ne

avviluppino per non essere distratti.

Del resto lasciando le infinite allegorie che vi furono applicate (ved.

_Hor._, _Haym._, _Ghem._, _Menah._, _Ramb._) noi rimandiamo a

_Bustorfio_, il quale rapporta estesamente le prove della forza del

_Zizith_, e de' _Teffilin_ tratte da Commentarj medesimi de' Rabbini

(_Syn. Jud. cap. 9._)

(A) _Levit. cap. 19. v. 14._

(A) _Deut. Cap, 22. v. 10._

(B) _Id. v. 5._

(C) _Levit. Cap. 19 V. 27._

(A) _Exo. cap. XVII. v. 16_ _Deut. cap. VII. v. 1 e seq._

(55) _Freret_, _Voltaire_, _Boulanger_, ed altri fanno delle

osservazioni al solito loro molto bizzarre intorno questo aneddoto della

Scrittura, essi ritrovano primieramente straordinario di non vedervi

spiegato in quale anca, se nelle dritta, o nella sinistra sia stato

percosso il Patriarca; in secondo luogo stupiscono di non vedervi

diffinito in quale de' nervi abbia il medesimo sofferto la lussazione

che le sacre pagine ci narrano. Quest'ultima obbiezione sembra avere per

base un esperimento anatomico. V'ha nel corpo umano sei sorta di nervi

che si perdono nel nervo crurale che chiamasi anteriore, ed in quello

che nomasi posteriore; oltre i quali, avvene ancora il gran nervo

sciatico che si divide parimente in due, ed è appunto l'alterazione di

questo nervo che cagiona quella malattia che gli anatomici distinguono

col nome di _Gotta Sciatica_; che regolarmente rende zoppo l'individuo

che n'è attaccato: Sembrami, per altro, che l'opposizione di questi

critici si fondi per non vedere nella Scrittura un detaglio anatomico di

questo fatto straordinario, senza riflettere che ciò era un vano

pretendere, non essendo la notomìa in que' tempi conosciuta. I medesimi

critici veggono parimenti con sorpresa come Jacob percosso nella coscia,

e questa non essendo tutta via ripristinata, abbia ancora tanta forza

per lottare contro un messaggere celeste, e per dirgli: _io non ti

lascierò a meno che tu non mi abbia benedetto_. Ma tutti gli esperimenti

debbono sparire davanti l'autenticità de' libri Sacri, i quali faranno

cessare in noi così pure ogni sorpresa dal momento che alla fede faremo

tenere le veci di scienze e di ragione.

(A) _Gen. Cap. 32 v. 33._

(56) il Basnage osserva che sarebbe da desiderare che gli ebrei si

fossero appigliati, per ciò che riguarda il riposo del Sabato,

all'insinuazione di _Ovidio_; non ostante ch'egli fosse autore Pagano:

_Quaque Die redeunt rebus minus apta gerendis

Culta Palæstino Septima Sacra viro,_

_De Ar. Aman. lib. 1._

Se noi dovremmo attenerci alle decisioni de' Rabbini sulle superstiziose

cerimonie da osservarsi nel Sabato, e sul riposo macchinale che

impongono essi in simile giorno, gli ebrei non dovrebbero muovere un

passo dalla posizione in cui gli sorprenderebbe il Sole nel momento del

tramontare della vigilia, come lo praticano appunto i Caraiti, attaccati

al testo letterale che dice אל יצא איש ממקומו ביום השביעי (al jezeh hisc

mimecomò bajom ascebinghi) _Maneat unusquisque apud semetipsum, nullus

egrediatur de loco suo die septimo_. (_Exo. Cap. 16 v. 29._) ma non

essendo possibile rigorosamente fra noi eseguirsi un tale precetto quale

viene prescritto da Mosè, i Talmudisti pensarono commutarne la pratica,

limitando, in vece, il tratto di cammino da permettersi in quel giorno a

mille passi oltre le porte della Città; ma questo ancora sgravato da

qualunque siasi peso, eccetto che il mero necessario abbigliamento,

senza che vi entri niente di superfluo nè di aggravante. (Ved. _Tratt.

