Egli è ormai uno spazio considerabile di tempo che la mia ingenua penna,

sempre intenta al solido vantaggio de' miei simili (dopo le tante altre,

le quali prefiggendosi forse un simile scopo, si cimentarono indarno

fino ad ora, e col massimo pericolo) tentare volea di assumere intrepida

l'ardua difesa della verità, di quella verità medesima che tutto il

mondo ammira, ed abbandona, e che prescindendo da pochi i quali

cimentandosi a squarciare il tetro velo della menzogna, che ne adombra

l'intuito allo sguardo profanatore dell'insensato, sono già felicemente

pervenuti a ravvisarne il fulgido sembiante, pare che gli uomini della

nostra età si facciano un maligno piacere di calpestarla, di concepirne

un abominio, in vece d'intraprendere l'impegno commendevole di sottrarla

a quegli oltraggi, che miransi fare, ad ogn'istante, contro di essa da'

feroci proseliti del fanatismo.

Tale era dunque l'assunto importante di cui io mi occupava, senza

interruzione, era già l'intervallo di un completo decennio, e questo è

il solo oggetto sovra di ogni altro interessante che ha per tutta la mia

vita decorsa unitamente richiamate le mie più assidue, e ponderate

riflessioni; ma pur troppo fino al presente coll'eguale successo di

quello che videro tanti uomini dotti risultare dalle indefesse loro

applicazioni, affine di svellere dalla specie umana il morbo

flagellatore dell'ignoranza che la degrada, e della superstizione che la

distrugge; mentre le tenebre dell'una, e la densa caligine dell'altra,

che ingombrano dopo tanti secoli presso che tutta l'estensione

dell'universo, paralizzavano le benefiche intraprese di

quegl'institutori dell'umanità, e scoraggivano le mie rette

disposizioni.

Eh, che! Tutti gli orizzonti della terra uniti, non ci mostrano essi

forse de' tempi calamitosi a tale eccesso per lo spirito umano, fino a

reputare il termine _illuminato_ sinonimo d'_incredulo_; e quindi a

punire come apostata, ed a perseguitare qual libertino un genio

filantropo che cimentato si fosse a rischiarare le tenebre dalle menti

degli uomini, propalando fra questi de' solidi principj di morale, e di

buon senso? E quante volte delineare si vide l'immagine sublime della

ragione con informe sembianza di un orrido fantasma che paventa, e che

afferra chiunque osa di appressarsi al tempio eccelso che ascosa la

rende allo sguardo peribile dell'uomo? Tale essendo il carattere odioso

che miravasi fare della ragione, più non dovremo dunque stupirci, se

colui che avesse osato farne il preconio era dagli uomini riguardato

come il più reprobo nemico del suo secolo, ed il perturbatore della

umana società.

O tempi d'ignominia, e di esecrazione! ah! che pur troppo io già miro

imbrattata l'istoria dell'odiosa menzione di quell'età sì degradante per

la specie umana, in cui la virtù era un delitto, la ragione un ornato

superfluo, inutile il buon senso, e la filosofia una chimera; in cui

l'uomo brancolando nel vortice delle sue illusioni lasciavasi

machinalmente condurre da altri uomini dementi al pari di esso, ma di

lui più scaltri, più intriganti, sempre intenti a sedurlo, nè lo

abbandonavano fino a tanto che renduto non lo avevano il nemico di se

stesso, e il manigoldo crudele del suo simile, ed in cui finalmente le

nazioni ammaliate dalle promesse che al nome di un Dio loro garantivano

i mistici direttori da' quali erano esse ciecamente guidate, empievano

la terra di follìe, e sotto l'ombra fatale di religione commettevansi

gli attentati più atroci, sterminavansi a' vicenda; i culti opposti

erano a' culti, gli altari, agli altari, e gl'intensi voti dell'una

inferire altro non volevano che una detrazione insultante delle fervide

preci dell'altra; ma l'ipocrita ingannatore che ne era la cagione, non

vedea frattanto in queste acerrime dissenzioni che un solido incremento

alla di lui autorità, alla quale soggiogato in ultimo restava non meno

il partito vincitore che il vinto. Chi potrà mai fermarvisi un istante

senza essere sorpreso di angoscia, e di dolore al solo contemplarvi que'

