Già noi fino al presente dimostrammo esistere sulla terra un tempo

immemorabile in cui l'esercizio della Religione de' primi abitatori

dell'universo, meno fastoso, più interno, meno apparente, rendeva il

loro culto più esimio, più semplice, più terso, in cui i loro intimi

sentimenti più liberi essendo, più chiari, e più integerrimi di ciò che

lo furono, ad un tale riguardo, quelli delle progenie discendenti, non

facevano ad essi considerare la Religione come un fardello

eccessivamente aggravante, o insopportabile, mentre quelli tutta

consistere la facevano in un ristretto numero di virtuose azioni

esterne, sempre uniformi, nè soggette erano giammai ad alterarsi;

convinti d'altronde fermamente che il vero culto più accetto alla

Divinità, e più conferente all'Eterna salute dell'anima è soltanto

quello che ha per base la virtù, che ha per sede il cuore, calcolando

tutto il resto come affatto chimerico, ed accessorio, ridicolo per se

stesso, pernicioso il più delle volte alla specie dell'uomo, e sempre

degradante alla sua propria condizione. O tempi di felicità, e di

innocenza! sareste forse voi un illusorio fantasma, parto della feconda

immaginazione de' Vati? E se tali non siete, perchè mai sì fugace, ed

instantaneo fu il soggiorno vostro fra i mortali? Pur troppo voi

spariste allo sguardo peribile di essi, come dissipa l'Atmosfera un

fummifero vapore. Ah! sono essi già esistiti que' giorni venturati per

gli esseri umani, i quali alieni onninamente dalle pratiche bizzarre, e

dalle futili apparenze di simulata pietà, non avevano soffocati ancora i

primi germi salutari di un incontaminato culto che edifica il cuore, per

abbandonarsi ciecamente alle mostruose chimere che degradano lo spirito;

non vedeasi allora l'accessorio tenere le veci di principale, nè

miravasi mai come fra noi confondere l'illusione col buon senso, e la

Religione diventare l'oggetto speculativo del più scaltro (19); non

erano già i Tempj di que' sani credenti empiuti come quelli de' moderni

di larve, o simulacri, nè ingombri gli altari di porfidi, di ebani, di

gemme, o di squisiti metalli; nè i suoli coperti di sontuosi tappeti;

non erano già dico tali arredi fastosi quelli che attraevano l'intuito

religioso de' primi adoratori del Dio dell'universo; un sasso informe

serviva loro di altare, ed un erema foresta era il sacro venerabile

tempio in cui penetrati da un integro Divino amore, si adunavano i primi

Padri della specie umana per implorare grazie dall'autore della Natura,

e con illeso puro culto estollerne le glorie, propalarne i portenti,

riconoscerlo, e adorarlo (20).

Non può certamente dubitarsi con ragione che tale in ogni senso non

fosse il pretto genuino carattere della primitiva Religione, conosciuta,

e praticata dalle remote società umane che cominciarono a popolare le

terracquee regioni; ma siccome l'incostanza è l'appannaggio positivo, ed

omogeneo di tutte le associazioni umane, e quindi ciò che da questo

procede, regolarmente nella progressione de' tempi, o si corrompe, o

degenera, o si altera, così appunto questo salutare primitivo

stabilimento ha dovuto esso pure soggiacere alle infauste vicissitudini

medesime di tanti altri, condannati a sobire la fatale sorte istessa.