Nghirub. Cap. XIV._)

Del resto assai malagevole si renderebbe a descrivere tutte le

superstizioni che si fanno luogo in questo medesimo giorno presso i

recenti ebrei: un prolisso trattato di _Misnah_ vi è impiegato sulla

osservanza delle pratiche del Sabato.

(57) Di tal fatta può dirsi precisamente l'ordine imposto da Dio a Mosè

(_Exo. Cap. 30 v. 12 e 13_) di non contare le dodici Tribù d'Israel che

col mezzo di tante monete, onde soccombere quelle non dovessero ad un

flagello sterminatore, numerandolo individualmente come seguì appunto a

David, il quale, per quanto ci annunzia la Scrittura, pagò a tale

gravoso prezzo l'ordine da esso lui emanato a Joab suo ministro di fare

l'ennumerazione individuale di tutto il Popolo ebreo soggetto a' suoi

domini (_Sam. II. Cap. 24 v. 16 17._) di tale natura può dirsi ancora la

prescrizione imposta duplicatamente da Dio a Mosè (_Num. Cap. 18 v. 15_

_Exo. Cap. 13 v. 14_): di redimere col mezzo di cinque monete di argento

qualunque primogenito dopo un mese della sua nascita, ed altre simili

prescrizioni dell'ordine medesimo, i motivi della osservanza delle quali

furono interamente dalle sacre pagine taciuti.

CAPITOLO VIII.

Mezzi presentanei che possono con sicurezza condurci alla fissata

riduzione, sì ovvia, e salutare, senza ledere nella minima parte la base

fondamentale su di cui dee sostenersi il vero Divino Culto del Popolo

d'Israel.

Persuasi intimamente che le moltiplici fondate ragioni da noi fin quì

riportate ci rendino una volta della urgente necessità indispensabile di

alleggerire la nostra mente da tante inutili cure; di liberare il nostro

spirito dal giogo ferale di tutte quelle illusioni che lo abbaccinavano

al segno di fare ad esso credere l'errore verità, e questa una chimera;

di rappresentarli il soverchio necessario, e questo indifferente; fermi

dunque nella convinzione di sì pressante bisogno, molto agevole assunto

parmi che dovrà per se stesso riuscirci di rinvenire in seguito con

esattezza i mezzi più opportuni onde giugnere sicuri a questo grande

scopo, e discernere così metodicamente il bene solido, e perenne da

quello che in realtà fu sempre mai riconosciuto, generalmente fallace,

ed apparente.

Ma siccome non è già la prevenzione quella che dee guidare i nostri

passi all'essenziale ricerca di tali mezzi, nè il pregiudizio quello che

può farceli ritrovare con avventurato quanto rapido successo; così,

alieni affatto da quella, onninamente scevri di questo, noi osiamo

lusingarci di potere essere finalmente condotti alla meta propizia di

nostre intense brame, riassumendo, di slancio, gl'imponenti genuini

motivi che ci hanno già fatto precedentemente determinare a stabilire

l'abrogazione delle nove parti de' precetti contenuti ne' cinque libri

del Codice Mosaico.

Avendo noi dunque tali precetti divisi in tre classi differenti, a

ciascuna delle quali per conseguenza, abbiamo dovuto necessariamente

assegnare il rango, e l'oggetto conveniente, onde rendere congrua, e

solida ragione degli idonei motivi che o indussero ad ammettere i

precetti contenuti nell'una, ed a sopprimere quelle che giudicato

abbiamo appartenere alle due altre. Or da sì fatta operazione osservammo

risultare, che la decima parte di quelli unicamente potea essere capace,

in ogni senso a costituire la base radicale della Religione d'Israel,

considerando le nove altre come superflue al suo ben essere, ed

inopportune alle sue presenti circostanze.