vaneggiamenti di cui furono sempre suscettibili tutti i popoli, dalla

prima infanzia del mondo fino a' tempi nostri? Or uno spettacolo sì

attristante potea egli a meno di non disgustare l'animo il più benefico,

lo spirito il più paziente, e il più filantropo genio che azzardato

avesse di liberare la specie umana dal malore dell'inganno, per quindi

ricondurla nel felice sentiere della ragione? Convinti di questa verità

non dovremo più stupirci se cotanto rari oggi si rendino sopra la terra

i _Socrati_, gli _Aristidi_, i _Cartesii_, e i _Galilei_, che al prezzo

di cicute, di esilj, di carceri, e di tormenti acquistassero, di buon

grado, il piacere d'illuminare l'umanità, e d'indurla a rigettare le

avvilenti sue follìe. Con sì terribili esempi sotto gli occhi troppo

scarso dovea essere certamente il numero degl'imitatori; e quelli al

contrario, che avrebbero potuto divenirlo con successo, preferivano

piuttosto di essere considerati come inutili nella società, che rendersi

le vittime degli smarrimenti de' loro simili, e lo scherno degli eccessi

de' loro scaltri conduttori. E con quale coraggio avrei potuto mai

osarlo io tre lustri addietro, e di più sotto l'ombra di un avverso

cielo dove io mirai le prime luci, ed in cui la superstizione, e il

fanatismo erano al grado dell'ignoranza, calcolata come necessaria alla

salute dell'uomo, ed in cui alla demenza tenere faceasi le veci, ed il

carattere di buon senso? Egli è vero, per altro, che fino di allora

concepito io avea il progetto salutare di distruggere l'errore dalla

mente de' miei simili, ed il vasto assunto destinato ad esaurirlo era

già, in gran parte, preparato alla rinfusa nella mia mente, nè altro

mancava a corredarlo di quell'ordine, di quel metodo, e di quella

esattezza necessaria per prodursi al chiaro giorno, che una esplicita

inerenza nello spirito di quelli che più abbisognano di lumi

sufficienti, e di un fermo disinganno, capace di annientare i pregiudizj

che avrebbero potuto contrapporre degli argini malefici allo scopo

commendevole per cui era quello in origine rivolto. Ma la decisa

ripugnanza che questi sempre manifestarono contro l'ultimo, non meno che

contro i primi, fece soffocare i miei filantropici disegni al loro

nascere, e condannò la mia intrapresa ad un obblìo impenetrabile, dove

giacque sepolta fino a questo giorno in cui l'impero della ragione potè

rendersi una volta manifesto al consorzio de' mortali sopra la terra,

spiegando l'ascendente assoluto ch'ella dee avere sullo spirito di essi;

ora che sul trono augusto della giustizia l'eccelsa filosofia siede

fastosa, e trionfante de' suoi miserabili nemici, al fianco invitto di

NAPOLEONE il grande, può un integerrimo fautore della ragione alzare

libero la testa, fare impavido echeggiare la di lui voce, e rendersi

utile a' suoi simili, senza pericolo, annunziando a tutti gli abitatori

dell'universo, allo squillante suono di prodigiosa tuba, l'immediata

rigenerazione universale di tutta la specie umana.

Per altro, sebbene tutte le mie cure, e i miei disegni si aggirino

soltanto al vantaggio di una parziale Nazione unicamente pure ad un solo

corpo religionario io quì non ragiono, ma a qualunque siasi nazione,

setta, o popolo, a tutta la società umana, in fine, io parlo, ed a guisa

del Sole che dal suo emisfero inaccessibile, una luce sfavillante, e

universale a tutto l'uman genere diffonde sulla terra, così appunto io

bramo che ad ogni razionale abitatore del mondo rendasi noto il genuino

linguaggio della verità.

