Insensati! che incapaci tutti quanti sempre voi foste di god

Nota di trascrizione in coda al testo.

AGLI AMATORI

DELLA SPECIE UMANA

E

DELLO SVILUPPO DELLA RAGIONE

A. FERNANDO

Vox diversa sonat populorum est vox tamen una

Cum verus patriæ diceris esse Pater.

Mart. Lib. I.

S'egli è vero, come niuno può sensatamente dubitarne, che la verità

purgata dall'orrida caligine de' pregiudizj sia per l'uman genere un

bene inestimabile, è non meno certo che ogni individuo il quale senta in

se medesimo una costante inerenza in suo favore, ed energìa sufficiente

per produrla al chiaro giorno, debba usare di ogni sforzo per mettere i

suoi simili a portata di conoscerla, di sentirne l'impulso salutare, e

di fruirne, ad un tempo, i solidi vantaggi.

Le nitide verità, che la mia ingenua penna, sempre intenta al profitto

della specie umana, si accinge a fare oggi discernere al mondo

illuminato sono di un indole sì elevata, e di un importanza tale che

attirare debbono esse intimamente l'attenzione di tutti gli enti

ragionevoli, perchè ogni essere dotato di ragione vi è in egual grado

interessato. Infatti dove supporre mai reperibile un'anima, ad un

eccesso tale snaturata fino a riguardare con apatìa la rigenerazione

politico-morale di un popolo immenso, dopo che diciotto secoli di

calamità, e di vessazioni ognora rinascenti aveano fatto incallire ne'

ceppi di una truce schiavitù ignominiosa, ed in un torpido avvilimento,

come se destinato, senza scampo, ei si credesse a dovere perpetuare

sopra la terra lo spettacolo commovente della sua prostituzione? Tale fu

pur troppo lo spietato destino a cui soggiacque, durante sì complicata

serie di anni, il Popolo d'Israel che or somministra l'argomento

primordiale a quelle filosofiche verità urgenti, che di buon grado

m'induco a rivelare oggi fra gli esseri umani.

Ma nel modo che di tutte le terrigene vicende accade, questa informe

combinazione di strani accidenti non dovea già essere immune da

quell'alterazione a cui, come un tributo spettante alla natura vanno

soggette tutte le instituzioni che l'opera fallibile dell'uomo trasmette

alla posterità: per altro, l'assunto di rovesciare in un istante una

cattività identificata col tempo, troppo arduo riuscendo ad esaurire

dalla mente di un singolo individuo, in guisa che il successo

corrispondesse a' suoi sforzi, era duopo che una metamorfosi cotanto

rimarcabile, se l'unica forse non è in tutti i fasti dell'Istoria,

preparata ci fosse da un Genio Superiore, capace di conoscerne

l'urgenza, di sentirne la forza, e di prevederne i vantaggi che

risultare ne potrebbero. Arrise finalmente una sorte propizia a' fervidi

voti di que' pochi bramosi di vedere rendere all'uomo quella dignità

propria dell'uomo, ed anelanti di mirare alleviato l'ebreo specialmente

dalla salma lacerante delle pratiche moltiplici, od inutili, o assurde

coltivate da esso, e che l'inveterata consuetudine delle medesime rese

sacre per lui; e dopo una lunga impaziente aspettazione questo GENIO

Benefattore comparisce infine, e qual vindice nume tutelare della

giustizia umiliata, e dell'oppressa ragione, rovescia, ed allontana,

colla rapidità di un baleno, tutto ciò che può opporre contrasto a' suoi

paterni disegni. Il mirare la desolazione di questo popolo, apprestarne

un antidoto, renderlo a se stesso, ed alla società umana non fu che

l'opera di un solo, e medesimo intervallo: Egli è al Gallo-Italo

Regnante, a NAPOLEONE il GRANDE che la prosapia d'Israel dee la sua

risorsa più luminosa, e più cospicua di quante altre mai ci offrono i

monumenti di questo Popolo; e la posterità di Abramo debitrice della sua

rigenerazione salutare agli augusti auspici di sì eccelso Protettore, un

sacro tempio di eterna riconoscenza ogn'individuo di questa immensa

famiglia erigerà nel proprio cuore, più perenne de' marmi, e de'

metalli, e che avrà per impronta indelebile in fronte:

ALL'EROE DEL SECOLO,

PADRE DE' POPOLI,

RIGENERATORE D'ISRAEL.

D'altronde sebbene tutte le mie cure, e i miei disegni si aggirino

soltanto al solido vantaggio di una parziale setta unicamente, pure ad

un solo corpo religionario io quì non ragiono, ma ad ogni qualunque

siasi nazione, setta, o popolo, a tutta l'umana società in fine io

parlo, ed a guisa del Sole, che dal suo emisfero inaccessibile una luce

sfavillante, e universale a tutti gli esseri viventi diffonde sulla

terra, così appunto io bramo che ad ogni razionale abitatore dal mondo

rendasi noto l'integerrimo linguaggio della verità: e infatti chi mai

più delle sette odierne hanno estrema necessità di ascoltarlo,

d'intenderlo, e di esserne, insieme profondamente penetrate? Ne ha duopo

assolutamente l'ebreo per modellare sopra di esso la pretta religione

degli avi suoi, renduta oggi deforme dalla stravaganza mostruosa della

tradizione; indispensabile si rende alle altre Sette per iscuoterle dal

letargo macchinale a cui erano da lungo tempo sepolte, per illuminarle,

e fare elleno abdicare il più esecrabile degli assurdi tramandatoci da'

secoli di barbarie, e d'ignoranza, qual era quello di riguardare

l'oppressione del popolo ebreo come un trionfo luminoso, necessario alla

solidità del loro culto, e inerente a' suoi principj.

Ecco, in una parola, l'essenziale punto di centro dove tutte le mie cure

filantropiche, e i miei riflessi hanno concorso nell'opera laboriosa che

a tutte le nazioni dell'universo di buon animo consacro in questo

giorno.

Quest'opera avrà dunque per titolo: PROGETTO FILOSOFICO DI UNA COMPLETA

RIFORMA DEL CULTO, E DELL'EDUCAZIONE POLITICO-MORALE DEL POPOLO EBREO.

