(7) Quale nuova interessante utilità sarà mai per risultarci, in alcuna

maniera, dopo che noi saremo pervenuti ad assicurarci che la conversione

di Abramo avvenne l'anno 48. di sua età come opinano _R. Johanan_, _R.

Haninah_, ed il _Maimonide_ (_Yad Hazakah lib. 1. p. 1._) ovvero se esso

non avea solo che 3. anni quando cominciò ad acquisire la precisa

cognizione del suo Eterno Creatore, siccome il Talmudista _Bar Abah_ lo

sostiene con gran forza (_Massehet Nedarim cap. 32. § 1._) e _R.

Elighezer_ fermamente lo pretende? (_Pirké Avoth c. 26._) _R. Lakis_

fonda questo medesimo sentimento sulla combinazione che offre la parola

עקב (nghekeb) riportata nella Genesi (_cap. 26 v. 5._) _Eo quod

obedierit Abraham voci meæ &c._, quale avverbio numera 172. la vita di

Abramo fu di anni 175. quindi esso pretende con simile induzione

d'inferire che 3 soli anni visse il Patriarca nelle tenebre della Pagana

idolatria. Il _R. Simeon Bar Zemah_ nella prefazione della di lui Opera

_Maghen Avoth_ si sforza di conciliare queste due opinioni, malgrado

ch'esse fossero sì disparate. Ma comunque siasi, niente di più oscuro, e

inconseguente al caso nostro di sì fatte inutili controversie, tutto che

da ogni parte fervidamente sostenute; e siccome di tali sottigliezze se

ne trovano ad ogni tratto in profusione considerabile presso i Rabbini,

noi riguardiamo come un tempo affatto perduto il fermarcisi un solo

istante a discuterne il valore, quindi è che noi passiamo sopra a tutte

quante.

(8) Moltiplici sono le opinioni che dividono gli autori e antichi e

recenti per rapporto al conoscere i veri motivi di questa Rituale

Instituzione, con tanta urgenza comandata dallo steso Dio ad Abramo

(_Gen. cap. 17. v. 11. 12. 13. 14._) benchè, d'altronde, nella mente de'

critici, già ovunque conosciuta, e praticata, come osservammo, non è che

un istante, dalla massima parte delle antiche popolazioni. V'ha chi

pretende che quella avesse per iscopo unicamente la sanità; molti le

supposero utile, e in certo modo conferente alla propagazione; ed altri

la credettero ancora una semplice marca distintiva per eccettuare

l'ebreo da' falsi credenti, e dalle numerose idolatre Nazioni delle

quali era, ingombro tutto il mondo conosciuto a que' tempi; ma la

materia è così per se medesima confusa, e impercettibile, che tutte le

ricerche fatte da' dotti di qualunque regione, e di ogni secolo affine

d'investigare l'origine, e le cause di questo segno, non servirono,

molto sovente, che a convincercene dell'inutilità delle loro fatiche, ed

a fornirci de' motivi efficaci onde sospendere interamente i nostri

giudizj per rapporto a questo assunto, come pur troppo ci troviamo

ridotti a simil caso tutte le volte che siamo costretti a brancolare

nella folta caligine del mondo antico ad oggetto di rinvenire quelle

verità ch'esso racchiude.

I Mussulmani recidono il prepuzio a' loro maschi appena giunti a' 13.

anni, tale essendo l'età che nel momento di simile comando avea Ismael

figlio di Abramo, da cui i Maomettani si dicono discendere.

(A) _Gen. Cap. 17. v. 6. 7. 8._

(9) Alcuni pensatori miscredenti abituati a sottilizzare, senza ritegno,

tutto ciò che loro offre nuove idee onde alimentare i loro strani

principj, si lanciano furiosamente contro questo passo di Scrittura, e

vi oppongono delle acerrime obbiezioni: essi rimarcano primieramente che

a fronte di tutte le promesse garantite da Dio a' tre primi Patriarchi

in favore della loro posterità, non vi fu mai popolo al mondo che fosse

più maltrattato dell'Ebreo, anche ne' suoi felici tempi ne' quali

miravasi guidato, ed assistito dal suo Divino Protettore; osservano, in

secondo luogo, che lo stato d'inopia, e di objezione, in cui ha sempre

questo popolo gemuto, quì schiavo, tributario colà, errante ovunque, non

sembra certamente presagire l'impero dell'universo, ed il dominio delle

Nazioni che Dio avea per tante volte assicurato agli Avi suoi; mentre

Abramo il padre di esso, e il fondatore di sua credenza, malgrado la

potenze, e le dovizie che la Genesi gli attribuisce; non solo non era

frattanto possessore di un palmo di terreno suo proprio, essendo stato

costretto di comprare una caverna da Efron per 400. sicli (1280 _lire di

francia, calcolata il siclo lire_ 3. 4 _l'uno_) onde seppellire

l'estinta Sara sua Consorte; che non solo il di lui figlio Isaak fu

sempre costretto ad abitare le terre altrui per esserne mancante delle

sue proprie, e che Jacob l'ultimo de' Patriarchi fece il cameriere 14.