Or se il raziocinio sostenuto dal buon senso, e dettato da' più integri

sentimenti di umanità, non è per la specie degli uomini un illusoria

visione, io dimostrerò col mezzo di esso, non solo al giudaismo, per il

di cui solido vantaggio io scrivo, ma a tutti gli altri popoli del mondo

(i quali eccettuare sempre lo vollero dalla categorìa delle nazioni) che

niente è più ingiusto, e ridicolo, ad un tempo, che di odiare, o

deprimere una credenza qualunque per la sola ragione che i suoi principj

saranno forse disparati da quelli professati dalla sua persecutrice,

ovvero di attaccarne le basi sulle quali si regge, ed anche senza

conoscerne il più delle volte il fonte da cui esse traggono la loro

derivazione; e con eguale chiarezza farò inoltre conoscere, che quanto

avvi in una religione di riprovabile, o di ottimo altro, a fondo non è

che l'impronta del genio, o depravato, o giusto lasciatovi dall'uomo

stesso, il quale non diventerà mai stravagante, o assurdo sempre che

sarà capace di ricevere le idee omogenee medesime che la natura

gl'imprime, e che desso, al contrario, diventa l'uno, o l'altro,

alloraquando si sforza di assegnare una evidente realizzazione alle

logogrife visioni tradizionali, ed a' mistici fantasmi. Di ciò tutte le

sette fino ad ora conosciute sulla terra dimostrerò essere una prova

ritrovata ormai, ad ogni esperimento, incontestabile.

Preparato che io avrò l'uomo alla contemplazione interessante di queste

verità, convinto che desse lo rendino una volta non essere meno curioso

di seguire i progressi dello spirito umano ne' suoi travviamenti, di ciò

che riesca vantaggioso investigare, con occhio indagatore le proficue

nozioni ch'egli scuopre, e ciò in ogni secolo, e presso qualunque angolo

del mondo, esso dovrà necessariamente convenire che fra tutte le

ricerche filosofiche fatte fino ad ora, non siavi forse una più

profonda, e più importante dell'analitica riforma del Culto, e

dell'educazione politico-morale del Popolo ebreo, che nel corso di

quest'opera mi sono prefisso d'investigare in ogni benchè minima parte,

e co' più rigidi esami possibili.

Il tenebroso amministratore de' culti, sia rabino, sia prete, ovvero

dervigi dice credimi ciecamente; ed il sensato filosofo consulta

l'evidenza, ascoltami, e ragiona; egli è questi ultimo linguaggio

unicamente quello di cui farò io sempre uso nell'assunto importante che

io tratto, con quelli che fin quì si mostrarono pur troppo sordi agli

eccelsi ammaestramenti della ragione.

Lungi dal precipitarci nel partito di quelli che credono tutto, od in

quello degli altri che rigettano tutto, noi ci terremo, per quanto ci

sarà possibile, in una specie di equilibrio, loro dicendo unitamente;

esaminiamo con diligenza, e rendiamoci esatto conto a vicenda finalmente

della credenza nostra, e di quella degl'ingannati nostri progenitori,

indaghiamo una volta con filosofica fermezza, ciò che in sì fatta

religione tradizionale (che da tutto l'ebreismo si è sempre sostenuta ad

ogni prezzo) v'ha di vero, e quello che può esservi di assurdo; sotto

quale rapporto le nostre idee religiose di oggi, possano avere un solido

fondo di realtà, o di verosimiglianza con quelle dei primi patriarchi

fondatori della credenza d'Israel, e sotto quale altro esse debbono

meritare la nostra ripugnanza, il nostro obblìo. Penetrati di sincero

trasporto per la verità, noi andremo a rintracciarla finanche nella

estremità di que' misteriosi recinti che si appellano santuarj, da'

quali allontanando il velo denso, e terribile che la cuopre, senza

dubbio, allora noi vi ritroveremo l'aspetto inalterabile della tersa

religione, che il Dio superno della natura esige dagli enti ragionevoli,

nel primitivo suo stato di purità, e d'innocenza.

