O popolo d'Israel! Egli è a tuo solo riguardo che baldanzoso io

dispongomi ad affrontare l'improperio dell'ignoranza, e lo sdegno della

superstizione: È te che io eccito a compiere i voti miei con quell'animo

stesso con cui te gli offro: Egli è infine del tuo unico giovamento che

io mi occupo indefesso, e di cui io formo l'essenziale, e il primo scopo

di tutte le mie più serie applicazioni: ma, e quale guiderdone, in

qualche modo equipollente, potrà mai sì filantropo zelo sperare da te? E

che? supporre io forse dovrò che giugnere tu possa a ricusarlo senza la

più reproba ingratitudine? Vorrai tu dunque perpetuare sopra la terra lo

spettacolo affliggente della tua degradazione, ed essere tutt'ora, per

folle arbitrio, lo scherno vile de' popoli, e la vittima sciagurata de'

tuoi propri smarrimenti? Ah! che un apatìa sì macchinale supponibile

certamente non è in mente umana; e ben lontano dall'opinarlo, io sono,

all'opposto, convinto che un fausto giorno, senza dubbio, verrà, mentre

di questo comparire già si vide la ridente aurora, in cui l'intero corpo

esercente la credenza edificante di Mosè ne' quattro angoli della terra,

perverrà finalmente a conoscere il valore inestimabile de' principj

salutari che ne formano la base, e riguarderà come un infamia di

restarne più oltre neghittoso, e indifferente, ed allora titubare più

non potrà un solo istante, sotto pretesto alcuno, a riassumere fra gli

uomini, per quanto è in suo potere, la condizione, i requisiti, e il

grado, che la società, la natura, e la ragione gli concedono d'accordo

sopra la terra, ne più reputerà come un delitto irremissibile, nel modo

che fino ad oggi ei sempre fece, d'inchinare con trasporto l'orecchio

per ascoltare la voce penetrante di un fautore della verità, di un suo

connazionale stesso, cui, la depravata educazione, che un detestabile

costume fatalmente introdusse da tanti secoli presso quel popolo, ha

così pure tentato di corrompere un giorno rendendo la sua inesperta

fanciullezza in egual dose infetta del morbo medesimo, che desso

attualmente desola, e flagella, e quindi suscettibile per qualche tempo

ancora dello smarrimento eguale di cui mirasi oggi quello predominato a

tutta forza. Or dunque incauti miei connazionali! Esso vi presenta

quest'opera; ardito alquanto sembrare a voi potrebbe il linguaggio di

cui si serve, ma posso inoltre assicurare, senza timore d'ingannarmi,

non essere quello dettato che da que' salutari principj che formarono in

ogni tempo la guida fedele della sua penna, ed il più solido alimento

del suoi pensieri: leggerla io v'insinuo assiduamente, ma scortati

sempre da quelli, e con occhio terso dalla nube de' pregiudizj io vi

eccito ruminarla; reperibili sono in essa gli antidoti, ad ogni

esperimento, i più vantaggiosi, ed insieme i più opportuni all'uopo

vostro urgente; vi assicuro averne fatta io stesso la più accurata

esperienza avanti di conferirli a voi, e quindi sormontati da colmo a

fondo tutte quelle illusioni venefiche delle quali era stata già

imbevuta la mia credula infanzia, riconosciuti per me medesimo, infine,

quanto si rendino colla successione de' tempi funesti per l'uomo que'