La Prefazione interessante, ed il Piano analitico che la precedono ne

forniscono la vasta genuina idea; essa sarà divisa in due grossi Volumi

di circa 500 pagine l'uno del medesimo formato, carta, e carattere del

presente manifesto. Il primo volume avrà per fondamento l'analisi

profondo del vero Culto, che deesi adottare dall'Israelismo, ed il più

sicuro mezzo di pervenire a sistemare il moderno sulle inconcusse basi

dell'antico, riducendolo alla primitiva semplicità medesima di questo,

ed a' suoi ammirabili principj. Il secondo sarà tutto rivolto alla

riforma dell'instruzione, dell'educazione morale, e de' costumi

degl'individui Israeliti non solo, ma di tutti quelli ancora, che al

pari di questi ne hanno urgenza estrema; lo stato politico, il passato

non meno che il presente, di questo Popolo ne' varj angoli della terra

ne' quali eragli un tempo solo concesso, al prezzo ancora il più

avvilente, un incolato precario, errante, ed oneroso, sarà in esso in

chiari, e laconici sensi dettagliato; e tutto ciò, in fine, che di

urgente, e di essenziale da entrambe le dotte assemblee Israelitiche

convocate per augusto Decreto del più Illuminato de' Monarchi nella

Metropoli della Francia venne deliberato a suo riguardo, sarà quì col

più giusto ponderato criterio sottilmente discusso, e investigato.

Tutte queste materie sublimi che l'annunziata opera comprende verranno

classificate in 40 separati Capitoli, ciascuno de' quali somministrerà

ad ogni tratto de' nuovi utili soggetti efficaci a rischiarare, da una

parte, le menti ottenebrate degl'illusi miei connazionali nella coltura

dello spirito, e nello sviluppo della ragione, siccome ancora a

richiamarli al prisco loro culto esimio, ad essi presentando un nuovo

Codice salutare, che a fondare mi accingo sulle basi indefettibili

medesime sulle quali la vetusta età de' Patriarchi felicemente già

erigere lo vide; e a distruggere dall'altra quelle menzogne degradanti

che parvero confederare contro i miseri avanzi d'Israel fino i più

decisi partigiani della tolleranza, trascinandoli anche sovente fino ad

obbliarne i principj, a calpestarne i doveri, alloraquando impresero ad

agitare la causa risguardante questa derelitta Nazione. Quindi se co'

miei ben fondati principj poss'io pervenire a condurre nel sentiere

della ragione lo spirito abbacinato de' Popoli oso fino lusingarmi di

potere anche ridurlo ad emendarsi di quelle detestabili chimere che lo

soggiogarono per sì lunga serie di anni, e che formarono pur troppo la

sorgente letale dove il genere umano attinse tutte le sue più

deplorabili sciagure.

Quest'opera sarà ornata del ritratto in rame dell'autore nel

frontespizio del 1.º Volume. Il prezzo dell'associazione resta fissato

franchi 12 tutta l'opera, cioè fr. 6 da pagarsi nel momento della

consegna del 1.º Volume, ciò che seguirà entro il Gennajo venturo 1810,

e fr. 6 alla consegna del 2.º che avrà luogo nell'Aprile susseguente,

persuaso che il numero degli associati sia sufficiente ad equilibrare

almeno in parte le spese imponenti che apporta una sì vasta e sì

proficua intrapresa.

Possa finalmente il successo di quest'opera laboriosa corrispondere alle

rette filantropiche intenzioni dell'autore, e quindi rimarginare le

orribili piaghe che diciotto secoli consecutivi di accanita schiavitù, e

di tiranniche oppressioni hanno formate nel cuore dell'abbattuta

prosapia di Jacob! E possa questa, per solo impulso di essa, rinunziare

onninamente per sempre a' suoi inveterati prestigj tradizionali, a' suoi

insociabili costumi, onde più non veggasi contraddistinta nel mondo che

dalle sole marche che onorifiche di lumi, di virtù, e di un fermo

disinganno.

Le associazioni si riceveranno in Livorno da Giovanni Marenigh

Stampatore, e Librajo, e da' principali Libraj dell'Italia.

_Il presente esemplare di quest'opera è forse l'unico che esista, mentre

tutte le copie ed insieme il manoscritto furono confiscate dall'autorità

pubblica in Livorno, dove è stata impressa dal Marenigh, e ciò ad

istanza dei Massari di quella università degli ebrei, e per cui non

venne alla luce che il solo Tomo primo._

PROGETTO

FILOSOFICO

DI UNA COMPLETA RIFORMA

DEL CULTO

E

DELL'EDUCAZIONE POLITICO-MORALE

DEL

POPOLO EBREO

DI

A. FERNANDO

TOMO PRIMO.

Vox diversa sonat populorum est vox tamen una

Cum verus patriæ diceris esse Pater.

MART. Lib. I.

TIBERIADE

ANNO DALLA CREAZIONE DEL MONDO

5570.

(ERA VOLGARE 1810.)

INTRODUZIONE

PRELIMINARE

Restat ut his ego me ipse regam,

Solerque elementis.

HORAT.

Lo spettacolo il più rimarcabile che possa interessare, e sorprendere,

ad un tempo medesimo, l'intera specie umana è, senza contrasto, la

rigenerazione subitanea di tutto un popolo immenso, dopo che diciotto

secoli di vessazioni, e di calamità ognora rinascenti lo aveano fatto

incallire ne' ceppi di una truce schiavitù ignominiosa, ed in una specie

di torpido avvilimento: la prima ripetere solo esso dovea giustamente

dallo zelo sanguinario degli esploratori delle umane coscienze che il

baratro infernale del fanatismo religioso faceva di tanto in tanto

regurgitare sopra la terra per flagello de' mortali; attribuire l'ultimo

esso potea fondatamente all'inveterato livore inesplicabile, che una

intolleranza criminosa del pari che imbecille, suscitava, senza ritegno,

ad ogn'istante contro i miseri avanzi di un popolo, per consenso

unanime, il primo fra tutti i più remoti abitatori della terra, a

riconoscere, e adorare il Dio vivente, e non meno degno di ammirazione

per la sua fermezza inalterabile nelle orride sofferenze alle quali

soggiacque in ogni tempo, di ciò che sono da rimarcarsi molti altri per

l'accanimento inesorabile delle incessanti loro persecuzioni contro di

esso.

Tale fu dunque, durante l'indicato spazio di secoli, lo spietato destino

della nazione d'Israel che oggi somministra l'argomento primordiale alle

nostre filosofiche investigazioni, e che forma la base radicale delle

indagini più assidue degli uomini scienziati, e tale fu sempre mai

l'indole proditoria, e turbolente dei suoi snaturati persecutori.

