dispongomi ad affrontare l'improperio dell'ignoranza, e lo sdegno della
superstizione: È te che io eccito a compiere i voti miei con quell'animo
stesso con cui te gli offro: Egli è infine del tuo unico giovamento che
io mi occupo indefesso, e di cui io formo l'essenziale, e il primo scopo
di tutte le mie più serie applicazioni: ma, e quale guiderdone, in
qualche modo equipollente, potrà mai sì filantropo zelo sperare da te? E
che? supporre io forse dovrò che giugnere tu possa a ricusarlo senza la
più reproba ingratitudine? Vorrai tu dunque perpetuare sopra la terra lo
spettacolo affliggente della tua degradazione, ed essere tutt'ora, per
folle arbitrio, lo scherno vile de' popoli, e la vittima sciagurata de'
tuoi propri smarrimenti? Ah! che un apatìa sì macchinale supponibile
certamente non è in mente umana; e ben lontano dall'opinarlo, io sono,
all'opposto, convinto che un fausto giorno, senza dubbio, verrà, mentre
di questo comparire già si vide la ridente aurora, in cui l'intero corpo
esercente la credenza edificante di Mosè ne' quattro angoli della terra,
perverrà finalmente a conoscere il valore inestimabile de' principj
salutari che ne formano la base, e riguarderà come un infamia di
restarne più oltre neghittoso, e indifferente, ed allora titubare più
non potrà un solo istante, sotto pretesto alcuno, a riassumere fra gli
uomini, per quanto è in suo potere, la condizione, i requisiti, e il
grado, che la società, la natura, e la ragione gli concedono d'accordo
sopra la terra, ne più reputerà come un delitto irremissibile, nel modo
che fino ad oggi ei sempre fece, d'inchinare con trasporto l'orecchio
per ascoltare la voce penetrante di un fautore della verità, di un suo
connazionale stesso, cui, la depravata educazione, che un detestabile
costume fatalmente introdusse da tanti secoli presso quel popolo, ha
così pure tentato di corrompere un giorno rendendo la sua inesperta
fanciullezza in egual dose infetta del morbo medesimo, che desso
attualmente desola, e flagella, e quindi suscettibile per qualche tempo
ancora dello smarrimento eguale di cui mirasi oggi quello predominato a
tutta forza. Or dunque incauti miei connazionali! Esso vi presenta
quest'opera; ardito alquanto sembrare a voi potrebbe il linguaggio di
cui si serve, ma posso inoltre assicurare, senza timore d'ingannarmi,
non essere quello dettato che da que' salutari principj che formarono in
ogni tempo la guida fedele della sua penna, ed il più solido alimento
del suoi pensieri: leggerla io v'insinuo assiduamente, ma scortati
sempre da quelli, e con occhio terso dalla nube de' pregiudizj io vi
eccito ruminarla; reperibili sono in essa gli antidoti, ad ogni
esperimento, i più vantaggiosi, ed insieme i più opportuni all'uopo
vostro urgente; vi assicuro averne fatta io stesso la più accurata
esperienza avanti di conferirli a voi, e quindi sormontati da colmo a
fondo tutte quelle illusioni venefiche delle quali era stata già
imbevuta la mia credula infanzia, riconosciuti per me medesimo, infine,
quanto si rendino colla successione de' tempi funesti per l'uomo que'
panici timori, che abusando della frale instabile puerizia de' fanciulli
malignamente s'incutono in quell'età dagl'impostori da' quali essa è
diretta, e di cui tutte le mire non tendono, che a mantenere l'uomo
sepolto nella voragine dell'inganno, ed allora mi ritrovai
tutt'altr'uomo sollevato dal peso aggravante di una soma che abbatteva
il mio coraggio, e ditroppo eccedente le mie forze, nella guisa medesima
che or prepondera le vostre, e che vi opprime senza ombra di confronto,
e senza lena. Nè altro lenitivo apprestare voi potrete con successo al
crudele infortunio che vi minaccia, solo che seguitare con energìa, e
con buon senso un sì efficace esempio. Possa quello essere il fausto
precursore d'infiniti altri avventurati simili esempi! Possa il medesimo
ritrovare nella nazione d'Israel immensa quantità di emulatori che
anelino a gara di renderlo il catechismo di tutti gl'individui
professanti la sublime credenza di Mosè! Egli è solo per questo valido
mezzo che voi potrete superare agevolmente i moltiplici ostacoli, che
opposero fino ad ora un pertinace contrasto alla politica civilizzazione
de' vostri costumi, allo sviluppo delle vostre facoltà intellettuali,
all'urgente rigenerazione del vostro Culto, e delle immense vostre
cerimonie religiose, tiranniche, ridicole, insoffribili; nè vi lusingate
di potere giugnere a vincerli giammai fino a tanto che il talismano
fatale de' vostri smarrimenti franto non venga interamente da voi, a mio
esempio, ed a quello memorabile di tanti che sentirono di possedere una
ragione, e conobbero il bisogno pressante di fruirne, e fino che
l'ignoranza, e il fanatismo, questi sovvertitori di vostra felicità, di
vostra pace fugati non sieno entrambi per sempre ne' cupi abissi, donde
trassero un tempo la funesta emanazione, per non più alzare la criminosa
fronte, e per non infettare mai più colla loro contaminata presenza il
suolo in cui l'orma di uomo calpesta, e annida.