Chi inclinasse a fare un ristretto analisi delle Religioni che or

conosciamo, sormontando col pensiero fino al primo loro nascimento, e

discendendo in seguito all'epoca della propalazione delle medesime,

quale mostruoso confronto non vedrebbe mai risultarne onde convincersi

delle verità innegabili da noi fin quì esposte? Abbandonando le altre

che ci sono indifferenti, solo arrestiamoci un breve istante sulla

Religione d'Israel che ci riguarda. La Credenza degli antediluviani non

era già il culto di Abramo, nel modo che la Religione conosciuta, e

professata da' Patriarchi, era bene differente da quella che Mosè ordinò

al Popolo ebreo nel Deserto, appena liberati dall'Egitto; e la Religione

di questo è troppo lontana dall'essere quella che mirasi oggi esercitare

dall'ebreismo di nostre età; sette soli precetti costituivano l'intera

credenza di _Hanoh_, di _Noè_, di _Shem_, quali Precetti, sebbene si

trovino fare parte de' 613 prescritti da Mosè nel Pentateuco, i

Commentatori, non ostante, sembra che ne facciano separata menzione,

denominandoli _Precetti Noakiti_ (come già osservammo più estesamente

altrove) vale a dire, di Noè, attesa l'analogìa prossima che

riconoscevasi fra questi, e le leggi stesse della natura. Un solo

precetto, cioè la circoncisione de' maschi l'ottavo giorno della loro

nascita, venne aggiunto alla Religione che professarono Abramo, Isaak,

Jacob, e la legge di grazia che Dio comunicò a Mosè sul grande Horeb, ne

fece accrescere il numero fino a 613, diversamente classificati, nel

modo che frappoco noi entriamo a dimostrarlo, senza calcolare forse

altrettanti che le immense tradizioni delle quali è la medesima

aggravata, ingiungono all'ebreo di osservare scrupolosamente, e di cui

mi riserbo a ragionare di proposito altrove (21).

Ma sono essi questi nuovi credenti divenuti per ciò più religiosi, più

saggi? Mi si produca di grazia, uno solo fra tutti gli osservanti la

nuova legge (se si eccettua Mosè per l'onore di sua missione, per

l'eccelso carattere che sosteneva, e pe' favori Divini de' quali era

colmato) che possa dirsi, con giustizia, più integro di Hanoh, che non

soggiacque alla morte naturale, ma che fu tratto da Dio stesso fra gli

esseri viventi (A); uno più giusto di Noè cui Dio preferì a tutto il

genere umano liberando esso, e tutto ciò che gli apparteneva,

dall'orrido flagello del Diluvio universale (22) che unitamente alla

terra sommerse tutti i suoi abitatori (A)? Chi più retto di Schem, che

la Genesi denomina come uomo singolare fra i suoi simili (B)? Chi

finalmente può con diritto maggiore vantare fra tutti quelli una

Religione più chiara, un culto più semplice, più vero, più elevato di

quello che la Scrittura ci accenna professato da' tre primi Patriarchi,

i quali Dio volle per tante volte parzialmente distinguere suoi amici

favoriti, e prediletti? Dal che può giustamente inferirsi non essere già

il numero affluente di usi, di precetti, o di cerimonie quello che

l'Essere Supremo esige dagli enti ragionevoli; nè la somma onerosa di

pratiche, di doveri, e di prescrizioni sarà giammai una solida base, od

una prova dimostrata della sana Religione dell'uomo, nè il deposito

fondamentale del retto culto, che la terrigena creatura dee prestare al

suo Eterno Creatore. Ben lontano da ciò, dimostrasi, al contrario, che

la Religione tanto è più semplice, e meno complicata, tanto, e più

facilmente porta seco, a indelebili caratteri, l'augusta impronta di

verità, e tanto meno rincrescevole ne riesce l'osservanza; tale fu la

mente irrefragabile di un Dio, prescindendo degli espliciti differenti

esempi testè da noi riportati, che ne formano la prova certa, e

convincente (23).

Il legislatore Mosè dunque, allorchè nel suo Pentateuco impose al Popolo

ebreo de' suoi tempi l'osservanza di 613 Precetti, non intese certamente

che questi dovessero essere intatto mantenuti complessivamente dal

Popolo ebreo de' nostri secoli, di cui le circostanze, la destinazione,

i costumi, la società, e i doveri sono affatto cotanto differenti da

quelli ne' quali si trovavano gli antichi fautori di tale credenza; ciò

che l'antiveggente Mosè non potea di proposito ignorare. Or siccome un

esteso dettaglio di tutti gli accennati precetti sarebbe quello solo

opera di un immenso volume, lo che distraendomi alquanto dalla serie

complicata delle moltiplici altre materie importanti che quì mi accinsi

di trattare, mi renderebbe di soverchio prolisso; così affine di non

perdere di vista un soggetto che più di ogni altro dee interessare le

nostre cure, e fare con evidenza più sensibile discernere che

l'abrogazione delle nove decime parti di essi, proposta da noi come

ovvia, e necessaria non è dettata che delle imponenti vicissitudini

odierne di questo Popolo, noi divideremo tutti gl'indicati precetti in 3

classi; due delle quali essendo state fondatamente riconosciute da noi,

od inutili, o insussistenti, non saranno che rapidamente accennate in

complesso, ad oggetto di rendere con solidità maggiore dimostrato che

tali sono in fatti tutti que' precetti che le racchiudono: quelli poi

che compresi abbiamo nell'ultima classe, supponendo che dovrebbero

essenzialmente constituire, secondo il fissato nostro sistema, la

inconcussa Religione de' veri professanti la credenza di Mosè; tali

precetti, dico, saranno tutti da noi riportati in dettaglio, astrazione

fatta di un certo dato numero comandato replicatamente dal medesimo; e

che nella guisa che noi entriamo ad osservarlo con ogni esattezza

possibile, altro non vogliono inferire, che la cosa medesima riportata

sotto varie, e in apparenza differenti prescrizioni.