Vari sono, per altro, gli scrittori commendevoli, che tentarono sovente

di scavare questo dilicato soggetto da' suoi più reconditi fondamenti:

io discuterò dunque le loro idee, analizzerò i loro pensieri, non già

col fervido entusiasmo di un zelante apologista di prestigj

tradizionali, ma colla genuina franchezza di un filosofo amico de' suoi

simili, di un apostolo della ragione, che ad altro non aspira,

pubblicando in questa giorno un opera sì utile, e sì urgente, che ad

illuminare da una parte le menti ottenebrate dell'illuso giudaismo, e a

distruggere dall'altra quelle menzogne degradanti che parvero

confederare contro i miseri avanzi del popolo d'Israel, fino anche i più

decisi partigiani della tolleranza, trascinandogli anche sovente ad

obbliarne i principj, a calpestarne i doveri, alloraquando impresero ad

agitare la causa risguardante questa oppressa, e derelitta nazione.

Quindi se io pervengo a condurre di tale, maniera lo spirito

religionario degli uomini, ho fondato motivo di lusingarmi di potere

anche ridurlo ad abdicare quelle vane chimere che lo soggiogarono per sì

lungo tratto di tempo, e che formarono la sorgente venefica dove il

genere umano attinse tutte le sue più deplorabili sciagure.

Ma prima di ogni altra cosa, io credo mio essenziale dovere di prevenire

il mondo illuminato, non essere quì mio scopo di divertire il cuore

umano con fantastiche immagini, che al solo romanziere bizzarro,

piuttosto che al filosofo ragionatore convenevoli si rendono; e molto

meno astrignerlo pretendo con linguaggio artifizioso ad asserire, ciò

che in altro modo ei ripugnasse di adottare: la nitida semplicità dovrà

sempre quì precedere l'espressione sentimentale dei miei pensieri, i

quali se riportati non verranno con un eleganza di stile che rapisce,

posso d'altronde assicurare che fregiati essi tutti saranno della

semplice verità che persuade, senza livore, e senza prevenzione; ciò che

al disopra di tutt'altro ornato è assolutamente necessario, trattando

una materia dilicata qual'è quella di cui ora ci occupiamo, che ha più

duopo di giuste idee, di esatti sentimenti, che di un mendicato

atticismo di vocaboli, o di traslati pensieri, onde potere con amplia

cognizione di causa pervenire a conoscere lo stato delle vicende

presenti, per farne l'adeguata comparazione con quelle, che le inopinate

crisi avvenire offrono sovente allo sguardo indagatore del filosofo, ed

alla irrequieta fantasía del politico: egli è dunque così che noi

potremo allora, senza taccia di temerità, lanciare i nostri liberi

giudizj sul remoto avvenire, ed arbitri ancora pronunziarne i destini.