In fatti se, come fu già da noi dimostrato, tutte quelle ordinanze, o

prescrizioni racchiuse nelle abrogate classi più non debbono esistere

per l'odierno Israelismo, di sorte alcuna, essendo restate sepolte, è

circa ormai 18 secoli, sotto le rovine deplorabili del tempio, e

dell'altare a cui una gran parte di esse riferivasi, quale delirio di

volere farle pure oggi valere, anche non esistenti, sulla stravagante

lusinga, che un Inno, una Prece, una Jaculatoria, espressa in certi

destinati momenti, replicata un numero di volte, impiegando per tal

effetto, de' vocaboli sinonimi, accompagnati da strepiti, da gesta, da

varie contorsioni, e da positure differenti (58), debba tenere le veci

di olocausto, meritare il compenso equivalente, e coll'efficace mezzo di

quelle, potere attualmente ancora conseguire dall'Eterno que' medesimi

favori, che già ne' tempi andati risultare miravansi da questo (59)? E

quelle che racchiudono, come opportunamente osservammo il giudiziario,

il civile, il politico ec., non fanno elleno parte delle Leggi di

qualunque civilizzato governo della terra, sotto i di cui auspicj

l'ebreo del pari che ogni altro subalterno, mira esercitare tutti gli

atti di umanità e di giustizia che il Codice Mosaico avea prescritti? E

se oggi più non si lapida, non si strangola, non si abbrucia i rei di

aggressione, di omicidio, ed i trasgressori della Religione, come

praticavasi allora, il facinoroso, l'aggressore, e l'omicida sono

frattanto puniti dalle sane Leggi odierne, con de' supplizj egualmente

capitali, ma meno atroci di quelli che la prisca teocrazia avea

introdotti; lasciando all'eterna giustizia la cura d'infliggere la pena

che meritano i refrattarj criminosi del vero culto che l'ente

ragionevole è in dovere di prestare al di lui Opifice Supremo. Mi si

accenni di grazia, un solo popolo, purchè mediocremente illuminato, che

non riguardi come il primo essenziale dovere dell'ordine sociale di

punire il delitto, difendere l'innocenza, soccorrere l'infermo, e

l'indigente, garantire le sostanze dei Cittadini, e rendere giustizia a

chi l'implora; e tutto ciò è da quelli sì chiaro conosciuto, e sì

esattamente osservato, senza forse avere la benchè minima contezza (come

non l'avevano effettivamente non più i Greci nè i Romani) delle

Instituzioni stabilite da Mosè nel Pentateuco ad un tale riguardo. E non

sono queste prove sufficienti per dimostrare, che se anche l'ebreo

volesse a rigore mantenere quanto è prescritto relativamente alle

indicate materie, l'impotenza nella quale oggi trovasi ridotto di creare

per se stesso nuove Leggi, farle valere e propalarle, e la necessità che

lo astringe, d'altronde a sottommettersi, senza riserva, a quelle del

paese in cui vive, non lo metterebbero interamente fuori della

situazione di eseguirlo (60)?

Or delle deduzioni risultanti de' precetti contenuti nelle due abrogate

classi, quale detrimento domando, potrà mai risentire la Religione

dell'Israelismo, quale scapito soffriranno le basi inconcusse, ed

essenziali necessarie a sostenere le pretta credenza di questo Popolo,

dalla semplice restrizione portata nella terza, sulla quale si aggira

unicamente il nostro fissato piano di Riforma? A che mai riducesi per se

stessa una sì fatta modificazione riguardata dalla stolida moltitudine

fanatica, sì strepitosa, e sì enorme? Primieramente a simplificare

l'affluenza complicata di ripetizioni usate nel Pentateuco, siccome lo

abbiamo altrove rimarcato, prescrivendo i medesimi precetti, sia che

procedessero dall'indole propria dell'idioma ebraico in cui esso fu

scritto, suscettibile di un dato genio tutto suo particolare, sia che

derivate fossero dal gusto universale dominante in que' secoli, anche

presso gli Scrittori i più accreditati di altri popoli per quanto noi

conosciamo (61).

In secondo luogo poi a rendere il rigenerato sistema della Religione

Mosaica libero interamente da tutto quelle superfluità, o pratiche

bizzarre, compatibili forse in un epoca in cui l'ebraismo,

illusoriamente predominato dal ridicolo entusiasmo di formare per se

stesso un Popolo eletto dall'Essere Supremo, in preferenza di ogni

altro, (siccome fu già da noi rimarcato nella nostra Introduzione

Preliminare) credevasi astretto di dovere adottare delle massime

stravaganti solo ad esso particolari, onde essere tale considerato ad

esclusione di ogni altro; ma ne' secoli presenti ne' quali più non

appartenendo l'ebreo ad una sola terra, ad un regno solo, ad una sola

regione, e che desso, al contrario, è proclamato cittadino del mondo,

specialmente se la sorte lo fece nascere in Francia, od in Italia, non

sarebbe egli all'eccesso condannabile per lui di volere spontaneamente

portare delle marche ridicole impresse sul suo volto per distinguersi da

tutti gli altri suoi concittadini, oltre le tante altre infamanti delle

quali la barbarie di certe Leggi, la superstizione, e l'ignoranza di

alcuni Popoli contrassegnavanlo un tempo (62); ovvero coltivare quegli

usi antisociali che ignorati fossero da questi, o avvalorare quelle

strane cerimonie, che gli attirerebbero il vilipendio universale di

tutti i suoi coabitanti?