anni per conseguire in maritaggio la figlia di Labano; ma che in terzo

luogo finalmente tutta l'estensione della rinomata terra promessa non

eccedeva 53. leghe di lunghezza, che non giunse mai questo popolo a

possedere tranquillamente un lungo periodo di anni; e che a' tempi della

sua massima grandezza, e de' tanto decantati fasti di David, e di

Salomone il dominio di questi (si osa temerariamente sostenere) non

oltrepassava 70. leghe di lunghezza, sopra 50. di larghezza, checchè il

libro de' Re asserisca, in contrario, che il dominio di Salomone

specialmente estendevasi dall'Eufrate fino alla estremità del

mediterraneo.

Egli è dunque così che opinano inconsideratamente certi filosofi

stravaganti contro l'oracolo ineffabile delle scritture, ma senza

arrestarci quì a combattere simili invettive destituite affatto di

verità, e di buon senso, noi ci contenteremo soltanto di commiserare i

loro deplorabili travviamenti che ad essi tolgono l'adito di conoscere

che gli imperscrutabili disegni dell'Eterno fatti certamente non sono

per la frale intelligenza dell'uomo.

(10) Queste prescrizioni (dette altrimenti precetti Noakiti) sono quelle

che si pretende essere state date da Dio ad Adamo, ed a Noè. Questi

precetti dunque (i quali altro non contengono che le instituzioni

medesime racchiuse nel codice della natura, e di cui la pratica si rende

indispensabile per tutti gli uomini) sono in numero di sette: il 1.

vieta l'idolatria, il 2. impone l'obbligo di benedire il nome di Dio; il

3. vieta l'omicidio; il 4. condanna l'adulterio, e l'incesto; il 5.

vieta il furto; il 6. impone di fare giustizia; il 7. vieta di mangiare

carne recisa dall'animale vivente (ved. _Ghem. Babyil. Tit. Sanhed. cap.

1. 4._).

CAPITOLO III.

Ricerche sulla Religione imposta all'antico Popolo Ebreo dal suo

legislatore Mosè, basata sopra i 613 precetti comandati da esso nel di

lui proclamato Pentateuco, 248 de' quali sono detti affermativi, e 365

negativi.

Tutto era mentale fino a' tempi di Mosè presso gli antichi Ebrei, tutto

meramente contemplativo, e le loro Religione era sì semplice, sì

metodica, e sì sublime, quanto lo erano appunto i loro costumi,

intimamente penetrati dell'Esistenza di un Opifice Sommo Creatore, di

cui miravano ad ogn'istante la visuale testimonianza irrefragabile nello

spettacolo sorprendente dell'universo, e di ciascuna delle ammirabili

sue parti, soddisfatti restavano unicamente di adorarlo, e di compiere a

vicenda quegli umani doveri, che ad un essere terrigeno impone la

Natura.

Ma una situazione sì edificante di purità, e d'innocenza fu bene

precaria, e di fugace durazione per questi primi venturati credenti; gli

arcani impenetrabili del Dio de' loro padri conducendo la ristretta

famiglia dell'ultimo de' Patriarchi ad abitare sulle sponde del

Nilo (11), le fecero pagare un giorno a caro prezzo il grato trasporto

di mirare uno de' propri suoi figli elevato alla sovranità di quello

stato, dividerne il Regal soglio, lo Scettro, ed il diadema col Monarca

legittimo di esso; l'Egitto divenne quindi in breve spazio di tempo la

vulcanea fucina inestinguibile in cui furono costrutte le aggravanti

barbare catene che per il lungo periodo di oltre quattrocent'anni

trascinarono miseramente i posteri di Jacob che ne discesero (12).