Frattanto io domando un indulgenza estrema non meno per ciò che ho fin

quì detto, che per tutto quanto io dispongomi a dire, se io non tratto

queste materie interessanti con tutta quella filosofia, e quel criterio

che esigono, ciò si potrà forse attribuire alla deficienza de' miei

lumi, ed alla modicità de' miei talenti, ma se io poi non le ragiono,

secondo l'aggradimento uniforme di tutte le nazioni, ed in particolare

dell'Ebrea che ne occupa la più estesa parte, ciò ripetere da me

certamente non si dee, ma dalla sola intima natura delle medesime, le

quali non sono ad altro fine dirette che ad emendare gli smarrimenti

delle une, e a distruggere le stravaganti opinioni dell'altra; insomma

ad illuminarle tutte, per quanto mi sarà possibile, ed a ricondurle nel

perduto sentiere della ragione. Or quegli avvertimenti che tendono a

correggere l'errore, a dissipare le tenebre dal mondo, possono essere

giammai dell'aggradimento universale di quelli, che già infetti dal

morbo letale della menzogna, hanno duopo di correzioni, e di lumi? Ciò

che reca giovamento l'esperienza ci dimostra che rare volte diletta. Ben

lontano per altro io sono dall'esigere, in verun modo, che si abbia per

i miei sentimenti la benchè minima favorevole prevenzione, io eccito, al

contrario, i lettori di quest'opera di avere in me così poca fiducia

come io ne ho avuta negli altri. La sola ragione essendo un dono

accordatoci dal Supremo Creatore dell'essere nostro per condurci

nell'instantanea carriera di nostra vita, io gli esorto a farne uso

immediato, e costante; questo è il solo mezzo il più utile, e il più

sicuro per conoscere la verità, e per trarne que' vantaggi che aspettare

ne possiamo. Ma comunque sia, io protesto davanti l'Essere Supremo, ed

in faccia a tutti i popoli della terra, che non già vile sentimento di

detrazione, non avidità di gloria, non cupidigia di utile, od altro

scopo venale riprovabile del pari, mi fecero determinare a tessere

quest'opera, ma l'amore fraterno che ho sempre nutrito per tutti gli

esseri della mia specie; i solidi, e perenni vantaggi de' miei troppo

ingannati connazionali; il desiderio intenso di combattere l'errore col

brando inespugnabile della ragione; e la vera felicità, inultimo, degli

stati colti, e tolleranti, così che la gloria, e il decoro

degl'illuminati Sovrani che gli governano.

Or traendo quest'opera la sua originaria sorgente da sì limpido fonte,

retta da sì equi sentimenti, e guidata da principj cotanto sani, ed

inconcussi, potrei sospettare giammai con fondamento che alcuno vi fosse

di sì stupido criterio, in cui preponderando e impulso più forte gli

esecrabili prestigj del fanatismo a' miei giusti ed amichevoli

suggerimenti mi riguardasse come audace. od importuno, ovvero come i

settarj dicono volgarmente, un apostata, un Deista? Eh! che tali

attributi reperibili sovente nella bocca di chi non ne comprende il vero

senso, non avranno mai efficacia bastante a formalizzare un integerrimo

fautore della verità, dalla quale non seppe mai dileguarsi, malgrado che

a caro prezzo azzardasse qualche volta di esternarla, e che non si

prefigge altro disegno che il miglioramento durabile degli esseri della

sua specie. Nulla mi cale per tanto che ciascuno pensi come più gli

aggrada per rapporto al sistema di religione addottato da me; che

l'ebreo talmudista lo condanni, che lo abomini il cattolico, e che tutte

le altre sette la ripugnino, ma frattanto il sensato filosofo lo approva

non solo, ma lo segue, lo pratica egli stesso, e lo commenda; a lui

unicamente io me ne appello, ed a questa sola classe benemerita del

mondo ogni mio pensiere consacro, l'estremo destino del quale, non già

dall'insano giudizio del volgo, ma dall'illuminato discernimento di essa

onninamente dipende. Ben contento di poter dire col giovine Plinio: _Ego

enim non populum advocare,_ _sed certos electosque soleo, quos intuear,

quibus credam, quos denique et tanquam singulos observem, et tanquam non

singulos timeam._ _Epist. XVII. lib. VII. p. 428._

Ma questa cecità universale mi lusingo che sarà bentosto rischiarata

dalla fantasìa de' miei connazionali, quando a rigido esame richiameremo

nel progresso di quest'opera i dogmi sopra i quali essi fondano la

lusinga di una felicità imperturbabile, e la base di ogni loro ventura

speme, additando a' medesimi l'infallibile sentiere che può condurli al

completo acquisto di entrambe, e dove niuno fino ad ora osò giammai

condurre il passo timido, e vacillante.

Quale gloria ineffabile non dovrà in ultimo risultare per il Dio di

verità, osservando gli esseri umani rinunziare con arbitra resipiscenza

alle insane illusioni dove sembrava che un avverso destino condannati

gli avesse miseramente per sempre; e quale trofeo per l'oppressa

ragione, se gli eccitamenti miei affettuosi, e sinceri saranno efficaci

a dissipare dalle loro menti l'errore da cui sono abbacinate, ed a

toglierli dal baratro infernale de' pregiudizj in cui andavano a

precipitare inevitabilmente; e così mettere un freno alle passioni

fomentate da una coscienza religiosamente criminosa, e sostenute da

quelle sacre menzogne che loro fanno una guerra spietata, e con passo

intrepido, e costante oltrepassare le barriere funeste che il fanatismo

avea tenacemente opposte alla ragione, seguitando le vestigia

invariabili che quì sono ad indicare della pretta religione, e di un

giusto e ben fondato disinganno.

Progetto filosofico di una completa riforma del culto e dell'educazione politico-morale del popolo ebreo, Tomo I · 第 2 / 23 段