In terzo luogo, per ultimo, a rimettere la Nazione d'Israel sul piede

degli altri popoli, a purificare il suo culto, a civilizzarla ne' suoi

costumi, ad illuminarla, nell'educazione morale, e nella coltura dello

spirito, ed a renderla tale, in una parola; quale il proprio suo

interesse lo impone, ed il propostoci disegno salutare lo richiede.

Ecco verosimilmente a bastanza di che fare quanto è duopo conoscere il

bisogno urgente, e indispensabile dell'immediata Riforma che ci siamo

essenzialmente prefissa del culto, e dell'educazione Politico-morale del

Popolo Ebreo, ed i soli mezzi efficaci che possono con sicurezza

condurvici direttamente senza che la base fondamentale vengane lesa

nelle sue massime più importanti, non dobbiamo rintracciarli che nel

vasto campo della nostra propria ragione (63); quest'esimia ragione che

ci fece per tante volte in chiari accenti capire, che la Religione dee

essere limpida, semplice, universale, alla portata di tutti gli spiriti,

perchè dessa è fatta per tutti i cuori; che la sua morale non dee essere

soffocata sotto l'aggravante peso del dogma, che niente di oscuro, nè di

misterioso, nè di assurdo giammai dee sfigurarla questa ragione, dico,

non avrà tenuto indarno un sì energico, e penetrante linguaggio, sempre

che noi saremo a sufficienza forti, e decisi per abbattere, e svellere

delle radici l'edifizio il più impotente, ed il più mostruoso che

l'abbia mai disonorata, qual'è quello delle infinite cerimonie

superstiziose, delle pratiche all'eccesso ridicole, e degli usi

ributtanti, e irragionevoli che tenere faceansi fatalmente fino ad ora,

il rango, ed il carattere di religione, inventati scaltramente da quelli

che bene intesero in ogni tempo la teorìa delle regole adeguate, e

necessarie a mettersi in pratica per sedurre, o ammaliare, secondo le

circostanze, o il bisogno, un popolo che sempre tentarono, ad ogni

prezzo, di rendere ligio a' propri criminosi smarrimenti.

Non ignoro, d'altronde, quanto arduo, e malagevole assunto riescire

dovrà per certuni quello di dovere abdicare in un momento quei

moltiplici deplorabili errori succhiati alla mamella, che per un lungo

periodo di anni furono loro fatti considerare come sacri, ed essere così

astretti a sostituire in vece delle verità nuove a' vecchi assurdi. Ma e

pure questo è in fatti l'unico sacrifizio, e il più importante, e

decisivo della sorte dell'uomo, che l'eccelsa ragione, la società, e la

natura esigono fermamente d'accordo dalla prosapia d'Israel, in

contraccambio del mezzi efficaci, e salutari ch'esse gli porgono. Quindi

una volta che la medesima si dedichi risolutamente di buon grado a

proclamare la durabile rigenerazione del suo culto, de' suoi costumi, e

della sua educazione morale, guidata da principj sì edificanti nel

cuore, i mezzi sì avidamente ricercati gli si offriranno per essi

medesimi alla mano senza la più tenue pena dalla sua parte; soggiugnendo

però che il ritrovarli solo non basta; con ciò pressochè nulla

avrebb'ella cooperato al di lei proprio solido giovamento; sopra d'ogni

altra cosa urgente, e necessaria è duopo studiare accuratamente la

difficile teoria di conservarli.