Per altro, ciò che dee apparire straordinario alle menti perspicaci si è

l'osservare, come dopo un epoca sì lunga già decorsa, da quando il

popolo ebreo era ovunque avvilito, in tante foggie differenti, lungi

dall'occuparsi in tale stato di rimontare fino al prisco suo splendore,

piagnerne l'eclisse fatale, ed attristarsene, ad un tempo, per il

difficile ricuperamento, al contrario, sembrava trascinare le aggravanti

sue catene con un'apatìa indolente, ed oserò dire, con una sommessa

compiacenza tale, come se destinato, senza scampo, ei si credesse a

dovere perpetuare sopra la terra lo spettacolo commovente della sua

prostituzione, e come se gli eterni decreti di un Dio condannato lo

avessero a piegare l'abbattuta cervice sotto il giogo infamante di una

turpe schiavitù interminabile.

Ma nel modo che di tutte le caduche umane vicende regolarmente accade,

questa informe combinazione di strani accidenti non dovea già restare

immune da quell'alterazione, a cui come un tributo indefettibile

spettante alla natura, vanno, per l'ordinario, soggette presso che tutte

le instituzioni che l'opera fallibile dell'uomo trasmette alla

posterità. D'altronde l'assunto di annientare in un istante una

cattività renduta quasi connaturale col tempo, troppo arduo riuscendo a

poter esser esaurito dalla mente di un singolo individuo, in guisa che

il successo corrispondesse a' suoi sforzi, era duopo essenzialmente che

una metamorfosi cotanto rimarcabile, se l'unica forse non è in tutti i

fasti dell'istoria, preparata venisse da un Genio peregrino, capace di

conoscerne l'urgenza, di sentirne la forza, d'intenderne insieme i

moltiplici vantaggi salutari che risultare ne potrebbero. Arrise

finalmente una sorte propizia a' fervidi voti di que' pochi, degni di

occupare quel rango qualificato nella società, che la natura imparziale

accorda ad ogni cauto esecutore delle sue leggi, ne' di cui petti

sensibili allignava profondamente ancora l'intesa filantropia di

concorrere alla estirpazione totale de' pregiudizj che armano, e

dividono i popoli, di vedere una volta restituire all'uomo quella

dignità propria dell'uomo, che avvinta gemea da lungo tempo fra i ceppi

ferali dell'ignoranza, e della superstizione, e di mirare, ad un tempo,

alleviato l'ebreo, in particolare, dalla salma lacerante delle pratiche

innumerabili, od inutili perchè straniere all'essenzialità del primitivo

suo Culto, od anche assurde perchè incompatibili sovente coll'archetipo

salutare di quello, coltivate ciecamente da esso, e che l'inveterata

consuetudine delle medesime era il solo punto di rilievo sul quale si

reggevano, e che le avea ormai rendute sacre per lui; e dopo tanti

secoli d'impaziente aspettazione questo Genio BENEFATTORE comparisce

infine; penetrato dalle angustie di un popolo gemente, non esita un

istante ad ispiegare la sua clemenza in favore di questa orfana, e

inconsolabile nazione; e quale terribile Nume vendicatore della

giustizia umiliata, e dell'oppressa ragione, rovescia, ed allontana

colla rapidità di un baleno tutti gli argini malefici, riguardati fino

ad ora ineluttabili, che potevano forse opporre un'ostinato contrasto a'

suoi benemeriti disegni; interprete leale dell'increata sapienza

dell'Eterno, ei disse allora: compiasi alfine, senza ritardo, opera sì

eccelsa, e sì urgente; il Dio di tutti gli esseri lo comanda; lo reclama

la natura; l'umanità lo esige; lo pretende ragione; ed io lo bramo; e

l'opera memorabile allora tosto felicemente compiere si vide. Il mirare

da quel momento l'affliggente desolazione di questo popolo, apprestarne

un efficace antidoto, farsene il baluardo inespugnabile, renderlo a se

stesso, ed al consorzio degli enti ragionevoli, altro non fu che l'opera

di uno solo, e medesimo intervallo; egli è al Gallo-Italo Regnante, a

NAPOLEONE l'incomparabile che la prosapia d'Israel dee la sua risorsa

più solida, e più cospicua di quante altre mai ci offrono i monumenti

delle nazioni profughe, e derelitte che un fausto Pianeta ha rendute al

loro pristino splendore, dopo di avere durante un tempo immemorabile

tenacemente lottato co' più avversi, e fluttuanti destini.

Ma questo popolo, altre volte sì rassegnato, e sì paziente nelle

calamitose peripezìe delle quali ei fu la vittima sì di frequente,

giugnerà esso a conoscere attualmente il prezzo inestimabile di questo

dono esimio? Saprà esso cogliere l'opportunità di profittarne con

giustizia, e con ragione? Indarno lusingasi l'ebreo di pervenire a

meritarne il possesso, e di goderne, sino a tanto che inebriato

follemente dall'opinione di appartenere ad un lignaggio eletto

dall'Essere Supremo in preferenza di ogni altro esistente sulla

superficie della terra, s'induce a considerare l'abbiezione degradante

alla quale è ridotto, come il prezzo assoluto di quella elezione

illusoria che lo rende proscritto dalla società degli altri uomini, da'

quali esso è odiato, in ogni senso, come un essere degno della

riprovazione universale, e che questi, dal canto suo, abomina, e

disprezza, perchè reputa esclusi onninamente dalla così nomata grazia di

tale stravagante primazìa.