Entrando quindi all'esame de' precetti che abbiamo disegnato appartenere

all'ordine delle prima classe, questi ritroviamo ascendere in tutto al

numero di 237 sparsi or quà, or là nel Pentateuco, secondo

l'opportunità, l'epoca, il bisogno; cioè, 110 affermativi, o

prescriventi dovere di esecuzione, e 127 negativi, o portanti divieto di

esecuzione, i quali tutti avendo per iscopo o le oblazioni de'

Sacerdoti, o l'abbigliamento di costume di essi, o la costituzione del

tempio, degli altari, o l'acquisto, il trattamento, e la liberazione

degli schiavi, o il voto di Nazzareismo o l'anno Sabbatico, e il

giubileo, ovvero la distribuzione de' terreni da assegnarsi a' Leviti

nell'estensione della terra promessa, e tanti altri simili oggetti del

tutto indifferenti per il Popolo ebreo del nostro secolo, perchè più non

esistono in verun modo, per esso lui; egli è dunque perciò che, come

insussistenti, essi dovrebbero necessariamente cessare, ed è appunto per

tale motivo che noi quì più non faremo di sorte alcuna ulteriore

menzione.

La seconda classe poi nella quale comprendemmo que' precetti che

risguardano puramente il giudiziario, il politico, l'economico, il

civile, e che io ritrovo ascendere alla somma di 203; cioè 115 negativi,

e 88 affermativi, per le medesime imponenti ragioni che servono di base

fondamentale all'abrogazione di quelli contenuti nella prima, dee questa

essere considerata non solo come inutile onninamente per gli ebrei de'

nostri tempi, ma come incompatibile altresì colle provide leggi alle

quali sono questi attualmente subordinati, leggi tutto affatto diverse

da quelle che Mosè ha creduto opportuno di adattare a' costumi dominanti

de' suoi giorni; alle Regioni che destinava di fare occupare al Popolo

di cui era esso conduttore, all'indole irrequieta e grossolana del

medesimo; ed al governo teocratico che meditava di introdurre, e

sistemare ne' suoi recinti; e se qualche debole traccia di tali Mosaiche

instituzioni è pervenuta fino a noi, tanto per quello che risguarda un

articolo, quanto perciò che rapportasi agli altri di maniera che si

creda indispensabile l'osservanza, le leggi ammirabili recenti prevedono

con pari saggezza, che giustizia e attività; e l'ebreo che a livello di

ogni altro vi è sommesso, ne risente gl'illimitati vantaggi, e riconosce

la necessità urgente di osservarle, quale fedele vassallo, ed obbediente

subalterno: quindi è che di questa classe ancora troppo debole

fondamento sembrami che risultare ne potrebbe il ragionare.

Or detraendo dunque i 237 Precetti, che abbiamo racchiusi nella prima

classe, ed i 203 che comprende la seconda, montanti insieme a 440;

deduzione fatta da' 613 totale, restaci un reliquato di 173 Precetti, ma

siccome anche fra questi rimarcasi esservene molti replicatamente

comandati, e che in massima non implicano radicalmente che la cosa

medesima, noi stimammo conveniente di restrignerne l'osservanza a quelli

soli che ci sembrarono i più utili, ed i più degni di un Codice sano,

metodico, e sociale, e che abbiamo ritrovato ascendere al numero di 60;