E s'egli è vero che un epoca già fu in cui si disse Israel popolo
eletto; indi Israel progenie barbara, e incolta; poscia Israel ramingo,
esule, disperso; io confido che giugnere mirare potremo qual fausto
tempo ancora in cui si potrà dire meritamente Israel popolo sociale,
colto, e illuminato, ed il suffragio univoco delle nazioni tolleranti, e
urbane di buon grado concorrendo a sanzionarlo, allora più non sarà
l'Israelismo in alcun tempo soggetto sulla terra fra di esse ed altre
parziali distinzioni, fuorchè a quelle che la virtù esige, che la
filosofia consente, e che permette la natura fra un popolo, ed un altro,
fra un ente ragionevole, ed il suo simile.
CAPITOLO I.
Dell'origine primitiva del Popolo Ebreo.
Una densa impenetrabile notte avvolge talmente a' nostri sguardi presso
che l'intera antichità degli abitatori della terra, di maniera che fra
tutti gli Scrittori, anche i più celebri, che ci hanno trasmesse le loro
varie ponderate opinioni su' popoli differenti della prisca società
umana, su' primi loro complicati avvenimenti, e sulla più probabile
fondazione de' loro imperi, niuno certamente fino ad ora ve n'ha che
possa vantare, con debita ragione candore, verità, ed esattezza,
alloraquando intraprese a trasmettercene l'origine, od il ragguaglio di
tutto ciò che a quelli supponeva positivamente appartenere. Il maggiore
soccorso che noi potremmo ricavare onde proferire qualche giudizio sopra
un simile assunto, sarebbe forse dalla sola Scrittura; ma ciò che
questa, d'altronde, ci rapporta, è sì ambiguo, e sì conciso, che in vano
ci lusingheremmo di potere col solo mezzo di essa pervenire a
rischiarare le nostre tenebre intorno a questo soggetto.
Eppure a fronte di tale malagevole ostacolo sì difficile a superare, io
mi accingo, non per tanto, ad investigare il primo remoto nascimento di
un Popolo, che malgrado la sua origine barbara, incolta, e quasi ferina,
siccome è quella di tutte le altre colonie nascenti delle quali ci fa
superficiale menzione l'istoria de' secoli vetusti, ha frattanto
attirata la seria curiosità de' dotti di ogni epoca, di ogni nazione,
preocupando le loro menti perspicaci a suo riguardo, alcuni per
commiserarlo, altri per esaltarlo, e molti per farsene sovente ancora il
baluardo contro gli attacchi ostili a' quali esso fu sì di frequente
soggetto sopra la terra, sia per parte di coloro che tentarono
diffamarlo con atroci calunnie, ovvero di quegli altri che nutrirono il
barbaro progetto di schernirlo, e di umiliarlo con mendaci reprobe
imputazioni, come opportunamente avrò soggetto di dimostrarlo, fremendo,
più di una volta.