In sì fatto lagrimevole intervallo di tenace schiavitù, e di vessazioni

rinascenti ad ognora in mille foggie differenti, quest'abbattuto

lignaggio più non riconobbe se stesso, lo smarrimento s'impossessò di

lui a segno tale che più esso non distinse nè l'origine sua, nè giammai

più rinvenne il semplice Culto esimio trasmessogli da' suoi venerabili

predecessori, ma confusamente condannato a languire sotto il giogo

fetale del barbaro Egiziano ne sentì la fierezza, ne apprese i costumi,

ne seguitò le pratiche superstiziose, ed il culto ridicolo, e bizzarro

di quest'araba progenie, venne frattanto da que' derelitti avanzi

d'Israel ciecamente sostituito alla tersa, ed alla sana religione de'

suoi primi patriarchi fondatori (13).

Tale era dunque la triste condizione dell'Israelismo, allorchè Dio

spiegando la sua ineffabile clemenza in favore di questa popolazione

oppressa, e sconsolata, volle compiere con essa ciò che avea fatto

sperare a' benemeriti suoi progenitori ne' tempi andati, e la sua sorte

crudele dovea cambiarsi. Mosè (a cui Dio manifesti rese i suoi alti

prodigj essendo ancora nelle fascie) prediletto rampollo della tribù di

Levi, fu destinato l'organo esecutore degli eterni Decreti; egli

affrettossi a compierli, senza ritegno: il terribile Egitto che

premeditava farsene la tomba, dovette abbandonare con ignominia la preda

che avvinta gemea, da tempo immemorabile, fra i barbari suoi lacci; e

così lo schiavo Israel dopo di avere soffocata fino la speranza di un

solido, e durabile conforto a' suoi tormenti, e di una lieta risorsa, al

di lui avvilimento, vide frangere per la prima volta le infamanti sue

catene, Israel si vide libero.

Ma tutto che oltremodo venturata riuscisse per lui questa metamorfosi

repentina, quello non era tuttavia frattanto che una banda immensa

profuga, ed errante per inospiti deserti alla quale mancavano ancora, e

domicilio, e leggi, onde prendere fondatamente il sostenuto carattere di

Popolo. Il suolo Cananeo dunque fu quello che venne ad esso decretato

per retaggio, in forza della promessa fatta già da Dio a' Patriarchi, ed

il suo conduttore Mosè fu destinato il promulgatore degli statuti, e

delle leggi che l'Essere Supremo volle proclamare in mezzo di questi

nuovi Liberti (14).

Egli è in mezzo de' prodigj sorprendenti, dopo i moltiplici altri di tal

fatta che solennemente ci decanta la Scrittura, operati dallo stesso

Mosè collo stupore universale, e in Egitto, e altrove in favore del

Popolo di cui era esso la guida, ed il sostegno, ch'egli proclamò la

nuova legge di grazia che lo stesso Dio dell'universo dettogli sul

tremendo Sinaj (15).

Le assidue cure, e l'applicazione costante che richiedeva l'esatta

osservanza del nuovo sacro Codice legislativo che era al medesimo

imposto, astrinse questo popolo a derogare l'esimia semplicità della

prisca Religione de' suoi benemeriti antenati, ed egli si vide allora

aggravato dal peso di una soma che dovea necessariamente debilitare le

proprie forze, almeno fino a tanto ch'egli avesse contratta l'abitudine

di sopportarlo. Ben tutt'altro che i sette semplici Precetti ricavati

dal Codice della natura conosciuti, e seguitati da' _Noakiti_, e la

circoncisione de' maschi comandata da Dio ad Abramo; il nuovo patto di

alleanza proclamato col ministero di Mosè li fece ascendere al numero di

613 de' quali 365 furono detti Precetti negativi, cioè portanti divieto

di esecuzione; e 248 chiamati Precetti affermativi, cioè, imponenti

obbligo di esecuzione (16).

