E voi. Dama, fatemi segno se vien gente.»)

=Il ronzino della vettura di piazza:=

Avevo un amico, un buon diavolo baio, ancora in gambe nonostante

l'età, e che trovava modo di guadagnarsi la vita sebbene avesse avuto

un mezzo colpo d'accidente e zoppicasse dai quattro piedi. Ci si

vedeva in piazza tutte le sere, si facevano quattro chiacchiere alla

buona; quattro chiacchiere su la biada, su la frusta, sui clienti,

così, dondolando sotto la neve. Da quando il suo padrone ha comprata

l'automobile, non lo vedo più.

Ho domandato notizie ai colleghi, ma nessuno sa niente. Mi

dispiacerebbe che gli fosse capitata qualche disgrazia perchè era un

vecchietto simpatico, forse un po' egoista, ma sempre allegro e molto

spiritoso. Non tirava calci neanche a mordergli la coda, però quando

vedeva spuntare un cliente, uno di quelli che non si sa bene dove si

dirigano, lui faceva tutto il possibile per cacciarlo da me. Quando

poi, come diciamo nel nostro dialetto, mi vedeva «rompere il legno»,

rompere cioè quella fatica legnosa e fredda che ristecchisce tutto

il corpo nello star fermi sotto la neve, quando mi vedeva insomma

costretto a fare la corsa, lui, quell'ipocrita, mi diceva magari

una parolina di conforto, ma sotto i baffi rideva. Per questo dico

ch'era un egoista; ma i colleghi son quasi tutti così. Quando c'è di

mezzo l'interesse, l'amicizia è bell'e sciolta; non si deve del resto

giudicare il nostro prossimo da queste piccole cattiverie che sono

perdonabili data la durezza della vita Un buon cavallo è quello che non

vi ruba la biada, che non vi dà uno spintone per farvi andar per terra,

o, quando siete per terra, cade magari anche lui ma non vi cammina

sopra; quello che ha buon cuore insomma e non è superbioso de' suoi

finimenti un poco più fini, un poco più frusti...

Conosco un irlandese aristocratico il quale ha una grande simpatia

per me; tutte le volte che passa mi sorride; se c'incontriamo alla

porta d'un teatro mi dice un mondo di cortesie. Ve ne son altri che

invece non vogliono parlare; si danno certe arie da nababbi e fanno

uno scalpitamento indiavolato che si direbbe siano chissà chi! A me

non importa niente; ormai sono vecchio e prendo le cose con filosofia;

se non vogliono parlare, li lascio ai fatti loro. Avranno la pancia

piena ma sono molto più imbecilli di noi, poveri cavallucci di piazza,

che possediamo l'esperienza della vita. Eh, sì, ne ho visti ben altri

che si davano troppe arie! un giorno poi finiscono anche loro sotto

il tassametro, a mangiar la biada ch'è mezza crusca e mezza polvere!

Allora posson chiamarsi fortunati se trovano un buon diavolo come me

che non serbi rancore.

La cosa più difficile per noi cavalli di piazza è lo stare in piedi.

Con le strade che fanno adesso curve lisce dure, se appena gela

un poco, non si cammina più; si pattina. Io, se sapessi fabbricare

una strada, me la farei tutta dritta, piana morbida, con ogni tanto

qualche sacco di biada Ma le strade le fanno quelli che noi dobbiamo

trascinare in vettura, per modo ch'essi non ci pensano, e bisogna che

noi s'inventi la maniera di tenerci dritti alla bell'e meglio, come si

può.

Io sono andato sempre d'accordo con i miei padroni, forse perchè ho

un carattere dolce, e quando non esigono troppo li contento. Il mio

padrone d'adesso è un vecchietto come me, che tiene la frusta solo

per eleganza ma non l'adopera quasi mai. S'è accorto che tanto non

ne cavava nulla, perchè io, più presto di quel che mi par giusto, non

vado. Vi sono certi cavallini ancor giovini, un po' senza criterio, che

a picchiarli con la frusta vanno più forte, e magari vanno così forte

che si rompono il collo. Questo vizio l'avevo anch'io da polledro, ma

finalmente ho capito il mestiere, e adesso la velocità me la giudico

io, perchè in genere il padrone è un tipo che non si contenta mai:

dopo il trotto vuole il galoppo, dopo il galoppo vuole la carriera, se

gli fate la carriera pretenderebbe di volare! Dunque ho presa questa

risoluzione: — ogni volta che mi frusti, io faccio un salterello per

non irritarti, ma poi vado più adagio di prima. Così almeno capirai. —

E di fatti ha capito. Questo esempio l'ho preso dagli asini, che sono

cavalli mancati.

Sicuro, la vita bisogna subirla come viene; cercare d'adattarsi al

caldo, al freddo, alla fame, alla frusta, e nel medesimo tempo avere

la rassegnazione di sentirsi magari felici. È un peccato che se ne

vada la gioventù perchè si perde la forza, ma invecchiando viene un

certo buon senso, una certa calma, che fa sorridere su tutte le ubbìe

della gioventù. Io, per esempio, non sono mai stato un cavallo focoso,

ma mi ricordo che anni fa, quand'ero un bel grigio svelto e vivo, non

troppo alto di statura, ma fatto, — non lo dico per vantarmi, — fatto

a meraviglia, c'era una certa cavallina, anche lei grigia e tutta

pomellata, con una coda e una criniera come non se ne son viste più,

così carina che al guardarla mi pareva di sentire un certo non so

che... una cosa bella, brutta, inspiegabile... una cosa che non ho mai

potuto capire.

Finalmente una sera, stando in una scuderia di campagna, feci la

conoscenza con un pezzo di stallone grosso e forte che pareva un

selvaggio. Questo cavallone aveva una voce potente, e se appena sentiva

l'odore d'una femmina, eccolo che diventava quasi matto, strappava

tutto, corde cavezza finimenti... nessuno lo teneva più.

Io lo credevo proprio matto, ma invece, prima di addormentarci quel

cavallone si è messo a farmi le sue confidenze d'amore. Non potevo

capir bene, sicchè gli venni a chiedere spiegazioni, e lo stallone che

rideva della mia voce sottile, mi istruì su la faccenda. — Diavolo! ma

chi mi ha fatto questo?...

Infine, meglio così; meno delusioni, meno grattacapi. Ho dato maggiore

importanza alla biada, e me ne trovo bene.

Ahi! se non m'inganno, quei due clienti mi vengono a rompere...

il legno! Eh, lo dicevo io! mi sbaglio così difficilmente! Animo,

coraggio! su, rompiamolo, e avanti...

*

* *

(Dice la Comare:

«Oh, amico mio, finalmente!... Vedo un giovine uomo che cammina con

insinuazione, guardandosi dietro... Mi pare bello e tormentato, ma ora

si ferma come per attendere alcuno... Si muove bizzarramente, io non

ho punto simpatia per questo giovinetto... Chiamatelo voi, che forse vi

darà maggiore ascolto...»

Dice il Compare, sporgendosi dal terrazzo:

«Olà, buon passeggiatore!... chi andate voi cercando per queste vie

solitarie nel chiaro di luna? Salite in fretta, che v'ho da parlare!»

Il Cavaliere dello Spirito Santo: Storia d'una giornata · 第 19 / 24 题