Il Popolo Ebreo dunque, di cui intendo parlare, secondo tutte le
apparenze le più convincenti, poco, o nulla differenziare lo veggiamo da
quelle numerose orde che i monumenti antichi fanno scaturire, dirò così,
dalla superficie della terra ad ingombrarne lo spazio, dal momento che
dessa cominciò ad essere abitabile dalla specie umana: ma le istoriche
nozioni pervenute fino a noi sopra un tale particolare, sono tutte
concorde a dimostrarci, che l'origine frattanto ne è identica
perfettamente fra l'uno, e le altre, ed in ogni parte comune. La caccia,
l'agricoltura, la pesca, la pastorizia, e poche rozze manifatture; ecco
la sola, e prima generale occupazione di tutte le umane associazioni,
durante la loro più antica infanzia; ecco probabilmente quale dee essere
stata la situazione, e la carriera di quelli, che le sacre pagine, di
accordo coll'antica storia profana, ci assicurano essere stati i primi
archetipi fondatori dell'ebreismo.
Per altro, siccome questo solo articolo potrebbe, senza dubbio, formare
per se stesso materia esuberante onde empiere un immenso volume, e non
essendo altresì mia intenzione di riportare quì delle favole, o delle
ipotetiche congetture destituite di basi, o di lumi sufficienti ad
investigare la serie determinata di anni che può verosimilmente fissarsi
all'originaria esistenza del Popolo Ebreo, d'altronde contrastata
pertinacemente da varie altre popolazioni, che contrappongono un
antichità infinitamente più remota di quella vantata da esso,
coll'autentica testimonianza del codice Mosaico, checchè nulla dicane la
Genesi, la quale non ci lascia comprendere giammai perchè non abbia in
verun modo fatta menzione delle affluenti colonie, che i sicuri
frammenti che ci restano chiaro dimostrano esistere in que' tempi (1);
noi però, allontanando sopra un tale proposito tutte le informi visioni
che molti autori erroneamente prevenuti scavarono nella loro
immaginazione, ci rivolgeremo al libro il più autorevole che abbiano gli
Ebrei, ed il più generalmente approvato da tutti i popoli del mondo, e
con esso ne fonderemo l'origine da quello che ha il primo radicati que'
germi salutari della credenza edificante di questo Popolo, e che la
Scrittura medesima ci annunzia il primo ad essere distintamente
appellato col nome di _Ebreo_ (nghibrì), ed il primo, parimente a
recidersi il prepuzio in provetta età per divina prescrizione (2);
rimettendo alle ricerche de' critici assennati le epoche rimarcabili che
precederono, sia del prodigioso Diluvio universale, e della costruzione
dell'arca di Noè, fatta in quella circostanza con architettura
sovr'umana; sia della confusa divisione repentina delle Lingue
nell'occasione della temeraria impresa della torre di Babel, ed altri
straordinari aneddoti siffatti; tutto ciò dico, non essendo di mia
speciale competenza di esaminare, io lo considero come straniere al
prefissomi assunto, e ne rinunzio di buon grado le indagini a'
perspicaci investigatori della natura, e delle sue leggi.
Ecco tutto ciò che noi possiamo quì asserire, se non con positiva
certezza, almeno con qualche probabilità, intorno l'originaria
derivazione del Popolo ebreo, giacchè le memorie che restano a noi, non
meno di questo che di tutte quelle numerose orde vagabonde allora
esistenti sulla terra, sono cotanto scarse, e incerte, che tutto ciò che
si aggiugnesse non farebbe che vieppiù aumentare i nostri dubbj,
complicare i nostri errori, ed allontanarci onninamente dalla genuina
verità del soggetto, come sappiamo essere, pur troppo, accaduto a
qualche male impressionato Scrittore antico (3), per volere di soverchio
innoltrare le assurde congetturali ricerche intorno a certi soggetti,
gli autentici monumenti de' quali ci furono pur troppo defraudati
dall'Istoria, e le nozioni detagliate che risultare ne potevano in
vantaggio della specie umana, ne restarono avvolte nella folta nebbia
de' remoti secoli decorsi.
(1) I Chinesi vantano trentaseimila anni di antichità, ed i più
accreditati Istorici che ci tramandarono i fasti di questa Nazione,
assicurano che _Fo-Hi_ loro primo Sovrano montò sul Trono della China
tremila anni avanti Cristo, ciò che farebbe rimontare la fondazione del
loro Impero a più di trecento anni al di là del Diluvio, e quindi
l'antichità di questo popolo assai più oltre l'epoca in cui le opinioni
odierne fissano la creazione dell'universo, e la struttura originaria
del primo Essere umano (Ved. _Lenglet Meth. d'étudier l'Hyst. et Beyeri.