Oh colmo di smarrimento umano! Oh, fierezza inusitata, e strana! E quale

meraviglia se l'ebreo imbevuto, per una parte, da tale insensata chimera

non ravvisava fino ad ora ne' suoi simili che altrettanti perturbatori

della sua tranquillità, o che fiere inesplebili, ognora preparate a

divorarlo; e se per l'altra, diretti da eguali assurde illusioni il

Papista, l'Ugonotto, e il Musulmano non iscorgevano in esso che un

individuo ributtante, un essere indegno della società degli altri

popoli? E come potesti mai, o illusa Tribù d'Israel, lasciarti sì

lungamente sedurre, senza fremere, da questa, ed altre sifatte

deplorabili menzogne, che odiosa ovunque sempre ti resero a tutte le

nazioni del mondo conosciuto, che ti costarono sì sovente amaro pianto,

senza speme di risorsa, o di compenso? E voi, popoli della terra! Quale

ribaldo instigatore vi indusse mai a fingervi sordi a tal eccesso a'

languenti clamori di umanità, e di natura, fino a palliare i vostri

barbari trattamenti del multiforme ingannevole orpello di simulata

religione, facendo ancora servire di pretesto qualche superstiziosa

pratica di questa nazione, al deciso furore che vi ha sì di frequente

trascinati ad infierire contro di essa? Quante volte la tradita ragione

si allarmò essa indarno contro gli smarrimenti di questa, e quante altre

l'insultata filosofia si dolse inutilmente contro gli snaturati oltraggi

di quelli? Le insane follie, di cui non meno l'una che gli altri furono

sempre in egual dose contaminati, le fecero entrambe tacere confusamente

tutte le volte che tentarono di sostenere la propria causa, che era in

massima la loro, o che osarono altamente reclamare i legittimi diritti

dell'umanità.

Eh, che? Tale sarà dunque in eterno la sorte lagrimevole degl'ingannati

popoli della terra? Non vi sarà egli mai un antidoto efficace a

dileguare dall'universo un malore sì contagioso, e sì comune, che

attacca, senza pietà, le nove decime parti almeno della specie umana? Il

popolo ebreo non giugnerà esso forse in alcun tempo ad abdicare i suoi

vetusti prestigj degradanti; e il cristianesimo non s'indurrà esso

giammai a rinunziare al suo inveterato livore? Supporremo noi finalmente

che inestinguibile per tutti i secoli debba esistere fra gli uomini la

guerra devastatrice di coscienze, e di opinioni, e che non possa

esistere nell'ordine della natura un mezzo conciliatorio, onde più non

debba il giudaismo riguardare come straniere le altre nazioni, ed

affinchè cessino queste, per loro parte, di contendere ad esso que'

diritti che accordare volle la natura ad ogni essere capace di pensiere,

e dotato di ragione? Ahi! lasso! Quali affliggenti, e malagevoli

ricerche! Io molto dubitai dell'esito avventurato della prima fino al

presente; poco io sperai sul propizio compimento della seconda; tutti i

giudizj miei furono sempre titubanti sulla terza; e le mie intime

fiducie interamente nell'ultima riposi, fino a lanciare con trasporto

gli sguardi miei sul remoto avvenire, osando ancora proferire de'

vaticinj consolanti che forse realizzare si potrebbero a' tempi nostri,

purchè tutto il genere umano inducasi concorde a fare l'intero

sacrifizio delle stravaganti sue chimere, dalle quali fu esso fino ad

ora miseramente sedotto e combattuto.

O uomini sociabili! O miei fratelli! Se l'esimia ragione tutta via

conserva intatto il suo ascendente salutare ne' vostri cuori; se

inerenti voi siete a superare gli argini funesti che oppongono un

contrasto pertinace alla solida felicità di molti fra voi; che formano

la sorgente letale delle calamità di molti altri; e che in ultimo vi

umiliano tutti quanti, e vi disonorano; se il mio sentimentale presagio

anelate realizzare, distruggere vi è duopo, senza ritardo, da' più

reconditi fondamenti, l'esecrando altare delle venerate menzogne, delle

quali, oppressi non meno che oppressori, io vi scorgo pur troppo in

egual dose infetti, e dove i popoli ammaliati dalle anagogiche visioni

tradizionali offrivano i loro voti; e sulle rovine abominevoli di quello

tosto si eriga uno stabile edifizio, che il consenso unanime del genere

umano rispettoso consacri eternamente al solo Essere Supremo, alla

ragione, alla virtù, ed alla unione inalterabile de' popoli.

Chi mai potrebbe annoverare le volte che la filosofia baldanzosa si

accinse a dimostrarci tali essere appunto gl'intensi voti suoi? E questi

parimenti non furono in ogni età dell'universo i sani principj della

natura? Questa forse non è, che sdegnata dagli eccessi della fralezza

umana ci fece di tratto in tratto capire per mezzo di quella stessa

filosofia, sua costante apologista, e sua interprete fedele: O uomini!

Rammentate che i figli miei tutti voi siete, tratti egualmente dal

materno mio seno; chiunque voi siate nel fugace tirocinio di questa

vita, sia regnante, o subalterno; sia nobile, o plebeo; musulmano, o

israelita; sia cattolico, infine, o pure gentile, appena cominciaste ad

esistere sopra la terra, tutti del pari assoggettati voi foste alle

provvide mie leggi, dalle quali non avvi fra tutti gli esseri viventi

alcuno che dire si possa, senza delirio, escluso, ed alienato, e

suscettibili di uniformi passioni, dotati delle stesse identiche

facoltà, e intelligenza, già vi trassero le mie mani a respirare l'aura

prima di vita. Tali furono in ogni secolo del mondo le espressioni

genuine della natura.

Ma l'uomo a fronte di tutto ciò degenerando miseramente dall'origine

sua, avvilendo per folle arbitrio quella condizione propria di esso,

lungi dall'ascoltare la voce penetrante di sì benefica madre, in vece di

seguitare le di lei sacre instituzioni; anzi che coltivare que' precetti

venerabili che dessa ognora ci rammenta per la felicità permanente del

genere umano, egli sempre concentrato nel vortice immenso de' propri

smarrimenti, sembra piuttosto che inducasi a soffrire con una macchinale

indifferenza l'improperio ragionevole che ad esso fa la natura schernita

dalla sua depravazione, che dolente gli rinfaccia, senza posa, la sua

demente ingratitudine: egli è dunque così, che il meglio offresi qual è

al suo sguardo, ei lo contempla, lo discerne, lo approva, e segue il

peggio:

„_Video meliora proboque, deteriora sequor._„

Dopo un ammonizione sì risentita, quanto giusta della natura, con quale

fronte oserà egli l'ebreo altamente vantare la primazìa sopra tutta la

specie umana, ed i popoli del mondo sopra quale base radicale fonderanno

essi mai il barbaro diritto di soggiogarlo, e di avvilirlo?