panici timori, che abusando della frale instabile puerizia de' fanciulli

malignamente s'incutono in quell'età dagl'impostori da' quali essa è

diretta, e di cui tutte le mire non tendono, che a mantenere l'uomo

sepolto nella voragine dell'inganno, ed allora mi ritrovai

tutt'altr'uomo sollevato dal peso aggravante di una soma che abbatteva

il mio coraggio, e ditroppo eccedente le mie forze, nella guisa medesima

che or prepondera le vostre, e che vi opprime senza ombra di confronto,

e senza lena. Nè altro lenitivo apprestare voi potrete con successo al

crudele infortunio che vi minaccia, solo che seguitare con energìa, e

con buon senso un sì efficace esempio. Possa quello essere il fausto

precursore d'infiniti altri avventurati simili esempi! Possa il medesimo

ritrovare nella nazione d'Israel immensa quantità di emulatori che

anelino a gara di renderlo il catechismo di tutti gl'individui

professanti la sublime credenza di Mosè! Egli è solo per questo valido

mezzo che voi potrete superare agevolmente i moltiplici ostacoli, che

opposero fino ad ora un pertinace contrasto alla politica civilizzazione

de' vostri costumi, allo sviluppo delle vostre facoltà intellettuali,

all'urgente rigenerazione del vostro Culto, e delle immense vostre

cerimonie religiose, tiranniche, ridicole, insoffribili; nè vi lusingate

di potere giugnere a vincerli giammai fino a tanto che il talismano

fatale de' vostri smarrimenti franto non venga interamente da voi, a mio

esempio, ed a quello memorabile di tanti che sentirono di possedere una

ragione, e conobbero il bisogno pressante di fruirne, e fino che

l'ignoranza, e il fanatismo, questi sovvertitori di vostra felicità, di

vostra pace fugati non sieno entrambi per sempre ne' cupi abissi, donde

trassero un tempo la funesta emanazione, per non più alzare la criminosa

fronte, e per non infettare mai più colla loro contaminata presenza il

suolo in cui l'orma di uomo calpesta, e annida.

E s'egli è vero che un epoca già fu in cui si disse Israel popolo

eletto; indi Israel progenie barbara, e incolta; poscia Israel ramingo,

esule, disperso; io confido che giugnere mirare potremo qual fausto

tempo ancora in cui si potrà dire meritamente Israel popolo sociale,

colto, e illuminato, ed il suffragio univoco delle nazioni tolleranti, e

urbane di buon grado concorrendo a sanzionarlo, allora più non sarà

l'Israelismo in alcun tempo soggetto sulla terra fra di esse ed altre

parziali distinzioni, fuorchè a quelle che la virtù esige, che la

filosofia consente, e che permette la natura fra un popolo, ed un altro,

fra un ente ragionevole, ed il suo simile.

CAPITOLO I.

Dell'origine primitiva del Popolo Ebreo.

Una densa impenetrabile notte avvolge talmente a' nostri sguardi presso

che l'intera antichità degli abitatori della terra, di maniera che fra

tutti gli Scrittori, anche i più celebri, che ci hanno trasmesse le loro

varie ponderate opinioni su' popoli differenti della prisca società

umana, su' primi loro complicati avvenimenti, e sulla più probabile

fondazione de' loro imperi, niuno certamente fino ad ora ve n'ha che

possa vantare, con debita ragione candore, verità, ed esattezza,

alloraquando intraprese a trasmettercene l'origine, od il ragguaglio di

tutto ciò che a quelli supponeva positivamente appartenere. Il maggiore

soccorso che noi potremmo ricavare onde proferire qualche giudizio sopra

un simile assunto, sarebbe forse dalla sola Scrittura; ma ciò che

questa, d'altronde, ci rapporta, è sì ambiguo, e sì conciso, che in vano

ci lusingheremmo di potere col solo mezzo di essa pervenire a

rischiarare le nostre tenebre intorno a questo soggetto.

Eppure a fronte di tale malagevole ostacolo sì difficile a superare, io

mi accingo, non per tanto, ad investigare il primo remoto nascimento di

un Popolo, che malgrado la sua origine barbara, incolta, e quasi ferina,

siccome è quella di tutte le altre colonie nascenti delle quali ci fa

superficiale menzione l'istoria de' secoli vetusti, ha frattanto

attirata la seria curiosità de' dotti di ogni epoca, di ogni nazione,

preocupando le loro menti perspicaci a suo riguardo, alcuni per

commiserarlo, altri per esaltarlo, e molti per farsene sovente ancora il

baluardo contro gli attacchi ostili a' quali esso fu sì di frequente

soggetto sopra la terra, sia per parte di coloro che tentarono

diffamarlo con atroci calunnie, ovvero di quegli altri che nutrirono il

barbaro progetto di schernirlo, e di umiliarlo con mendaci reprobe

imputazioni, come opportunamente avrò soggetto di dimostrarlo, fremendo,

più di una volta.