Mem. Hist. Crit. Libror. rarior. pag. 171_). E da que' pochi frammenti
che ci restarono del _Manethone_, prete Egiziano, e della _Genealogia_,
o successione de' Re di Egitto, trasmessaci da _Erodoto_, l'origine
degli Egizj, e la fondazione del loro regno è portata oltre mille anni
al di là di tutte le più lontane epoche della Creazione, se prescindere
vogliamo però da quella degli Assirj, degli Etiopi, de' Sciti, de'
Frigiani, e de' già riportati Chinesi, che vanno tutti molto più lungi
nell'antichità; ed alcuni rinomati autori parimenti dettero al primo
_Zoroastro_ novemila anni di antichità, ed altrettanti a' suoi Persiani.
Ma la venerazione intima che nutriamo per l'ammirabile Codice Mosaico ci
costringe ad abbandonare interamente una simile questione, che parrebbe
in qualche modo cospirare a rendere apocrifa la Genesi, che ne forma
parte, e così ammettendo soltanto per autentico ciò che trasmesso ci
venne da Mosè, noi riguardiamo tutte le altre opinioni come assurde,
affatto destituite di base, e di ragione.
(2) Vari Scrittori d'altronde accreditati, ed _Erodoto_ fra questi
(_lib. 2. cap. 14._) sostengono, con qualche asseveranza, che il nome
עברים _Ebrei_ (Nghibrim) che prendono i seguaci di Abramo, il quale è il
primo che dalla Scrittura venga denominato עברי (Nghibrì) _Ebreo_ (_Gen.
c. 14. v. 13._) altro propriamente non sia che un alterazione del nome
_Ibri_, o _Iberi_ dell'Albania, e delle varie differenti nazioni che
dimoravano al di là dell'Eufrate, e delle sue rispettive sorgenti fra il
mare Causpio, ed il mar Nero. Io per altro, senza diffondermi ad
appugnare come falsa, nè ad ammettere come probabile la presunta
etimologia di simile vocabolo, mi contenterò di accennare solo di
slancio, che i Commentatori Ebrei ne fissano la derivazione radicale dal
verbo ebraico עבר (nghabar) che significa _passare_, riferendo al
passaggio che fece Abramo dal fiume Eufrate partendo dalla Palestina sua
patria per trasferirsi nella Mesopotamia, e di là rendersi nel paese di
_Canaan_; ed alcuni altri ne ripetono l'etimologia da _Heber_ figlio di
_Schem_ da cui Abramo discendeva in linea diretta.
Ma ciò che riesce presso che impossibile di conciliare coll'Istoria si è
l'epoca dello stabilimento del rito della Circoncisione, mentre tutti i
più sottili investigatori dell'antichità si fanno, d'accordo, a
sostenere che gli Egizj, gli Etiopi, ed i Colchi, nazioni che l'istoria
ci dimostra già esistenti nel secolo di Abramo, furono gl'inventori di
questo Rito, _Pudenda circumcidebant a principio_, dice Erodoto,
parlando di esse (_in Euter. p. 127._). Diodoro di Sicilia è del
medesimo parere (_lib. 1. p. 24._) e lo stesso _Filone_, la cui autorità
in questa parte non può essere in verun modo sospetta, sembra esso pure
convenirne (_Phil. de Circumcis. pag. 10._). Ed i Critici ritrovano che
_Geremia_ colloca gli Egizj alla testa di tutti i Circoncisi (_Visitabo
super omnem qui circumcisum habet præputium, super Ægyptum, et super
Judam, et super Ædom, et super Ammon, et super Moab_. _Jerem. cap. 9.
ver. 24. 25._). Dal che molti vogliono inferire che questa ceremonia
Rituale fosse già conosciuta, e praticata sopra quasi tutta la terra,
quando il Patriarca Ebreo cominciò, per Divina prescrizione, a metterla
in voga fra i suoi (_Gen. cap. 17. v. 11._): il _P. Accosta_ ritrovò
degl'indizj di questo Rito nel Messico, siccome ancora _Pietro Martire_
nel Jugatan, _Oviedo_, _Pisone_, _Gumilla_ e alcuni altri ne ritrovarono
essi pure delle traccie ne' paesi i più lontani e nella più remota
antichità.