(58) Senza fermarci quì ad oppugnare una pratica sì perniciosa e sì

comune, osserveremo soltanto che gli uomini, generalmente parlando,

hanno all'eccesso aumentati i vocaboli che servono a marcare l'atto

religioso, forse immaginando che la medesima idea espressa nelle loro

preghiere con vari giri differenti, gli uni più sommessi degli altri, ed

in ogni tempo seguitate da certe cerimonie ch'essi supponevano dover

piacere a Dio, loro attirerebbe il suo alto soccorso di una maniera più

affluente, più pronta, e più efficace. I Greci, ed i Romani attribuirono

molta forza, e attività a certi vocaboli, ed a certe formule

superstiziose che impiegavano essi nelle loro preghiere al segno di

restare fermamente persuasi che mediante il favore di alcune parole,

sostenute da varie cerimonie bizzarre, essi potevano astrignere la

Divinità ad essere loro propizia. Egli è così che ogn'uno s'immagina di

potere ampliamente ottenere dall'Essere Supremo ciò che domanda

impiegando molti termini sinonimi accompagnati da varie attitudini

diverse, e da clamorose preghiere, che formano la base prima, ed

essenziale di presso che tutte le sette che conosciamo.

(59) Non ostante che gl'Israeliti sieno stati sempre obbligati di

pregare Dio, non pare verosimile che allora quando essi offrivano i

sacrifizj entro il loro antico Tempio venerabile, avessero duopo di

usare di quelle tante interminabili preghiere fisse, e quotidiane che

praticare si veggono da' moderni ebrei nelle loro proprie Sinagoghe. Ma

essi, nulla di meno, sostenuti dal Profeta (Oss. Cap. 14 v. 3) adducono

con intima convenzione ונשלמה פרים שפתינו (unscialemah parim sefatenu)

_Et reddemus vitulos labiorum nostrorum_. Intendendo con tale frase di

potere supplire oggi colle preghiere alla mancanza, ed alle totale

cessazione de' loro antichi sacrifizj; ed eccone precisamente lo norma

che quasi tutto il corpo dell'ebreismo ha conservata sopra un tale

rapporto.

Siccome tutti i giorni offrivasi nel tempio di Gerusalemme due

sacrifizj, cioè, l'uno la mattina, e l'altro la sera, gli ebrei

Talmudisti hanno così stabilito di dovere recitare nelle loro Sinagoghe

la preghiera delle mattina denominata תפילה (Teffilah) quella della sera

che chiamasi מנחה (Minhah) che reputano equivalenti a que' due indicati

sacrifizj oggi soppressi. Ma nella occasione del Sabato, e delle feste

solenni, durante il corso dell'anno, oltre questi due sacrifizj

quotidiani, aggiugnendosene altro nuovo, così gli ebrei in simile giorno

aggiungono parimente altra nuova preghiera che appellasi מוסף (Mussaff)

cioè, _addizione_. E altresì opportuno quì di rimarcare, che oltre le

preghiere testè menzionate, che gli ebrei pretendono, d'accordo, come si

disse, fare equivalere a' sacrifizj annunziati, essi hanno ancora la

preghiera dell'entrare della notte, che stabilirono per ciò che restava

del sacrifizio vespertino, e che chiamano ערבית (Ngharbith).

Ma se Dio avesse aggradite le parole in proferenza delle vittime, non lo

avrebbe egli stesso fatto capire, nel modo appunto ch'esso fece chiaro

per tante volte intendere di volere Olocausti, e non Preghiere in loro

vece, o piuttosto, come chiaro si esprime il Profeta Isaia (_Cap. 58 v.

6 e seq._) nè gli uni nè le altre, ma solo un puro, e retto cuore in

loro luogo? E giacchè altrimenti si presume, non basterebbe egli forse

una sola concisa preghiera in ciascun giorno?