36 de' quali distinguemmo negativi, e 24 affermativi, ma dovendo questi

constituire essenzialmente la prima base fondamentale della Religione

Mosaica, secondo i nostri già fissati principj, noi riguardiamo come un

assunto della più grande urgenza per se stesso, ed oltremodo necessario,

di riportarli tutti estesamente, apponendo gli analoghi schiarimenti a

quelli che potessero esigere delle utili, ed opportune osservazioni,

dalle quali risulteranno ancora i motivi efficaci dell'esatta osservanza

de' medesimi, riserbandoci a trattarne degli altri, che, o modificammo

come superfluamente ripetuti; o annullati furono da noi come non

confacenti a' tempi nostri, allorchè ne' due Capitoli immediatamente

dopo quello in cui entriamo, riporteremo in chiari sensi le ragioni

evidenti ed inconcusse che ci hanno indotto a stabilire una sì fatta

restrizione, in apparenza sì considerabile, la quale con più robuste

giustificazioni sarà poscia dimostrativamente comprovata, allorchè ci

faremo di proposito a discutere, in tempo debito, le tradizioni, o

parafrasi Rabiniche aggiunte a questi, ed a tanti altri Precetti, e

sovente assai più oscure di ciò che riescano gli stessi testi originali,

ch'essi pretesero di rischiarare colle medesime, e delle quali si ignora

generalmente la causa, ed il disegno, senza che alcuno giugnere potesse

in alcuni tempo a discernere l'una, o a risentire i vantaggi che

risultare pretendesi dall'altro.

(19) Non vi è stato forse in alcun tempo chi con più rea impostura de'

così detti _compagni di Gesù_ (non saprei se appartenenti a quelli che

furono spettatori alla sua nascita, benchè più giustamente collocare si

potrebbero nella classe degli altri che gli furono compagni nel

supplizio) esercitassero un traffico vergognoso della religione che

facevano credere di difendere, e di professare; all'estremo indigenti

nel loro primo stabilimento, umili, rassegnati, ed in forza di una bolla

di _Paolo III_. pubblicata il 3. Ottobre 1540. ridotti al solo numero di

60. individui (_Extr. de l'hist. univers. de Thou pag. 6._): ma i loro

intrighi tenebrosi, protetti, e alimentati dalla stupida credulità di

quelli che la loro criminosa pietà avea sedotti, fece crescere il loro

numero ad un affluenza enorme tale fino ad incutere timore agli stessi

formidabili Regnanti.

(20) Ma l'uomo, sembrami che alcuno quì opponga di proposito, caduco, e

frale qual'è di sua natura, dimenticherebbe sovente l'esistenza di un

Dio che lo vivifica, e lo sostiene, se il culto che tributare gli dee

non fosse accompagnato qualche volta da certe marche esterne che

arrestino la sua mente, ed attraggano i suoi sguardi.

Accordando tutto ciò anche un solo istante, donde dunque procede,

domando, che la vera cognizione dell'Essere Supremo divenne tanto più

straniera per l'uomo in proporzione che queste decantate marche sono

state più affluenti, più stravaganti, e universali? Inoltre quali orrori

non furono commessi nell'introdurle, quali contradizioni nell'adottarle?

Quì mirasi i Sciti, i Messicani, i Peruviani, e i Galli immolare gli

uomini ferocemente, persuasi di non dovere adorare Dio in altra guisa;

colà i Dervigj Turchi, i Bramini, e i Quakeri stordire con giravolte,

percuotersi il petto sulla terra, bilanciando il proprio corpo sopra un

rogo, e rimanendo in estasi per molte ore; tali sono, secondo essi, le

marche più ovvie ed essenziali al puro Culto di un Dio; altrove si

fecero quelle consistere in luminosi apparati, processioni, baldacchini,

candele, strepiti di bronzi ec.; più oltre finalmente si è supposto che

le marche più efficaci per ottenere prontamente il Divino soccorso, e

conseguire l'espiazione de' peccati, fossero le importune jaculatorie,

le incessanti ossecrazioni, il digiuno frequente, la coltivazione di

certe pratiche bizzarre, l'abbigliamento di certi arnesi, l'astinenza di

alcuni cibi, ed altri sì fatti usi ridicoli, non meno che detestabili.

In una parola, si può in ultimo conchiudere, senza timore d'ingannarci,

che se si eccettua quelli ai quali Dio stesso degnò illuminare, poche

persone certamente sono state capaci d'inalzarsi fino alla sublime

contemplazione dell'Eterno Creatore, e di superare le malefiche barriere

che apposero loro, in ogni tempo, tanto pratiche futili, e

contradittorie.

(21) Oltre i testè accennati precetti contenuti nel vasto Codice

Mosaico, gli Ebrei Talmudisti ne riconoscono una quantità considerabile

di altri che distinguono col nome di מצות רבנן (Mizvoth Rabanan)

_Precetti de' Rabbini_, a' quali essi attribuiscono egualmente che a

Mosè il potere di fare nuove ordinanze, secondo le circostanze, il

tempo, ed il bisogno, quale amplia facoltà è fondata sulle parole stesse

di Dio che ingiugne d'indirizzarsi a' 70 anziani dei quali era composto

il Sanhedrim, creato allora da Mosè (_Num. cap. 11. V. 16._) ad oggetto

di sciogliere tutte le vertenze che nascere potevano sulla vera

intelligenza della Legge, e che supponevansi forniti, e diretti dallo

Spirito Divino, ciò che, secondo i Talmudisti, gli rendeva infallibili

nelle loro decisioni (Ved. il cap. IX. colle sue annotazioni di questo

primo Tomo).