Egli è dunque sopra queste basi fondamentali che Mosè, per Divino

comando, eresse l'edifizio immenso del Culto che praticò egli stesso

(per quanto ci è noto) ed il Codice della nuova Religione di cui si

prefisse d'instruire il Popolo Ebreo de' suoi tempi; e sebbene questa

più allora non fosse quella medesima credenza già esercitata da' primi

circoncisi de' secoli decorsi, nulla ostante la osservanza che

imponevasi da essa a questi nuovi credenti, non dovea riuscire loro

neppure molto aggravante, se si riflette (come nel capitolo seguente mi

dispongo a renderlo più espresso) che non tutto l'intero popolo ebreo

era astretto di osservare, in complesso, la totalità de' precetti che

racchiudeva la nuova legge, mentre una gran parte de' quali

rapportandosi a' Leviti, le loro cerimonie, le loro ispezioni, i loro

Riti ec.; l'altra incumbendo i Sacerdoti addetti al servizio

dell'Altare, le loro purificazioni, i loro abbigliamenti, i loro uffizj

ec., il resto del popolo che non apparteneva nè al lignaggio degli uni,

nè alla discendenza degli altri, non era in dovere che di conoscergli

meramente, senza ingerirsi nella benchè minima parte nell'osservanza di

simili precetti, ciò che semplificava non solo considerabilmente il

culto, ma ne dispensava una gran parte da tante pratiche obbligatorie,

presso che inutili, o almeno superflue, e sempre malagevoli a compiere

con esattezza, e precisione.

A che dunque riducevasi in massima la religione professata dal complesso

dell'Ebreismo dopo la discesa di Mosè dalla prodigiosa vetta di Sinaj?

Apparentemente per certo a quella sola adottata da Noè, e da Abramo, ed

al semplice Decalogo unicamente; perchè le tavole portate seco lui dalla

sua eccelsa missione altro certamente non contenevano; e siccome questa

non abbraccia che i soli dieci Comandamenti, così alcuni si fecero ad

opinare, che Dio, per anticipazione, dettasse a Mosè verbalmente,

durante la sua dimora di 40 giorni sul testè accennato monte, l'intero

Pentateuco unitamente a tutti i 613 simbolici Precetti che

misteriosamente vi si racchiudono (17); fra i quali erano parimente

compresi que' sette antecedentemente conosciuti, siccome ancora le varie

prescrizioni comandate al Popolo ebreo alcuni giorni avanti la sua

liberazione dalla cattività dell'Egitto, risguardanti l'osservanza della

Pasqua delle Azzime, i sacrifizj, e le cerimonie che doveansi

necessariamente annettere alla medesima; ed altri sostengono ancora che

la quantità menzionata di precetti fosse da Dio comunicata

interpolatamente a Mosè, a varie differenti riprese; ed a misura che

l'opportunità, e le circostanze lo esigevano.

In quale idioma poi l'Essere Supremo si manifestasse al legislatore

Mosè, e quale linguaggio usasse questi, parlando al Popolo che

prefiggevasi d'instruire, questo è ciò che i critici mettono al solito

in forti, e interminabili questioni, e che noi non abbiamo interesse di

approfondire, o discutere (18); solo ci basta di potere assicurare con

ogni fondamento che questo Codice, sia che fosse conferito secondo il

pensiere degli uni, sia che comunicato venisse conforme l'opinione degli

altri, quello fu la solo base frattanto sulla quale venne in seguito

eretta la Religione ammessa, coltivata, e sostenuta da tutte le 12 Tribù

d'Israel, da' tempi di Mosè che ne fu il Promulgatore, fino all'estrema

caduta di Gerosolima, ed alla dispersione totale del Popolo ebreo, cui

può da essa unicamente annoverare la folla immensa di smarrimenti

deplorabili a' quali soggiacque in conseguenza della fatale

degenerazione dell'ammirabile sua credenza primitiva, nella guisa che

dovremo con reiterata menzione rimarcarlo noi stessi ne' seguenti

Capitoli di quest'Opera.

(11) Per quanto ci narra la Scrittura, tutti quelli che seguitarono

Jacob nell'Egitto appartenenti alla di lui propria famiglia montavano a

70. individui, compresovi Giuseppe che già vi esisteva come Sovrano di

quello Stato, e i due figli che vi avea esso avuti (_Exod. cap. 1. v.

5._)

(12) Alcuni Autori pretendono, ed io non saprei sopra quale base fondano

le loro asserzioni, che tutto il tempo in cui il popolo Ebreo restò

schiavo fra i terribili ceppi dell'Egitto non oltrepassasse gli anni

200. ma i Talmudisti uniti a tutti gli Scrittori i più accreditati di

questa Nazione, appoggiati sull'oracolo infallibile dalla Scrittura

insistono su' quattrocento e trent'anni: _habitatio autem filiorum

Israel, qua manserunt in Ægypto, fuit quadrigentorum triginta annorum_

(_Exod. cap. 12. v. 40._)