(60) È ben vero che sotto gl'Imperatori Romani gli ebrei avevano

l'amplia facoltà di giudicare pubblicamente secondo le Legge Mosaica

tutte le cause che agitavansi fra di essi, ma per altro questo diritto,

se vuolsi prestare fede ad _Origene_ che vivea in que' tempi, non era

già devoluto a' medesimi che per la mera procedura soltanto delle cause

civili, giacchè le criminali erano di competenza del solo Tribunale

Supremo di Roma (Ved. Orig. _Epist. ad Rom. lib. 6 Cap. 1_ & _Epist ad

Afric. pag. 243._) Se v'ha tutta via de' luoghi ancora ne' quali

dall'autorità Sovrana permesso al corpo degli ebrei che n'è soggetto di

costituire nel suo centro un Tribunale espresso per discutere, o

definire le sole cause civili che si agitano fra gli individui di questa

nazione, ciò, per altro, non segue che nelle Città dove gli ebrei

essendo alquanto numerosi, come Livorno, Roma, Amsterdam, Praga,

Venezia, ed alcune altre, i tribunali ordinarj del paese non potrebbero

supplire ed evaderle tutte con quell'esattezza, e sollecitudine che

richiede la giustizia, per chi vuole cautamente amministrarla. I

respettivi Sovrani dunque di tali Stati concedono di rivestire un certo

dato numero di ebrei i più qualificati per lumi, e per dovizie della

dignità giudiziaria, rimettendo fra le loro mani il deposito di una

parte dell'amministrazione della giustizia; ma questa dignità è

d'altronde così precaria, e circoscritta, che può essere loro tolta, o

surrogata ad ogni momento, e soggetta in qualunque siasi tempo alle

leggi dello Stato, alle quali l'intero corpo della Nazione che vi abita

è per ogni parte sottomesso.

(61) Molti commentatori, fra i quali _Bustorfio_, _Girolamo_ ed il

celebre _Aaron_ caraita (di cui mi riserbo a fare menzione allorchè mi

emergerà di proposito ragionare della setta del caraismo) si fecero ad

opinare che le frequenti ripetizioni che si trovano in gran copia sparse

per tutta la scrittura fossero una conseguenza del genio particolare

proprio della lingua ebraica, la quale attesa la sua naturale semplicità

e concisione suole ripetere d'ordinario le medesime cose or sotto

vocaboli differenti, ed ora sotto identiche frasi. Per altro, tutto che

quest'opinione sia vera in gran parte, io veggo frattanto che _Omero_ è

generalmente imputato del medesimo difetto, siccome lo sono tutti gli

scrittori di quel secolo; ed i critici ritrovano una conformità

perfettamente identica fra la maniera di parlare del poeta Greco, e

quella con cui si esprime il legislatore d'Israel; ed io rimarco

parimenti che _Marziale_ non ha potuto astenersi in qualche luogo de'

suoi epigrammi dal deridere Omero per sola cagione di simile difetto (se

tale potea questo in quell'epoca chiamarsi), dal che si potrebbe

opportunamente inferire non essere già queste reiterazioni soltanto

particolari al genio della lingua ebraica, ma che anche l'idioma del

cantore di Smirne suscettibile fosse del carattere medesimo.

Da sì fatta maniera di esprimere sì di frequente le stesse cose, vari

pensatori trassero argomento d'inferire che Mosè non potea essere

l'autore del Pentateuco, e tanto più questo dubbio prende piede in mente

loro, facendo attenzione alla diversità dello stile che vi s'incontra di

tratto in tratto, ciò che forma una prova in mente loro troppo idonea e

convincente onde fare credere che un medesimo scrittore non può in verun

modo esserne l'autore: alcuni ancora più moderati degli altri ne' loro

giudizi, opinano che per negligenza de' copisti l'ordine delle materie

possa essere stato alterato nel trascriverle dalla primitiva dizione

originale; e di ciò sembrami niente assolutamente più facile poichè

siccome gli antichi scrivevano sopra piccioli viluppi, o fogli separati,

che rotolavansi gli uni sopra gli altri, non avranno forse avuta le

necessaria precauzione di conservare sempre il metodo regolare delle

materie, ed in vece avranno fatto, senza dubbio, delle repliche, laddove

era duopo di sopprimere quelle che già vi erano antecedentemente, e di

elidere le cose inutili, o soverchie.

(62) Per quanto ci narrano le Istorie di tutti i popoli conosciuti, non

vi fu luogo giammai sopra la terra, in cui gli ebrei che lo abitarono

non soggiacessero all'infamia degradante di vedersi contraddistinti dal

resto de' cittadini con certe marche affisse ora nella sommità del

Cappello, ora nella parte la più visibile degli abiti, e le femmine

stesse di questa nazione non ne erano escluse.

Progetto filosofico di una completa riforma del culto e dell'educazione politico-morale del popolo ebreo, Tomo I · 第 9 / 23 段