Insensati! che incapaci tutti quanti sempre voi foste di godere

solidamente le amene delizie della natura, senza contaminarne la nitida

sorgente co' furori della vostra sovvertita immaginazione; e infatuati

da quelle insane chimere da cui foste imbevuti fino dalla culla, non

solo ne schivaste sempre l'incontro; ma varj fra voi non curarono di

conoscerla per ignoranza; molti ancora indifferenti alle sue materne

instigazioni, furono ad essa ribelli per orgoglio; ed altri furibondi si

lasciarono ben anche trascinare all'eccesso delittuoso di calpestare le

sue leggi, di avvilire i suoi doni per fanatismo.

Or ad oggetto di sanare le nazioni lese da siffatto malore, non ommisero

di tentarlo con reiterati sforzi i più illuminati filosofi del mondo,

fissando de' principj inconcussi, ovvj a dimostrarne il pericoloso

nocumento; ma tutte le loro cure furono vane, e delusi restarono sempre

nella loro aspettazione: quindi è che allora si videro essi astretti a

rinunziare a' loro benemeriti disegni, concentrarsi nella sfera delle

loro proprie cognizioni, e ciascuno di essi quale nuovo _Timone_, od

_Apemanto_ vivere a se unicamente misantropo isolato, e fremendo mirare

taciturno, da una parte periclitare di giorno in giorno la salute

dell'uomo, senza potere svellerlo dall'orlo dell'abisso preparato ad

ingojarlo; osservare dall'altra le caterve affluenti di esseri travviati

correre solleciti ad offrire le loro preci al sacrilego altare del

fanatismo; quì porgere incensi ad uno sciame immenso di se-dicenti

_parlamentarj_ dell'Eterno, che renduti superbi dagli omaggi striscianti

dell'ipocrisia, e dell'ignoranza, già corruppero da colmo a fondo la

tersa religione, che il terrigeno mortale è nel pressante dovere di

tributare al suo Dio Creatore, e lo costrinsero ad obbliarla, ed a

sostituirne in vece le loro esecrabili visioni; udire colà commendare

qual eroismo i più atroci misfatti, di cui ci fanno raccapricciare le

Istorie, perchè al nome dell'Essere Supremo devotamente commessi;

riguardare altrove porre in sistema la persecuzione, e la calunnia, e

quindi esercitarle religiosamente unite contro que' sciagurati che il

mero fortuito accidente trasse dal grembo di altro dogma, e seguaci di

una credenza differente da quella che si professa dai loro persecutori,

considerandogli persino come una nuova specie di esseri, la relazione

de' quali si reputa indegna degli altri uomini loro simili, formati, per

così dire, da un conio stesso, dotati delle facoltà medesime,

suscettibili de' medesimi bisogni, ed egualmente organizzati, onde ad un

tale riguardo si opprimono, si calunniano, s'inventa delle illusioni

affine di renderli odiosi agli altri popoli; e per giustificare quelle

perverse imputazioni delle quali sono essi proditoriamente aggravati,

s'immagina quelle colpe che incapaci furono sempre di commettere, e che

per ciò realizzare mai non si possono, si suppone que' difetti che non

ebbero giammai, ma che forse con più fondata ragione attribuire sovente

si potrebbero a' loro persecutori, si prevengono le mancanze che loro

sono affatto ignote; e quindi ogn'individuo non ad essi conforme nelle

pratiche di religione, impressionato da tali venefici principj fin dalle

fascie, si reputa, per ogni motivo, autorizzato di poterli riguardare

come esseri degni della riprovazione de' loro simili, come uomini scevri

di morale, di costumi, e forse ancora incapaci di lumi, di coltura, e di

buon senso.

Forsennati! Barbari mostri! Esclamerebbero que' filosofi allora; chi vi

avrebbe supposti mai stolidi a quel segno fino a non accorgervi, che

tutte le ottime, o riprovabili azioni che loro vengono direttamente

attribuite, altro, a fondo, non sono che un mero effetto dell'opera

vostra unicamente? I tirannici tratti co' quali voi procedeste in ogni

tempo a loro danno, non doveano essere per i medesimi una lezione

indelebile, e continua d'ingratitudine, e di vendetta, un oggetto

incommutabile di eterna ripugnanza per la vostra società? E come

dovevano essi amare quegl'individui che riguardavano il loro avvilimento

come un trionfo della così detta loro nuova legge di grazia, se dai

partigiani di quella dovevano essi appunto ripetere il torrente

inesauribile di tutte le angustie alle quali soccomberono sì di

frequente? E come avrebbe potuto mai l'ebreo, sotto alcun titolo, essere

buon cittadino, se ricusatagli era ovunque una patria, se escluso veniva

di prestare i suoi servigj, se interdetto eragli per tutto l'esercizio

delle arti liberali, e la coltura dello spirito, e se la terra medesima

persino a cui esso dovea i suoi natali divenivagli straniera, ed

insensibile matrigna? E con quale fondamento si dovea, in ultimo,

presumere che un fautore della sana credenza di Mosè potesse giugnere a

distinguersi giammai nella carriera di que' pochi uomini dotati di

genio, e di talenti, che l'obblìo del fanatismo rende oggi reperibili in

qualche angolo del mondo, se da questi o per invidia, o per interno

pregiudizio, od anche per simulato trasporto religioso era sempre o

schernito, o rigettato, se il consorzio de' medesimi reputava un

disonore di annoverarlo nella categoria de' suoi membri? E quando ancora

conservato egli avesse, nello stato di abbiezione in cui languiva, tanta

lena e coraggio per inalzarsi fino allo studio, la generalità degli

uomini non imputavagli frattanto come un grave torto di essere nato

ebreo, a fronte ancora di tutta la virtù, ed i talenti che avesse

d'altronde potuto fondatamente vantare? Ei non potea aspirare al rango

di uomo, senza prima cessare di essere ebreo. Che non può irrazionale

superstizione in mente umana!