(13) Tutte le dimostrazioni con le quali si sforzano i Rabbini di

provarci che la primitiva Religione si è per lungo tempo conservata

nella posterità di Jacob, anche fra le catene egiziane, non formeranno

mai un indizio, se non positivo almeno verosimile, idoneo a convincerci,

che durante la lunga cattività di questo popolo in Egitto potess'egli

esercitare a rigore il culto già introdotto e praticato da' primi suoi

Padri, e ciò è tanto improbabile, quanto che non solo apparisce dalla

stessa Scrittura che molti anni avanti, Giuseppe avea già adottate

presso che tutte le massime superstiziose dell'Egitto, facendo mangiare

i Suoi fratelli, all'epoca della sua recognizione co' medesimi, in altra

mensa fuori che nella sua, e parlando loro col mezzo dell'interprete

(benchè v'ha chi sostiene che ciò facesse, per non palesarsi ad essi

intelligente dell'ebraico idioma, che gli Egizj ignoravano). Siccome era

l'uso degli Egizj, i quali aveano in orrore tutti quelli che non

appartenevano alla loro nazione, e si reputavano immondi mangiando seco

loro; ma non ritrovasi altresì fatto nella medesima Scrittura cenno, di

sorte alcuna, che ne' 4. e più secoli di schiavitù a cui soggiacquero

gli ebrei nell'estensione degli stati Egiziani, mantenessero ancora

intatto, non solo il rito importante della Circoncisione, ma nè pure le

antiche instituzioni di natura che, come osservammo, si credono

conosciute, e praticate da Noè, e da tutti i suoi contemporanei, non

meno che degli altri Patriarchi dell'Israelismo che ne vennero appresso.

(14) Non essendo mio scopo di farmi quì rapportatore di tutto ciò che

avvenne e questo popolo negli spazj intermediari decorsi, fra la sua

cattività, e la sua liberazione, e degl'incontri, e delle querele

ch'esso ebbe durante la sua lunga dimora nel deserto con altre simili

popolazioni che gli contendevano il paesaggio, fino alla definitiva

occupazione della terra promessa, ed alle fausta promulgazione della

Legge scritta: io passo rapidamente sopra tutti questi aneddoti, e solo

mi arresto di proposito all'ultima, perchè forma onninamente il soggetto

unico, e principale di tutte le ricerche, e gli assunti racchiusi nella

progressione successiva di quest'Opera.

(15) Chiunque versato nella mitologia della prisca età del mondo può ad

evidenza conoscere come gli antichi Arabi furono gli inventori di molte

favole, e bizzarre allegorie le quali, nella progressione de' tempi,

acquistarono voga presso una gran parte degli antichi popoli della

terra. Fra le innumerabili altre che quelli hanno immaginato, può

annoverarsi l'Istoria dell'antico Bacco, che supponevano molto anteriore

al tempo in cui gli ebrei fissano l'esistenza di Mosè. Questo Bacco

dunque, nato nell'Arabia, avea scritte lo sue leggi sopra due tavole di

pietra; si chiamò _Misem_, gli Arabi lo dicono _salvato dalle acque_, e

tale è la genuina significazione egiziaca di questo nome; esso avea una

bacchetta colla quale operava delle gesta sorprendenti; questa verga si

trasformava in serpente quando ei volea; raccontano parimente che questo

Misem passò il mare rosso a piede asciutto alla testa della sua armata,

esso divise le acque dell'Oronte, e dell'Idaspe, e le sospese a diritta,

ed a sinistra; una colonna di fuoco rischiarava i passi della di lui

armata durante la notte. Questa favola era si antica che molti Scrittori

de' primi secoli del cristianesimo supposero che questo Misem, questo

Bacco fosse Noè. Or può egli mai ritrovarsi una rassomiglianza più

prossima di quella che si scorge tra Bacco, e Mosè, fra le gesta, le

circostanze, e il nome del falso Dio Egizio, e i portenti, le

operazioni, e il nome stesso del Legislatore ebreo? Io non oso

approfondire di soverchio tale odibile confronto; lascio a' filosofi

perspicaci, a' mitologici, ed agl'intelligenti le indagini più vaste, e

più analitiche di un assunto sì arduo, e stravagante, e abbandonando gli

increduli in preda al loro delirio, io preferirò sempre frattanto un

eccelso Ministro del Dio di verità a quelli che non lo sono che

dell'errore e della menzogna.