Il Popolo Ebreo dunque, di cui intendo parlare, secondo tutte le

apparenze le più convincenti, poco, o nulla differenziare lo veggiamo da

quelle numerose orde che i monumenti antichi fanno scaturire, dirò così,

dalla superficie della terra ad ingombrarne lo spazio, dal momento che

dessa cominciò ad essere abitabile dalla specie umana: ma le istoriche

nozioni pervenute fino a noi sopra un tale particolare, sono tutte

concorde a dimostrarci, che l'origine frattanto ne è identica

perfettamente fra l'uno, e le altre, ed in ogni parte comune. La caccia,

l'agricoltura, la pesca, la pastorizia, e poche rozze manifatture; ecco

la sola, e prima generale occupazione di tutte le umane associazioni,

durante la loro più antica infanzia; ecco probabilmente quale dee essere

stata la situazione, e la carriera di quelli, che le sacre pagine, di

accordo coll'antica storia profana, ci assicurano essere stati i primi

archetipi fondatori dell'ebreismo.

Per altro, siccome questo solo articolo potrebbe, senza dubbio, formare

per se stesso materia esuberante onde empiere un immenso volume, e non

essendo altresì mia intenzione di riportare quì delle favole, o delle

ipotetiche congetture destituite di basi, o di lumi sufficienti ad

investigare la serie determinata di anni che può verosimilmente fissarsi

all'originaria esistenza del Popolo Ebreo, d'altronde contrastata

pertinacemente da varie altre popolazioni, che contrappongono un

antichità infinitamente più remota di quella vantata da esso,

coll'autentica testimonianza del codice Mosaico, checchè nulla dicane la

Genesi, la quale non ci lascia comprendere giammai perchè non abbia in

verun modo fatta menzione delle affluenti colonie, che i sicuri

frammenti che ci restano chiaro dimostrano esistere in que' tempi (1);

noi però, allontanando sopra un tale proposito tutte le informi visioni

che molti autori erroneamente prevenuti scavarono nella loro

immaginazione, ci rivolgeremo al libro il più autorevole che abbiano gli

Ebrei, ed il più generalmente approvato da tutti i popoli del mondo, e

con esso ne fonderemo l'origine da quello che ha il primo radicati que'

germi salutari della credenza edificante di questo Popolo, e che la

Scrittura medesima ci annunzia il primo ad essere distintamente

appellato col nome di _Ebreo_ (nghibrì), ed il primo, parimente a

recidersi il prepuzio in provetta età per divina prescrizione (2);

rimettendo alle ricerche de' critici assennati le epoche rimarcabili che

precederono, sia del prodigioso Diluvio universale, e della costruzione

dell'arca di Noè, fatta in quella circostanza con architettura

sovr'umana; sia della confusa divisione repentina delle Lingue

nell'occasione della temeraria impresa della torre di Babel, ed altri

straordinari aneddoti siffatti; tutto ciò dico, non essendo di mia

speciale competenza di esaminare, io lo considero come straniere al

prefissomi assunto, e ne rinunzio di buon grado le indagini a'

perspicaci investigatori della natura, e delle sue leggi.

Ecco tutto ciò che noi possiamo quì asserire, se non con positiva

certezza, almeno con qualche probabilità, intorno l'originaria

derivazione del Popolo ebreo, giacchè le memorie che restano a noi, non

meno di questo che di tutte quelle numerose orde vagabonde allora

esistenti sulla terra, sono cotanto scarse, e incerte, che tutto ciò che

si aggiugnesse non farebbe che vieppiù aumentare i nostri dubbj,

complicare i nostri errori, ed allontanarci onninamente dalla genuina

verità del soggetto, come sappiamo essere, pur troppo, accaduto a

qualche male impressionato Scrittore antico (3), per volere di soverchio

innoltrare le assurde congetturali ricerche intorno a certi soggetti,

gli autentici monumenti de' quali ci furono pur troppo defraudati

dall'Istoria, e le nozioni detagliate che risultare ne potevano in

vantaggio della specie umana, ne restarono avvolte nella folta nebbia

de' remoti secoli decorsi.

(1) I Chinesi vantano trentaseimila anni di antichità, ed i più

accreditati Istorici che ci tramandarono i fasti di questa Nazione,

assicurano che _Fo-Hi_ loro primo Sovrano montò sul Trono della China

tremila anni avanti Cristo, ciò che farebbe rimontare la fondazione del

loro Impero a più di trecento anni al di là del Diluvio, e quindi

l'antichità di questo popolo assai più oltre l'epoca in cui le opinioni

odierne fissano la creazione dell'universo, e la struttura originaria

del primo Essere umano (Ved. _Lenglet Meth. d'étudier l'Hyst. et Beyeri.