Esseri deboli, e inconseguenti! Se provati aveste i costumi di questo

Popolo avanti di sfuggirne i rapporti; se occupati vi foste di

esperimentare i suoi talenti prima di azzardarne de' giudizi temerarj

sulla sua capacità; se tratto lo aveste all'obbrobrio degradante delle

turbe popolari, restituendo ad esso quella dignità che compartire volle

la natura ad ogni ente ragionevole, e che la vostra indomita fierezza

ingiustamente gli tolse; se meno prodighi di odio, e di oppressione

dimostrati vi foste seco lui; ma più liberali di umanità, e più coerenti

alle leggi che prescritte furono a voi dalla natura, vedreste ora in

mille brani spezzarsi al vostro tatto il talismano fatale della

menzogna, e quale fugace lampo svanire ogni mistero nella dispersione

dell'ebreismo, riguardata follemente sempre da voi come il flagello

desolatore, a cui gli arcani decreti di un Dio condannato lo aveano,

senza ombra di speme, nè di rifugio; come ancora il barbaro esilio a cui

soggiacque già da gran tempo, ben lungi dall'apparirvi la conseguenza

immediata di que' sognati falli di cui l'odio vostro l'imputava senza

freno, giustificato vedreste non meno l'una che l'altro dall'ostile

vostro contegno a suo riguardo; e quindi rientrati allora in voi stessi,

scossi da quel torpido letargo dove immersi vi aveano d'accordo quelle

venefiche illusioni che alimentavano un giorno il vostro inganno, e

abbacinavano i sedotti vostri cuori, voi avreste riconosciuto ad

evidenza quanto fossero contradittorie alla ragione, e ripugnanti alla

natura quelle distinzioni malignamente inventate ne' secoli d'ignoranza

dagli speculatori di proselitismo, e trafficanti di culti, e di

coscienze; distinzioni che rendono l'uomo il ludibrio della sua specie,

e costituiscono l'infamia perpetua di colui che le tollera, e le

autorizza; e così da questa vilipesa nazione risorgere or mirereste

quegli stessi talenti peregrini, che in ogni epoca, e ovunque formarono

il decoro della stirpe d'Israel, l'ammirazione de' dotti, e la gloria di

quegli stati che gli accolsero nel loro seno, proteggendo, ed animando i

loro progressi, e le utili produzioni de' medesimi: Alemagna! Francia!

Monarchìe felici! Terre avventurate! La ragione si è quella che forma

fra voi il più solido, e il primo de' vostri possenti baluardi; essa, in

ogni tempo, astante a' vostri dottissimi congressi gli dirige, e ne

forma il presidio ineluttabile; questo nume tutelare, avversario deciso

del fanatismo ne distrugge i progressi contaggiosi, che tentasi di

propalare da' suoi reprobi fautori, a scapito dell'umanità, e invitta

ella presede al superno tribunale della giustizia; essa è quella che

richiama dal seno di ogni popolo gli utili talenti, e la vera filosofia,

la quale è onorata in chiunque siane possessore, nel modo che i talenti

perspicaci, non meno di quello a cui venne conferita nel suo nascere

l'immersione battesimale, che dell'altro a cui fu reciso il prepuzio

nelle fascie, sono entrambi ricompensati a gradi eguali: Federigo!

Giuseppe! Napoleone! Nomi alla terra sempre mai cari! La consolante

rimembranza delle vostre sublimi operazioni non potrà mai cancellarsi

dalla mente degli uomini, ma ella sopravvivere dovrà al tempo edace che

tutto immerge nell'obblìo profondo; troppo vi dee quella porzione di

specie umana, a cui fu accordata la sorte di vivere sotto l'auspicio

delle sublimi vostre leggi, ed in particolare l'esule Israel, il quale

ricoverato sotto l'ombra benefica di esse, ritrova un asilo pacifico, e

immune dall'infezione letale della calunnia, ed una tranquillità sicura,

che lo zelo de' satelliti dell'idolo romano ha tentato altrove

d'involargli sovente, onde a questo unita grata vi resti perpetuamente

l'Europa, a cui voi deste i primi le lezioni memorabili di sana

filosofia, e di tolleranza; egli è sotto la benefica influenza de'

vostri limpidi orizzonti dove la sorte dell'uomo non pende già (come

sotto altro cielo) dalle muffate pergamene, deve esistono vergati da tre

o quattro cent'anni i titoli vani degli Scheletriti progenitori, ma da'

solidi meriti personali di cui esso è fregiato, e senza che la diversità

di religione vi opponga niun ostacolo, nè possa giammai pervenire ad

oscurarli; egli è colà dove l'evidenza ci convince che può un fautore di

_Mosè_ riescire dotto nelle scienze, perito nelle arti, vassallo

integerrimo del Sovrano che lo governa, ed utile cittadino al suolo che

vide nascerlo, in grado eguale di un seguace del vangelo. Egli è, in

ultimo, nel centro della più illuminata nazione che onori la terra,

nelle Gallie illuminate dove il cruento fanatismo che sì orribilmente un

giorno paventare si facea, ora del tutto annientato dall'eccelsa ragione

che le governa, attonito riguarda, fremendo, il vero merito di un

Successore di Abramo estolto a quei gradi che mai possono accordare le

scienze, e la virtù a chi degno se ne rende, o coll'esercizio di questa,

o assiduamente coltivando le prime.

Se tali edificanti lezioni fossero state apprese dagli abitatori della

terra; se verità sì convincenti fossero state da' medesimi sentite in

tutta la loro forza ed estensione, quanto più lieta oggi sarebbe la

Sinagoga ebrea; più sgravata di follìe, meno assurda nelle pratiche, e

l'esercizio del suo culto, ridotto a' suoi primitivi ammirabili

principj, quanto diverebbe più filosofico, e più sensato non solo, ma

(siccome io mi accingo a dimostrarlo nel progresso di quest'opera)

niente dissimile da quello professato da Socrate, da Platone, e da

Confucio, e degno altresì di essere messo in comparazione con quello già

felicemente conosciuto da' primi benemeriti fondatori della credenza

d'Israel? E quanti Scismi, che lacerarono sì sovente la chiesa romana,

non avrebbe questa prevenuti colle vie della tolleranza, e della

persuasione, moderando l'amarezza del suo zelo, che la ridusse per tante

volte ad infierire contro le coscienze, e le opinioni, riguardate come

paradosse, perchè discorde forse da quelle che dessa pretende avvalorare

fra i mortali? Alla prima non si permise in alcun tempo di gustarle;

neglette, o calpestate sempre furono entrambe dalla seconda.

E vi sarà egli ancora chi si sorprenda come avvenga che la ragione

accordata all'uomo per rischiarare la sua mente, per dirigere le sue

azioni, per confortarlo nelle sue pene, sembra che prendasi a scherno

l'ignoranza sua, e la sua fralezza, e che più non offrasi agli occhi

suoi che come un rifugio illusorio, e incerto contro gli assalti de'

suoi proprj vaneggiamenti? Se i popoli facessero tacere, una volta per

sempre, le passioni criminose delle quali sono essi predominati, per

ascoltare la voce penetrante della ragione, vedrebbero in qual modo,

l'esimia, e la benefica ragione cesserebbe infine di mostrarsi essa pure

armata di furore a danno dell'illusa umanità.