(16) Fossero quì terminati almeno gli essenziali doveri dell'ebreo, il

compimento non ne riuscirebbe sì malagevole ad eseguirsi, massimo oggi

che la situazione di questo popolo cotanto differente essendo da quella

in cui era a' tempi di Mosè (come a luogo più opportuno mi farò a

dimostrarlo) egli si troverebbe dispensato dall'osservanza delle nove

decime parti almeno di simili Precetti: ma e quale vantaggio di vedersi

da una parte attualmente alleggerito di una affluente quantità di

pratiche e cerimonie, s'egli trovasi dall'altra eccessivamente aggravato

di altrettante che gl'imposero le glose, le parafrasi, e i commenti?

(Ved. la _Nota_ 21. susseguente) Io rifletto che non avea in questa

parte tutto il torto S. Pietro allorchè dicea; che il giogo della Legge

era sì opprimente (e notisi che a' tempi di Pietro nè la Misnà, nè il

Talmud erano tuttavia comparsi al giorno) che nè quelli della sua età,

nè i loro progenitori avevano potuto sostenerlo: _Nunc ergo quid

tentatis Deum imponere jugum super cervicem discipulorum quod neque

patris nostri, necque nos portare potuimus_, _Act. ch. 15. v. 10._

(17) I Rabbini attribuiscono a questo numero un allusione assai curiosa,

secondo il solito a praticarsi da' medesimi; essi dunque pretendono che

il corpo umano comprenda altrettante parti differenti quanta è la somma

de' precetti che Mosè avea prescritti. I 248. affermativi rapportansi

alla somma equabile de' membri esistenti nel corpo dell'uomo; ed i 365.

negativi corrispondono al numero de' nervi che nelle varie sue parti

esso contiene. Io me ne rapporto agli anatomici, a' quali solo

appartiene il decidere, con piena cognizione di causa, se questo calcolo

è per se medesimo esatto.

(18) Tra le tante male fondate ragioni sulle quali varj critici

increduli pretendono appoggiare le obiezioni che oppongono contro

l'opinione ricevuta generalmente che Dio abbia parlato in ebraico a

Mosè, e che questi si servisse del medesimo idioma per esternarsi al

Popolo, la prima si è che Mosè venendo dell'Egitto donde avea tratti i

suoi natali, dove succhiò il primo latte, ed in cui ebbe le prima

educazione, instruito ne' principj, e nella cultura degli Egiziani, è

molto verosimile ch'egli non dovesse parlare altra lingua fuori di

quella usata in que' tempi sotto il suo Cielo natalizio, nel modo

appunto che _Filone_ lo rimarca nella _Vita, e le gesta di Mosè_; dal

che inferiscono in ultimo, che nel tempo della promulgazione del

Pentateuco, gli ebrei non essendo tutta via entrati nel paese di Canaan,

nè avendo fatto ancora una pratica consumata, e sufficiente della lingua

ebraica, essi non potevano in veruna maniera pervenire e capirla, e che

per conseguenza quel codice scritto nel Deserto non potea esserlo che

nell'Egizio dialetto, giacchè Dio, aggiungono essi arditamente, non

avrebbe, per certo, comunicata la sua Legge in una lingua che

riconosceva intelligibile affatto per quelli a' quali era una sì eccelsa

legge conferita, e che più aveano duopo di capirla.

Queste, ed altre sì fatte opposizioni ci lanciano con fierezza i

miscredenti, ad oggetto di rovesciare delle fondamenta quanto le sacre

pagine appariscono garantirci, e per ismentire, senza ragione, e senza

base, ciò che il suffragio univoco delle Nazioni autorizza, e conferma;

noi, per altro, lasciandogli miseramente in balìa del loro fluttuante,

quanto stolido scetticismo, ci permetteremo soltanto di osservare essere

molto probabile, che il Pentateuco scritto da Mosè in origine ebraico,

fosse tradotto in seguito nella lingua della Palestina, che altro in

fatti non era, che un mero derivato del Siriaco idioma; poscia in

Caldeo, in Greco, ed in Latino, e lungo tempo dopo anche in antico

Gotico dialetto; in tale maniera lo pensarono parimente varj celebri

Scrittori dei secoli a noi più recenti.

CAPITOLO IV.

Come tali Precetti dovrebbero essere oggi ridotti alla decima parte,

mentre le 9 restanti, si dimostrano, o inopportune, attesa la cessazione

dell'osservanza; od inutili, perchè variamente ripetuti; od

incompatibili colle Leggi alle quali è il Popolo d'Israel attualmente

subordinato.

Progetto filosofico di una completa riforma del culto e dell'educazione politico-morale del popolo ebreo, Tomo I · 第 4 / 23 段