Pensino i critici come loro piace, ma frattanto tutte le umane opinioni
debbono per sempre tacere in faccia della Scrittura, la quale sola può
determinare ogni nostro sentimento, e che può con sicurezza guidarci
nell'ameno sentiero della verità.
(3) Quanto non si rende mai contraddittoria alla ragione, ed
oltraggiante alla verità l'origine primitiva donde Tacito fa scaturire
seriosamente il Popolo Ebreo? E tanto dobbiamo più sorprendercene quanto
che è il rispettabile _Tacito_ che parla (_Hist. lib. V._). Essa non
trae forse sorgente che dalle calunnie acerrime, che i Fenicj, gli
Egizj, e varie nazioni Greche persecutrici di questo Popolo gli
affibbiavano incessantemente (_Jos. contr. App. 5._) Ma questo dotto
Istorico, per altro, prima di avvalorare quelle favole vituperose, e
impertinenti delle quali si serve per denigrarlo, avrebbe dovuto
riflettere che l'origine degli ebrei poco, o nulla differire dovea da
quella di tutte le altre colonie che le prime popolarono le diverse
regioni della terra conosciuta (poscia divenute nazioni nel progresso
de' tempi) poichè lo stato selvaggio essendo per la società umana di
allora uniforme all'indole di essa, e comune ad ogni vivente, ne viene
per immediata conseguenza, che il carattere intimo di tutti gli esseri
umani dovea essere per sua nature indifferentemente omogeneo in ogni
parte; e chiunque versato anche mediocremente nell'Istoria antica può
riconoscere a sufficienza la pretta verità dimostrata di quanto
sostenghiamo, e quindi rilevare ad un tempo medesimo il paradosso enorme
in cui precipitano quelli che malignamente opinano in contrario.
CAPITOLO II.
Della Religione professata, secondo le apparenze, da' tre primi
Patriarchi fondatori dell'Ebreismo.
Nel modo che l'originario nascimento del Popolo Ebreo, osservammo essere
identico, e comune in ogni senso con quello di tutte le selvaggie
caterve che popolarono le prime inospite regioni del globo terracqueo,
così dovettero essere appunto egualmente uniformi i principj di
Religione conosciuti dall'uno, colle massime di credere praticate dalle
altre; cioè una stupida grossolana idolatria degli astri, della terra,
degli elementi, Culto, che secondo l'opinione univocamente sostenuta da'
più classici Scrittori dell'antichità, si introdusse nel mondo appena
cominciò questo a popolarsi di un discreto numero d'individui, il
declivio de' quali dee verosimilmente avere cominciato a trascinarli
all'adorazione della creatura, pratica che non dovette in origine
conoscere altro disegno fondamentale fuori di quello di perpetuare, con
tal mezzo, sopra la terra la reminiscenza di quegli uomini che più si
erano distinti durante la loro vita nella società, per costumi
edificanti, e per azioni; ma che resero ciecamente latrìa nel progresso
de' tempi colla rappresentazione visibile de' simulacri che
gl'indicavano; invenzione che il sentimento generale de' dotti fa trarre
la primitiva sorgente da _Serug_ avo di Thare (4).
In tale guisa, dunque i popoli stupidi, e grossolani di que' primi
secoli degenerando insensibilmente dalla semplicità delle materiali
rappresentazioni primitive instituite da Serug, essi portarono le cose a
degli eccessi oltremodo stravaganti, e criminosi; essi opinarono di
ravvisare il prototipo genuino della Divinità nell'opera umana, e così
pervennero a confondere ciecamente il creatore colla creatura e quindi
l'adorazione profonda che a quello si compete, coll'omaggio meramente
rispettoso che esigevasi da questa. Ecco, in una parola, la vera, e
l'unica sorgente dell'idolatria, ed ecco l'immediata origine fatale
donde provenne quelli affluenza incalcolabile di Dei che ogni popolo,
ogni orda, ogni nazione si è poscia bizzarramente formati a capriccio
de' suoi propri direttori, anche ne' tempi assai più recenti, e da'
popoli presso i quali lo sviluppo della ragione, e la coltura dello
spirito umano erano ascese all'apice massimo della perfezione (5).