Infatti, quanti esempi rimarcabili non ci forniscono ad un tale riguardo

numerose popolazioni che a torto noi chiamiamo selvaggie, le quali

benchè meno colte di noi, e fornite di una intelligenza assai più

limitata della nostra, pervennero frattanto a soffocare (o forse non

conobbero giammai) quel furore brutale di persecuzione religiosa che

forma, purtroppo, la base primordiale di ogni credenza odierna, e la

gran mole reggente di tutti in culti delle nazioni che conosciamo,

se-dicenti-polite, e illuminate? Queste imitarono i difetti delle prime,

senza potere nè conoscere, nè profittare giammai di alcuna delle ottime

qualità delle medesime. Io eccito tutte le istorie unite ad indicarmi un

solo popolo, fra i tanti che annovera la prisca età del mondo, che abbia

in alcun tempo infierito nè contro le coscienze degl'indigeni abitanti,

nè che giammai abbia macchinato lo sterminio della religione di un

popolo limitrofo, benchè le une, o l'altra opposte fossero

diametralmente a' loro intimi principj religiosi; ma esse, d'altronde,

ci mostreranno ben chiaro fra i recenti, de' popoli che riguardano il

flagello degli uomini, ed il loro avvilimento come un tributo espiatorio

in onore della Divinità; esse c'indicheranno, da una parte, i terribili

roghi della Spagna, destinati ad abbruciarvi gli ebrei in onore di Gesù

cristo; ci additeranno dall'altra gli esecrabili altari del Portogallo

preparati ad immolarli al nome della vergine; ci faranno quì vedere le

aggravanti catene della Bretagna papista consacrate a soggiogarli in

gloria de' suoi idoli; mirare ci faranno esse colà un S. Cirillo, quel

barbaro Cirillo, che fattosi duce di apostolici briganti, attaccarli

entro le loro proprie sinagoghe in Alessandria, ucciderne crudelmente

una gran parte, fugarne il resto, carpire le loro sostanze, e rendersene

arbitro in ortodossa divozione a' suoi penati; ci offriranno altrove

quelle marche infamanti di cui l'Italia contrassegnavagli un tempo in

trofeo della sua fede, e quelli angusti, e infetti recinti entro i quali

essa gli costringeva a vivere racchiusi, e concentrati in venerazione di

Pietro, o degli apostoli; ed ovunque finalmente noi rivolgiamo i nostri

sguardi dall'oriente all'occidente, dal nord al mezzo giorno, per tutto

ci faranno quelle scorgere la mistica falce delle religioni pronta a

mietere ad ognora le sue vittime segnate per offrirle all'altare de'

falsi Dei, od al nome dell'Essere supremo, per tutto ci metteranno esse,

in ultimo, sotto gli occhi feroci patiboli eretti; carceri, ferri,

proscrizioni, massacri, e quanto seppero inventare di atroce que' mostri

che natura abbandonò alla loro natìa inesplebile fierezza, che al nome

di uno, o di altro idolo gl'ingannati popoli della terra infliggevano

contro gli eretici, o miscredenti delle loro follìe religiose; e con

infinite prove percotenti, esse concorreranno in somma a convincerci

pienamente che le massime di persecuzione, di strage, o d'intolleranza

non sono state mai ridotte, in pratico sistema, che nel solo grembo di

una religione che si è decantata divina, la quale non respira in

apparenza, che dolcezza, mansuetudine, e salute, ovvero da quelle

ridicole instituzioni, che molto sovente o mancano di verità, o di buon

senso, che l'umana ignoranza ne fa tenere il carattere, e le veci.

Ma in mezzo di questa enorme affluenza di vicissitudini lagrimevoli,

ognora pullulanti, che hanno per infinite volte segnalato sulla terra i

deplorabili travviamenti umani, quale metamorfosi degna dell'ammirazione

universale de' secoli avvenire, non sarà mai per risultare a' nostri

posteri l'intatta conservazione dell'ebreismo, sotto quel cielo medesimo

appunto dove ad ogn'istante se ne meditava lo sterminio, ed in quel

suolo istesso in cui si tentò infinite volte renderne la tomba? Cosa

opineranno essi mai al solo contemplare, come tutte le nazioni

dell'universo, dopo la caduta degli abitanti di Gerosolima, e insieme di

questa metropoli medesima, si distrussero l'una l'altra, si amalgamarono

a vicenda, si mischiarono confusamente, ed il solo popolo ebreo,

malgrado la sua fluttuante dispersione, e le numerose infauste peripezìe

alle quali sempre soggiacque, in ogni angolo del mondo, abbia fermamente

resistito al torrente di una feconda successione di lignaggi, di epoche,

e di vicende, or funeste per un popolo, ed or gioconde per l'altro; or

per questo ridenti, ed ora triste per quello? Non lo attribuiranno essi

forse ad un effetto soprannaturale, ad un prodigio ineffabile

dell'Eterno? Di ciò veramente l'intero giudaismo ne fu sempre convinto;

e tutte le altre nazioni, al contrario, riguardarono ciascuna, in ogni

tempo, la permanenza di tale prosapia, come un trionfo, ed una prova

incontestabile della verità di loro varie credenze, o religioni.