(A) _Gen. cap. 5 v. 25._)

(22) Tutti i più dotti critici del mondo non cessano di rimarcare, che

nello stato in cui trovasi attualmente la terra è presso che impossibile

che possa accadere un Diluvio universale, che cuopra di 15 cubiti le

sommità delle più alte montagne. Il mare preso in complesso non ha, si

dice, più di 300 passi di profondità; le montagne le più elevate, come

il monte Gordiano, o di _Ararat_ non eccedono 3000 passi la superficie

del mare. Quindi senza calcolare che la capacità del globo si dilata a

misura ch'ei s'inalza, sarebbe duopo necessariamente 12, o 15 volte

tant'acqua, quanta è la massa della terra nella congerie marcata dalla

Genesi; e com'essa non rapporta che de' mezzi naturali, cioè, l'apertura

dell'abisso, e la caduta delle pioggie, sembra che prevenga la risposta

che si potrebbe addurre, dicendo che Dio creò per l'esecuzione di simile

flagello una nuova quantità di acque che desso volle in seguito

annientare. Egli non si servì, secondo la Scrittura che del vento per

diseccarle; così conchiude il _Lenglet_ (_pag. 187_). V'ha, per altro,

luogo di credere, che il mezzo ch'esso ha preso per ispargerle sulla

terra, non fosse meno naturale.

Essi medesimi sostengono inoltre ch'egli era impossibile che le pioggie

fossero stato tanto abbondanti per cagionare un simile effetto, essi

appoggiano i loro sentimenti sull'opinione del filosofo _Mersenna_, il

quale prova con delle dimostrazioni esatte, che le borrasche le più

violenti non giungono e versare che un polso, e mezzo di acqua ogni 30

minuti primi, ciò che farebbe 6 piedi nello spazio di un solo giorno; e

il Diluvio non essendo durato che 40 volte 24 ore, supponendo le più

alte montagne a 2000 passi di elevazione, che è un terzo meno della loro

altezza, bisognerebbe, non per sormontare, ma anche per uguagliarle, che

il Cielo avesse versate in 24 ore 125 piedi di acqua, in vece di 6 che

desso versa nelle più gran tempeste; ciò che i filosofi asseriscono

eccedere la possibilità della natura. (_Lett. Juiv. T. II. Lett. 35 pag.

36 e 37_).

Varj altri Scrittori hanno preteso che il Diluvio non era stato

universale, ma che Dio non avea avuto che l'intenzione di punire un

popolo ingrato alle tante beneficenze di cui lo avea esso colmato. I

medesimi vollero parimente fare servire la Scrittura e fortificare la

loro opinione, e quindi hanno essi spiegato in loro favore quel

passaggio della Genesi dove leggesi espressamente, che i figli di Noè

_Ab his divisæ sunt gentes in terra post diluvium_, (_Cap. X. v. 32_)

apparisce da ciò che i figli di Noè non solo aveano divise la terra fra

d'essi, ma ancora le nazioni che vi abitavano, lo che ritroverebbero

contrario alla pretesa inondazione universale di tutta la terra.

(A) _Gen. cap. 7 v. 22._)

(B) _Ibid. cap. 9 v. 24._)

(23) Oltre che lo stesso Creatore Supremo fece, senza mistero,

espressamente conoscere per bocca del Profeta (_Isaia cap. 58. v. 5 6

7_) non essere già il lungo digiuno, le interminabili ossecrazioni, le

complicate cerimonie rituali, quelle che si esigono da esso, ma un puro,

e integro cuore soltanto, noi avremo luogo di osservare altrove, che le

Religioni che sono le più aggravate di dogmi, di pratiche, e di usi,

lungi dall'essere le più ovvie a costituire la felicità de' suoi

credenti, riescono, ad ogni riguardo, le più opposte all'umana ragione,

le più tormentose allo spirito, e le meno osservate in ciò che possono

le medesime racchiudere d'utile, di necessario, e di essenziale.

CAPITOLO V.

De' Precetti che soli dovrebbero costituire, la pretta Religione

dell'Ebreismo fondata sul Codice Mosaico, ridotto alla sua vetusta

purità.