Mem. Hist. Crit. Libror. rarior. pag. 171_). E da que' pochi frammenti

che ci restarono del _Manethone_, prete Egiziano, e della _Genealogia_,

o successione de' Re di Egitto, trasmessaci da _Erodoto_, l'origine

degli Egizj, e la fondazione del loro regno è portata oltre mille anni

al di là di tutte le più lontane epoche della Creazione, se prescindere

vogliamo però da quella degli Assirj, degli Etiopi, de' Sciti, de'

Frigiani, e de' già riportati Chinesi, che vanno tutti molto più lungi

nell'antichità; ed alcuni rinomati autori parimenti dettero al primo

_Zoroastro_ novemila anni di antichità, ed altrettanti a' suoi Persiani.

Ma la venerazione intima che nutriamo per l'ammirabile Codice Mosaico ci

costringe ad abbandonare interamente una simile questione, che parrebbe

in qualche modo cospirare a rendere apocrifa la Genesi, che ne forma

parte, e così ammettendo soltanto per autentico ciò che trasmesso ci

venne da Mosè, noi riguardiamo tutte le altre opinioni come assurde,

affatto destituite di base, e di ragione.

(2) Vari Scrittori d'altronde accreditati, ed _Erodoto_ fra questi

(_lib. 2. cap. 14._) sostengono, con qualche asseveranza, che il nome

עברים _Ebrei_ (Nghibrim) che prendono i seguaci di Abramo, il quale è il

primo che dalla Scrittura venga denominato עברי (Nghibrì) _Ebreo_ (_Gen.

c. 14. v. 13._) altro propriamente non sia che un alterazione del nome

_Ibri_, o _Iberi_ dell'Albania, e delle varie differenti nazioni che

dimoravano al di là dell'Eufrate, e delle sue rispettive sorgenti fra il

mare Causpio, ed il mar Nero. Io per altro, senza diffondermi ad

appugnare come falsa, nè ad ammettere come probabile la presunta

etimologia di simile vocabolo, mi contenterò di accennare solo di

slancio, che i Commentatori Ebrei ne fissano la derivazione radicale dal

verbo ebraico עבר (nghabar) che significa _passare_, riferendo al

passaggio che fece Abramo dal fiume Eufrate partendo dalla Palestina sua

patria per trasferirsi nella Mesopotamia, e di là rendersi nel paese di

_Canaan_; ed alcuni altri ne ripetono l'etimologia da _Heber_ figlio di

_Schem_ da cui Abramo discendeva in linea diretta.

Ma ciò che riesce presso che impossibile di conciliare coll'Istoria si è

l'epoca dello stabilimento del rito della Circoncisione, mentre tutti i

più sottili investigatori dell'antichità si fanno, d'accordo, a

sostenere che gli Egizj, gli Etiopi, ed i Colchi, nazioni che l'istoria

ci dimostra già esistenti nel secolo di Abramo, furono gl'inventori di

questo Rito, _Pudenda circumcidebant a principio_, dice Erodoto,

parlando di esse (_in Euter. p. 127._). Diodoro di Sicilia è del

medesimo parere (_lib. 1. p. 24._) e lo stesso _Filone_, la cui autorità

in questa parte non può essere in verun modo sospetta, sembra esso pure

convenirne (_Phil. de Circumcis. pag. 10._). Ed i Critici ritrovano che

_Geremia_ colloca gli Egizj alla testa di tutti i Circoncisi (_Visitabo

super omnem qui circumcisum habet præputium, super Ægyptum, et super

Judam, et super Ædom, et super Ammon, et super Moab_. _Jerem. cap. 9.

ver. 24. 25._). Dal che molti vogliono inferire che questa ceremonia

Rituale fosse già conosciuta, e praticata sopra quasi tutta la terra,

quando il Patriarca Ebreo cominciò, per Divina prescrizione, a metterla

in voga fra i suoi (_Gen. cap. 17. v. 11._): il _P. Accosta_ ritrovò

degl'indizj di questo Rito nel Messico, siccome ancora _Pietro Martire_

nel Jugatan, _Oviedo_, _Pisone_, _Gumilla_ e alcuni altri ne ritrovarono

essi pure delle traccie ne' paesi i più lontani e nella più remota

antichità.