Ma senza fermarmi quì a discutere inutilmente le ragioni che alimentano

l'intima convinzione del primo, ed il giusto valore delle cagioni sulle

quali fondano le ultime la presunta base contestata della loro

religione, io mi contenterò soltanto di rimarcare che fa duopo stabilire

dei motivi meno accessorj, ed assegnare altre cause più ostensibili per

colpire nel segno positivo sulla certezza, e la probabilità degli

accennati effetti risultanti; e questa e quella ritrovare noi potremo

agevolmente nelle accanite persecuzioni che le ultime, concordi, hanno

sempre esercitate contro di quello: non avvi alcuno che ignori che la

guerra delle opinioni religiose, e delle coscienze, non solo in

proposito di culto, ma in scienza, in politica, e in costumi, ha in ogni

epoca del mondo, e presso qualunque popolo della terra formate le

fazioni sanguinarie, i martiri devoti, gli apostoli entusiasti per

l'uno, o l'altro partito da cui presero fondata voga radicale quelle

stesse opinioni che tentavasi di propalare, e sostenere ad ogni prezzo

da una parte, e che da un'altra combattevansi orribilmente col disegno

di annientarle dalla reminiscenza degli uomini. Infatti, quanti esempj

rimarcabili non ci forniscono le istorie, idonei a convincerci che tanto

in religione, quanto in politica, noi vedremmo succedere nel mondo il

tepore il più lento, all'entusiasmo il più deciso, se si lasciasse

all'una l'opinione, all'altra l'esercizio; _donnez aux Huguenots_,

diceva Caterina de' Medici, _tout leur saoul de prêches, ils seront

tranquilles_. Quando, al contrario, perseguitando una setta, od una

fazione qualunque, si viene ad aggiugnere insensibilmente alla forza

della religione che è già oltremodo grande, quella del punto di onore

che lo è sovente di più, cioè a dire, che quelli ancora che non hanno

religione qualche volta ne ostentano l'apparenza, e non osano di

abbandonarla; e che quelli viceversamente che sarebbero proclivi alla

resipiscenza de' loro proprj travviamenti, non sanno determinarsi ad

effettuarlo.

Or in conseguenza di questi effetti, renduti già si evidenti, chi

potrebbe mai sensatamente ricusare alle cause omogenee che gli producono

l'esistenza indefettibile che loro conviene in ogni modo? Persuasi

dunque quali essere dobbiamo, senza mistero, dell'esistenza delle une, e

della sorgente immediata degli altri, quale torto enorme non si farebbe

alla verità, se opinare si dovesse come il primo, e quale grave

oltraggio risentire non dovrebbe la ragione, appoggiando la strana

presunzione di queste? E pure l'indole depravata dell'uomo, generalmente

parlando, è tale, che desso non soffre mai un oppressivo male, nè

fruisce ancor di un sommo bene, senza imputarlo all'odio di un essere

superiormente perverso, od alla predilezione di un essere ottimo che

veglia parzialmente alla di lui conservazione, ed egli non è che dopo

molte riflessioni, per lo più astratte, sempre seguite, e sottilmente

ponderate, che desso giugne a conoscere, infine (benchè il più delle

volte assai di raro, e a grande stento ei vi pervenga) che il bene, ed

il male di cui l'umana vita è mischiata, emanano entrambi, per così

dire, dalla sorgente inesauribile medesima; questo è il possente arcano

delle instituzioni teologiche di ogni popolo che esistere veggiamo sulla

superficie della terra, questa è l'alchimia portentosa di tutte le

religioni che ingombrano il mondo abitato dall'uomo.

Comunque siasi, non credasi già essere questi soli gli effetti

perniciosi dell'imbecillità dell'uomo abbandonato a se stesso ed alla

sua sovvertita immaginazione, io mi dispongo, con ribrezzo, a produrne

degli altri molto peggiori, ed assai più funesti per la sua specie,

allorchè nella progressione di quest'opera mi emergerà pur troppo di

ragionare a reiterati propositi. Intanto calisi un velo di profondo

silenzio intorno quello che rapportasi all'ente ragionevole, alle sue

idee, a' suoi pensieri, ed alle azioni differenti delle quali fu esso in

ogni tempo riconosciuto essere suscettibile, e riserbiamoci a

squarciarlo allora quando potremo di esso lui occuparci assiduamente di

proposito, affine di migliorare la sua condizione, correggendo i suoi

errori, illuminando il suo spirito, e facendogli, ad un tempo,

chiaramente comprendere, che la verità è una, semplice, e indefficiente,

che l'errore, all'opposto, è ognora complicato, titubante nella sua

marcia, ed eccessivamente sinuoso; che la voce della natura è

intelligibile, sonora, insinuante, e che quella della menzogna è

ambigua, oscura, ed affligente; che il sentiere della ragione è ameno,

retto, e salutare, e che quello dell'impostura è obbliquo, tetro, e

pernicioso, questa esimia ragione di somma urgenza in ogni parte

all'uomo dee essere continuamente la sua conduttrice inseparabile, e le

dilei proficue lezioni debbono essere seguitate completamente da ogni

anima fregiata degli ammirabili suoi doni.

Quindi per essere penetrato quanto fa duopo della forza irresistibile di

queste verità edificanti, che io mi lusingo di produrre frappoco al

chiaro giorno, l'uomo non ha bisogno che di lumi, di buonsenso, e di

coltura; esso non ha che rientrare in se stesso, riflettere sulla sua

propria individuale natura, consultare i suoi interessi, considerare i

suoi rapporti colla società, e i doveri che lo vincolano ai membri

contraenti suoi simili; e in conclusione studiarsi esattamente di

conoscere che la virtù, e le scienze sono, senza contrasto, i soli, i

migliori, ed i più solidi beni per la specie umana, e che il vizio, e

l'ignoranza ne formano il perpetuo terribile flagello. In una parola

studiarsi esattamente di capire, che siccome il buon uso delle scienze

consolida in noi quel declivio salutare che porta la specie nostra alla

pratica del bene, così appunto il nostro amore per la verità aumenta i

lumi de' quali noi abbiamo estrema urgenza per propalarla, e per

difenderla. Col mezzo di sì fatte indagini utili, e profonde giugnerà

esso, in ultimo, a convincersi che gli esseri umani (come lo rimarca

ingegnosamente un pensatore inglese) non sono sventurati, se non se

perchè dessi sono viziosi, ed ignoranti; e che i medesimi viceversamente

non sono ignoranti, e viziosi, se non se perchè tutto cospira ad

allontanarli dal felice sentiere della ragione ad impedirli di

correggersi, ed a renderli alieni onninamente dallo sviluppo delle loro

facoltà intellettuali.

L'epigrafe del frontispizio allude giustamente al nostro immortal

NAPOLEONE ciò che Marziale altra volta disse a Domiziano: _I popoli del

vostro Impero parlano differenti idiomi; essi non hanno, per tanto, che

un solo linguaggio allorchè dicono, che voi siete il vero Padre della

Patria._

OGGETTO

E

PIANO ANALITICO

DI

QUEST'OPERA.

_Cujusvis hominis est errare; nullius, nisi insipientis in errore

perseverare._

CICER.

Progetto filosofico di una completa riforma del culto e dell'educazione politico-morale del popolo ebreo, Tomo I · 第 1 / 23 段