Siccome niente riconosciamo più naturale nella complicata immensa catena

degli esseri viventi; che succedersi l'un l'altro, colla pronta non

interrotta propagazione delle speci differenti, la provvida natura con

un declivio irresistibile ad ogni animale, distribuì gradatamente il suo

adeguato instinto, in maggiore, o minore dose, che lo trascina con più,

o meno veemente trasporto, ad accoppiarsi ad un essere omogeneo, affine

di conservare inalterabile l'ordine primitivo già prescritto. Egli è

dunque perciò che sebbene il Maimonide, facendo il riepilogo

nomenclativo di tutti i precetti del Pentateuco, abbia stimato bene di

dovere inserire quello della _propagazione_ per il primo (A), noi non

possiamo questo assolutamente riguardarlo come tale, altro esso non

essendo, come si disse, che un mero sentimento incitativo della natura,

a cui niun essere vivente sulla terra, purchè fornito di organo, e

d'istinto, non potrebbe certamente non aderire; mentre quello è

identico, e comune agli enti ragionevoli, ed a' bruti. Quindi mi

sembrerebbe più ovvio prescindere da questo, e stabilire altresì per

primo Precetto del nostro nuovo sistema, quello comandato da Dio con

tanto impegno, per tre volte, ad Abramo (B), in segno del patto

perpetuamente irrefragabile di alleanza contratta da esso col Popolo che

discendere dovea dal successivo suo lignaggio, cioè, 1. _La

Circoncisione de' maschi l'ottavo giorno della loro nascita_ (24). E da

questo Primo Precetto progredendo, noi passiamo tosto a dare per

detaglio la nomenclatura generale di tutti gli altri da noi testè

fissati.

2. Dalla sera in cui entra il plenilunio del mese di _Nissan_ (che

coincide col Marzo, non essendo bisesto, od altrimenti coll'Aprile) per

sette giorni dal 15 decorrendo, e tutto il ventuno dello stesso mese

inclusivamente, non dovranno gli ebrei cibarsi di altro pane fuori che

dell'azzimo, dovendo per detto spazio allontanare de tutti i loro

recinti qualunque sorta di materia fermentata. Questa è contradistinta

חג המצות (Hag Amazoth) _Pasqua delle azzime_; la medesima sarà

solennizzata come tale durante sette giorni, ed il primo, e il settimo

di esse ogni opera servile (eccetto che quelle che sono di un urgenza

indispensabile) dovrà cessare interamente (25).

3. Credere nell'Esistenza semplicissima dell'Essere Supremo, nè adorare

altri fuori di esso (26).

4. Non adorare simulacri di qualunque siasi specie, nè costruirli anche

per uso di altri.

5. Non giurare il nome di Dio in vano.

6. Santificare il sabato, e non fare in esso alcun opera servile (27).

7. Rispettare i genitori, soccorrerli, e temerli.

8. Non uccidere.

9. Non adulterare.

10. Non rubare.

11. Non fare testimonianze false.

12. Non desiderare la roba, nè la moglie del prossimo.

13. Non ingannar lo straniere in parole nè in azioni.

14. Non opprimere le vedove, nè gli orfani.

15. Non molestare l'indigente per i suoi debiti, ma soccorrerlo ne' di

lui pressanti bisogni.

16. Non bestemmiare Dio, nè il Sovrano.

17. Non cibarsi di animali immondi, nè de' serpeggianti, nè di pesci che

non hanno ala, e squama, nè di volatili rapaci, nè di vermi generati

dalla corruzione de' frutti, delle palludi, terreni ec. (28).

18. Non cibarsi di alcun animale difettoso, benchè non vietato, nè di

quello morto naturalmente.

19. Non cibarsi di sangue di qualunque siasi animale (29).

20. Non commerciare carnalmente con la madre, nè con la matrigna, nè

commettere incesto qualunque.

21. Non isposare madre, e figlia in verun tempo, nè zia, e nipote

procedente dal figlio o dalla figlia, nè due sorelle insieme

contemporaneamente.

22. Non accoppiarsi con la moglie in tempo de suoi mestrui, nè durante

il corso del di lei Puerperio (30).

25. Non accoppiarsi co' bruti; nè con altro uomo.

24. Correggere il traviato senza farlo arrossire delle sue colpe.

25. Non ispionare.

26. Non vendicarsi del prossimo, nè conservare odio contro di esso.

27. Amare il proprio simile come se stesso.

Progetto filosofico di una completa riforma del culto e dell'educazione politico-morale del popolo ebreo, Tomo I · 第 5 / 23 段