Pensino i critici come loro piace, ma frattanto tutte le umane opinioni

debbono per sempre tacere in faccia della Scrittura, la quale sola può

determinare ogni nostro sentimento, e che può con sicurezza guidarci

nell'ameno sentiero della verità.

(3) Quanto non si rende mai contraddittoria alla ragione, ed

oltraggiante alla verità l'origine primitiva donde Tacito fa scaturire

seriosamente il Popolo Ebreo? E tanto dobbiamo più sorprendercene quanto

che è il rispettabile _Tacito_ che parla (_Hist. lib. V._). Essa non

trae forse sorgente che dalle calunnie acerrime, che i Fenicj, gli

Egizj, e varie nazioni Greche persecutrici di questo Popolo gli

affibbiavano incessantemente (_Jos. contr. App. 5._) Ma questo dotto

Istorico, per altro, prima di avvalorare quelle favole vituperose, e

impertinenti delle quali si serve per denigrarlo, avrebbe dovuto

riflettere che l'origine degli ebrei poco, o nulla differire dovea da

quella di tutte le altre colonie che le prime popolarono le diverse

regioni della terra conosciuta (poscia divenute nazioni nel progresso

de' tempi) poichè lo stato selvaggio essendo per la società umana di

allora uniforme all'indole di essa, e comune ad ogni vivente, ne viene

per immediata conseguenza, che il carattere intimo di tutti gli esseri

umani dovea essere per sua nature indifferentemente omogeneo in ogni

parte; e chiunque versato anche mediocremente nell'Istoria antica può

riconoscere a sufficienza la pretta verità dimostrata di quanto

sostenghiamo, e quindi rilevare ad un tempo medesimo il paradosso enorme

in cui precipitano quelli che malignamente opinano in contrario.

CAPITOLO II.

Della Religione professata, secondo le apparenze, da' tre primi

Patriarchi fondatori dell'Ebreismo.

Nel modo che l'originario nascimento del Popolo Ebreo, osservammo essere

identico, e comune in ogni senso con quello di tutte le selvaggie

caterve che popolarono le prime inospite regioni del globo terracqueo,

così dovettero essere appunto egualmente uniformi i principj di

Religione conosciuti dall'uno, colle massime di credere praticate dalle

altre; cioè una stupida grossolana idolatria degli astri, della terra,

degli elementi, Culto, che secondo l'opinione univocamente sostenuta da'

più classici Scrittori dell'antichità, si introdusse nel mondo appena

cominciò questo a popolarsi di un discreto numero d'individui, il

declivio de' quali dee verosimilmente avere cominciato a trascinarli

all'adorazione della creatura, pratica che non dovette in origine

conoscere altro disegno fondamentale fuori di quello di perpetuare, con

tal mezzo, sopra la terra la reminiscenza di quegli uomini che più si

erano distinti durante la loro vita nella società, per costumi

edificanti, e per azioni; ma che resero ciecamente latrìa nel progresso

de' tempi colla rappresentazione visibile de' simulacri che

gl'indicavano; invenzione che il sentimento generale de' dotti fa trarre

la primitiva sorgente da _Serug_ avo di Thare (4).

In tale guisa, dunque i popoli stupidi, e grossolani di que' primi

secoli degenerando insensibilmente dalla semplicità delle materiali

rappresentazioni primitive instituite da Serug, essi portarono le cose a

degli eccessi oltremodo stravaganti, e criminosi; essi opinarono di

ravvisare il prototipo genuino della Divinità nell'opera umana, e così

pervennero a confondere ciecamente il creatore colla creatura e quindi

l'adorazione profonda che a quello si compete, coll'omaggio meramente

rispettoso che esigevasi da questa. Ecco, in una parola, la vera, e

l'unica sorgente dell'idolatria, ed ecco l'immediata origine fatale

donde provenne quelli affluenza incalcolabile di Dei che ogni popolo,

ogni orda, ogni nazione si è poscia bizzarramente formati a capriccio

de' suoi propri direttori, anche ne' tempi assai più recenti, e da'

popoli presso i quali lo sviluppo della ragione, e la coltura dello

spirito umano erano ascese all'apice massimo della perfezione (5).