Egli è appunto dal fatal centro stesso di questo vortice immenso di
mostruose superstizioni ognora rinascenti fra gl'insensati iconolatri di
que' remoti Secoli che sorgere si vide Abramo figlio di Thare,
adoratore, e fabbricatore d'idoli; mestiere, come si vide, che gli
apparteneva in retaggio di famiglia; ma le massime ovunque dominanti
delle quali dee essere stato esso ancora imbevuto ne' primi anni della
sua fanciullezza, lo renderono infetto, così pure, dello stesso malore
che attaccava tutta la Specie umana de' suoi tempi, nè abbandonato si
vide da questo deplorabile smarrimento fino a tanto che rischiarata la
mente coll'efficace influenza della Divina vocazione, egli si dedicò a
combattere apertamente il culto idolatra, di cui già cominciava a
conoscere l'assurdo e il nocumento, e fattosi l'inconoclasta de' propri
idoli di suo padre, ne fece tosto sensibilmente conoscere al mondo la
ridicolezza, il pericolo, e l'inganno (6).
In quanto poi alle interminabili discordanti questioni che si agitano
fra i Rabbini ad oggetto di definire l'età che Abramo avea nel tempo
dell'avvenimento sorprendente della sua nuova conversione, poco, o nulla
quì ci cale investigare; lo scopo nostro, sovra di ogni altro
interessante, è soltanto quello di conoscerla meramente, e di esserne
con positiva certezza assicurati, onde potere da quest'epoca fondare,
con esatta cognizione di causa, l'infallibile nascimento primordiale del
Popolo d'Israel, non meno che la fausta origine della consolante
credenza del medesimo (7).
Rischiarato che fu così l'intendimento di Abramo dal fulgido lume di
grazia, e fattosi degno della Divina predilezione, in preferenza di ogni
altro umano individuo esistente allora sopra la terra, il primo comando
impostogli dall'Essere Supremo, che intuitivamente gli apparve, fu
quello di recidersi il prepuzio nella provetta età di 99. anni in cui
trovavasi nell'epoca di tale prescrizione, ingiungendoli, nel tempo
medesimo, di ripetere la stessa uniforme operazione con tutti i maschi
aderenti alla propria sue famiglia, stabilendo per precetto inviolabile,
in perpetuità di tutti i secoli, che all'avvenire ogni fanciullo nato
dalla sua discendenza. dovea essere circonciso nell'età di otto giorni,
sotto comminatoria fulminante di eterna dannazione a' trasgressori (8).
Tale marca indelebile dovea formare la base inconcussa, eterna, e
radicale del nuovo patto di alleanza che Dio ha vincolato con Abramo
dopo di averlo colmato di benedizioni, di favori, e di speranze,
assicurandolo di moltiplicare prodigiosamente la sua stirpe, di
proteggerla in preferenza di ogni altra, di renderla potente sulla
terra, e di farne un lignaggio distinto, e prediletto, a cui tutti gli
altri sarebbero sommessi, e tributarj in perpetuità di tutti i secoli:
_Et ponam te in gentibus, Regesque ex te egredientur etc. Daboque tibi,
et semini tuo terram peregrinationis tuae, et omnem terram chanaam in
possessionem Aeternam, eroque Deus eorum_ (A). Promesse che furono da
Dio medesimo reiterate progressivamente a' due altri Patriarchi
dell'Ebreismo, al di lui figlio Isaak, ed al suo nipote Jacob che ne
successero (9).
Or prescindendo dalle ristrette ingiunzioni che Dio fece a Noè
posteriormente al Diluvio, le quali si riducevano in massima a quelle
medesime prescrizioni che impone la natura ad ogni essere umano (10);
non ritrovandosi altro comando fino a quest'epoca espresso nella
Scrittura fuorchè l'osservanza della Circoncisione ordinata da Dio ad
Abramo, e da questi passato, in forze della stessa prescrizione, a' suoi
posteri, può, senza mistero, inferirsi ad evidenza, quale essere dovesse
fino allora l'intima Religione professata da' tre primi Patriarchi;
religione, ad ogni esperimento la più tersa, la più omogenea alle
circostanze de' tempi, all'indole integerrima di que' pacifici viventi,
circoscritti ne' loro bisogni, dediti alla vita laboriosa, e frugale,
nulla curiosi, od interessati di conoscere, od analizzare le occulte
cagioni del loro credere, ed alieni dagli affanni laceranti che
cagionano per l'ordinario le questioni, e le brighe religiose,
tranquilli adoravano l'autore della natura, della cui Provvidenza
gustavano i benefici effetti senza odiarsi nè perseguitarsi, e senza
timore di essere sorpresi dall'errore, o combattuti dalla religione, o
maniera di credere opposta del più forte. Ma le generazioni che ne
successero poco soddisfatte dell'incorrotta semplicità di sì fatta
edificante credenza, ben lontano dal seguitare le medesime vestigia de'
primi loro Institutori, in vece di coltivare lo stesso metodo
infallibile di essi, e il sano loro culto, vollero sottilizzare l'uno,
approfondire le altre, nella, fiducia illusoria di giugnere a scoprirne
fin la sorgente, ed a scapito enorme della ragione finirono tutte quante
brancolando fra le tenebre dell'ignoranza col credere ciecamente anche
sugli articoli che agli antichi era permesso di conoscere con evidenza.