Egli è appunto dal fatal centro stesso di questo vortice immenso di

mostruose superstizioni ognora rinascenti fra gl'insensati iconolatri di

que' remoti Secoli che sorgere si vide Abramo figlio di Thare,

adoratore, e fabbricatore d'idoli; mestiere, come si vide, che gli

apparteneva in retaggio di famiglia; ma le massime ovunque dominanti

delle quali dee essere stato esso ancora imbevuto ne' primi anni della

sua fanciullezza, lo renderono infetto, così pure, dello stesso malore

che attaccava tutta la Specie umana de' suoi tempi, nè abbandonato si

vide da questo deplorabile smarrimento fino a tanto che rischiarata la

mente coll'efficace influenza della Divina vocazione, egli si dedicò a

combattere apertamente il culto idolatra, di cui già cominciava a

conoscere l'assurdo e il nocumento, e fattosi l'inconoclasta de' propri

idoli di suo padre, ne fece tosto sensibilmente conoscere al mondo la

ridicolezza, il pericolo, e l'inganno (6).

In quanto poi alle interminabili discordanti questioni che si agitano

fra i Rabbini ad oggetto di definire l'età che Abramo avea nel tempo

dell'avvenimento sorprendente della sua nuova conversione, poco, o nulla

quì ci cale investigare; lo scopo nostro, sovra di ogni altro

interessante, è soltanto quello di conoscerla meramente, e di esserne

con positiva certezza assicurati, onde potere da quest'epoca fondare,

con esatta cognizione di causa, l'infallibile nascimento primordiale del

Popolo d'Israel, non meno che la fausta origine della consolante

credenza del medesimo (7).

Rischiarato che fu così l'intendimento di Abramo dal fulgido lume di

grazia, e fattosi degno della Divina predilezione, in preferenza di ogni

altro umano individuo esistente allora sopra la terra, il primo comando

impostogli dall'Essere Supremo, che intuitivamente gli apparve, fu

quello di recidersi il prepuzio nella provetta età di 99. anni in cui

trovavasi nell'epoca di tale prescrizione, ingiungendoli, nel tempo

medesimo, di ripetere la stessa uniforme operazione con tutti i maschi

aderenti alla propria sue famiglia, stabilendo per precetto inviolabile,

in perpetuità di tutti i secoli, che all'avvenire ogni fanciullo nato

dalla sua discendenza. dovea essere circonciso nell'età di otto giorni,

sotto comminatoria fulminante di eterna dannazione a' trasgressori (8).

Tale marca indelebile dovea formare la base inconcussa, eterna, e

radicale del nuovo patto di alleanza che Dio ha vincolato con Abramo

dopo di averlo colmato di benedizioni, di favori, e di speranze,

assicurandolo di moltiplicare prodigiosamente la sua stirpe, di

proteggerla in preferenza di ogni altra, di renderla potente sulla

terra, e di farne un lignaggio distinto, e prediletto, a cui tutti gli

altri sarebbero sommessi, e tributarj in perpetuità di tutti i secoli:

_Et ponam te in gentibus, Regesque ex te egredientur etc. Daboque tibi,

et semini tuo terram peregrinationis tuae, et omnem terram chanaam in

possessionem Aeternam, eroque Deus eorum_ (A). Promesse che furono da

Dio medesimo reiterate progressivamente a' due altri Patriarchi

dell'Ebreismo, al di lui figlio Isaak, ed al suo nipote Jacob che ne

successero (9).

Or prescindendo dalle ristrette ingiunzioni che Dio fece a Noè

posteriormente al Diluvio, le quali si riducevano in massima a quelle

medesime prescrizioni che impone la natura ad ogni essere umano (10);

non ritrovandosi altro comando fino a quest'epoca espresso nella

Scrittura fuorchè l'osservanza della Circoncisione ordinata da Dio ad

Abramo, e da questi passato, in forze della stessa prescrizione, a' suoi

posteri, può, senza mistero, inferirsi ad evidenza, quale essere dovesse

fino allora l'intima Religione professata da' tre primi Patriarchi;

religione, ad ogni esperimento la più tersa, la più omogenea alle

circostanze de' tempi, all'indole integerrima di que' pacifici viventi,

circoscritti ne' loro bisogni, dediti alla vita laboriosa, e frugale,

nulla curiosi, od interessati di conoscere, od analizzare le occulte

cagioni del loro credere, ed alieni dagli affanni laceranti che

cagionano per l'ordinario le questioni, e le brighe religiose,

tranquilli adoravano l'autore della natura, della cui Provvidenza

gustavano i benefici effetti senza odiarsi nè perseguitarsi, e senza

timore di essere sorpresi dall'errore, o combattuti dalla religione, o

maniera di credere opposta del più forte. Ma le generazioni che ne

successero poco soddisfatte dell'incorrotta semplicità di sì fatta

edificante credenza, ben lontano dal seguitare le medesime vestigia de'

primi loro Institutori, in vece di coltivare lo stesso metodo

infallibile di essi, e il sano loro culto, vollero sottilizzare l'uno,

approfondire le altre, nella, fiducia illusoria di giugnere a scoprirne

fin la sorgente, ed a scapito enorme della ragione finirono tutte quante

brancolando fra le tenebre dell'ignoranza col credere ciecamente anche

sugli articoli che agli antichi era permesso di conoscere con evidenza.

Ma i Capitoli susseguenti vieppiù rischiareranno il nostro assunto, e ad

un tempo medesimo dimostreranno sensibilmente quale notabile passo

retrogrado ha fatto la consolante Religione di Abramo, a misura che i

suoi travviati successori avvanzavano cammino, vanamente lusingati di

perfezionarla.

(4) Presso che tutti gli Scrittori critici antichi si uniformano a

rapportare l'origine di questo pernicioso errore a' tempi di _Serug_ Avo

di _Thare_; _Eusebio_, _Suida_, _Epifanio_, _Abulfarage_, ed alcuni

altri sostengono essere stato esso l'inventore del culto delle immagini

consecrate alla memoria degli uomini morti in concetto di saggi,

virtuosi, e benefici. Per altro, se lo scopo che si prefissero in

origine Serug, e i suoi contemporanei si fosse intatto conservato da'

Posteri, quello, sarebbe stato per qualche parte commendevole, giacchè

non è da supporsi che gli omaqgj, che questi prestavano a tali muti, e

insensibili simulacri, eccedessero i limiti circoscritti de' semplici

rispetti umani, e in questo solo senso la pratica non potea essere

certamente nè più efficace, nè più ovvia al felice progresso

dell'emulazione, onde accrescere col mezzo di essa il numero degli

individui benemeriti della loro specie: ma il miscuglio complicato, e

informe delle superstizioni esecrabili che il delirio umano v'intruse

successivamente, alterò da colmo a fondo l'antica purità di questa

edificatoria instituzione.

(5) Era sì abbondante il numero delle Divinità conosciute, ed adorate

dal Paganesimo, e dall'antica Roma, che Petronio parlando di questa in

cui esso abitava, dice che l'affluenza degli Altari che ovunque vi si

erigevano per servizio delle medesime, sorpassava di gran lunga la

quantità delle case di abitazione de' cittadini, e quindi era molto più

facile d'incontrare per le vie di Roma un Dio di un uomo: _Utique nostra

Regio, tam præsentibus plena est numinibus, ut facilius possit Deum,

quam hominem invenire_ (_Petr. lib. IV._). — (Ved. _l'ann. 40. del T. I.

delle Note Campestri pag. 112._).

(6) I Dottori ebrei e fra questi _Rab Ada_ (nel suo _Berescith Rabah

cap. 38._) narra che Abramo, nell'intervallo intermediario della sua

conversione, incaricato dal di lui padre di accudire allo smercio delle

proprie statue, durante una sua breve assenza, presentatosegli un giorno

certo individuo col disegno di farne acquisto Abramo l'interrogò quanti

anni avesse: _cinquanta_, rispose l'Acquirente averne; _sventurato che

tu sei!_ Esclamò Abramo allora, _nell'età di 50. anni tu adori

ciecamente un essere che non ha che un solo giorno?_ Questo rimprovero

coprì talmente di confusione, e di pentimento il compratore, ch'egli se

ne partì mesto, e sbigottito, senza potere più articolare parola; indi

Abramo presa un accetta fra le sue mani ha in un istante spezzate tutte

le immagini affidategli dal genitore per procurarne la vendita,

illudendo ad un tempo medesimo argutamente la stupida credulità di suo

padre con un artifizio idoneo a giustificare la di lui propria condotta

rapporto a' simulacri, e a disingannare insieme Thare dell'inventato

errore in cui vivea da lungo tempo miseramente sepolto.

Progetto filosofico di una completa riforma del culto e dell'educazione politico-morale del popolo ebreo, Tomo I · 第 3 / 23 段