Ma i Capitoli susseguenti vieppiù rischiareranno il nostro assunto, e ad
un tempo medesimo dimostreranno sensibilmente quale notabile passo
retrogrado ha fatto la consolante Religione di Abramo, a misura che i
suoi travviati successori avvanzavano cammino, vanamente lusingati di
perfezionarla.
(4) Presso che tutti gli Scrittori critici antichi si uniformano a
rapportare l'origine di questo pernicioso errore a' tempi di _Serug_ Avo
di _Thare_; _Eusebio_, _Suida_, _Epifanio_, _Abulfarage_, ed alcuni
altri sostengono essere stato esso l'inventore del culto delle immagini
consecrate alla memoria degli uomini morti in concetto di saggi,
virtuosi, e benefici. Per altro, se lo scopo che si prefissero in
origine Serug, e i suoi contemporanei si fosse intatto conservato da'
Posteri, quello, sarebbe stato per qualche parte commendevole, giacchè
non è da supporsi che gli omaqgj, che questi prestavano a tali muti, e
insensibili simulacri, eccedessero i limiti circoscritti de' semplici
rispetti umani, e in questo solo senso la pratica non potea essere
certamente nè più efficace, nè più ovvia al felice progresso
dell'emulazione, onde accrescere col mezzo di essa il numero degli
individui benemeriti della loro specie: ma il miscuglio complicato, e
informe delle superstizioni esecrabili che il delirio umano v'intruse
successivamente, alterò da colmo a fondo l'antica purità di questa
edificatoria instituzione.
(5) Era sì abbondante il numero delle Divinità conosciute, ed adorate
dal Paganesimo, e dall'antica Roma, che Petronio parlando di questa in
cui esso abitava, dice che l'affluenza degli Altari che ovunque vi si
erigevano per servizio delle medesime, sorpassava di gran lunga la
quantità delle case di abitazione de' cittadini, e quindi era molto più
facile d'incontrare per le vie di Roma un Dio di un uomo: _Utique nostra
Regio, tam præsentibus plena est numinibus, ut facilius possit Deum,
quam hominem invenire_ (_Petr. lib. IV._). — (Ved. _l'ann. 40. del T. I.
delle Note Campestri pag. 112._).
(6) I Dottori ebrei e fra questi _Rab Ada_ (nel suo _Berescith Rabah
cap. 38._) narra che Abramo, nell'intervallo intermediario della sua
conversione, incaricato dal di lui padre di accudire allo smercio delle
proprie statue, durante una sua breve assenza, presentatosegli un giorno
certo individuo col disegno di farne acquisto Abramo l'interrogò quanti
anni avesse: _cinquanta_, rispose l'Acquirente averne; _sventurato che
tu sei!_ Esclamò Abramo allora, _nell'età di 50. anni tu adori
ciecamente un essere che non ha che un solo giorno?_ Questo rimprovero
coprì talmente di confusione, e di pentimento il compratore, ch'egli se
ne partì mesto, e sbigottito, senza potere più articolare parola; indi
Abramo presa un accetta fra le sue mani ha in un istante spezzate tutte
le immagini affidategli dal genitore per procurarne la vendita,
illudendo ad un tempo medesimo argutamente la stupida credulità di suo
padre con un artifizio idoneo a giustificare la di lui propria condotta
rapporto a' simulacri, e a disingannare insieme Thare dell'inventato
errore in cui vivea da lungo tempo miseramente sepolto.